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Diritto costituzionale, Dispense di Diritto Costituzionale

Diritto costituzionale di Luca imarisio, riassunto dal libro diritto costituzionale 26º edizione di Roberto bin e Giovanni pitruzzella.

Tipologia: Dispense

2025/2026

In vendita dal 26/01/2026

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Libro di cavino conte !
Diritto costituzionale dello stato italiano !
È un ramo del diritto in senso soggettivo: pretesa che un soggetto ha (io ho il diritto di fare
questo…)!
Oggettivo: insieme di norme giuridiche volte a orientare i comportamenti umani (quando parliamo
di diritto civile, costituzionale..)!
Esistono due termini per indicare queste due forme !
Right (in senso soggettivo) e Law (diritto in senso oggettivo)!
Che cose una comunità e un ordinamento dal punto di vista del diritto?!
Ogni comunità è definita da regole comportamentali, definiscono certezza del diritto cioè sapere
ciò che è giusto o sbagliato e la prevedibilità delle conseguenze.!
L’insieme delle norme che esistono in una comunità definiscono l’ordinamento normativo
(Ne esistono tante quante sono le comunità che sono infinite, per esempio in una famiglia, ogni
famiglia ha delle norme e quindi un ordinamento normativo oppure per esempio ogni partito
politico o associazione sportiva..)!
Teorie della pluralità degli ordinamenti normativi (istituzionalizza)!
Teoria normativista: prima si istituisce l’insieme di regole e poi avviene l’organizzazione per
esempio fino agli anni 70 non esistevano le regioni ma prima sono state scritte le regole giuridiche
dell’ordinamento regionale poi sono nate le regioni!
Nella maggior parte dei casi viene usata la teoria istituzionalista perché più realista ma in alcuni
casi viene usata quella normativista!
Il diritto prodotto dallo stato ha la caratteristica della esteriorità non è necessario scegliere di far
parte di quella comunità per subire quel diritto (mi sottopongo al diritto di un partito politico se
scelgo di aderire a quel partito politico)!
Solo lo stato può arrivare a privare fisicamente della libertà quel soggetto (nel nostro ordinamento)
in altri ordinamenti può arrivare a privarlo anche della stessa vita !
Normalmente non avviene le norme statali sono rispettate senza arrivare alla privazione.!
Di cosa si compone l’ordinamento giuridico?!
Noi viviamo in ordinamenti a 1)diritto scritto e quindi lo consideriamo come fondamento di tutto
l’ordinamento giuridico ma in realtà va interpretato poiché può essere letto da interpreti diversi
attribuendo loro significati diversi.!
Distinzione tra disposizione come enunciato linguistico, come testo invece la norma come regola
che si ricava dal testo interpretando quelle parole.!
Per esempio per la dottrina giuridica francese, dopo aver passato la rivoluzione, non gli piace
questa distinzione, ma è diritto solo quello che il parlamento esprime attraverso le leggi generali,
astratte e da interpretare nello stesso modo per l’uguaglianza. !
In italia invece tendiamo a tenere ben distinti il piano dei testi e quello dei loro significati.!
L’ordinamento si compone di almeno altri due formanti: !
2)La giurisprudenza cioè le modalità con cui i giudici interpretano e applicano il diritto scritto.!
3)La dottrina cioè le riflessioni intorno agli interessi o interazioni fra le norme.!
Partizioni tra diritto pubblico (organizzazione dei poteri) e privato (regolare i rapporti tra privati in
condizione di parità)!
Diritto costituzionale cioè l’insieme di norme fondamentali di un ordinamento giuridico.!
Gli elementi necessari di una costituzione: garantire i diritti fondamentali di una società e
organizzarli.!
Gli elementi che definiscono il diritto costituzionale: !
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Libro di cavino conte Diritto costituzionale dello stato italiano È un ramo del diritto in senso soggettivo : pretesa che un soggetto ha (io ho il diritto di fare questo…) Oggettivo: insieme di norme giuridiche volte a orientare i comportamenti umani (quando parliamo di diritto civile, costituzionale..) Esistono due termini per indicare queste due forme Right (in senso soggettivo) e Law (diritto in senso oggettivo) Che cose una comunità e un ordinamento dal punto di vista del diritto? Ogni comunità è definita da regole comportamentali, definiscono certezza del diritto cioè sapere ciò che è giusto o sbagliato e la prevedibilità delle conseguenze. L’insieme delle norme che esistono in una comunità definiscono l ’ordinamento normativo (Ne esistono tante quante sono le comunità che sono infinite, per esempio in una famiglia, ogni famiglia ha delle norme e quindi un ordinamento normativo oppure per esempio ogni partito politico o associazione sportiva..) Teorie della pluralità degli ordinamenti normativi (istituzionalizza) Teoria normativista: prima si istituisce l’insieme di regole e poi avviene l’organizzazione per esempio fino agli anni 70 non esistevano le regioni ma prima sono state scritte le regole giuridiche dell’ordinamento regionale poi sono nate le regioni Nella maggior parte dei casi viene usata la teoria istituzionalista perché più realista ma in alcuni casi viene usata quella normativista Il diritto prodotto dallo stato ha la caratteristica della esteriorità non è necessario scegliere di far parte di quella comunità per subire quel diritto (mi sottopongo al diritto di un partito politico se scelgo di aderire a quel partito politico) Solo lo stato può arrivare a privare fisicamente della libertà quel soggetto (nel nostro ordinamento) in altri ordinamenti può arrivare a privarlo anche della stessa vita Normalmente non avviene le norme statali sono rispettate senza arrivare alla privazione. Di cosa si compone l’ordinamento giuridico? Noi viviamo in ordinamenti a 1) diritto scritto e quindi lo consideriamo come fondamento di tutto l’ordinamento giuridico ma in realtà va interpretato poiché può essere letto da interpreti diversi attribuendo loro significati diversi. Distinzione tra disposizione come enunciato linguistico, come testo invece la norma come regola che si ricava dal testo interpretando quelle parole. Per esempio per la dottrina giuridica francese, dopo aver passato la rivoluzione, non gli piace questa distinzione, ma è diritto solo quello che il parlamento esprime attraverso le leggi generali, astratte e da interpretare nello stesso modo per l’uguaglianza. In italia invece tendiamo a tenere ben distinti il piano dei testi e quello dei loro significati. L’ordinamento si compone di almeno altri due formanti:

  1. La giurisprudenza cioè le modalità con cui i giudici interpretano e applicano il diritto scritto.
  2. La dottrina cioè le riflessioni intorno agli interessi o interazioni fra le norme. Partizioni tra diritto pubblico (organizzazione dei poteri) e privato (regolare i rapporti tra privati in condizione di parità) Diritto costituzionale cioè l’insieme di norme fondamentali di un ordinamento giuridico. Gli elementi necessari di una costituzione: garantire i diritti fondamentali di una società e organizzarli. Gli elementi che definiscono il diritto costituzionale:

-come vengono prodotte le norme e quindi lo studio delle fonti del diritto. -Separazione dei poteri quindi studiare come è organizzato l’ordinamento costituzionale -sistema dei diritti fondamentali: costituzione -giustizia costituzionale: come viene rispettata la costituzione Il potere sociale assume forme diverse:

  • economico (possesso di beni)
  • ideologico (possesso di conoscenze, capacità di condizionare il comportamento altrui su un adesione spontanea, controllare i mezzi di comunicazione)
  • politico (può porre norme penali che se violate danno luogo a un processo al termine del quale il soggetto può essere privato della libertà personale) Fino al ‘500 per Stato si faceva riferimento allo Status cioè condizione giuridica di una certa componente della società. Concetto di Stato in senso moderno nasce in Europa nel ‘500, la forza dello Stato si basa su una propria legittimazione Tipi di potere legittimo: Tradizionale cioè la credenza nel carattere delle tradizioni. Carismatico cioè una dedizione a una persona o carattere sacro. Legale-razionale cioè la credenza nel diritto di comando di chi ha acquisito il potere e lo esercita Costituzionalismo è l’idea di ciò che e che dovrebbe essere una costituzione Dare a ciascun ordinamento una costituzione per dare degli obiettivi: -principio di legalità e stato del diritto: tutti i poteri pubblici devono essere limitati dal diritto -separazione dei poteri -garanzia dei diritti -controllo di costituzionalità caratterizzato da tre elementi: Potere politico sovrano lo esercita illimitatamente su un territorio limitato Popolazione Territorio Lo Stato è sovrano perché può decidere tutto al proprio interno ma limitatamente e sovrano anche su una fascia di mari e come viene stabilito ciò: dove arrivano le palle di cannone che può lanciare lo Stato quello è suo territorio. Popolo: insieme dei cittadini dello stato che hanno la cittadinanza Popolazione: tutti coloro che si trovano in quel momento sul territorio Lo Stato Lo Stato è una forma storica di organizzazione del potere politico che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio, emersa in Europa tra il XV e il XVII secolo. Si distingue per due caratteristiche principali: la concentrazione del potere legittimo in un territorio specifico sotto un'unica autorità e la presenza di un'organizzazione amministrativa burocratica. Il termine "Stato" è relativamente recente, mentre il termine “status” indicava la condizione sociale del soggetto. Il significato moderno si è diffuso grazie a Machiavelli, che ne "Il Principe" ha usato il termine “Stato”. L'accentramento del potere nello Stato moderno è una reazione alla frammentazione del sistema feudale (XII-XIII secolo). Il feudalesimo si basava sul rapporto vassallo-signore, con concessione di feudo in cambio di obblighi reciproci. La dispersione del potere aumentò nel tempo a causa della mancanza di:

Un'ulteriore limitazione alla sovranità statale deriva dall'affermazione delle organizzazioni internazionali. Dopo le due guerre mondiali, si è sviluppato un processo di limitazione giuridica della sovranità "esterna" degli Stati per garantire la pace e tutelare i diritti umani. Questo processo è iniziato con l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), il cui trattato istitutivo si basa sul principio della sovrana eguaglianza dei suoi membri e vieta l’intervento nelle questioni interne di ciascuno Stato. La limitazione della sovranità statale è diventata più evidente con la creazione di organizzazioni sovranazionali in Europa, come la Comunità Economica Europea (CEE), la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA) e la Comunità Europea per l'Energia Atomica (Euratom), poi riunite nell'Unione Europea (UE). Gli Stati membri dell'UE hanno trasferito a queste organizzazioni poteri rilevanti, come la competenza a produrre norme giuridiche vincolanti e il potere di adottare decisioni in settori come la politica agricola e monetaria. Tuttavia, le organizzazioni sovranazionali non possono sostituirsi integralmente allo Stato. Le Corti costituzionali nazionali pongono limiti all'azione delle istituzioni comunitarie, come il rispetto dei "principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale". Le Comunità europee sono nate per assicurare una pace duratura integrando le economie dei Paesi fondatori. Inizialmente, le libertà previste dal Trattato di Roma erano finalizzate all'instaurazione di un mercato comune. Successivamente, con la crescita dell'Europa politica sancita dal trattato di Maastricht (1992), è emersa la questione dei diritti dei cittadini europei, riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia. Questa evoluzione è stata codificata dall'art. 6 del Trattato dell'Unione, che riconosce i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. La Carta dei diritti dell'Unione europea, proclamata nel 2000 e resa pienamente efficace dal Trattato di Lisbona, articola questi diritti in sei "capi" dedicati a dignità umana, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia. Il territorio La sovranità è esercitata dallo Stato su un territorio delimitato, implicando il supremo potere di comando indipendente da altri Stati. Il territorio comprende:

  • la terraferma delimitata da confini (naturali o artificiali),
  • le acque interne,
  • il mare territoriale (fissato a 12 miglia marine),
  • la piattaforma continentale (con diritto esclusivo allo sfruttamento delle risorse naturali),
  • lo spazio atmosferico sovrastante, navi e aeromobili battenti bandiera dello Stato in spazi non soggetti alla sovranità di alcuno Stato
  • le sedi delle rappresentanze diplomatiche all’estero. Tuttavia, il rapporto tra sovranità e territorio non è più così intenso come in passato. Lo Stato ha perso il controllo di alcuni fattori presenti sul suo territorio, come la libera circolazione di merci, capitali, servizi e persone all'interno del mercato unico europeo, creando uno "spazio senza frontiere interne". L'indebolimento del controllo statale è legato alla globalizzazione, ovvero alla creazione di un mercato mondiale in cui i fattori produttivi si spostano facilmente da un Paese all'altro. Alla base della globalizzazione ci sono il progresso tecnologico, la "finanziarizzazione" dell'economia, lo sviluppo dell'informatica e dei sistemi produttivi flessibili. La globalizzazione ha diverse conseguenze: le risorse più importanti (capitale finanziario, informazioni, conoscenze) si spostano alla ricerca del luogo più conveniente, sfuggendo al controllo dei poteri pubblici; gli Stati sono influenzati da decisioni prese al di fuori dei loro confini; si realizza una competizione tra Stati per attrarre imprese e capitali.

