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Teorie Sociologiche del Crimine: Scuola Classica, Scuola di Chicago e Teoria di Merton, Appunti di Criminologia

Riassunti Libro "Devianza e Criminalità" , MC Shane. Università degli studi di Milano-Bicocca, corso di Criminologia

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 05/01/2016

Camilla.Buso
Camilla.Buso 🇮🇹

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CAPITOLO 2:
LA SCUOLA CLASSICA
La scuola classica non nasce come teoria criminologica vera e propria ma le idee di cui si occupò
furono riprese da gran parte di studiosi che di criminali si occuparono. I fondamentali esponenti
della scuola classica furono Cesare BECCARIA e Jeremy BENTHAM; essi si proponevano di
proporre leggi che si basassero sulla razionalità giudiziaria e sui diritti umani. Inoltre sostenevano
tre idee principali:
1)- gli uomini fossero persone razionali in grado di esprimere la propria scelta
2)- importanza dell’utilitarismo ( tutto ciò che faccio deve essere fine qualcosa)
3)- importanza dei diritti civili
La scuola classica si sviluppò nel 18 secolo e crebbe in un’epoca di profondi cambiamenti uno dei
quali fu la messa in discussione della borghesia che venne sostituita da i mercanti, le città iniziarono
ad urbanizzarsi e moltitudini di contadini si trasferirono dalla campagna alla città al fine di trovare
un lavoro. Tutte queste trasformazioni crearono scompiglio e dei risentimenti sia nei ceti agricoli
che in quelli rurali. --> modifica del sistema giudiziario.
Le idee che prevalevano del 18 secolo erano idee riformatrici; si espanse una filosofia che era
quella NATURALISTA ( e del naturalismo) dove si sosteneva che l’esperienza e l’osservazione
potessero condurre ad un ampliamento della comprensione del mondo. Il comportamento umano
era inoltre visto sotto un’ottica diversa che era quella del EDONISMO ovvero quella dottrina che
massimizzava il piacere e minimizzava il dolore. Tutto ciò si basava sull’idea che il rapporto tra
stato e cittadino fosse come una sorta di contratto stipulato tra due enti che si ricollegava all’idea
che aveva Locke; mediante il contratto sociale ogni individuo aliena all’autorità soltanto la
quantità di libertà necessaria ad assicurare la protezione dei diritti degli altri cittadini. -->
importanza dell’uomo e della sua dignità. Questo interesso estremo verso l’umanità creò le
condizioni per migliorare le condizioni sociali, rendendo possibile la nascita delle scienze sociali.
La scuola classica contribuì ad una concezione umanistica del sistema legale e penale in quanto
non diede impulso al comportamento criminale, infatti la legge doveva essere frenante al
comportamento criminale e doveva proteggere sia l’individuo che la società; essa sosteneva la
responsabilità morale e il dovere dei cittadini di considerare per intero le conseguenze dei loro
comportamenti prima di agire. Ogni individuo avrebbe dovuto essere in grado di ponderare piacere
il piacere da trarre da un comportamento illegale, RAPPORTANDOLO CON LA PUNIZIONE
RELATIVA. La deterrenza è un altro concetto fondamentale della scuola classica, infatti per
deterrenza si intende il potere di influire direttamente su una linea di condotta che in questo caso
era quella penale, gli esponenti della scuola classica individuano 2 tipi di deterrenza:
1)- SPECIFICA: applicata all’individuo che avesse commesso un reato--> idea era quella di
infliggere un dolore sufficiente a controbilanciare il piacere ottenuto durante il reato.
2)- GENERALE: doveva servire a scoraggiare i rei potenziali, mostrando loro che un individuo
punito non traeva guadagno dal suo reato.
La deterrenza era inoltre formata da 3 componenti:
1). CELERITÀ’: rapidità con cui una punizione viene applicata.
2).CERTEZZA: concetto di rendere una un punizione certa ogni volta che viene commessa
un’azione indesiderabile.
3). SEVERITÀ: quantità di dolore da infliggere a quanti commettono reati.
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Scarica Teorie Sociologiche del Crimine: Scuola Classica, Scuola di Chicago e Teoria di Merton e più Appunti in PDF di Criminologia solo su Docsity!

CAPITOLO 2:

LA SCUOLA CLASSICA

La scuola classica non nasce come teoria criminologica vera e propria ma le idee di cui si occupò furono riprese da gran parte di studiosi che di criminali si occuparono. I fondamentali esponenti della scuola classica furono Cesare BECCARIA e Jeremy BENTHAM ; essi si proponevano di proporre leggi che si basassero sulla razionalità giudiziaria e sui diritti umani. Inoltre sostenevano tre idee principali: 1)- gli uomini fossero persone razionali in grado di esprimere la propria scelta 2)- importanza dell’utilitarismo ( tutto ciò che faccio deve essere fine qualcosa) 3)- importanza dei diritti civili

La scuola classica si sviluppò nel 18 secolo e crebbe in un’epoca di profondi cambiamenti uno dei quali fu la messa in discussione della borghesia che venne sostituita da i mercanti, le città iniziarono ad urbanizzarsi e moltitudini di contadini si trasferirono dalla campagna alla città al fine di trovare un lavoro. Tutte queste trasformazioni crearono scompiglio e dei risentimenti sia nei ceti agricoli che in quelli rurali. --> modifica del sistema giudiziario.

Le idee che prevalevano del 18 secolo erano idee riformatrici ; si espanse una filosofia che era quella NATURALISTA ( e del naturalismo ) dove si sosteneva che l’esperienza e l’osservazione potessero condurre ad un ampliamento della comprensione del mondo. Il comportamento umano era inoltre visto sotto un’ottica diversa che era quella del EDONISMO ovvero quella dottrina che massimizzava il piacere e minimizzava il dolore. Tutto ciò si basava sull’idea che il rapporto tra stato e cittadino fosse come una sorta di contratto stipulato tra due enti che si ricollegava all’idea che aveva Locke; mediante il contratto sociale ogni individuo aliena all’autorità soltanto la quantità di libertà necessaria ad assicurare la protezione dei diritti degli altri cittadini. --> importanza dell’uomo e della sua dignità. Questo interesso estremo verso l’umanità creò le condizioni per migliorare le condizioni sociali, rendendo possibile la nascita delle scienze sociali.

La scuola classica contribuì ad una concezione umanistica del sistema legale e penale in quanto non diede impulso al comportamento criminale, infatti la legge doveva essere frenante al comportamento criminale e doveva proteggere sia l’individuo che la società; essa sosteneva la responsabilità morale e il dovere dei cittadini di considerare per intero le conseguenze dei loro comportamenti prima di agire. Ogni individuo avrebbe dovuto essere in grado di ponderare piacere il piacere da trarre da un comportamento illegale, RAPPORTANDOLO CON LA PUNIZIONE RELATIVA. La deterrenza è un altro concetto fondamentale della scuola classica, infatti per deterrenza si intende il potere di influire direttamente su una linea di condotta che in questo caso era quella penale, gli esponenti della scuola classica individuano 2 tipi di deterrenza:

1)- SPECIFICA : applicata all’individuo che avesse commesso un reato--> idea era quella di infliggere un dolore sufficiente a controbilanciare il piacere ottenuto durante il reato.

2)- GENERALE : doveva servire a scoraggiare i rei potenziali, mostrando loro che un individuo punito non traeva guadagno dal suo reato.

La deterrenza era inoltre formata da 3 componenti: 1). CELERITÀ’ : rapidità con cui una punizione viene applicata. 2). CERTEZZA : concetto di rendere una un punizione certa ogni volta che viene commessa un’azione indesiderabile.

3). SEVERITÀ : quantità di dolore da infliggere a quanti commettono reati.

