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deontologia della ricerca, Appunti di Deontologia

appunti delle prime due lezioni di deontologia e etica unica fascia a-de

Tipologia: Appunti

2025/2026

In vendita dal 23/02/2026

veronicacasaluci
veronicacasaluci 🇮🇹

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ETICA LEZIONE 1- 09/02
Morale= insieme di idee e convinzioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nel
comportamento umano. È personale.
Etica= sistema di regole, principi e standard condivisi all’interno di una società che regolano
il comportamento , non possiamo imporre la nostra etica su qualcun altro. Ogni ambito
lavorativo possiede dei propri principi etici.
Se un professionista non rispetta il codice deontologico rischia la sospensione dall’albo.
L’etica non coincide con la morale PERSONALE.
Negli esperimenti i partecipanti se fossero a conoscenza dell’ipotesi dell’esperimento
potrebbero modificare il loro comportamento in base all’ipotesi rendendo i risultati meno
attendibili. Bisogna trovare un bilanciamento tra quello che il partecipante deve sapere e
quello che non è necessario che debba sapere. Non occorre dire quello che ci si aspetta dalle
sue abilità cognitive, ma magari andrebbe detto dopo aver già analizzato i dati.
Consenso informato: le informazioni dette al partecipante sui possibili rischi
dell’esperimento e su quello che succederà durante, quindi la procedura, ma NON l’ipotesi
che ci si aspetta.
RAPPORTO COSTO E BENEFICIO DI UNA RICERCA
Aspetto basato sulla validità ed eEicacia dell’esperimento sul partecipante in base a quanto
per la società possa essere utile questo esperimento per il trattamento di disturbi sui pazienti.
Danni a lungo termine-> causati da un trattamento del quale non si conoscono gli eEetti a
lungo termine. Non si sa cosa scrivere nel consenso informato.
STUDIARE IL COMPORTAMENTO IN MODO SCIENTIFICO
La psicologia studia il comportamento con metodi scientifici. I comportamenti sono oggettivi
e misurabili.
METODO SCIENTIFICO IN PSICOLOGIA
Osserviamo un fenomeno, un comportamento e ci poniamo una domanda sul perché
questo fenomeno si verifica e se è vero che si verifica.
Su questa domanda formuliamo delle ipotesi che possono essere sperimentali o
nulle (osserviamo per caso questo fenomeno, non ha rilevanza statistica o conoscitiva).
Raccolta e analisi dati.
Comunicazione dei risultati alla comunità scientifica.
Var iab ile s per ime nta le -> la variabile che viene misurata e testata.
Quando vado a misurare una variabile l’etica è importante poiché il partecipante deve essere
consapevole e a conoscenza dell’esperimento (ha avuto il consenso informato).
METODI DI MISURAZIONE
Autovalutazione: questionari e interviste. (In ambito di ricerca non è così tanto
attendibile poiché non tutti i pazienti hanno lo stesso grado di consapevolezza)
Val uta zi one di te rzi : osservatori o persone significative esterne.
Osservazione diretta del comportamento.
ETICA NELLA RICERCA PSICOLOGICA
Tutela dei diritti, della dignità e del benessere dei partecipanti. I dati individuali del paziente
non vengono divulgati, al massimo l’età e il livello di scolarizzazione.
Ci deve essere il giusto bilanciamento tra rischi e benefici.
I comitati etici valutano e autorizzano i progetti della ricerca.
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ETICA LEZIONE 1- 09/