Questo comporta una riduzione delle scelte politiche consentite allo Stato, che deve sottostare al giudizio del mercato e seguire indirizzi politici compatibili con la competizione internazionale. Cittadinanza La cittadinanza è uno status a cui la Costituzione collega diritti e doveri, come i diritti politici (elettorato attivo e passivo), il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali e i doveri costituzionali (difesa della Patria, concorso alle spese pubbliche, fedeltà alla Repubblica). La Costituzione italiana vieta di privare una persona della cittadinanza per motivi politici (art. 22). La cittadinanza italiana si acquista: Per nascita:

  • Ius sanguinis: figlio di padre o madre italiani.
  • Ius soli: nato in Italia da genitori ignoti o apolidi, o da genitori stranieri che non trasmettono la propria cittadinanza. Per residenza:
  • straniero nato in Italia che vi ha risieduto legalmente fino alla maggiore età e dichiara di voler acquistare la cittadinanza. Su istanza dell'interessato: coniuge straniero di cittadino italiano (dopo 2 anni di residenza in Italia o 3 anni dal matrimonio)
  • straniero con genitore o ascendente italiano per nascita.
  • straniero maggiorenne adottato da italiano (dopo 5 anni di residenza)
  • straniero che ha prestato servizio allo Stato per almeno 5 anni.
  • cittadino UE (dopo 4 anni di residenza).
  • apolide (dopo 5 anni di residenza).
  • straniero (dopo 10 anni di residenza). La cittadinanza si può perdere per rinuncia o automaticamente in determinate condizioni (ad esempio, svolgendo funzioni alle dipendenze di uno Stato estero). La cittadinanza perduta può essere riacquistata al ricorrere di alcune condizioni. Con l'integrazione europea è stata introdotta la cittadinanza dell'Unione (artt. 20-25 TFUE), che completa la cittadinanza nazionale e attribuisce diritti come la libera circolazione e soggiorno, la tutela diplomatica, il diritto di petizione al Parlamento europeo e del Parlamento europeo nello Stato membro di residenza. La cittadinanza ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dello Stato-nazione, ma oggi la distinzione tra cittadini e stranieri è in crisi a causa dei flussi migratori e dell'affermazione delle società multiculturali. Tende a subentrare la nozione di "residente", con il riconoscimento di diritti fondamentali anche agli stranieri residenti per garantire la coesistenza pacifica di gruppi con diverse culture e tradizioni. (si raggiunge garantendo determinati diritti a tutti i residenti a condizione che questi non impongano la propria identità sugli altri) Lo Stato e la burocrazia Lo Stato si distingue dalle altre organizzazioni politiche per la presenza di una burocrazia professionale e un apparato organizzativo stabile e impersonale, basato su regole predefinite e sulla divisione del lavoro. L'esistenza dell'apparato è indipendente dalle persone fisiche che lo compongono, garantendo continuità e sostituibilità del personale qualificato. La burocrazia professionale nasce nel XVI secolo in Europa per esigenze militari e tributarie, derivanti dalle lotte tra la corona e le baronie locali. Si sviluppa per creare eserciti più forti e per gestire efficacemente l'imposizione fiscale, limitando il potere dei feudatari locali.

La persona fisica preposta all'organo ha un rapporto di servizio con la persona giuridica (cioè un’organizzazione collettiva tipo un ente pubblico o una società), da cui derivano diritti e doveri reciproci. Gli organi si classificano in:

  • rappresentativi (i cui titolari sono eletti o collegati ad organi elettivi come il parlamento)
  • burocratici (composti da persone che prestano la loro attività professionale allo Stato). Un'altra distinzione è tra organi:
  • attivi (che decidono),
  • consultivi (che forniscono pareri)
  • di controllo (che verificano la legittimità o l'opportunità degli atti). I pareri degli organi consultivi possono essere:

- facoltativi (può essere richiesto),

- obbligatori (deve essere richiesto)

- vincolanti (deve essere seguito dall’organo che decide).

Gli organi costituzionali sono elementi necessari e inevitabili dello Stato, la cui struttura è definita dalla Costituzione.

Forme di Stato

La "forma di stato" indica il rapporto tra chi ha il potere (le autorità) e la società, e i principi che guidano lo Stato. La "forma di governo" indica come il potere è diviso tra gli organi dello Stato e come questi organi si relazionano tra loro. La forma di stato risponde alla domanda: qual è lo scopo principale dello Stato e come si relaziona con la società? Ad esempio, nello "Stato liberale" lo scopo era proteggere la libertà individuale, mentre nello "Stato sociale" era garantire pari opportunità. La forma di governo risponde alla domanda: chi governa? Come sono organizzati i "palazzi" del potere? Le due cose sono collegate: l'organizzazione del potere serve a realizzare lo scopo dello Stato. Gli studiosi hanno creato delle classificazioni (modelli) di forme di stato (Stato assoluto, liberale, democratico, totalitario, socialista) e di forme di governo (parlamentare, presidenziale, ecc.). Questi modelli sono utili per:

  • Capire come funziona ogni Stato.
  • Non confondere Stati diversi.
  • Capire cosa si può cambiare in uno Stato e cosa no.
  • Trovare le caratteristiche uniche di ogni Stato.
  • Interpretare le leggi dello Stato. I modelli non sono delle regole, ma aiutano a capire come interpretare le leggi in modo coerente con i principi dello Stato. Lo stato assoluto Lo Stato assoluto è nato in Europa tra il '400 e il '500. In questo tipo di Stato, il Re (o meglio, la Corona) aveva tutto il potere: faceva le leggi, le faceva rispettare e controllava i giudici. Il Re non doveva rispettare le leggi e nessuno poteva dirgli cosa fare, perché si pensava che il suo potere venisse da Dio. In alcuni paesi, come la Francia, il Re aveva un potere assoluto. In altri, come l'Inghilterra, il suo potere era limitato da leggi e tradizioni.

