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didattica luperini esame, Schemi e mappe concettuali di Didattica generale e speciale

didattica luperini capitolo II

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 05/02/2024

ginny9888
ginny9888 🇮🇹

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Parte prima Capitolo 2
Canone occidentale, etica planetaria e trasformazione della figura
dell'insegnante di italiano
Nelle università la laurea si è ridotta a tre anni e l'insegnamento è quasi ovunque impartito per moduli. Sono previsti poi,
per chi volesse insegnare, due anni di specializzazione, nonché l'acquisizione di crediti nelle discipline pedagogiche. Il
sistema dei moduli e dei crediti sta parcellizzando e sminuzzando lo studio, privilegiando la conoscenza sommaria,
riducendo la possibilità di far leggere i classici.
Nell’istruzione media, i provvedimenti governativi della Riforma Gelmini aprono la strada non solo ad una canalizzazione
precoce di tipo classista, ma anche ad una specializzazione precoce. Da un lato avremmo:
 Scuole in cui l’insegnamento umanistico avviene in modo tradizionale, in senso tecnico-professionale e storicistico
 Scuole in cui lo studio della letteratura- si riduce ad un misero nozionismo in una cornice di generico intrattenimento in
cui letteratura teatro arti cinema si confondo all’insegna di una dilettantesca tuttologia.
Si assiste, pertanto, alla perdita secca di disciplinarietà. Ciò che si va profilando è dunque una nuova figura di docente di
italiano delle medie superiori, dotata di una preparazione generica, a cui è stato insegnato come insegnare ma non che
cosa insegnare (perdita di disciplinarità e qualificazione professionale).
Questi fenomeni sono una degradazione di tensioni di ricerche che potrebbero avere sviluppi migliori. L’affermazione
dell’ERMENEUTICA ha posto in primo piano la figura del lettore e, nella scuola, quello dello studente come protagonista
dell’apprendimento, puntando su un approccio di tipo tematico antropologico (e non più di tipo storicistico) e con
particolare attenzione alla storia dell’immaginario, della civiltà e della mentalità dei popoli. . La letteratura e il suo
insegnamento si nutrono e beneficiano delle acquisizioni provenienti dalla storia dell’immaginario, della civiltà e della
mentalità dei popoli. Un testo si legge non per “descriverlo”, ma per elaborarne il “senso per noi” : l’insegnamento della
letteratura si ispira non a un tipo di rigore “monodisciplinare”, tipico delle scienze esatte, ma invece a un rigore
ermeneutico, interdialogico e interdisciplinare.
L’affermazione dell’ERMENEUTICA:
ha posto in primo luogo la figura del lettore, nella scuola dello studente come protagonista dell’apprendimento e del
momento interdialogico: legge il testo non per descriverlo (la descrizione è un mezzo non un fine) ma per coglierne il
significato (un significato personale ma che non prescinde da spessore culturale e storiografico)
Riscoperta della centralità della lettura: se, in passato, il primato spettava ora alla storiografia letteraria, ora al testo, la
“svolta ermeneutica” ha messo al centro proprio la lettura, come momento di incontro, dialogo e dibattito, a cui prende
parte la classe come comunità ermeneutica e il docente come mediatore culturale e interprete. In totale contrapposizione,
dunque, a quella concezione “dequalificante” e grottescamente positivistica e “quantificatrice” che vede il docente
unicamente come “burocrate” o “misuratore/valutatore”.
In questo senso, l’interdisciplinarietà può essere intesa come l’impiego di discipline diverse al fine di capire o spiegare
meglio un testo o un fenomeno letterario. Ciò implica, ad ogni modo, un uso rigoroso dell’interdisciplinarietà, che non si
risolva in tuttologia. L’insegnamento della letteratura deve anzi resistere a quelle tendenze che ne fanno un
“intrattenimento tuttologico e nozionistico”.
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Legame profondo tra disciplinarietà e interdisciplinarietà: nell’insegnamento della letteratura, l’interdisciplinarietà non
comporta un abbandono dei contenuti disciplinari, e che in esso il ricorso alla storia, all’antropologia, alla storia dell’arte,
alla psicoanalisi, alla filosofia, alla geografia e alla fisica è finalizzato a insegnare meglio la letteratura. Interdisciplinarietà
non vuol dire rinuncia ai contenuti disciplinari, ma apertura all'extraletterario, attraverso l'impiego di discipline diverse al
fine di capire e di spiegare meglio un fenomeno letterario; . Questo concetto contrasta con una tendenza diffusa in Nord
America attraverso i Cultural Studies (ramo degli studi sociali che si occupa di critica letteraria nei confronti dei materiali
della cultura popolare e di massa), i quali riducono i testi letterari a puro documento, ignorando il loro potenziale
polisenso e polisemantico. E’ un approccio non storicistico o tecnico-retorico ma tematico ed antropologico, ma si
oppone alla considerazione del testo letterario come un puro documento, smarrendone la specificità semantica
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Parte prima Capitolo 2

