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Diritto degli alimenti, Appunti di Diritto

Appunti completi per sostenere l'esame di diritto degli alimenti con la professoressa Genesin.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 25/03/2025

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Diritto degli alimenti Maria Pia Genesin anno 2024/2025
Il sistema multilivello delle fonti del diritto alimentare
Concetto di sicurezza alimentare il sistema delle fonti del diritto alimentare è distribuito almeno su 4
livelli: internazionale, unione europea, statale e regionale.
L'alimento prima di poter essere biologico, dop ecc deve essere sicuro. Il concetto di sicurezza alimentare al suo
interno contiene 2 voci:
1. food safety: sicurezza dal punto di vista igenico/sanitario → il prodotto deve essere sicuro nel senso che
non fa male alla nostra salute. Riguarda un problema di salute individuale ma anche collettivo (posso
contaminare gli altri). In questa categoria sono compresi gli allergeni o le indicazioni circa la
conservazione dell'alimento;
2. food security: garantire l'approvvigionamento, cibo sicuro nel senso di disponibilità di alimenti nella
quantità sufficiente → deve essere adeguato a permettere all'essere umano di vivere in maniera dignitosa.
Grande problema perchè non c'è questa security in grande parte del mondo così come in altre parti del
mondo la security c'è anzi addirittura ci sono problema di sovrabbondanza;
Vi è poi il tema della sovranità alimentare: è il diritto che hanno i popoli di poter coltivare i loro terreni per
produrre il cibo che serve a loro, a non essere costretti a produrre per esportare significa poter coltivare ciò che è
produzione tipicamente locale e farne uso.
Il sistema delle fonti del diritto alimentare a livello internazionale → il sistema multilivello delle fonti:
1. internazionale;
2. ue: l'UE è nata come comunità economica europea. I 27 paesi che ne fanno parte commerciano alimenti i
quali devono essere assoggettati a regole volte a favorirne lo scambio. Quando si parla di alimenti si parla
di una merce particolare in quanto si ingerisce e che deve essere sicura e deve poter circolare liberamente.
Si devono quindi imporre limitazioni circa i trattamenti e le sostanze ai quali li alimenti vengono
sottoposti. Si deve bilanciare la tutela della salute con la libera circolazione delle merci e l'UE cerca di
favorire lo scambio dando regole comuni. La presenza di una forte influenza del diritto comunitario
deriva dal fatto che regole comuni facilitano lo scambio, si tratta di 'armonizzazione'. Ci sono regole
comuni di etichettatura, di igiene, dei materiali a contatto ecc...
Ci sono poi paesi extra UE che fanno parte del WTO (organizzazione mondiale del commercio OMC) e
paesi che considerano l'idea di fanne parte. L'UE fa parte del WTO: è basato su trattati, istituito con il
Trattato di Marrakech del '94. La differenza con la legislazione europea è che il legislatore dell'UE
prevale sulla legislazione interna dei singoli stati membri, i quali hanno rinunciato in parte alla sovranità e
in caso di violazione di tali regole si viene giudicati dalla corte UE, al contrario nel WTO non esiste un
legislatore. Si tratta di un accordo tra gli stati e l'obiettivo è quello di far si che i rapporti commerciali
siano più facili e che non vengano ostacolati ad esempio con politiche protezionistiche nazionali fondate
sull'imposizione di dazi. L'obiettivo è creare un mercato mondiale in cui gli stati non si fanno guerre
commerciali tramite dazi sulle merce importata. Altro modo di fare protezionismo è attraverso il
'dumping' ossia quando lo stato incentiva i propri produttori affinchè possano vendere all'estero i loro
prodotti ad un prezzo molto basso in modo che vengano comprati in grande quantità (il produttore può
permettersi di vendere i propri prodotti a basso prezzo in quanto riceve compensi dallo stato).
Attualmente l'OMC è in crisi in quanto continuano ad esserci guerre commerciali:
le auto elettriche della Cina costano meno quindi gli europei le comprano. Il problema è che
queste auto costano poco nell'UE perchè il governo cinese sovvenziona le sue case produttrici di
auto elettriche con conseguente monopolio del mercato europeo da parte della Cina. L'UE per
equilibrare le cose, ha posto dei dazi sulle auto cinesi ciò significa che quando queste arrivano
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Il sistema multilivello delle fonti del diritto alimentare

Concetto di sicurezza alimentare → il sistema delle fonti del diritto alimentare è distribuito almeno su 4

livelli: internazionale, unione europea, statale e regionale. L'alimento prima di poter essere biologico, dop ecc deve essere sicuro. Il concetto di sicurezza alimentare al suo interno contiene 2 voci:

  1. food safety : sicurezza dal punto di vista igenico/sanitario → il prodotto deve essere sicuro nel senso che non fa male alla nostra salute. Riguarda un problema di salute individuale ma anche collettivo (posso contaminare gli altri). In questa categoria sono compresi gli allergeni o le indicazioni circa la conservazione dell'alimento;
  2. food security : garantire l'approvvigionamento, cibo sicuro nel senso di disponibilità di alimenti nella quantità sufficiente → deve essere adeguato a permettere all'essere umano di vivere in maniera dignitosa. Grande problema perchè non c'è questa security in grande parte del mondo così come in altre parti del mondo la security c'è anzi addirittura ci sono problema di sovrabbondanza; Vi è poi il tema della sovranità alimentare: è il diritto che hanno i popoli di poter coltivare i loro terreni per produrre il cibo che serve a loro, a non essere costretti a produrre per esportare significa poter coltivare ciò che è produzione tipicamente locale e farne uso. Il sistema delle fonti del diritto alimentare a livello internazionale → il sistema multilivello delle fonti:
  3. internazionale;
  4. ue : l'UE è nata come comunità economica europea. I 27 paesi che ne fanno parte commerciano alimenti i quali devono essere assoggettati a regole volte a favorirne lo scambio. Quando si parla di alimenti si parla di una merce particolare in quanto si ingerisce e che deve essere sicura e deve poter circolare liberamente. Si devono quindi imporre limitazioni circa i trattamenti e le sostanze ai quali li alimenti vengono sottoposti. Si deve bilanciare la tutela della salute con la libera circolazione delle merci e l'UE cerca di favorire lo scambio dando regole comuni. La presenza di una forte influenza del diritto comunitario deriva dal fatto che regole comuni facilitano lo scambio, si tratta di ' armonizzazione '. Ci sono regole comuni di etichettatura, di igiene, dei materiali a contatto ecc... Ci sono poi paesi extra UE che fanno parte del WTO (organizzazione mondiale del commercio OMC) e paesi che considerano l'idea di fanne parte. L'UE fa parte del WTO: è basato su trattati, istituito con il Trattato di Marrakech del '94. La differenza con la legislazione europea è che il legislatore dell'UE prevale sulla legislazione interna dei singoli stati membri, i quali hanno rinunciato in parte alla sovranità e in caso di violazione di tali regole si viene giudicati dalla corte UE, al contrario nel WTO non esiste un legislatore. Si tratta di un accordo tra gli stati e l'obiettivo è quello di far si che i rapporti commerciali siano più facili e che non vengano ostacolati ad esempio con politiche protezionistiche nazionali fondate sull'imposizione di dazi. L'obiettivo è creare un mercato mondiale in cui gli stati non si fanno guerre commerciali tramite dazi sulle merce importata. Altro modo di fare protezionismo è attraverso il ' dumping ' ossia quando lo stato incentiva i propri produttori affinchè possano vendere all'estero i loro prodotti ad un prezzo molto basso in modo che vengano comprati in grande quantità (il produttore può permettersi di vendere i propri prodotti a basso prezzo in quanto riceve compensi dallo stato). Attualmente l'OMC è in crisi in quanto continuano ad esserci guerre commerciali:

 le auto elettriche della Cina costano meno quindi gli europei le comprano. Il problema è che

queste auto costano poco nell'UE perchè il governo cinese sovvenziona le sue case produttrici di auto elettriche con conseguente monopolio del mercato europeo da parte della Cina. L'UE per equilibrare le cose, ha posto dei dazi sulle auto cinesi ciò significa che quando queste arrivano

alle frontiere UE, chi le vende deve pagare un dazio e di conseguenza deve aumentare il prezzo. La Cina per ritorsione, mette il dazio sui formaggi italiani → la PAC (politica agricola comune) ossia un sistema di incentivi, finanziamenti che l'UE da ad allevatori ed agricoltori. Quindi in Italia, gli agricoltori ricevono tramite la PAC dei soldi e la Cina dice che i tratta allo stesso modo di dumping ma l'UE afferma il contrario. C'è una questione da dirimere tra UE e Cina su politiche protezionistiche: non c'è un giudice sovranazionale per decidere la questione quindi viene istituito un sistema di risoluzione delle controversie basato sulla presenza di un gruppo di esperti che esamina la questione e individua eventuali responsabilità. È strutturato come fosse una sorta di soluzione arbitrale e alla fine verrà stabilito chi ha torto e chi ha ragione e quest'ultimo potrà legittimamente applicare dazi; L'OMC hha come compito far si che i prodotti circolino tra gli stati membri senza incontrare sotacoli di tipo protezionistico.

  1. statale :
  2. regionale : Gli accordi verticali dell'OMC → tra i trattati di cui si compone l'OMC rientrano:
  3. accordi SPS ( misure sanitarie e fitosanitarie ): prevede regole che tutelano la salute e che sono decise dagli stati. Ogni Stato è libero di decidere misure sanitarie in quanto ogni stato è libero di decidere come tutelare la salute, questo a condizione che tali regole non creino ostacoli agli scambi ingiustificati in quanto potrebbero nascondere un intento di tipo protezionistico (finte misure sanitarie per impedire l'entrata di prodotti). Le misure sanitarie e fitosanitarie sono tutte quelle regole che gli Stati decidono per tutelare la salute delle piante, degli animali e dell'uomo. Queste regole di tutela potrebbero incidere sul commercio internazionale perchè nel momento in cui uno Stato stabilisce che ad esempio non si possono commercializzare nel suo territorio molluschi che contengono residui di X,Y o che siano contaminanti da X,Y non potranno entrare su quel mercato i molluschi provenienti da altro Stato che non ha queste stesse regole. L' art.1 dell'accordo dice che va applicato a tutte le misure sanitarie e fitosanitarie che potrebbero, direttamente o indirettamente, incidere sul commercio internazionale. Uno Stato è libero di decidere quale livello di tutela della salute intende perseguire però lo deve fare compatibilmente con le regole dell'accordo SPS. I requisiti che a livello internazionale, vengono richiesti perchè uno Stato possa creare un ostacolo agli scambi in maniera legittima disciplinando prodotti alimentari sono: ▪ carattere necessario della misura : l'accordo dice che devono essere misure che appaiono necessarie per tutelare la vita o la salute dell'uomo degli animali o dei vegetali → si possono adottare se appare il carattere necessario della misure: se c'è un alternativa, va scelta questa e non quella più restrittiva; ▪ fondamento scientifico della misura : devono essere misure basate su criteri scientifici e non devono essere mantenuta se non ci sono sufficienti prove scientifiche; ▪ non devono essere discriminatorie : non deve comportare una discriminazione arbitraria o ingiustificata fra Stati membri dell'OMC che hanno condizioni identiche o analoghe; L'ideale sarebbe che gli Stati seguissero regole comuni : attuare quella che l' art.3 dell'Accordo chiama ' armonizzazione ': questo non può avvenire perchè l'OMC non ha un legislatore che crei regole da applicare negli stati e non può imporre dall'alto delle norme così come fa invece l'UE ma può solo suggerire. L'ideale sarebbe che gli Stati membri dell'OMC si ispiassero a degli standard comuni di sicurezza e l'accordo SPS li induce a seguire gli standard propri della Commissione del Codex Alimentarius inteso come documento di riferimento per trovare regole comuni in materia di norme igenico-sanitarie (non bisogna far altro che prendere quelle indicazioni e trasformarle in una legislazione

i quali il marchio è stato registrato, qualora tale uso possa comportare un rischio di confusione. La particolarità è che l'accordo TRIPs non ha un regime differenziato per le indicazioni geografiche ma le tratta alla stessa stregua di come tratta i marchi : non hanno una tutela differenziata/rafforzata rispetto al marchio. Lo scopo è sempre quello di dare regole comuni affinchè si evitino ostacoli agli scambi. Il Codex Alimentarius → l'accordo SPS dice una cosa ulteriore ossia se lo stato segue gli standard del 'codex alimentarius' le misure sono necessariamente corrette. Il Codex Alimentarius esiste a livello internazionale ed è un insieme di regole tecniche elaborate dal Codex Alimentarius Commission istituita nel 1963 per iniziativa della FAO e della OMS. Fanno parte della Commissione, attraverso loro rappresentanti, quasi tutti gli stati del mondo. Anche l'UE ne fa parte e ne fanno parte i singoli stati membri. La Commissione del Codex approva degli standard minimi sulla sicurezza dei prodotti alimentari. Gli standard si articolano in:  general standard o standard orizzontali : che valgono per tutti gli alimenti: etichettatura, additivi, contaminanti, metodi del controllo ufficiale, igiene;  commodity standard o standard verticali : che valgono per specifici alimenti: denominazione della vendita, composizione, additivi ecc del singolo prodotto; Il Codex non è una fonte di diritto internazionale. Gli standard non vincolano gli stati membri e si rivolgono a soggetti privati e gli stati membri possono scegliere di applicare nella propria legislazione il livello di sicurezza previsto dal Codex e le misure restrittive non saranno considerate un illegittimo ostacolo agli scambi. Con il Codex c'è un armonizzazione che si forma invitando gli stati a rispettare gli standard dal Codex pertanto, essi non sono obbligati ad applicare quanto stabilito in esso ma possono decidere di avere una legislazione fitosanitaria e sanitaria più severa però in quel caso devono dimostrare che la misura sia necessaria, scientificamente fondata e non discriminatoria. Il diritto alimentare di matrice UE e il suo rapporto con il diritto nazionale → anche per l'UE è importante garantire la libera circolazione delle merci fra gli stati membri. Anche per l'UE è importante tutelare la salute: anche qui si riproduce quella contrapposizione fra cercare che gli alimenti si commercializzino facilmente ma allo stesso tempo proteggere la salute. L'UE ha delle competenze che sono stabilite dai trattati che la disciplinano. L'UE è un organizzazione sovranazionale e gli SM nel partecipare ad essa hanno rinunciato ad una quota della loro sovranità. Le fonti del diritto dell'UE si articolano in:

  1. fonti primarie : trattati;
  2. fonti derivate : regolamenti, direttive, decisioni; Vi sono delle differenze:  la direttiva ha un impatto nell'ordinamento degli stati membri più mediato dall'azione dello stato che deve recepirla nel proprio ordinamento → caratteristica della direttiva è quella di porre degli obiettivi che gli stati membri devono recepire nel proprio ordinamento, vengono assegnati dei tempi per attuare questo obiettivi e gli stati membri hanno il potere di scelta sullo strumento da utilizzare per attuare la direttiva ed anche normalmente, su alcuni profili di disciplina sostanziale (la direttiva lascia dei margini di scelta anche sui contenuti della disciplina agli stati membri);  il regolamento non si rivolge solo agli stati ma anche ai singoli cittadini degli stati membri ed è in grado di entrare direttamente nell'ordinamento nazionale ponendo precisi obblighi di condotta in capo agli stati ed in capo ai privati. Ha un efficacia più penetrante negli ordinamenti nazionali e non deve essere recepito in quanto si applica automaticamente. Questo non significa che l'emanazione di un nuovo regolamento

non richieda da parte degli stati membri un'azione di adeguamento. È certo che gli stati membri debbano adeguarsi laddove ci siano delle necessità organizzative per potersi allineare ad esso, gli stati devono adottare le misure necessarie per allinearsi ma non lo devono recepire in quanto è già in sé stesso operativo; L'UE tende a usare maggiormente il regolamento rispetto alla direttiva e questo in quanto proprio per sua natura, si presta ad avere un'azione molto più diretta e immediata negli ordinamenti nazionale e quindi toglie di mezzo gli spazi di scelta. Quasi del tutto perchè è ovvio che, se poi l'ordinamento nazionale si deve attrezzare sul piano organizzativo per poter fare in modo che il regolamento UE sia effettivamente operativo qualche margine di scelta lo ha, ma non certo su quelli che sono profili di disciplina sostanziale dettati dal regomento stesso. La direttiva è uno strumento di armonizzazione. Anche il regolamento lo è ma essendo più forte della direttiva, viene definio uno strumento di uniformazione più che di armonizzazione perchè effettivamente, gli ordinamenti nazionali è come se fossero tutti portati esattamente ad avere la stessa impostazione. I trattati attualmente in vigore sono 2:  il Trattato sull'UE ( TUE ): l'UE è un ordinamento derivato da quelli nazionali e quindi ha solo le competenze che gli ordinamenti nazionali hanno deciso di attribuirle: ◦ principio di attribuzione: conferma che l'UE è un ordinamento derivato quindi ha solo le competenze che le hanno assegnato gli stati membri e le competenze che gli stati membri le hanno assegnato sono la quota di sovranità a cui essi hanno rinunciato. I Trattati in particolare il TFUE, dicono quali sono queste competenze. Tutto ciò che non è attribuito all'UE dai Trattati resta in capo agli stati membri → viene richiamato il principio di collaborazione: gli stati devono impegnarsi ad eseguire ciò che l'UE decide e non ostacolare il processo di armonizzazione e quando gli stati decidono di anticipare l'UE su qualche materia questo non dovrà compromettere la futura azione dell'UE. L'UE a sua volta deve ragionare in termini di collaborazione con gli stati; ◦ principio di proporzionalità : dice che il contenuto e la forma dell'azione dell'UE devono limitarsi a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei Trattati → qualunque sia il tipo di competenza che l'UE esercita, le istituzioni europee devono ricordarsi che possono occuparsi di quella materia solo nei limiti di quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi di cui ai Trattati; ◦ principio di sussidiarietà : vale solo quando l'UE non ha competenza esclusiva → se non ha competenza esclusiva quindi è ammessa l'azione degli stati membri, l'UE interviene solo se gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in maniera sufficiente dagli stati membri né a livello centrale né a livello regionale né locale ma possono essere meglio conseguiti dall'UE. L'UE ha un ruolo suppletivo rispetto a quello degli stati; ◦ c'è un ulteriore principio di cui però il TUE non parla in maniera esplicita cioè il principio del primato : al di là del modo in cui vogliamo intendere il rapporto tra UE e stati membri, il diritto dell'UE deve prevalere sulla legislazione nazionale → garantisce che il diritto dell'UE prevalga sempre. Non può esserci un contrasto tra diritto europeo e diritto nazionale che si risolva a favore del diritto nazionale. Nel nostro ordinamento, grazie all'interpretazione della CC, abbiamo trovato la soluzione di non applicare la normativa italiana in contrasto. Il contrasto può esserci perchè ad esempio, il legislatore interno può introdurre nuove norme che per una cattiva interpretazione del diritto UE sono in contrasto con normative già esistenti dell'UE oppure è possibile che l'UE faccia delle riforme e la legislazione italiana preesistente si ritrova a non essere più allineata. La non applicazione della norma interna è la soluzione trovata per i contrasti che riguardano i regolamenti: ▪ es. contrasto tra precedente normativa italiana e successiva normativa UE (tema etichettatura): vi era una normativa che nel 2011 era allineata ad una serie di regole UE, nel 2011 l'UE ha fatto un'operazione di riscrittura. Quindi vi è una normativa vecchia non più allineata che

alimentare c'è molta giuriprudenza della Corte di Giustizia perchè molto spesso sorgono dei dubbi circa le interpretazioni delle fonti. Quando nasce la questione interpretativa il giudice sospende il procedimento e si rivolge alla corte di giustizia affinchè stabilisca la corretta interpretazione. Le sentenze della corte di giustizia sono vincolanti quindi quanto stabilisce che il diritto nazionale viola le disposizioni europee, lo stato preso in causa dovrà modificare il diritto interno. L'armonizzazione e il ruolo degli stati membri → l'UE armonizza tramite le direttive ma soprattutto tramite i regolamenti come ad esempio l'etichettatura o i materiali a contatto che vengono armonizzati perchè potrebbero contaminare gli alimenti rilasciando sostanze come metalli pesanti o inchiosti che sono dannosi per la salute. L'armonizzazione è uno strumento indispensabile da usare secondo il criterio di sussidiarietà e di proporzionalità. Agli stati e ai legislatori nazionali viene lasciato poco spazio, ad esempio per quel che riguarda la normativa penale e organizzativa. Quando c'è una normativa UE gli stati membri devono astenersi dall'intervenire e in caso avvessero già legiferato a riguardo ma le norme nazionali risultano in contrasto con quelle UE allora le norme interne devono essere messe da parte. Sulla materia degli alimenti, la competenza spetta allo stato e alle regioni: lo stato detta i principi fondamentali e le regioni si occupano della disciolina di dettaglio ma lo stato agisce poco perchè interviene l'UE mentre le regioni intervengono solo se l'intervento dell'UE è stato poco puntuale. I produttori dei singoli stati membri hanno rapporti commerciali anche con paesi extra UE e in questo caso si deve guardare al mercato dello stato con cui si deve commerciare. Il sistema normativo italiano nel settore alimentare e l'organizzazione delle attività di controllo ufficiale Il riparto di potestà normativa Stato/Regioni nella materia alimentazione: art.117 Cost → nella versione originaria, elencava le materie in cui le regioni avevano potestà legislativa concorrente. La scelta originaria della Cost era che le regioni avevano questo tipo di potestà e l'avevano solo in determinate materie. Non avevano la potestà residuale cioè materie affidate loro senza l'intervento dei principi fondamentali dello Stato. Mentre tutte le materie non nominate erano affidate al legislatore statale il quale poteva scegliere di demandare alla regione il potere di emanare norme per l'attuazione di leggi statali. Le regioni avevano:  o potestà concorrente ma solo nelel materie indicate dal 117;

 o se lo Stato decideva cosi, il potere di emanare norme per l'attuazione delle leggi dello Stato;

