

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Questa lezione discute dell'obiezione di coscienza in diritto costituzionale italiano, un tema relativo alla libertà di coscienza e alla protezione costituzionale per l'incoercibilità della coscienza umana. La storia dell'obiezione di coscienza in relazione all'assemblea costituente e alla costituzione italiana, distingue l'obiezione di coscienza dal concetto correlato di opzione di coscienza, e discute le diverse opinioni sulla natura giuridica dell'obiezione di coscienza. Il documento conclude affermando che l'obiezione di coscienza è un comportamento individuale che può essere concepito come un riconoscimento di un gruppo umano determinato.
Tipologia: Appunti
1 / 2
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Lezione 24.2 OBIEZIONE DI COSCIENZA (1-4) slide 24.2 (n. 1-4) È noto che a differenza di altre Costituzioni, come quella tedesca, la nostra non contempla l'obiezione di coscienza. Invero nel corso dei lavori dell'Assemblea Costituente il problema fu sollevato con riferimento al servizio militare e venne presentato un emendamento al riguardo, tendente ad esentare dal portare le armi chi avesse ragioni filosofiche o giuridiche per obiettare. Ma l'emendamento venne respinto. L'opinione forse prevalente, quanto meno tra gli studiosi di diritto ecclesiastico, è quella che ricollega l'istituto all'art. 19 Cost., che pur riferendosi letteralmente al diritto di libertà religiosa non può evidentemente non comprendere in sé anche quella libertà di coscienza che di tale diritto è fondamento e che postula la incoercibilità della coscienza umana. Molto più probabilmente il principio su cui poggia l'obiezione di coscienza è analogo a quei principi, come ad esempio il principio di laicità dello Stato, In questo senso sembra essersi orientata la Corte costituzionale (sentenza n. 467 del 1991), laddove richiamando in particolare gli artt. 2, 19 e 21 Cost, giunge ad affermare che "poiché la coscienza individuale ha rilievo costituzionale quale principio creativo che rende possibile la realtà delle libertà fondamentali dell'uomo e quale regno delle virtualità di espressione dei diritti inviolabili del singolo nella vita di relazione, essa gode di una protezione costituzionale commisurata alla necessità che quelle libertà e quei diritti non risultino irragionevolmente compressi nelle loro possibilità di manifestazione e di svolgimento a causa di preclusioni o di impedimenti ingiustificatamente posti alle potenzialità di determinazione della coscienza medesima”. L'obiezione di coscienza potrebbe dirsi il rifiuto di obbedire alla legge positiva, o comunque all'ordine della legittima autorità, per una ragione che attiene alla coscienza etica. In sostanza l'obiezione ha luogo quanto viene a verificarsi, nell'individuo, un contrasto tra la 1
norma esterna, giuridica, e la norma interna alla coscienza, cioè la norma morale. Dall'obiezione di coscienza va distinta una fattispecie che, invece, spesso è con essa confusa: l'opzione di coscienza. Pur essendo l'obiezione di coscienza un comportamento individuale e personale, può astrattamente concepirsi un riconoscimento del suo esercizio nei confronti di un gruppo umano determinato. Parte della dottrina è concorde nel ritenere che l'obiezione di coscienza sia giuridicamente un "mero comportamento di fatto", che diverrebbe un vero e proprio diritto, azionabile davanti al giudice, qualora riconosciuto dalla legge. E ciò, conformemente alla tesi della cosiddetta interpositio legislatoris , ritenuta come necessaria perché si possa rifiutare di obbedire ad un obbligo giuridico, derivante dalla legge o dal comando della legittima autorità. Si tratta di una tesi che ha il conforto della giurisprudenza costituzionale. Si vedano, in tal senso, le sentenze n. 58 del 1960, n. 164 del 1985, n. 422 del 1993. Ma altra parte della dottrina sostiene che se una norma subcostituzionale dovesse avere un contenuto in contrasto con uno dei "valori supremi" sui quali si fonda la Costituzione, come appunto il diritto alla vita, la disobbedienza alla stessa per motivi di coscienza sarebbe del tutto legittima, senza necessità di interposizione legislativa. Esercizio dell'obiezione di coscienza contra legem: c iò che interessa osservare è che l'obiezione di coscienza intesa in senso proprio o stretto, può essere colta innanzitutto come istituto posto a garanzia della persona umana in ciò che più propriamente ne costituisce l'originaria ed inviolabile dignità: la coscienza, appunto. Il riferimento è pertanto a quei valori ed a quelle norme che la Costituzione pone a salvaguardia della persona e della sua coscienza, a partire dall'art. 19 Cost. 2