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Funzioni e Principi della Corte Costituzionale Italiana: Guida Dettagliata - Prof. Camerle, Appunti di Diritto Pubblico

Le funzioni della corte costituzionale italiana, il giudizio di legittimità costituzionale e il ruolo della corte nel garantire il rispetto della costituzione. Analizza le sentenze manipolative, l'uguaglianza formale e sostanziale, e la costituzione economica, esaminando le diverse concezioni e l'importanza della tutela delle libertà individuali. Approfondisce anche i diritti fondamentali come la libertà personale, religiosa e di circolazione, evidenziando il ruolo dello stato sociale e l'equilibrio tra libertà e sicurezza. Una panoramica completa e dettagliata del diritto costituzionale italiano.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 07/06/2025

luca-lanzani
luca-lanzani 🇮🇹

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DIRITTO PUBBLICO
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28-4
La giustizia costituzionale: origini e sviluppi. La scelta italiana
1. Il principio di costituzionalità
La Costituzione rappresenta la fonte suprema dell’ordinamento giuridico e si colloca al vertice
della gerarchia delle fonti del diritto. Per garantire che tutte le altre fonti rispettino i suoi
principi, è necessario un meccanismo in grado di sanzionare le norme in contrasto con essa.
Nasce così la giustizia costituzionale, un insieme di organi e procedure volti a garantire la
supremazia della Costituzione, intervenendo per annullare o disapplicare gli atti che la violano.
2. Le origini: il caso Marbury vs Madison (1803, Stati Uniti)
Negli Stati Uniti la Costituzione risale al 1787, ma è nel 1803 che si afferma per la prima volta
il principio della sua supremazia, grazie al celebre caso Marbury vs Madison. La Corte
Suprema si trova a dover decidere se applicare una legge del Congresso che consentiva un
suo intervento diretto in casi non previsti dalla Costituzione. Di fronte a questa contraddizione
tra fonti, la Corte afferma un principio fondamentale: in caso di conflitto, deve prevalere la
Costituzione.
Nasce così il principio della disapplicazione: la legge in contrasto con la Costituzione non
viene annullata formalmente (per rispetto del principio di separazione dei poteri), ma
semplicemente non applicata al caso concreto. Questo episodio segna l’inizio del modello di
giustizia costituzionale "diffuso", in cui qualsiasi giudice può non applicare una norma ritenuta
incostituzionale.
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DIRITTO PUBBLICO

28 - 4 La giustizia costituzionale: origini e sviluppi. La scelta italiana

1. Il principio di costituzionalità La Costituzione rappresenta la fonte suprema dell’ordinamento giuridico e si colloca al vertice della gerarchia delle fonti del diritto. Per garantire che tutte le altre fonti rispettino i suoi principi, è necessario un meccanismo in grado di sanzionare le norme in contrasto con essa. Nasce così la giustizia costituzionale , un insieme di organi e procedure volti a garantire la supremazia della Costituzione , intervenendo per annullare o disapplicare gli atti che la violano. 2. Le origini: il caso Marbury vs Madison (1803, Stati Uniti) Negli Stati Uniti la Costituzione risale al 1787, ma è nel 1803 che si afferma per la prima volta il principio della sua supremazia, grazie al celebre caso Marbury vs Madison. La Corte Suprema si trova a dover decidere se applicare una legge del Congresso che consentiva un suo intervento diretto in casi non previsti dalla Costituzione. Di fronte a questa contraddizione tra fonti, la Corte afferma un principio fondamentale: in caso di conflitto, deve prevalere la Costituzione. Nasce così il principio della disapplicazione : la legge in contrasto con la Costituzione non viene annullata formalmente (per rispetto del principio di separazione dei poteri) , ma semplicemente non applicata al caso concreto. Questo episodio segna l’inizio del modello di giustizia costituzionale "diffuso", in cui qualsiasi giudice può non applicare una norma ritenuta incostituzionale.

