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riassunto del terzo capitolo del manuale devianza e criminalità
Tipologia: Appunti
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Il positivismo si sviluppa nella prima metà dell’800 in Francia e via via negli altri paesi, i positivisti per lo più erano scienziati, matematici, medici e astronomi, essi studiavano il comportamento da una prospettiva biologica, psicologica e sociologica. Figura di spicco in questo periodo, fu Auguste Comte, filosofo e scienziato sociale francese ritenuto il padre della sociologia; è importante sottolineare che la sociologia è una scienza e la devianza è una patologia fisica (es. tare biologiche), sociale (es. povertà) o legata alla persona. La scienza divenne uno strumento importante per gli studiosi, in questo periodo, e vennero fatte numerose scoperte e invenzioni, si pensi al fonografo, alla statua della libertà, all’automobile, ecc.. anche la medicina abbracciò la scienza, si pensi a Freud che sviluppo le sue teorie psicoanalitiche. Due importanti ingredienti nell’ascesa della criminologia positiva furono il concetto di “evoluzione” secondo cui le società umane si evolvono continuamente e gli esseri umani sono artefici del proprio destino ed in grado di adattare i loro comportamenti al contesto in cui vivono così da poter creare una società che soddisfi le loro aspirazioni; e il concetto di “persona” infatti si parla di “personalismo” intendendo l’essere umano non più come individuo ma bensì come persona. Inoltre, la criminologia positiva venne influenzata dall’antropologia che faceva emergere l’esistenza di società “primitive”, si tratta di società che venivano studiate da missionari e funzionari coloniali che non erano molto esperti in questo campo e quando si imbattevano in società che non rientravano nel modello europeo le definivano primitive.
I lavori della scuola positiva, pur nella loro diversità, rappresentano il primo reale studio del comportamento criminale. Si sentì il bisogno di trovare i fattori che stavano alla base del comportamento criminale, per rimuoverli o curarli ed, inoltre, divenne necessario saper prevedere quali individui avevano maggiori probabilità di diventare criminali, in modo da prevenire le loro azioni prima che danneggiassero se stessi e la società. I positivisti, abbandonano l’interesse per i meccanismi del sistema legale studiati dalla scuola classica, infatti l’unica spiegazione della criminalità che loro fornivano era di tipo sociale in quanto la dimensione legale non era collegata al trattamento, poiché le categorie comportamentali non coincidevano con le categorie giuridiche. Secondo i positivisti, in presenza di comportamenti devianti, bisognava sottoporre gli individui al trattamento riabilitativo, che non aveva niente a che fare con i diritti civili, poiché il suo scopo era quello di “guarire” il soggetto criminale. Di conseguenza, i primi positivisti conclusero che i criminali non avevano alcun diritto di obiettare al trattamento che subivano.
I maggiori esponenti del positivismo in Italia, in abito sociologico, furono: Cesare Lombroso, Enrico Ferri e Raffaele Garofalo. Lombroso, considerato da molti il padre della criminologia moderna, sostiene che la costituzione fisica dell’individuo è la più potente causa di criminalità, egli riscontra nei suoi studi sui soggetti devianti alcune caratteristiche comuni (es. mandibola). Lombroso affermò che i criminali sono affetti da anormalità fisiche multiple che possono essere di natura atavica (cioè primitive e quindi il criminale è colui che è a un livello più basso di evoluzione) o di natura degenerativa. Queste inferiorità fisiche contribuirono a creare un prototipo biologico che Lombroso chiama Criminale Nato , questi criminali inoltre presentavano mancanza di moralità, mancanza di rimorso, uso di espressioni gergali e di tatuaggi. Lombroso inoltre distingue altri tipi di criminali: il malato mentale, l’epilettico e l’occasionale che delinque a causa delle influenze circostanti piuttosto che per ragioni biologiche.
Lombroso studiò, anche, la devianza femminile e afferma che la donna non è in grado di compiere reati pesanti ma se li commette essi sono di natura sessuale o legati al proprio ruolo; le donne che compiono reati pesanti (es. rapina) deviano come un uomo e ciò è possibile in quanto riescono ad arrivare allo stesso livello evolutivo dell’uomo. Ferri, allievo di Lombroso, aggiunse allo schema classificatorio del maestro, oltre al delinquente nato, gli autori di delitti passionali e i delinquenti abituali. Ferri , oltre al prototipo del delinquente nato, individuò altri importanti fattori causali: di tipo fisico (razza, geografia, temperatura e clima), di tipo antropologico (età, sesso, psiche e organismo) e di tipo sociale (costumi, religione, economia, densità della popolazione). Garofalo coniò la definizione universale di Crimine Naturale che comprende tutti gli atti ritenuti criminali in tutte le società.
Seguendo i lavori dei positivisti italiani, vennero compiuti studi significativi anche in campo biologico, ad esempio furono esaminati i familiari dei criminali in modo da individuarne un’ ereditarietà , ci si servì dei test di intelligenza e si fecero studi sui gemelli. In questo campo spiccano i lavori di William Sheldon che distingue tre somatotipi e cioè tre tipi principali di costituzione fisica in base ai quali si definirebbero personalità differenti e una differente propensione alla devianza:
Come abbiamo avuto modo di vedere, il positivismo non è rappresentato solo dalle teorie biologiche ma anche da quelle psicologiche e sociologiche. Inoltre è importante sottolineare che il positivismo ha avuto un influenza rilevante sia sul modo di costruire le teorie, sia sul modo di impostare la ricerca e si può affermare che le teorie positiviste sociologiche sono state strutturali e macro-teoriche, mentre le teorie positiviste biologiche e psicologiche sono state procedurali e micro-teoriche. A questo punto possiamo dire che i concetti fondamentali della scuola positiva sono: