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Una panoramica dei tipi di Stato, tra cui stati unitari, stati federali e stati democratici. Esplora le caratteristiche dello Stato moderno e dello Stato liberale, e discute il passaggio da Stato liberale a Stato liberal-democratico. Inoltre, analizza la distribuzione territoriale del potere in stati unitari e federali.
Tipologia: Appunti
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Costituzione : forma di garanzia e di separazione dei poteri. Il costituzionalismo teorizza la limitazione del potere, in alcuni casi anche di quello economico (controllato e regolamentato). Che cos'è il diritto? Il diritto può essere inteso come qualcosa di proveniente da un'autorità, ma allo stesso tempo legato alla società. Esso permette che il conflitto sociale si manifesti in modo pacifico, regolando la convivenza tra le parti contrapposte e tra gli interessi pluralistici presenti nella società. Il diritto non è eteronomo , cioè non viene imposto da soggetti esterni, ma nasce in seno alla società, cioè proviene da se stessi. Esso non si fonda sul principio dell'obbedienza (accettazione passiva di un comando) ma sul principio dell'osservanza (partecipazione consapevole del cittadino vincolato al diritto) → ad esempio il referendum costituzionale del 2006 inerente un cambiamento della forma di governo italiana, cui la maggioranza dei cittadini si oppose. Il diritto è un fenomeno sociale intersoggettivo , che disciplina cioè il rapporto fra i soggetti. Il diritto non fa riferimento allo Stato, bensì alla società, la quale si auto-realizza secondo valori meta-giuridici , ovvero pre-esistenti al diritto. Lo Stato, in quanto apparato organizzativo, è, come le altre istituzioni, al servizio del diritto. Il diritto è quindi sia auto-organizzazione che osservanza spontanea (da parte dei cittadini). La Costituzione, dopo aver preso atto dell'esistenza del conflitto sociale, si propone di tutelare l'eguaglianza , riequilibrando le differenze e trattando diversamente coloro che si trovano in status differenti. La Costituzione è fondata su dei principi ordinatori , cioè su un insieme di valori in base ai quali si vuole organizzare la società. Esistono, all'interno della società, vari tipi di interessi: interessi individuali → sono personali e devono essere contemperati con altri pari interessi (es. il diritto alla privacy deve convivere con la libertà di espressione). interessi collettivi → interessi propri di una molteplicità di soggetti organizzati ed individuabili. interessi diffusi → interessi appartenenti a soggetti accomunati dal medesimo interesse ma privi di un vincolo associativo che li tiene uniti. interesse generale → trascende sia il singolo che il gruppo (si pensi al caso del TAV, opera imposta con la pretesa di fare “l'interesse generale” che tuttavia non è quello delle popolazioni interessate dalla costruzione dell'infrastruttura). Il diritto ha il compito di mediare fra questi interessi, e non di eliminare il conflitto. Le regole giuridiche , a differenza di quelle religiose, economiche e sociali, sono le uniche a garantire coesione e stabilità, e a permettere l'esistenza nello stesso gruppo sociale di interessi diversi.
Regola giuridica ≠ regola morale (espressa nei testi sacri). Il diritto si può suddividere in 3 grandi aree : area giuspubblicistica → diritto costituzionale, diritto pubblico. area privatistica → diritto privato, che regola i rapporti tra i singoli. area internazionalistica → diritto internazionale, regola i rapporti tra gli Stati. Esistono due grandi concezioni del diritto: la common law → affermatasi a partire dall'espansione normanna (1066) e diffusa nei Paesi anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Canada e ex colonie britanniche). Cardine di questo sistema è il precedente giudiziario: in mancanza di un diritto scritto e codificato, hanno valore le precedenti sentenze, a cui il giudice guarda al momento di decidere sul singolo caso → diritto consuetudinario. Metodo induttivo, dal caso particolare al generale. la civil law → sistema giuridico tipicamente europeo e continentale, diffuso in Paesi quali l'Italia, la Francia, la Germania, ma anche la Turchia, il Giappone, i Paesi dell'America Latina, dell'Africa e in tutte le ex colonie spagnole. Si tratta di un diritto legislativo , cioè scritto in codici ai quali il giudice è tenuto a fare riferimento → legato al classico diritto romano codificato. Metodo deduttivo, a priori, a partire da una regola generale (la legge). Esiste inoltre il cosiddetto diritto divino , eteronomo e incontestabile poiché attribuito ad una volontà superiore, che in taluni casi diviene parte del diritto statale (si pensi a Paesi teocratici come ad esempio l'Iran). Diritto costituzionale e comparato → la comparazione si occupa di confrontare norme giuridiche e ordinamenti al fine di ricercare analogie e differenze che permettano il confronto logico. La prospettiva del diritto comparato può essere diacronica (comparazione di ordinamenti che sono esistiti in tempi storici differenti) o sincronica (comparazione di ordinamenti diversi esistenti nel medesimo periodo storico). Micro-comparazione : comparazione di singoli istituti. Macro-comparazione : comparazione di macro modelli (es. il controllo di costituzionalità delle leggi, come funziona nei vari Stati/ordinamenti). A cosa serve il diritto comparato? avviare riforme nel campo della forma di governo al fine di migliorarla; ampliare la conoscenza e creare dei modelli base di riferimento; aiutare nella comprensione dell'ordinamento nazionale del proprio Paese; supportare l'operazione di interpretazione dei giudici.
Ci occupiamo della Costituzione in senso prescrittivo, che deve contenere due elementi: separazione dei poteri e garanzia dei diritti. La Costituzione prevede numerosi meccanismi di difesa, tra cui la cosiddetta democrazia
distinzioni generali: fonti legali e fonti extra ordinem : le fonti legali prevedono che il diritto sia prodotto in base alle norme predeterminate sulla produzione giuridica; le fonti extra ordinem producono i diritto al di fuori dei meccanismi previsti, ma diventano fonti in funzione della loro effettività (ad es. la convenzione , che una volta stabilizzata diventa consuetudine; oppure la fonte necessitata , basata cioè sulla necessità di salvaguardare l'ordinamento, che deve essere utilizzata solo in caso di emergenza, come le misure anti- terrorismo). fonti atto e fonti fatto : nel caso delle fonti fatto le norme giuridiche derivano da attività non direttamente finalizzare alla produzione normativa (es. il precedente giudiziario, che nei sistemi di common law rappresenta una fonte del diritto, sebbene la sentenza del giudice non miri in prima istanza a produrre diritto, ma a giudicare l'imputato); le fonti atto sono poste da organi creati con lo scopo primario di creare/modificare/abrogare le norme giuridiche (il Parlamento, l'Assemblea costituente, ecc). Le fonti atto sono di più facile conoscibilità delle fonti fatto, perché son ufficiali e codificate. fonti classificate secondo il principio di gerarchia , cioè secondo la loro efficacia. La fonte superiore giustifica e limita le fonti inferiori. Piramide classica del sistema delle fonti (caso italiano) :
costituzionale , in cui una disciplina è affidata alla Costituzione. fonti classificate secondo il principio di competenza : serve a determinare quale fonte prevale tra due o più fonti che gerarchicamente si trovano sullo stesso piano. Una legge regionale che invada le competenze della legge statale è considerata invalida. fonti classificate secondo il principio cronologico : tra due fonti gerarchicamente sullo stesso piano, prevale la norma adottata per ultima. La norma precedentemente adottata è abrogata; l' abrogazione non ha effetti retroattivi, cioè non vale per il passato: la legge precedente ha valenza da quando è stata emanata a quando è stata abrogata, ma non più da lì in poi (viene sostituita dalla nuova norma). L'abrogazione può essere espressa (la nuova legge dice espressamente di voler abrogare quella precedente) o tacita (la legge successiva stabilisce norme incompatibili con quelle della legge precedente). L'invalidità (cioè il rendere non valida una legge), legata al principio di gerarchia, ha invece effetti retroattivi.
Abbiamo detto che i principi di gerarchia, di competenza e cronologico sono i tre principi che permettono di risolvere i conflitti (dette antinomie ) tra le leggi. Art. 11 delle pre-leggi (decreto legislativo): vieta che l'abrogazione abbia effetti retroattivi. Trattandosi di un decreto legislativo, è possibile che una legge che ha gerarchicamente la sua stessa valenza affermi di valere anche per il passato (effetto retroattivo). Art. 25, comma 2 , afferma che non si può, in materia penale, emanare leggi retroattive (un soggetto deve sapere se la propria condotta è reato o no: quindi stabilire un reato può valere solo per il futuro
tra Stato e cittadini). Stato autocratico: sbilancia il rapporto verso l'autorità. Stato liberale: sbilancia il rapporto verso la libertà. correlazioni che esistono tra contesto storico e modi con cui sono esercitate le funzioni del diritto. Funzioni del diritto (3): repressione dei comportamenti socialmente pericolosi; allocazione di beni e servizi; istituzione e allocazione dei pubblici poteri. Questa definizione ci dice come si manifestano queste funzioni del diritto nei diversi contesti storici e sociali. insieme delle finalità che lo Stato si propone di raggiungere e dei valori che ispirano la sua azione. La definizione guarda cioè ai principi fondamentali di uno Stato, che determinano la sua forma di Stato. Ad esempio si distingue Stato socialista e Stato liberale (che hanno obiettivi e principi fondamentali diversi). rapporti tra gli elementi dello Stato (popolo, territorio, governo). Rapporto tra popolo e governo: di nuovo rapporto tra libertà e autorità. Rapporto tra territorio e governo: qual è l'autonomia territoriale che il governo concede. Libertà negative (libertà dei cittadini dallo Stato, cioè lo Stato si astiene dall'entrare in certe questioni del cittadino) contrapposte alle libertà positive (lo Stato si impegna a garantire determinati diritti, i “diritti sociali”: alla salute, al lavoro, all'istruzione, ecc.. → Stato sociale). Le diverse definizioni di forma di Stato possono combinarsi tra di loro dando origine a diverse forme di Stato, diverse classificazioni. Erodoto racconta la discussione tra tre persiani che sostengono tre diverse forme di Stato:
- governo di molti (dare il potere alla massa, ai persiani, creando una democrazia basata sull'isonomia, cioè sull'eguaglianza); - governo di pochi (oligarchia: potere ad un gruppo di uomini “migliori”; tecnocrazia: potere ad un gruppo di esperti, di tecnici); - governo di uno (monarchia: c'è sempre una deriva verso una sola persona che detenga il potere). Platone distingue tra monarchia (una sola autorità sovrana che ha il ) e politeia (il potere spetta al popolo e viene delegato ad un'autorità che lo esercita al posto del popolo; es. la democrazia rappresentativa). Aristotele distingue in base al numero di soggetti titolari del potere: monarchia, aristocrazia e politeia. Queste tre sono forme “buone”, che possono degenerare in tre forme negative: tirannide, oligarchia e democrazia/demagogia. Machiavelli distingue tra principati (potere di un solo soggetto) e repubbliche (potere è ripartito tra diversi organi collegiali). Montesquieu distingue tra governi dispotici (monarchia assoluta), governi monarchici (monarchia costituzionale) e governi repubblicani (aristocratici o democratici). Per molto tempo la distinzione principale è stata tra monarchia (sovrano di origine trascendente, cioè divina, che impersonifica lo Stato) contrapposta alla repubblica (il capo dello Stato è uno degli organi dello Stato, legittimato dalla volontà popolare e dunque rappresentativo). Oggi questa distinzione non è più così significativa. La distinzione importante oggi è quella tra democrazia e autocrazia. Democrazia : stato pluralista che serve a riconoscere e a regolare il conflitto sociale; struttura pluri- partitica; separazione dei poteri (il potere appartiene a tutti i cittadini ed è ripartito nei vari organi
dello Stato); Costituzione in senso prescrittivo. Autocrazia : struttura monolitica e mono-partitica; potere accentrato; imposizione del potere e repressione di alcuni diritti; Costituzione in senso descrittivo.
Distinzioni tra vari tipi di democrazia.
La forma di Stato NON è né la forma di governo e né il tipo di Stato. Forma di governo : rapporti che intercorrono fra gli organi di vertice di un ordinamento (il manuale di Carrozza e Di Giovine li chiama “rami alti”; per l'Italia sono: Parlamento, Governo e Capo dello Stato). Si tratta cioè del modo in cui il potere è distribuito fra questi organi. Distribuzione orizzontale del potere.