In alcuni Stati, come la Prussia e l'Austria, il Re cercava di migliorare la vita delle persone, costruendo ospedali e scuole. Questo tipo di Stato si chiamava "assolutismo illuminato". Lo Stato assoluto era molto presente nell'economia: ad esempio, in Francia lo Stato controllava le industrie per diventare più ricco e potente. Lo Stato liberale Lo Stato liberale è nato tra il '700 e l'800, dopo la crisi dello Stato assoluto. Le sue caratteristiche principali sono:

  • Società divisa in classi : Solo una parte della popolazione (la borghesia) ha il potere.
  • Libertà individuale : Le persone sono libere di fare ciò che vogliono, senza troppe regole dallo Stato.
  • Rappresentanza : Il popolo elegge i suoi rappresentanti in Parlamento.
  • Stato di diritto : Anche lo Stato deve rispettare le leggi. La crisi dello Stato assoluto è iniziata perché lo Stato spendeva troppo e non riusciva a garantire la libertà dei cittadini. 🇫🇷 In Francia, questa crisi ha portato alla Rivoluzione francese, che ha affermato i diritti dell'uomo e del cittadino e ha limitato il potere del Re. 🇬🇧 In Inghilterra, il passaggio allo Stato liberale è stato più graduale, con il Parlamento che ha limitato il potere del Re, poiché si trovò a fronteggiare l’opposizione parlamentare che consideravano il Common Law come fondamento a cui lo stesso re doveva sottoporsi. Per esempio il parlamento negava che il re potesse imporre nuovi tributi senza il suo consenso. 🇺🇸 Negli Stati Uniti, la rivoluzione è nata dal rifiuto di pagare tasse imposte dall'Inghilterra senza avere rappresentanti in Parlamento così gli americani risposero invocando il principio, ben saldo nel costituzionalismo inglese (no taxation without representation), secondo cui era illegittima qualsiasi tassazione che non fosse approvata dai loro rappresentanti eletti. La Dichiarazione di indipendenza ha affermato che tutti gli uomini sono uguali e hanno diritto alla vita, alla libertà e alla felicità. Stato liberale ed economia di mercato L'economia di mercato, basata sull'incontro tra domanda e offerta, ha contribuito alla nascita dello Stato liberale. In questo tipo di economia, i prezzi sono determinati dai singoli compratori e venditori, senza l'intervento dello Stato. Lo Stato assoluto ostacolava l'economia di mercato perché le leggi erano confuse e diverse da una regione all'altra (particolarismo giuridico) e perché le tasse erano troppo alte. L'economia di mercato ha bisogno di:
  • Leggi chiare sulla proprietà privata.
  • Libertà di fare contratti.
  • Uguaglianza tra i contraenti.
  • Eliminazione di privilegi e monopoli.
  • Libera circolazione delle merci. Lo Stato liberale doveva quindi garantire queste condizioni e lasciare che la società civile (e il mercato) si autoregolasse. Per questo, gli Stati liberali hanno creato: *** Costituzioni** : documenti che stabiliscono i principi fondamentali dello Stato.

Parallelamente, il conflitto sociale del Novecento ha visto i gruppi più deboli aggregarsi in strutture collettive come partiti e sindacati per bilanciare il potere economico. Le ideologie socialiste e marxiste hanno fornito un'ulteriore spinta a questo processo, unendo milioni di persone sotto una leadership di partito. Di conseguenza, i Parlamenti si sono trasformati in arene di confronto tra partiti con identità e programmi contrapposti, capaci di imporre una rigida disciplina ai propri rappresentanti e di controllare l'azione del Parlamento e del Governo. Dopo la prima guerra mondiale, i partiti di massa hanno conosciuto una crescita considerevole, sostituendo le forze politiche liberali tradizionali. In alcuni paesi, come il Regno Unito, questo è avvenuto in un contesto di sistema bipartitico e accettazione dei valori del pluralismo politico, garantendo governi stabili e autorevoli e una reciproca legittimazione tra i partiti contrapposti. Crisi democrazie di massa e nascita dello Stato totalitario In Germania e Italia, a differenza del Regno Unito, l'ascesa dei partiti di massa non fu accompagnata da una piena accettazione della democrazia pluralista. La Germania, dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale, tentò una democratizzazione con la Costituzione di Weimar del 1919. In Italia, la frammentazione politica, la prevalenza di forze ostili alla democrazia pluralista e le resistenze delle forze economiche portarono a instabilità e a una crisi culminata nell'avvento dello Stato fascista. Le alternative allo stato di democrazia pluralista nel XX sec. Nei paesi in cui la democrazia di massa non si è accompagnata all'accettazione dei valori del pluralismo e della tolleranza, la crisi delle istituzioni liberali ha portato all'affermazione di stati basati sulla negazione del pluralismo e sull'identificazione del partito unico con lo Stato. In Italia e Germania, la risposta al conflitto sociale è stata la soppressione del pluralismo politico e l'unificazione politica della società attraverso lo Stato totalitario. Lo Stato fascista in Italia (1922-1943) concentrò il potere politico nel Capo del Governo e integrò il partito unico nell'organizzazione costituzionale dello Stato, sopprimendo le libertà liberali. L'esperienza fascista, combinata con la dottrina di Hitler, portò alla formazione dello Stato nazionalsocialista in Germania (1933-1945), dove il movimento nazionalsocialista era sovraordinato allo Stato e il Capo deteneva un potere illimitato. Un'altra alternativa alla democrazia pluralista è stata lo Stato socialista, che ha perso rilevanza dopo la caduta del Muro di Berlino. La crisi del "socialismo reale" ha portato alla dissoluzione di stati multinazionali come l'URSS e la Jugoslavia, con la nascita di nuovi stati che adottano costituzioni basate sui principi della democrazia pluralista e dell'economia di mercato, come nei paesi dell'Europa orientale. Consolidamento della democrazia pluralista e affermazione dello Stato sociale" Nel secondo dopoguerra, i principi della democrazia pluralista si sono affermati in molte nazioni influenzate dalle potenze alleate, inclusa l'URSS. Molti paesi hanno ripreso o rivitalizzato i principi democratici e sociali nelle loro costituzioni, specialmente quelli liberati dall'occupazione straniera. Tuttavia, in alcune nazioni come Spagna e Portogallo, regimi autoritari sono rimasti fino agli anni '70, quando sono state adottate costituzioni democratiche. Le costituzioni adottate tra il 1970 e il 1980, come in Grecia, garantiscono sia le libertà "negative" (libertà personale, di domicilio, religiosa, di pensiero, di corrispondenza e comunicazione) sia le libertà "positive" (diritto al lavoro, alla previdenza, all'assistenza in caso di bisogno, ecc.). Il pluralismo politico, sociale, religioso e culturale è riconosciuto, con la manifestazione costituzionale dei partiti politici.

La Costituzione italiana, ad esempio, riconosce e garantisce il pluralismo sociale, promuovendo l'eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini e rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l'eguaglianza. Lo Stato sociale interviene per ridurre le disuguaglianze materiali, garantendo diritti sociali come la tutela della salute, l'istruzione e l'assistenza. Si delinea così un modello di Stato diverso dal Welfare State, che non si limita a garantire diritti, ma interviene attivamente per ridurre le disuguaglianze e promuovere la giustizia sociale. La Costituzione italiana è un esempio di questo impegno, come indicato nell'art. 20 della Costituzione tedesca e nell'art. 1 della Costituzione spagnola. Le crisi economiche degli ultimi decenni hanno messo in discussione la sostenibilità dello Stato sociale, con l'aumento delle disuguaglianze e la perdita di posti di lavoro a favore dell'automazione e della robotica. In questo contesto, si discute se ridurre le disuguaglianze attraverso l'innovazione tecnologica e una crescita economica inclusiva o se lo Stato debba intervenire per correggere le disuguaglianze. Le tendenze al recupero del ruolo dello Stato nell'economia hanno subito un'accelerazione dopo il 2020, a causa della necessità di affrontare la grave recessione causata dalla pandemia di Covid-19. I caratteri dello stato di democrazia pluralista I tratti peculiari:

  • Si basa sul suffragio universale , la segretezza e la libertà di voto, elezioni periodiche e pluripartitismo che accoglie il principio di tolleranza cioè il principio secondo cui il dissenso va garantito (in alcuni ordinamenti si potrebbero vietare certe organizzazioni politiche che operano come “nemici” della democrazia come per esempio la XII disposizione della costituzione vieta la ricostruzione del partito fascista)
  • Il pluralismo trova garanzia nel riconoscimento di alcune libertà : associazione, formazione di partiti politici, sindacali…
  • Attraverso il pluralismo si limita il potere dello Stato che è costretto a confrontarsi con i centri di potere presenti nella società e attraverso la formazione di partiti politici si mantiene la partecipazione permanente dei cittadini.
  • Garanzia di esistenza di valori differenti , infatti la stessa costituzione è frutto di un compromesso tra correnti politiche diverse e riconoscono principi tra loro in conflitto per esempio riconoscono l’eguaglianza formale di fronte alla legge (vieta di trattare diversamente i cittadini) quanto l’intervenire a sostegno dei meno abbienti per superare le disuguaglianze di fatto e arrivare a un eguaglianza sostanziale.
  • Assicurare la più ampia libertà di manifestazione del pensiero attraverso un pluralismo di mezzi di comunicazione. (Si forma la sfera pubblica, in cui si esprimono membri di classi politiche, giornalisti… ma è politicamente influente perché è qui che si formano le opinioni e i programmi che alimentano le proposte dei partiti. Rappresentanza politica Ha due significati:
  • “agire per conto di” e quindi si crea un rapporto tra rappresentante e rappresentato in cui il secondo dà al primo il potere di agire nel suo interesse.
  • Non c’è un legame diretto ma il rappresentate decide autonomamente. La concezione moderna di rappresentanza politica, emersa con la Rivoluzione Francese, si basa su questa seconda accezione. Il significato incentrato sulla relazione tra rappresentato e rappresentante, invece, risale ai parlamenti medievali, che mantennero la loro struttura anche durante l'assolutismo. Questi parlamenti rappresentavano una forma di rappresentanza diversa da quella sviluppata dal costituzionalismo liberale. Nei parlamenti medievali, erano presenti direttamente i "pari" del Re,

economica in cui la popolazione non si sentiva più rappresentata dal sistema politico e diventano incapaci di assicurare questo equilibrio tra legittimazione e autonomia decisionale, generalmente nasce dalla contrapposizione di un popolo e le élites. Per esempio “The People’s Party” in un periodo caratterizzato dalla crisi degli agricoltori dovuta alla caduta dei prezzi agricoli e l’aumento dei prezzi di alcuni beni di grandi imprese. Democrazia diretta e rappresentativa Tra le modalità per fronteggiare la crisi dei sistemi rappresentativi troviamo la gli istituti di democrazia diretta, attraverso cui si affida direttamente al popolo l’esercizio di alcune funzioni per assumere decisioni immediatamente efficaci. Hanno l’obiettivo di assicurare la partecipazione popolare alle decisioni che riguardano la collettività. Si riducono a:

  1. l’iniziativa legislativa popolare : la costituzione attribuisce questo potere ad un certo numero di cittadini cioè secondo l’art. 71 cinquantamila elettori.
  2. La petizione : consiste in una richiesta da parte dei cittadini alle camere per sollecitare un’attività. 3) Il REFERENDUM Classificazione dei referendum: In base all’oggetto: costituzionali, legislativi, politici e amministrativi. Referendum costituzionali riguardano atti costituzionali e possono essere:
  • (^) precostituenti : quando il voto popolare ha come oggetto l’atto fondativo di uno Stato
  • (^) Costituenti : quando il voto popolare interviene per l’approvazione o rigetto di una nuova costituzione. Referendum legislativo riguarda una legge e può essere obbligatorio o facoltativo. Nel caso di quello facoltativo si distingue tra:
  • (^) attivo : promosso da un certo numero di cittadini
  • (^) Passivo : promosso da un organo dello Stato e viene richiesto di solito da una minoranza parlamentare come garanzia contro l’oppressione della maggioranza. Può essere anche preventivo o successivo a seconda che il voto popolare intervenga prima o dopo l’entrata in vigore dell’atto. (per esempio il referendum costituzionale è sempre di tipo preventivo in quanto il voto popolare avviene prima dell’entrata in vigore di una nuova costituzione) La costituzione italiana prevede quattro tipi di referendum:
  1. referendum di revisione costituzionale (simile è quello che si inserisce nel procedimento di formazione degli statuti delle regioni) 2) Referendum abrogativo
  2. Referendum consultivo (per la modificazione territoriale di regioni, province e comuni)
  3. Referendum abrogativi su leggi delle regioni La separazione dei poteri Il principio della separazione dei poteri, elaborato dal costituzionalismo liberale, mira a limitare il potere per tutelare le libertà individuali. La sua teorizzazione iniziale è legata a Montesquieu, che nel suo libro "Lo spirito delle leggi" (1748) afferma che lo Stato deve assicurare la libertà politica, il che richiede che i poteri pubblici siano distinti e non concentrati nelle stesse mani. I tre poteri sono: 1. Potere legislativo : che consiste nel porre le leggi, ossia norme giuridiche generali e astratte.

2. Potere esecutivo : che consiste nell'applicare le leggi all'interno dello Stato e nel tutelare lo. Stato medesimo dalle minacce esterne. 3. Potere giudiziario : che consiste nell'applicare la legge per risolvere una lite. Le caratteristiche della dottrina della separazione dei poteri possono essere sintetizzate nel modo seguente:

  • In primo luogo, c'è l'attribuzione ad ogni potere in senso soggettivo, perciò ciascun potere viene individuato dalla funzione che esercita.
  • In secondo luogo, è fondamentale che ciascuna funzione sia attribuita a poteri distinti, perché se più funzioni fossero concentrate in capo al medesimo soggetto si aprirebbe la strada all'arbitrio.
  • In terzo luogo, i poteri, sia pure distinti e separati, dovrebbero potersi condizionare reciprocamente, in modo tale che ciascun potere possa frenare gli eccessi degli altri. Il potere lasciato a sé stesso tende ad abusare, si crea tra i diversi poteri un sistema di controlli reciproci, dando luogo ad un sistema di * pesi e contrappesi * ("checks and balances"). Nell'ordinamento costituzionale statunitense il principio della separazione dei poteri ha trovato la più coerente applicazione, perché il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario sono giuridicamente separati e indipendenti. infatti il presidente e il congresso sono eletti separatamente e inoltre il congresso non può costringere alle dimissioni il presidente, votandogli la sfiducia, come il presidente non può sciogliere anticipatamente il congresso. In Europa, il principio della separazione dei poteri ha avuto un'applicazione più temperata. A questo riguardo vanno presi in considerazione due elementi:
  1. il governo e parlamento sono strettamente collegati poiché il governo deve godere della fiducia del parlamento che può votargli la sfiducia obbligandolo alle dimissioni.
  2. Il secondo elemento è rappresentato da quei casi in cui un determinato potere esercita una funzione tipica di un altro potere. Per spiegare i fenomeni di separazione dei poteri, la dottrina giuridica ha elaborato la teoria formale-sostanziale , che distingue il potere in senso soggettivo (organi) e oggettivo (funzioni). Le funzioni statali si identificano tramite criteri materiali e formali.
  • Criteri materiali: si guarda al contenuto delle funzioni:
    • Funzione legislativa: pone norme generali e astratte.
    • Funzione esecutiva: cura interessi pubblici concreti.
    • Funzione giurisdizionale: risolve controversie applicando le norme.
  • Criteri formali: si distinguono le funzioni in base al potere che le esercita e alle modalità formali:
    • Potere legislativo: funzione formalmente legislativa (atti con "forma" di legge).
    • Potere esecutivo: funzione formalmente esecutiva (atti con "forma" di decreto).
    • Potere giudiziario: funzione formalmente giudiziaria (atti con "forma" di sentenza). Di norma, ogni potere ha una funzione identificata dai suoi contenuti materiali, con coincidenza tra profilo materiale e formale. Tuttavia, un potere può esercitare una funzione tipica di un altro, come il Governo che emana regolamenti (atti normativi) o il Parlamento che approva la legge di bilancio (atto esecutivo). In questi casi, c'è una scissione tra profilo formale e materiale: il Governo esercita una funzione formalmente esecutiva ma materialmente legislativa, e il Parlamento una funzione formalmente legislativa ma materialmente esecutiva. Troviamo anche una quarta funzione, la funzione di indirizzo politico ovvero gli obiettivi che lo Stato sceglie di perseguire (solitamente il governo perché è l’organo di collegamento diretto con i partiti politici e cura i rapporti con gli altri Stati e perché i suoi procedimenti decisionali sono molto più veloci rispetto alla complessità di quelli del parlamento.)

squadra che governerà e, al turno successivo, giudicano il suo operato, confermandola o cambiandola. Lo scopo è l' efficienza di governo. Democrazie maggioritarie e consociative Nelle democrazie, la capacità di formare maggioranze stabili e governi autorevoli non dipende unicamente dal sistema elettorale (maggioritario o proporzionale). L'Italia, ad esempio, ha sperimentato una riforma maggioritaria nel 1993 senza ottenere i risultati sperati, tornando poi al proporzionale nel 2005. Una distinzione cruciale è quella tra democrazie maggioritarie (Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Canada, Stati Uniti) e democrazie consociative (Paesi Bassi, Belgio). Nelle democrazie maggioritarie , la regola di maggioranza struttura i rapporti politici, con due partiti o coalizioni in competizione per il potere. Dopo le elezioni, si crea una distinzione tra maggioranza (al governo) e minoranza (opposizione). L'opposizione controlla l'operato del governo, prevenendo la "tirannia della maggioranza" e garantendo la responsabilità politica del governo verso gli elettori, con l'obiettivo di alternarsi al potere. Le democrazie consociative , invece, promuovono l'accordo tra i principali partiti per condividere il potere. Dopo le elezioni, i partiti negoziano e raggiungono compromessi politici per formare il governo e approvare le leggi, con ogni parte che ottiene qualcosa in cambio di concessioni. le minoranze sono associate al potere politico perché partecipano alla formazione e delle decisioni. Stato e chiesa La nascita dello Stato moderno implica il processo, culminante nella laicità dello Stato : neutralità religiosa, separazione tra politica e religione, libertà religiosa e pluralismo. Nel XIX secolo, si contrappose all'emancipazione dello Stato l'idea di "Stato cristiano", creando una tensione tra regime confessionale (Chiesa depositaria di verità estese all'intera società, con etica pubblica e leggi conformi alla morale ecclesiastica) e regime di separazione tra Stato e Chiesa (istituzioni autonome). Il regime concordatario, con concordati che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa, è una soluzione per prevenire conflitti. La Costituzione italiana riconosce la separazione tra Stato e Chiesa cattolica (art. 7) e tutela il regime concordatario dei Patti Lateranensi (1929). Garantisce il pluralismo religioso (art. 3 e 8), l'uguaglianza dei cittadini senza distinzioni religiose e la libertà delle confessioni religiose. I rapporti con le confessioni non cattoliche sono regolati da intese. L'Italia accoglie il principio di laicità, applicabile in modi diversi a seconda del contesto storico- politico. A differenza della Francia, che adotta una concezione rigida basata sull'individuo senza riferimenti religiosi, l'ordinamento italiano ammette una valutazione giuridica positiva del fenomeno religioso, purché non crei disparità tra le confessioni. In Italia, la giurisprudenza costituzionale ha elaborato il concetto di "laicità positiva" : lo Stato valuta favorevolmente il fenomeno religioso e sostiene le attività religiose come interesse dei cittadini. La laicità implica la garanzia dello Stato per la libertà religiosa in un regime di pluralismo confessionale e culturale. La tutela della libertà di coscienza è un altro aspetto importante della laicità, come dimostrato dalla giurisprudenza sull'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, che deve garantire la libertà di scelta degli studenti.

La forte presenza storica della Chiesa cattolica in Italia genera tensioni sulla compatibilità con il principio di laicità. L'esposizione pubblica di simboli religiosi, come il crocifisso, ha suscitato reazioni contrastanti. Diversa è l'esposizione di simboli religiosi da parte di singoli individui, che sottolinea l'identità religiosa personale. In contesti costituzionali rigorosi, come in Francia, tali manifestazioni sono vietate per evitare il rilievo pubblico della religione e l'affermazione di identità collettive differenziate, intrecciando il principio di laicità con la tutela delle minoranze e dei loro segni identitari. La tutela delle minoranze La società multiculturale si fonda sul principio di pari dignità per tutte le espressioni culturali e sul diritto di ogni individuo a crescere nella propria cultura. Si distingue tra "minoranze storiche" , tutelate dalle Costituzioni (come l'art. 6 della Costituzione italiana che protegge le minoranze linguistiche ed ha offerto il riconoscimento anche alle minoranze linguistiche delle regioni a statuto speciale e consente ad alcune di essere insegnate a scuola), e "nuove minoranze" , costituite da immigrati, e si fa leva sull’integrazione di essi. In passato, l'integrazione era promossa attraverso ideologie di partito e lo Stato sociale, con redistribuzione economica per ridurre il conflitto di classe. Oggi, emerge un conflitto tra identità culturali che chiedono di mantenere la propria differenza e di essere tutelate giuridicamente. Per proteggere queste identità, si utilizzano diversi strumenti: "diritto derogatorio" per specifiche comunità, promozione della cultura di gruppo (lingua, organismi di tutela), interventi amministrativi (costruzione di luoghi di culto) ed estensione di garanzie (riconoscimento di matrimoni omosessuali). Tuttavia, sorgono problemi costituzionali: è preferibile l'integrazione o il riconoscimento giuridico delle differenze? L'integrazione può limitare la libertà individuale, mentre il riconoscimento eccessivo può frammentare la società. Inoltre, è legittimo tutelare comunità ostili ai valori democratici? Non sono ammissibili pratiche che violano i diritti individuali. (Per esempio l’infibulazione) Un aspetto critico è l'accentuazione dei conflitti etici su temi come l'inizio e la fine della vita. Il relativismo etico enfatizza la libertà di scelta, mentre un'etica assoluta pone limiti. In mancanza di leggi adeguate, si cerca una soluzione nel testo costituzionale, come nel caso delle decisioni sulla fine della vita, a cui sono stati i giudici su domanda a decidere le condizioni che permettono l’interruzione della terapia e quindi la morte. Stato unitario, federale e regionale La separazione dei poteri si realizza sia orizzontalmente, tra i poteri dello Stato, sia verticalmente, tra Stato centrale ed enti territoriali autonomi. Si distingue tra Stato unitario , con potere centralizzato o a soggetti periferici fanno parte dell’organizzazione statale (decentramento amministrativo), e Stato composto , con potere distribuito tra Stato ed enti territoriali (decentramento politico) Lo Stato composto può dividersi in:

1. Stato federale : caratterizzato da:

  • Costituzione federale scritta e rigida, ed enti territoriali (che vengono chiamati Stati membri, Länder, Province, Regioni) con proprie Costituzioni.
  • Ripartizione costituzionale delle competenze legislative, esecutive e giurisdizionali tra Stato centrale e Stati membri, modificabile solo con revisione costituzionale.
  • Parlamento bicamerale, con una Camera rappresentativa degli Stati membri (Senato in USA, Consiglio federale in Germania).
  • Partecipazione degli Stati membri alla revisione costituzionale e presenza di una Corte costituzionale per risolvere i conflitti.

Il consenso interno è fondamentale per la durata del regime politico, mentre il riconoscimento internazionale convalida l'esistenza dello Stato sovrano. Potere costituito Il potere costituito è l'insieme degli organi dello Stato che esercitano le funzioni legislative, esecutive e giudiziarie in base alle norme stabilite dalla Costituzione. In pratica, è il governo in carica che opera entro i limiti fissati dalla Costituzione Il nuovo regime politico, per affermarsi, deve fornire garanzie costituzionali che limitino il potere e assicurino parità di condizioni nella lotta politica, diritti ai cittadini, e rispetto degli impegni internazionali. Le costituzioni sono fenomeni storici che cercano di rimediare alle cause di crisi del vecchio regime. Costituzioni flessibili e rigide La distinzione:

  • (^) flessibili sono le costituzioni che non prevedono un procedimento particolare per la loro modificazione, tipiche dell’ottocento utilizzate per decretare il passaggio dalla titolarità del potere dal re al “re in parlamento”, cioè una procedura di codecisione, l’unica norma veramente fondamentale era quella che regolava il modo in cui sarebbero state prese le decisioni future, cioè il procedimento legislativo. lo statuto Albertino del 1848 è un tipico esempio di costituzione flessibile con la concessione dello statuto il re piemontese rinunciava a essere un sovrano assoluto.
  • (^) Rigide invece, dispongono per la modificazione del testo costituzionale un procedimento particolare, sono tipiche del novecento e sono costituzioni lunghe perché contengono principi e anche disposizioni di materie più disparate, dal credito al risparmio, dall’ambiente alla famiglia. la nozione di costituzione flessibile ha quindi qualche margine di ambiguità, e flessibile nel senso che non pretende di essere una regola giuridica ma è più che rigida nella parte che attribuisce la sovranità alla legge e al suo procedimento di formazione, per questo sono anche brevi. Le costituzioni rigide pretendono che tutte le loro disposizioni abbiano forza regolativa e siano inderogabili. La prima costituzione moderna, quella in vigore negli Stati Uniti d’America dal 1787 e rigida, essa è conseguenza dell’ordine federale che si forma attraverso un patto fra Stati sovrani che decidono di trasferire la propria sovranità allo Stato federale. Questo patto dà luogo a una serie di regole che disciplinano i poteri attribuiti allo Stato centrale e i rapporti degli Stati membri che non possono mutare se non attraverso una procedura complessa in cui deve essere anche espresso il consenso degli Stati membri. Quello che questo patto vuole garantire è che la parte che ottiene la maggioranza nelle elezioni non si impossessi definitivamente del potere e non minacci le minoranze; infatti ogni costituzione rigida è frutto di un compromesso, è necessariamente lunga perché ogni componente accetta l’accordo a condizione che i suoi interessi siano garantiti ed è necessariamente garantita da un giudice il cui compito è di assicurare il rispetto del compromesso. Le garanzie della rigidità della costituzione La costituzione rigida è garantita la prevalenza delle sue regole rispetto a qualsiasi altra regola o decisione, le garanzie sono di due tipi: il procedimento di revisione costituzionale ,cioè che per modificare la costituzione bisogna raggiungere consensi più ampi, cioè vanno realizzate condizioni simili a quelle che hanno prodotto il compromesso iniziale, e il controllo di legittimità delle leggi. Di tutte le costituzioni, quelle italiana e la più facile da cambiare poiché prevede un procedimento un po’ macchinoso ma è prevista la sola maggioranza di governo quindi se spesso è così difficile modificare la costituzione le cause non sono dunque giuridiche ma solo politiche.

A garantire la costituzione è un’autorità capace di verificare che quelle procedure siano rispettate, quindi un giudice estraneo ai giochi politici. La costituzione però non galleggia nel nulla, ma attorno a i suoi 139 articoli con numerose altre componenti che formano assieme il diritto costituzionale. Ci sono alcune leggi costituzionali emanate per modificare singole disposizioni della costituzione, Altre riguardano questioni specifiche, c’è un lavoro di continua specificazioni delle disposizioni costituzionali in relazione a tutti gli infiniti casi che le vengono prospettati. Un ruolo importante lo svolge anche la legislazione ordinaria, cioè una legislazione di completamento della materia costituzionale, per esempio è la legislazione elettorale da cui dipende il funzionamento della forma di governo, oppure disciplina il referendum, ed è la stessa costituzione che attraverso la riserva di legge impone alla legge ordinaria di disciplinare queste materie. principi, valori, regole I valori nel diritto entrano come principi, cioè come norme dal contenuto molto generale, il principio di laicità dello Stato, il principio di eguaglianza, sono tutte traduzioni dei corrispondenti valori in una norma giuridica. I principi sono un tipo di norma giuridica che si distingue dalle regole per il fatto di essere dotato di un elevato grado di genericità. Per esempio, l’articolo 13, cioè la libertà personale e inviolabile il principio è reso concreto e operativo dalle regole poste che disciplinano i modi in cui si può legittimamente restringere la libertà fisica delle persone. Le disposizioni sono dunque parte del testo scritti dal legislatore, le norme giuridiche che si possono suddividere in principi e regole, sono il significato che a tali disposizioni attribuiscono gli interpreti. La costituzione italiana 🇮🇹 La costituzione italiana entrò in vigore il 1 gennaio del 1948, essa fu approvata dall’assemblea costituente. È una costituzione lunga , perché ha un consenso così vasto di persone con pensieri politici differenti; è una costituzione aperta , nel senso che non pretende di individuare il punto di equilibrio tra i diversi interessi, ma si limita ad elencarli, lasciando alla legislazione successiva di individuare il punto di bilanciamento. Da ciò la costituzione trae anche una notevole capacità di adattarsi ai tempi. La costituzione italiana si compone di parti diverse, inizia con i principi fondamentali i primi 12 articoli che rappresentano infatti alcune delle premesse ideologiche e politiche che costituenti hanno trascritto traendole dei loro diversi manifesti politici con la consapevolezza che i loro ideali sarebbero stati destinati a coesistere senza possibilità che uno prevalesse sull’altro. La stessa idea di fissare istituzione i colori della bandiera (Art 12) rivela in fondo la volontà di evitare che un’ideologia possa prevalere sulle altre. In questi principi fondamentali vi sono disposizioni importanti per esempio che la Repubblica italiana si fondi sul lavoro (Art 1) e che riconosca il lavoro come un diritto fondamentale (Art 4). Siccome esse prescrivono obiettivi al legislatore, i giudici possono impugnare le leggi che vanno in direzione opposta che ostacolano il raggiungimento di essi. L’avvento della corte costituzionale ha fatto perdere disignificato la distinzione tra norme precettive che impongono comandi o divieti immediati e vincolanti (es. norme penali) e norme programmatiche indicano fini e obiettivi che il legislatore devono perseguire attraverso l'adozione di norme ordinarie. Infatti, nei primi anni di applicazione della costituzione, la cassazione ritenne che la maggior parte delle norme costituzionali non potessero essere applicate direttamente nei tribunali, essendo necessario l’intervento del legislatore ordinario. Esse quindi venivano ricostruite come norme programmatiche non direttamente applicabili ma rivolte al legislatore, indicandogli le cose da fare, poche dunque sarebbero state le norme