3. Il contesto europeo tra Ottocento e Novecento Nel continente europeo, pur accogliendo l’idea di Costituzione scritta , per lungo tempo non si è sviluppata una vera giustizia costituzionale. Per tutto l’ Ottocento e fino alla Seconda guerra mondiale , mancavano strumenti giuridici capaci di far rispettare la supremazia costituzionale. I rivoluzionari francesi, ad esempio, ritenevano che la vera fonte del diritto fosse la legge, in quanto espressione della volontà popolare attraverso il Parlamento. La Costituzione veniva vista come un riferimento generico, senza un ruolo vincolante per le generazioni future. 4. Il dibattito teorico tra Kelsen e Schmitt Negli anni Venti del Novecento , due importanti giuristi europei, Hans Kelsen e Carl Schmitt , riflettono sul tema della tutela della Costituzione. Per Kelsen , il custode della Costituzione deve essere un giudice , e propone la creazione di un apposito tribunale costituzionale. Secondo lui, la giustizia costituzionale deve essere una funzione ordinaria dello Stato, inserita stabilmente nel suo assetto. Schmitt , al contrario, ritiene che il compito debba spettare al capo dello Stato , in quanto figura che rappresenta l’unità del popolo. Per lui, il controllo di costituzionalità dovrebbe essere esercitato solo in casi eccezionali. Alla fine, la maggior parte degli ordinamenti europei ha seguito la visione di Kelsen , istituendo corti costituzionali indipendenti. 5. I modelli di giustizia costituzionale A livello comparato, possiamo distinguere due grandi modelli di giustizia costituzionale: - Il modello diffuso , come quello statunitense, in cui tutti i giudici ordinari hanno il potere di non applicare norme ritenute incostituzionali nel corso dei procedimenti.

  • 5 nominati dal Presidente della Repubblica. I candidati devono appartenere a una delle seguenti categorie:
  1. Professori ordinari di discipline giuridiche;
  2. Avvocati con almeno vent’anni di professione;
  3. Magistrati delle giurisdizioni superiori. Questa composizione mista serve a garantire un equilibrio tra i poteri dello Stato, evitando che l’organo sia dominato esclusivamente da magistrati o da esponenti politici. Incompatibilità L’incarico di giudice costituzionale è incompatibile con l’appartenenza al Parlamento, ai consigli regionali, con l’esercizio della professione forense e con altri incarichi previsti dalla legge. Il ruolo della politica La politica entra nella Corte in maniera indiretta, soprattutto attraverso i membri eletti dal Parlamento. Anche i giudici nominati dalle magistrature possono essere influenzati da orientamenti ideologici. Per questo, la nomina da parte del Presidente della Repubblica è pensata come un elemento di riequilibrio. 8. Le funzioni della Corte costituzionale La Corte costituzionale italiana esercita diverse funzioni fondamentali:
  4. Controllo di legittimità costituzionale delle leggi e degli atti con forza di legge, sia statali che regionali.
  1. Risoluzione dei conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra Stato e Regioni o tra diverse Regioni.
  2. Verifica dell’ammissibilità dei referendum abrogativi , cioè controlla che rispettino i limiti previsti dalla Costituzione.
  3. Giudizio sulle accuse rivolte al Presidente della Repubblica , nei casi previsti dalla legge. 29 - 4 Il giudizio di legittimità costituzionale 1. Il ruolo della Corte costituzionale La Corte costituzionale è l’organo incaricato di garantire il rispetto della Costituzione da parte delle fonti primarie del diritto, ovvero delle leggi statali e regionali, dei decreti legislativi e dei decreti-legge. Essa interviene per accertare se una norma di rango primario sia compatibile con le disposizioni costituzionali. Si dice che la Corte è il giudice della costituzionalità , in quanto deve valutare se una fonte primaria violi o meno la Costituzione. In caso di contrasto tra una legge e la Costituzione , la Corte risolve l’antinomia in senso verticale, eliminando dall’ordinamento la norma che risulti incostituzionale. Differenza tra incostituzionalità e abrogazione È importante distinguere la dichiarazione di incostituzionalità dall’ abrogazione di una norma:

3. Il GLC in via incidentale - Caratteristiche generali Nel nostro ordinamento non è previsto l’accesso diretto dei cittadini alla Corte costituzionale. Questo significa che una persona non può rivolgersi direttamente alla Corte per impugnare una legge. La questione di legittimità deve essere sollevata nel corso di un processo ordinario da parte di un giudice. È per questo che si parla di via incidentale : la questione costituzionale sorge come un incidente di percorso durante un giudizio già avviato. Il giudice, sospendendo il processo, trasmette la questione alla Corte costituzionale per ottenere una decisione. Una volta pronunciata la sentenza della Corte , il processo può riprendere. Motivazioni del legislatore italiano Il legislatore ha escluso l’accesso diretto alla Corte per due ragioni: 1. Evitare una valanga di ricorsi : ordinamenti come quelli di Spagna e Germania prevedono meccanismi di filtro molto rigidi per evitare un numero eccessivo di ricorsi da parte dei cittadini. 2. Ancorare il controllo alla realtà concreta : una legge viene valutata non in astratto, ma nella sua effettiva incidenza sui rapporti giuridici. Alcune norme apparentemente innocue rivelano problemi solo al momento della loro applicazione concreta. Potenziale strumentalizzazione In astratto, la questione di legittimità costituzionale può essere utilizzata in modo strategico, per rallentare il processo o rinviarne la conclusione. Per questo motivo, la Corte ha stabilito precisi requisiti di ammissibilità , che devono essere rispettati affinché la questione possa essere esaminata.

4. I requisiti di ammissibilità della questione incidentale Il giudice che solleva la questione deve redigere un’ ordinanza motivata , contenente gli elementi richiesti dalla giurisprudenza costituzionale. I principali requisiti sono: a) Legittimazione del giudice a quo La questione deve essere sollevata da un giudice nel corso di un giudizio. In alcuni casi eccezionali, la Corte ha accettato questioni prive di giudizio formale, quando era evidente l’impossibilità per alcune norme (es. norme disciplinari) di arrivare alla Corte con il canale ordinario. b) Parametro costituzionale Il giudice deve indicare le disposizioni costituzionali violate. In alcuni casi si ricorre a un parametro interposto , cioè a una norma che funge da tramite tra la fonte primaria e la Costituzione. Ad esempio, se viene impugnato un decreto legislativo, il parametro non è solo l’ art. 76 Cost ., ma anche la legge delega violata. c) Oggetto della questione Può essere impugnata solo una fonte primaria del diritto , che sia statale o regionale. Non possono essere oggetto del giudizio fonti secondarie o atti amministrativi.

non è ammessa la dissenting opinion , cioè la possibilità per un giudice di rendere pubblica la propria opinione contraria rispetto alla decisione del collegio.

5. Il GLC in via principale Il giudizio in via principale non nasce da un processo ordinario, ma da un conflitto tra enti della Repubblica (Stato e Regioni). In questi casi, è diretto l’accesso alla Corte , senza passare per un giudizio pendente. Le ipotesi previste sono tre: 1. Lo Stato impugna una legge regionale che ritiene lesiva delle sue competenze; 2. Una o più Regioni impugnano una legge statale per violazione del principio di sussidiarietà o delle competenze regionali; 3. Una Regione impugna una legge di un’altra Regione , anche se questa eventualità è molto rara. 5 - 5 Le tecniche decisorie della Corte costituzionale Le decisioni della Corte costituzionale Le decisioni della Corte costituzionale si distinguono principalmente in decisioni di rito e decisioni di merito , a seconda che la Corte si limiti a valutare la procedura oppure entri nel merito della questione di legittimità. 1. Decisioni di rito

Le decisioni di rito si hanno quando la Corte non entra nel merito della questione di costituzionalità. In questi casi, la Corte non dichiara se la norma impugnata sia costituzionale o incostituzionale , ma si limita a esprimersi su aspetti formali o procedurali. Queste decisioni assumono spesso la forma dell’ ordinanza e si verificano, ad esempio, quando:

  • Mancano i requisiti di ammissibilità : in tal caso, la Corte emette un’ ordinanza di manifesta inammissibilità.
  • La norma impugnata non è una fonte primaria , quindi non rientra nella competenza della Corte.
  • Interviene una modifica normativa (ius superveniens) : in questo caso, la Corte può restituire gli atti al giudice a quo , invitandolo a riesaminare la rilevanza della questione alla luce del mutato quadro normativo. 2. Decisioni di merito Quando la Corte entra nel merito, valuta la fondatezza o l’infondatezza della questione di legittimità. Da questa valutazione derivano due possibili esiti: a) Sentenza di accoglimento Si ha quando la Corte ritiene fondata la questione e dichiara l’illegittimità costituzionale della norma impugnata. Gli effetti principali sono:
  • La norma viene espunta dall’ordinamento.
  • L’illegittimità è generalmente retroattiva : la norma è nulla fin dall’origine , come se non fosse mai esistita. Limiti alla retroattività :

3. Le sentenze interpretative La Corte può trovarsi davanti a una disposizione ambigua , da cui derivano più norme (cioè diverse interpretazioni possibili). In questo caso, non elimina la disposizione, ma interviene sull’interpretazione : a) Sentenza interpretativa di rigetto - La Corte ritiene costituzionale una specifica interpretazione della norma, e rigetta la questione solo se la disposizione viene applicata nel modo conforme alla Costituzione. - Se i giudici applicano la norma secondo l’interpretazione indicata dalla Corte , la norma sopravvive. b) Sentenza interpretativa di accoglimento - La Corte dichiara incostituzionale una determinata interpretazione della disposizione, anche se altre interpretazioni sarebbero compatibili con la Costituzione. Limiti e tensioni - I giudici ordinari sono soggetti solo alla legge (art. 101 Cost.) , e non alle interpretazioni della Corte costituzionale. - Ne è nata una vera e propria “guerra tra le Corti” , in particolare tra Corte costituzionale e Corte di Cassazione (che ha il ruolo di nomofilachia , cioè garantire l’uniformità interpretativa).

Soluzione: il diritto vivente La Corte ha scelto di rispettare il diritto vivente , cioè l’ interpretazione dominante e consolidata di una disposizione da parte dei giudici. Se però non esiste un orientamento uniforme (ossia non c’è diritto vivente) , la Corte può ancora intervenire con sentenze interpretative. 6 - 5 Le altre attribuzioni della corte Le Sentenze Manipolative della Corte costituzionale Le sentenze manipolative costituiscono una particolare modalità con cui la Corte costituzionale interviene su una norma ritenuta incostituzionale. Invece di eliminarla del tutto, la Corte sceglie di "manipolarla", cioè di correggerla per rimuoverne il vizio e mantenerla comunque nel sistema giuridico. Questo tipo di intervento rappresenta una forma di equilibrio tra il rispetto della legge e la necessità di garantire la conformità alla Costituzione. Tipologie di sentenze manipolative

1. Sentenze di accoglimento parziale - Con questa tipologia la Corte elimina solo una parte della norma, quella che ne determina l’incostituzionalità. - Formula tipica : “La norma è incostituzionale nella parte in cui prevede…”

I Limiti delle Sentenze Manipolative Un aspetto critico di queste sentenze è che la Corte , intervenendo sul contenuto delle leggi, finisce per creare diritto , attività che spetterebbe al legislatore. Per questo motivo, si parla spesso di sentenze para-legislative. Per evitare eccessi, la Corte ha sviluppato alcune tecniche per limitare il proprio intervento.