Esempi di Stati che oggi hanno scarsa sovranità interna: Spagna e Regno Unito (vi sono porzioni di territorio che rivendicano la propria indipendenza: rispettivamente i Paesi Baschi e la Scozia). Crisi della sovranità: il potere è delegato ad enti privati anziché statali. Forme di Stato in prospettiva storica : ordinamento feudale → non è uno “Stato”, poiché si situa nel Medioevo quando ancora lo Stato non esisteva. Si regge su rapporti privatistici: popolo e territorio sono parte del patrimonio personale del re o del feudatario (regime patrimoniale). Il fine dell'ordinamento feudale non è la cura degli interessi generali, ma la salvaguardia della proprietà terriera del feudatario. I vincoli privatistici legano, in sequenza, il re - il feudatario - le comunità contadine. Ogni soggetto inferiore vincola la propria libertà ma gode di protezione da parte di quello superiore. Vi è quindi una diffusa frammentazione del potere e una pluralità di ordinamenti autonomi (potere “spezzettato”). Stato assoluto → monarchie assolute che si affermano a partire dal 1600 in Francia, Inghilterra e Spagna. Concentrazione del potere nelle mani del sovrano assoluto ( legibus solutus , cioè non vincolato da leggi preesistenti e quindi libero nella propria azione – tranne la regola della successione al trono). Lo Stato assoluto è il prodotto di un meccanismo centripeto (accentramento del potere, che invece nell'ordinamento feudale era frammentato). Vede la formazione di eserciti, di burocrazie stabili e di sistemi fiscali in grado di supportare l'esistenza dello Stato. Il monarca giustifica il proprio potere in termini di dinastia e di discendenza divina. Stato assoluto (forma di Stato) spesso è monarchia assoluta (forma di governo). Stato di polizia → esperienze storiche definite anche monarchie illuminate (quella austriaca e quella prussiana). Sovrani assoluti che però iniziano a prestare attenzione al benessere dei sudditi. Esempio: Federico II di Prussia che introduce l'istruzione obbligatoria, la magistratura di carriera, ecc (forme di tutela dei sudditi). Motto di questi tipi di monarchia: “tutto per il popolo, niente dal popolo” (cioè benessere per il popolo ma legittimazione del potere del sovrano slegato dal popolo, legittimato sempre dalla dinastia o da Dio). Comincia ad essere distinto il patrimonio personale del sovrano dal patrimonio pubblico (pur sempre gestito dal sovrano). Tra fine 1600 e fine 1700 si verificano delle grandi cesure rappresentate da tre rivoluzioni: inglese, americana e francese. Inghilterra: Gloriosa rivoluzione (1688) che porta al Bill of Rights (1689). Stati Uniti: Rivoluzione americana (1775) che porta alla Dichiarazione di Indipendenza (1776) e alla Costituzione americana (1787). Francia: Rivoluzione francese (1789) che porta alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789), alle Costituzioni del 1791 (ideologia liberale) e del 1793 (ideologie democratico-radicali). Stato liberale : si afferma come conseguenza della rottura rivoluzionaria. È la forma di Stato tipica dell'Ottocento. Ragioni che portano al passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale: rivendicazione da parte delle classi emergenti (borghesia) di una maggiore partecipazione alla gestione del potere, e diffusione di dottrine e di idee che contestano la natura trascendente del potere (cioè la sua origine divina) e sostengono che la legittimazione del potere si debba fondare direttamente sui consociati (cioè coloro che fanno parte della
società: sudditi, cittadini, ecc). Caratteristiche dello Stato liberale: concezione garantista (garanzia nei confronti dei sudditi) e negativa (non ingerenza dello Stato nella vita del singolo; Stato minimo , che interviene il meno possibile; si amplia la sfera di autonomia del singolo cittadino; nascono le libertà negative , cioè le libertà DALLO Stato, e i diritti civili – libertà personale, di espressione, di pensiero, di parola, diritto di proprietà, ecc..). Con l'evoluzione delle forme di Stato evolvono anche i diritti (nasceranno poi i diritti politici e i diritti sociali → vedi dopo). Il limite maggiore dello Stato liberale sta nel fatto che esso è solo parzialmente rappresentativo : i Parlamenti non sono eletti a suffragio universale e rappresentano sostanzialmente una sola classe, quella borghese. I Senati rappresentano invece nobiltà e clero. In Italia ad esempio, nel 1861, votava solo il 2% della popolazione; nel 1909 vota l'8,3% → Stato parzialmente rappresentativo. In Italia il suffragio universale maschile si raggiunge solo nel 1912 e quello femminile nel 1946. Il potere esecutivo (monarca e funzionari dello Stato) e il potere legislativo sono condizionati dalla legge (non più legibus solutus ) → lo Stato liberale è uno Stato di diritto (o legislativo ). Esempio: Statuto albertino (1848) fa grandissimo ricorso alla riserva di legge, che nasce in un'ottica garantista (la libertà può essere limitata dalla legge, non da un ministro o da singoli governanti), ma nello Stato liberale ottocentesco non ha senso data la scarsa rappresentatività di quel Parlamento monoclasse.