Le materie elencate non includevano espressamente la materia alimenti/alimentazione. Nell'elenco però vi erano degli argomenti che riconducevano agli alimenti. Nella versione originaria dell'art.117 come materia di potestà concorrente stato-regioni l'alimentazione/gli alimenti non erano menzionati quindi per esclusione la materia poteva ritenersi una materia di competenza statale → alla luce di questa impostazione nasce la legge 283/ dedicata al tema della disciplina igenico sanitaria di alimenti e bevande. Essendo una legge che nasce in un periodo in cui la materia alimenti non ha una sua espressa collocazione nelle materie di potestà concorrente, lo stato è libero di occupare l'intera materia con la propria legislazione. Quando verrà emenato il DPR 327/1980, regolamento che dà attuazione ed esecuzione a quella legge, il ragionamento resta lo stesso. Per molti anni, non si è riuscito ad avere la fonte normativa di esecuzione e questo per tante ragioni, compresa la difficoltà a far digerire al tessuto operativo ed economico una legge così impegnativa sul piano della sicurezza igenico-sanitaria. La normativa italiana deve tener conto della normative UE. Le nostre normative applicano e adeguano il nostro ordinamento a quanto richiede l'unione europea.i criteri di riparto delle competenze stato/regioni si trovano nell' art.117 Cost → per la nostra costituzione, il legislatore statale e quello regionale sono posti sullo stesso piano, entrambi hanno al di sopra la costituzione e hanno i vincoli derivanti dall'UE e dagli obblighi internazionali. Nell'articolo si trova l'elenco delle materie di potestà esclusiva statale dove non rientra la materia dell'alimentazione ma quella di tutela dell'ambiente. La nostra materia rientra tra le materie di potestà concorrente insieme alla tutela della salute. Con la materia del diritto degli alimenti rileva anche la materia dell'agricoltura di cui se ne occupano le regioni. Quindi quando si parla di diritto degli alimenti, abbiamo la materia 'alimentazione' e 'tutela della salute' di potestà concorrente, la materia 'agricoltura' di potestà residuale regionale e la 'tutela

dell'ambiente' di potestà esclusiva statale. C'è conflittualità tra stato e regioni e il criterio risolutore che conosciamo è: quando una materia è concorrente vuol dire che lo stato si occupa dei principi fondamentali mentre le regioni dei dettagli. Ciononostante, possono nascere delle conflittualità e in quel caso interverrà la CC. Al co.2 individua le materie dove lo Stato ha potestà legislativa esclusiva. Questa p la caratteristica che nel 2001 ha reso innovativa la riforma attuata dalla legge costituzionale n.3 perchè lo Stato si è visto costringere entro determinate materie → in questo elenco potrebbero esserci dei profili che interessano gli alimenti: es. si parla di tutela dell'ambiente: se ci sono alimenti che possono implicare conseguenze sull'ambiente allora potrebbero venire in gioco profili dipotestà legislativa esclusiva dello stato relativi proprio alla tutela dell'ambiente; Al co.3 si occupa delle materie di legislazione concorrente: lo Stato definisce i principi fondamentali della materie e le regioni si occupano della normativa di dettaglio. Nell'elenco dopo il 2001, si trova l'esplicito riferimento anche all'alimentazione → qualcuno potrebbe obiettare: ma alimenti e alimentazione non sono la stessa cosa. È vero che la terminologia usata dal legislatore non è quella più felice in ogni caso, resta vero un dato di fatto: tutto ruota attorno all'alimento, che è oggettivamente definito ma pur essendo alimento oggettivamente definito, quando parliamo della materia che ruota attorno agli alimenti, ci rendiamo conto che è una materia dai confini sfumati. La materia alimenti va intersecare altri settori dell'ordinamento che possono essere affidati esclusivamente allo Stato, alle regioni o altri settori di competenza concorrente. Di conseguenza, anche se la parola utilizzata non è forse la più felice, resta vero il fatto che ci troviamo di fronte a un settore in cui sono implicati i rapporti con tante altre materie → es. non troviamo in questo elenco l'agricoltura ma gli alimenti hanno sicuramente dei rapporti con la materia agricoltura che non essendo nell'elenco, dovrebbe considerarsi materia di potestà residuale regionale come dice il quarto comma: questo genererà dei conflitti tra lo stato e le regioni; al co.6 la potestà regolamentare spetta allo stato solamente nelle materie di legislazione esclusiva salva deleaga alle regioni. La potestà regolamentare spetta alle regioni in ogni altra materia → lo stato ha il potere regolamentare solo nelle materie di legislazione esclusiva, perchè fondamentalmente il potere regolamentare dovrebbe intendersi come un potere di tipo attuativo/esecutivo della legislazione e quindi è coerente che, dove lo Stato ha potestà esclusiva, ci sia anche potere regolamentare. Così come appare coerente che nelle altre materie questo potere venga assegnato alle regioni: potestà concorrente, potestà residuale regionale, il potere regolamentare è delle regioni. L' art.116 Cost regola le regioni a statuto speciale, le quali dispondono di forme e di condizioni speciali di autonomia. Il principio generale è che lo stato detta i principi fondamentali e le regioni fanno il dettaglio quindi in Italia possiamo avere normative differenti da regione a regione. Per evitare i conflitti tra stato e regioni, la costituzione prevede il ' principio di leale collaborazione ': stato e regioni cercano di esercitare le competenze che la costituzione da loro senza creare conflittualità. Gli strumenti con il quale si attua la leale collaborazione sono:  conferenza stato-regioni : è una sede di cooperazione, la sede istituzioale in cui i rappresentanti delle regioni e dello stato si parlano per trovare un accordo ed evitare conflittualità trovando ad esempio dei punti in comune per elaborare delle leggi. Inoltre, la conferenza è importante in questa materia in quanto produce elementi di soft law molto utili, difatti i rappresentanti stato e regioni, decidono insieme come interpretare ed applicare le regole dell'UE → es. come garantiamo l'igiene delle carni di selvaggina selvatica: vi sono limiti per la pratica della caccia dopodichè vi sono una serie di normative UE sulla base delle quali viene stabilita un'intesa che serve perchè lo stato e le regioni abbiano una linea di azione comune che rappresenta l'interpretazione condivisa della normativa UE. Per chi opera nel settore alimentare è importante avere di fronte un'autorità che segue linee guida comuni. In altri casi, ci si siede intorno ad un tavolo per individuare prima di fare un legge dei punti in comune; Il nostro legislatore si è trovato di fronte ad una tale quantità di fonti normative, soprattutto statali e non allineate, che ha dovuto trovare un criterio per evitare che ci fosse una discontinuità tra il vecchio ordinamento e il nuovo, che si creassero dei vuoti normativi. Ecco il motivo per cui il legislatore ha emanato la legge 131/2003 nata con lo

dall'UE che prevede specifici controlli per questi alimenti in quanto considerati più a rischio. Ci sono regole per esempio, sulla macellazione ad uso familiare, questi alimenti non si possono commerciare perchè è un ambito particolare. Il diritto alimentare di solito non si interessa di ciò che si produce a livello domestico, ad esempio per le verdure dell'orto o la cucina, frigo personale non ci sono regole. La macellazione è un'attività delicata quindi anche se l'uso è familiare dev'essere tenuta sotto controllo;  ministero dell'agricoltura : fa capo a un altro tipo di contollo ufficiale, non più dal punto di vista igenico-sanitario bensì dal punto di vista delle pratiche commerciali leali, informazione dei consumatori ed etichettatura; Il d.lgs 27/2021 spiega come si organizzano i controlli ufficiali che si dividono tra quelli che fanno capo al ministero della salute e a quello dell'agricoltura. L' art.2 comma 11 prevede che il personale addetto ai controlli ufficiali ha la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria. Tale personale possiede la qualifica di pubblico ufficiale quindi sono organi ausiliari della magistratura penale infatti quando si accorgono di essere dinanzi un fatto di reato hanno obbligo di denuncia. Loro sono ufficiali/agenti di polizia giudiziaria solo nei limiti del servizio ai quali sono destinati. Chi non fa parte del gruppo delle autorità che hanno poteri di controllo ufficiale sul piano igenico-sanitario se si imbattono in qualche violazione della normativa igenico-sanitaria non possono prendere provvedimenti ma devono rivolgersi a questa autorità affinchè intervenga. Dall' art.4 si tratta dei controlli igenico-sanitari:  quando si fanno tali controlli le ASL devono decidere il livello di rischio: ad esempio la panetteria verrà controllata diversamente meno frequentemente di una pescheria;  i controlli di routine vengono effettuati senza preavviso tranne alcuni controlli che richiedono una preparazione da parte dell'operatore;  i controlli devono essere documentati, del controllo dev'essere redatto un verbale;  se l'alimento è venduto tramite piattaforma online, è sotto controllo ufficiale; Per quanto riguarda le autorità che svolgono i controlli igenico-sanitarie:  dal decreto emergono elementi di chiarezz rispetto ad una questione poco chiara: ◦ il ministero della salute può avvalersi dei NAS comando dei carabinieri che dipende dal ministero della salute. In caso di difformità, deve informare l'autorità competente dei provvedimenti adottati questo vuol dire che si riconosce al personale il potere di adottare provvedimenti. Il ministero della salute è anche l'autorità a cui far riferimento in caso di commercio online;  forze di polizia afferenti ad altre istituzioni: in caso di non conformità alimentare, danno tempestiva segnalazione alle autorità competenti in questo caso non c'è il potere di adottare provvedimenti; L' art.6 stabilisce che gli operatori devono assicurare alle autorità l'accesso ai locali,ai messi informatici ecc.. l'operatore che subisce controllo ufficiale ha dei diritti di difesa:  deve essere redatto verbale e deve essere lui rilasciata una copia;  controperizia ( art.7 ): quando si fa un prelievo di campione, un'aliquota del campione deve essere data all'operatore. Se dalle analisi emerge un esito sfavorevole può procedere alla controperizia → è un esame documentale delle registrazioni inerenti le attività condotte. Esiste un termine prerentori per poter richiedere questo esame ed eventualmente l'OSA può richiedere una diagnosi sull'aliquota resa disponibile;  controversia ( art.8 ): se l'operatore fa fare una controperizia e non ne condivide le valutazioni allora effettua una controversia → l'OSA chiede di effettuare a proprie spese un'altra documentazione da parte dell'istituto superiore si sanità;

Sono due esami documentali volti a cercare un errore.

Registrazione (SCIA sanitaria) → dal punto di vista degli adempimenti a carico dell'OSA, quando apre uno

stabilimento alimentare, ha l'obbligo di registrarsi. Si parla di SCIA sanitaria ( l. 241/90 ): non corrisponde ad un regime autorizzativo, si parla di strumento di liberalizzazione, è un atto del privato che mette la PA al corrente di qualcosa. Nel settore delle produzioni alimentari è richiesto all'OSA, prima dell'avvio dell'attività, di effettuare notifica all'ASL. La SCIA deve mettere al corrente la ASL sul fatto che verrà aperto un nuovo stabilimento alimentare. Va fatta anche se si usano tecniche di comunicazione a distanza. La ASL prende atto perchè la SCIA non è un regime autorizzativo, registra all'anagrafe degli stabilimenti questo nuovo stabilimento. Nel riconoscimento (autorizzazione sanitaria degli stabilimenti) , il controllo dell'Asl è preventivo, finalizzato a riconoscere la possibilità di iniziare l'Asl e in caso di difformità negare l'autorizzazione. Per l'UE è meglio la SCIA, si può iniziare l'attività dell'obiettivo di liberalizzare il mercato. Attività soggette a riconoscimento: quelle più a rischio sono ad esempio i macelli → il consumo domestico privato non rileva. Il diritto alimentare si occupa di ciò che è messo a disposizione di terzi. La macellazione perà è un'attività particolare. Questa attività non può destare attenzione da parte dell'autorità sanitaria. Bisogna soprattutto in caso di allevamento in proprio, rispettare il benessere dell'animale. L'anagrafe degli stabilimenti è l'elenco degli stabilimenti registrati: dovrebbe servire a tenere un coordinamento tra le autorità di controllo. Regolamento (CE) n.178/2002 → assume una rilevanza fondamentale nelal costruzione del diritto alimentare di matrice UE come autonoma branca del diritto, è fondamentale per l'autorità che fa i controlli e per l'OSA. Questo regolamento stabilisce i principi generali della legislazione alimentare, istituisce l'autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa le procedure nel campo della sicurezza alimentare: general food law. A partire dal 2002, il legislatore UE si preoccupa della salute dell'uomo, a partire da ciò che mangia. Gli obiettivi primari del diritto alimentare alla luce del general food law:  garantire un elevato livello di tutela della salute umana;  tutelare gli interessi dei consumatori;

 garantire la libera circolazione di alimenti e mangimi nell'UE;

Obiettivi emersi nella legislazione successiva sono la tutela della salute e del benessere degli animali, tutela della sanità delle piante e tutela dell'ambiente. Prima di questo regolamento vi era una legislazione sparsa nazionale, da questo regolamento è poi derivato il pacchetto igiene. Il regolamento 178 ha avuto origine negli anni 90 a seguito di numerose morti dei consumatori per aver mangiato carne di bovine infetta a causa del virus della mucca pazza e della presenza di diossina nella carne dei polli, entrambe originate a partire dai mangimi i quali non sono stati trattati adeguatamente. Questa malattia ha avuto nell'UE un eco mediatico enorme. La BSE era collegata all'alimentazione degli animali, la causa erano i mangimi contaminati con farine animali. L'UE dopo il 2004, ha modificato e abrogato il regolamento. Negli anni 2000, c'è stata un'importante iniziativa da parte della Commissione UE la quale aveva emanato la comunicazione sul principio di precauzione. Prima del regolamento 178/2002 ci sono stati 2 libri prodotti dalla Commissione UE:

  1. libro verdesui requisiti generali della legislazione alimentare del 1997;

2. libro bianco sulla sicurezza alimentare del 2000;

La legislazione alimentare disciplina, dal punto di vista igenico-sanitario, gli alimenti e anche la produzione e l'utilizzo dei mangimi per animali destinati alla produzione animale. Il regolamento ha introdotto il concetto di filiera ' dei campi alla tavola ' che prima non c'era. La legislazione alimentare considera tutti gli aspetti della catena di produzione alimentare, a partire dalla produzione primaria inclusa, passando per la produzione dei

◦ i vegeatali prima della raccolta; ◦ i medicinali e i cosmetici;

◦ sostanze stupefacenti, tabacco;

mangime : cibo degli animali destinati ad essere alimento per uomo. Per quanto riguarda il pet food, non è compreso nella disciplina del regolamento;  legislazione alimentare: si parla di filiera alimentare → tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione sono rilevanti. La produzione primaria è inclusa come quella mangimistica. Chiunque sia coinvolto con un ruolo attivo nelal filiera fa parte della filiera stessa e si assume la responsabilità;  OSA : persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell'impresa alimentare posta sotto il suo controllo → l'impresa è quindi sotto il suo controllo. Colui che ha potere di comanda, può compiere scelte organizzative, può decidere di spendere;  immissione sul mercato : la detenzione di alimenti o mangimi a scopo di vendita comprese l'offerta di vendita o ogni altra forma gratuita o a pagamento di cessione, nonché la vendita stessa, la distribuzione e le altre forme di cessione propriamente detta. Detenzione a scopo di vendita si intende ad esempio quanto presente negli scaffali di un supermercato. Tutto ciò deve essere a norma sul piano igienico-sanitario;  pericolo : agente biologico, chimico o fisico contenuto in un alimento o mangimi o condizione in cui un alimento o un mangime si trova, in grado di provocare un effetto nocivo sulla salute. Non c'è sicurezza assoluta c'è sempre della contaminazione;  rischio : funzione della probabilità e della gravità di un effetto nocivo per la salute, conseguente alla presenza di un pericolo → principio dell'analisi del rischio;  produzione primaria : tutte le fasi della produzione, dell'allevamento, della coltivazione dei prodotti primati, compresi il raccolto, la mungitura e la produzione zootecnica precedente la macellazione e comprese la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti selvatici;  fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione : qualsiasi fase, importazione compresa, a partire dalla produzione primaria di un alimento inclusa fino al magazzinaggio, al trasporto, alla vendita o erogazione al consumatore finale inclusi l'importazione, la produzione, la lavorazione, il magazzinaggio, la distribuzione, la vendita e l'erogazione dei mangimi;  consumatore finale : coloro che non utilizzano l'alimento in un'attività di impresa alimentare. Tutti siamo consumatori finali. Egli utilizza l'alimento non per un'operazione/attività di un'impresa del settore alimentare; EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) → ha sede a Parma ed è stata istituita dal regolamento. Offre:  consulenza scientifica e assistenza scientifica/tecnica ;  fornisce pareri : possono non essere obbligatori, dipende dalla normativa di settore, possono esserci procedure in cui la commissione deve chiedere parere altre in cui ha facoltà. In generale, l'EFSA è a disposizione per la consulenza scientifica. Non sono vincolanti, quindi la consulenza scientifica non vingola e ciò significa che la commissione può decidere diversamente;  e può sanzionare ;

Il problema che l'EFSA pone è la sua indipendenza, in quanto i suoi pareri sono autorevoli se sono indipendenti dalla aziende del settore alimentare. È composto da:  consiglio di amministrazione;  direttore esecutivo con relativo personale;  foto consultivo: in questo foro la parte scientifica dell'EFSA si mette in contatto con gli omologhi nazionali dell'EFSA. Ogni stato dell'UE ha un'autorità/agenzia analoga. Lo scopo è quello di coordinarsi per fare in modo che le agenzie sparse nell'UE lavorino in sintonia coordinate con l'EFSA;  comitato scientifico e gruppi di esperti scientifici; In Italia, vi è il ministero della salute e un comitato che ne fa parte, non abbiamo un'agenzia italiana per la sicurezza alimentare come in Francia. RASFF (Rapid System for food and feed) → il regolamento ha anche istituito il RAFS: un sistema di allerta dove vengono scambiate delle notifiche di allerta. Riguada alimenti, mangimi e i moca. Esiste un portale del RASF accessibile ai consumatori, volto alla trasparenza. Ovviamente le informazioni sono limitate. Si comunica il problema riscontrato sul mercato agli altri stati. Noi in particolare, veniamo a scoprire i dettagli dell'allerta senza però avere dati sul produttore questo è uno dei limiti del sistema. L' art.10 del regolamento stabilisce il principio di trasparenza che le autorità pubbliche applicano nel modo che ritengono opportuno. Noi consumatori abbiamo diritto di sapere ma 'cosa' lo decide l'autorità. Principi generali del diritto alimentareprincipi a tutela della salute e degli interessi dei consumatori :

  1. analisi del rischio : problema diventato manifesto all'attenzione pubblica negli anni '80: la guerra alla carne agli ormoni. I bovini alimentati usando determinati ormoni per farli crescere più rapidamente ed avere carni più tenere: questi ormoni finiscono nel corpo dei consumatori e quindi il problema è che se queste carni vengono usate per creare omogenizzati può esserci una correlazione tra la sostanza somministrata al bovino in vita e la salute dei neonati. Stati uniti e Canada usavano somministrare sostanze ad azione ormonica nella carne, sostanza che sono state vietate nell'UE. Negli anni '80 la comunità economica europea vieta la commercializzazione nel suo territorio di carne agli ormoni, si tratta di sostanze considerate correlate a problemi alla salute dei consumatori. L'effetto di questo divieto è che carni di Stati uniti e Canada non possono più entrare in Europa. Questo ha dato inizio ad una guerra commerciale: USA, Canada e UE si muovno dentro l'ambito dell'OMC il cui scopo è quello di far circolare liberamente le merci. Se uno Stato appartenente all'OMC volesse introdurre restrizioni al commercio, deve rispettare dei limiti, la restrizione dev'essere scientificamente provata, non discriminatoria e proporzionata. USA e Canada hanno applicato sanzioni applicando dazi sui prodotti europei esportati nel loro territorio questo perchè c'è stata una controversia nell'ambito dell'OMC decisa a favore di questi ultimi. L'OMC ha stabilito che le restrizioni applicate dalla communità economica europea, non erano legittime, non erano scientificamente fondate perchè la comunità economica europea aveva commesso un errore procedurale ossia dare seguito alle paure dei consumatori europei che si erano spaventati, senza fare uno studio scientifico del problema. La scelta dettata dalla volontà politica di assecondare i consumatori europei ha avuto conseguenze a livello mondiale → questa vicenda insegna che quanso di vuole adottare una misura restrittiva nel commercio mondiale questa deve essere scientificamente provata. L'UE ha inserito nel proprio ordinamento un principio apposito che impone di effettuare una valutazione scientifica prima di imporre restrizioni, questo è il principio di analisi del rischio e lo scopo è legiferare in materia alimentare su basi scientifiche. L'analisi del rischio è un procedimento fatto da 3 fasi interconnesse: ◦ valutazione del rischio : processo su base scientifica costituito a sua volta in 4 fasi: ▪ individuazione del rischio; ▪ caratterizzazione del pericolo; ▪ valutazione dell'esposizione del pericolo; ▪ caratterizzazione del rischio; Di questo processo se ne occupa un'autorità scientifica e nell'ambito UE se ne occupa l'EFSA. A questo punto, può risultare che gli ormoni facciano male o che non facciano male, si può anche arrivare ad un

Se c'è armonizzazione, l'alimento è sicuro se conforme alla disciplina generale se non c'è armonizzazione, l'alimento è sicuro se conforme alla disciplina legislativa dello stato di prima immissione nel mercato. Richiamo agli articoli del TFUE →  art.34 TFUE : sono vietate fra gli stati membri le restrizioni quantitative all'importazione nonché qualsiasi misura di effetto equivalente;  art.35 TFUE : sono vietate fra gli stati membri le restrizioni quantitative all'esportazione e qualsiasi misura di effetto equivalente;  art.36 TFUE : le disposizioni degli art.34 e 35 lasciano impregiudicati i divieti o restrizioni all'importazione, all'esportazione e al transito giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di sicurezza pubblica, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, di protezione del patrimonio artistico, storico o archeologico nazionale o di tutela della proprietà industriale e commerciale → tuttavia, tali divieti o restrizioni non devono costituire un mezzo di discriminazione arbitraria, ne una restrizione dissimulata al commercio tra gli stati membri: articolo che preved le eccezioni (motivi imperativi) al divieto di limitazioni quantitative alle importazioni/esportazioni. Se sussiste uno di questi motivi imperativi, allora si possono imporre limitazioni. La corte di giustizia ha aggiunto tra questi motivi, anche la tutela degli interessi dei consumatori. Le limitazioni non devono nascondere misure discriminatorie; Servono per capire il mutuo riconoscimento. Principi inerenti al ruolo dell'OSA che si traducono in obblighi :  responsabilità : il regolamento n.178/2002 afferma la responsabilità primaria dell'operatore del settore alimentare per la sicurezza dei prodotti alimentari immessi in commercio;  tracciabilità :  collaborazione ;  informazione ; Il mercato interno e la libera circolazione dei prodotti alimentari → il mutuo riconoscimento: art.34 e 36 del TFUE entrambi gli articoli che si rifericono alla libera circolazione dei prodotti alimentari:  art.34 TFUE : fa riferimento all'importazione, afferma che sono vietati tra gli Stati membri le restrizioni quantitative all'importazione e qualsiasi misura di effetto equivalente. Quest'ultimo concetto è stato spiegato dalla Corte di Giustizia UE perchè il TFUE non lo definisce;  art.36 TFUE : è stato integrato dalla Corte di Giustizia UE. Questo articolo enuncia dei motivi imperativi che giustificano le restrizioni all'importazione. Le restrizioni possono esser ammessere quando sono giustificate da motivi imperativi: ◦ tutela della salute, della vita delle persone, degli animali e preservazione dei vegetali; ◦ tutela dei consumatori: aggiunto dalla Corte di Giustizia UE; La sentenza che ha spiegato il significato di ' misure di effetto equivalente ' è la sentenza Dassonville : tale sentenza emenata dalla Corte di Giustizia UE riguardava il caso di commercializzazione di liquori. Per risolvere quel problema, la corte enunciò un suo concetto di misure di effetto equivalente. La sentenza Dassonville e Cassis de Dijon sono le 2 sentenze che hanno fondato il mutuo riconoscimento emanae dalla corte di giustizia e che la corte ha pronunciato a seguito di domanda di pronuncia giudiziale. La Corte di Giustizia era intervenuta in seguito ad una causa penale nazionale in cui il giudice penale, per poter risolvere la controversia, aveva ritenuto

fosse necessaria un'interpretazione da parte della CC: secondo il giudice, vi era un problema di incompatibilità di diritto nazionale con la normativa europea in particolare con gli art.34 e 36 TFUE.

  1. Sentenza Dassonville (1974): il problema si verificò in Belgio in cui vi erano 2 grossisti, il signor Dassonville e suo figlio, che avevano acquistato da importatori francesi del whiskey scozzese e venderlo in Belgio. Il prodotto era originario del regno unito. Questo liquore era accompagnato da una dichiarazione sull'etichetta relativa all'origine come whiskey scozzese ma la legge belga richiedeva una certificazione ufficiale proveniente dall'autorità della nazione di partenza invece i signori Dassonville avevano scritto l'origine del rapporto. Non avendo quella certificazione ufficiale, secondo la legislazione belga, il prodotto non poteva circolare in Belgio e tale atto si configurava come reato. Il whiskey avevano attraversato la Francia dove invece questo certificato di origine non era richiesto. I signori Dassonville, rispetto agli importatori francesi, erano in difficoltà ad avere una certificazione perchè essi non avevano avuto il contatto diretto con i produttori scozzesi ma il contatto diretto l'avevano avuto i franesi. Dunque, la legislazione belga, richiedendo questo certificato, poneva un ostacol: i signori non potevano importare il prodotto e avevano commesso un reato andando contro ad un processo penale. La domanda che si pose il giudice penale fu: una legge, come quella belga, che richiede un certificato di origine rilasciato dalle autorità dello stato di produzione, rispetta l'art.34 del TFUE? E più nello specifico, la legge belga in questione costituisce una misura di effetto equivalente? → se il giudice nazionale avesse cercato di difendere la legge nazionale, avrebbe dovuto chiamare in causa un motivo imperativo perchè essi giustificano le restrizioni, cercando di convincere la Corte di Giustizia EU, in cui la Commissione avrebbe fatto le sue osservazioni e alla fine la Corte di Giustizia si sarebbe pronunciata emanando il parere ma non è stato fornito un motivo imperativo. La Corte di Giustizia si era espressa contro la legge belga perchè anche se non è nata come una legge discriminatoria ma per disciplinare le denominazioni di origine, se viene applicata sui prodotti importati blocca la libera circolazione. La Corte di Giustizia nell'affrontare questo caso, enuncia l'interpretazione di 'misure ad effetto equivalente': è considerata tale ogni normativa commerciale che possa ostacolare direttamente o indirettamente in atto o in potenza, gli scambi intercomunitari. Quando la Corte si pronuncia, la normativa nazionale deve cambiare. Il giudice dovrà ragionare tenendo conto di tale pronuncia. (la sentenza su cui si lavora quando si parla di mutuo riconoscimento è la seguente);
  2. sentenza Cassis de Dijon (1979): è il liquore alla frutta tipico prodotto francese. Anche qui vi era la domanda di pronuncia giudiziale e anche qui vi era un processo in corso non penale come nell'altro caso → il caso riguarda una società che intendeva commercializzare in Germania questo liquore. Il problema era che questa società quando aveva intenzione di mettere in commercio in Germania, gli viene vietato dall'autorità tedesca. Era vietato perchè la legislazione tedesca dell'epoca, prevedeva un contenuto minimo di alcol di almeno 32% (gradazione alcolica minima per poter definire un prodotto come alcolico). Il Cassis de Dijon aveva una gradazione alcolica tra il 15 e il 20% motivo per ci le autorità tedesche non avevano consentito la commercializzazione del liquore perchè non era considerato in Germania, come tale poihcè il liquore richiede una gradazione alcolica più alta. Non vi era una legge discriminatoria tra podotto nazionale e prodotto importato. Nel momento in cui però viene stabilita una soglia in cui il prodotto era commercializzato come alcolico e al di sotto di quella soglia invece non era considerato un alcolico e dunque era 'vietato', la Corte aveva stabilito che vi era una restrizione alla commercializzazione considerata come una misura ad effetto equivalente. Le autorità tedesche avevano cercato di salvare la legge tedesca facendo ricorso ai motivi imperativi: tutela della alute, con l'obiettivo di evitare che i consumatori si abituino agli alcolici. Nel momento in ci si beve un alcolico, si beve qualcosa che ha una gradazione così importante che il risultato si sente. Se invece viene spacciato per alcolino un liquore che ha una gradazione più bassa in qualche modo i consumatori vengono abituati all'idea che possono bere di più quindi tenere la gradazione alta è un modo per tutelare i consumatori e bere di meno. Quindi questo ragionamento non viene accettato dalla Corte di Giustizia. La Corte di Giustizia afferma che se manca una normativa comune, in materia di produzione e commercio di alcol, allora spetta agli stati membri disciplinare ciascuno nel proprio territorio, tutto ciò che riguarda la produzione e il commercio (la corte afferma il principio dell'art.14: mutuo riconoscimento). Questa diversità di legislazioni nazionali che si ha quando manca armonizzazione, crea degli ostacoli che

