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L’illuminismo e David Hume, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

Filosofia: l’illuminismo e David Hume

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 05/09/2024

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ILLUMINISMO
-Nicola Condorcet nell’abbozzo di un quadro storico dei progressi dello
spirito umano teorizzò il concetto di progresso, come evoluzione della
ragione, che si spiega secondo un processo lineare, irreversibile e indefinito. Il
suo scopo è quello di rintracciare le leggi dello sviluppo della ragione collettiva
dividendo la storia dell’umanità in 10 epoche, dalla preistoria all’età
contemporanea.
- Poi abbiamo Rousseau che nel discorso sulle scienze e sulle arti, parla
della decadenza morale a lui contemporanea rispetto alle virtù degli antichi. Se i
veri mali sono da individuare nella disuguaglianza economica, nell’ingiustizia
sociale e nel dispotismo politico, lui polemizza contro il presunto strumento di
emancipazione razionale.
Dall’interesse per la storia deriva un ampio dibattito politico in cui emergono posizioni
diverse, sulla base di una riflessione comune di Locke con i trattati sul governo,
dove introduce la teoria del potere monarchico limitato da principi costituzionali e dal
diritto naturale . si distinguono 3 maggiori teorie di Stato:
1. Dispotismo o assolutismo illuminato, con Diderot e Voltaire
2. Monarchia costituzionale di Montesquieu
3. Stato repubblicano fondato sulla sovranità popolare di Rousseau
1. Diderot, che ha scritto l’enciclopédie, appoggia l’assolutismo illuminato,
dove i sovrani dovevano introdurre riforme per migliorare le condizioni socio-
politiche dei sudditi senza chiedere il consenso ai cittadini e sostiene principi
democratici. Come lui anche Voltaire appoggia l’assolutismo illuminato, per
eliminare i privilegi feudali e fiscali dei due ordini più importanti, aristocrazia e
clero.
2. Montesquieu (barone e fa parte della nobiltà di toga), appoggia la monarchia
costituzionale, sue opere più importanti sono le lettere persiane (romanzo
epistolare di viaggio), spirito delle leggi. In quest’ultimo studia tutte le
caratteristiche per la nascita di un sistema socio-politico ( tradizioni, usi,
costumi, conformazione territoriale, demografia, …). Descrive di ciascun
sistema istituzionale le caratteristiche, in una monarchia sono fondamentali i
corpi intermedi (istituzioni che limitano il potere del sovrano, secondo leggi a
cui tutti devono essere soggetti). La forma migliore di governo è la monarchia
purché si rispetti la funzione dei corpi intermedi, così il potere non diventa
assoluto, infatti teorizza la divisione dei poteri, che devono essere autonomi e
equilibrarsi a vicenda e la legge non deve solo avere una funzione di
obbligazione, ma anche tutelare le libertà.
3. Rousseau scrive il contratto sociale, per delineare un modello di società
politica legittima, solo una società giusta garantisce una civilizzazione equa, un
progresso. Perciò l’autorità politica non può essere di diritto divino e la legge di
uno stato è sancita da un patto, un contratto tra individui ottenendo la tutela
dall’arbitrio altrui. Il contratto sociale si basa sul pactum unions, ossia
associazione tra individui a formare una società, così ciascuno si ritrova sovrano
di se stesso, l’associazione difende con forza comune la persona e i beni di
ciascuno. I diritti devono essere uguali per tutti così che ci sia un uguaglianza
assoluta che garantisce che nessuno dipende da nessuno. Lo volontà di tutti i
cittadini ha come fine il bene comune, la sovranità appartiene al popolo e non
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ILLUMINISMO

  • Nicola Condorcet nell’abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano teorizzò il concetto di progresso , come evoluzione della ragione, che si spiega secondo un processo lineare, irreversibile e indefinito. Il suo scopo è quello di rintracciare le leggi dello sviluppo della ragione collettiva dividendo la storia dell’umanità in 10 epoche , dalla preistoria all’età contemporanea.
  • Poi abbiamo Rousseau che nel discorso sulle scienze e sulle arti , parla della decadenza morale a lui contemporanea rispetto alle virtù degli antichi. Se i veri mali sono da individuare nella disuguaglianza economica, nell’ingiustizia sociale e nel dispotismo politico, lui polemizza contro il presunto strumento di emancipazione razionale. Dall’interesse per la storia deriva un ampio dibattito politico in cui emergono posizioni diverse, sulla base di una riflessione comune di Locke con i trattati sul governo , dove introduce la teoria del potere monarchico limitato da principi costituzionali e dal diritto naturale. si distinguono 3 maggiori teorie di Stato:
  1. Dispotismo o assolutismo illuminato , con Diderot e Voltaire
  2. Monarchia costituzionale di Montesquieu
  3. Stato repubblicano fondato sulla sovranità popolare di Rousseau
  4. Diderot , che ha scritto l’enciclopédie, appoggia l’assolutismo illuminato , dove i sovrani dovevano introdurre riforme per migliorare le condizioni socio- politiche dei sudditi senza chiedere il consenso ai cittadini e sostiene principi democratici. Come lui anche Voltaire appoggia l’assolutismo illuminato, per eliminare i privilegi feudali e fiscali dei due ordini più importanti, aristocrazia e clero.
  5. Montesquieu (barone e fa parte della nobiltà di toga), appoggia la monarchia costituzionale, sue opere più importanti sono le lettere persiane (romanzo epistolare di viaggio) , spirito delle leggi. In quest’ultimo studia tutte le caratteristiche per la nascita di un sistema socio-politico ( tradizioni, usi, costumi, conformazione territoriale, demografia, …). Descrive di ciascun sistema istituzionale le caratteristiche, in una monarchia sono fondamentali i corpi intermedi (istituzioni che limitano il potere del sovrano, secondo leggi a cui tutti devono essere soggetti). La forma migliore di governo è la monarchia purché si rispetti la funzione dei corpi intermedi, così il potere non diventa assoluto, infatti teorizza la divisione dei poteri, che devono essere autonomi e equilibrarsi a vicenda e la legge non deve solo avere una funzione di obbligazione, ma anche tutelare le libertà.
  6. Rousseau scrive il contratto sociale, per delineare un modello di società politica legittima, solo una società giusta garantisce una civilizzazione equa, un progresso. Perciò l’autorità politica non può essere di diritto divino e la legge di uno stato è sancita da un patto, un contratto tra individui ottenendo la tutela dall’arbitrio altrui. Il contratto sociale si basa sul pactum unions, ossia associazione tra individui a formare una società, così ciascuno si ritrova sovrano di se stesso, l’associazione difende con forza comune la persona e i beni di ciascuno. I diritti devono essere uguali per tutti così che ci sia un uguaglianza assoluta che garantisce che nessuno dipende da nessuno. Lo volontà di tutti i cittadini ha come fine il bene comune, la sovranità appartiene al popolo e non

può essere né divisa né rappresentata. Per quanto riguarda la divisione dei poteri, possiamo dividere la sovranità e il governo, che è come un intermediario tra popolo suddito e popolo sovrano. La democrazia è la miglior forma di governo ideale ma non può essere messa in atto, invece si può attuare l’aristocrazia elettiva. Tra ‘500 e ‘700 la questione della tolleranza religiosa viene affrontata in modo diverso:

  1. Il rapporto tra potere civile e potere religioso, dove si discute se il potere civile può governare anche il potere religioso o se il potere religioso sia ritenuta privata e autonoma. Si contrappongono posizioni monarchico- assolutiste( Hobbes , che sostiene che il potere civile debba governare anche su quello religioso evitando in tutti i modi la guerra tra diversi gruppi religiosi) e posizioni liberali ( come Locke, Spinoza, Voltaire, che dicono che la libertà religiosa è una forma della libertà d’espressione che lo stato deve tutelare).
  2. Rapporto tra potere religioso e proseliti( credenti che professano il culto della chiesa a cui appartengono) in relazione alla definizione di ortodossia religiosa. Anche il rapporto tra teologia e filosofia
  3. Riflessione sulla religione naturale per evidenziare i cardini teorici razionali e universali o si introducono forme di religione razionale, in alternativa delle religioni rivelate ( come i deisti) La questione della tolleranza religiosa emerge nel XVI secolo, dovuto alla riforma luterana e diffusione del calvinismo. In Francia , il dibattito inizia a seconda della metà del ‘500 con conflitti tra cattolici e calvinisti, con maggior rappresentante Montaigne che vogliono uno stato accentrato che garantisca la tolleranza religiosa. Anche Pierre Bayle sostiene che avere un credo religioso non è una condizione esclusiva di una condotta corretta e nel suo trattato afferma che la tolleranza religiosa è conveniente, funzionale alla stabilità e alla prosperità dello stato. Nel ‘700 con l’idea di monarchia costituzionale di Montesquieu inizia una fase di riflessione della tolleranza, che trova massima espressione in Voltaire , nel suo trattato sulla tolleranza, per lui la tolleranza è un obbligo di ragione e religione, l’intolleranza è l’effetto dell’utilizzo della religione in funzione del potere dispotico; inoltre la tolleranza è mezzo conveniente alla crescita sociale. In Inghilterra c’è un conflitto tra cattolici, anglicani e puritani. Locke ( giusnaturalista, l’uomo ha diritti inviolabili), nel saggio sulla tolleranza, distingue l’ambito religioso da quello politico, lo stato non ha diritto per quanto riguarda la religione. Nella lettera sulla tolleranza, ribadisce che lo stato non può intervenire in materia religiosa e deve garantire ai cittadini diritto alla libertà di espressione, è contrario all’intolleranza (si può individuare un eretico e anche scomunicarlo ma non possono essere condannati o torturati). Le chiese sono libere associazioni che non possono obbligare, ma solo convertire tramite il dialogo, la carità. In Olanda nel ‘600 ci sono limiti alla libertà di stampa, quindi Spinoza non può pubblicare il suo trattato, dove sostiene il diritto alla libertà di espressione, diritto che lo Stato deve riconoscere. Tra i vari diritti introduce quello di ragionare ed esprimere il proprio giudizio in ogni ambito, per cui è illegittima la censura, il potere dello stato