Canone occidentale, etica planetaria e trasformazione della figura

dell'insegnante di italiano

Nelle università la laurea si è ridotta a tre anni e l'insegnamento è quasi ovunque impartito per moduli. Sono previsti poi, per chi volesse insegnare, due anni di specializzazione, nonché l'acquisizione di crediti nelle discipline pedagogiche. Il sistema dei moduli e dei crediti sta parcellizzando e sminuzzando lo studio, privilegiando la conoscenza sommaria, riducendo la possibilità di far leggere i classici. Nell’istruzione media, i provvedimenti governativi della Riforma Gelmini aprono la strada non solo ad una canalizzazione precoce di tipo classista, ma anche ad una specializzazione precoce. Da un lato avremmo:  Scuole in cui l’insegnamento umanistico avviene in modo tradizionale, in senso tecnico-professionale e storicistico  Scuole in cui lo studio della letteratura- si riduce ad un misero nozionismo in una cornice di generico intrattenimento in cui letteratura teatro arti cinema si confondo all’insegna di una dilettantesca tuttologia. Si assiste, pertanto, alla perdita secca di disciplinarietà. Ciò che si va profilando è dunque una nuova figura di docente di italiano delle medie superiori, dotata di una preparazione generica, a cui è stato insegnato come insegnare ma non che cosa insegnare (perdita di disciplinarità e qualificazione professionale). Questi fenomeni sono una degradazione di tensioni di ricerche che potrebbero avere sviluppi migliori. L’affermazione dell’ ERMENEUTICA ha posto in primo piano la figura del lettore e, nella scuola, quello dello studente come protagonista dell’apprendimento, puntando su un approccio di tipo tematico antropologico (e non più di tipo storicistico) e con particolare attenzione alla storia dell’immaginario, della civiltà e della mentalità dei popoli.. La letteratura e il suo insegnamento si nutrono e beneficiano delle acquisizioni provenienti dalla storia dell’immaginario, della civiltà e della mentalità dei popoli. Un testo si legge non per “descriverlo”, ma per elaborarne il “senso per noi” : l’insegnamento della letteratura si ispira non a un tipo di rigore “monodisciplinare”, tipico delle scienze esatte, ma invece a un rigore ermeneutico, interdialogico e interdisciplinare. L’affermazione dell’ ERMENEUTICA : ha posto in primo luogo la figura del lettore, nella scuola dello studente come protagonista dell’apprendimento e del momento interdialogico: legge il testo non per descriverlo (la descrizione è un mezzo non un fine) ma per coglierne il significato (un significato personale ma che non prescinde da spessore culturale e storiografico) Riscoperta della centralità della lettura: se, in passato, il primato spettava ora alla storiografia letteraria, ora al testo, la “svolta ermeneutica” ha messo al centro proprio la lettura, come momento di incontro, dialogo e dibattito, a cui prende parte la classe come comunità ermeneutica e il docente come mediatore culturale e interprete. In totale contrapposizione, dunque, a quella concezione “dequalificante” e grottescamente positivistica e “quantificatrice” che vede il docente unicamente come “burocrate” o “misuratore/valutatore”. In questo senso, l’interdisciplinarietà può essere intesa come l’impiego di discipline diverse al fine di capire o spiegare meglio un testo o un fenomeno letterario. Ciò implica, ad ogni modo, un uso rigoroso dell’ interdisciplinarietà , che non si risolva in tuttologia. L’insegnamento della letteratura deve anzi resistere a quelle tendenze che ne fanno un “intrattenimento tuttologico e nozionistico”. Legame profondo tra disciplinarietà e interdisciplinarietà : nell’insegnamento della letteratura, l’interdisciplinarietà non comporta un abbandono dei contenuti disciplinari, e che in esso il ricorso alla storia, all’antropologia, alla storia dell’arte, alla psicoanalisi, alla filosofia, alla geografia e alla fisica è finalizzato a insegnare meglio la letteratura. Interdisciplinarietà non vuol dire rinuncia ai contenuti disciplinari, ma apertura all'extraletterario, attraverso l'impiego di discipline diverse al fine di capire e di spiegare meglio un fenomeno letterario;. Questo concetto contrasta con una tendenza diffusa in Nord America attraverso i Cultural Studies (ramo degli studi sociali che si occupa di critica letteraria nei confronti dei materiali della cultura popolare e di massa), i quali riducono i testi letterari a puro documento, ignorando il loro potenziale polisenso e polisemantico. E’ un approccio non storicistico o tecnico-retorico ma tematico ed antropologico, ma si oppone alla considerazione del testo letterario come un puro documento, smarrendone la specificità semantica

