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decameron giornata 4, Appunti di Lingue e letterature classiche

decameron giornata 4 novella 3

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 07/09/2024

terra-bellacqua
terra-bellacqua 🇮🇹

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QUARTA GIORNATA TERZA NOVELLA
Tre giovani amano tre sorelle e fuggono con loro a Creti: la maggiore uccide il suo amante per
gelosia; la seconda salva la prima sorella dalla morte concedendosi al duca di Creti, poi il suo
innamorato la uccide e scappa insieme alla prima; del delitto sono incolpati la terza sorella ed il
suo amante che, dopo essere stati catturati, confessano; per paura di morire corrompono una
guardia offrendogli denaro e, ridotti in povertà, fuggono a Rodi; qui muoiono restando sempre
poveri.
Finita la novella di Pampinea il re restò per un po’ pensieroso e poi, rivolto a lei, disse: -La vostra
novella parlava di un poco di buono, mi è piaciuta la fine che ha fatto; tuttavia prima della fine
tragica era divertente e sarebbe stato meglio se non lo fosse stata-; poi, rivolto a Lauretta, disse: -
Donna, proseguite, se potete, con un racconto migliore.- Lauretta, ridendo, disse: -Siete troppo
crudele con gli amanti se desiderate per loro sempre una fine tragica; io, per obbedirvi, racconterò la
storia di tre amanti che, seppur non allo stesso modo, godettero poco dell’amore ed ebbero tragici
destini.- Detto questo cominciò:
- Giovani donne, come voi certamente ben sapete, ogni peccato può procurare un grande dolore sia
a chi lo commette che, spesso, ad altri. Penso che tra tutti i peccati, quello che conduce in modo più
sfrenato al pericolo sia l’ira; questa innesca un’azione fulminea e sconsiderata in seguito ad un
dolore che accende il nostro animo con un furore fervente dopo aver scacciato ogni ragione e
offuscato con le tenebre gli occhi della nostra mente. Questo comportamento si osserva spesso negli
uomini, in alcuni più frequentemente che in altri, ma anche nelle donne, l’ira che le spinge è un
fuoco che le accende più facilmente, arde in loro con maggior vigore ed è difficile da trattenere.
Questo non ci deve meravigliare perché, se osserviamo bene, notiamo che il fuoco, per sua natura,
colpisce preferibilmente le cose leggere e morbide e non quelle dure e compatte; e noi siamo (gli
uomini non se la prendano) più delicate di loro e più volubili. L’ira ed il furore, poiché sanno che
siamo più inclini a questo genere di cose e conoscono come il nostro essere mansuete e buone
procuri una grande tranquillità agli uomini che frequentiamo abitualmente, ci procurano molti
dolori e ci mettono in pericolo, con la mia novella conoscerete, come dissi prima, la storia
dell’amore di tre giovani e di altrettante donne e di come, a causa dell’ira di una di loro, tutti loro,
che vivevano felici, caddero in disgrazia, affinché possiamo, con maggior determinazione, evitare di
essere preda del furore.
Marsilia, come ben sapete, si trova in Provenza in riva al mare ed è una città molto antica e nobile,
in passato vi abitarono molti più uomini ricchi e famosi mercanti rispetto ad ora; tra questi ve ne fu
uno di nome N’Arnald Civada uomo di origini umilissime ma molto onesto e leale come mercante,
la sua ricchezza, sia riguardo ai possedimenti che al denaro, era sconfinata, dalla moglie aveva
avuto molti figli, dei quali tre erano femmine e molto più in avanti con gli anni rispetto ai maschi.
Due delle figlie, che erano gemelle, avevano quindici anni e la terza quattordici; i parenti, per
maritarle, attendevano il ritorno di N’Arnald che si trovava in Spagna a vendere la sua merce. Le
prime due figlie si chiamavano Ninetta e Magdalena mentre la terza aveva nome Bertella.
Restagnone, nobile anche se povero, era perdutamente innamorato di Ninetta ed il suo amore era
ricambiato; erano stati talmente abili da riuscire ad incontrarsi per godere del loro amore senza che
nessuno lo sapesse. Si frequentavano da tempo quando due giovani, Folco ed Ughetto, divenuti
ricchissimi dopo la morte dei rispettivi padri, si innamorarono uno di Magdalena e l’altro di
Bertella. Ninetta lo disse a Restagnone che pensò di poter trovare un sollievo per la sua povertà
grazie all’amicizia di costoro e, dopo essere diventato loro amico, accompagnava ora l’uno, ora
l’altro e a volte entrambi, ad incontrare le loro innamorate mentre lui era insieme alla sua.
Quando entrò sufficientemente in confidenza con costoro da essere considerato un grande amico, li
invitò a casa sua e disse loro: “Carissimi giovani, penso che la nostra amicizia vi abbia resi certi
dell’affetto che provo per voi e che tutto ciò che farei per voi lo farei per me stesso; dal momento
che vi voglio molto bene vorrei parlarvi di ciò che mi è accaduto in modo che possiamo, voi con
me, prendere la decisione che ci parrà migliore sul da farsi. Voi, se non avete mentito, ma
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QUARTA GIORNATA TERZA NOVELLA

