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Devianza e controllo sociale: Distinzione tra problemi sociali e sociologici - Prof. Petti, Appunti di Sociologia della devianza

La distinzione tra problemi sociali e problemi sociologici, con un focus sulla devianza e il controllo sociale. Sui problemi sociali come attività da affrontare con gruppi di pressione, l'approccio sociologico alla criminalità e il controllo sociale interno e esterno. Viene inoltre analizzato il concetto di prestigio sociale, anomia e il ruolo della scuola nella comprensione del comportamento sociale.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 16/01/2024

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amanda-rimini 🇮🇹

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DEVIANZA E CONTROLLO
08 marzo 2023
Materia centrale di altre discipline, quella centrale la sociologia. Anzi la sociologia della devianza attinge
delle terminologie e concetti importanti, infatti possiamo dire che la devianza sia una caratteristica della
sociologia.
Anche nel diritto ritroviamo il tema della devianza, oppure nella pedagogia o nella psichiatria. Materia che si
basa sulla devianza e sul crimine è la criminologia.
Un aspetto molto importante è di definire il campo della devianza e del crimine: da che punto di vista ne
parliamo? Non esistono discipline unificanti che possono parlare in termini generali della devianza, per
questo ne abbiamo citate così tante.
Distinzione necessaria per far capire il punto di vista: problemi sociali vs problemi sociologici.
- Problemi sociali: attività attraverso cui i governi, i media, l’assistenza pubblica o altro sono organi sul
quale è necessario intervenire. Esempi di problemi sociali sono l’immigrazione, la violenza alle
donne, ai bambini ecc. questi problemi sono da affrontare con gruppi di pressione.
- Problemi sociologici: quesiti attraverso cui la sociologia cerca di dare delle risposte.
Nel nostro corso attraverseremo la devianza non per risolvere i problemi ma per definire e ridefinire l’ordine
sociale e i suoi possibili nemici e capire quando emerge una devianza. Affronteremo quindi la devianza da
un punto di vista sociologico.
Chi abitualmente si occupa della devianza descrive il crimine sempre più in aumento e che si diffonda
nonostante le spese che si dedicano per contrastarlo. Inoltre si richiede un più massiccio impegno della
polizia.
Es. violenza sulle donne: ogni strumento messo in campo sembra non sufficiente rispetto alla diffusione di
questo fenomeno, quindi si tenta di risolvere con polizia più specializzata e punizioni diverse.
Spesso c’è una convergenza tra chi è interessato alla risoluzione dei problemi e chi li studia. Sociologia
correzionale. Molti si concentrano solo sulla risoluzione dei problemi quindi si soffermano sulle cause del
comportamento deviante. Questo approccio ci fa perdere alcune informazioni
Centro dello studio è la soluzione a determinati problemi quindi scoprire le cause del comportamento
criminale.
Concentrare l’attenzione del sociologo sulla risoluzione del problema, questo significa accettazione acritica
delle norme e dei valori dominanti che definiscono certi problemi come tali. Sarebbe un errore per un
sociologo partire dalla definizione che le istituzioni danno di quel determinato fenomeno; dovrebbe
studiarlo e non aderire ad es. all’etichetta di immigrazione come problema.
Es. naufragio colpa degli scafisti dare colpa agli scafisti significa ignorare le trasformazioni economiche, le
dominazioni, le territorialità geografiche. Corretta postura sociologica è indagare questi affetti e ricercarne
conferme non darle per vere solo perché il governo lo considera come un problema.
Andando a considerare i soggetti interessati come oggetti di ricerca si perdono serie di elementi che ci
richiamano a un diverso modo di vedere le cose.
Vedere le immigrazioni come qualcosa di criminale non aiuta, perché l’immigrazione è sempre esistita e
favorisce pensieri come scambio culturale ecc. ci fa perdere possibili nuovi modi di vedere fenomeni sociali
perché etichettato da altri come negativo. Trascura il carattere socialmente costruito del crimine a cui
proprio questi discorsi lo alimentano.
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Scarica Devianza e controllo sociale: Distinzione tra problemi sociali e sociologici - Prof. Petti e più Appunti in PDF di Sociologia della devianza solo su Docsity!

DEVIANZA E CONTROLLO

08 marzo 2023 Materia centrale di altre discipline, quella centrale la sociologia. Anzi la sociologia della devianza attinge delle terminologie e concetti importanti, infatti possiamo dire che la devianza sia una caratteristica della sociologia. Anche nel diritto ritroviamo il tema della devianza, oppure nella pedagogia o nella psichiatria. Materia che si basa sulla devianza e sul crimine è la criminologia. Un aspetto molto importante è di definire il campo della devianza e del crimine: da che punto di vista ne parliamo? Non esistono discipline unificanti che possono parlare in termini generali della devianza, per questo ne abbiamo citate così tante. Distinzione necessaria per far capire il punto di vista: problemi sociali vs problemi sociologici.

  • Problemi sociali: attività attraverso cui i governi, i media, l’assistenza pubblica o altro sono organi sul quale è necessario intervenire. Esempi di problemi sociali sono l’immigrazione, la violenza alle donne, ai bambini ecc. questi problemi sono da affrontare con gruppi di pressione.
  • Problemi sociologici: quesiti attraverso cui la sociologia cerca di dare delle risposte. Nel nostro corso attraverseremo la devianza non per risolvere i problemi ma per definire e ridefinire l’ordine sociale e i suoi possibili nemici e capire quando emerge una devianza. Affronteremo quindi la devianza da un punto di vista sociologico. Chi abitualmente si occupa della devianza descrive il crimine sempre più in aumento e che si diffonda nonostante le spese che si dedicano per contrastarlo. Inoltre si richiede un più massiccio impegno della polizia. Es. violenza sulle donne: ogni strumento messo in campo sembra non sufficiente rispetto alla diffusione di questo fenomeno, quindi si tenta di risolvere con polizia più specializzata e punizioni diverse. Spesso c’è una convergenza tra chi è interessato alla risoluzione dei problemi e chi li studia. Sociologia correzionale. Molti si concentrano solo sulla risoluzione dei problemi quindi si soffermano sulle cause del comportamento deviante. Questo approccio ci fa perdere alcune informazioni Centro dello studio è la soluzione a determinati problemi quindi scoprire le cause del comportamento criminale. Concentrare l’attenzione del sociologo sulla risoluzione del problema, questo significa accettazione acritica delle norme e dei valori dominanti che definiscono certi problemi come tali. Sarebbe un errore per un sociologo partire dalla definizione che le istituzioni danno di quel determinato fenomeno; dovrebbe studiarlo e non aderire ad es. all’etichetta di immigrazione come problema. Es. naufragio colpa degli scafisti  dare colpa agli scafisti significa ignorare le trasformazioni economiche, le dominazioni, le territorialità geografiche. Corretta postura sociologica è indagare questi affetti e ricercarne conferme non darle per vere solo perché il governo lo considera come un problema. Andando a considerare i soggetti interessati come oggetti di ricerca si perdono serie di elementi che ci richiamano a un diverso modo di vedere le cose. Vedere le immigrazioni come qualcosa di criminale non aiuta, perché l’immigrazione è sempre esistita e favorisce pensieri come scambio culturale ecc. ci fa perdere possibili nuovi modi di vedere fenomeni sociali perché etichettato da altri come negativo. Trascura il carattere socialmente costruito del crimine a cui proprio questi discorsi lo alimentano.