Un approccio fondato sulla centralità della lettura e del momento ermeneutico si presta in modo particolare allo studio della letteratura in quanto tale, senza distinzioni fra letteratura nazionale e letteratura di altri paesi.: si rende sempre più necessario un allargamento a letteratura non italiane, non solo per ragioni strettamente letterarie (essendo quella italiana una letteratura “geneticamente” inscindibile dal contesto europeo e più genericamente occidentale), ma anche politiche e culturali (l’Italia essendo ormai un paese a doppia bandiera, nazionale e europea). ). Se la motivazione dell’educazione letteraria non proviene più come un tempo da un’esigenza patriottica nazionale, bensì dipende dal valore formativo dell’interpretazione e dell’attribuzione di significato, non avrebbe senso ignorare la letteratura straniera, che va indagata in relazione e confronto con quella italiana (che resta sempre il campo di indagine privilegiato per ragioni di identità e cittadinanza culturale). Questo rende necessaria l’integrazione della “letteratura nazionale” con i grandi apporti della letteratura “europea”, tenendo anche conto del fatto che critici della levatura di Francesco Orlando (Teoria della letteratura, letteratura occidentale, alterità e particolarismi) sostengono da tempo il carattere intrinsecamente “transnazionale” di alcune strutture portanti della letterarietà, la loro indipendenza cioè dalla lingua “nazionale” in cui sono espresse – si tratta delle cosiddette figure di pensiero, della metrica, dei generi, della forma del contenuto, dei temi, etc. L’intera tradizione “ermeneutica”, fondata sul pensiero gadameriano, sostiene d’altronde l’universalità e la traducibilità della tradizione del linguaggio, e consente e giustifica dunque un approccio transnazionale alla materia letteraria. I nuovi percorsi trasversali “per generi” e “per temi”: si rende necessario un superamento del metodo “cronologico”-“storiografico”, che renda invece possibile un attraversamento della letteratura per percorsi obliqui, trasversali, e che divenga il cardine portante di una nuova manualistica scolastica: una storia letteraria dovrebbe collocare lo specifico letterario all’interno della storia della civiltà, della mentalità, del costumi e, d’altro canto, saper articolare una tessitura non solo cronologica, ma anche per generi e temi. Genere = non è inteso come modello astratto o precostituito, ma come canale della comunicazione e della ricezione; esso istituisce un legame organico e non casuale tra le diverse letterature. La storia per generi è sempre sovranazionale. Tema = Per quanto riguarda i percorsi per temi, il fondamento teorico di tale approccio è sostenuto da due dei massimi critici del Novecento, Frye e Starobinski, e dall’italiano De Benedetti. Inteso come “ponte” tra interprete e interpretato, come elemento in grado di congiungere l’immaginario del lettore e l’immaginario dell’opera. Il tema, in questo senso, non è un mero argomento, o un contenuto, ma è una forma dell’immaginario, un modo di rappresentazione in cui immagini e figure di natura antropologica e persino archetipica si articolano storicamente, secondo strutture e modalità determinate dal costume, dalla mentalità e dunque dall’ideologia. I temi vanno dunque storicizzati, collocati nello spazio della storia della civiltà e della letteratura, in rapporto a tendenze culturali e a movimenti letterati specifici. Percorsi tematici presentano il vantaggio di congiungere autori italiani e autori stranieri scrittori del passato e del presente, favorendo confronti e attualizzazioni con la realtà d’oggi e con il vissuto stesso dei giovani. Lo studio delle letterature straniere si suddivide su vari livelli:

  1. Autori europei;
  2. Autori occidentali (America del Nord e del Sud);
  3. Autori africani e asiatici. L’estensione del canone didattico al primo e al secondo livello è in atto nelle principali antologie scolastiche già dalla fine degli anni settanta. È necessario tuttavia fare delle considerazioni di carattere generale. Il problema del canone europeo: occorre considerare il “canone” non come struttura stabile o dogma, bensì come formazione sociale sempre mobile e relativa, che nasce da una negoziazione permanente a cui concorrono molteplici fattori.
  • Occorrerà non solo includere opere/autori non europei, ma anche leggere e interpretare il canone italiano attraverso la prospettiva europea e occidentale, dando la giusta importanza agli autori italiani che hanno contribuito alla cultura dell’Occidente e alla storia europea dei generi. -Seguire un percorso per generi e per temi non deve comportare una rinuncia a considerare la personalità artistica dell’autore nel suo insieme. È importante che lo studente si misuri con la concreta evoluzione di una personalità in un dato momento storico, in relazione a una determinata cultura, ideologia, mentalità e movimenti letterari. Per lo studio di opere liriche straniere sono consigliabili autori di lingue studiate comunemente (come l’inglese e il francese) mentre per il romanzo e per il teatro è sufficiente la traduzione del testo e perciò la scelta degli autori è più ampia. Per quanto riguarda gli autori di lingue non occidentali, lo studio delle loro opere è ben avviato nelle scuole e nelle università nordamericane a partire dagli anni settanta. In Italia questa tendenza non è ancora in atto, forse a causa della paura di una disintegrazione dell’identità culturale nazionale. Tale paura va combattuta a fronte della necessità di una prospettiva interculturale, sia per ragioni etiche che civili. Una società civile cerca sempre più di aprirsi al dialogo, e il bisogno di un’etica planetaria presuppone il rispetto e il confronto con le culture non occidentali. Una letteratura senza frontiere è la premessa migliore ad un mondo senza frontiere e ciò non significa rinuncia a una identità culturale ma suo allargamento. Una scuola pubblica e non confessionale, aperta alla libertà d’insegnamento e al libero confronto delle idee, sia la sede adatta alla realizzazione di tale disegno. Per creare un mondo basato sulla tolleranza e sul dialogo, con apertura dialogica e interdisciplinare. Resistere continuando a praticare le esperienze didattiche più avanzate, senza arrendersi alla dequalificazione che ci minaccia e senza farsi travolgere dalla burocratizzazione e dalla depressione