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Riassunto dell'introduzione dell'edizione del 2011 del libro "Manuale di diritto commerciale" - Graziani, Minervini, Belviso.
Tipologia: Appunti
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Produzione, consumo, finanza. Le attività produttive, il lavoo subordinato, il lavoro autonomo, l’attività d’impresa
L’uomo produce buona parte di ciò che consuma per soddisfare i suoi bisogni; in realtà non produce solo e soltanto ciò che consuma e perciò gli economisti parlano di divisione del lavoro , cioè esso si specializza nella produzione di determinati beni, che per la parte eccedente scambia con altri beni prodotti da altri uomini. Questi scambi e il mercato (luogo d’incontro di chi produce e di chi consuma) che essi determinano, sono facilitati dall’esistenza della moneta. La moneta ha la funzione di intermediazione tra la domanda di beni da parte di chi consuma (consumatore), e l’offerta di beni da parte di chi produce (produttore). Facilita gli scambi dando la possibilità di acquistare altri beni e servizi aggiungendo alla scambio mediante permuta (scambio di bene contro bene) lo scambio mediante vendita (scambio di bene contro moneta). Oltre all’attività contrapposta di consumo e produzione (LAVORO), vi è anche quella finanziaria che riguarda la moneta e i problemi di intermediazione che essa provoca. Le leggi italiane talvolta considerano l’attività di produzione senza distinzioni, altre volte distinguono a seconda delle modalità di realizzazione della prestazione. La principale distinzione è tra le attività di lavoro autonomo e subordinato le quali entrambi consistono in una prestazione di fare per conto altrui , attività il cui risultato è preordinato a ricadere in un patrimonio altrui. La loro distinzione:
commercianti (mercanti) i quali spingono gli artigiani a produrre ciò che più si presta ad essere oggetto dei loro traffici, a lavorare su loro commessa quasi come loro dipendenti. In Italia il legislatore ha trasfuso tra il 1941-42 il contenuto del codice di commercio del 1882, che ancor parlava di commercianti, in diversi corpi di norme: codice della navigazione, divenuto definitivo nel 1942, nel libro 5°cc denominato del Lavoro definitivo del 1942 nei quali si parla di imprenditori termine più idoneo a qualificare ogni soggetto esercente attività produttiva, a prescindere dalla sua natura, industriale, commerciale in senso stretto, agricola. Il legislatore ha ritenuto di contrapporre all’interno della nozione generale di imprenditore (art 2222cc), gli imprenditori commerciali (2195cc) e gli imprenditori agricoli (2135cc).
3. Diritto commerciale ed economia di mercato. Il diritto commerciale dal punto di vista marco-economico è espressione di un sistema economico nel quale lo Stato ammette la proprietà anche privata dei beni necessari per la produzione e la libertà anche dei privati di esercitare loro tramite attività produttive, avvalendosi di lavoro subordinato. Questo sistema è definito sistema economico capitalista (per la preminenza assunta nel processo produttivo dei detentori dei beni necessari per la produzione capitale rispetto ai lavoratori subordinati); esso è contrapposto al sistema economico collettivista nel quale la proprietà dei mezzi di produzione e l’iniziativa economica, sono dalla legge riservate allo Stato. Sistema collettivista la produzione è affidata alla decisione degli organi di governo centrale. Producono non i beni di cui effettivamente necessita la popolazione, ma quelli che essi ritengono essere idonei a soddisfare i bisogni della popolazione e con ciò quindi non falliscono solo le singole imprese, ma l’intero sistema economico. Sistema capitalista le decisioni sono decentrate, quindi vengono prese dalle singole imprese e dai loro gruppi, molto più vicine alle scelte dei consumatori e da queste scelte molto più condizionate. La storia ha conosciuto diversi tipi di sistema capitalista dovuti agli adattamenti che il sistema ha subito, sacrificando anche lo scopo economico al fine di ridurre le ingiustizie sociali e di garantire benessere, materiale e spirituale, al più vasto numero di cittadini (Stato sociale o Welfare State). Un penetrante controllo dello Stato sulle attività produttive nel periodo mercantilista era ispirato a ragioni di potenza politica e si risolveva nell’uso della forza militare. Lo Stato quando si fa imprenditore, esercita attività produttive con le stesse caratteristiche dell’impresa operata dai privati e da vita a un modello unico detto di economia mista. Lo Stato liberista ha una concezione che si basa sul fatto di far fare tutto ai privati e di intervenire solo in caso di effettivo interesse pubblico; o perciò richiede comunque una legislazione che se conforme al mercato assicura il corretto svolgimento dell’economia. 4. Diritto commerciale ed economia mista. In un sistema di economia mista la maggior parte della presenza dello Stato richiede accanto ad una disciplina di diritto privato una di diritto pubblico, specie amministrativo. Le regole amministrative prevedono organi amministrativi per il coordinamento e il controllo di attività produttive private, e tali regole riguardano anche quelle attività che pur rimangono classificabili come private, a il cui esercizio è regolato da parte dello Stato. 5. La costituzione economica italiana. La Cost prevede un sistema capitalista che non superi i limiti dell’utilità sociale: -art 41 co 2 Cost l’iniziativa economica è privata, pur libera, non può rivolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana -art 41 co3 Cost la legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. -art 42 co1 Cost riconosce che sia lo Stato (o altri enti pubblici) sia i privati possano essere titolari dei mezzi di produzione, e con ciò ammette implicitamente che lo Stato possa esercitare attività produttive, al pari dei privati;
però spesso trattavano della stessa materia, l’applicazione dell’una o dell’altra disciplina dipendeva dal risultato dell’applicazione di 2 criteri:
10. La globalizzazione dell’economia e la crisi del 2007. Oggi siamo in presenza di una nuova economia rispetto a quella di tipo industriale dell’800 che si presenta dal lato dei produttori con società multinazionali (grandi e grandissime imprese). Queste imprese, attraverso le banche e le borse, raccolgono le risorse finanziarie necessarie per enormi investimenti non solo nello Stato d’origine ma in tutto il mondo, al fine di cogliere le occasioni migliori per produrre a costi più bassi e vendere a prezzi più alti. La nuova economia preferisce l’idea di una ricchezza nazionale creata dalla capacità del sistema delle imprese nazionali di essere il più competitivo per prezzi, qualità e novità dei prodotti offerti e capace di infiltrarsi in altri Stati, creando filiali per commercializzare i prodotti o creando stabilimenti per fabbricarli con minori costi (la cd. Globalizzazione cioè internazionalizzazione del capitalismo). La nuova economia frutto dell’elettronica e dell’informatica ha consentito di creare macchine capaci di sostituire l’uomo sia per mansioni fisiche, che per il lavoro intellettuale riguardante la memoria e l’elaborazione; ha dato vita a nuovi settori e consentito lo sviluppo delle preesistenti attività specie industriali. In seguito a ciò è stato richiesto agli Stati membri regole appropriate alla nuova economia rivolte a tutelare i programmi per computers (software), altre rivolte a disciplinare la cd moneta elettronica, e all’ammodernamento finanziario. Tale processo è stato però rallentato dalla crisi finanziaria deal 2007, e quindi in futuro dovranno elaborarsi delle regole che impediscano la replica di questa situazione sia all’interno dei singoli stati che nei rapporti internazionali. L’epicentro della crisi è scoppiata dalla trasformazione dell’attività finanziaria rivolta a diventare oggetto di scambio, tale politica aveva portato le banche americane a finanziare, mediante mutui ipotecari, la domanda di quanti aspiravano all’acquisto di case senza prestare attenzione alla capacità dei mutuatari di pagare gli interessi e restituire le somme, ma fidandosi solo della garanzia ipotecaria (cd mutui sub-prime). A lungo andare si creato un castello di carta formato da titoli dal valore nominale gonfiato rispetto a quello dei beni reali di riferimento, destinato a crollare con il propagarsi delle insolvenze e diffusosi poi in tutto il mondo. I governi sono intervenuti al fine di limitare gli effetti di una lunga recessione di gran parte del mondo.