Non possiamo pensare a soluzioni che affrontano il tema in modo superficiale. Nelle immigrazioni non bisogna condannare esclusivamente gli scafisti. A volte i giuristi amano chiamarli boat driver, quindi qual è il confine? Se partiamo dall’idea dello scafista come criminale si perdono tante informazioni: talvolta, sono le famiglie che si organizzano e decidono di prendere una barca per emigrare. Questo carattere collezionale fa confusione tra fini e contenuti della disciplina. Questa confusione ha creato problemi nello studio del crimine. Inserire temi di carattere sociologico ha contribuito a umanizzare l’approccio al crimine e hanno alimentato una serie di professioni volte a trattare tutta quella serie di comportamenti che creavano problemi sociali e di ossessivo interesse. La sociologia arriva quindi a espandere il concetto di crimine ad altri comportamenti, quindi nel mare magnum dei comportamenti devianti rientra anche i crimine. L’idea di recludere tutti questi soggetti in unico tema non esiste perché sono temi che si arrotolano uno sull’altro e cercano di spiegare un nuovo ordine sociale che controlla molti più comportamenti rispetto al passato. La necessità di organizzare e controllare tutti quei comportamenti che mettono in discussione l’ordine sociale = diritto penale. Noi non ci porremo nell’ottica risolutiva ma di come le scienze sociali abbiano dato una serie di risposte su come si trasforma l’ordine sociale con l’esistenza del crimine e della devianza. Dal punto di vista della definizione, la devianza è un comportamento che si discosta dalle aspettative collaudate da un gruppo ma per essere definita tale necessita di elementi minimi (nel perimetro sociologico): esistenza autore o gruppo di soggetti, una violazione o con comportamento che si qualifica come eccezionale rispetto alle norme qualificate o radicate in una società, reazione che può essere diversificata che produce effetti nell’attore sociale o nei gruppi. Aspetti da analizzare:

  • Devianza: è una proprietà conferita da qualcun altro, qualcuno deve definire deviante qualcuno. Di per se non esistono persone devianti, sono ruoli che vengono attribuiti attraverso l’interazione con la società. Es. tutti quelli con i capelli rossi sono una minoranza rispetto ai mori, biondi ma ciò non basta. Essere minoritario non è sufficiente ad essere considerato deviante, serve una reazione sociale. Comportamento deviante: dare la morte a qualcuno. È considerato deviante dare la morte in qualsiasi caso? Eutanasia, aborto, difesa ecc. no. Se un poliziotto desse la morte alla moglie, questo sarebbe considerato chiaramente deviante, anche per motivi di carattere storico e sociale. Fino al’89, l’abuso sessuale era oltraggio al pudore, non criminoso, non violazione della persona. La criminalità varia nel tempo, alcuni comportamenti considerati normali in alcuni contesti non lo sono in altri. Subculture delle droghe, alcolisti, fumatori tollerano maggiormente alcuni comportamenti devianti. Prestigio sociale: pensare a quanti comportamenti devianti vengono svolti da persone di potere e vengono giustificati. Es. parlamentari che hanno in corso dei processi, ciò non ci fa pensare di loro come un criminale. È relativo rispetto allo status e alle possibilità di difesa. Cosa intendiamo per norme? Le norme possono essere prescrittive (obblighi: dovete mettere le cinture di sicurezza), proscrittive (divieti). Norme sociali con valenza giuridica che sono formulate attraverso un iter ben preciso, si formano attraverso una serie di comportamenti ripetuti.

Lo scarto tra il conosciuto e il non conosciuto è uno degli elementi centrali e allora rispetto ai dati raccolti ci sono differenti approcci da parte degli studiosi:

  • Approccio
  • Approccio costruttivista: dati che non rispecchiano affatto il reale di cui ci si serve per dare spiegazioni I dati secondo una legge di Sellin perdono di consistenza man mano che ci allontaniamo dal reato. Avremo un momento in cui avviene il reato ma poi deve seguire un’indagine o una denuncia e poi presentarla alla magistratura, la quale decide se procedere o meno. Ma il fatto che ci sia un processo non significa che ci sia un condannato e di queste persone tra l’altro non è detto che ci sia qualcuno che vada in carcere. La criminalità viene raccolta in determinate statistiche: statistiche giudiziarie, sulla delittuosità, sui procedimenti penali, sulle condanne e su chi va nei penitenziari. Sono tutti dati costruiti che non possono darci una reale idea del fenomeno. Ricapitolando: se io ho 300 furti denunciati alla polizia, man mano che proseguo in questo imbuto avrò sempre meno numeri ma più indizi. Inoltre spesso le autorità decidono di chiudere un occhio rispetto a crimini di minore importanza o verso minori al quale non vogliono rovinare la vita macchiandogli la fedina penale. In questo senso le statistiche servono e anche no, tutt’al più ci dicono il comportamento. Tornando ai nostri paradigmi possiamo dire qualcosa di più: ciascuno dei paradigmi ha una sua lettura della devianza che è influenzata oltre che dalle trasformazioni sociali, storiche e economiche anche da indagini di carattere qualitativo e quantitativo, in questo senso l’immagine del deviante può essere visto come eroico, come positivo non solo negativo. Conclusione: se vediamo i due concetti di devianza e controllo possiamo considerarli sentinelle del comportamento sociale. Accolgono come certi ruoli di criminali e devianti possono evolversi nel tempo: in una società molto conformista anche i comportamenti sessuali saranno considerati devianti. La devianza e il crimine sono stati per molto tempo veicolo di consenso per questo sono nel dibattito pubblico di molte campagne elettorali. 15 marzo 2023 Ci sono differenti prospettive e la società si basa su varie culture che possono entrare in conflitto. Ci concentreremo sulle modalità di ricerca inerenti al crimine (prigioni ecc.). Le metodologie sulla devianza sono molto simili: le statistiche ci permettono di vedere i dati raccolti in maniera più discutibile e meno attendibile perché subentrano altri fattori. Il tipo di rilevazione tende a guardare sempre certe categorie che non prevede tutti i reati, solo alcuni. Ad es. per quanto riguarda i disturbi psichiatrici alcuni si rivolgeranno a centri pubblici e altri a centri privati in cui non viene registrato il disturbo a livello pubblico. Il periodo determina cosa è criminale o deviante, per questo vediamo i paradigmi come una narrazione del crimine che non sempre è applicabile a tutti i luoghi e tempi. Abbiamo due teorie pre-sociologiche radicate in molti sistemi, tra cui il nostro. In Italia abbiamo due grandi scuole: la scuola giuridica dal punto di vista criminologica e la scuola positivista. Entrambe fanno parte del tessuto del nostro sistema penale. La prima possiamo collocarla al periodo illuminista (1700) e rappresenta un modo completamente diverso di vedere la pena, gli autori erano dei riformatori che cercavano di dare alla pena un’origine non di vendetta.

Sono tre le grandi innovazioni di questa scuola: diversa definizione dell’individuo di fronte alla legge, idea che ci sono dei diritti intrinsechi nell’essere umano e un ordine sociale che mira a togliere le disuguaglianze e una diversa concezione della pena. La società del tempo era volta a garantire la sicurezza esterna e interna attraverso la violenza ma via via si andò diffondendosi un’idea più liberale. Nel caso del contratto sociale di Lock vediamo esserci dei diritti fondamentali quali la vita, la libertà e la proprietà privata. Lock pensava esistessero anche tre problemi: dispotico, paterno e politico. L’uomo razionale era colui che sapeva gestire il proprio patrimonio e avere valori morali. Nello stato moderno vanno a centralizzarsi e a organizzarsi i concetti di vita privata e vita pubblica, lavorativa. Nascono istituzioni dove gli individui vengono forgiati come soggetti nuovi, come lavoratori. In una società in cui esisteva la schiavitù, il carcere esisteva già ma era solo luogo di transizione alla vera pena, come le torture. Nel momento in cui la libertà diventa un diritto fondamentale, nasce l’idea della concezione del carcere moderno e della pena. Carcere: opportunità di forgiare nuove forze lavoro. Siamo in una sorta di paradosso, lo stato forgiato sotto un punto di vista moderno si pone il problema di rendere razionali i propri cittadini secondo quello che era il prototipo del cittadino modello. L’idea di relazionarsi con gli altri in maniera sana era intrinseco nella pena: un modo di apprendere le regole attraverso la pena  la pena deve essere utile a modificare il soggetto, a renderlo migliore. Panottico: l’idea della struttura carceraria panottica è arrivata fino a noi. Come si giunge alla disciplina e autodisciplina? Le celle sono posizionate in modo tale da non permettere ai prigionieri di sapere se sono osservati o meno, per questo motivo subentra l’autodisciplina. Tutti gli individui titolari di diritto sono liberi di decidere se rispettare o meno le regole. La pena quindi è un modo per razionalizzare il soggetto, non per punirlo come forma di vendetta. Questo soggetto libero di decidere tra il bene e il male, tra i costi e i benefici, erano autonomi di formare i propri valori. Alla base delle idee di Beccaria c’è il fatto che ci sia stato un patto tra cittadini liberi di ridurre le proprie libertà. Abbiamo quindi un uomo dotato di libero arbitrio (scegliere in piena libertà) e uno stato che al fine di proteggerci ha il potere di punire. Il come punire è il punto focale. La pena non doveva affliggere il soggetto quindi bisognava ledere il meno possibile il diritto alla libertà. Ricordiamoci che Beccaria era contro la pena di morte e a favore della vita. La pena doveva quindi essere proporzionata all’atto: le norme devono prevedere i comportamenti violati e le pene giuste in base ai comportamenti. Il cittadino criminale deve quindi sapere i rischi che corre in base al crimine che commette. Punire un crimine prima che venisse formulata questa legge non era possibile. Per far si che la pena fosse utile doveva far in modo che il soggetto non fosse più tentato a rifare il reato. Allo stesso tempo la legge era rivolta anche agli altri, in via preventiva volta a impedire l’atto criminale. Deterrenza speciale: riferita al singolo che commette il comportamento criminale. Deterrenza generale: evitare che altri commettano lo stesso reato. La pena doveva avere caratteristiche precise: ad ogni comportamento che viola la legge deve esserci una sanzione infallibile. La pena deve essere immediata, deve esserci sempre e scontata fino in fondo; deve però essere anche proporzionata all’atto e più possibilmente dolce. Questi concetti non toccano solo il diritto penale ma anche il metodo con il quale venivano estorte informazioni attraverso violenze. Le prove dovevano essere ricavate attraverso vie legali.

Ferri: il suo pensiero verte su un approccio multifattoriale  non solo fattori biologici ma anche fattori sociologici. Fu Ferri perlopiù a influire sul nostro codice penale; il risultato del codice fu un compromesso non solo tra le due scuole ma anche con la scuola fascista. Sistema del doppio binario presente nel nostro codice penale: è mettere insieme le due ideologie, sia quella della proporzionalità sia quella della pericolosità sociale. Viene quindi applicata la pena prevista + la misura di sicurezza (mi sconto la pena a fino a quando uno specialista non mi dice che non sono più pericoloso socialmente io non esco). Il concetto centrale è che la società deve difendersi. Altro luogo dove hanno avuto successo i pensieri positivisti è nella polizia. Queste sono teorie di lunga durata, non hanno avuto forza solo in quel tempo. Sono state infatti riprese da studiosi con prospettive simili. Le teorie neo-positiviste hanno molta credibilità nel mondo dello studio sociologico poiché criticabili. Però quelle più recenti (sia neo-classiche che neo-positivistiche) si affermano in una società dove il soggetto è riconosciuto come non diverso da noi ma che può avere comunque comportamenti criminali. Le teorie coincidono con l’idea che è il soggetto che si mette a rischio da solo, quindi ogni azione ci aiuta a comprendere come si sviluppa il comportamento sociale dell’individuo. Di queste teorie vengono presi solo alcuni concetti, quelli più duri di quella teoria ovvero che chi commette il reato è colpevole fino in fondo e il carcere deve svolgere il lavoro di punitore, anche con pena capitale. L’essere umano può decidere se fare o meno il reato sotto un punto di vista razionale. Quindi può essere razionale commettere un reato. Qualunque azione criminale può essere studiata suddividendola sotto vari aspetti; tutto ciò che non è un vincolo è un’opportunità. È un’azione razionale quella che mi fa raggiungere il risultato desiderato. Il primo autore che ha trattato le teorie dell’azione razionale ne derivano da un’economista il quale dice che chi commette reato non è diverso da chi non lo commette. Anche il criminale inserisce nelle sue scelte delle variabili di costi e benefici prima di svolgere comportamenti illegali (per questo considerato razionale). Evoluzione di questa teoria dice che i benefici non sono per forza strumentali, possono essere sessuali o passionali: si fa una scelta in direzione legale o illegale in base al bisogno del soggetto. Lo studioso suddivide decisioni-coinvolgimento e decisioni-evento. Quelle che maggiormente interessano sono le decisioni- evento, ovvero quelle decisioni strettamente legate al tipo di violazione che il soggetto ha in mente (fare una rapina). Prevenzione situazionale va ad incidere con l’ambiente: stupro commesso in luoghi bui  si cercherà di trasformare l’ambiente urbano in un ambiente più sicuro, ad es. illuminando le strade. Teorie degli stili di vita o delle opportunità: si parte dal presupposto che lo stile di vita influisca sulla possibilità di svolgere determinati atti criminosi. Ci sono tre caratteristiche che formano il reato:

  1. Persona disposta a compiere reato
  2. Vittima appetibile
  3. Assenza guardiano

Se manca uno di questi tre elementi il reato non si può fare. Quindi solo la combinazione di questi tre elementi può costituire il crimine perfetto. Dalle condizioni di vita si creano opportunità per far si che questi tre elementi convivano  furto in appartamento (ladro - vittima fuori casa - perché a lavoro). Il reato varia in base al ruolo sociale (giovani, vecchi, lavoratori ecc.), alla posizione ricoperta e all’attitudine di scelte razionali. Ci saranno reati differenti per persone anziane che stanno più tempo in casa rispetto ai giovani che sono sempre fuori. Es. donne: se quella è una zona mal frequentata non ci passi in determinati momenti della giornata; se ti vesti in un determinato modo potresti attirare l’attenzione di un determinato tipo di reato. Già nei primi del 900 c’erano reati svolti da persone prive di intelligenza o con caratteristiche fisiche specifiche (uomo grande e grosso); come anche variazioni a livello cerebrale. Film: il mostro di Düsseldorf. Il mostro uccide una bambina. Ora chiunque si avvicini a un bambino è guardato con sospetto. Il mostro non lo si vede mai in faccia. La polizia non interviene a sufficienza. 22 marzo 2023 La devianza è un fatto sociale normale (già se ne parlavo a fine 800). Si inizia a pensare che la devianza sia formata da fattori che prescindono dagli individui e non risiedono nemmeno all’interno della loro coscienza. Si pongono all’esterno della coscienza, inoltre sono dotati di un potere coercitivo ovvero si impongono sul soggetto, fattori sociali che ne determinano il comportamento. Individuare una normalità del crimine sotto un punto di vista statistico, matematico. Gli autori vedevano una connessione quindi di carattere matematico e non collegabile al diritto (studio classico). Solo la statistica però non riesce a definire il ruolo del delitto nella società. Il primo a studiare il modo in cui le persone stanno insieme, partendo dal presupposto della solidarietà, è Durkheim. Sostiene che la società può essere analizzata solo in termini soggettivi, sono fatti che formano la società e caratterizzati dall’essere esteriori al soggetto all’essere coercitivi. Cos’è la coscienza collettiva? Insieme dei valori e norme che costituiscono una collettività. Valori simili che sono ingranaggi della società. Dove la conoscenza è collettiva (copre tutti) il diritto che la caratterizza è il diritto penale. Dove emergono le morali individuali il diritto è privato, molto più risarcitorio. Secondo Durkheim il crimine è qualcosa di normale, sempre presente e non può essere un fenomeno patologico, perché altrimenti non sarebbe così costante nella società. Il crimine fa parte di una società sana, fattore sconcertante ma approfondendo lo studio ci si rende conto del beneficio del crimine. Il crimine è salute pubblica. Ci sarà sempre un comportamento deviante perché i valori evolvono e sempre ci sarà qualcosa che va contro questi valori. Anche la bestemmia è deviante. Ciò che non varia è la funzione che il crimine svolge: è sempre in opposizione ai valori buoni e crea solidarietà tra le persone, per questo è salute pubblica, ci tiene uniti. Il crimine è anche fonte di mutamenti, di una nuova moralità. Es: Socrate fu ucciso perché sosteneva la libertà di pensiero (in realtà era lui nel giusto).

Per ciascuno dei film prendete in considerazione e di conseguenza riflettete (ove possibile) sui

seguenti quesiti:

Analisi “La fiamma del peccato”

- Per quale motivo viene commesso il delitto?

Per una donna e per il denaro

- Come viene commesso il delitto? (rilevate se viene commesso per caso, per impeto, in

modo programmato, ecc. e di conseguenza descrivete il processo)

Con una serie di passaggi ben precisi soppesando le possibilità.

- Come viene rappresentato chi commette il crimine? (descrivete il carattere del personaggio

ed eventuali evoluzioni, facendo attenzione alle scelte narrative adottate)

Sono personaggi di alta borghesia con possibilità di scegliere se prendere la via della

criminalità o rimanere nel pulito.

- Come viene presentato chi si occupa di investigare e risolvere il crimine e quali tecniche

adotta?

- Quali sono l’epilogo e il senso della storia?

- Che giudizio è possibile rilevare sull’essere umano?

- Alla luce delle precedenti domande, quali aspetti della teoria di cui avete letto richiama il

film?

- Effettuate un breve confronto tra i due film attraverso la lente delle due teorie.

- Considerate anche le tecniche cinematografiche scelte dai registi.

Ne “la fiamma del peccato” il crimine nasce come opportunità non nel soggetto. Il soggetto non è criminale, lo è l’opportunità. Tornando alle teorie neo-classiche che cosa rendeva possibile un crimine? Avere una persona disposta a commettere il crimine, una vittima e l’assenza di un guardiano. Sono individuabili nella struttura del film guardiani? Kiss, la figlia del padre assassinato sono tutti guardiani. 29 marzo 2023 I mezzi di comunicazione possono essere luogo dove le persone creano omogeneizzazione culturale e quindi creano potere. Pensiamo ai simboli sociali, a quanto sono stati importanti tv e radio nel costruire una lingua italiana dove regnavano i dialetti. Abbiamo costruito un ordine dal basso, dove le istituzioni hanno preso un senso. Quest’ordine sociale costruito grazie all’omogenizzazione e all’americanizzazione Le scuole che studieremo saranno adiacenti alla scuola di Chicago e al pensiero di Durkheim; riprendiamo il concetto della scuola di Chicago del caos determinato dall’alto numero di diverse popolazioni che si incontrano e che iniziano ad essere la base del lavoro, la base dell’industrializzazione, una classe lavorativa che necessita di un ordine sindacale. Inizia uno sviluppo duale dell’America, abbiamo lavoratori e prime riforme legislative che introducono una certa regolamentazione lavorativa. Vediamo le prime lotte che hanno da una parte gli stati importanti e le élite conservatrici supportate dalla corte suprema; ogni progresso viene bocciato dalla corte suprema perché ogni limitazione alla libertà di impresa era poco tollerato. Agganciandosi al primo emendamento si professava l’idea che potessero esserci comizi dove venivano rivendicai i diritti dei lavoratori ma prima ancora bisogna analizzare il 1929, anno del crollo delle borse, dove il capitalismo aggressivo avesse portato al collasso l’economia. Da questo momento inizia un nuovo patto con gli americani che portava a garantire più diritti e un economia meno sfrenata. Si cercò di regolamentare l’economia, ormai esplosiva. Cosa portò questa crisi? A delle riflessioni, al controllo che in

Europa vede prender piene nel fascismo e nel socialismo. In America venne scelta una terza strada differente dai poteri europei: il punto non è di chi è la proprietà ma l’ideologia e gli orientamenti di chi ha quella proprietà, l’ordine economico americano deve essere nell’interesse pubblico, non è privatizzare o nazionalizzare. L’obiettivo è dare un orientamento di interesse pubblico anche al provato quindi enti che potessero regolamentare nell’interesse pubblico l’azienda privata. Il controllo delle imprese è di carattere politico pensiamo agli azionisti che prendono in gestione intere holding; si arrivò quindi a un controllo che tutelava l’interesse pubblico. Il crollo delle borse creò un altro effetto sui sociologi: il sistema sociale stesso quindi un deterioramento delle istituzioni ha portato a un crollo cosi importante. L’attenzione dei sociologi no è più solo sulla disorganizzazione dell’emigrazione ma si giarda alla responsabilità della struttura sociale. Oltre all’accentramento economico che fece traghettare le minoranze etniche a diventare dei lavoratori e non più emigrati. Quando si vedevano dei prodotti si vendeva uno stile di vita che poi diventerà la classe media negli anni successivi, quindi quelle popolazioni diventate lavoratori diventeranno consumatori. Dall’altro lato la centralizzazione anche della polizia nasce in quegli anni a partire dal 1924 e diventa una polizia federale che potesse Con l’introduzione di queste nuove etnie il nemico numero uno diventano loro: attirano l’attenzione e si formano figure come al capone. Queste figure diventano strumentalizzate e oggetto di fatturazione inserendoli nei film. Iniziano quindi le riflessioni che portano al pensiero di Durkheim e alla scuola di Chicago. Dopo il crollo delle borse era la perdita di legami e le crisi economiche che portarono a un’assenza di regolamentazioni. Per il mantenimento dell’ordine sociale l’idea era che ci fosse la possibilità di avere una società di valori morali condivisi. Il coinvolgimento dell’America in guerra contribuisce a diffondere l’idea che i valori erano condivisi e le persone unite. Attraverso sistemi come la socializzazione e le norme si andava a integrare soggetti sia in un sistema di valori sia in un sistema di ruoli. Se per Durkheim il soggetto nasceva in una società immersa in valori e legami sociali. In seguito, con la socializzazione all’interno della famiglia, l’individuo capiva al contempo il proprio posizionamento all’interno della società e la condivisione di valori erano costruiti interiormente e psicologicamente grazie all’introduzione degli studi di Freud. La devianza è qualcosa di disgregativo che rompe l’ordine armonico. Non è più crimine ma qualunque momento attraverso il quale il soggetto si scosta dal proprio ruolo. Se il problema è la socializzazione come si forma l’interferenza che porta poi a comportamenti devianti? La matrice è secondo Freud il rapporto che si ha in famiglia, la socializzazione inizia per tanto all’interno di quel rapporto mamma e figlio dove il figlio apprende meccanismi che costruiscono un orientamento di valori e alla comprensione del proprio ruolo all’interno della società. In questo percorso c’è quindi un bisogno di sopprimere il rapporto duale e formare una propria individualità o creare nuovi legami. Comportamenti ritenuti devianti sono tutti quelli che si mettono in opposizione al rapporto familiare, al bisogno di creare una propria autonomia: innovazione, ribellione, ritualismo, rinuncia. Il comportamento deviante arriva a causa di un errore nella socializzazione. Il problema sta nella propria socializzazione, non va cercato nella società ma in se stessi. Sono due i concetti centrali: un sistema di valori condivisi istituzionalizzati che vengano interiorizzati dal soggetto. Devianza = difetto della socializzazione.

Il ribelle è colui che ritiene le norme ingiuste e ne forma altre. Criticano il sistema per introdurne uno diverso. Pensiamo alle grandi rivoluzioni: i soggetti che danno via alle rivoluzioni si oppongono al sistema sociali in cui sono cresciuti. Non parliamo solo di discriminazioni economiche ma anche raziali. Si cercava di dare risposte alle disuguaglianza che erano sotto gli occhi di tutti. Passiamo a taxi driver: reduce della guerra del Vietnam che non riesce a dormire quindi trova lavoro notturno come tassista. Di giorno passa le giornate a scrivere un diario e guardare televisione. Puntualmente si reca al cinema per vedere film porno. Osserva la società disastrata di NY. Si innamora di una ragazza con cui riesce ad avere un appuntamento e la porta a vedere un film porno. Lei lo manda a cagare. Torna in ufficio senza capire che il problema non è la ragazza ma il suo problema nel gestire i rapporti umani. Una tredicenne poi cerca aiuto in lui per liberarla dal suo protettore. Incontra il senatore dove esplicita il suo pensiero di voler ripulire la città dal marcio. Con l’andare avanti del film Trevis vuole essere in prima persona il cambiamento e ritornare ad essere quello che era: un soldato. Decide di comprare armi e commettere un attentato verso un politico, tuttavia viene beccato e non riesce nel suo intento. Lo stesso giorno decide di fare di peggio, va dalla tredicenne e l’intento è ammazzare tutte le persone che gestiscono e usufruiscono dei servizi di prostituitone. Scena splatter dove ammazza e viene ferito. Alla fine cerca di spararsi in testa con tutte le pistole a sua disposizione ma non riesce poiché tutte scariche. Finale con molte chiavi di lettura: immaginazione di lui trovato dalla polizia, lui identificato come un eroe data l’eliminazione del marcio per le città… Cosa ci rimanda alla scuola di Chicago? Si parla delle zone in cui è divisa la città e le zone frequentate. L’accesso alla città lo abbiamo attraverso il diario di Trevis. Cosa produce disorganizzazione sociale? Isolamento, istituzioni tradizionali abbandonate, lui è senza famiglia ecc. Emerge come la disorganizzazione sociale porti a disorganizzazione individuale. Intervento ospite Sguardo alla teoria di Durkheim attraverso i dipinti del museo del Prado. Vedremo come amore bellezza e terrore possono essere contemplati al tempo stesso nei dipinti che raffigurano in maniera pittorica il crimine. Per prima cosa Durkheim uno dei tre padri fondatori della sociologia era un riformatore sociale, una persona preoccupata per i problemi sociali del suo tempo, per lui affrontare i problemi richiedeva di applicare il metodo scientifico. Il suo modo di distinguere la sociologia da psicologia e filosofia era sostanzialmente nel patto sociale da trattare come qualcosa di soggettivo e coercitivo per l’individuo. La ricerca sociale necessita quindi un approccio empirico e non puramente filosofico dato che il fatto sociale è qalcosa di esterno lìindividuo il suo studio non può essere studiato psicologicamente o introspettivamente. Ritratto di re carlo V: durkheim distingie fatti sociali materiali e immateriali. I fatti sociali materiali possono essere l’esercito o il diirtto di quello stato, quelli immateriali possono essere la moralità. Con questo dipinto inizia il ritratto di apparato spagnolo ovvero quel tipo di ritratto che attraverso lo studio possiamo conoscere valori, principi e caratteristiche della persona trattata. Attraverso gli oggetti materiali possiamo conoscere caratteristiche immateriali come le qualità e i valori. Il dipinto è quindi un ottimo strumento per distinguere fatti materiali e immateriali come i fatti sociali. In primo luogo vediamo di non essere di fronte alla classica rappresentazione di un re sul trono ma a cavallo in cui egli stesso ha partecipato. La prima cosa che ci trasmette è che il re è presente dove il suo regno ha bisogno. Il primo oggetto che ci colpisce è il cavallo che

si trova in una posizione speciale ovvero con le zampe anteriori sollevate: questo ci rivela l’addestramento costante che ha avuto il cavallo per questa posizione innaturale, ci parla di disciplina ma anche della capacità del cavaliere che tiene le redini con una sola mano. Disciplina e capacità di governo ci vengono raccontati con materiali visibili in questo dipinto. Durkheim si concentra sulle manifestazioni sociali in fatti immateriali. Per lui la religione è il fatto sociale immateriale per eccellenza; per questo nel suo libro religioso studia una società primitiva religiosa dove la religione costituisce la coscienza sociale della società e l’origine di tutte le rappresentazioni sociali di quella comunità. Questo si perde nelle società moderne dove viviamo in una pluralità di rappresentazioni sociali. In questa pittura possiamo vedere una lancia un oggetto materiale carico di simboli che si riferisce a tre oggetti: allude alla lancia usata da San Giorgio cavaliere religioso per eccellenza, la lancia allude anche a un’arma consacrata che si fa sacra dove che il sangue di cristo fu versato su di essa quando il centurione romano trafisse il corpo di Gesù sulla croce, in terzo luogo la lancia rappresenta il diritto imperiale romano. Vediamo quindi come religione e diritto si formano nella lancia che legittima la lotta: legittimità fondata sul rispetto dei suoi sudditi verso una moralità cristiana e spesso un’esigenza di rispetto verso i territori conquistati dal padre. Carlo I di Spagna e Carlo V di Germania incarna la figura del soldato della cristianità. Cosa succede quando i legami che uniscono gli individui si spezzano e smettono di tenere unita una società? Lo osserviamo nel dipinto di Tiziano “Allocuzione del marchese del Vasto ai suoi soldati” vediamo il marchese dinnanzi a persone che rivendicano i propri diritti lavorativi. Durkheim distingue due classi di società che mantengono i propri individui uniti: solidarietà meccanica, ogni individuo è valido nel fare il lavoro di qualsiasi altra persona e parla di solidarietà organica per descrivere una struttura sociale più differenziata dove il lavoro è concreto e non può essere svolto indifferentemente da un altro membro della società. Nella società organica lo stile di vita e la sopravvivenza dipende dall’attività di altri membri della stessa società. Nel quadro vediamo una solidarietà organica dove è presente una gerarchia nell’esercito, la cui chiave di funzionamento militare è basata sulla disciplina. Gli ordini eseguiti vengono svolti nella maniera in cui vengono ordinati. Quando subentra l’indignazione per non aver ricevuto i propri salari porta a rompere con la solidarietà organica caratteristica dell’esercito basato sulla sua struttura gerarchica e lo svolgimento disciplinato di ordini. I soldati diventano così tutti uguali senza differenziazione. L’unione è ormai meccanica tutti i suoi membri sono uguali e valgono lo stesso quando esprimono reclamo per i loro salari, sono tutti in uno stato di effervescenza collettiva, non rispecchiano più le gerarchie e non sono legati da strutture sociali distinguibili. È da questo momento che vediamo indebolimento delle norme militari e subentra quindi l’anomia di cui parla Durkheim. L’ordine gerarchico dell’esercito viene rotto dall’anomia, un’anomia che secondo il dipinto coincide con l’essenza di disciplina. A giudizio di Durkheim è il modo in cu i gruppi di una società accettano e interiorizzato i valori e le norme, il controllo delle proprie emozioni avviene attraverso la socializzazione e l’educazione. “Le lance o la ressa di Breda” dipinto doppiamente esemplare, nella forma e nel contenuto. Dal punto di vista formale siamo davanti alla prima rappresentazione pittorica di una resa militare dove la scena non è triangolare: fino a quel momento era normale rappresentare il generale La rappresentazione è orizzontale, a otto teso, siamo davanti al simbolo dell’infinito: gli esseri umani sono disposti in questo modo e il generale sconfitto cede le chiavi al generale vincitore. Quello che vediamo è la rappresentazione di un gesto affettuoso e di sincera amicizia, il gesto è quello di un generale vittorioso che scende dal suo cavallo e ferma il gesto di inginocchiarsi del generale sconfitto. Ci troviamo di fronte a un gesto esemplare, a un gesto di estrema cavalleria. Osserviamo nel generale genovese un gesto di rispetto nei confronti del genarle sconfitto. Si inaugura un nuovo periodo di pace per il monarca spagnolo. Questi valori di cortesia si pensa facciano parte solo dell’educazione ma non è così facevano parte anche dello spagnolo popolare dell’epoca che poteva contemplare i valori attraverso la messa in scena a teatro di

