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problemi sociali e problemi sociologici, Appunti di Sociologia Delle Organizzazioni

appunti su i problemi sociali e i problemi sociologici

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 15/02/2019

eleonora-rho
eleonora-rho 🇮🇹

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Lo sguardo sociologico: come trasformare i fenomeni sociali in questioni di
ricerca
Nell’analisi di un fenomeno sociale il primo problema che si affronta è la sua definizione e delimitazione.
Il primo ostacolo che s’incontra è il SENSO COMUNE, ossia insieme delle definizioni della realtà che nella
quotidianità ci permette di non porci domande continue. L’etichette possono bloccare in partenza la compressione di
un fenomeno sociale e limitarne la sua complessità e originalità.
Un altro ostacolo è causato dalla delimitazione di quali fenomeni siano prettamente studiati dalla sociologia: molti
fatti concreti sono esaminati da altre discipline.
Nelle scienze sociali, però, è necessaria una distanza critica (il distanziamento) dal senso comune e impone al
sociologo passare dall’assunzione di problemi sociali all’individuazione dei problemi sociologici. Questo perché:
Consente di separare i giudizi di fatto dai giudizi di valore
Mette in relazione il comportamento con sistemi di regole
Sostituisce al giudizio dell’individuo l’analisi di un comportamento
Favorisce il collegamento con altre osservazioni e teorie
Orienta verso la comparazione interculturale
Limita spiegazioni tautologiche
Di fatto il sociologo è chiamato a guardare i fenomeni in modo originale e diverso, osservando aspetti che non
verrebbero nemmeno presi in considerazione.
Per formulare problemi che si traducano in quesiti sociologici servono concetti e riferimenti teorici ma questo provoca
una tensione creativa tra le domande che il sociologo si pone e i riferimenti teorici che adotta. Una tensione che, se è
alimentata dalla conoscenza teorica e dalla pratica di ricerca, è però attivata da una qualità indispensabile, consistente
in una particolare forma di sensibilità e di disposizione mentale verso la società che possiamo chiamare curiosità
sociologica. Essa porta il sociologo a:
a) Guardare l'abituale come insolito. Un atteggiamento costante che il sociologo assume consiste nel piacere di
stupirsi. E ciò lo porterà a relativizzare sia i quadri sociali della sua esistenza (la società esterna), sia i quadri mentali
che la orientano (la società interna), fino ad assumere distanza critica verso di essi. Distanza critica non significa
atteggiamento di rifiuto - atteggiamento che sarebbe, in questo caso, acritico -, ma motivazione a darsi ragione del
perché il mondo sia così com'è.
b) Ricondurre a regole le irregolarità. Uno speciale interesse per il sociologo rivestono quei che o gli appaiono
insoliti e bizzarri, oppure del tutto incongrui e contraddittori rispetto ad altri elementi del sistema sociale in cui si
manifestano. La sfida offerta dalle anomalie mostra come gran parte dei fenomeni che appaiono anomali, irregolari,
fortuiti, sono tali solo in apparenza, e in realtà hanno una loro "logica". Quindi "ricondurre a regola le irregolarità" non
è un atteggiamento ideologico (d'ordine), ma un atteggiamento cognitivo che orienta a ricercare una coerenza sotto
l'apparente incoerenza che molti aspetti della vita sociale manifestano.
c) Scoprire ciò che è nascosto. Nei casi più interessanti, cioè più forti sotto il profilo esplicativo, le strutture sono
invisibili o latenti: sfuggono alla vista dell'osservatore e, spesso, sfuggono al controllo dell'attore, vale a dire dell'agire
intenzionato a imprimere direzione e forma specifiche al proprio o all'altrui comportamento. Come per tutte le altre
scienze, naturali e sociali, anche per la sociologia scoprire ciò che è nascosto rappresenta la sfida che giustifica e dà
impulso ai suoi sforzi. La scoperta e l'emersione delle strutture consente di collegare le singole biografie con la
società.
d) Guardare le altre culture dall'interno. Il mondo contemporaneo è attraversato tanto da spinte verso la
globalizzazione e l'omogeneizzazione culturale, quanto dalla differenziazione, la persistenza, la rinascita e il
consolidamento delle diversità etnolinguistiche e culturali. Tale situazione rende oggi ancor più necessario che il
sociologo faccia proprio l'atteggiamento antropologico. Per comprendere e spiegare le culture e le società altre è
necessario spogliarsi di ogni etnocentrismo, sottoponendo a critica e rifiutando i pregiudizi e gli stereotipi - i propri e
gli altrui - che impediscono di osservare con trasparenza i diversi da noi.
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Lo sguardo sociologico: come trasformare i fenomeni sociali in questioni di

ricerca

Nell’analisi di un fenomeno sociale il primo problema che si affronta è la sua definizione e delimitazione.

Il primo ostacolo che s’incontra è il SENSO COMUNE , ossia insieme delle definizioni della realtà che nella quotidianità ci permette di non porci domande continue. L’etichette possono bloccare in partenza la compressione di un fenomeno sociale e limitarne la sua complessità e originalità.

Un altro ostacolo è causato dalla delimitazione di quali fenomeni siano prettamente studiati dalla sociologia: molti fatti concreti sono esaminati da altre discipline.

Nelle scienze sociali, però, è necessaria una distanza critica (il distanziamento) dal senso comune e impone al sociologo passare dall’assunzione di problemi sociali all’individuazione dei problemi sociologici. Questo perché:

  • Consente di separare i giudizi di fatto dai giudizi di valore
  • Mette in relazione il comportamento con sistemi di regole
  • Sostituisce al giudizio dell’individuo l’analisi di un comportamento
  • Favorisce il collegamento con altre osservazioni e teorie
  • Orienta verso la comparazione interculturale
  • Limita spiegazioni tautologiche

Di fatto il sociologo è chiamato a guardare i fenomeni in modo originale e diverso, osservando aspetti che non verrebbero nemmeno presi in considerazione.

Per formulare problemi che si traducano in quesiti sociologici servono concetti e riferimenti teorici ma questo provoca una tensione creativa tra le domande che il sociologo si pone e i riferimenti teorici che adotta. Una tensione che, se è alimentata dalla conoscenza teorica e dalla pratica di ricerca, è però attivata da una qualità indispensabile, consistente in una particolare forma di sensibilità e di disposizione mentale verso la società che possiamo chiamare curiosità sociologica. Essa porta il sociologo a:

a) Guardare l'abituale come insolito. Un atteggiamento costante che il sociologo assume consiste nel piacere di stupirsi. E ciò lo porterà a relativizzare sia i quadri sociali della sua esistenza (la società esterna), sia i quadri mentali che la orientano (la società interna), fino ad assumere distanza critica verso di essi. Distanza critica non significa atteggiamento di rifiuto - atteggiamento che sarebbe, in questo caso, acritico -, ma motivazione a darsi ragione del perché il mondo sia così com'è.

b) Ricondurre a regole le irregolarità. Uno speciale interesse per il sociologo rivestono quei che o gli appaiono insoliti e bizzarri, oppure del tutto incongrui e contraddittori rispetto ad altri elementi del sistema sociale in cui si manifestano. La sfida offerta dalle anomalie mostra come gran parte dei fenomeni che appaiono anomali, irregolari, fortuiti, sono tali solo in apparenza, e in realtà hanno una loro "logica". Quindi "ricondurre a regola le irregolarità" non è un atteggiamento ideologico (d'ordine), ma un atteggiamento cognitivo che orienta a ricercare una coerenza sotto l'apparente incoerenza che molti aspetti della vita sociale manifestano.

c) Scoprire ciò che è nascosto. Nei casi più interessanti, cioè più forti sotto il profilo esplicativo, le strutture sono invisibili o latenti: sfuggono alla vista dell'osservatore e, spesso, sfuggono al controllo dell'attore, vale a dire dell'agire intenzionato a imprimere direzione e forma specifiche al proprio o all'altrui comportamento. Come per tutte le altre scienze, naturali e sociali, anche per la sociologia scoprire ciò che è nascosto rappresenta la sfida che giustifica e dà impulso ai suoi sforzi. La scoperta e l'emersione delle strutture consente di collegare le singole biografie con la società.

d) Guardare le altre culture dall'interno. Il mondo contemporaneo è attraversato tanto da spinte verso la globalizzazione e l'omogeneizzazione culturale, quanto dalla differenziazione, la persistenza, la rinascita e il consolidamento delle diversità etnolinguistiche e culturali. Tale situazione rende oggi ancor più necessario che il sociologo faccia proprio l'atteggiamento antropologico. Per comprendere e spiegare le culture e le società altre è necessario spogliarsi di ogni etnocentrismo, sottoponendo a critica e rifiutando i pregiudizi e gli stereotipi - i propri e gli altrui - che impediscono di osservare con trasparenza i diversi da noi.

e) Guardare la propria cultura dall'esterno. La cultura specifica della nostra società e, più in particolare, quella propria degli ambienti sociali ai quali apparteniamo e nei quali agiamo, sta dentro di noi. La viviamo dall'interno perché la possediamo, per quanto parzialmente. Così ci è difficile comprendere e spiegare, nei suoi aspetti interni, la sua intima "logica". Difficile ma non impossibile. Occorre disporsi e, per così dire, allenarsi a osservarla nei suoi elementi - istituzioni, artefatti, valori, codici, regole ecc. - dall'esterno, come se appartenessimo a un'altra cultura ma fossimo privi di pregiudizi.