Il passaggio da Stato liberale a Stato liberal-democratico (tra '800 e '900) è segnato dall' estensione del suffragio , cioè dall'ampliamento dei diritti politici a nuovi soggetti ( elettorato attivo e passivo : diritto di eleggere e di essere eletti). Stato liberal-democratico e non solo democratico: non si perdono le conquiste raggiunte nell'Ottocento con lo Stato liberale. Oltre ad ampliarsi il suffragio nascono i partiti politici di massa , rappresentativi di un ampia porzione della popolazione. Partiti politici : soggetti politici con una precisa connotazione ideologica, radicati sul territorio, dotati di una classe dirigente stabile e interessati ad organizzare il consenso e il dissenso delle masse. Essi costituiscono il principale raccordo tra governanti e governati. All'inizio del Novecento troviamo i partiti socialisti, quelli cattolici e quelli liberali. Nei partiti attuali la connotazione ideologica è molto meno forte, prevale uno slittamento verso il centro (facendo scomparire destra e sinistra) e il tentativo di diventare partito di maggioranza. Al loro interno è aumentato il conflitto di interessi tra pubblico e privato. Vi è un'elevata personalizzazione della politica, cioè l'emergere di una sola figura rappresentativa di un partito. La crisi della rappresentanza si vede oggi negli alti livelli di astensionismo alle elezioni e nella tendenza a votare “il meno peggio”, senza aderire ai valori del partito che si vota; quest'ultima tendenza è favorita dal sistema maggioritario che premia il partito che ha ottenuto più voti, garantendo scarsa rappresentanza ai partiti minoritari. La crisi economica ha ulteriormente affievolito le identità dei partiti, favorendo la nascita di governi di coalizione, trasversali, in cui si incontrano i vari schieramenti politici. Nel secondo dopoguerra, lo Stato liberal-democratico è attraversato da due cambiamenti, che lo trasformano in:
Stato autoritario. Quindi tutti gli Stati totalitari sono anche autoritari, ma non viceversa. Il nazismo era totalitario, il fascismo forse solo autoritario.
Altra definizione di forma di Stato: ripartizione collaborativa del potere fra ente sovrano ed enti autonomi. Nell'analisi della distribuzione territoriale del potere, individuiamo due tipi di Stato: Stato unitario → lo Stato centrale detiene il potere legislativo (potere di fare le leggi; fonti primarie) e di indirizzo politico (effettuare scelte di carattere generale che indirizzano la società). Lo Stato unitario prevede solo un decentramento burocratico : strutture periferiche dipendenti dallo Stato centrale, mere proiezioni di esso sul territorio. Queste strutture periferiche esistono per necessità organizzative (ad esempio una Prefettura). L'esercizio delle funzioni sovrane è centralizzato. L'interesse generale prevale sempre sugli interessi locali. Oggi è difficile trovare Stati che siano pienamente unitari: hanno preso sempre più piede le autonomie territoriali, anche in Stati tradizionalmente unitari come la Francia e il Regno Unito. Modello ormai quasi esclusivamente teorico, perché obsoleto nel panorama odierno
delle democrazie liberali. Stato composto → detto anche policentrico, decentrato, autonomico. Il potere legislativo e l'indirizzo politico non sono nelle mani dello Stato centrale, ma sono distribuiti tra questo e gli enti territoriali (periferici). Il decentramento non è solo burocratico (necessità imprescindibile), ma anche politico (o istituzionale): gli enti territoriali hanno legittimazione popolare (sindaci e consiglieri regionali vengono votati dagli abitanti del territorio), cioè sono rappresentativi delle popolazioni che risiedono su quei territori. Questi enti non sono semplici proiezioni dello Stato centrale come sono invece gli uffici amministrativi. Il potere così dislocato sul territorio è un potere meno offensivo, anti-autoritario. Alimenta inoltre il pluralismo politico , il pluralismo dell'offerta politica; questo può però essere vero solo a livello teorico, se nel concreto le offerte politiche sono uniformate tra centro e periferie (ad esempio in Italia; in altri Stati, come in Spagna, esistono partiti radicati solo a livello locale, come quelli dei Paesi Baschi). Vantaggi dello Stato composto :
pensiero (ritiene che il modello federale sia l'unico modello che garantisce la pace all'interno dello Stato e fra gli Stati del mondo – si pensi a Kant nell'opera “Per la pace perpetua”). Come modello organizzativo, nel 1987 si stima che il 40% della popolazione mondiale vive in Stati che hanno un assetto federale (gli Stati federali erano solo 58, cioè meno della metà del totale degli Stati del mondo; il modello federale viene adottato tipicamente in Stati densamente popolati); nel 2009 questo dato sale al 50% (se aggiungessimo la Cina salirebbe ancora fino al 70%). Esempi di Stati federali : Stati Uniti, Germania, Svizzera, India, Federazione Russa, ecc... Stato federale (federazione nel suo complesso; esempio gli Stati Uniti) diverso da Stato federato o Stato membro (singolo Stato tra quelli che compongono la federazione; esempio il Texas, la California, ecc). Gli Stati membri della Germania si chiamano lander , quelli della Svizzera cantoni. Il potere centrale è fortemente indebolito da questo tipo di assetto, che permette di gestire un territorio molto