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La Depressione Infantile: Cause, Sintomi e Fattori di Rischio - Prof. La Grutta, Sbobinature di Psicopatologia

sbobina lezione su depressione infantile

Tipologia: Sbobinature

2020/2021

Caricato il 06/05/2024

valentina-rossi-32
valentina-rossi-32 🇮🇹

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La depressione infantile.
Le persone che hanno delle malattie mentali vengono generalmente escluse, perché si ha
paura della malattia mentale, in quanto, coinvolgendo la mente, si coinvolge anche
l'ambiente in cui quella determinata persona è inserita.
Ma trascurare la sofferenza produce a sua volta sofferenza, una percezione di disperazione,
di non essere ascoltati e compresi. ?
Melanie Klein si occupò di bambini traumatizzati dalla Seconda guerra mondiale. È la prima
psicoanalista a trattare bambini con metodo psicoanalitico, che consiste nel farli esprimere
attraverso le due cose che i bambini fanno con naturalezza: il gioco e il disegno.
Attraverso l’esperienza con questi bambini la Klein rielabora la teoria dello sviluppo di
freud dove nella prima fase dello sviluppo il bambino è espressione della mente della madre,
sappiamo infatti che è proprio il caregiver che insegna implicitamente al bambino a pensare.
In questo momento per il bambino non vi ha ancora una separazione dalla madre, bensì un
vivere la madre in toto.
Ma ad un certo punto però la madre comincia ad allontanarsi e ad uscire da quella che
Winnicot chiamava fase della “preoccupazione materna primaria”, allontanamento che
genera nel bambino un senso abbandonico e una mozione di aggressività. Il bambino si
chiede come possa essere aggressivo e distruttivo verso chi lo aiuta e lo sostiene; avviene
quindi che attraverso la posizione depressiva, ovvero la riflessione su di sé, il bambino
accetti le sue istanze aggressive, accetti il necessario allontanamento dalla madre e si renda
conto che la madre è fonte di aspetti positivi ma anche fonte di sofferenza.
Questa considerazione avvia il bambino verso una condizione di depressività, caratteristica
di tutta la vita. Ed è proprio questa atmosfera che la Klein definisce depressiva. Lo sviluppo
è infiltrato da aspetti depressivi: è il dolore per ciò che ci lascia che giustifica un ambiente
depressivo, così come è il piacere per ciò che ci raggiunge che lo fa superare.
Questa sorta di base è depressiva si può evolvere in uno sviluppo normativo o in uno
sviluppo anomalo (disturbi affettivi, disturbi del sonno, disturbi dell'attaccamento).
Perché la salute mentale deve avere come oggetto non solo il bambino ma l'intera
famiglia? Avviene una trasmissione implicita di quelle che sono situazioni di trauma,
dolore, difficoltà, che attraversano i genitori. Ci sono degli scritti in merito a questo tema
che parlano del cosiddetto trauma trans generazionale, legati al trauma della Shoah: gli esiti
del trauma dei sopravvissuti alla Shoah invadono tutte le generazioni successive; non
importa aver vissuto il trauma si può soffrire di un trauma che non è stato vissuto in prima
persona ma che è stato vissuto dal caregiver.
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La depressione infantile.

Le persone che hanno delle malattie mentali vengono generalmente escluse, perché si ha paura della malattia mentale, in quanto, coinvolgendo la mente, si coinvolge anche l'ambiente in cui quella determinata persona è inserita. Ma trascurare la sofferenza produce a sua volta sofferenza, una percezione di disperazione, di non essere ascoltati e compresi.? Melanie Klein si occupò di bambini traumatizzati dalla Seconda guerra mondiale. È la prima psicoanalista a trattare bambini con metodo psicoanalitico, che consiste nel farli esprimere attraverso le due cose che i bambini fanno con naturalezza: il gioco e il disegno. Attraverso l’esperienza con questi bambini la Klein rielabora la teoria dello sviluppo di freud dove nella prima fase dello sviluppo il bambino è espressione della mente della madre, sappiamo infatti che è proprio il caregiver che insegna implicitamente al bambino a pensare. In questo momento per il bambino non vi ha ancora una separazione dalla madre, bensì un vivere la madre in toto. Ma ad un certo punto però la madre comincia ad allontanarsi e ad uscire da quella che Winnicot chiamava fase della “preoccupazione materna primaria”, allontanamento che genera nel bambino un senso abbandonico e una mozione di aggressività. Il bambino si chiede come possa essere aggressivo e distruttivo verso chi lo aiuta e lo sostiene; avviene quindi che attraverso la posizione depressiva, ovvero la riflessione su di sé, il bambino accetti le sue istanze aggressive, accetti il necessario allontanamento dalla madre e si renda conto che la madre è fonte di aspetti positivi ma anche fonte di sofferenza. Questa considerazione avvia il bambino verso una condizione di depressività, caratteristica di tutta la vita. Ed è proprio questa atmosfera che la Klein definisce depressiva. Lo sviluppo è infiltrato da aspetti depressivi: è il dolore per ciò che ci lascia che giustifica un ambiente depressivo, così come è il piacere per ciò che ci raggiunge che lo fa superare. Questa sorta di base è depressiva si può evolvere in uno sviluppo normativo o in uno sviluppo anomalo (disturbi affettivi, disturbi del sonno, disturbi dell'attaccamento). Perché la salute mentale deve avere come oggetto non solo il bambino ma l'intera famiglia? Avviene una trasmissione implicita di quelle che sono situazioni di trauma, dolore, difficoltà, che attraversano i genitori. Ci sono degli scritti in merito a questo tema che parlano del cosiddetto trauma trans generazionale, legati al trauma della Shoah: gli esiti del trauma dei sopravvissuti alla Shoah invadono tutte le generazioni successive; non importa aver vissuto il trauma si può soffrire di un trauma che non è stato vissuto in prima persona ma che è stato vissuto dal caregiver.