  • Sentenze additive di principio In alcuni casi, soprattutto quando un’addizione comporterebbe maggiori spese pubbliche, la Corte si limita a indicare un principio da seguire, rinviando l’intervento normativo al Parlamento.
  • Sentenze monito Sono decisioni con cui la Corte non accoglie la questione di incostituzionalità, ma invita il legislatore ad intervenire.
  • Es. La sentenza n. 138/2010 sul matrimonio omosessuale. La Corte dichiarò la questione inammissibile perché non si trattava di un caso a “rime obbligate” , ossia non esisteva una sola soluzione costituzionalmente corretta. Tuttavia, affermò che la Costituzione non vieta al legislatore di riconoscere forme di unione civile. A seguito di questo “monito” , venne poi approvata la legge Cirinnà. Queste tecniche mostrano come la Corte cerchi di bilanciare il proprio ruolo di custode della Costituzione con il rispetto della funzione legislativa del Parlamento. Giudizio in Via Principale: Il Contenzioso Stato-Regioni Tra le attribuzioni della Corte rientra il giudizio in via principale, che riguarda le controversie tra Stato e Regioni relative alla ripartizione delle competenze legislative. È l’unica forma di accesso diretto alla Corte costituzionale.
  • Impugnazione : Se il Governo ritiene che una legge regionale ecceda le competenze previste dalla Costituzione , può impugnarla entro 60 giorni dalla pubblicazione. Anche le Regioni possono impugnare leggi statali.
  • Ridondanza dei parametri : La Corte permette alla Regione di richiamare anche principi costituzionali diversi da quelli sulla ripartizione delle competenze, se dimostra che la violazione si traduce in una lesione delle proprie attribuzioni costituzionali.
  • Riforma del 1999 : Ha introdotto la possibilità per il Governo di impugnare anche gli statuti delle Regioni ordinarie, entro 30 giorni dalla pubblicazione. Anche in questo contesto, la Corte può utilizzare sentenze manipolative per correggere norme viziate, senza eliminarle del tutto. I Conflitti di Attribuzione tra Poteri dello Stato Un’altra funzione della Corte è risolvere i cosiddetti conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato. Tali conflitti si verificano quando due organi costituzionali rivendicano la titolarità dello stesso potere, oppure quando un organo ritiene che un altro abbia invaso la propria sfera di attribuzioni. **Il giudizio si articola in due fasi:
  1. Fase preliminare di ammissibilità** La Corte valuta se il conflitto può essere esaminato, sulla base di tre requisiti: a. Deve avvenire tra organi appartenenti a poteri diversi dello Stato. b. Gli organi devono essere apicali , cioè in grado di esprimere in via definitiva la volontà del proprio potere. c. La sfera di attribuzioni contestata deve avere un fondamento costituzionale.

Articolo 3 della Costituzione Italiana Comma 1 – Principio di uguaglianza formale Comma 2 – Principio di uguaglianza sostanziale

1. Uguaglianza Formale (comma 1) Definizione Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Caratteristiche principali - È un'uguaglianza astratta e giuridica : la legge considera tutti eguali nel momento dell'applicazione. - È il principio fondamentale dello Stato liberale , sviluppatosi nel Settecento e affermatosi con la Rivoluzione francese. - Supera l’ordine di ceti e privilegi dell’ ancien regime , affermando l’ uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. - Lo Stato liberale è uno Stato "minimo": non interviene nella sfera privata , riconosce la proprietà privata, ma non garantisce servizi come sanità o istruzione. Limiti dell’uguaglianza formale - Riconosce a tutti i diritti fondamentali, ma solo come titolarità astratta , senza garantire l’effettiva possibilità di esercitarli.

  • Lo Stato non rimuove gli ostacoli che impediscono, di fatto, l’accesso ai diritti.
  • L’uguaglianza è proporzionale allo status socioeconomico : chi ha più risorse può fare più cose, anche se formalmente è uguale agli altri. Clausola antidiscriminatoria L’articolo vieta qualsiasi discriminazione sulla base di:
  • Sesso : supera le discriminazioni contro le donne presenti nello Statuto Albertino.
  • Razza : reazione alle leggi razziali fasciste. Il termine "razza" è oggi discusso, ma mantenuto per memoria storica.
  • Lingua : garantisce il diritto alla difesa, anche con interprete.
  • Religione : afferma la libertà religiosa e il principio di laicità dello Stato.
  • Opinioni politiche : tutela l’espressione politica, con l’eccezione del divieto di ricostituzione del partito fascista.
  • Condizioni personali o sociali : include orientamento sessuale, disabilità, classe sociale, titoli nobiliari (oggi privi di valore giuridico). Il principio in pratica
  • È la base dell’uguaglianza davanti alla legge: la legge è uguale per tutti.
  • Si applica attraverso norme generali e astratte che trattano allo stesso modo situazioni uguali.
  • Ma la legge può (e deve) trattare in modo diverso le situazioni diverse , scegliendo quali differenze siano giuridicamente rilevanti (es. nei concorsi militari, le capacità fisiche).