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Il Sistema Italiano di Relazioni tra Stato e Religioni: Un Caso l'Islam - Prof. Ferrari, Appunti di Diritto Ecclesiastico

Una panoramica del sistema italiano di relazioni tra lo stato e le diverse religioni, con un focus particolare sul caso dell'islam. Esplora la distinzione tra maggioranza e minoranza, il concordato tra stato e chiesa cattolica, e le diverse forme di riconoscimento giuridico per le altre confessioni. Il documento illustra come l'islam si distingue dalle altre religioni in italia per la mancanza di un ministro di culto ufficiale, la frammentazione della rappresentanza, e il processo di riconoscimento informale avvenuto nel corso degli ultimi decenni.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 15/06/2020

camilla.premoli
camilla.premoli 🇮🇹

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LEZ. 11
IMAM IN ITALIA. UN CASO COMPLESSO.
Il termine minoranza rimanda ad una logica che distingue tra maggioranza e minoranza. Quando si
parla di valori e attività spirituali ha ancora senso utilizzare un termine che distingue tra più o meno
oppure trovare un termine neutro?
Quando si parla di componenti religiose si postula un regime di uguale cittadinanza di tutte le
componenti di fronte allo stato.
Sistema di relazione tra lo stato e le confessioni diverse dalla cattolica regolato dalla legge dei culti
ammessi 1929 e dalla costituzione 1948. Nel 1929 il tema delle religioni viene visto sotto un
regime totalitario, nella titolazione di questa norma vi è un elemento discrezionale che si iscrive
nella natura totalitaria dello stato. Quando l’Italia si affaccia nuovamente alla democrazia si
esprime sulla materia con due articoli fondamentali.
Al vertice della piramide vi è il concordato 1929 tra lo stato e la chiesa cattolica. Strumento
molto solido, accordo tra stati sovrani la chiesa si pone come autorità frontale rispetto alla
chiesa e viceversa.
La seconda fascia è quella delle religioni con intesa ex art 8 hanno ottenuto dallo stato
un’intesa. Si tratta di un contratto bilaterale. L’intesa è una legge particolare che tutela ambiti
specifici.
Le religioni con intesa sono 11 attualmente.
La terza fascia consiste in confessioni che hanno una forma di riconoscimento giuridico da parte
dello stato. Tale forma ha come finalità specifica il culto. Questo riconoscimento attribuisce una
forma agli enti di culto, riconosciuti come tali. Si possono presentare all’opinione pubblica come
specifica attività che hanno come finalità l’esercizio di un culto.
La quarta fascia è quella delle confessioni di culto che riescono ad avere ministri di culto.
La quinta è costituita da tutte le altre confessioni che non hanno né il concordato, né intese e né il
riconoscimento. Hanno la costituzione e gli articoli che tutelano la libertà religiosa.
Il sistema è un sistema diversificato.
Il caso dell’islam
L’islam non ha nessun ministro di culto nominato. Ci sono due modi per sposarsi: o ci si sposa
nelle ambasciate secondo il rito islamico o ci si sposa nel municipio italiano con una cerimonia
distinta che si celebra in moschea. Nessun matrimonio islamico ha effetti civili. L’islam ed altre
confessioni non hanno una struttura di tipo verticistico, ma congregazionalista: vi sono legami
associativi deboli.
Ci sono 5 congregazioni in Italia:
1. Centro islamico culturale dell’Italia, è l’unico ad avere un riconoscimento giuridico. Si ritrova
essenzialmente la componente marocchina.
2. Conferenza islamica italiana, organizzazione a base prevalente marocchina. Conta circa
200/250 moschee.
3. Unione delle comunità islamiche in Italia, conta circa 300 moschee in tutta Italia. Non ha
base marocchina, raccoglie bangladesh, siriani, palestinesi…
4. La comunità religiosa islamica, che gestisce circa 10 luoghi di culto in Italia (coreis).
5. Mussulmani laici, che vivono il loro rapporto con l’islam in modo culturale.
La frammentazione della rappresentanza ha complicato l’apertura di un tavolo per l’intesa.
La rilevanza sociale e geopolitica della comunità: essa ha una rilevanza che altre comunità non
hanno.
Lo stato italiano ha concesso un riconoscimento informale. Ciò incomincia nel 2005 con il ministro
Pisano. Nel 2006 il governo di centro sinistra conferma ciò che era stato avviato da un governo di
centro destra. Nel 2007 sottoscritta la carta dei valori pubblicata in GU. Nel 2010 istituito un
consiglio per l’islam che fornisce alcuni pareri.
Nel 2012 nasce la consulta religioni e integrazioni. nel 2015 ricostituita la consulta per l’islam e
l’affianca con il consiglio. Nel 2017 vi è la conclusione di un percorso ideato dalla commissione che
si conclude con un patto nazionale con l’islam italiano. Il governo ha cercato di risolvere
informalmente come la questione del velo, ingresso alle carceri…
Patto con l’islam italiano due tavole della legge
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LEZ. 11

IMAM IN ITALIA. UN CASO COMPLESSO.

