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Riassunto del manuale "Devianza e Criminalità" integrato con gli appunti presi a lezione.
Tipologia: Dispense
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“Devianza e Criminalità” Introduzione La criminologia è una scienza dell’uomo multi e interdisciplinare che si basa sull’osservazione della realtà criminosa; Si tratta di una scienza applicativa perché spiega i fenomeni sociali e il loro nesso causale. Alla base del fenomeno criminoso vi è il reato descritto come un fatto dell’uomo che ha una rilevanza penale in quanto è l’ordinamento ad attribuirglielo. Non esiste un libero arbitrio assoluto, esiste, piuttosto, una libertà morale condizionata. Non bisogna fare affidamento al determinismo biologico (l’ipotesi secondo cui solo i fattori biologici e, dunque, genetici determinano il modo in cui un organismo agisce o cambia nel tempo) nè ad un approccio unico ma, al contrario, bisogna affrontare il problema dal punto di vista sociale con un approccio multidisciplinare. Molto importante in criminologia è il concetto di causa che analizza le cause che spingono e determinano il compimento di un fenomeno criminoso , le cause devono essere indagate sia rispetto alla globalità del fatto sia rispetto alla sua singolarità , in quanto le due diverse declinazioni potrebbero non coincidere. Il crimine, comunque, viene scatenato da un fattore multicausale che deve essere indagato; A tal proposito si parla di: ● causalità pragmatica/lineare , quando non si analizzano tutte le cause di un fenomeno criminoso ma solo quelle collegate direttamente tra loro, ritenute più importanti; Questo è stato il primo approccio della criminologia che si è rivelato fallimentare; ● causalità circolare , quando non si indaga una sola causa ma si analizzano tutti i fenomeni criminosi che costituiscono quel dato fenomeno, in questo caso non serve una distinzione tra causa ed effetto, perché essendo tutto perfettamente inglobato, ogni circostanze è entrambe le cose contemporaneamente. La criminologia moderna fa, però, riferimento ad entrambe la causalità in quanto il delitto è un fatto sociale e vanno, dunque, considerati: lunghi archi temporali, brevi lassi di tempo e la stessa epoca ma in paesi diversi; Anche l’ arco temporale in cui si inserisce un fenomeno criminoso, che deve essere analizzato, porta a conclusioni diverse. Il crimine non è un accadimento naturale ma un fatto umano e sociale sul quale incidono i condizionamenti storici , vi è infatti un’evoluzione dei tempi alla quale consegue anche un adattamento della norma al comune sentire (spesso vi è uno scollamento proprio tra il comune sentire e la legislazione. Il fenomeno sociale può essere controllato/contrastato sotto vari profili: ● profilo formale , cioè attraverso leggi, sanzioni e tutto ciò che va a costituire l’intimidazione penale; ● profilo informale , cioè meccanismi di controllo del contesto sociale; ● controllo di gruppo , cioè da persona a persona nel contesto sociale di riferimento (stigma sociale/vergogna). Per quanto riguarda, invece, l’interpretazione di un fenomeno criminoso, la criminologia usa:
Dunque, la scuola classica contribuì ad una concezione umanistica del sistema legale e della giustizia penale; La legge , di conseguenza, serviva a proteggere sia la società che l’individuo , e, quindi, il suo scopo principale era quello di fungere da deterrente al comportamento criminale. Secondo Bentham la punizione costituisce un male in sé e, dunque, va utilizzata soltanto per poter evitare un male più grande. La deterrenza diviene l’unica giustificazione della punizione. La scuola classica distingueva tra due tipi di deterrenza: ● deterrenza generale , serviva a scoraggiare i rei potenziali mostrandogli che un individuo punito non traeva guadagno dal suo reato; ● deterrenza specifica o individuale , applicata all’individuo che avesse commesso un reato, l’idea era di infliggere un dolore sufficiente ad impedire che il delitto venisse commesso nuovamente. I teorici della scuola classica vedevano tre componenti della deterrenza: celerità , certezza e severità. Per quanto riguarda la celerità si tratta della rapidità con cui una punizione viene applicata, l’idea era quella che quanto più rapidamente una punizione fa seguito ad un reato, tanto migliore sarà il suo risultato. La certezza è il concetto di rendere una punizione certa ogni volta che viene commessa un’azione indesiderabile. La severità è la quantità di dolore da infliggere a quanti commettono reati, maggiore sarebbe stata la potenziale severità e più una persona razionale si sarebbe dovuta astenere dal violare la legge. In Europa, a differenza dell’America non era fortemente sentito il concetto di proporzione della pena , cioè di una pena che fosse proporzionale all’offesa commessa. Inoltre, secondo Bentham le punizioni non dovevano essere inflitte se ritenute infondate, inefficaci o inconvenienti; cercò, poi, di dare un’organizzazione sistematica alle procedure legali e per fare ciò divise i reati in classi e tipi, distinguendo tra offese pubbliche e private, crimini contro la persona e contro la proprietà e violazione di fiducia (quello della fiducia è un concetto molto importante che ritornerà nel futuro, si parlerà di fiducia come bene giuridico). Su questa base creò il calcolo felicifico , cioè una combinazione elaborata di punizioni che uniscono piacere, dolore e circostanze attenuanti per trovare la migliore pena da infliggere ad un soggetto. Per Beccaria la forza della sanzione sta nella rapidità e nella certezza più che nella severità, proprio per questo motivo era, come tutti gli esponenti della scuola classica, contrario alla pena di morte ; Beccaria sosteneva che nessun cittadino ha diritto di togliersi la vita, e di conseguenza non può trasferire questa facoltà allo stato. Perché la pena di morte non era/è ritenuta funzionante? Il criminale quando agisce non fa considerazione riguardo le conseguenze che potrebbero derivare dal suo crimine, bensì agisce sulla base di impulsi e istinti e, di fronte a questi, non c’è pena che tenga; Inoltre, nella pena di morte non c’è nè rieducazione nè alcun tipo di prevenzione. La scuola classica continua ancora oggi ad influenzare le politiche inerenti al sistema di giustizia penale; In particolare due concetti vengono sentiti in modo molto forte: deterrenza e razionalità. Si assiste, infatti, ad un rinnovato interesse per la deterrenza, la quale sfocia, però, nel cosiddetto paternalismo giuridico , che non tiene conto dell’autodeterminazione delle persone: il legislatore, infatti, si sostituisce alla persona dicendo cosa sia proibito e cosa concesso al fine di tutelare la persona stessa; A lungo andare, però, questo porta alla fallacia della deterrenza. Sia il pubblico che gli stati hanno ormai abbracciato la concezione del criminale razionale , ciò rende più facile incolpare il reo di tutti gli aspetti del crimine, invece di condividere le
colpe con la società che crea condizioni che costringono alcune persone a commettere reati. Questo tipo di concezione facilita la punizione ed esclude la rieducazione perché il reato è frutto del libero arbitrio ; Il reo decide in modo consapevole di intraprendere un’azione illegale. Questa visione porta a tutte le teorie punitive dette del just desert , in cui ritorna l’idea che il reo sceglie volontariamente di violare la legge e, quindi, merita di essere punito; Inoltre, viene riaffermata l’idea della pena equa, cioè la pena non deve essere né maggiore né minore del reato commesso. Questa pratica viene usata in particolare in America dove non si tiene conto delle ragioni per le quali un crimine è stato commesso, non c’è rieducazione se non nell’ipotesi del “restraint and you are out” , al criminale vengono date tre opportunità al termine delle quali si viene messi in carcere senza nessun’altra possibilità. La Scuola Positiva Con l’avvento della scuola positivista si arrivano a superare tutte le rigidità imposte dalla scuola classica, e ci si concentra maggiormente sull’ agire dell’essere umano : l’uomo viene visto come un essere capace di operare delle scelte dalle quali derivano delle conseguenze, si parla tanto di autodeterminazione. La filosofia positiva si incentra su tre grandi macroaree: giuridica, sociologica e logica tutte incentrate sull’ osservazione sistematica e sul metodo scientifico; I positivisti, infatti, si ponevano lo scopo di ordinare e spiegare scientificamente il mondo attorno a loro. Alla base dello studio del comportamento umano, e di conseguenza, del comportamento criminale, veniva posta la teoria dell’evoluzione. Proprio, la criminologia fu influenzata dall’emergere dell’antropologia, la quale portava alla luce l’esistenza di alcune società definite come “primitive” contro la complessità dell’organizzazione delle società europee: questa differenziazione portava alla conclusione che le altre società, diverse da quella europea, fossero meno evolute e più vicine alla natura umana originaria. Vengono identificate due forme di positivismo: ● una prima forma che è il prodotto della filosofia illuminista del ‘700, incentrata sull’importanza della ragione e dell’esperienza; ● una seconda forma, conosciuta con il nome di positivismo logico , legata al ragionamento matematico e ai modelli formali della logica; comunque, elemento comune ad ogni forma di positivismo è l’interesse a classificare o a stabilire categorie per ogni aspetto di interesse scientifico. Ci troviamo, inoltre, in un periodo, il 1800, in cui si sviluppano altre importanti scienze come l’antropologia e la sociologia; A tal proposito Comte viene considerato come il padre della sociologia e fondatore del positivismo. Comte è uno strenuo sostenitore delle ipotesi verificabili dei metodi comparativi, cioè, può assurgere a validità scientifica solo quello che calare nel mondo reale al fine di provarlo. Nella prima metà del 1800 cominciarono i primi lavori di criminologia ad opera di due statisti, Guerry e Quetelet, i quali esaminarono statistiche sociali come se fossero dei dati provenienti dalle scienze naturali. Quetelet, in particolare, applicò a questi dati la teoria della probabilità così da formulare il concetto di persona media , che venne poi esteso allo studio dei tassi di criminalità. Un altro importante lavoro fu quello compiuto da biologi e anatomisti i quali studiavano il corpo umano con la speranza di poter stabilire qualche collegamento con il corpo umano; In quest’ambito si inseriscono, in particolare, gli studi di frenologia sulla correlazione tra la forma del cranio e il comportamento; Viene fatta, soprattutto, una comparazione tra l’anatomia di coloro che avevano commesso reati rispetto all’anatomia di coloro che non ne avevano commessi.
