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Metodi di ricerca in ambito educativo: prospettive teoriche ed empiriche, Slide di Didattica generale e speciale

Una panoramica approfondita dei metodi di ricerca impiegati nell'ambito educativo, analizzando le prospettive teoriche, storiche ed empiriche. esplora diverse tipologie di ricerca, tra cui la ricerca empirica con i suoi processi induttivi e deduttivi, approfondendo i compiti del ricercatore, la scelta delle variabili e la diffusione dei risultati. Vengono inoltre descritti strumenti quali questionari e interviste, con particolare attenzione alle loro caratteristiche e modalità di somministrazione. Il testo si conclude con una discussione sul focus group e sulle unità di analisi nella ricerca educativa.

Tipologia: Slide

2023/2024

Caricato il 18/04/2025

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marta-di-stefano-5 🇮🇹

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MODULO B
CAPITOLO 1 : COSTRUIRE UN PERCORSO DI RICERCA EMPIRICA IN CAMPO
EDUCATIVO
Prima di descrivere come si struttura un processo di ricerca è opportuno
riflettere sulle caratteristiche della conoscenza che esso ambisce a produrre, in
modo da distinguere il sapere scientifico dalle altre forme di produzione di
conoscenza. il modo di procedere di una ricerca deve
essere:
Sistematico
Consapevole
Trasparente
La metodologia è intesa come la parte della logica che ha per oggetto le
regole, i principi, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca
scientifica e che consentono di ordinare, sistemare, accrescere le nostre
conoscenze. il metodo è l’insieme delle procedure, delle
regole e dei principi per impostare una ricerca; la tecnica invece designa gli
strumenti usati sul campo con le relative specifiche di utilizzo.
1.1 LA RICERCA EMPIRICA IN EDUCAZIONE : ELEMENTI DI QUADRO
Ricerca educativa= pluralità di pratiche volte a produrre conoscenza
scientifica sull’oggetto educazione che discendono da approcci diversi,
impiegano metodi specifici e perseguono obiettivi altrettanto differenziati.
è possibile ricondurre tale eterogeneità a tre prospettive principali:
Ricerca teoretica: mira ad elaborare teorie e modelli educativi attraverso
il ricorso a metodi argomentativi
Ricerca storico comparativa: studia l’evoluzione nel tempo e nello
spazio delle pratiche/ modelli educativi.
Ricerca empirica: vuole accrescere le conoscenze in virtù della
rilevazione di dati sul campo in contesti concreti
Questa tripartizione esemplifica tre modalità di approccio ad un
oggetto/tematica educativa:
Ricostruire le vicende che hanno portato allo stato attuale della
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MODULO B

CAPITOLO 1 : COSTRUIRE UN PERCORSO DI RICERCA EMPIRICA IN CAMPO

EDUCATIVO Prima di descrivere come si struttura un processo di ricerca è opportuno riflettere sulle caratteristiche della conoscenza che esso ambisce a produrre, in modo da distinguere il sapere scientifico dalle altre forme di produzione di conoscenza. il modo di procedere di una ricerca deve essere:  Sistematico  Consapevole  Trasparente La metodologia è intesa come la parte della logica che ha per oggetto le regole, i principi, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca scientifica e che consentono di ordinare, sistemare, accrescere le nostre conoscenze. il metodo è l’insieme delle procedure, delle regole e dei principi per impostare una ricerca; la tecnica invece designa gli strumenti usati sul campo con le relative specifiche di utilizzo. 1.1 LA RICERCA EMPIRICA IN EDUCAZIONE : ELEMENTI DI QUADRO Ricerca educativa= pluralità di pratiche volte a produrre conoscenza scientifica sull’oggetto educazione che discendono da approcci diversi, impiegano metodi specifici e perseguono obiettivi altrettanto differenziati. è possibile ricondurre tale eterogeneità a tre prospettive principali:  Ricerca teoretica : mira ad elaborare teorie e modelli educativi attraverso il ricorso a metodi argomentativi  Ricerca storico comparativa: studia l’evoluzione nel tempo e nello spazio delle pratiche/ modelli educativi.  Ricerca empirica: vuole accrescere le conoscenze in virtù della rilevazione di dati sul campo in contesti concreti Questa tripartizione esemplifica tre modalità di approccio ad un oggetto/tematica educativa:  Ricostruire le vicende che hanno portato allo stato attuale della situazione/problema