Margaret Mahler era allieva della Klein, affermava che il bambino vince 3.quando inizia ad esplorare il mondo e può entrare in contatto con situazioni di difficoltà. Di fronte a tali situazioni il bambino torna dalla mamma che dovrebbe consolarlo e “ricaricarlo” emotivamente per poi, però, rilanciarlo nel mondo esterno. Questo è un altro aspetto fondamentale: lo sviluppo è come una sorta di oscillazione, si va avanti e poi si torna indietro per recuperare qualcosa, si torna indietro per avere una ricarica emotiva. Qual è la differenza tra depressività e depressione? La depressività è un’atmosfera, una condizione fisiologica che fa parte dello sviluppo e ci accompagna per tutta la vita, a partire da un anno e mezzo-due anni di età. La depressione invece è una condizione clinica, la condizione che è espressione del fallimento di poter reggere la depressività. Quanto più siamo abituati a conoscere l'ambiente depressivo, tanto più saremo in grado di gestirlo e di comprenderlo. Nell'adulto, la depressione consiste in una deflessione del tono dell'umore, una tristezza invincibile che si associa ad un rallentamento psicomotorio e al rallentamento del flusso delle idee; insieme a tutto ciò si osserva anche il cosiddetto senso di colpa. Il bambino non può raccontare cosa sente, non avendo ancora acquisito un linguaggio tale che gli consenta di farlo; ma non si tratta solo di un problema di linguaggio ..si tratta anche di un problema di sviluppo della mente, questo rende più difficile la diagnosi di depressione infantile. La depressione infantile è spesso sottovalutata poiché si è applicata una versione adultomorfa del disturbo, fondata su sintomatologia e meccanismi intra psichici complessi, come: vergogna, tristezza, senso di colpa. Nel bambino e nell'adolescente in effetti non potrà mai realizzarsi la depressione con le caratteristiche riconosciute nell'adulto, perché manca la capacità di auto comprendersi e descriversi come depresso e manca anche la capacità introspettiva.

Criteri diagnostici. Il bambino può essere depresso senza mostrare sintomi evidenti a

livello emotivo. I sintomi somatici e psicomotori prevalgono nelle fasi più precoci (disturbi nell'evacuazione, coliche, disturbi dell'alimentazione, disturbi da deficit dell'attenzione, iperattività) seguono i sintomi relativi all'apprendimento e all'ansia da separazione e, nell'adolescenza, le alterazioni della condotta. Riprendendo gli studi più significativi si possono individuare dei criteri specifici in base a tre fasce di età: -da 0 a 2 anni: protesta, piagnucolio, apatia, disturbi alimentari o disturbi del sonno, ritardo staturo ponderale, assenza di reazioni all’estraneo.

  • dai 3 ai 5 anni: mancanza di spontaneità, tristezza e rallentamento psicomotorio, sguardo spento, inibizione verso le gratificazioni, fobie, manifestazioni auto aggressive, attaccamento morboso al genitore, disturbi del sonno, coliche, cefalee.

di speranza). Prevale un senso di rassegnazione verso le esperienze di dolore fisico e mentale. SINTOMI DELLA DEPRESSIONE NELL’ADOLESCENTE

. rallentamento psicomotorio (chiamato effetto depressivo di base) . segni fisici (disturbi alimentari e del sonno) . tristezza e disinteresse (autoisolamento, pianto immotivato) . agitazione e angoscia (aggressività contro sé e gli altri, assunzione di sostanze stupefacenti, comportamenti delinquenziali e suicidari) . autosvalutazione DIFFERENZE CON L’ADULTO DEPRESSO L’adolescente non presenta mai la “maschera depressiva”, raramente si dichiara triste..ma dice che si annoia, che ha la testa vuota. Tende a rifiutare l’aiuto con atteggiamento ostile e indifferente, dichiarando di non aver bisogno di nulla. In certi momenti della giornata può recuperare la vivacità e la gestualità. L’ostilità, l’indifferenza l’assenza dell’espressione di tristezza.. sono caratteristiche che possono trarre in inganno il clinico e gli operatori che non lavorano abitualmente con gli adolescenti.