In questo periodo si svilupparono anche gli studi sulla psicoanalisi di Freud tramite i quali si trova una certa correlazione tra il conflitto inconscio e i comportamenti criminali ; Si ritenne che la maggior parte dei comportamenti criminosi vengono posti in essere dai soggetti con un trauma infantile; Infatti, i soggetti che hanno subito traumi psichici mostrano una maggiore propensione al crimine. Altri approcci si sono concentrati sull’esame delle differenze di personalità, come nel caso del test Minnesota ( MMPI ), che è un particolare tipo di test per personalità psicopatiche, costruito in base alle risposte fornite dagli internati alle particolari domande. La maggior parte degli studi, poi, veniva condotta sui giovani perché questi dimostravano di essere fortemente influenzati nel breve termine dalle mode di riferimento mentre a lungo termine assumevano dei comportamenti per abitudine. Altro fattore importante da tenere in considerazione era l’appartenenza ad una classe sociale, in questo caso si parla di un processo di imitazione per il quale le persone socialmente inferiori imitano quelle superiori copiandone il comportamento. La differenza tra le varie classi sociali stava anche nella tipologia di reato commesso, ad esempio un crimine commesso da una persona appartenente ad una classe sociale più alta era più fine e meglio organizzato vista la più elevata disponibilità di mezzi e risorse. Con il tempo dalla biologia criminali si è cominciata a distinguere la teoria biosociale che unisce le caratteristiche biologiche, il fattore ambientale e il fattore sociale; Da prendere in considerazione è il controllo degli impulsi naturali , appresi in famiglia o nei gruppi sociali attraverso la punizione (la risposta punitiva è mediata dal sistema nervoso involontario). Dunque, secondo questa teoria a determinare il fattore criminoso oltre all’elemento biologico concorrono anche altri fattori: l’organismo è il risultato di tre sistemi fondamentali che sono il patrimonio genetico, la struttura e le funzioni del cervello e l’apprendimento. Le caratteristiche naturali sono indipendenti dal processo di socializzazione ma c’è un’interazione con le caratteristiche culturali ma di fondo per la commissione di un crimine c’è sempre l’autodeterminazione del singolo. Un altro approccio di tipo biologico è costituito dagli studi relativi a intelligenza e crimine, tuttavia godono di uno scarso credito e non sono particolarmente approfonditi. Molti criminologi ravvisano nell’intelligenza non una causa della criminalità bensì un fattore che predispone alla scelta di commettere un crimine. Qualche tempo dopo, negli anni ‘60 si è affermato che il quoziente intellettivo può spiegare la propensione al crimine delle varie etnie, vi sarebbe, quindi, un rapporto tra QI e delinquenza. A questo tipo di approccio c’è stata una critica: i test venivano costruiti per avvantaggiare i bianchi e la discriminazione renderebbe i neri svantaggiati in partenza (ciò accade soprattutto in America). Comunque le teorie genetiche prendono in considerazione soltanto gli effetti genetici indiretti il quale ruolo è quello di influenzare il funzionamento del cervello che governa il comportamento (si compie un percorso al contrario). Gli studi psicologici recenti ammettono la possibilità dell’esistenza di una personalità criminale , cioè l’esistenza di diversi schemi mentali nei criminali. La personalità criminale è sempre volta alla ricerca di eccitazione, è egoista e manipolatrice, ha un ego elevato, è amorale e così via. In totale sono state individuate 52 schemi mentali criminali diversi. In definitiva le teorie positiviste sono diventate la spina sociale dei programmi di riforma sociale; La posizione di queste teorie legittima il rifiuto di implementare politiche di riforma sociale dispendiose e la maggior parte dei casi, a meno che non siano intervenuti psicologi esperti, sono stati trattati con la filosofia del non trattamento in quanto la rieducazione veniva considerata superflua.
La Scuola di Chicago Nel 1892 l’Università di Chicago fonda il primo dipartimento di sociologia e criminologia con l’idea di indagare lo sviluppo e le modifiche del comportamento umano indotte sia dall’ambiente fisico che sociale. La scuola di Chicago pensava agli uomini come individui complessi in grado di adattare stili di vita diversi e a tal proposito si riteneva che la comunità fosse il principale elemento di influenza sul comportamento dei singoli. Attraverso lo sviluppo della sociologia empirica si cominciò a studiare gli individui nel loro ambiente sociale , analizzando sia la dimensione singola che collettiva. Da un lato vi era la storia di vita che permetteva di cogliere elementi ed eventi che danno forma alle vite individuali, dall’altro la tecnica dello studio ecologico che permetteva di trascendere le singole individualità. Questo è in breve il quadro d’insieme che influenzerà la criminologia fino ai giorni nostri. Gli studiosi di scienze sociali che vissero nel periodo di sviluppo della scuola di Chicago ebbero a che vedere con molti fenomeni sociali inediti : ● proibizionismo; ● depressione economica e sociale; ● urbanizzazione; basti pensare che la stessa Chicago in pochissimo tempo si trasformò da piccolo centro urbano a grande città. Fu proprio l’urbanizzazione che portò gli studiosi a ritenere che ad essere responsabili dei problemi sociali emergenti fossero proprio le città. La città divenne luogo privilegiato di osservazione dei fenomeni sociali e venne additata come causa della criminalità. Nello stesso momento storico gli Stati Uniti erano diventati meta preferita delle ondate migratorie ; L’ultima massiccia ondata migratoria che ci fu vide come protagonisti individui provenienti dall’Europa continentale e meridionale e furono proprio queste persone ad essere additate come responsabili dei problemi che affliggevano la nazione: vi era una forte discriminazione verso i nuovi immigrati. Così facendo il crogiolo, il cosiddetto “melting pot” , del sogno americano divenne l’incubo dell’efficacia della legge, quando cominciò ad essere evidente che i quartieri delle varie città avevano pochissimo scopi o modi di vivere in comune: in poche parole non si era realizzata alcun tipo di integrazione. Fino al XX secolo la criminologia americana era ispirata a quella europea, soprattutto a quella italiana, ma con l’ascesa delle nuove teorie ci fu un’inversione di rotta e la nuova sociologia criminologia si contrappose di netto al positivismo italiano. Man mano che la sociologia si inoltrava nello studio della criminalità cominciò a prevalere l’ influenza tedesca , il quale approccio era prevalentemente di tipo sociale e culturale; La natura umana veniva, infatti, considerata come un prodotto quasi completamente culturale e non biologico: si passò dal determinismo biologico alla rilevante influenza del contesto sociale. Le principali tecniche di ricerca utilizzate dalla scuola di Chicago furono due: ● la prima che consiste nell’ utilizzo di dati ufficiali , informazioni che venivano raccolte per ogni diversa area della città, evidenziando alcune caratteristiche particolari che erano:
- tassi di criminalità; - abbandono scolastico; - povertà; secondo l’analisi di questi dati alcune zone della città rimanevano inclini alla delinquenza a prescindere dalla loro composizione etnica; ● la seconda tecnica fu la ricerca delle storie di vita , si assiste alla nascita della cosiddetta etnografia che si occupa dello studio dei popoli; La storia di vita,
comportamento. Per Sellin alla base di ogni comportamento stanno i valori culturali di un individuo ed è proprio per questo motivo che i comportamenti variano da cultura a cultura. Il conflitto culturale può essere di due tipi: ● in quello definito primario un comportamento può essere rilevante per due culture differenti, ciò si verifica in seguito ad una migrazione da un’area culturale all’altra; ● in quello definito secondario si parla di subculture, cioè le persone che abitano una certa area geografica, a lungo termine, tendono a creare il proprio nucleo di valori che, anche se non totalmente differenti da quelli della cultura più vasta, se ne discostano abbastanza. In definitiva, l’orientamento più importante che sembra emergere dalle teorie della scuola di Chicago è quello del processo : veniva, infatti, posti in evidenza i processi, che fossero essi reali o immaginari, coinvolti nel comportamento, in altre parole i modi con cui le persone agivano in risposta ai comportamenti degli altri. La scuola di Chicago era, poi, di fondo positivista e considerava che le persone finissero per essere devianti quando membri di gruppi diversi applicano definizioni differenti alla situazione sociale che condividono. La scuola di Chicago è ritenuta molto importante soprattutto per la produzione di tantissime microteorie, alcune delle quali studiate ed approfondite ancora oggi; Tanto è vero che alcune tematiche studiate dalla criminologia ecologica riapparvero negli anni ‘70 sotto diverse denominazioni: design ambientale e criminologia geografica. Si suggeriva che la prevenzione del crimine si sarebbe dovuta sforzare di più di modificare l’ambiente fisico, il quale può favorire le attività criminali e contestualmente venne elaborato il concetto di spazio difendibile , cioè che qualunque spazio fisico sarebbe stato immunizzato contro il crimine qualora i suoi abitanti lo avessero considerato come proprio territorio, sorvegliando la zona. Infine, riguardo alle implicazioni politiche la scuola di Chicago ha avuto un’influenza molto rilevante: tutte le teorie furono applicate fin da subito per dar vita ad un programma di prevenzione. Si tentò, ad esempio, di modificare i quartieri dando loro l’organizzazione sociale ritenuta mancante e nell’apportare questi cambiamenti si coinvolgevano gli abitanti del quartiere. Ciò fu possibile con la creazione di comitati e organizzazioni locali, che oltre a fornire il personale necessario, incoraggiavano le relazioni tra la comunità e l’amministrazione comunale. In particolare, i residenti venivano sensibilizzati alla pulizia e all’igiene del proprio ambiente, con il compito di aiutare i giovani che avevano problemi con le autorità. Teoria dell’Associazione Differenziale La teoria dell’associazione differenziale comincia a svilupparsi a partire dalla fine degli anni 40 del ‘900, precisamente nel 1947. Il massimo esponente di questa “scuola” di pensiero fu Sutherland il quale sosteneva che il comportamento criminale si apprende all’interno dell’ambiente sociale di riferimento, cioè dove la personalità del soggetto si sviluppa. In quell’epoca l’FBI stava cominciando a redigere dei report annuali sulla criminalità dai quali emergeva che alcuni soggetti delinquevano più di altri. Le cause più comuni della delinquenza erano: ● la depressione economica a fronte del benessere; ● il proibizionismo e la criminalizzazione della droga. Dalle idee di Sutherland sono, poi, scaturiti diversi orientamenti di pensiero, ce ne sono stati tre in particolare:
1. la teoria ecologica ;
2. l’ interazionismo simbolico ; 3. il conflitto culturale. Il comportamento criminale è dovuto all’associazione differenziale in una situazione in cui c’è disgregazione sociale e in cui le tecniche e le motivazioni devianti vengono apprese. In seguito all’elaborazione di questa teoria ci sono stati dei riflessi anche sui programmi carcerari, in particolare, si è voluto evitare il contatto con i delinquenti di con i delinquenti di “varia natura”; Questo è stato anche il motivo per il quale si è parlato per la prima volta in assoluto della criminalità dei colletti bianchi : essa non viene percepita propriamente come criminale poiché perfettamente integrata nella società. Teoria dell’Anomia La teoria dell’anomia si sviluppa nel ventennio che va dal 1940 al 1960. La parola anomia, letteralmente, ha il significato di perdita o assenza di regole. Massimi esponenti di questa teoria sono stati Durkheim e Merton i quali hanno studiato gli e ffetti della divisione del lavoro sociale , la deregolamentazione e, appunto, l’ anomia. Quest’ultima, in particolare, si è osservato si realizzasse nelle società complesse quando non si riescono più a controllare le attività dei propri membri. Al crescere della complessità delle società e al crescere della regolamentazione si assiste ad un non seguire più le regole perché diventa troppo difficile. L’anomia, proprio per i motivi sopraelencati, cresce in modo proporzionale al crescere: ● dell’urbanizzazione; ● dell’industrializzazione; ● della commercializzazione; da ciò deriva l’aumento della criminalità dovuto, soprattutto, alla creazione di classi sociali e alla disgregazione del tessuto sociale. Merton ha teorizzato lo struttural-funzionalismo , sostenendo che alcune mete sociali, come ad es. il successo economico, non fossero alla portata di tutti a causa della disuguaglianza nelle opportunità offerte dalla vita; Questa condizione anomica può determinare la devianza e, di conseguenza, portare a comportamenti criminali. Nel momento in cui questa consapevolezza diventa deflagrante si individuano, allora, quattro diverse tipologie di adattamento che consentono di arrivare al successo e, quindi, raggiungere l’obiettivo tuttavia trasgredendo le regole e, dunque, adottando comportamenti criminali; Queste sono: 1. l’ innovazione , quando si intende raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo, per citare un’espressione machiavellica “il fine giustifica i mezzi” ; 2. il ritualismo , la cosiddetta sicurezza del posto fisso, cioè adottare dei comportamenti comuni a tutti; 3. la rinuncia , ci sono degli individui che si arrendono in partenza, questi sono sicuri di non poter raggiungere alcun tipo di benessere, né per vie legali, né per vie illegali e finiscono, in questo modo, ad essere emarginati dalla società; 4. la ribellione , quando vi è il rifiuto dell’impossibilità del raggiungimento degli obiettivi sociali, cioè, ci si attiva per fare in modo che la propria condizione cambi. La ribellione si mette in atto con la realizzazione di una nuova struttura sociale la quale non deve per forza essere illegale (vie legali, creazione di una start-up). In definitiva, la devianza nasce all’interno della società in cui si sviluppano le tensioni sociali , sono proprio queste che portano alla criminalità. E’ proprio dalle tensioni sociali che viene sviluppata la teoria strutturale della tensione , determinata da:
essere rappresentato da una soluzione collettiva che, secondo Cohen, rende necessario modificare i mezzi per raggiungere lo status, ad es. con la definizione di nuove regole. Un’ulteriore spinta alla delinquenza giovanile sarebbe, poi, l’interazione con ambienti devianti: è più frequente che un ragazzo frustrato di un quartiere periferico interagisca con una subcultura delinquenziale e, dunque, è più facile che ne assuma i comportamenti. Cohen compì uno studio anche sulla delinquenza femminile ritenendo che questa fosse soggetta al doppio standard sessuale : esse sarebbero svantaggiate non solo in quanto membri appartenenti ad una classe bassa della società ma anche in quanto donne (questione di genere - paura dell’aggressione sessuale); Ciò scatena un grado di rabbia e di aggressione molto maggiore rispetto agli uomini. Gli uomini delle classi medie, invece, proverebbero l’impulso di esprimere la propria mascolinità per reagire alla crescente responsabilità che le donne si assumono nel crescere i figli (reazione contro l’”autorità” femminile che esalta comportamenti tipicamente maschili). Come detto anche precedentemente non esistono soltanto mezzi legittimi per arrivare alle mete culturali bensì anche una serie di mezzi illegittimi, questa seconda strada che può essere percorsa prende il nome di struttura illegittima delle opportunità ( teoria delle opportunità differenziali ). Tuttavia anche le opportunità illegittime, al pari di quelle legittime, erano ben strutturate e, dunque, avevano un accesso limitato. E’ proprio la posizione sociale che determina la capacità di utilizzare sia i canali legittimi che quelli illegittimi. Ogni forma di subcultura delinquenziale dipende dal grado di integrazione presente nella comunità; Ad es., la struttura criminale stabile permette maggiori chance ai giovani delle classi inferiori rispetto a quante potrebbero averne utilizzando i canali legittimi. In base a questo assunto possono essere individuate tre tipi di subculture di gang criminali:
1. la subcultura criminale , la quale funge da struttura di “apprendistato” con lo sfruttamento dell’età: i ragazzi apprendono frequentando i giovani che a loro volta apprendono dagli adulti; L’obiettivo principale sarebbe quello di realizzare profitti con un basso grado di violenza; 2. la subcultura conflittuale , che si manifesta nelle comunità disgregate; Proprio come la comunità anche le gang non hanno un’organizzazione ben salda, anzi, al contrario, manca quasi del tutto una struttura illegale e ne consegue che la banda dà luogo a comportamenti del tutto incontrollati; 3. la subcultura astensionsionista , che viene messa in atto da coloro i quali vengono definiti “doppiamente falliti” in quanto non riescono ad avere accesso a nessuna delle due strutture delle opportunità. Di norma i giovani appartenenti a questo tipo di subcultura si danno all’uso di droghe e vogliono soltanto i soldi per poter ottenere la propria dose. Comunque, il vero problema nel definire la devianza consiste nella spiegazione del modo in cui avvengono le differenti reazioni alle tensioni e nel delineare il contesto sociale nel quale queste compaiono; Per questo motivo la maggior parte delle teorie sono incentrate sui meccanismi di apprendimento disponibili all’interno della subcultura. Con il tempo, poi, sono state elaborate altre teorie della subcultura, prendendo come punto di partenza diversi assunti; Per esempio l’antropologo Miller partiva dal fatto che i valori della classe media, per le bande criminali, erano meno rilevanti rispetto a quanto aveva prospettato precedentemente Cohen. Miller, per questo motivo, adottò il concetto di preoccupazione focale , si tratta, cioè, di dettagli o aspetti di ogni particolare subcultura che richiedono attenzione e cura costante. In particolare, l’antropologo ha descritto sei