12 aprile 2023 Dal dopoguerra agli anni 60 i conflitti restano profondi anche se si vuole dare idea di coesione e sistema di valori unici. 1955 ci rappresenta una gioventù bruciata, deviante fatta di giovani che hanno problemi con i familiari. È anche un anno in cui iniziano le denunce per i diritti civili dei neri. È un momento che a partire dai neri americani continua fino alle proteste femministe e alle rivolte studentesche dove quel conformismo così retrogrado inizia ad essere mal tollerato. Non solo anche critica alla politica estera americana (guerra del Vietnam): si inizia a parlare di uno Stato che dava la morte ai suoi cittadini e a molti altri. Questo controllo vissuto pervasivo, con le politiche volte a mistificare le differenze sociali attraverso contributi e soluzioni, non si erano trasformate altro che in un controllo che andava ben oltre il carcere: assistente sociale, stato, scuola ecc. (controllo sociale più informale). A tutta questa oppressione si opponevano giovani, neri, donne. Era una politica che mostra la sua corruzione, spiava il partito antagonista. La società si polverizza e diventa conflittuale, tornano quelle teorie che creano legami a partire dal conflitto. Per fare cenno a una situazione economica, parliamo del terziario: persino le tendenze culturali e sub-culturali diventano tendenze. Questo ambiente non poteva che influenzare anche i sociologi come la scuola di Chicago e la seguente neo-Chicago che appunto si rifà alla classica. Il primo atteggiamento dei sociologi è stato quello di rompere col funzionalismo e non aderire più a imposizione teorica ma riprendere il discorso della scuola di Chicago in una realtà costruita attraverso le relazioni quotidiane. Diamo noi senso all’ordine sociale attraverso le interazioni; Blumer su colui che formalizzerà l’idea di interazionismo simbolico: i significati vengono costruiti nell’interazione con le persone, terzo assioma: si contrastano e individuano i rapporti con le cose, è un lavoro interpretativo dove si ragiona sui significati della realtà circostante, meno sui dati. Blumer è dell’idea che le relazioni andassero studiate nei loro contesti naturali perché è li che la società si forma. La devianza è una cosa ed è il modo in cui noi definiamo le cose grazie a un’interazione constante e al significato che diamo ai termini ragionandoci = relazione con le persone. Il crimine viene percepito, non esiste un significato in se: la devianza viene costruita grazie alle interazioni, viene fuori così. La devianza che ne viene dalle relazioni è una percezione dei soggetti (si riprende dalla scuola di Chicago). Gia si iniziava a delineare una certa significatività dalla relazione sociale: individuo è frutto di adattamento, “sono il comportamento che metto in atto”. Lemert dice che la devianza porta al controllo sociale: il controllo sociale sarebbe una forma di reazione alla devianza. Si guarda il ruolo delle istituzioni nel prendere le persone e etichettarle come devianti. Non si guarda più il deviante ma si prende il controllo come ciò che costruisce la devianza. La devianza è infatti un attributo che nasce con il controllo delle istituzioni. Non si smette di porre l’attenzione agli individui che fanno atti illegali ma si guardano anche le modalità in cui uno viene ritenuto deviante e quali sono le conseguenze sulle persone che vengono etichettate. Viene studiato chi attribuisce il termine di deviante. L’attenzione si sposta dal soggetto alla reazione sociale, come produttiva in se per la devianza. Differenza tra devianza primaria e secondaria. Ciò che studieremo è il processo attraverso il quale un soggetto viene ritenuto deviante, diventa il comportamento come frutto di interazione sociale. La definizione di devianza non riguarda più il soggetto ma l’azione. La devianza primaria è il primo atto di comportamento che va al di fuori delle norme di una società, atto criminale o deviante (come musiche proibite, uso di stupefacenti ecc.). un comportamento deviante è poco importante per un sociologo perché possono essere tanti i motivi per cui uno inizia un atto deviante ciò che deve interessare è quando il comportamento dell’individuo si organizza tutto intorno alla devianza. Questo comportamento diventerà

allora una forma di adattamento alla reazione sociale: mi comporto sempre più come vengo etichettato dalla società. La devianza secondaria è quel tipo di approccio che porta all’atto deviante (inizio a bere e allora per la società divento alcolista, introietto per etichetta). Come si introietta? È frutto di un processo e interazione costante tra individuo e società: c’è un percorso, a un primo atto deviante c’è una prima reazione sociale. Il primo atto di comportamento deviante viene giustificato dalle circostanze che l’individuo si trova a vivere a un secondo atto la società esclude l’individuo con comportamento “fastidioso”. Nel caso ad es. della paranoia l’etichetta è la malattia: la diagnosi è la conferma dell’etichetta. L’essere bollati riduce le possibilità di essere integrati (tossico troverà difficilmente lavoro). Comunque sia non basta l’etichetta è anche l’individuo stesso che fa sua l’etichetta. La devianza primaria non identifica l’individuo come deviante ma lo fa la devianza secondaria, è in questo step che l’individuo viene etichettato e si adatta al comportamento ad esso attribuitogli. Bisogna fare una differenza tra chi etichetta e chi viene etichettato. La devianza nasce quando si etichettano persone come outsider quindi è conseguenza di norme e sanzioni nei confronti di un colpevole che decide la società. Un comportamento deviante è un comportamento che la gente ritiene tale. Non tutte le persone vengono individuate come devianti. Ci sono soggetti segretamente devianti perché non viene individuata la sua devianza. Ci sono anche ingiustamente accusati e cioè qualcuno che non ha commesso reato ma viene comunque incolpato. Non ci sarebbero devianti se non ci sono persone che fanno regole e norme. Inoltre ci sono persone che hanno comportamenti devianti ma non commettono atti illegali, criminali. La società, la polizia, seleziona delle persone e le reputa outsider; poi ragiona sulle conseguenze che ricadono su quel soggetto considerato outsider. Come si diventa fumatori di marjuana? È una carriera composta da stadi: soggetto che si avvicina al fumo, subcultura. Come viene giustificato l’uso della marjuana? Non bisogna chiedersi il perché ma se andiamo a guardare i comportamenti e i desideri delle persone, forse dovremmo chiederci il contrario. Il problema quindi non è perché si commette l’atto illegale ma perché non lo fa. Nella maggior parte delle occasioni noi abbiamo la tentazione di trasgredire la legge ma siamo coinvolti in una società che non vuole e farebbe cadere la nostra reputazione. Le motivazioni sono quelle che uno trova in corso d’opera, dopo una prima canna si trovano i motivi per una seconda. Imparare a provare piacere da determinati effetti: iniziamo tutti con una sigaretta che ci fa tossire ma con l’apprendimento (che avviene all’interno di un gruppo) ci adattiamo e razioniamo altri benefici, come il fatto che ci fa rilassare. Il passaggio tra soggetto screditabile a soggetto screditato è l’effetto dell’etichettamento. Dal momento in cui un soggetto viene definito come tossico viene considerato di conseguenza inaffidabile. Status egemone: ognuno di noi nella propria interazione con gli altri ha comportamenti diversi (in situazioni diverse siamo persone diverse), nel caso del reato non sei una persona che ha ucciso qualcuno, sei un omicida, non sei uno che fuma sei un tossico. Interpretazione introspettiva, il comportamento del soggetto viene letto attraverso annunci di comportamenti devianti. In tutto questo c’è l’interazione con il contesto sociale. Abbiamo tre stadi:

  • rifornimento legato al fatto che ci sono leggi che impediscono la vendita della marjuana, il principiante quindi la prima volta dovrà cercare il modo di procurarsela ed essere accettato all’intero del gruppo. - segretezza non sempre si può scroccare quindi da principiante divento occasionale e subentra il meccanismo di non dare nell’occhio.

Norme considerate una naturale evoluzione dei valori quindi non ci si interroga troppo sulle origini delle legge. Chi invece si pone il problema e difende i proprio valori a discapito di altri che non lo fanno, rivendicano la loro politica come qualcosa non volta a integrare leggi ma a tutelare. È solo tra chi intende la legge come un conflitto tra moralità che bisogna capire qual è il processo che porta alla definizione della legge e di quali valori è portatrice. Distinzione da diverse prospettive

  • Micro: interazione tra soggetti è un conflitto di moralità secondo cui c’è chi avrà la meglio
  • Macro: diventa molto importante il ruolo della gerarchia. Becker importanza dei media nella società complessa: qualcuno deve prendere iniziativa determinata da un proprio interesse che diventa una denuncia pubblica per attirare l’attenzione. oltre a questo la possibilità che venga richiesta l’applicazione di una norma dipende dalla complessità di un’organizzazione. È ovvio che se in un gruppo tutti hanno gli stessi valori basta denunciare un comportamento diverso. Ma cosa succede quando il gruppo è più complesso e vengono violati valori diversi? Il conflitto cronico subentra ed è presente nelle persone che sostengono le proprie idee. Nel mondo del lavoro dove bisognerebbe rispettare alcune regole sulla sicurezza c’è un vantaggio da parte di datori e lavoratori nel non rispettarle. La complessità aumenta ancora di più quando sono molteplici i valori contrastanti, la norma dipenderà dall’importanza e dal potere di un gruppo ma soprattutto dalla sua capacità di influenzare l’opinione pubblica. Becker farà una serie di esempi sulle norme che non sempre ne derivano da valori morali. Stessa cosa succede nell’applicazione: a volte certe pratiche di chi applica la legge non applica norme ad es. quali sarebbero le leggi secondo cui i migranti vengono detenuti negli hotspot, non esiste alcuna legge che dice di farlo. La storia non va necessariamente da un valore alla seguente applicazione in una norma. Secondo Becker bisogna quindi individuare i valori sociali che vengono conformati in determinate norme. Per fare ciò è necessario che ci sia un gruppo di individui, gli imprenditori morali che si impegnano al fine di creare nuove norme volari, ovvero che alcuni valori vengano difesi dalle norme. Bisogna capire come nasce e perché di solito da gruppi di pressione svolti da alcune persone. Il prototipo dell’imprenditore è di colui che cerca di cambiare la società da un problema a cui pensa sia afflitta; spesso si ritiene che bisogna intervenire con valori che non sono condivisi solo da lui ma anche da persone che hanno una condizione di vita più degradante. Molto spesso gli imprenditori morali non hanno solo uno status sociale superiore ma un’autorità sociale superiore; quando si propongono di intervenire su un dato problema non sono mai da solo ma accompagnati da campagne in cui ci sono vari imprenditori morali che prendono l’iniziativa per trasformare un po’ l’opinione pubblica al fine di migliorare le condizioni di tutti (crociate morali). Altri appoggi possono essere meno morali e più interessati dal punto di vista economico: alcuni soggetti che sostengono le crociate morali possono avere interessi più diretti alla propria attività personale (es: violenza delle donne, creo business di spray al peperoncino). Elemento molto importante sono i media: per poter sviluppare una norma bisogna creare molta sensibilità. Visto che gli imprenditori hanno l’obiettivo di riformare una legge ma non spesso hanno i mezzi giusti, hanno bisogno di tecnici di carattere giuridico. All’interno delle crociate morali c’è spesso la necessità di esperti (pensiamo alla legge sull’eutanasia: imprenditore morale propone ma servono esperti per convincere le altre persone). Attori principali sono i media. Quella che è una preoccupazione spesso diventa un’occupazione: chi si impegna per una riforma legislativa spesso trova una nuova crociata morale in cui rendersi attivi per un ulteriore riforma facendo di questi aspetti una professione. Altra possibilità è quella del fallimento della norma: si può quindi mantenere solo la sua struttura senza metterla in atto. Un altro destino è di rendere outsider alcune battaglie perché magari è cambiato il tempo e non si riesce più ad avere il sostegno delle persone.

Le teorie del conflitto marxiste criticano il fatto che non si studino le variabili di carattere economico e politico. In queste situazioni la situazione di potere è dominante e l’elemento centrale di queste teorie è di rivolgersi a una riforma: l’analisi sociologica deve cambiare in base ai mutamenti sociologici e non correzionali, altrimenti svolgerebbero il loro lavoro per lo Stato. In relazione al sistema capitalistico lo Stato agisce in tre modi diversi

  • Favorisce il capitale
  • Mezzi di coercizione per opporre antagonisti
  • Promuovere consenso in questa tipologia di assesto economico attraverso leggi penali e polizia. Forze produttive che detengono i mezzi:
  • Chi detiene il capitale economico, il terreno, l’azienda ecc.
  • Chi detiene semplicemente la loro forza lavoro. Queste forze produttive influenzano la coscienza sociale. Marx ci dice che la nostra coscienza e le nostre ideologie sono determinate da strutture giuridiche determinate da strutture economiche. Bisogna quindi tenere in considerazione i rapporti economico sociale e fare un’analisi che tenga in considerazione lo stadio di sviluppo delle forze produttive, ovvero in che economia siamo? Economia agricola ecc. Lo stato non interviene solo sulle leggi ma anche nel sistema di istruzione che può fornire un’idea di legittimazione grazie all’insegnamento di ideologie. Lo stato quindi, attraverso coercizione e legittimazione, favorisce nel guidare la società e l’economia, cerca consenso. Lo stato per tanto è relativamente indipendente perché di fatto dipende dalla società che deve validare le leggi proposte. Pensiamo al welfare: utile per rendere meno evidenti le differenze, è utile per ottenere consensi secondo un sistema economico sociale proposto. Queste teorie appaiono un po’ anacronistiche ma vedendo due esempi vediamo quali elementi possiamo trarre. Es 1. Canada Corpus di norme analizzato da due prospettive: interazionista e interpretazione basata su teorie del conflitto marxista. Da un punto di vista integrazionista vediamo una legge che rende criminale una cosa che prima era tollerata, ovvero il commercio di oppio. Secondo questo studio i conflitti erano tre: uno di carattere razziale (tra bianchi e cinesi, frequente nella Columbia americana), un conflitto di status tra professionisti che prescrivevano l’oppio per motivi terapeutici e poi una condivisione di valori secondo cui le droghe facevano perdere il controllo nei soggetti.