Morale = insieme di idee e convinzioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nel comportamento umano. È personale. Etica = sistema di regole, principi e standard condivisi all’interno di una società che regolano il comportamento , non possiamo imporre la nostra etica su qualcun altro. Ogni ambito lavorativo possiede dei propri principi etici. Se un professionista non rispetta il codice deontologico rischia la sospensione dall’albo. L’etica non coincide con la morale PERSONALE. Negli esperimenti i partecipanti se fossero a conoscenza dell’ipotesi dell’esperimento potrebbero modificare il loro comportamento in base all’ipotesi rendendo i risultati meno attendibili. Bisogna trovare un bilanciamento tra quello che il partecipante deve sapere e quello che non è necessario che debba sapere. Non occorre dire quello che ci si aspetta dalle sue abilità cognitive, ma magari andrebbe detto dopo aver già analizzato i dati. Consenso informato: le informazioni dette al partecipante sui possibili rischi dell’esperimento e su quello che succederà durante, quindi la procedura, ma NON l’ipotesi che ci si aspetta. RAPPORTO COSTO E BENEFICIO DI UNA RICERCA Aspetto basato sulla validità ed eEicacia dell’esperimento sul partecipante in base a quanto per la società possa essere utile questo esperimento per il trattamento di disturbi sui pazienti. Danni a lungo termine - > causati da un trattamento del quale non si conoscono gli eEetti a lungo termine. Non si sa cosa scrivere nel consenso informato. STUDIARE IL COMPORTAMENTO IN MODO SCIENTIFICO La psicologia studia il comportamento con metodi scientifici. I comportamenti sono oggettivi e misurabili. METODO SCIENTIFICO IN PSICOLOGIA

  • Osserviamo un fenomeno, un comportamento e ci poniamo una domanda sul perché questo fenomeno si verifica e se è vero che si verifica.
  • Su questa domanda formuliamo delle ipotesi che possono essere sperimentali o nulle (osserviamo per caso questo fenomeno, non ha rilevanza statistica o conoscitiva).
  • Raccolta e analisi dati.
  • Comunicazione dei risultati alla comunità scientifica. Variabile sperimentale-> la variabile che viene misurata e testata. Quando vado a misurare una variabile l’etica è importante poiché il partecipante deve essere consapevole e a conoscenza dell’esperimento (ha avuto il consenso informato). METODI DI MISURAZIONE
  • Autovalutazione : questionari e interviste. (In ambito di ricerca non è così tanto attendibile poiché non tutti i pazienti hanno lo stesso grado di consapevolezza)
  • Valutazione di terzi : osservatori o persone significative esterne.
  • Osservazione diretta del comportamento. ETICA NELLA RICERCA PSICOLOGICA Tutela dei diritti, della dignità e del benessere dei partecipanti. I dati individuali del paziente non vengono divulgati, al massimo l’età e il livello di scolarizzazione.
  • Ci deve essere il giusto bilanciamento tra rischi e benefici.
  • I comitati etici valutano e autorizzano i progetti della ricerca.

PRINCIPI ETICI FONDAMENTALI

Il paziente può ritirarsi dallo studio quando vuole, senza dare una motivazione.

  • Competenza - > formazione adeguata e limiti professionali.
  • Responsabilità - > cura e attenzione nello svolgimento della ricerca.
  • Integrità - ≥ onestà, accuratezza e trasparenza
  • Rispetto IL CONSENSO INFORMATO La partecipazione deve essere volontaria e consapevole e ci devono essere informazioni chiare sulle procedure dello studio e lo scopo generale dell’esperimento senza modulare la prestazione che si andrà a raccogliere. Comunicare i rischi dell’esperimento e garantire privacy e anonimato. CONSENSO DI SOGGETTI VULNERABILI (minori e pazienti con condizioni psicologiche gravi o deficit)
  • Nel caso di minori è necessario il consenso dei genitori o dei tutori. PRIVACY E RISERVATEZZA Protezione dell’identità del partecipante. ANGOSCIA, STIGMA E DANNO Evitare stress, disagio psicologico e stigmatizzazione valutando l’impatto emotivo delle procedure sul partecipante. Se vengono presentate immagini disturbanti il partecipante deve essere informato in precedenza. DOLORE E RICERCA
  • Le procedure anche se dolorose non devono essere dannose.
  • Necessità e possibilità di interrompere la procedura. L’INGANNO DELLA RICERCA
  • Molti degli esperimenti sono basati sul partecipante che non conosce lo scopo principale dell’esperimento , quindi con informazioni incomplete e fuorvianti.
  • L’inganno è ammesso quando i benefici sono superiori ai costi IL DEBRIEFING Fase finale della ricerca in cui l’inganno viene chiarito con la spiegazione dello scopo reale dello studio. La sua funzione è di tutelare il benessere del partecipante, ripristinare lo stato psicologico iniziale e oErire supporto necessario. The tuskegee experiment Studio della sifilide. Lo scopo era osservare la sifilide non trattata anche quando una cura eEicace era disponibile( penicillina). Fu uno studio durato 40 anni e fu fatta su una popolazione vulnerabile ( uomini neri e poveri). C’è stato un inganno e una mancanza di consenso. Lo studio ha portato a :
  • Danni neurologici
  • Disturbi mentali
  • Morte precoce Vi fu disprezzo per i diritti dei partecipanti e l’idea che il fine giustifica i mezzi.

Studi Sperimentali: Prevedono la manipolazione di variabili indipendenti per osservare eEetti di causa-eEetto sulla variabile dipendente. Il rischio etico principale è l'induzione di stress fisico o psicologico, che deve essere sempre valutato in un'ottica di costo-beneficio e ridotto il più possibile. Lo Studio di Tuskegee (1932-1972) Si è trattato di uno studio sulla sifilide non trattata condotto su 400 uomini afroamericani poveri. Le gravi violazioni includono l'assenza di consenso informato, l'uso dell'inganno (promessa di cure gratuite mai erogate) e la negazione di terapie efficaci (penicillina) una volta scoperte, al solo fine di proseguire l'osservazione. Questo caso ha dimostrato che il fine scientifico non giustifica mai i mezzi e ha portato al rafforzamento degli standard etici internazionali. Il Caso HM e la Neuropsicologia HM è stato un paziente affetto da grave amnesia anterograda dopo la rimozione chirurgica dell'ippocampo. È stato studiato per 40 anni con test invasivi, inclusi rumori forti e scosse elettriche per testare la memoria procedurale. Il dilemma etico risiede nella validità del consenso: HM poteva comprendere e firmare il modulo al momento, ma dimenticava l'azione pochi istanti dopo, rendendo problematica la natura "consapevole" della sua partecipazione continuativa. L'Esperimento di Latané sulla Diffusione di Responsabilità. Lo studio indagava il comportamento in situazioni di emergenza. I partecipanti udivano tramite interfono un complice simulare una crisi epilettica. I risultati mostrarono che la probabilità di intervento diminuiva all'aumentare del numero di persone presenti (diffusione di responsabilità). Le criticità etiche riguardano l'uso dell'inganno e il forte stress emotivo causato ai soggetti. Questo studio ha evidenziato che la responsabilità etica della ricerca è individuale: ogni ricercatore è responsabile del proprio lavoro e deve segnalare eventuali problemi indipendentemente dagli altri membri del gruppo L'Esperimento della Prigione di Stanford (Zimbardo, 1971) L'obiettivo era analizzare come i ruoli sociali e le strutture istituzionali influenzano il comportamento umano, indipendentemente dalla personalità individuale. Dinamiche: Attraverso processi di d’individuazione (uniformi, numeri al posto dei nomi), i partecipanti hanno interiorizzato i ruoli: le guardie sono diventate sadiche e vessatorie, i prigionieri hanno mostrato passività, depressione e perdita dell'identità personale. Violazioni Etiche: Zimbardo ha assunto il doppio ruolo di ricercatore e direttore della prigione, perdendo l'imparzialità e legittimando gli abusi. La libertà di recesso è venuta a mancare poiché i soggetti non distinguevano più tra simulazione e realtà. L'esperimento è stato interrotto dopo sei giorni per l'eccessiva gravità delle reazioni di stress riscontrate La Memoria Ricostruttiva: L'Esperimento di Loftus e Palmer (1974) La memoria a lungo termine, in particolare la memoria episodica (legata a eventi specifici nel tempo e nello spazio), non deve essere intesa come una registrazione fedele e oggettiva della realtà. Al contrario, si tratta di un processo ricostruttivo influenzato da molteplici fattori, tra cui le conoscenze pregresse, gli schemi mentali e culturali, e persino le informazioni acquisite dopo l'evento stesso

Il Ruolo delle Conoscenze Pregresse e degli Schemi Le nostre conoscenze precedenti e gli schemi (come gli "script" o sequenze di eventi prototipici) agiscono come una struttura di supporto ( semantic scaffolding ). Quando non ricordiamo i dettagli percettivi o sensoriali precisi di un evento, tendiamo a compensare queste lacune utilizzando le nostre conoscenze generali. Questo meccanismo può avere due effetti opposti sulla performance: Aiuto al ricordo: Gli schemi facilitano il recupero di informazioni coerenti con il contesto Interferenza e distorsione: Le conoscenze pregresse possono portare a sopprimere informazioni contrastanti con i propri schemi o a inserire elementi inesistenti per rendere il ricordo coerente con la propria cultura o aspettative, generando vere e proprie false memorie. Un esempio storico in tal senso sono gli studi di Bartlett , che dimostrarono come i racconti venissero ricordati o modificati dai partecipanti per conformarsi alla propria cultura di riferimento Manipolazione al Recupero e Testimonianza Oculare Mentre Bartlett si concentrava sulle variabili acquisite prima dell'evento, Loftus e Palmer indagarono come il ricordo possa essere modificato da variabili che intervengono durante la fase di recupero dell'informazione ( retrieval ). Questo ambito ha implicazioni legali cruciali, poiché suggerisce che gli interrogatori possono involontariamente modificare o suggerire ricordi di eventi mai accaduti L'esperimento dei filmati (1974): 45 studenti hanno visionato filmati di incidenti stradali e sono stati chiamati a stimare la velocità delle auto coinvolte. La domanda posta era identica per tutti, tranne che per il verbo utilizzato per descrivere l'impatto: Verbi utilizzati (in ordine di forza decrescente): Scontro ( smash ), collisione ( collision ), cozzo ( bump ), urto ( hit ), contatto ( contact ) Risultati: Le stime di velocità sono risultate sistematicamente e statisticamente modulate dal verbo impiegato. A parità di video, l'uso della parola "scontro" produceva stime di velocità significativamente più alte rispetto a parole come "contatto". Implicazioni Etiche e Rischi della Manipolazione La conclusione fondamentale di questo studio è che il modo in cui viene formulata una domanda influenza direttamente il ricordo riferito dal testimone oculare. Da un punto di vista etico, questo solleva questioni importanti:

  • Responsabilità del ricercatore: Bisogna essere consapevoli che il modo in cui si pone una domanda può introdurre falsi ricordi , il che può avere effetti negativi sul benessere del partecipante, specialmente quando si trattano informazioni sensibili.
  • Uso dell'inganno: In esperimenti di questo tipo, l'inganno (non rivelare che il verbo è la variabile manipolata) è accettabile solo se necessario per la validità dei risultati.
  • Debriefing: È doveroso spiegare successivamente al soggetto quali variabili sono state manipolate, i risultati ottenuti e le conclusioni teoriche, al fine di tutelare il partecipante e prevenire abusi della conoscenza scientifica.

struttura organizzativa che governa la professione è l' Ordine Professionale ; pertanto, la professione acquista una dignità dal punto di vista della sua modalità di referenziarsi al mondo esterno. Le difficoltà della "sanatoria" Quali sono state le difficoltà di questa legge di ordinamento? La legge di ordinamento oggi un giovane psicologo che va a leggerla si sorprenderà di tutta una serie di norme che dovevano e che hanno sanato delle posizioni. Perché? Perché la legge di ordinamento ha dovuto progettare un quadro e un perimetro normativo che si occupava:

  1. Degli psicologi già esistenti , che non erano laureati in psicologia ma provenivano da altri percorsi formativi;
  2. Degli psicologi laureati in psicologia dal '75 in poi e che nel frattempo erano entrati nei servizi pubblici e pertanto svolgevano un lavoro dipendente presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale;
  3. E progettare lo sviluppo della psicologia negli anni successivi. Quindi fu un lavoro estremamente complesso e nei primi anni di applicazione ci furono diversi problemi da risolvere e anche molta conflittualità all'interno del governo degli ordini professionali. Però alla fine la comunità professionale si strinse intorno a queste maglie larghe di questa normativa, perché il bene comune era quello di avere finalmente una professione normata e regolamentata. La Genesi del Codice Deontologico Da dove deriva il Codice Deontologico? Il Codice Deontologico deriva da un articolo della legge di ordinamento, la 56/89. All'interno della legge ci sono le attribuzioni ai vari organismi che governano la professione e, tra queste attribuzioni, c'è l'obbligo di redigere un Codice Deontologico e di sottoporlo a referendum da parte del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi. Allora, tra l'istituzione della legge di ordinamento (l'89) e poi tutti i passaggi che hanno portato alla creazione del Codice Deontologico, passano quasi 10 anni. La legge è dell'89, ma il primo Codice Deontologico arriva alla sua stesura definitiva nel 1997 , viene sottoposto al referendum ed entra in vigore nel febbraio del 1998. Quindi, la professione di psicologo ha il suo primo Codice Deontologico nel 1998 — altra data importante da ricordare. Della sociologia sanitaria se ne sono occupati autori anglosassoni e americani, però è molto importante questo concetto perché risponde a un quesito quasi banale, però fondamentale nel mondo della professione: a che cosa serve il codice deontologico? Qualcuno può rispondere così, d'impulso: "a stabilire le regole della professione, a dettare i doveri". Il professionalismo, invece, apre una cornice di riflessione estremamente importante in chiave sociologica e anche di mercato: la rappresentazione di una professione nel campo del mercato libero. La professione di psicologo è una professione liberale. Da noi in Italia e in altri paesi europei è regolamentata, però ci sono dei paesi che non hanno una regolamentazione statale della professione, ma una regolamentazione privata, diciamo riconosciuta dallo Stato. Stati Uniti: l'American Psychological Association (APA). Inghilterra: la British Psychological Society (BPS). In Italia la professione è riconosciuta dallo Stato, ma il comune denominatore è che ci si

rivolge alle persone. I soggetti che fruiscono delle prestazioni sono clienti. Nelle leggi di mercato, il cliente deve avere delle garanzie rispetto al bene o al servizio che chiede. Il cliente ha delle aspettative:

  1. Elevata qualificazione: che colui che esercita sia un soggetto con formazioni e specializzazioni altamente qualificate.
  2. Cornice regolamentare: un perimetro entro cui muoversi per garantire la correttezza delle prestazioni. Quello che possiamo definire una reputazione affidabile. Il sistema per cui una persona si rivolge a un libero professionista è perché si fida, ma soprattutto ha la garanzia che esiste un quadro regolamentare che garantisce l'immagine e la correttezza dei suoi interventi professionali. Il Portale del CNOP Quando cercate informazioni sulla professione, le fonti attendibili sono il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (sotto l'acronimo CNOP ) e i siti degli ordini regionali. Il sito del Consiglio Nazionale è facile da consultare e contiene una quantità smisurata di informazioni normative. Definizione Legale dello Psicologo (Art. 1, L. 56/89) "La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione , la diagnosi , le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito." Ma com'è costituito quest'albo degli psicologi? L'albo degli psicologi in relazione alla legge di ordinamento e alle successive normative che sono intervenute — che adesso ometto, altrimenti vi creo solo confusione — è costituito da: Sezione A L'albo A degli psicologi è l'albo che accoglie tutti i laureati quinquennali abilitati e iscritti all'albo. Si accede all'albo degli psicologi, sezione A dell'albo, con la laurea, con l'attuale laurea magistrale abilitante. Sezione B Nell'albo degli psicologi è prevista la sezione B dell'albo che accoglie i laureati in scienze e tecniche psicologiche, il vecchio, il vecchio triennalista. La sezione B dell'albo è strutturata in settore A e settore B : Il settore A è quello che accoglie l'operatività del dottore in scienze e tecniche psicologiche nell'ambito delle organizzazioni e del lavoro. E la sezione B? Settore degli interventi sulla persona e sulla comunità. Le mansioni di questi professionisti di sezione B sono definite all'interno di una normativa che andremo a vedere e che è presente nella sezione normativa di questo sito dell'ordine degli psicologi, però restiamo nel perimetro di come è costituito quest'albo.