Tre giovani amano tre sorelle e fuggono con loro a Creti: la maggiore uccide il suo amante per gelosia; la seconda salva la prima sorella dalla morte concedendosi al duca di Creti, poi il suo innamorato la uccide e scappa insieme alla prima; del delitto sono incolpati la terza sorella ed il suo amante che, dopo essere stati catturati, confessano; per paura di morire corrompono una guardia offrendogli denaro e, ridotti in povertà, fuggono a Rodi; qui muoiono restando sempre poveri. Finita la novella di Pampinea il re restò per un po’ pensieroso e poi, rivolto a lei, disse: -La vostra novella parlava di un poco di buono, mi è piaciuta la fine che ha fatto; tuttavia prima della fine tragica era divertente e sarebbe stato meglio se non lo fosse stata-; poi, rivolto a Lauretta, disse: - Donna, proseguite, se potete, con un racconto migliore.- Lauretta, ridendo, disse: -Siete troppo crudele con gli amanti se desiderate per loro sempre una fine tragica; io, per obbedirvi, racconterò la storia di tre amanti che, seppur non allo stesso modo, godettero poco dell’amore ed ebbero tragici destini.- Detto questo cominciò:

  • Giovani donne, come voi certamente ben sapete, ogni peccato può procurare un grande dolore sia a chi lo commette che, spesso, ad altri. Penso che tra tutti i peccati, quello che conduce in modo più sfrenato al pericolo sia l’ira; questa innesca un’azione fulminea e sconsiderata in seguito ad un dolore che accende il nostro animo con un furore fervente dopo aver scacciato ogni ragione e offuscato con le tenebre gli occhi della nostra mente. Questo comportamento si osserva spesso negli uomini, in alcuni più frequentemente che in altri, ma anche nelle donne, l’ira che le spinge è un fuoco che le accende più facilmente, arde in loro con maggior vigore ed è difficile da trattenere. Questo non ci deve meravigliare perché, se osserviamo bene, notiamo che il fuoco, per sua natura, colpisce preferibilmente le cose leggere e morbide e non quelle dure e compatte; e noi siamo (gli uomini non se la prendano) più delicate di loro e più volubili. L’ira ed il furore, poiché sanno che siamo più inclini a questo genere di cose e conoscono come il nostro essere mansuete e buone procuri una grande tranquillità agli uomini che frequentiamo abitualmente, ci procurano molti dolori e ci mettono in pericolo, con la mia novella conoscerete, come dissi prima, la storia dell’amore di tre giovani e di altrettante donne e di come, a causa dell’ira di una di loro, tutti loro, che vivevano felici, caddero in disgrazia, affinché possiamo, con maggior determinazione, evitare di essere preda del furore. Marsilia, come ben sapete, si trova in Provenza in riva al mare ed è una città molto antica e nobile, in passato vi abitarono molti più uomini ricchi e famosi mercanti rispetto ad ora; tra questi ve ne fu uno di nome N’Arnald Civada uomo di origini umilissime ma molto onesto e leale come mercante, la sua ricchezza, sia riguardo ai possedimenti che al denaro, era sconfinata, dalla moglie aveva avuto molti figli, dei quali tre erano femmine e molto più in avanti con gli anni rispetto ai maschi. Due delle figlie, che erano gemelle, avevano quindici anni e la terza quattordici; i parenti, per maritarle, attendevano il ritorno di N’Arnald che si trovava in Spagna a vendere la sua merce. Le prime due figlie si chiamavano Ninetta e Magdalena mentre la terza aveva nome Bertella. Restagnone, nobile anche se povero, era perdutamente innamorato di Ninetta ed il suo amore era ricambiato; erano stati talmente abili da riuscire ad incontrarsi per godere del loro amore senza che nessuno lo sapesse. Si frequentavano da tempo quando due giovani, Folco ed Ughetto, divenuti ricchissimi dopo la morte dei rispettivi padri, si innamorarono uno di Magdalena e l’altro di Bertella. Ninetta lo disse a Restagnone che pensò di poter trovare un sollievo per la sua povertà grazie all’amicizia di costoro e, dopo essere diventato loro amico, accompagnava ora l’uno, ora l’altro e a volte entrambi, ad incontrare le loro innamorate mentre lui era insieme alla sua. Quando entrò sufficientemente in confidenza con costoro da essere considerato un grande amico, li invitò a casa sua e disse loro: “Carissimi giovani, penso che la nostra amicizia vi abbia resi certi dell’affetto che provo per voi e che tutto ciò che farei per voi lo farei per me stesso; dal momento che vi voglio molto bene vorrei parlarvi di ciò che mi è accaduto in modo che possiamo, voi con me, prendere la decisione che ci parrà migliore sul da farsi. Voi, se non avete mentito, ma

soprattutto per ciò che dimostrate con i fatti, mi pare proviate un grandissimo amore per due giovani ed io sono perdutamente innamorato della terza che è loro sorella; vorrei fare in modo che, se siete d’accordo, queste storie abbiano un lieto fine, la faccenda mi sta molto a cuore ed avrei pensato alla seguente soluzione. Voi siete giovani e, al contrario di me, molto ricchi: potreste unire i vostri averi e dividerli con me, poi decidere in quale luogo andare per vivere con le nostre donne ed essere felici, non ho alcun dubbio sul fatto che le tre sorelle, con gran parte dei possedimenti del padre, verranno con noi in qualunque posto vorremo; qui potremmo essere gli uomini più felici del mondo, vivremo come tre fratelli ciascuno con la propria donna. Adesso sta a voi decidere se accettare o meno questa mia proposta”. I due giovani, innamorati più che mai, sentendo che sarebbero riusciti a stare insieme alle loro donne, senza pensarci troppo, dissero che pur di vivere con le loro amanti, erano pronti a fare il passo. Restagnone, nei giorni seguenti, incontrò Ninetta, poteva vederla solo di nascosto e farlo non era facile; dopo essere stato un po’ con lei le raccontò quello che avrebbe deciso di fare insieme ai ragazzi delle sue sorelle mettendocela tutta per fare in modo che la nuova sistemazione le piacesse. Non fu difficile, infatti ella desiderava più di lui che stessero insieme senza alcun timore di essere scoperti: così, dopo avergli risposto che lei era d’accordo e che le sorelle, in linea di massima, avrebbero fatto tutto ciò che lei avesse voluto, gli disse di predisporre tutto per fare in modo di dare un seguito al piano il più presto possibile. Restagnone, tornato dai due giovani, che lo sollecitavano affinché si realizzasse il loro proposito, disse loro che, per quanto riguardava le donne, la faccenda era stabilita. Parlando tra loro decisero di andare a Creti con il pretesto di voler vendere le loro merci e, dopo aver messo insieme il necessario, comprarono una neve leggera e veloce, la rifornirono di tutto il necessario e si misero in attesa del momento opportuno. Intanto Ninetta, che conosceva i desideri delle sorelle, con parole persuasive fece in modo che non vedessero l’ora di partire. La notte in cui avrebbero dovuto salire sulla nave le tre sorelle, dopo aver aperto una cassa del padre, presero molto denaro e ori e, con questo bottino, uscirono tutte e tre da casa di nascosto, secondo gli accordi incontrarono i tre amanti che le stavano aspettando; salirono con loro sulla nave e partirono remando a più non posso, non si fermarono da nessuna parte fino alla sera seguente, quando giunsero a Genova, qui per prima cosa i novelli amanti godettero del loro amore. Dopo essersi riforniti di tutto ciò che necessitava se ne andarono di porto in porto, prima di otto giorni arrivarono, senza nessun problema, a Creti, qui acquistarono poderi belli e vasti e, vicino a Candia, acquistarono bellissime case assai signorili; cominciarono a vivere, con le loro donne come gran signori, avevano molti domestici al loro servizio, possedevano cani, uccelli e cavalli, spesso organizzavano banchetti e feste per divertirsi. Vivevano felici e spensierati ma, come spesso accade soprattutto a coloro che hanno troppo, sebbene si conduca un’esistenza felice si comincia ad annoiarsi, così Restagnone, pur essendo stato molto innamorato di Ninetta e pur godendo senza alcun problema della sua compagnia, iniziò a stancarsi e, di conseguenza, l’amore verso di lei si affievolì. Ad una festa aveva conosciuto una giovane del paese e gli era piaciuta tantissimo, era una donna bella e gentile, così cominciò ad usarle ogni cortesia: Ninetta se ne accorse e fu talmente gelosa che egli non poteva fare un passo senza che lei lo sapesse e si rivolgeva a lui con male parole e con ira procurando grande sofferenza ad entrambi. Ma così come l’abbondanza genera noia, il vedersi negate le cose che si desiderano accende il desiderio: le collere di Ninetta e le fiamme del nuovo amore di Restagnone crescevano a vista d’occhio. Con il passare del tempo, indipendentemente dal fatto che Rostagnone godesse o meno dell’amicizia della nuova fiamma e chiunque fosse chi glielo avesse riferito, Ninetta si convinse che fosse ricambiato: fu pervasa in un primo momento da una grande tristezza che, ben presto, divenne furore, l’amore che provava per Restagnone si tramutò in odio e, accecata dall’ira, si convinse che l’onta ricevuta avrebbe dovuto essere vendicata con la morte di Restagnone. Fece venire una vecchia greca molto esperta di veleni e si fece preparare, in cambio di alcuni doni, una pozione letale: una sera, senza chiedere consigli a nessuno la fece bere a Restagnone che non sospettava