 Produrre riflessioni che definiscano il problema e ne descrivano il senso/l’articolazione  Rilevare dati tanti da consentire una descrizione della situazione(soffregarne un’interpretazione) La ricerca empirica impiega processi induttivi e deduttivi : Muove dall’osservazione dei fatti e mira a generare conoscenza scientifica. Solitamente è descritta come un processo sequenziale:

  1. Definizione del problema
  2. Formulazione dell’ipotesi
  3. Raccolta dei dati
  4. Elaborazione di conclusioni Studiare scientificamente i fenomeni educativi di prendere le distanze da una concezione rigida e univoca del metodo scientifico per rispettare la natura stessa dell’oggetto studiato. È comunque dovere della ricerca in educazione rispettare le condizioni proprie del metodo scientifico (trasparenza, possibilità di controllo, pianificazione razionale e rigorosa, formalizzazione dei passaggi attraverso cui il metodo è costruito). La qualità di una ricerca è data non dall’adozione di determinate procedure quantitative e/o qualitative ma dall’impiego razionale e intelligente di un metodo per affrontare un problema in modo critico. Necessità di considerare le variabili. 1.2 CARATTERISTICHE DEL PROCESSO La ricerca empirica è guidata da una logica fondata su retroazione e feedback. il ricercatore deve essere in grado di adottare la giusta strategia per far ai diversi compiti (che cosa) , deve rendere conto delle procedure seguite (come) e

Ricerca con intervento = intervenire in una situazione, con diversi gradi di controllo sull’ambiente , per introdurre una modifica ( migliorare/ cambiare) e studiarne gli effetti. Entrambe possono riguardare sia singoli soggetti ( insegnate di sostegno) sia gruppi numerosi. Entrambe adottano strumenti differenziati. 1.3 COMPITI DEL RICERCATORE I compiti assumono importanza diversa secondo lo specifico itinerario di ricerca e l’ordine in alcuni casi può variare, alcuni possono occupare uno spazio maggiore rispetto ad altri in funzione del contesto e del profilo del ricercatore, restano comunque i passaggi logici sui quali il ricercatore deve riflettere e deve avere presenti per cogliere la logica complessiva sottesa al progetto di ricerca. 1.3.1 scegliere il tema e definire l’oggetto di ricerca ( 1 compito ) L'avvio di una ricerca costituisce una fase confusa, essa può essere orientata dagli interessi conoscitivi del ricercatore, può trarre spunto da situazioni reali o da richieste esterne. L'origine della ricerca è inoltre legata al profilo del ricercatore:  Ricercatore accademico = volontà approfondire le sue conoscenze  Ricercatore professionista = confronto con un problema vissuto nella pratica professionale Questi due profili possono essere compresenti e collaborare Non esistono indicazioni puntuali per la scelta del tema, ma ci si può far guidare da dei criteri di riferimento : delle bussole  Interesse e rilevanza che quella tematica ha per il ricercatore e per la sua comunità di appartenenza  Significatività per quanti operano in ambito educativo, per chi opera sul campo. I temi su cui si lavora devono essere significativi e interessanti. I temi scelti non devono essere lontani dal campo di operatività  Coerenza col proprio profilo personale di competenze. La coerenza deve essere anche relativa agli strumenti con cui si può lavorare su quel tema Per gli operatori molto spesso la scelta è guidata dal confronto, sperimentato in prima persona, con una problematica nell’ambito della propria attività professionale.