preoccupazioni focali caratterizzanti le subculture dei lavoratori non qualificati americani, che sono: ● la durezza , che consiste nell’essere temerari, coraggiosi e intrepidi; ● la molestia , cioè l’attitudine a violare la legge e ad essere un disturbo per gli altri; ● la scaltrezza , che include l’essere astuti; ● l’ eccitazione , cioè il vivere per il brivido e il rischiare continuamente (riferimento al documentario “Viaggio della Corte Costituzionale nelle Carceri” detenuta che descrive di avere un senso di adrenalina mai provato); ● il fatalismo , cioè la preoccupazione per il proprio destino; ● l’ autonomia , cioè l’essere indipendenti. In alcuni casi, poi, le bande giovanili svolgono alcune delle funzioni dei padri assenti mentre in altri, come si è detto precedentemente, il comportamento criminale viene adottato “semplicemente” per il raggiungimento di uno status. L’ultima delle principali teorie della subcultura fu sviluppata del 1967 da Wolfgang e Ferracuti i quali tentarono un’ampia gamma di approcci per la comprensione del comportamento deviante affermando che l’idea di subcultura della violenza risulta dalla combinazione di diverse teorie. Sostenevano, in particolar modo, che malgrado i valori posseduti da una subcultura siano diversi rispetto a quelli della comunità dominante, non per forza sono sempre opposti o in contrasto con essi: ogni subcultura dà definizioni di comportamenti che una volta appresi rafforzano la propensione alla violenza. Alle molteplici teorie della subcultura hanno fatto seguito diversi approcci come, ad es., quello che fa leva sulla meridionalità , che tenta di comprendere la distribuzione del tasso di omicidi partendo dal fatto che le regioni meridionali degli Stati Uniti presentano una percentuale più alta di uccisioni. La teoria, in definitiva, postula che gli abitanti degli stati del sud apprendano dal loro background culturale ad essere risoluti e pronti all’uso della violenza. Altra spiegazione subculturale del crimine è quella della densità di popolazione che influisce direttamente sulla partecipazione ad attività devianti: più un luogo è densamente popolato e maggiori saranno le possibilità che si verifichino comportamenti non conformi. Le teorie della subcultura hanno dimostrato di avere importanti implicazioni politiche; Basti pensare che sotto l’amministrazione Kennedy vennero varati molti programmi di riforma sociale per aumentare le opportunità delle classi media, come la Great Society o anche la War on Poverty. Il progetto subculturale più famoso degli anni ‘60 fu il Mobilization for Youth Project (MFY) attivato a New York: furono investiti dodici milioni di dollari per incrementare le opportunità dei giovani nel campo del lavoro e dell’istruzione, cercando di combattere anche il problema dell’abbandono scolastico. Lo scopo principale era quello di incentivare l’azione politica a favore della comunità. Teoria dell’Etichettamento All’inizio degli anni ‘60 nella criminologia si verificò una svolta teorica; Si cominciava ad osservare il crimine da un’ ottica diversa , non più rivolgendo l’attenzione soltanto alla devianza individuale ma anche e soprattutto valutando i modi in cui la società reagiva ad essa; I criminologi cominciarono a rendersi conto di aver “sopravvalutato” sia gli atti devianti che le caratteristiche individuali dei devianti. Questa idea riscontrò un successo così elevato che venne denominata scuola della reazione sociale. Questa nuova teoria comincia a svilupparsi nel contesto sociale degli anni ‘50 quando la società comincia a prendere coscienza dell’importanza della disuguaglianza razziale, della segregazione e dei diritti civili dando il via a proteste e manifestazioni che si fecero sempre
in questo modo, la propria identità. Ne consegue, nella maggior parte dei casi, che la persona etichettata accetti l’etichetta come se fosse l’identità reale e quindi, di conseguenza, entra a far parte di una subcultura che genera la devianza. Altri due importanti concetti della teoria dell’etichettamento sono quelli dello status egemone e dell’ interpretazione retrospettiva. Il primo mette in rilievo l’esistenza/la prevalenza di tratti preponderanti della persona, si tratta di caratteristiche primarie; Il secondo, invece, fornisce un’idea su come le identità possano essere ricostruite a partire dalla nuova etichetta, viene applicata quotidianamente da tutti noi. Le idee sviluppate da questa teoria sono diventate parte integrante della criminologia e sono in continua evoluzione; Ad es., sono stati trovati tre diversi gruppi soggetti della reazione alla devianza:
1. l’ altro significativo , cioè un gruppo informale composto da coloro che esercitano un’autorevole influenza sul singolo; 2. le agenzie del controllo sociale , oltre a detenere il potere formale di etichettamento possono condizionare negativamente la vita del singolo; 3. la società in senso lato , in grado di definire il confine tra ciò che è considerato buono e ciò che viene considerato cattivo. Altra categoria importante che è stata individuata è quella dell’ autoetichettamento : alcuni individui sono talmente socializzati che la loro coscienza si rivela una fonte importante per le proprie etichette. Altri studiosi, invece, hanno concentrato i loro studi sulla vergogna che non è altro che un’estensione dell’etichettamento; Essa può essere effetto sia dell’autoetichettamento che dell’etichettamento-stigmatizzazione subito da altri. Si tratta, in realtà, di un concetto molto antico, posto a fondamento di vari tipi di punizione. Sono stati, infine, individuati quattro tipi di etichettamento, con la descrizione dei rispettivi effetti sull’ordine sociale; Questi sono stati individuati da Gusfield e sono: 1. devianti mentali , cioè le persone che non riescono a controllare i propri comportamenti a causa di un problema mentale; 2. devianti pentiti , coloro i quali si ravvedono del proprio comportamento e lo fanno attraverso la cura del prossimo; 3. devianti cinici , coloro i quali sono consapevoli di comportarsi in modo deviante ma non se ne curano e non se ne pentono; 4. devianti nemici , coloro i quali non solo credono che nel loro comportamento non ci sia niente di sbagliato ma che, ad essere sbagliate, siano le regole della società. Anche dalle teorie dell’etichettamento è stato facile trarre delle proposte concrete; Sono state sperimentate, soprattutto in merito alla giustizia minorile, quattro tipi diversi di sperimentazione: 1. diversion , si propose di evitare il più possibile le etichette, anche quelle che derivano da un procedimento penale ad un minore; Al contrario, i minori vanno tenuti al di fuori del sistema penale e sottoposti a programmi di recupero informali; 2. equità processuale , si propose che la giustizia dovesse agire nell’interesse del minore; In realtà, a conti fatti, lo discriminava per questo è stato ritenuto opportuno garantire lo stesso tipo di regole del giudizio ordinario; 3. depenalizzazione , non solo per i minori ma anche per tutti quei reali che non avevano coinvolto vittime; Questo perché si riteneva che si avessero maggiori possibilità di apprendere comportamenti criminali in prigione, dai propri compagni di cella;
