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decameron giornata 4 novella 3
Tipologia: Appunti
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Tre giovani amano tre sorelle e fuggono con loro a Creti: la maggiore uccide il suo amante per gelosia; la seconda salva la prima sorella dalla morte concedendosi al duca di Creti, poi il suo innamorato la uccide e scappa insieme alla prima; del delitto sono incolpati la terza sorella ed il suo amante che, dopo essere stati catturati, confessano; per paura di morire corrompono una guardia offrendogli denaro e, ridotti in povertà, fuggono a Rodi; qui muoiono restando sempre poveri. Finita la novella di Pampinea il re restò per un po’ pensieroso e poi, rivolto a lei, disse: -La vostra novella parlava di un poco di buono, mi è piaciuta la fine che ha fatto; tuttavia prima della fine tragica era divertente e sarebbe stato meglio se non lo fosse stata-; poi, rivolto a Lauretta, disse: - Donna, proseguite, se potete, con un racconto migliore.- Lauretta, ridendo, disse: -Siete troppo crudele con gli amanti se desiderate per loro sempre una fine tragica; io, per obbedirvi, racconterò la storia di tre amanti che, seppur non allo stesso modo, godettero poco dell’amore ed ebbero tragici destini.- Detto questo cominciò:
soprattutto per ciò che dimostrate con i fatti, mi pare proviate un grandissimo amore per due giovani ed io sono perdutamente innamorato della terza che è loro sorella; vorrei fare in modo che, se siete d’accordo, queste storie abbiano un lieto fine, la faccenda mi sta molto a cuore ed avrei pensato alla seguente soluzione. Voi siete giovani e, al contrario di me, molto ricchi: potreste unire i vostri averi e dividerli con me, poi decidere in quale luogo andare per vivere con le nostre donne ed essere felici, non ho alcun dubbio sul fatto che le tre sorelle, con gran parte dei possedimenti del padre, verranno con noi in qualunque posto vorremo; qui potremmo essere gli uomini più felici del mondo, vivremo come tre fratelli ciascuno con la propria donna. Adesso sta a voi decidere se accettare o meno questa mia proposta”. I due giovani, innamorati più che mai, sentendo che sarebbero riusciti a stare insieme alle loro donne, senza pensarci troppo, dissero che pur di vivere con le loro amanti, erano pronti a fare il passo. Restagnone, nei giorni seguenti, incontrò Ninetta, poteva vederla solo di nascosto e farlo non era facile; dopo essere stato un po’ con lei le raccontò quello che avrebbe deciso di fare insieme ai ragazzi delle sue sorelle mettendocela tutta per fare in modo che la nuova sistemazione le piacesse. Non fu difficile, infatti ella desiderava più di lui che stessero insieme senza alcun timore di essere scoperti: così, dopo avergli risposto che lei era d’accordo e che le sorelle, in linea di massima, avrebbero fatto tutto ciò che lei avesse voluto, gli disse di predisporre tutto per fare in modo di dare un seguito al piano il più presto possibile. Restagnone, tornato dai due giovani, che lo sollecitavano affinché si realizzasse il loro proposito, disse loro che, per quanto riguardava le donne, la faccenda era stabilita. Parlando tra loro decisero di andare a Creti con il pretesto di voler vendere le loro merci e, dopo aver messo insieme il necessario, comprarono una neve leggera e veloce, la rifornirono di tutto il necessario e si misero in attesa del momento opportuno. Intanto Ninetta, che conosceva i desideri delle sorelle, con parole persuasive fece in modo che non vedessero l’ora di partire. La notte in cui avrebbero dovuto salire sulla nave le tre sorelle, dopo aver aperto una cassa del padre, presero molto denaro e ori e, con questo bottino, uscirono tutte e tre da casa di nascosto, secondo gli accordi incontrarono i tre amanti che le stavano aspettando; salirono con loro sulla nave e partirono remando a più non posso, non si fermarono da nessuna parte fino alla sera seguente, quando giunsero a Genova, qui per prima cosa i novelli amanti godettero del loro amore. Dopo essersi riforniti di tutto ciò che necessitava se ne andarono di porto in porto, prima di otto giorni arrivarono, senza nessun problema, a Creti, qui acquistarono poderi belli e vasti e, vicino a Candia, acquistarono bellissime case assai signorili; cominciarono a vivere, con le loro donne come gran signori, avevano molti domestici al loro servizio, possedevano cani, uccelli e cavalli, spesso organizzavano banchetti e feste per divertirsi. Vivevano felici e spensierati ma, come spesso accade soprattutto a coloro che hanno troppo, sebbene si conduca un’esistenza felice si comincia ad annoiarsi, così Restagnone, pur essendo stato molto innamorato di Ninetta e pur godendo senza alcun problema della sua compagnia, iniziò a stancarsi e, di conseguenza, l’amore verso di lei si affievolì. Ad una festa aveva conosciuto una giovane del paese e gli era piaciuta tantissimo, era una donna bella e gentile, così cominciò ad usarle ogni cortesia: Ninetta se ne accorse e fu talmente gelosa che egli non poteva fare un passo senza che lei lo sapesse e si rivolgeva a lui con male parole e con ira procurando grande sofferenza ad entrambi. Ma così come l’abbondanza genera noia, il vedersi negate le cose che si desiderano accende il desiderio: le collere di Ninetta e le fiamme del nuovo amore di Restagnone crescevano a vista d’occhio. Con il passare del tempo, indipendentemente dal fatto che Rostagnone godesse o meno dell’amicizia della nuova fiamma e chiunque fosse chi glielo avesse riferito, Ninetta si convinse che fosse ricambiato: fu pervasa in un primo momento da una grande tristezza che, ben presto, divenne furore, l’amore che provava per Restagnone si tramutò in odio e, accecata dall’ira, si convinse che l’onta ricevuta avrebbe dovuto essere vendicata con la morte di Restagnone. Fece venire una vecchia greca molto esperta di veleni e si fece preparare, in cambio di alcuni doni, una pozione letale: una sera, senza chiedere consigli a nessuno la fece bere a Restagnone che non sospettava