f) Cogliere la dimensione storica dei fenomeni sociali. Se, per un verso, il fatto di essere "trasportati" dal rapido e convulso fluire della vita sociale tipico del mondo contemporaneo, in cui tutto sembra provvisorio e in mutamento, rende difficile la ricerca delle regolarità di comportamento e delle strutture profonde che reggono la società, per l'altro, lo stesso fatto di essere immersi nel presente - vincolati alla contingenza e attratti dalla cronaca - ottunde la sensibilità a cogliere la storicità del presente. Anche a questo riguardo il sociologo deve collocarsi in una prospettiva che lo induca a relativizzare il proprio quadro di esistenza. Egli giunge ad apprezzare il significato storico-culturale dei fenomeni sociali che analizza, sia identificando le cause genetiche delle strutture sociali e culturali, sia rinvenendo le matrici strutturali degli eventi storici.

g) Adottare una prospettiva comparativa. Ogni tentativo di interpretazione o di spiegazione di un comportamento o di un elemento istituzionale è un atto intrinsecamente comparativo. Ancor più lo è quando, sprovvisti di metodo rigoroso, spieghiamo e giudichiamo allo stesso tempo. Il confronto risulta viziato dai nostri pregiudizi e dalle nostre preferenze. Ma quel che è peggio, la spiegazione e la valutazione che diamo sono formulate quasi fossero assolute e non relative, come di fatto invece sono. Per contro, l'adozione di una prospettiva (e di una metodologia) comparativa consente di relativizzare e ponderare le spiegazioni e i giudizi e, quindi, di controllarne il grado di obiettività e validità

h) Mantenere viva la tensione morale verso i problemi sociali. Il sociologo non è un entomologo ma un cittadino, un animale sociale. Tanto deve essere freddo nel modo di descrivere e spiegare i fenomeni sociali, tanto deve essere caldo nel modo di osservarli e problematizzarli. Partecipi o meno ad associazioni o ad azioni politiche, sindacali, religiose o di altro tipo, quel che conta è che egli conservi una tensione morale verso quanto accade nella società, poiché ad essa è legata alla sua motivazione a porsi interrogativi e alla sua capacità di formulare problemi sociologici che siano rilevanti non solo in teoria ma anche in pratica.

La curiosità sociologica, che è attivata da tali disposizioni, può essere educata, guidata e rafforzata attraverso lo studio e la pratica della teoria e della ricerca. Quando per questa via gli elementi cognitivi e motivazionali raggiungono un livello di maturazione adeguato, l'atteggiamento complesso che guida l'uomo e la donna che pensano sociologicamente è qualcosa di più della curiosità sociologica: è immaginazione sociologica. L'immaginazione sociologica è la curiosità sociologica addestrata. È l'immaginazione sociologica a consentire di riformulare i problemi sociali in problemi sociologici.

I quesiti sociologici si basano su temi e dilemmi classici della sociologia. Essi sono:

  • Permanenza e mutamento. Vi corrispondono quesiti del tipo: cos'è che consente alla società di stare (nonostante tutto) in piedi e ai suoi elementi strutturali di perdurare nel tempo? perché la società muta? e perché muta soltanto in determinati momenti?
  • Dovere e interesse. Qui gli interrogativi sono del tipo: a fondamento dell'ordine sociale vi è la condivisione e l'equilibrio degli interessi, oppure la condivisione dei valori e l'assunzione dei doveri? cosa motiva ad agire - e, in particolare, a obbedire -, l'interesse o il dovere? quando l'uno, quando l'altro?
  • Libertà e potere. Vi sono legati interrogativi quali: perché, in determinate circostanze, certe alternative sono escluse per certe collettività, gruppi o individui, mentre sono aperte per altri? quali condizionamenti limitano la libertà, quali altri la rendono possibile?
  • Somiglianza e differenza. Tra gli interrogativi più tipici, i seguenti: perché tra determinati gruppi, categorie, collettività o istituzioni, pur simili sotto certi aspetti, sussistono diversità culturali, sociali o comportamentali rilevanti sotto altri aspetti? perché persone (sotto molti aspetti) simili, compiono - in determinate circostanze - scelte diverse? e perché persone diverse, fanno scelte simili? in quali condizioni gli individui e i gruppi accettano la disuguaglianza e in quali altre la rifiutano come ingiustizia e si ribellano?
  • Individuale e collettivo. Quesiti ricorrenti sono: come si forma un interesse collettivo e come si differenzia in pratica dall'interesse individuale? perché in determinate circostanze le persone agiscono individualmente, mentre in altre agiscono collettivamente?

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