competenza. Gli editori stessi, come Giunti OS o Hogrefe, indicano spesso i profili autorizzati all'acquisto e all'uso di tali prodotti professionali attraverso griglie di qualifica specifiche. Parallelamente, l’articolo 3 della medesima legge disciplina l’esercizio della psicoterapia, che non costituisce un albo separato ma un’annotazione specifica nell'Albo per i laureati in psicologia o medicina che abbiano conseguito il diploma presso scuole di specializzazione riconosciute dal Ministero. La Specificità della Sezione B e il DPR 328/ Il profilo del Dottore in scienze e tecniche psicologiche (Sezione B) è regolato dalla Legge 170/2003 e dal DPR 328/2001, che ne definiscono i settori d'intervento in base al percorso formativo e al tirocinio. Nel settore delle tecniche psicologiche per i contesti sociali e del lavoro, il professionista può operare in autonomia per attività quali la realizzazione di progetti formativi, il miglioramento della comunicazione, la gestione dello stress, l'orientamento professionale e l'applicazione di conoscenze ergonomiche. Questo ambito trova ampia applicazione nei centri di formazione regionali e nelle aziende per la riqualificazione delle maestranze. Tuttavia, esiste un confine netto con la Sezione A: mentre le attività della Sezione B possono essere svolte anche dai professionisti della Sezione A, il triennalista trova dei limiti invalicabili in ambito diagnostico. Sebbene possa somministrare test e occuparsi dello scoring (come nel caso della scala WAIS), la sintesi psicodiagnostica e la refertazione finale rimangono competenza esclusiva dello psicologo di Sezione A. Lo stesso principio vale per il settore dei servizi alla persona: sebbene il triennalista intervenga in ambiti condivisi con altre figure (come i terapisti della riabilitazione psichiatrica), ogni atto che sfoci nella psicodiagnosi deve essere supervisionato e sottoscritto da un iscritto alla Sezione A, pena la violazione deontologica. Il Contrasto all’Abusivismo e l’Articolo 8 del Codice L'articolo 8 del Codice Deontologico impone allo psicologo un preciso dovere di vigilanza e segnalazione in merito all'esercizio abusivo della professione. Tale segnalazione deve essere inoltrata al Consiglio dell'Ordine, l’unico organo competente a investire le autorità giudiziarie per un reato che ha risvolti penali. È importante sottolineare che, sebbene le segnalazioni debbano essere documentate e non anonime, l'Ordine garantisce una procedura di segretazione per tutelare l'identità del segnalante, evitando che il timore di ritorsioni ostacoli la tutela della professione. L’abusivismo non riguarda solo soggetti esterni privi di iscrizione, ma anche dinamiche interne alla categoria: commette esercizio abusivo il triennalista che referta una diagnosi, così come lo psicologo di Sezione A che esercita la psicoterapia senza il titolo di specializzazione previsto dall'articolo 3 della legge 56/89. Per contrastare pratiche ingannevoli, specialmente nelle società multiprofessionali, la normativa impone inoltre che le ricevute fiscali specifichino l'attività svolta e il nominativo del professionista iscritto che l'ha effettivamente prestata, garantendo la piena tracciabilità del servizio ed evitando che prestazioni di competenza psicologica vengano delegate impropriamente a figure non abilitate presenti nello studio. Immagine Professionale e Riforma della Pubblicità Sanitaria Il decoro e l'immagine della professione, trattati negli articoli 39 e 40 del Codice, sono pilastri fondamentali per mantenere il rapporto di fiducia con la società. Lo psicologo ha il dovere di presentare la propria formazione e competenza con massima accuratezza in ogni sede, dal