ampio che sarebbe ingestibile con un decentramento solo burocratico (si pensi all'India, al Brasile, all'Algeria). Lo Stato federale permette anche di tenere insieme distinzioni e fratture etnico-linguistiche (si pensi alla Svizzera, caratterizzata da 3 lingue ufficiali diverse e notevoli differenze culturali). Lo Stato federale mira a garantire la pace tra gli Stati membri (questo non sempre funziona, si pensi alla guerra civile fra Stati del nord e Stati del sud negli Stati Uniti). Gli Stati Uniti sono un esempio imprescindibile per il federalismo e per il costituzionalismo, sono un'esperienza paradigmatica; essi introducono il modello presidenziale, il modello federale e il doppio livello di legalità (Costituzione e leggi su due piani diversi nel sistema delle fonti). Tuttavia il termine “federalismo” nel testo della Costituzione americana del 1789 non compare (per non fomentare coloro che erano contrari al federalismo). “ The Federalist ”: raccolta di saggi (1787-1789) pubblicati da alcuni quotidiani dello Stato di New
Politica estera e difesa sono spesso esercitate in comune, così come le funzioni legate al commercio. Non esistono forme di prelievo fiscale da parte della Confederazione ai danni dei singoli Stati.
Lavoro di gruppo sulla Costituzione degli Stati Uniti d'America alla ricerca degli elementi del federalismo : autonomia (gli Stati membri hanno competenze proprie stabilite nella Costituzione, hanno la possibilità di dotarsi di una propria Costituzione e hanno autonomia finanziaria), sovrapposizione (alcuni principi vanno rispettati ovunque, in tutti gli Stati membri; il diritto federale deve venire applicato e rispettato sulla totalità del territorio; il diritto federale prevale sul diritto degli Stati membri; è un organo federale, la Corte Suprema, a vigilare sulla divisione delle competenze tra Stato federale e Stati membri e ad interpretare la Costituzione federale garantendo l'uniformità del diritto) e partecipazione (bilancia la sovrapposizione: gli Stati membri infatti concorrono alla composizione degli organi federali e del diritto federale – si pensi al Senato, rappresentativo degli Stati membri). Partecipazione : si osserva nell'Articolo I (composizione del Senato, cambiata nel tempo – es. emendamento 17, ma tuttavia sempre rappresentativo dei singoli Stati). Nell'articolo 1 osserviamo anche tutti i poteri del Congresso (Stato centrale) nella sezione VIII ( sovrapposizione ), da leggere assieme all'emendamento X che evidenzia invece le competenze proprie degli Stati membri ( autonomia ). Per modificare la Costituzione, non vengono riscritti gli articoli già esistenti, ma vengono aggiunti degli emendamenti al fondo del testo (considerato intoccabile); nemmeno con gli emendamenti si è modificata molto la Costituzione (dal 1787 gli emendamenti sono stato solo 27). Articolo V: procedimenti di revisione della Costituzione. La sovrapposizione si osserva anche in materia di politica estera (è solo lo Stato federale, il Congresso, che può stipulare trattati con Stati esteri). Articolo VI: principio di prevalenza del diritto federale (Costituzione) sul diritto degli Stati membri. Si tratta del primo esempio di Costituzione rigida, non più pari alle altre leggi. Sovrapposizione del Congresso in materia di schiavitù (la schiavitù è abolita in tutti gli Stati Uniti, e i singoli Stati membri non hanno facoltà di reintrodurla). Gli Stati Uniti, prima di essere una Federazione, sono stati una Confederazione : i 13 Stati erano Stati sovrani, distinti, confederati senza perdere la propria sovranità. La Confederazione non vincola direttamente i cittadini di ciascuno Stato, ma si rivolge agli Stati in quanto tali (a differenza di oggi in cui, ad esempio, l'Unione europea vincola direttamente i cittadini europei; l'Unione europea non è una Confederazione, è un organismo sovra-nazionale). Vi era, nella Confederazione, una sola Camera, eletta dai legislativi dei 13 Stati. La Costituzione del 1787 pone le basi per uno Stato federale , inizialmente duale (elenco di competenze federali + competenze residue molto ampie lasciate agli Stati membri). Il federalismo duale si evolverà in federalismo cooperativo , non tramite modifiche della Costituzione, ma attraverso le diverse interpretazioni di essa date dalla Corte Suprema (ad esempio nel 1937 permettendo al Congresso di intervenire in materia sindacale, sebbene il lavoro fosse di competenza degli Stati membri; nel 1941 approva un'altra legge del Congresso riguardante il divieto di merci prodotte col lavoro minorile). La Corte Suprema permette questo intervento del Congresso in seguito agli anni '30 (Roosevelt, il New Deal) che avevano visto un maggior intervento dello Stato
nell'appoggiare, ma anche nel limitare, i singoli Stati. Col federalismo cooperativo è possibile che il Congresso, cioè lo Stato federale, intervenga in materie che sembrano essere competenza degli Stati membri, limitando la loro autonomia. Federalismo cooperativo = maggiore interventismo dello Stato centrale. L'interventismo dello Stato si osserva anche nel federalismo fiscale, cioè nell'imposizione, da parte del Congresso, di tasse e imposte in tutti gli Stati Uniti. Dagli anni '80 osserviamo invece un nuovo “ritiro” dello Stato centrale a livello globale, a causa del ritiro dello Stato sociale.
Ha una lunga tradizione di Confederazioni nei secoli (Repubblica di Weimer ma anche molte altre precedenti, sotto la Prussia). La Repubblica federale tedesca vede l'origine della Legge Fondamentale (la “Costituzione” tedesca), che verrà poi adottata anche dalla Repubblica democratica tedesca dopo l'unificazione. Modello anglosassone di federalismo (o federalismo di esecuzione ): agli Stati membri sono lasciate molte competenze nell'eseguire anche le leggi federali (mentre negli Stati Uniti il potere amministrativo corrisponde a quello legislativo, cioè ogni Stato membro ha potere nell'esecuzione solo delle sue leggi, non di quelle federali).
Legge Fondamentale tedesca : Art. 31. Principio di sovrapposizione (diritto federale prevale sul diritto del singolo Stato membro
di fornire le infrastrutture, le comunità si occupano dell'aspetto culturale, le aree linguistiche tutelano le differenze linguistiche). Senato di 71 membri, che possa garantire la rappresentanza di tutte le entità sopraindicate. Si tratta di una “Camera di riflessione”, dotata di poche competenze concrete. Forti spinte secessioniste. Stato regionale.
Modello fortemente accentrato fino alla Costituzione del 194 8, che riconosce le autonomie territoriali. Le 5 regioni a statuto speciale hanno avuto uno statuto dal 1948 tramite legge costituzionale, quindi modificabili sono con procedimento aggravato. Le regioni ordinarie invece vengono ufficialmente istituite nel 1970 (“era glaciale” tra 1948 e 1970; “disgelo costituzionale” negli anni '70). La Democrazia Cristiana, che aveva sostenuto l'istituzione delle regioni, diventa in seguito molto rigida sul tema, temendo di perdere il controllo sulle periferie dopo aver vinto le elezioni nel '48. Per questo le regioni non si sviluppano fino agli anni Settanta, che sono anni di forte conflitto sociale , e l'istituzione delle regioni viene vista come soluzione per decentralizzare la conflittualità e far sì che a gestirla sia anche il PCI. Decreti attuativi nel 1972 e 1977. Le regioni così create non hanno grande autonomia, dipendono fortemente dai partiti nazionali e dallo Stato centrale (in quel periodo Stato sociale). Art. 5. Unità e indivisibilità della Repubblica ma anche riconoscimento delle autonomie locali. Titolo V (art. 114 e seguenti). Competenze delle regioni erano elencate nell'articolo 117 (oggi modificato). Legislazione concorrente: potevano adottare leggi all'interno delle “leggi quadro” dello Stato e nel rispetto dell'interesse nazionale (tutelato dalla Corte costituzionale). Controllo preventivo dello Stato sulle leggi regionali. Competenza legislativa parallela a quella amministrativa (come negli Stati Uniti). Nel 1990 (legge 142) viene riconosciuta la potestà statutaria (possibilità di dotarsi di un proprio statuto) a Comuni e Province. Nel 1997 “ legge Bassanini ” conferisce a Regioni, Province e Comuni sempre più competenze che prima erano statali (meccanismo detto di devoluzione). Nel 1999 prima revisione costituzionale che introduce l' elezione diretta del Presidente della Regione ; viene rafforzata l'autonomia statutaria delle Regioni, modificando alcuni articoli del Titolo V della Costituzionale. Nel 2001 un'altra riforma costituzionale estende i contenuti della riforma del 1999 anche alle regioni a statuto speciale. Nello stesso anno abbiamo una grossa riforma di tutto il Titolo V della Costituzione , che introduce tutte le leggi adottate nel decennio precedente (leggi Bassanini ecc). Si tratta della prima riforma costituzionale di parte (non con il consenso di tutte le parti politiche, ma solo del centro-sinistra), approvata con referendum. Si tratta di una riforma costituzionale fatta “in fretta”, contenente numerose confusioni fra le competenze che è toccato alla Corte costituzionale dirimere. Art. 117. Ripartizione delle competenze ed elenco delle competenze esclusive dello Stato (politica estera, immigrazione, cittadinanza, difesa, moneta, leggi elettorali, forze armate, giurisdizione, ordine pubblico, rapporti internazionali e con l'Unione europea, ecc). Competenze residue alle Regioni (tutto ciò che non è riservato allo Stato spetta alle Regioni). Materie di legislazione concorrente (sia lo Stato che le Regioni: lo Stato detta i principi
fondamentali, la Regione ha poi potestà legislativa): istruzione, ricerca scientifica, protezione civile, previdenza, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, tutela del lavoro, ecc. Ci sono materie che si sovrappongono, cioè che si dice che sono competenza esclusiva dello Stato ma poi si dice che fanno parte delle competenze concorrenti. La ripartizione delle competenze è simile a quelli degli Stati federali (competenze esclusive, residuali e concorrenti); di solito invece negli Stati regionali le Regioni hanno competenze esclusive mentre le competenze residue sono attribuite allo Stato. Art. 118. Principio di sussidiarietà : se una funzione può essere meglio assolta dal livello territoriale più piccolo, essa deve essere svolta dal livello territoriale più piccolo. Il livello più alto interviene solo se quello più piccolo non è adeguato. Quindi l'amministrazione è gestita prima dai Comuni, poi dalle Province, poi dalle Regioni e poi dallo Stato ( sussidiarietà verticale ). Esiste anche una sussidiarietà orizzontale : è preferibile la libera organizzazione dei cittadini prima dell'intervento dello Stato (due letture: partecipazione dei cittadini ma anche dismissione di alcune funzioni dello Stato sociale). Art. 119. Autonomia finanziaria di entrata e di spesa delle autonomie territoriali (federalismo fiscale). Per evitare eccessive disparità nel Paese viene istituito un fondo perequativo per sostenere le regioni con minori disponibilità fiscali.
Regioni a statuto ordinario : possibilità di dotarsi di uno statuto (fonte primaria che funziona come una piccola Costituzione pur non essendo dello stesso rango). Art. 123. Detta il contenuto dello statuto; esso determina la forma di governo della regione (rapporti tra i vari organi: Presidente, Giunta, ecc), stabilisce i principi fondamentali dell'organizzazione e del funzionamento della regione, stabilisce chi può proporre un referendum all'interno della regione, determina la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali. Questo è il contenuto ordinario dello statuto. Poi ogni regione può aggiungere altri elementi (es. regioni del centro Italia avevano introdotto delle norme sulla partecipazione politica degli stranieri; in realtà si tratta di preamboli che dichiarano gli intenti delle regioni ma non hanno alcuna valenza concreta). Approvazione dello statuto. Lo statuto viene approvato attraverso due deliberazioni dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta (la metà + 1); tra le due approvazioni devono trascorrere almeno due mesi → procedimento simile a quello di revisione costituzionale (statuto di rango superiore a quello di una semplice legge regionale). Dopo le due approvazioni lo statuto viene pubblicato ma non entra ancora in vigore; devono trascorrere tre mesi durante i quali è possibile richiedere un referendum sul nuovo statuto (serve 1/50 dei cittadini della regione o 1/5 del Consiglio regionale). Superati questi tre messi esso entra in vigore. Se invece viene richiesto il referendum, entra in vigore solo se approvata dalla maggioranza dei voti validi. Il governo centrale può richiedere un controllo sul nuovo statuto entro 30 giorni dalla sua pubblicazione (ricorso di fronte alla Corte costituzionale). Elezione popolare diretta del Presidente della regione (dal 1999); suffragio universale dell'elettorato regionale. Il Presidente rappresenta la regione, promulga le leggi ed i regolamenti della regione. Giunta regionale: organo esecutivo della regione (i componenti sono nominati e revocati dal Presidente della regione).