Quest’ultima era vista come la meno importante in quanto si credeva che se le pene fossero troppo severe il governo venisse considerato dispotico.

Il sistema giudiziario penale doveva rispettare le persone e tutti i loro diritti, le prove dovevano essere raccolte prima dei fatti, vennero proposte le pene per legge e venne inoltre instaurata la discrezionalità dei giudici in quanto si pensava che questi potessero seguire inclinazioni personali. Le punizioni non dovevano essere inflitte se non erano fondate e venne steso il calcolo felicifico : insieme di punizioni che tenevano conto di circostanze, piacere e dolore. Beccaria era totalmente contrario alla tortura al fine di estorcere confessioni infatti lui considerava la rapidità come unica forza della deterrenza. Erano anche contrari alla pena di morte infatti Beccaria sosteneva che nessun cittadino ha diritto di togliersi la vita, quindi non può trasferire questa cosa allo stato.

Il conflitto secondo la scuola classica avveniva qualora il rapporto tra cittadini non fosse condizionato da dei freni; la scuola classica può essere classificata come scuola STRUTTURALE in quanto mette in risalto l’effetto delle istituzioni sociali sulle persone. Alcuni studiosi sostengono che l’approccio della scuola classica debba essere classificato come PROCEDURALE per via dell’enfasi che pone sul comportamento razionale ed edonistico degli individui. Tutta la scuola classica è fondata sull’idea che la persona è RAZIONALE e RESPONSABILE delle proprie azioni.

Oggi l’idea del criminale razionale si sposa con la realtà attuale in quanto essendo persona razionale il criminale è consapevole del reato che commette e quindi non c’è bisogno di una pena che rieduchi l’individuo, ma che lo punisca per ciò che ha commesso.

CAPITOLO 3:

LA SCUOLA POSITIVA:

Gli esponenti della scuola positiva erano per lo più scienziati, matematici, medici e astronomi. I positivisti si ponevano lo scopo di ordinare e spiegare scientificamente il mondo attorno a loro. Essi vedevano il comportamento umano come determinato da tratti biologici, psicologici e sociali. Il pensiero criminologico positivista era determinato da: -una visione deterministica del modo -interesse verso il comportamento criminale in sè

Si avvaleva di tecniche di ricerca scientifica attraverso le quali si raccoglievano i dati per descrivere e spiegare i diversi individui oltre che le diverse condizioni sociali; alla base di tutto veniva posta la teoria dell’evoluzione.

Il contesto sociale nel quale la scuola positiva venne ad instaurarsi vedeva la scienza al centro di tutto ma soprattuto al centro dei problemi della vita quotidiana. La rivoluzione francese e quella industriale modificarono l’assetto sociale di quel periodo in quanto le società divennero sempre più complesse.

Vi fu l’ascesa della filosofia positiva che sottolineava l’importanza delle esperienze verificate e sistematizzate rispetto alle esperienze collegate alle idee arcaiche relative alla metafisica.

Secondo la teoria positivista i criminali erano persone normali che come tutti si erano evolute nello stesso modo e nella stessa maniera.-->la criminologia positivista venne influenzata dalla scienza che studia l’uomo, l’antropologia , la quale faceva emergere come esistessero delle società primitive. Non riuscendo ad analizzare fino in fondo questa società essi davano per scontato che la complessità fosse una caratteristica peculiare delle società europee, tutte quelle società che non erano simili alle società europee venivano considerate “ non evolute ”.

[TABELLINA RIASSUNTIVA PAGINA 45 LIBRO]

CAPITOLO 4:

LA SCUOL DI CHICAGO

L’Università di Chicago istituì il primo dipartimento di sociologia nel 1892, da questa Università nacque la Scuola di Chicago la quale era incentrata sullo sviluppo e il cambiamento del comportamento umano indotto dall’ambiente fisico e sociale. Essa pensava agli individui come creature complesse e viventi in “ comunità ” --> influivano fortemente sul singolo individuo. La scuola di Chicago decise di studiare l’individuo e la città attraverso lo sviluppo della sociologia empirica, ovvero si poneva come obiettivo quello di studiare l’individuo sia in occasioni di individualità sia in occasioni di collettività. La storia di vita dell’individuo costituiva lo strumento metodologico più importante per comprendere in profondità tutti gli elementi; si avvaleva inoltre di un’altra modalità denominata studio ecologico--> cogliere mediante la raccolta di dati empirici le caratteristiche tipiche dei vasti gruppi di persone.

Lo sviluppo della Scuola di Chicago dovette confrontarsi con molti fenomeni sociali nuovi: sviluppo delle grandi città, la rapida industrializzazione, le migrazioni di massa e gli effetti della prima guerra mondiale. Il fenomeno più imponente di quel periodo du l’urbanizzazione degli USA la quale portò molti studiosi a ritenere che responsabili della maggior parte dei problemi sociali fossero le città. Questa urbanizzazione portò a ingenti spostamenti delle popolazioni contadine verso la città in quanto proprio quest’ultima, investita da un cambiamento radicale, veniva vista come nuova possibilità di lavoro e di guadagno. Questo però porto al verificarsi di numerosi problemi quali il calo netto del costo della manodopera, problemi riguardanti gli alloggi per le famiglie e i servizi per i senza tetto fino ad arrivare alla nascita delle bande giovanili e dei futuri criminali. Questa situazione però ebbe una fine che si verificò con l’ultima ondata migratoria negli USA da parte du individui provenienti da Europa meridionale e orientale.

L’approccio dei sociologi tedeschi influenzò fortemente lo sviluppo della scuola di Chicago in quanto proprio i sociologi tedeschi iniziarono a occuparsi di crimini e di criminalità; l’approccio che i tedeschi utilizzavano a differenza di quello italiano era principalmente di tipo sociale e culturale. I sociologi americani erano interessati però a dimostrare la scientificità delle loro analisi per contrastare un’immagine sociologica puramente filosofico-speculativa.

La scuola di Chicago fu la prima ad inserire l’uso dei dati ufficiali negli studi sulla società; questi dati erano info raccolte e analizzate per ogni diversa area della città evidenziando poi quali fossero le zone con alti tassi di criminalità. La scuola di Chicago venne anche definita scuola ecologica, in quanto era intenta ad interpretare le persone a partire da come essi si comportavano nel tempo e nello spazio.

Il contributo più importante della scuola di Chicago fu proprio quello dell’ approccio organico alla vita delle comunità intrapreso da Park. Park concepiva la città come un insieme di cerchi concentrici che si irradiavano dal quartiere centrale degli affari. Più ci si allontanava minori erano i problemi sociali riscontrati. Questa concezione dello sviluppo della città su una struttura a cerchi concentrici fornì in seguito alla scuola di Chicago le basi per spiegare la criminalità e la delinquenza. La teoria stabiliva la presenza di usi dominanti all’interno di ogni zona--> quando con il passare del tempo gli invasori ( che prima erano esteri a una determinata zona) popolano la zona adiacente è come se diventassero loro i cittadini primari producendo cosi un nuovo ambiente sociale. La prima zona era la zona degli affari, caratterizzata da numerose fabbriche e industrie ma pochi residenti. Quella subito adiacente era definita la zona di transizione, caratterizzata da edifici

amministrativi--> non era una zona appetibile per risiedervi ma nonostante tutto era la più economica della città. In essa vi si insediavano gli immigrati; non appena questi potevano trasferirsi andavano nella zona dei lavoratori. (I problemi sociali erano più frequenti nella prima zona). I ricercatori della scuola di Chicago descrissero la società e la città come un luogo dove la vita sociale è superficiale, le persone sono anonime e i legami amicali sono deboli. Venne così coniato il termine di disgregazione sociale. ( se i rapporti all’interno della famiglia sono buoni, il vicinato è coeso e la gente mostra senso di lealtà allora l’organizzazione sociale è solida). [teoria della trasmissione culturale--> i giovani che vivono in aree socialmente disgregate hanno maggiori possibilità di venire a contatto con individui che abbraccino valori criminali o delinquenti].

INTERAZIONISMO SIMBOLICO : si sviluppa dall’idea che il comportamento umano sia il mero prodotto di simboli sociali scambiati tra individui; la mente e il sè non sono elementi innati ma costruiti dall’ambiente sociale. Nasce l’idea dell’ altro generalizzato ovvero che la nostra identità si definisce in base al rapporto con gli altri e riflettendoci negli altri in quanto anche loro stessi dipendono dal contesto in cui ci troviamo. Ogni situazione prevede un proprio ruolo, bisogna inoltre definire bene la situazione per dare vita ad un comportamento corretto ed adeguto all’ambiente sociale e alle condizioni sociali correnti. Il comportamento umano non sarebbe governato da alcun tipo di sistema di regole universali. Esistono però all’interno della società degli elementi devianti che vengono identificati con il nome di “ hobos ”. Il loro comportamento non è deviante rispetto al contesto specifico ma in relazione al resto della società.

Relativamente alla società la scuola di Chicago individua anche dei tipi di conflitti che si possono creare in quanto, come qualunque cosa, anche il conflitto è molto diffuso all’interno della società. Esso veniva considerato come uno dei principali processi sociali innescato dalle differenze di valori e culture sussistenti tra i vari gruppi di individui. Ci fu uno studioso, Sellin , che esplicò la teoria del conflitto culturale che si basava sulle norme di condotta. Alla base della condotta di ogni individuo stanno dei valori culturali e il contenuto di queste norme varia di cultura in cultura. Sellin suggeriva due tipi di conflitto. 1). Il conflitto primario--> che si verifica quando uno stesso comportamento può essere rilevante per due culture completamente diverse. 2). Il conflitto secondario --> ( in riferimento alle culture minori esistenti all’interno di una cultura più vasta), le persone che abitano una certa area geografica tendono a lungo termine a creare il proprio nucleo di valori che anche se non totalmente differente da quelli della cultura più vasta se ne distanziano abbastanza da provocare conflitti.

Le teorie esplicate e sostenute dalla scuola di Chicago avevano un’ispirazione positivista nonostante presentassero spiegazioni sociali innovative. La scuola di Chicago sosteneva teorie “deterministe”. I criminologi appartenenti a questa corrente riscontrarono elementi patologici nella città e condussero i loro studi nello spirito di comprendere i mali. L’orientamento dominante della scuola di Chicago era quello del “ processo ”; infatti ponevano attenzione ai processi coinvolti nel comportamento. La conseguenza al concetto di “ disgregazione sociale” era la diversità delle norme di condotta e non un estraniamento dalla società. Gli individui finiscono per essere devianti poiché membri di gruppi diversi applicano definizioni differenti alla situazione sociale che condividono. I teorici della scuola di Chicago possono essere definiti come consensualisti in quanto assumevano che il consenso costituisse il punto di partenza di ogni tipo di comportamento umano.

CAPITOLO 6:

LA TEORIA DELL’ANOMIA

Il concetto di anomia è strettamente legato al lavoro di due studiosi: Merton e Durkheim. Durkheim introdusse questo concetto all’interno di una delle sue opere più famose intitolate “ La divisione del lavoro sociale” e lo utilizzò per descrivere la deregolamentazione all’interno della società--> con

Merton individua il comportamento conforme: una volta preso atto che l’accesso a mete e mezzi è limitato, l’individuo continuerà ritenerli legittimi. ▲ Comportamento dell’ innovazione: viene mantenuta l’enfasi selle mete legittime della società e si ricorre a mezzi illegittimi per raggiungerle ( non deposito i soldi che ho risparmiato una vita in banca per farli fruttare ma faccio una rapina). ▲ Comportamento ritualista: si rinuncia alle mete per ricorrere a mezzi legittimi ( comportamento burocratico: impiegato che non ha potere di fare qualcosa per qualcuno si concentra sulla compilazione di 3 copie di un documento). ▲ Comportamento di rinuncia: si rinuncia sia alle mete sia ai mezzi, non optano per l’innovazione e allo stesso tempo evitano il confronto con la loro incapacità nel raggiungere determinati obiettivi. ▲ Comportamento ribelle: laddove gli altri comportamenti precedenti vertono sul rifiuto di mete o mezzi, questo tipo di comportamento punta alla completa sostituzione. Questo tipo di comportamento conduce gli uomini fuori dalla struttura sociale --> presuppone l’alienazione dagli obiettivi fondamentali della società.

Quindi, la TEORIA DELL’ANOMIA di Merton spiega come la struttura sociale stessa contribuisca a creare devianza a tutti i livelli, malgrado essa si occupi soprattutto delle classi inferiori. La teoria dell’anomia è una teoria positivista in quanto colloca la patologia all’interno della struttura sociale. Merton sostiene che una struttura sociale patologica finisce per indurre tensioni in alcuni segmenti sociali spingendoli alla devianza. La teoria dell’anomia però può anche essere chiamata “ teoria della tensione ” in quanto si interessa principalmente al concetto di tensione strutturale interno alla società. La teoria è anche una teoria strutturale perchè concentrata sulle analisi della struttura sociale e sulla sua funzione nel creare devianza. ( Merton è interessato a spiegare le variazioni del tasso di criminalità riscontrabili nelle diverse classi sociali) L’anomia affrontala patologia in quanto tale. Viene spesso definita anche funzionalista perchè il funzionalismo spiega un fenomeno sociale sotto l’aspetto degli effetti e delle conseguenze che esso ha sulla struttura sociale.

CAPITOLO 5:

LA TEORIA DELL’ASSOCIAZIONE DIFFERENZIALE

Il principale sostenitore nonché creatore di questa teoria fu Edwin SUTHERLAND che stilò di questa teoria ben due versioni, la prima nel 1939 e la seconda ( quella definitiva) nel 1947. Egli elaborò una teoria generale del comportamento criminale insistendo sul fatto che esso venga APPRESO all’interno di un ambiente sociale; quindi la differenza maggiore tra comportamento criminale e conforme sta in che cosa si apprende e non nel come lo si apprende. Sutherland non era d’accordo con le teorie a stampo psicologico piuttosto che quelle a stampo biologico, lui perorava la causa di una criminologia sociologica ( una criminologia che spiega il crimine in maniera multifattoriale cioè in numerosi molteplicità).

Sutherland lavorò presso il dipartimento di igiene dell’università di NY dove ebbe modo di osservare che gli individui che in precedenza non erano stati criminali o non avevano avuto contatti con persone devianti erano arrivati a commettere azioni di tipo criminale di conseguenza al loro impoverimento; anche altri individui relativamente benestanti commisero queste azioni come ad esempio raggirare le banche e contraffacendo titoli finanziari. Secondo Sutherland la criminalità è il prodotto della relazione tra situazioni, opportunità e valori. Altri due eventi influenzarono l’interpretazione della criminalità da parte di Sutherland: 1)- PROIBIZIONISMO e 2)- CRIMINALIZZAZIONE DELL’USO DI DROGHE. Gli individui che non si comportavano in maniera criminale potevano trasformarsi in criminali a seguito di un intervento della legge.

Le principali influenze sul pensiero di Sutherland vennero dalla Scuola di Chicago; cruciali per lo sviluppo della sue teoria furono l’ interazionismo simbolico, l’analisi statistica dei dati e le storie di vita. Con l’ analisi statistica dei dati la scuola di Chicago aveva mostrato che essendo le aree centrali della città soggette alla successione delle ondate migratorie, gli alti tassi di criminalità avevano sempre la stessa distribuzione per area--> interrogandosi su questo quesito numerosi studiosi ipotizzarono che la risposta stesse nel conflitto tra le culture dei diversi gruppi --> siccome la maggior parte del centro della città era abitato da immigrati i teorici sostennero che i valori e le norme di questi gruppi erano differenti da quelli del resto della popolazione di Chicago. L’altro concetto era quello delle storie di vita dove Sutherland ebbe occasione di stilare un libro ( una sorta di diario ) assieme ad un ladro professionista, il quale descriveva allo studioso come si imparava il mestiere, l’apprendistato e il “riconoscimento della professione di ladro”. Questo lavoro rappresentò per Sutherland la prima analisi di come un gruppo arrivi a svilupparsi al di fuori della cultura generale, isolando e rafforzando i propri valori; fu in questo lavoro che apparve per la prima volta definizione di ASSOCIAZIONE DIFFERENZIALE. Nel riformulare la sua teoria, Sutherland, tenne conto dei filoni caratterizzanti la Scuola di Chicago e in particolare di : teoria ecologica e trasmissione culturale, interazionismo simbolico, teoria del conflitto culturale. Nel riunire questi filoni riuscì a dare senso ai diversi tassi di criminalità all’interno della società, sia al processo attraverso cui gli individui diventano criminali.

Secondo Sutherland il crimine non deriva altro che da un conflitto di valori che può a sua volta essere generato da un tipo di comportamento approvato dalla cultura ma che viene ampiamente disapprovato dal resto della società. Per Sutherland il conflitto è diffuso all’interno della società in quanto esso stesso è un prodotto della società disgregata , che crea diversi tipi di valori e interessi all’interno dei vari gruppi sociali. I gruppi che hanno concezioni e stili di vita difformi dalla legge entrano più spesso in conflitto con la società e con le autorità, facendo registrare picchi di criminalità più alti.

La seconda nonché la versione definitiva della teoria fu stilata nel 1947, in essa Sutherland integrò espressamente la tesi secondo la quale il comportamento viene appreso e abbandonò l’espressione di “ disgregazione sociale” per usare quella di “ organizzazione sociale differenziata ”. Questa ultima versione della teoria si estendeva du 9 punti:

1)- il comportamento criminale viene appreso 2)- tale apprendimento risulta dall’interazione con altri mediante una comunicazione 3)- l’apprendimento del comportamento criminale avviene all’interno di gruppi 4)- l’apprendimento del comportamento include: a)- tecniche relative alla commissione del crimine e b)- orientamento specifico mi motivazioni, pulsioni e atteggiamenti 5)- l’orientamento verso il crimine viene appreso in relazione ad una definizione favorevole o contraria alla legge 6)- una persona diventa delinquente quando si è più propensi alla violazione di norme piuttosto che al rispetto di queste 7)- le ASSOCIAZIONI DIFFERENZIALI variano per frequenza, durata, intensità e priorità 8)- il processo di apprendimento del comportamento criminale attraverso l’associazione a modelli criminali o non, include tutti i meccanismi coinvolti nei processi generali di apprendimento 9)- se il comportamento criminale esprime bisogni e valori generali, d’altro non può essere spiegato attraverso essi dato che il comportamento non criminale è espressione degli stessi bisogni e valori.

IL COMPORTAMENTO CRIMINALE VIENE APPRESO MEDIANTE ASSOCIAZIONE CON PERSONE CON CUI SI INTRATTENGONO RAPPORTI INTIMI ATTRAVERSO UN PROCESSO DI COMUNICAZIONE INTERATTIVA. E’ NECESSARIA L’ESISTENZA DI UNA RELAZIONE PERCHE’ CERTE CAPACITÀ’ E CERTI VALORI POSSONO ESSERE APPRESI SOLTANTO TRAMITE RELAZIONI PERSONALI.