Tutte le volte che si intraprende un percorso di ricerca bisogna chiedersi che cosa è già stato detto e fatto riguardo a quel tema: azione preliminare. si può fare una ricerca su un tema già studiato, ma bisogna arricchirlo. L'originalità sta sì nel tema, ma anche nel metodo. Una volta individuato il tema è necessario ricostruire lo stato dell’arte ( teorie, modelli, approcci) intorno alla tematica. Ma come? Attraverso la raccolta e l’analisi del materiale bibliografico:  Teorico = teorie, modelli, riflessioni sviluppati da esperti del settore; tali informazioni sono utili affinché il ricercatore possa scegliere i concetti della su ricerca e relazionarli tra di loro.  Empirico = risultati della ricerca empirica, utile per non replicare una ricerca.  Personale = risultati di studi ed esperienze passare del ricercatore. I materiali teorico ed empirico sono accumunati dalla teoria di conoscenza scientifica, sono cioè gli esiti della ricerca. Come è possibile ricercare le informazioni? Avere consapevolezza del proprio livello di conoscenza circa il tema studiato è essenziale per capire come impostare la ricerca delle informazioni. Conoscere i dati già acquisiti da altre ricerche aiuta a circoscrivere il focus di attenzione. particolare importanza assumono l’individuazione e la precisazione dei concetti principali sottesi alla tematica scelta. In questa fase l’analisi della letteratura scientifica occupa molto spazio poiché serve a chiarificare i concetti e a costruire il quadro di riferimento. Compito di questa fase è pervenire all’elaborazione di un quadro teorico esplicito che renda possibile e d altri ricercatori ripercorre il percorso e muovere eventuali critiche. Vi è quindi una differenza sostanziale tra il quadro teorico di riferimento della ricerca e il background teorico del ricercatore. Interrogativi principali di questa fase:  Perché scegliere questo tema?  A chi potrebbe interessare?

I punti di partenza sono rappresentati dai concetti che ha definito nel quadro teorico ; essi sono ampi e complessi, quindi al ricercatore spetta il compito di precisare e definire ( in modo empiricamente rilevabile) gli aspetti che ha individuato come pertinenti relativi ai suoi interrogativi. non esistono regole per questa operazione ( molto complicato). Prima di giungere all’individuazione delle variabili e alla loro misurazione è opportuno ricorrere a concetti più vicini alla realtà osservabile. Questi concetti sono chiamati indicatori. Per rilevare un concetto complesso non è sufficiente un solo indicatore. Dato che non esistono regole per definire gli indicatori il ricercatore deve esplicitare e giustificare le sue decisioni ( per controllo / replica della ricerca). la qualità di un indicatore è indicata da:  Validità = rapporto tra indicatore e concetto generale  Attendibilità = rapporto tra indicatore e modalità di misurazione scelta Un altro compito del ricercatore è quello di trovare un giusto equilibrio: non troppi indicatori ma nemmeno troppo pochi. Affinché gli indicatori possano essere rilevanti empiricamente è necessario convertirli in variabili. Variabile:  indica una quantità o qualità suscettibile di fluttuazione o ancora una grandezza che può assumere valori numerici o livelli diversi nella situazione presa in esame ( in caso contrario si parla di costanti)  Presenta sempre almeno 2 valori, modificazioni o stati possibili, detti modalità  Le modalità possono essere definite in termini qualitativi ( giovane, anziano..) e/o quantitativi ( 1,2,3 anni) Per definire le modalità il ricercatore deve fare riferimento ai concetti e agli indicatori che ha precisato e prefigurare il trattamento a cui vorrà sottoporre i dati raccolti. La definizione delle modalità determina il tipo di scala di misurazione della variabile. La scala di misurazione di un avariabile può avvenire a 4 livelli:

  1. Scala nominale ( qualitativa), la misurazione si compie costatando la presenza o l’assenza di una determinata proprietà ( es genere sessuale).
  1. Scala ordinale ( qualitativa), non solo si costata la presenza / assenza di una certa variabile ma è possibile misurare l’intensità rispetto alle modulazioni presenti ( es grado di soddisfazione)
  2. Scala ad intervalli ( quantitativa) dispone non solo di una serie di livelli di misura di un’unità in senso crescente o decrescente ma vi è la presenza di un’unità di misura costante ( es misurazione della temperatura)
  3. Scala di rapporti ( quantitativa) che ha effetto all’assenza della variabile oggetto di misurazione ( es età). Possiamo dividere i passaggi ( concetti-variabili) in 2 macro-categorie :  Direttamente rilevabili , che non hanno quindi bisogno di mediazioni ( es: genere, età). Nel momento in cui opero con essi vuol dire che il passaggio tra il concetto e la variabile è un passaggio diretto, non c’è bisogno di mediazioni.  Non direttamente rilevabili , si tratta di costrutti ampi e teorici che hanno bisogno, per poter essere misurati, di essere operazionalizzati ( es: avere una certa passione, motivazione allo studio). Per arrivare alle variabili che possono essere misurate in questo caso c’è bisogno di un passaggio intermedio che avviene attraverso la definizione degli indicatori. Interrogativi principali di questa fase:  Come osservare i concetti?  Quali indicatori pertinenti?  Quali variabili?  Come posso specificare le modalità per ciascuna variabile? 1.3.4 formulare le ipotesi ( 4 compito) Gli interrogativi a cui una ircerca ambisce rispondere possono essere molto differenziati; in virtù dell’analisi della letteratura, delle informazioni raccolte con il confronto con esperti e della sua esperienza sul campo il ricercatore può cercare di immaginare una risposta. Nel linguaggio metodologico si parla di ipotesi teorica come assunto provvisorio nel quale il ricercatore stabilisce inizialmente una relazione tra concetti. Per sottoporre a verifica l’ipotesi teorica è necessario tradurre la relazione fra concetti in una relazione fra proprietà o caratteristiche misurabili, giungendo alla definizione di ipotesi operativa. A seconda del tipo di legame le ipotesi si dividono:
  1. Validità interna = il grado di controllo sull’ambiente è alto e la ricerca è in grado di sottoporre a verifica l’ipotesi in funzione della quale essa è concepita. Maggiore è la validità interna, maggiore è la certezza che gli effetti osservati sulla variabile dipendente siano riconducibili alla variabile indipendente e non ad altri fattori.
  2. Validità esterna = possibilità di generalizzare i risultati della ricerca a individui e contesti diversi da quelli direttamente coinvolti nella ricerca e pertanto risulta strettamente interconnessa con la procedura di campionamento impiegate. SITUAZIONE La scelta ( o la costruzione ) della situazione nella quale rilevare informazioni è guidata dalla natura delle domande di ricerca; il ricercatore può scegliere tra contesti naturali o artificiali. La ricerca educativa si svolge per lo più in contesti reali perché è impossibile riprodurre in ambienti artificiali le dinamiche educative. FONTI INFORMATIVE ( SOGGETTI) La scelta dei soggetti da includere nella ricerca deve essere coerente con la natura delle questioni-problema , con il tipo di informazioni ricercate e con gli strumenti di rilevazione. È frequente la necessità di individuare un sottogruppo, all’interno della popolazione di riferimento, per ragioni di fattibilità. Il sottogruppo prende il nome di campione. Un campione è detto rappresentativo quando le unità che lo compongono ripartiscono un determinato numero di caratteristiche secondo le medesime proporzioni che queste presentano nella popolazione di riferimento. In ambito educativo molto spesso si coinvolge l’intera popolazione. in funzione del modo di selezionare i soggetti appartenenti alla popolazione è possibile distinguere le procedure di campionamento:Probabilistiche: tutti i soggetti hanno probabilità uguale e nota di far è arte del campione poiché la selezione è casuale. Quanto più il campione riproduce in piccolo la popolazione, tanto più i risultati dovranno essere generalizzati. -campionamento casuale semplice = ciascuno stessa probabilità -campionamento a grappoli = gli elementi della popolazione sono organizzati in grappoli, da ciascun grappolo se ne estrae in modo casuale un numero prestabilito.

