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appunti delle prime due lezioni di deontologia e etica unica fascia a-de
Tipologia: Appunti
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Morale = insieme di idee e convinzioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nel comportamento umano. È personale. Etica = sistema di regole, principi e standard condivisi all’interno di una società che regolano il comportamento , non possiamo imporre la nostra etica su qualcun altro. Ogni ambito lavorativo possiede dei propri principi etici. Se un professionista non rispetta il codice deontologico rischia la sospensione dall’albo. L’etica non coincide con la morale PERSONALE. Negli esperimenti i partecipanti se fossero a conoscenza dell’ipotesi dell’esperimento potrebbero modificare il loro comportamento in base all’ipotesi rendendo i risultati meno attendibili. Bisogna trovare un bilanciamento tra quello che il partecipante deve sapere e quello che non è necessario che debba sapere. Non occorre dire quello che ci si aspetta dalle sue abilità cognitive, ma magari andrebbe detto dopo aver già analizzato i dati. Consenso informato: le informazioni dette al partecipante sui possibili rischi dell’esperimento e su quello che succederà durante, quindi la procedura, ma NON l’ipotesi che ci si aspetta. RAPPORTO COSTO E BENEFICIO DI UNA RICERCA Aspetto basato sulla validità ed eEicacia dell’esperimento sul partecipante in base a quanto per la società possa essere utile questo esperimento per il trattamento di disturbi sui pazienti. Danni a lungo termine - > causati da un trattamento del quale non si conoscono gli eEetti a lungo termine. Non si sa cosa scrivere nel consenso informato. STUDIARE IL COMPORTAMENTO IN MODO SCIENTIFICO La psicologia studia il comportamento con metodi scientifici. I comportamenti sono oggettivi e misurabili. METODO SCIENTIFICO IN PSICOLOGIA
Il paziente può ritirarsi dallo studio quando vuole, senza dare una motivazione.
Studi Sperimentali: Prevedono la manipolazione di variabili indipendenti per osservare eEetti di causa-eEetto sulla variabile dipendente. Il rischio etico principale è l'induzione di stress fisico o psicologico, che deve essere sempre valutato in un'ottica di costo-beneficio e ridotto il più possibile. Lo Studio di Tuskegee (1932-1972) Si è trattato di uno studio sulla sifilide non trattata condotto su 400 uomini afroamericani poveri. Le gravi violazioni includono l'assenza di consenso informato, l'uso dell'inganno (promessa di cure gratuite mai erogate) e la negazione di terapie efficaci (penicillina) una volta scoperte, al solo fine di proseguire l'osservazione. Questo caso ha dimostrato che il fine scientifico non giustifica mai i mezzi e ha portato al rafforzamento degli standard etici internazionali. Il Caso HM e la Neuropsicologia HM è stato un paziente affetto da grave amnesia anterograda dopo la rimozione chirurgica dell'ippocampo. È stato studiato per 40 anni con test invasivi, inclusi rumori forti e scosse elettriche per testare la memoria procedurale. Il dilemma etico risiede nella validità del consenso: HM poteva comprendere e firmare il modulo al momento, ma dimenticava l'azione pochi istanti dopo, rendendo problematica la natura "consapevole" della sua partecipazione continuativa. L'Esperimento di Latané sulla Diffusione di Responsabilità. Lo studio indagava il comportamento in situazioni di emergenza. I partecipanti udivano tramite interfono un complice simulare una crisi epilettica. I risultati mostrarono che la probabilità di intervento diminuiva all'aumentare del numero di persone presenti (diffusione di responsabilità). Le criticità etiche riguardano l'uso dell'inganno e il forte stress emotivo causato ai soggetti. Questo studio ha evidenziato che la responsabilità etica della ricerca è individuale: ogni ricercatore è responsabile del proprio lavoro e deve segnalare eventuali problemi indipendentemente dagli altri membri del gruppo L'Esperimento della Prigione di Stanford (Zimbardo, 1971) L'obiettivo era analizzare come i ruoli sociali e le strutture istituzionali influenzano il comportamento umano, indipendentemente dalla personalità individuale. Dinamiche: Attraverso processi di d’individuazione (uniformi, numeri al posto dei nomi), i partecipanti hanno interiorizzato i ruoli: le guardie sono diventate sadiche e vessatorie, i prigionieri hanno mostrato passività, depressione e perdita dell'identità personale. Violazioni Etiche: Zimbardo ha assunto il doppio ruolo di ricercatore e direttore della prigione, perdendo l'imparzialità e legittimando gli abusi. La libertà di recesso è venuta a mancare poiché i soggetti non distinguevano più tra simulazione e realtà. L'esperimento è stato interrotto dopo sei giorni per l'eccessiva gravità delle reazioni di stress riscontrate La Memoria Ricostruttiva: L'Esperimento di Loftus e Palmer (1974) La memoria a lungo termine, in particolare la memoria episodica (legata a eventi specifici nel tempo e nello spazio), non deve essere intesa come una registrazione fedele e oggettiva della realtà. Al contrario, si tratta di un processo ricostruttivo influenzato da molteplici fattori, tra cui le conoscenze pregresse, gli schemi mentali e culturali, e persino le informazioni acquisite dopo l'evento stesso
Il Ruolo delle Conoscenze Pregresse e degli Schemi Le nostre conoscenze precedenti e gli schemi (come gli "script" o sequenze di eventi prototipici) agiscono come una struttura di supporto ( semantic scaffolding ). Quando non ricordiamo i dettagli percettivi o sensoriali precisi di un evento, tendiamo a compensare queste lacune utilizzando le nostre conoscenze generali. Questo meccanismo può avere due effetti opposti sulla performance: Aiuto al ricordo: Gli schemi facilitano il recupero di informazioni coerenti con il contesto Interferenza e distorsione: Le conoscenze pregresse possono portare a sopprimere informazioni contrastanti con i propri schemi o a inserire elementi inesistenti per rendere il ricordo coerente con la propria cultura o aspettative, generando vere e proprie false memorie. Un esempio storico in tal senso sono gli studi di Bartlett , che dimostrarono come i racconti venissero ricordati o modificati dai partecipanti per conformarsi alla propria cultura di riferimento Manipolazione al Recupero e Testimonianza Oculare Mentre Bartlett si concentrava sulle variabili acquisite prima dell'evento, Loftus e Palmer indagarono come il ricordo possa essere modificato da variabili che intervengono durante la fase di recupero dell'informazione ( retrieval ). Questo ambito ha implicazioni legali cruciali, poiché suggerisce che gli interrogatori possono involontariamente modificare o suggerire ricordi di eventi mai accaduti L'esperimento dei filmati (1974): 45 studenti hanno visionato filmati di incidenti stradali e sono stati chiamati a stimare la velocità delle auto coinvolte. La domanda posta era identica per tutti, tranne che per il verbo utilizzato per descrivere l'impatto: Verbi utilizzati (in ordine di forza decrescente): Scontro ( smash ), collisione ( collision ), cozzo ( bump ), urto ( hit ), contatto ( contact ) Risultati: Le stime di velocità sono risultate sistematicamente e statisticamente modulate dal verbo impiegato. A parità di video, l'uso della parola "scontro" produceva stime di velocità significativamente più alte rispetto a parole come "contatto". Implicazioni Etiche e Rischi della Manipolazione La conclusione fondamentale di questo studio è che il modo in cui viene formulata una domanda influenza direttamente il ricordo riferito dal testimone oculare. Da un punto di vista etico, questo solleva questioni importanti:
struttura organizzativa che governa la professione è l' Ordine Professionale ; pertanto, la professione acquista una dignità dal punto di vista della sua modalità di referenziarsi al mondo esterno. Le difficoltà della "sanatoria" Quali sono state le difficoltà di questa legge di ordinamento? La legge di ordinamento oggi un giovane psicologo che va a leggerla si sorprenderà di tutta una serie di norme che dovevano e che hanno sanato delle posizioni. Perché? Perché la legge di ordinamento ha dovuto progettare un quadro e un perimetro normativo che si occupava:
rivolge alle persone. I soggetti che fruiscono delle prestazioni sono clienti. Nelle leggi di mercato, il cliente deve avere delle garanzie rispetto al bene o al servizio che chiede. Il cliente ha delle aspettative:
competenza. Gli editori stessi, come Giunti OS o Hogrefe, indicano spesso i profili autorizzati all'acquisto e all'uso di tali prodotti professionali attraverso griglie di qualifica specifiche. Parallelamente, l’articolo 3 della medesima legge disciplina l’esercizio della psicoterapia, che non costituisce un albo separato ma un’annotazione specifica nell'Albo per i laureati in psicologia o medicina che abbiano conseguito il diploma presso scuole di specializzazione riconosciute dal Ministero. La Specificità della Sezione B e il DPR 328/ Il profilo del Dottore in scienze e tecniche psicologiche (Sezione B) è regolato dalla Legge 170/2003 e dal DPR 328/2001, che ne definiscono i settori d'intervento in base al percorso formativo e al tirocinio. Nel settore delle tecniche psicologiche per i contesti sociali e del lavoro, il professionista può operare in autonomia per attività quali la realizzazione di progetti formativi, il miglioramento della comunicazione, la gestione dello stress, l'orientamento professionale e l'applicazione di conoscenze ergonomiche. Questo ambito trova ampia applicazione nei centri di formazione regionali e nelle aziende per la riqualificazione delle maestranze. Tuttavia, esiste un confine netto con la Sezione A: mentre le attività della Sezione B possono essere svolte anche dai professionisti della Sezione A, il triennalista trova dei limiti invalicabili in ambito diagnostico. Sebbene possa somministrare test e occuparsi dello scoring (come nel caso della scala WAIS), la sintesi psicodiagnostica e la refertazione finale rimangono competenza esclusiva dello psicologo di Sezione A. Lo stesso principio vale per il settore dei servizi alla persona: sebbene il triennalista intervenga in ambiti condivisi con altre figure (come i terapisti della riabilitazione psichiatrica), ogni atto che sfoci nella psicodiagnosi deve essere supervisionato e sottoscritto da un iscritto alla Sezione A, pena la violazione deontologica. Il Contrasto all’Abusivismo e l’Articolo 8 del Codice L'articolo 8 del Codice Deontologico impone allo psicologo un preciso dovere di vigilanza e segnalazione in merito all'esercizio abusivo della professione. Tale segnalazione deve essere inoltrata al Consiglio dell'Ordine, l’unico organo competente a investire le autorità giudiziarie per un reato che ha risvolti penali. È importante sottolineare che, sebbene le segnalazioni debbano essere documentate e non anonime, l'Ordine garantisce una procedura di segretazione per tutelare l'identità del segnalante, evitando che il timore di ritorsioni ostacoli la tutela della professione. L’abusivismo non riguarda solo soggetti esterni privi di iscrizione, ma anche dinamiche interne alla categoria: commette esercizio abusivo il triennalista che referta una diagnosi, così come lo psicologo di Sezione A che esercita la psicoterapia senza il titolo di specializzazione previsto dall'articolo 3 della legge 56/89. Per contrastare pratiche ingannevoli, specialmente nelle società multiprofessionali, la normativa impone inoltre che le ricevute fiscali specifichino l'attività svolta e il nominativo del professionista iscritto che l'ha effettivamente prestata, garantendo la piena tracciabilità del servizio ed evitando che prestazioni di competenza psicologica vengano delegate impropriamente a figure non abilitate presenti nello studio. Immagine Professionale e Riforma della Pubblicità Sanitaria Il decoro e l'immagine della professione, trattati negli articoli 39 e 40 del Codice, sono pilastri fondamentali per mantenere il rapporto di fiducia con la società. Lo psicologo ha il dovere di presentare la propria formazione e competenza con massima accuratezza in ogni sede, dal
curriculum alla presentazione diretta al cliente, poiché l'affidabilità delle professioni liberali poggia interamente sulle aspettative di serietà riflesse all'esterno. In questo contesto s'inserisce la disciplina della pubblicità sanitaria, che ha subito una profonda trasformazione con la riforma delle professioni del 2011. Precedentemente soggetta a rigidi vincoli autorizzativi (nulla osta dell'Ordine, autorizzazioni comunali, limiti stretti sui contenuti), oggi la pubblicità è stata liberalizzata: il professionista può promuovere i propri servizi e indicare le tariffe in autonomia, assumendosi la piena responsabilità della trasparenza e della verità dei messaggi. È stato eliminato l'obbligo di autorizzazione formale dell'Ordine e del Comune; ad esempio, per l'affissione di una targa muraria di dimensioni standard (come 30x40 cm), è necessaria solo l'autorizzazione condominiale per l'uso della parete, essendo quest'ultima un bene comune. Resta fermo il dovere di rispettare il decoro professionale e di evitare messaggi fuorvianti, poiché la pubblicità non è più solo un annuncio informativo, ma un atto di responsabilità diretta verso la tutela dell'immagine dell'intera comunità professionale. L'articolo 40 del Codice Deontologico regola la pubblicità professionale, imponendo che essa sia ispirata a criteri di trasparenza, veridicità e, soprattutto, decoro. Il procacciamento della clientela deve avvenire con correttezza: sono considerate contrarie alla dignità professionale pratiche squallide o meschine, come la distribuzione di volantini sui parabrezza delle auto o l'organizzazione di "lotterie" sui social network per colloqui gratuiti. Tali modalità, oltre a essere degradanti, ledono l’immagine collettiva della professione, che deve invece trasmettere affidabilità e serietà. Il professionista ha la responsabilità di presentarsi all'esterno con uno stile dignitoso, evitando messaggi ambigui o ingannevoli che possano confondere l'utenza, garantendo così il diritto del cliente a una scelta libera e informata. Un aspetto cruciale della correttezza pubblicitaria riguarda l'esposizione dei titoli accademici e delle specializzazioni, in linea con gli articoli 1 e 3 della Legge 56/89. In Italia, sono legittimi solo i titoli certificati dallo Stato e rilasciati dalle Università o da istituti autorizzati dal MUR. È fondamentale utilizzare diciture precise: un iscritto alla Sezione A può definirsi "Psicologo", ma deve prestare attenzione a titoli come "Psicologo clinico". Quest'ultimo è riservato a chi ha conseguito una specializzazione universitaria quinquennale in Psicologia Clinica; chi ha semplicemente un indirizzo di laurea magistrale in ambito clinico dovrebbe utilizzare formule come "Psicologo con indirizzo clinico" per non ingenerare confusione con lo specialista. Le specializzazioni in psicoterapia, invece, permettono l'uso del titolo di "Psicoterapeuta" e derivano da percorsi quadriennali o quinquennali presso scuole universitarie o private riconosciute, le quali abilitano automaticamente all'esercizio della psicoterapia poiché includono i 60 CFU necessari. Le scuole di specializzazione di area psicologica (come Psicologia Clinica, Neuropsicologia o Psicologia del Ciclo della Vita) sono percorsi post-laurea magistrale a posti limitati che, dal 2018, beneficiano anche di borse di studio, sebbene attualmente di entità inferiore rispetto a quelle mediche. Accanto a questi titoli certi, il mercato offre Master di primo e secondo livello: è essenziale distinguere tra quelli universitari, che hanno valore legale e accademico come titoli certificati, e quelli erogati da enti privati. Questi ultimi, pur essendo percorsi formativi qualificanti che arricchiscono il curriculum e le competenze del professionista (e che possono essere menzionati per attestare la propria esperienza ai sensi dell'Art. 39), non costituiscono "titoli" riconosciuti dallo Stato. La pubblicità deve dunque specificare
indicare il prezzo delle prestazioni per favorire la trasparenza e la concorrenza, ma la comunicazione non deve mai assumere toni commerciali aggressivi.