4. deistituzionalizzazione , con essa la reclusione prolungata di malati di mente e minori venne dichiarata inumana (ciò accadde alla fine degli anni ‘60). Infine, alcuni criminologi sono arrivati a ritenere che visto l’etichettamento sia una componente importante della pena bisognerebbe, allo stesso tempo, intraprendere anche delle misure di de-etichettamento, una sorta di cerimonia di rilascio con cui l’etichetta negativa viene sostituita da un’etichetta positiva. Teoria del Conflitto Le teorie criminologiche del conflitto si svilupparono nello stesso periodo delle teorie dell’etichettamento, dunque tra il 1965 e il 1975. L’assunto fondamentale dal quale queste teorie traggono la loro legittimazione è uno: la società è caratterizzata dalla conflittualità. Il vero problema degli studiosi di questa teoria è, quindi, studiare l’uso del potere per creare e mantenere l’immagine del consenso; L’interesse primario riguarda la genesi e l’applicazione delle norme. Il decennio sopracitato, durante il quale queste teorie si sviluppano, rappresenta un periodo inquieto per la società americana: continuano le battaglie per i diritti civili, questa volta intraprese anche da donne e omosessuali, avvengono proteste per la guerra in Vietnam, i valori della classe media vengono messi in discussione e a partire dal ‘68 cominciano i moti rivoluzionari degli studenti; Ad aggiungere ancora più fermento alla situazione ci fu lo scandalo del Watergate, e le conseguenti dimissioni di Nixon, che gettarono un’ombra di sospetto e di cinismo sulla moralità e l’integrità dello stato americano. Proprio di fronte ad un presidente colpevole della commissione di vari reati queste teorie sembrano le più adatte al fine di condurre considerazioni criminologiche serie. Le teorie del conflitto prendono le mosse dalla teoria dell’etichettamento ma ben presto se ne distaccano in quanto gli scienziati sociali cominciano ad indagare la natura delle strutture sociali e il sistema legale. Le teorie del conflitto più conservatrici ruotano attorno al concetto di potere , cioè il conflitto scaturirebbe dalla lotta per il potere tra i vari gruppi sociali; Visto che il potere coincide con le risorse , gli individui che occupano posizioni più alte all’interno della scala sociale dispongono di più potere e, dunque, influenzano le decisioni sociali e si impongono sulle classi inferiori. La classe media esercita il suo potere anche attraverso la legge , la quale, di per sè, è una risorsa, e tramite essa esprime i valori del gruppo; La legge, quindi, non viene utilizzata come strumento di giustizia ed equità sociale, saranno solo i vincitori a beneficiarne mentre i vinti saranno sempre oggetto dell’attenzione dei rappresentanti della legge, per il fatto di non influenzare significativamente il processo legislativo: è così che un intero gruppo viene criminalizzato , legittimando l’uso dell’autorità fatto dai potenti. Vold , uno dei maggiori esponenti della teoria, sottolinea come la società sia strutturata in gruppi, i quali si trovano in competizione tra loro ; Questi cominciano a confliggere quando i diversi scopi e interessi perseguiti tendono a sovrapporsi, sconfinando gli uni negli altri. Turk , un altro teorico del conflitto, ha teorizzato l’ordine sociale come un prodotto del tentativo dei gruppi dominanti di controllare la società; Un controllo che si attua trasfondendo i valori nelle leggi e potendo influenzare le autorità deputate ad applicarle. Turk, poi specificò le condizioni che consentono di definire un individuo come criminale all’interno di una relazione autorità-soggetto : il crimine è lo status che viene attribuito ai trasgressori che percepiscono le norme sociali e la realtà in un modo che non consente di anticipare i risultati dei loro comportamenti; In altre parole più il soggetto è semplice e più è alta la possibilità del conflitto. Sempre secondo Turk vi sono due modi di controllare la società: ● coercizione o uso della forza fisica;
● disgregazione familiare , è uno dei prodotti delle diseguaglianze, il che porta ad avere ambienti indesiderabili per i bambini; ● condizioni economiche , rappresentano un fattore cruciale per le teorie criminologiche in quanto la disoccupazione è tra le variabili che più di tutte viene associata al crimine; ● plusvalore , è lo sfruttamento capitalista della differenza tra i costi di produzione e il valore del prodotto. Negli anni ‘80, poi, è emersa una nuova forma di criminologia, conosciuta come realismo di sinistra , che si proponeva di tradurre le idee radicali in una politica sociale realista. I realisti riconoscono l’esistenza dei criminali non sono nei paesi capitalisti ma anche in quelli di stampo socialista: insomma si tratta di una questione che riguarda tutti i tipi di società; Per questi motivi elaborano altre quattro variabili esplicative della criminalità che sono: la vittima , il reo , la comunità e lo stato. Infine, i realisti hanno un obiettivo importante che è quello di mettere in rilievo la giustizia sociale come mezzo per ottenere una società equa e ordinata. Altra variazione del pensiero marxista è stata la criminologia anarchica , i quali studiosi si opponevano a qualunque tipo di gerarchia. Fu lo studioso Tift a dare vita al primo punto di vista anarchico moderno auspicando una forma di giustizia che fosse diretta. Le attuali teorie del conflitto, invece, seguono due strade: ● la prima affronta lo studio dei differenziali di potere tra i gruppi e i processi discriminatori; ● la seconda riguarda l’intreccio di concetti che viene denominato trascendenza delle idee dominanti sul controllo sociale. In generale, le teorie del conflitto hanno contribuito a generare un maggiore interesse verso il sistema penale ; In seguito a quanto affermato, nel corso del tempo, da queste teorie, i criminologi moderni si stanno concentrando sempre di più verso misure politiche parziali ma concrete: alcune di esse, ad es., includono progetti per contrastare il sovraffollamento delle carceri. Teoria del Controllo Sociale I criminologi definiti conservatori furono attratti da una nuova teoria , quella del controllo sui comportamenti umani; Per questo motivo contiene spiegazioni di genetica, neurochimica, sociobiologia, tenendo sempre conto della personalità dell’individuo e della matrice ambientale. Queste teorie attribuiscono le cause di delinquenza e criminalità a fattori sociologici partendo da un altro tipo di approccio: bisogna aspettarsi che si manifestino forme di comportamenti devianti. Al contrario delle altre teorie, queste si propongono di ricercare quei fattori che impediscono agli individui di diventare criminali. Queste teorie vengono anche definite “della socializzazione” , in quanto è proprio attraverso il processo di socializzazione che viene insegnato il modo giusto di fare le cose, e dunque, si tratta della forma di controllo più rilevante. Queste teorie si svilupparono nello stesso periodo delle teorie del conflitto, dunque, negli anni ‘60; Sebbene una parte della popolazione fosse impegnata nella battaglia per la conquista dei diritti civili ce n’era un’altra che, al contrario, si batteva per la difesa dello status quo, si trattava dei cosiddetti conservatori , i quali, con il loro atteggiamento si opponevano al clima liberale del tempo. Questa teoria, fino alla metà degli anni ‘70, non godette di tantissimo successo e popolarità. Come detto, le teorie del controllo sociale si basano sull’individuazione dei fattori sociali che spiegano come gli individui vengano inibiti dal commettere azioni criminali. La prima
spiegazione venne teorizzata da Durkheim , il quale pensava che in tutte le società ci fossero una serie di devianti, concludendo che la devianza esiste in ogni tipo di società; Proprio per la sua imprescindibilità all’interno della società svolge una funzione che è quella di mantenere l’ordine sociale contribuendo a rendere più netti i confini tra ciò che è consentito e ciò che non lo è, poiché questi non lo sono di per sè. E’ proprio la reazione degli individui al comportamento deviante che aiuta le persone a capire cosa possono e non possono fare: la reazione sociale , dunque, controlla il comportamento. Anche grazie al lavoro di Durkheim i concetti di socializzazione e personalità divennero molto comuni e, ad es., un altro studioso, Reiss , combinò questi concetti con il lavoro della scuola di Chicago arrivando alla teorizzazione della sua prospettiva che spiegava la delinquenza attraverso tre componenti del controllo sociale; Reiss, infatti, affermò che la delinquenza era il prodotto, parziale o totale, di:
1. un mancato sviluppo, durante l’infanzia, di un autocontrollo adeguato; 2. l’allentarsi di questo autocontrollo; 3. l’assenza di regole introiettate tramite l’influenza dei gruppi sociali fondamentali. L’approccio successivo venne sviluppato da Reckless che arrivò alla formulazione di una teoria detta del contenimento ; Questa spiegava la delinquenza come un’interazione tra la forma di controllo interna e quella esterna. Il contenimento interno era parte di una delle componenti del Sè, quello esterno , invece, era costituito dall’ambiente sociale. Reckless, affermava, inoltre, che tutte le persone hanno una concezione di sé, che si sviluppa in età giovanile: averne una buona o una cattiva funge da ammortizzatore delle influenze provenienti dall’esterno. Lo studioso sottolineava, poi, delle forme di attrazione verso il crimine che ognuno di noi ha; La trasformazione in azioni criminali di queste attrazioni dipendono dal contenimento esterno ed interno di un individuo. Il concetto del contenimento interno assunse un ruolo sempre più importante grazia al lavoro di un altro studioso, Matza , il quale espose la tesi che tutti in una società, anche coloro i quali sono più inclini a commettere comportamenti devianti, sono fedeli, e legati, ai valori dominanti. Sono gli individui, che liberamente , diventano delinquenti tramite l’uso di tecniche di neutralizzazione , definite come dei meccanismi che consentono ad ognuno di noi di sospendere temporaneamente la propria fedeltà ai valori di riferimento; In totale sono state individuate cinque tecniche di neutralizzazione, che sono: 1. negazione della responsabilità; 2. negazione del danno; 3. negazione della vittima; 4. condanna di chi condanna; 5. richiamo a lealtà più alte. Sempre con Matza compare anche il concetto di legame con l’ordine morale tramite il quale si designa il rapporto tra gli individui e i valori sociali dominanti: è la criminologia che dovrebbe avere il compito di spiegare come questi legami si indeboliscano o rafforzino. Per ultimo Matza introdusse anche il concetto di fedeltà alla conformità , tramite il quale ci si riferisce a tutti gli investimenti che una persona fa per la creazione di un’immagine e di un’apparenza conforme; Ne consegue che coloro che investono di più rischiano anche maggiori perdite, sia di tipo materiale che di tipo sociale (soprattutto), nel caso in cui venissero scoperti dei loro comportamenti devianti. Tuttavia, la versione più recente della teoria del controllo è stata formulata da Hirschi , il quale ha formulato in modo più netto il concetto di legame sociale. Innanzitutto ritiene che ogni comportamento sia espressione di gradi diversi di moralità e che il potere delle norme interiorizzate, la coscienza e anche il desiderio di approvazione siano tutti fattori che