curriculum alla presentazione diretta al cliente, poiché l'affidabilità delle professioni liberali poggia interamente sulle aspettative di serietà riflesse all'esterno. In questo contesto s'inserisce la disciplina della pubblicità sanitaria, che ha subito una profonda trasformazione con la riforma delle professioni del 2011. Precedentemente soggetta a rigidi vincoli autorizzativi (nulla osta dell'Ordine, autorizzazioni comunali, limiti stretti sui contenuti), oggi la pubblicità è stata liberalizzata: il professionista può promuovere i propri servizi e indicare le tariffe in autonomia, assumendosi la piena responsabilità della trasparenza e della verità dei messaggi. È stato eliminato l'obbligo di autorizzazione formale dell'Ordine e del Comune; ad esempio, per l'affissione di una targa muraria di dimensioni standard (come 30x40 cm), è necessaria solo l'autorizzazione condominiale per l'uso della parete, essendo quest'ultima un bene comune. Resta fermo il dovere di rispettare il decoro professionale e di evitare messaggi fuorvianti, poiché la pubblicità non è più solo un annuncio informativo, ma un atto di responsabilità diretta verso la tutela dell'immagine dell'intera comunità professionale. L'articolo 40 del Codice Deontologico regola la pubblicità professionale, imponendo che essa sia ispirata a criteri di trasparenza, veridicità e, soprattutto, decoro. Il procacciamento della clientela deve avvenire con correttezza: sono considerate contrarie alla dignità professionale pratiche squallide o meschine, come la distribuzione di volantini sui parabrezza delle auto o l'organizzazione di "lotterie" sui social network per colloqui gratuiti. Tali modalità, oltre a essere degradanti, ledono l’immagine collettiva della professione, che deve invece trasmettere affidabilità e serietà. Il professionista ha la responsabilità di presentarsi all'esterno con uno stile dignitoso, evitando messaggi ambigui o ingannevoli che possano confondere l'utenza, garantendo così il diritto del cliente a una scelta libera e informata. Un aspetto cruciale della correttezza pubblicitaria riguarda l'esposizione dei titoli accademici e delle specializzazioni, in linea con gli articoli 1 e 3 della Legge 56/89. In Italia, sono legittimi solo i titoli certificati dallo Stato e rilasciati dalle Università o da istituti autorizzati dal MUR. È fondamentale utilizzare diciture precise: un iscritto alla Sezione A può definirsi "Psicologo", ma deve prestare attenzione a titoli come "Psicologo clinico". Quest'ultimo è riservato a chi ha conseguito una specializzazione universitaria quinquennale in Psicologia Clinica; chi ha semplicemente un indirizzo di laurea magistrale in ambito clinico dovrebbe utilizzare formule come "Psicologo con indirizzo clinico" per non ingenerare confusione con lo specialista. Le specializzazioni in psicoterapia, invece, permettono l'uso del titolo di "Psicoterapeuta" e derivano da percorsi quadriennali o quinquennali presso scuole universitarie o private riconosciute, le quali abilitano automaticamente all'esercizio della psicoterapia poiché includono i 60 CFU necessari. Le scuole di specializzazione di area psicologica (come Psicologia Clinica, Neuropsicologia o Psicologia del Ciclo della Vita) sono percorsi post-laurea magistrale a posti limitati che, dal 2018, beneficiano anche di borse di studio, sebbene attualmente di entità inferiore rispetto a quelle mediche. Accanto a questi titoli certi, il mercato offre Master di primo e secondo livello: è essenziale distinguere tra quelli universitari, che hanno valore legale e accademico come titoli certificati, e quelli erogati da enti privati. Questi ultimi, pur essendo percorsi formativi qualificanti che arricchiscono il curriculum e le competenze del professionista (e che possono essere menzionati per attestare la propria esperienza ai sensi dell'Art. 39), non costituiscono "titoli" riconosciuti dallo Stato. La pubblicità deve dunque specificare

indicare il prezzo delle prestazioni per favorire la trasparenza e la concorrenza, ma la comunicazione non deve mai assumere toni commerciali aggressivi.

  • Social Media: L'uso dei canali social per "svendere" la professione (come nel caso citato delle lotterie o dei messaggi squallidi) configura una violazione del decoro. Il messaggio pubblicitario deve essere sempre tracciabile: anche online è bene che il professionista si presenti con nome, cognome e numero di iscrizione all'Albo, permettendo al cliente di verificare la veridicità dei titoli vantati. Trasparenza Tariiaria e Pattuizione del Compenso Con l'abolizione dei tariffari minimi, il legislatore ha inteso favorire il libero mercato, lasciando alla "dialettica tra professionista e cliente" la definizione del compenso. Tuttavia, la pubblicità del costo non deve diventare uno strumento di svalutazione della professione. La pattuizione deve essere chiara sin dall'inizio del rapporto professionale (consenso informato e preventivo economico), garantendo che il cliente non trovi ambiguità tra quanto pubblicizzato e quanto effettivamente richiesto. In questo modo, l'etica e la concorrenza si integrano: il professionista è libero di promuoversi anche attraverso il prezzo, purché tale scelta non comprometta la qualità della prestazione e il decoro richiesto a una figura sanitaria.