Il termine minoranza rimanda ad una logica che distingue tra maggioranza e minoranza. Quando si parla di valori e attività spirituali ha ancora senso utilizzare un termine che distingue tra più o meno oppure trovare un termine neutro? Quando si parla di componenti religiose si postula un regime di uguale cittadinanza di tutte le componenti di fronte allo stato. Sistema di relazione tra lo stato e le confessioni diverse dalla cattolica regolato dalla legge dei culti ammessi 1929 e dalla costituzione 1948. Nel 1929 il tema delle religioni viene visto sotto un regime totalitario, nella titolazione di questa norma vi è un elemento discrezionale che si iscrive nella natura totalitaria dello stato. Quando l’Italia si affaccia nuovamente alla democrazia si esprime sulla materia con due articoli fondamentali. Al vertice della piramide vi è il concordato  1929 tra lo stato e la chiesa cattolica. Strumento molto solido, accordo tra stati sovrani  la chiesa si pone come autorità frontale rispetto alla chiesa e viceversa. La seconda fascia è quella delle religioni con intesa  ex art 8 hanno ottenuto dallo stato un’intesa. Si tratta di un contratto bilaterale. L’intesa è una legge particolare che tutela ambiti specifici. Le religioni con intesa sono 11 attualmente. La terza fascia consiste in confessioni che hanno una forma di riconoscimento giuridico da parte dello stato. Tale forma ha come finalità specifica il culto. Questo riconoscimento attribuisce una forma agli enti di culto, riconosciuti come tali. Si possono presentare all’opinione pubblica come specifica attività che hanno come finalità l’esercizio di un culto. La quarta fascia è quella delle confessioni di culto che riescono ad avere ministri di culto. La quinta è costituita da tutte le altre confessioni che non hanno né il concordato, né intese e né il riconoscimento. Hanno la costituzione e gli articoli che tutelano la libertà religiosa. Il sistema è un sistema diversificato. Il caso dell’islam L’islam non ha nessun ministro di culto nominato. Ci sono due modi per sposarsi: o ci si sposa nelle ambasciate secondo il rito islamico o ci si sposa nel municipio italiano con una cerimonia distinta che si celebra in moschea. Nessun matrimonio islamico ha effetti civili. L’islam ed altre confessioni non hanno una struttura di tipo verticistico, ma congregazionalista: vi sono legami associativi deboli. Ci sono 5 congregazioni in Italia:

  1. Centro islamico culturale dell’Italia, è l’unico ad avere un riconoscimento giuridico. Si ritrova essenzialmente la componente marocchina.
  2. Conferenza islamica italiana, organizzazione a base prevalente marocchina. Conta circa 200/250 moschee.
  3. Unione delle comunità islamiche in Italia, conta circa 300 moschee in tutta Italia. Non ha base marocchina, raccoglie bangladesh, siriani, palestinesi…
  4. La comunità religiosa islamica, che gestisce circa 10 luoghi di culto in Italia (coreis).
  5. Mussulmani laici, che vivono il loro rapporto con l’islam in modo culturale. La frammentazione della rappresentanza ha complicato l’apertura di un tavolo per l’intesa. La rilevanza sociale e geopolitica della comunità: essa ha una rilevanza che altre comunità non hanno. Lo stato italiano ha concesso un riconoscimento informale. Ciò incomincia nel 2005 con il ministro Pisano. Nel 2006 il governo di centro sinistra conferma ciò che era stato avviato da un governo di centro destra. Nel 2007 sottoscritta la carta dei valori pubblicata in GU. Nel 2010 istituito un consiglio per l’islam che fornisce alcuni pareri. Nel 2012 nasce la consulta religioni e integrazioni. nel 2015 ricostituita la consulta per l’islam e l’affianca con il consiglio. Nel 2017 vi è la conclusione di un percorso ideato dalla commissione che si conclude con un patto nazionale con l’islam italiano. Il governo ha cercato di risolvere informalmente come la questione del velo, ingresso alle carceri… Patto con l’islam italiano  due tavole della legge

Nella prima tavola le associazioni islamiche si impegnano a contrastare fenomeni di radicalizzazione, organizzazione giuridica in armonia con l’ordinamento, adeguata formazione degli imam, luoghi di culto adeguati, sermone in italiano e trasparenza nella gestione fondi. Nella seconda tavola lo stato si impegna al sostegno al dialogo, alla formazione degli imam, tavoli interreligiosi locali, kit informativi sull’ordinamento dello stato in materia di libertà religiosa, incontri con i giovani mussulmani e conferenza con l’Anci sui luoghi di culto. Tutto ciò si regge su due articoli fondamentali:

  • Articolo 7
  • Articolo 8 La solennità dell’incipit dell’art. 8 è molto forte, perché è successivo ad un articolo con una retorica più debole? L’art 8 non c’era e per gran parte dell’assemblea costituente non doveva esserci nemmeno l’art 7. Il paese più islamizzato in Europa è la Francia. Per convenzione l’imam è un ministro di culto. L’imam è colui che guida la preghiera, sta davanti alla preghiera, predica il sermone del venerdì, presiede le cerimonie rituali, certifica i cibi halal, ha accesso alle carceri. L’imam non è un sacerdote (Non ha un ruolo sacro), non è un teologo, non è il vescovo della comunità, non è il capo o il legale rappresentante della comunità, non si inserisce in una gerarchia, non pratica la circoncisione, non è un ministro di culto. Torsione interpretativa isomorfica del ruolo: finisce per essere:
  • Mediatore culturale
  • Rappresentate islamico
  • Imprenditore religioso
  • Community leader
  • Anello di una catena gerarchica verticale
  • Teologo L’imam non è niente di tutto ciò. Ulema è sopra l’imam  il saggio. Alcune conclusioni: la questione dell’islam come stress test di una società interculturale e pluralista. Importanza di una strategia del riconoscimento formale ma anche informale. Gli imam come vettori di integrazione e contrasto al radicalismo. Il rischio di una verticalizzazione gerarchica della struttura comunitaria dell’islam. Una torsione interpretativa dell’islam. Funzionale all’integrazione pluralista o all’assimilazione isomorfica? Dall’islam in Italia all’islam italiano: una strategia sostenibile?