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Descrizione sintetica dei batteri e protozoi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La clamidia è una delle infezioni sessualmente trasmesse più comuni ed è possibile venire contagiati attraverso i rapporti sessuali: vaginali, anali, orali. È da notare che l’infezione rimane locale, circoscritta cioè alla zona in cui avviene il contagio e solo con i contatti in quel distretto corporeo può avvenire la trasmissione; se per esempio un uomo ne è affetto a livello del pene, potrà contagiare il/la partner: in gola in caso di rapporti orali, a livello vaginale in caso di rapporto vaginale, a livello anale in caso di rapporto anale. Essendo la mucosa anale e vaginale separate da una piccola distanza (perineo) non è impossibile un contagio della mucosa vicina. Non è necessario che avvenga l’eiaculazione affinché si verifichi la trasmissione della malattia,è infatti sufficiente il contatto tra le mucose. Può infine essere trasmessa dalla mamma al bambino al momento del parto, sotto forma di: infezione oculare (congiuntivite, possibile anche negli adulti per contatto con secrezioni infette) o polmonare (polmonite).
Può colpire qualsiasi soggetto sessualmente attivo, anche se sembra essere particolarmente diffusa nelle ragazze più giovani, probabilmente
anche a causa del numero di partner che, insieme al mancato utilizzo del preservativo, aumenta il rischio di contrarre l’infezione.
La chlamydia è spesso descritta come un’infezione “silenziosa”, perché purtroppo la maggior parte dei soggetti infetti (uomini e donne) sono asintomatici e non presentano anomalie nemmeno in caso di visita di controllo; alcuni lavori di ricerca stimano che solo il 10% degli uomini e il 5-30% delle donne con infezione confermata sviluppano sintomi. Il periodo d’incubazione della clamidia non è chiaro, ma alla luce del ciclo di replicazione relativamente lento del microrganismo i sintomi possono non comparire fino a diverse settimane dopo l’esposizione (ovviamente solo nei soggetti che li svilupperanno).
Nelle donne contagiate a livello vaginale i batteri inizialmente infettano la cervice (la parte terminale dell’utero, che sporge in vagina), dove l’infezione può causare segni e sintomi tipici di cervicite, come ad esempio: perdite vaginali muco-purulente, dolore durante i rapporti (dispareunia). sanguinamento. Possono talvolta arrivare a contagiare anche l’uretra, il canale da cui viene espulsa l’urina, con i sintomi tipici dell’uretrite: presenza di pus nelle urine (piuria), difficoltà e dolore durante la minzione, aumento della frequenza di minzione. L’infezione può diffondersi dalla cervice fino al tratto riproduttivo superiore (ossia utero e tube di Falloppio) causando la malattia infiammatoria pelvica (PID), che può essere a sua volta asintomatica o con sintomi tipici (dolore pelvico e/o addominale), ma invariabilmente pericolosa per la fertilità della donna.
Gli uomini che diventano sintomatici mostrano i sintomi tipici dell’uretrite, con perdite uretrali di muco e fastidi durante la minzione.
Molti uomini contagiati dalla gonorrea sono e rimangono asintomatici, ossia non presentano alcun sintomo; quando presenti i segni e i sintomi dell’infezione uretrale includono Disturbi della minzione Perdite dal pene. Nel caso in cui subentri anche un’epididimite, ossia un’infezione dell’epididimo (un piccolo canale percorso dagli spermatozoi durante l’eiaculazione), il paziente può lamentare anche dolore e gonfiore testicolare e scrotale.
La maggior parte delle donne con gonorrea non presenta alcun sintomo e, anche quando presenti, questi sono spesso così lievi e aspecifici da venire scambiati per disturbi più comuni come una cistite o un’infezione vaginale. Tra i sintomi possono infatti comparire: disturbi e difficoltà ad urinare, perdite vaginali
I sintomi dell’ infezione rettale in uomini e donne possono presentarsi attraverso la comparsa dei sintomi tipici della proctite, quali ad esempio perdite, prurito anale dolore, sanguinamento o dolori intestinali, ma più spesso rimane del tutto asintomatica.
Un’infezione da gonorrea non trattata può causare complicazioni gravi e permanenti all’apparato riproduttivo, sia maschile che femminile; a causa della diffusione di ceppi resistenti a tutti gli antibiotici, questa considerazione potrebbe avere nel prossimo futuro conseguenze drammatiche. Nelle donne la gonorrea può diffondersi fino all’utero a alle tube di Falloppio, dove è in grado di causaremalattia infiammatoria pelvica (PID), con sintomi più o meno gravi, ma soprattutto con la possibilità di danneggiare in modo irreparabile le tube e causare così infertilità. Può inoltre aumentare il rischio di gravidanza ectopica. Negli uomini la gonorrea può essere complicata dalla comparsa di epididimite, che in rari casi può essere causa di infertilità.
Gravidanza Per le donne incinte, la gonorrea non curata aumenta il rischio di: aborto spontaneo nascita prematurabasso peso alla nascita, rottura prematura delle acque. Può inoltre contagiare il neonato al momento del parto, esponendolo al rischio di gravi complicazioni, tra cui: cecità, infezione delle articolazioni, infezione sangue pericolosa per la vita. Diagnosi
ingresso del virus nell’organismo, quindi normalmente a livello a genitale, e talvolta può passare inosservata. La durata è di circa 3-6 settimane, dopodiché va incontro a guarigione spontanea anche in assenza di trattamento, ma in questo caso l’infezione può progredire verso la forma secondaria.
Il secondo stadio inizia di norma settimane o mesi dopo la comparsa del sifiloma iniziale. I batteri della sifilide entrano nel sangue e questa si estende a tutto il corpo, causando sintomi molto diversi, che potrebbero essere: esantema fugace di natura congestizia (piccole ombre rosse), FEBBRE MAL DI TESTA PERDITA DI PESO MAL DI GOLA DOLORE AI MUSCOLI DOLORE ALLE ARTICOLAZIONI INGROSSAMENTO LINFONODI Non compare PRURITO ALOPECIA L’esantema della sifilide secondaria potrebbe manifestarsi sulle palme e sulle piante dei piedi, sulle braccia e sulle gambe; si tratta nella maggior parte dei casi di macchie rosse rotondeggianti, ma sono possibili manifestazioni anche leggermente diverse o addirittura così leggere da passare inosservate. Macchie della pelle grige o bianche simili a una VARRUCA, chiamate sifilodermi, potrebbero apparire nelle aree umide intorno alla bocca, all’ano e alla vagina. Queste lesioni sono piene di batteri e molto contagiose. Nel secondo stadio, la sifilide potrebbe colpire, anche il fegato, i reni e gli occhi, o causare MENINGITE. I sintomi della sifilide secondaria scompaiono spontaneamente dopo poche settimane ma, nonostante quest’apparente guarigione, in assenza di un’adeguata terapia l’infezione potrebbe avanzare verso il terzo stadio. In alcuni casi, sia il primo che il secondo stadio, possono essere del tutto asintomatici.
La fase latente (nascosta) della sifilide è il nome dato a un periodo di tempo in cui non ci sono segni o sintomi visibili, ma senza trattamento la persona infetta continuerà ad essere contagiosa. Questa fase può durare in alcuni casi anche per anni, prima di progredire verso la forma terziaria.
I sintomi del terzo stadio potrebbero comparire anche a 10-30 anni di distanza , ma possono diventare fatali. L’infezione può colpire numerosi organi e apparati, tra cui cervello, nervi, occhi, cuore, vasi sanguigni, fegato, ossa, articolazioni. Il metodo d’elezione per la diagnosi di sifilide è il riconoscimento microscopico del Treponema pallidum, ma si tratta di una tecnica poco diffusa, in quanto normalmente è preferibile affidarsi ad esami del sangue. Le analisi del sangue possono essere classificate in: test non treponemici
L’infezione aumenta il rischio di contagio da HIV, ovviamente solo nel caso di rapporti con partner che ne sono affetti, e aumenta il rischio di contagiare il partner nel caso in cui paziente con sifilide sia sieropositivo. La sifilide, se non adeguatamente curata, può comportare gravi problemi di salute e danni, anche permanenti, a: occhi, grandi vasi sanguigni, cuore ossa, sistema nervoso centrale (neurosifilide). la cura consiste nella somministrazione di antibiotici; la terapia è tanto più efficace quanto più la diagnosi è precoce. Oltre a seguire il trattamento farmacologico il paziente dovrà astenersi dall’avere rapporti sessuali
Circa il 70% dei soggetti colpiti non manifesta alcun disturbo, mentre nei restanti pazienti i sintomi potrebbero andare e venire nel tempo; in assenza di trattamento l’infezione potrebbe persistere per mesi o anni.
Nelle donne i sintomi dell’infezione sono molto più frequenti rispetto all’uomo e di solito compaiono da 5 a 28 giorni dopo l’esposizione provocando: perdite vaginali schiumose, di colore verdastro o giallastro e dall’odore forte, dolori durante i rapporti sessuali e la minzione, irritazione o prurito nella zona dei genitali, raramente dolore al basso ventre.
La maggior parte degli uomini affetti da tricomoniasi non avverte alcun sintomo; quando presenti questi consistono in: senso di irritazione all’interno del pene, piccole perdite biancastre dal pene, leggero bruciore dopo la minzione o l’eiaculazione, necessità di urinare più frequentemente del solito, dolore, gonfiore e arrossamento intorno alla testa del pene (balanite) o prepuzio (balanopostite).
Nelle donne incinte la tricomoniasi può causare la rottura prematura delle membrane e conseguente parto pretermine. L’infiammazione genitale causata dalla tricomoniasi può aumentare il rischio di contrarre/trasmettere l’infezione da HIV e altre malattie sessualmente trasmesse.
Per diagnosticare la tricomoniasi il medico si avvale della visita e di un esame di laboratorio.Nelle donne la visita ginecologica può evidenziare la presenza di piccole ulcerazioni arrossate sulle pareti vaginali o sulla cervice, mentre gli esami di laboratorio vengono effettuati su un campione di fluido vaginale o uretrale e mirano ad isolare il parassita che provoca la malattia.Il parassita è più difficile da individuare negli uomini che nelle donne.
La tricomoniasi viene in genere curata con il metronidazolo, un farmaco con obbligo di ricetta che viene somministrato per via orale in un’unica dose e che può essere usato anche in gravidanza. Negli uomini infetti i sintomi potrebbero scomparire nel giro di alcune settimane, senza alcuna terapia; si sottolinea che l’uomo infetto, anche se non ha mai avvertito alcun sintomo o se i sintomi sono scomparsi, può continuare a infettare le sue partner finché non viene curato.In ultima analisi è quindi consigliabile curare contemporaneamente entrambi i partner, per eliminare il parassita. I pazienti che seguono una terapia per la tricomoniasi dovrebbero inoltre astenersi dai rapporti sessuali fino a quando entrambi i partner non abbiano completato la terapia e i sintomi non siano spariti in entrambi.In caso di nuovo contatto con il parassita è ovviamente possibile andare incontro a un nuovo contagio, in altre parole non c’è acquisizione di immunità verso l’infezione.