-campionamento stratificato = gli elementi della popolazione sono divisi in sottogruppi, da ogni sottogruppo sono selezionate le unità in modo casuale.  Non probabilistiche : non si fondano su una selezione casuale del campione, quindi i risultati vanno interpretati e generalizzati con molta cautela ( non c’è la garanzia che il campione riproduca fedelmente l’intera popolazione). - campione accidentale = accessibilità dei soggetti in un dato momento -campione per volontari = disponibilità dei soggetti - campionamento intenzionale = scelta del ricercatore di includere determinati soggetti. È necessario inoltre ponderare la numerosità del campione: in alcuni casi prevale la numerosità , in altri l'autenticità. STRUTTURARE IL DISEGNO Il disegno è uno schema di azione che stabilisce i tempi e i modi con cui vengono raccolti i dati al fine di sottoporre a verifica l’ipotesi; in base al tipo di ricerca che si sta conducendo ( osservativa o con intervento) si costruisce il disegno:  Disegni osservativi = non esistono tipologie prestabilite di questo tipo di disegni, ogni ricercatore costruisce il proprio disegno su misura della specifica su cui sta lavorando  Disegni di ricerca = sono esplicitati tempi e modi per manipolare la variabile indipendente e rilevare gli effetti su quella dipendente cercando di ridurre la possibilità che altre variabili perturbino la situazione. I disegni di ricerca si suddividono a loro volta in 3 tipologie; la differenza sta nell’ importanza/robustezza/grado di controllo del ricercatore. Tutte e tre queste tipologie sono però accomunate dal dove e come poter descrivere tempi/modi con cui il ricercatore manipola la variabile indipendente e come misura gli effetti derivanti dalla sua manipolazione sulla variabile dipendente.  Disegni sperimental i = comparazione tra due situazioni, una sperimentale e l’altra di controllo, il ricercatore agisce sulla variabile indipendente soltanto nella situazione sperimentale e osserva gli effetti ad essa connessi. La differenza rilevata nei due gruppi dopo tale manipolazione fornisce un’indicazione circa l’effetto della variabile

al criterio di fattibilità in modo da costruire piani di ricerca ragionevoli e attuabili nelle condizioni date. Interrogativi principali di questa fase?  Come passare all’osservazione dell’esperienza?  Quali info devo raccogliere?  Quali azioni compiere?  Chi può fornirmi queste informazioni? 1.3.6 impostare l’analisi dei dati e l’interpretazione dei risultati ( 6compito) Dopo aver rilevato i dati il ricercatore deve procedere alla loro analisi e all’ interpretazione dei risultati; il ricercatore deve aver già riflettuto sull’orientamento da attribuire all’analisi nelle fasi precedenti. se le variabili sono state misurate in modo qualitativo sono possibili alcune operazione, mentre se sono state misurate in modo quantitativo vi sono spazi di lavoro molto più ampi. Il ricorso alle diverse tecniche di analisi va ponderato in funzione del quadro complessivo della ricerca. La statistica è l’insieme di procedure per descrivere, sintetizzare i dati. gli strumenti statistici riassumono in pochi valori numerici una grande mole di dati.  La statistica descritta organizza e sintetizza i dati raccolti su un campione  La statistica inferenziale valuta in quale misura i risultati siano significativi e generalizzabili all’intera popolazione. Gli esiti dell’analisi vanno messi in relazione con il quadro teorico elaborato con le ipotesi formulate. In altre termini bisogna “far parlare dati” passando dal piano della semplice ricognizione o accertamento a quello della comprensione e/o della spiegazione dei fatti osservati. vi è un’interazione tra le operazioni di analisi e di interpretazione: l’una arricchisce e sollecita l’altra e viceversa. l’interpretazione è volta ad integrare in una prospettiva di senso ciò che è stato osservato, a confrontare i risultati delle elaborazioni con l’ipotesi e in ordine a ciò impiega gli strumenti e i concetti della disciplina il cui ambito epistemologico da l‘impostazione dell’indagine. Il dato si è trasformato in risultato Interrogativi principali di questa fase :

 Come impostare l’analisi dei dati?  Come attribuire significato alle evidenze raccolte?  Come porre in relazione i risultati con il quadro teorico della ricerca? 1.3.7 pianificare la diffusione ( 7 compito) La ricerca è svolta allo scopo di essere resa nota e conosciuta; vi è sempre la volontà di rendere accessibile ad altri il lavoro e i risultati conseguiti. Una ricerca può definirsi conclusa soltanto quando processo e risultati sono condivisi con quanti potrebbero trarne benefici. il ricercatore è tenuto a redigere in forma più o meno analitica una presentazione della ricerca che ne illustri l’impianto fondamentale, ne descriva le fasi e ne commenti i risultati. Non è sufficiente diffondere i risultati ma è necessario fornire ai potenziali lettori le informazioni essenziali circa il processo per permettere una profonda comprensione; in caso contrario il rischio è rendere disponibili risultati decontestualizzati e difficilmente comprensibili da parte di terzi. una presentazione deve contenere le informazioni sufficienti per permettere ai lettori di valutare il lavoro. Normalmente:  Il ricercatore è preoccupato di diffondere le conoscenze ai membri della comunità scientifica di appartenenza  Il professionista è preoccupato di diffondere le conoscenze ai membri della comunità professionale di appartenenza Sia in un caso che nell’altro la diffusione non è adeguata perché circoscritta. Il modo in cui una ricerca è diffusa concorre a definire la validità e l’utilità complessiva dello studio, in sintesi la sua qualità. La cura con cui il ricercatore ha documentato il lavoro nelle tappe precedenti diviene in questa fase cruciale poiché egli può disporre o meno di informazioni sufficienti in quantità e qualità sulla cui base descrivere e argomentare le scelte compiute. Diffondere una ricerca significa ricostruire il processo offrendo le informazioni utili a cogliere il senso complessivo: il livello descritto va perciò integrato con quello argomentativo. il ricercatore è tenuto ad esplicitare le ragioni che lo hanno motivato a procedere in un certo modo: più avrà preparato questo lavoro nelle fasi precedenti meno difficoltà incontrerà.

Per chi vi prende parte l’apprendimento to può realizzarsi su piani diversi:  Accumulo e sviluppo di conoscenze  Acquisizione di un metodo di lavoro Anche per il ricercatore la ricerca può rappresentare un’occasione di apprendimento se rende il percorso poggetto di analisi, in modo da porre in evidenza gli elementi critici e quelli positivi. Per il ricercatore è opportuno riprendere in mano il lavoro fatto, utilizzando il materiale raccolto nel diario di bordo , e riflettere sulle scelte. Questo lavoro è richiesto per costruire una seria attività di disseminazione. Così intesa la ricerca diviene una risorsa strategia e occorre allo sviluppo e al consolidamento della professionalità educativa. CAPITOLO 2 : CONOSCERE GLI STRUMENTI RILEVAZIONE La ricerca non si identifica con la costruzione e somministrazione dello strumento, tuttavia gli strumenti ne costituiscono la parte più visibile che deve essere affrontata in maniera rigorosa, senza improvvisazioni e in maniera armonica e integrata rispetto alle altre fasi. La scelta degli strumenti richiede di considerare numerosi criteri di ordine logico, epistemologico e tecnico, in particolare:  Tipo di informazioni da rilevare  Caratteristiche della popolazione in esame  Caratteristiche del eventuale campione considerato  Peculiarità dei diversi strumenti  Competenze del ricercatore  Canale e modalità di somministrazione  Tempi e risorse umane ed economiche disponibili Non esistono strumenti migliori di altro, è necessario scegliere, di volta in volta, quello o quelli che meglio corrispondono ai criteri individuati. Molto spesso è necessario integrare l’utilizzo di più strumenti poiché ciascuno possiede diverse caratteristiche e pone in luce aspetti differenti. la ricerca lascia spazio all’intelligenza creativa del ricercatore che effettua scelte di metodo e può ideare modalità di rilevazione nuove ed originali: in questo senso sono necessarie fantasia e competenze.

Se in una determinata situazione non sappiamo dire il perché abbiamo scelto questa determinata tecnica, stiamo sbagliando qualcosa. Fra i vari criteri vi è il punto di vista assunto per l rilevazione dei dati; Coggi distingue tra:  Strumenti introspettivi = il soggetto osserva se stesso  Strumenti allospettivi = l’osservazione è affidata ad un soggetto esterno Van Der Maren distingue tra dati e contenuti:  Invocati = prodotti con finalità diverse rispetto a quelle dell’indagine preesistenti rispetto ad essa  Suscitati= prodotti nell’ambito e ai fini della ricerca  Provocati = costruiti nel quadro di una ricerca ma raccolti in contesti naturali ( posizione intermedia rispetto alle due precedenti) In base al rapporto fra dato, ricercatore e soggetto è possibile differenziare :  Strumenti nei quali i dati sono forniti direttamente dal soggetto = questionario, intervista. Mirano a raccogliere informazioni valide e complete circa le opinioni dell persone; fanno riferimento alle rappresentazioni fornite dal soggetto al ricercatore direttamente. Questi strumenti non consentono un accesso diretto ai fatti, ma rilevano una rappresentazione mediata dal soggetto. L'attenzione prioritaria è sul soggetto.  Strumenti nei quali i dati sono forniti in maniera indiretta dal soggetto = metodi osservativi. Sono caratterizzati dal ruolo ridotto dell’intenzionalità del soggetto e della sua mediazione del dato. L'attenzione prioritaria è sul ricercatore.  Strumenti nei quali i dati sono inseriti dal ricercatore a partire da fonti esterne all’indagine= sono caratterizzati dall’impossibilità di esercitare un controllo sui dati e dall’assenza di contato tra ricercatore e soggetto. I dati provengono da altre ricerche ( analisi il livello )o non sono stati predisposti ai fini di una ricerca (n studio di documenti). L'attenzione prioritaria è sui dati che devono essere trattati con la massima cautela poiché il ricercatore non ha nessun controllo sul momento della loro costruzione. 2.1 il questionario

2.2 l’intervista La dimensione relazionale è indubbiamente la caratteristiche peculiare dell'intervista che consiste in una serie di domande poste da un ricercatore ad un intervistato. ricercatore ed intervistatore potrebbero non coincidere, gli intervistatori possono essere reclutati dal ricercatore per svolgere le interviste previste nel piano di ricerca. L'intervista è uno strumento molto versatile e può assumere forme molto diversificate; essa deve essere ben preparata e progettata sia per gli aspetti legati ai soggetti, al contenuto e al contesto , sia per quanto concerne il sistema di registrazione dei dati e l’orientamento da dare all’analisi delle informazioni. gli elementi di continuità tra intervista e questionario sono numerosi. Il questionario è tipicamente auto-compilato , mentre l’intervista è etero- compilata. Di fatto il medesimo strumento potrebbe essere utilizzato nella pratica sia come questionario strutturato, sia come modulo d’intervista. per descrivere l’intervista, ed orientare la scelta del ricercatore , è possibile fare riferimento a tre principali aspetti :  Grado di strutturazione  Tipo di contatto con l’interlocutore  Il contesto e le modalità di somministrazione 2.2.2 il tipo di contatto tra intervistatore e intervistato L'intervista è una relazione interpersonale e ciò rende importanti:  L'atteggiamento dell’intervistatore

 Caratteristiche dei rispondenti  Canale comunicativo utilizzato L'intervistatore Grazie all’intervista semi-strutturata e all’intervista non strutturata , all’intervistatore è data la possibilità di intervenire nella comunicazione , riformulando le domande e rispettando i ritmi della comunicazione verbale; ciò rende cruciale il suo ruolo. L'intervistatore deve essere in grado di mettere a proprio agio l’intervistato e di esercitare un ascolto attivo, interessato e non giudicante. in base al grado di strutturazione , chi conduce dovrà possedere abilità specifiche che si possono porre lungo un continuum alle cui polarità si trovano un atteggiamento neutro e distaccato ( intervista strutturata) e quello teso ad instaurare una relazione con l’intervistato ( intervista non strutturata ). L'intervistato La decisione di somministrare un’intervista e il modo in cui deve essere costruita è vincolata all’attenta valutazione delle caratteristiche della popolazione di riferimento. È utile valutare se sussistono le condizioni concrete per intervenire direttamente il target, senza ricorrere a target alternativi. Molte volte può essere utile incrociare dati provenienti da forniti informative diverse per giungere ad una conoscenza più ricca ed integrata del tema. L'intervista può dunque essere uno strumento che permette di dare voce a categorie di soggetti che tendono generalmente ad essere esclusi o il cui punto di vista non è in genere preso in considerazione e ascoltato. Il canale comunicativo Intervista diretta o faccia a faccia  Intervistatore e intervistato nello stesso luogo  Legame interpersonale forte e determinante  Intervistatore: mantiene maggior controllo, valuta anche la comunicazione non verbale  Intervistato : maggior coinvolgimento e meno distrazioni ma più difficile comunicare dati delicati e sensibili  Tempi lunghi e costi elevati Intervista telefonica