dal cacao che si può utilizzare quindi l'aggiunta nei prodotti di cioccolato di grasis vegetali diversi dal burro di cacao è ammessa nella percentuale del 5% → di fronte a questa normativa, il legislatore italiano aveva previsto che il termine 'cioccolato puro' poteva essere attribuito solo al cioccolato 100% burro di cacao. Di conseguenza, la Commissione aveva ritenuto che l'Italia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in base ai trattati. La dicitura che l'UE prevede che il cioccolato è 'grassi vegetali diversi dal burro di cacao' non puro o altre connotazioni. Nuovamente l'Italia aveva poi modificato la normativa; Sentenza SMANOR → la vicenda ha riguardato un'azienda francese la quale commercializzava yogurt surgelato, il problema si era posto nel momento in cui l'azienda, che poteva commercializzare all'estero e in Francia, si è imbattuta nel problema che era stato sollevato dall'autorità di controllo che ha sollevato la questione: perchè il concetto di yogurt, anche a livello internazionale, viene attribuito all'alimento che ha la seguente caratteristica: deve contenere dei fermenti lattici vivi, è richiesta una certa quantità e lo yogurt va conservato nel frigo. Nel momento in cui lo yogurt viene surgelato, la vitalità di questi fermanti lattici viene compromessa quindi secondo l'autorità francese non poteva essere considerato uno yoguty perchè significava dare ai consumatori un'informazione sbagliata. Questa sentenza viene considerata come fonte di un principio opposto al principio di mutuo riconoscimento: il principio di SMANOR come principio opposto a quello di Cassis de Dijon perchè quello era un caso in cui è legittimo pretendere, da parte dello Stato di importazione, che venga cambiata la denominazione di vendita del prodotto. Nel caso SMANOR viene riconosciuto che, quando le caratteristiche dell'alimento sono così diverse dall'alimento che corrisponde al nome utilizzato, il nome 'yogurt' non può essere usato e quindi è legittimo imporre ai produttori di quello yogurt, legittimamente messo in commercio in un altro stato con quel nome, di cambiare denominazione: questo è un caso in cui non vale il mutuo riconoscimento. Il ruolo e la responsabilità dell'OSA → l'OSA viene visto dal legislatore UE come il primo responsabile della sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti che sono messi in commercio perchè è lui che è a contatto con il prodotto. Si comprende la parte della produzione inclusa e si va fino al consumatore finale. Si considerano OSA anche i soggetti che nella filiera hanno un ruolo secondario: OSA che si limita alla rivenita, all'attività di immagazzinaggio, intermediario, al trasporto. Tutti coloro che rientrano nella filiera di produzione dell'alimento, sono da considerare OSA. La responsabilità primaria dell'OSA, in relazione alla food safety: obbligo di immettere in commercio solo alimenti sicuri → art.14 reg.178/2002 (requisiti di sicurezza degli alimenti):

1. gli alimenti a rischio non possono essere immessi sul mercato;

2. gli alimenti sono considerati a rischio nei seguenti casi:

◦ se sono dannosi per la salute : si tratta di qualcosa che è nocivo/pericoloso per la salute. Può riguardare anche la condizione in cui l'alimento si trova; ◦ se sono inadatti al consumo umano : il concetto non è legato al danno alla salute, un alimento può essere inadatto senza essere dannoso. Si tratta dell'alimento inacettabile per il consumo umano secondo l'uso previsto. È un concetto che serve ad ampliare il livello di tutela (es. apro la confezione di carne e questa è male odorante); Queste due tipologie rappresentano per l'OSA due divieti cioè non può mettere sul commercio gli alimenti che si trovano in queste due condizioni. Per stabilire se un alimento sia a rischio bisogna soservare quanto segue:

 in ogni fase di vita dell'alimento, di produzione, di trasformazione e di distribuzione, bisogna osservare le

condizioni d'uso normali dell'alimento da parte del consumatore: es. OSA che produce cartne trita destinata alla produzione di hamburger, deve domandarsi quali saranno le condizioni d'uso normali dell'alimento da parte del consumatore, in particolare dovrà ragionare così 'il consumatore consumerà il prodotto cotto o crudo?' le condizioni d'uso normali da parte del consumatore: hamburger ben cotto percp è molto contaminato perchè ogni pezzo di carne ha parti che si contaminano e il processo di cottura elimina i pericoli;

 l'OSA deve prendere in considerazione le informazioni messe a disposizioni del consumatore, comprese

le informazioni riportate sull'etichetta o altre informazioni generalmente accessibili al consumatore per evitare specifici effetti nocivi per la salute provocati da un alimento. L'obiettivo è di rendere sicuro l'alimento; Paragrafo 4 (tossicità tollerata) : per determinare se un alimento sia dannoso per la salute, occorre prendere in considerazione quanto segue:

 non soltanto i probabili effetti immediati e/o a breve termine, e/o a lungo termine dell'alimento sulla

salute di una persona che lo consuma, ma anche su quella dei discendenti;

 i probabili effetti tossici cumulativi di un alimento;

 la particolare sensibilità, sotto il profilo della salute, di una specifica categoria di consumatori, nel caso in

cui l'alimento sia destinato ad essa; Paragrafo 5 : per determinare se un alimento sia inadatto al consumo umano, occorre prendere in considerazione se l'alimento sia inacettabile per il consumo umano secondo l'uso previsto, in seguito a contaminazione dovuta a materiale estraneo o ad altri motivi o in seguito a putrefazione, deterioramento o decomposizione; Paragrafo 6 : se un alimento a rischio fa parte di una partita, lotto o consegna di alimenti della stessa classe o descrizione, si presume che tutti gli alimenti contenuti in quella partita, lotto o consegna siano a rischio a meno che, a seguito di una valutazione approfondita, risulti infondato ritenere che il resto della partita, lotto o consegna sia a rischio; Paragrafo 7 : se un alimento è conforme alle norme e alle specifiche disposizioni UE quell'alimento è sicuro; Paragrafo 8 : l'alimento è conforme alle specifiche disposizioni ma questo non significa che non possa presentare altri problemi di sicurezza igienico-sanitaria; Paragrafo 9 : principio del mutuo riconoscimento; Sentenza Berger → parla del tema dell'alimento inadatto. Karl Berger era il titolare di un'azienda che si occupava di lavorazione di carni di selvaggina e durante un controllo ufficiale previsto dalla normativa UE, e fatto da autorità veterinarie, nei reparti di questa azienda ci sono condizioni igeniche non adeguate, tra cui la carne male odorante. L'autorità preleva campioni che vengono inviati ai lavoratori per l'alisi e portano alla conclusione che gli alimenti in questione erano inadatti al consumo umano e a rischio secondo il regolamento 178. di fronte al prodotto inadatto, parte la sanzione. Le autorità sanitarie, avevano fatto sapere ai cittadini che cosa era stato trovato nell'azienda avvalendosi dell'art.10 del reg.178: è l'articolo che da all'autorità pubblica il potere di dare informazioni ai cittadini sulla presenza di rischi legati agli alimenti'. La società Berger ha chiesto il risarcimento dei danni all'autorità amministrativa che aveva diramato questi comunicati per danno all'immagine: ma essa poteva farlo nel rispetto dell'art.10 del regolamento. Obbligo di informazioneart.16 : si allaccia alla parte dell'etichettatura la quale non deve trarre in inganno i consumatori riguarda anche la pubblicità, la presentazione della confezione, modo in cui gli alimenti sono disposti, contesto in cui sono esposti e le informazioni rese disponibili. Anche la disposizione negli scafali e nei reparti è rilevante. Obbligo di rintracciabilitàart. 18 reg.178/2002 stabilisce il principio generale di rintracciabilità. È disposta in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione degli alimenti, dei mangimi, degli animali destinati alla produzione alimentare e di qualsiasi altra sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime. Gli OSA devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime,