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Giustizia costituzionale
Giustizia costituzionale = insieme dei meccanismi per far valere la supremazia della costituzione su tutti gli altri poteri dello stato
Europa
In Europa continentale si inizia a parlare di giustizia costituzionale dopo la dine della Seconda guerra mondiale. Per tutto l’800 e metà del 900 si ritiene che la fonte primaria del diritto sia la legge, ovvero l’atto volto ad assecondare le aspirazioni del ceto sociale dominante, la borghesia. Questo poiché si era sviluppata l’idea di non voler sottostare a una costituzione approvata molti anni prima. Quest’ottica europea implica la mancanza della percezione di una gerarchia tra la costituzione e le leggi.
USA
Negli Stati Uniti nel 1803 la corte suprema, ovvero, il vertice dell’apparato giudiziario federale formata da 9 giudici a vita nominati dal presidente e ratificati dal senato, si trovò a decidere il caso Marbury vs Madison. Il segretario di stato Madison non firmò la nomina di Marbury come giudice di pace, il che portò quest’ultimo a rivolgersi direttamente al vertice dell’apparato federale. In America, infatti, una legge del congresso stabiliva i casi in cui ci si potesse rivolgere direttamente alla corte suprema, avendo così un solo grado di giudizio. La costituzione degli USA, invece, prevede la giurisdizione unica in alcuni casi differenti da quelli stabiliti dalla legge del congresso americano, tra i quali non rientrava il caso riportato da Merbury. La costituzione all’epoca non sanciva nulla sulle antinomie e il principio di separazione dei poteri e, di conseguenza, la corte ha dovuto:
- Riconoscere la presenza di un’antinomia
- Riconoscere la prevalenza della costituzione sulle leggi del congresso
- Disapplicare la legge incostituzionale, ovvero non applicare la legge al caso concreto. A causa della separazione dei poteri non gli era concesso, infatti, abrogare o annullare la norma. (Abrogazione à solo una legge può abrogare un’altra legge che spetta al potere legislativo. Annullamento à è l’eliminazione di un pezzo del diritto positivo e quindi spetta al potere legislativo. Non applicare la norma invece non elimina nessun diritto positivo)
- La corte non ha giudicato la controversia Da allora tutti i giudici americani sono autorizzati a disapplicare leggi incostituzionali. Ciò implica che nel 1803 nasce negli stati uniti la giustizia costituzionale
Hans Kelsen e Carl Schmitt
In Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale si inizia a parlare di giustizia costituzionale, grazie a due soggetti che scrivono un saggio su chi dovesse essere il custode della costituzione:
- Hans Kelsen, che pensava che il custode della costituzione dovesse essere un tribunale, e quindi affidava questo compito all’apparato giudiziario. Esso, inoltre, credeva che la giustizia costituzionale dovesse essere un’attività ordinaria, normale.
- Carl Schmitt, invece, pensava che il custode della costituzione dovesse essere il capo dello stato, in quanto incarna l’unità del popolo. Esso, inoltre, riteneva che la giustizia costituzionale dovesse essere un’attività straordinaria, eccezionale.
Italia
In Italia prevalse la teoria di Kelsen Per arrivare a avere la corte costituzionale, che è un prodotto della costituzione, di oggi ci fu un acceso dibattito all’interno dell’assemblea costituente. Lo scontro principale avvenne tra DC e PC:
- La DC voleva seguire l’insegnamento di Kelsen, quindi, stabiliva il bisogno di un’attività giudiziaria che potesse contrastare gli atti incostituzionali
- Il partito comunista non voleva la Corte costituzionale, in quanto, il Leader Palmiro Togliatti non comprendeva come si potesse attribuire a un gruppo ristretto di persone non elette dal popolo la possibilità di annullare le leggi volute dal popolo (fatte dai rappresentati eletti dal popolo). Il PC, quindi, ritiene la giustizia costituzionale un meccanismo antidemocratico (la stessa obbiezione è stata fatta da berlusconi, di destra, dopo l’annullamento del lodo Alfano). Il Partito comunista si arrese ma modificando la composizione della Corte costituzionale
Composizione Corte costituzionale:
La carica dura 9 anni e è composta da 15 giudici, di cui:
- 5 eletti dal parlamento in seduta comune
- 5 nominati dal presidente della repubblica
- 5 dalle supreme magistrature: ordinaria e amministrative. Questi 5 sono divisi: o 3 eletti dalla corte di cassazione, suprema magistratura ordinaria o 1 dal consiglio di stato, suprema magistratura amministrativa o 1 dalla Corte dei conti, suprema magistratura amministrativa Le categorie professionali tra cui è possibile scegliere i giudici della corte sono:
- Professori ordinari di università in materie giuridiche
- Avvocati con almeno 20 anni di professione
- Supremi magistrati ordinari e amministrativi (magistrati di cassazione, consiglieri di stato o magistrati della Corte dei conti)
Composizione mista della corte
La corte ha il compito di occuparsi di atti politici, ovvero, voluti dalla maggioranza, e quindi si occupa di giudicare una decisione politica. I 5 membri eletti dal parlamento in seduta comune rappresentano l’ingresso del fattore politico all’interno della corte (evitare > potere giudiziario)
Impugnazione della legge davanti alla corte
Giudizio di legittimità costituzionale in via principale. Questa metodologia riguarda il contenzioso tra stato e regione, dove viene fatto un ricorso. Esso avviene quando:
- Una regione impugna una legge statale
- Lo stato impugna una legge regionale
- Una regione impugna una legge di un’altra regione Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale. Questa metodologia prevede che la questione di legittimità costituzionale debba essere sollevata in un giudizio davanti ad un giudice. Il processo ha delle fasi stabilite e nel caso di sollevamento di una possibile antinomia non si può procedere se essa non viene risolta, si tratta quindi di un incidente di percorso. (la risoluzione dell’antinomia è una decisione decisiva ai fini del processo)
Requisiti di ammissibilità della QLC
Poiché le tempistiche si risposta della corte sono piuttosto lunghe (circa 1 anno) e la presentazione di una QLC fa fermare sia il processo sia il termine di prescrizione di esso fino a una sentenza della corte, per evitare che una QLC venga utilizzata ai fini di rallentare il processo la legge e la Corte costituzionale hanno fissato alcuni requisiti di ammissibilità della QLC. La QLC, quindi, deve soddisfare tutti i requisiti per essere portata davanti alla corte e, in caso di mancanza dei requisiti il giudice non porta la QLC davanti alla corte:
- Legittimazione del giudice a quo : il giudice dal quale la questione è portata davanti alla corte. La QLC deve essere sollevata davvero durante il corso di un giudizio davanti al giudice. es: o Nel corso di un procedimento disciplinare davanti al CSM si può presentare una QLC? Si perché la corte ha deciso di accontentarsi della presenza di un procedimento anche se non è presente un vero giudice. o Corte dei conti fa un controllo dei conti pubblici, in questo caso di può presentare QLC? Si perché la corte ha deciso di accontentarsi della presenza di un giudice anche se non è presente un giudizio o Forum, programma tv, si può sollevare una QLC? No, poiché non c’è un giudice (è un arbitro) e non c’è un giudizio (si basa su un accordo di diritto privato stipulato tra le parti)
- Fonte primaria : l’oggetto del quesito davanti alla corte deve essere una fonte primaria del diritto. (se una revisione costituzionale viola un principio supremo può essere impugnato davanti alla corte)
- Costituzione : il giudice a quo quando scrive l’ordinanza di rimessione deve espressamente indicare gli articoli della costituzione che si ritengono violati. Nel caso di un decreto-legge: o La legge delega viene definita come parametro interposto: si cita un decreto legislativo che viola l’articolo 76 della costituzione perché non rispetta i principi della legge delega
- Rilevanza della QLC : una QLC è rilevante quanto la sentenza della Corte costituzionale è fondamentale per giudizio del giudice a quo
- Non manifesta infondatezza : Il giudice a quo deve dichiarare inabissabile le QLC manifestamente infondate. Ne deriva che: o Una questione è manifestamente infondata quando non è sorretta da argomentazioni. o Il giudice a quo non può dichiarare la richiesta infondata per un parere personale
Petitum
Il petitum è la domanda che si rivolge a un giudice. (es: condanna a risarcimento, restituzione di un bene…) Nel caso della QLC posta alla corte, il petitum è la verifica se la legge è incostituzionale o meno. Il petitum portato davanti a un giudice a quo deve essere diverso dal petitum portato davanti alla Corte costituzionale. Con il porcellum però:
- Il petitum portato al giudice era stesso portato alla corte, infatti, il petitum posto al giudice ordinario era contestare l’incostituzionalità del porcellum
- Accesso diretto alla corte mascherato ma per buona causa. La QLC posta dai cittadini, infatti, fu dichiarata ammissibile solamente poichè era l’unica maniera per portare una legge elettorale davanti alla corte
Efficacia della sentenza
Quando una QLC arriva alla corte il presidente della Corte costituzionale per rendere efficiente il giudizio sceglie 1 tra gli altri 14 giudici come giudice relatore, per occuparsi della questione, aiutato da altri 3 assistenti che raccolgono tutto il materiale per giudicare la norma. Il giudice relatore, una volta che ha preso una decisione riguardo alla norma si presenta in camera di consiglio esponendo la sua decisione, dove verrà discussa e approvata o meno dal consiglio. (viene quindi votata da tutti i 15 giudici)
Decisioni della Corte costituzionale
La corte può decidere se la QLC è:
- Fondatezza à norma impugnata incostituzionale à sentenze di accoglimento
- Infondatezza ànorma impugnata conforme a costituzione à sentenze di rigetto Con la sentenza di rigetto la norma sopravvive, non subisce alcuna sanzione. In questo caso, però, la norma non è preclusa dalla possibilità di essere impugnata nuovamente successivamente.
Sentenze della Corte costituzionale
A 5 anni dall’entrata in funzione della Corte costituzionale, viene sollevata una QLC avente per oggetto la norma del Codice penale del 1930 sull’adulterio femminile. Il Codice penale puniva l’adulterio femminile in maniera differente da quello maschile:
- Moglie incriminata, processata e condannata: un solo episodio di tradimento e clandestino
- Marito incriminato, processato e condannato: avvenimento ripetuto nel tempo e pubblico La QLC portata davanti alla corte sanciva la violazione del principio di eguaglianza formale (art. 3 comma 1). La corte, attraverso la sentenza, sancisce che eguaglianza significa trattare in modo diverso situazioni differenti e trattare in modo uguale situazioni uguali. Con questa precisazione la corte sostiene la non omogeneità delle situazioni e, di conseguenza, la necessità di diversi trattamenti.
Sentenze manipolative
La Corte costituzionale ha inventato 3 tipi di sentenze manipolative:
- Sentenza di accoglimento parzialeà nel dispositivo si legge: l’articolo x è dichiarato incostituzionale nella parte in cui prevede x. Con questa manipolazione la corte elimina il pezzo della norma che la rendeva incostituzionale, lasciandone in piedi la restante parte.
- Sentenza additive à nel dispositivo si legge: l’articolo x è dichiarato incostituzionale nella parte in cui non prevede x. Con questa manipolazione la corte aggiunge un pezzo alla norma, per renderla conforme a costituzione.
- Sentenze sostitutive à nel dispositivo si legge: l’articolo x è dichiarato incostituzionale nella parte nella parte in cui prevede x anziché y. Con questa manipolazione la corte elimina il pezzo incostituzionale della norma e aggiunge la parte necessaria per renderla conforme a costituzione. Le sentenze manipolative hanno pregi e limiti:
- Pregio: correzione della disposizione, senza un suo completo annullamento
- Limite: la corte crea diritto, ed essendo un organo giudiziario e potrebbe. La corte ha deviato a questo limite sancendo la sua funzione para-legislativa, ovvero, essa si sostituisce al legislatore La corte si è posta un limite alla sua possibilità legislativa:
- La sentenza additiva a rime obbligate: la corte fa una sentenza manipolativa solamente quando rappresenta l’unica soluzione prevista dalla costituzione (se ci sono diverse soluzioni allora si astiene).
Sentenze additive che costano
La corte, al posto di fare sentenza additiva che producono dei costi, ha sviluppato una prassi:
- La norma viene dichiarata conforme a costituzione (in un primo momento)
- La corte formula un monito al legislatore, un avvertimento, dove la corte ammette l’incompatibilità della norma con un principio costituzionale, dando del tempo al legislatore per porre rimedio
- Se la questione non viene sanata e si ripresenta una QLC alla corte allora essa la dichiara incostituzionale
La Corte costituzionale è un attentato alla costituzione?
La costituzione stessa limita la democrazia, in quanto, il potere spetta sempre al popolo ma anche le maggioranze possono sbagliare, quando approvano leggi incostituzionali. Aldo Sandulli “la Corte costituzionale protegge la democrazia da sé stessa”. Questo, poiché, una maggioranza può abusare del proprio potere e qui interviene la corte.
I diritti fondamentali
La costituzione ha il compito di proteggere i diritti fondamentali Un diritto è fondamentale quando è protetto nei confronti dell’autorità (fino alla Rivoluzione francese lo stato poteva non curarsi dei diritti fondamentali)
Concetto di libertà
Libertà (nelle società primitive) = agire senza alcun vincolo à provoca:
- Caos
- Anarchia: vivere senza regole imposte dallo stato, ma con regole scelte dai consociati, dai membri della società. Un tipo di anarchia può portare: o Legge del più forte Oggi si dice che una libertà vale finché non si annulla la libertà degli altri. Ciò implica un limite alla libertà à si possono verificare due situazioni:
- Società non regolamentata: decide il limite della libertà il più forte o dai consociati
- Società regolamentate (contemporanee): i limiti sono imposte dalle autorità L’intervento del diritto oggettivo è quello di trasformare le libertà in diritti fondamentali. Quest’ultimi non sono mai assoluti e illimitati, incontrano sempre delle limitazioni poste da un’autorità che si esprime attraverso le norme giuridiche La costituzione italiana riporta i diritti fondamentali dall’art. 13 in avanti.
Di quali diritti fondamentali siamo titolari?
L’elenco dei diritti fondamentali stabiliti dalla costituzione è stato scritto tra il 46 e il 47. Si tratta quindi di diritti che riflettevano la società dell’epoca. Con l’evolversi della società sono necessari diritti che allora non erano inimmaginabili. (es: diritto all’identità sessuale à riconoscimento da parte degli altri in come mi rivedo non per il sesso biologico, cambiamento all’anagrafe del sesso) I diritti fondamentali, quindi, possono essere evolversi in due modi:
- Revisione costituzionale: dal 48 a oggi però l’elenco non è stato cambiato, c’è stata solamente una revisione dell’articolo 9. Ciò poiché non si è mai creato abbastanza consenso per mettere d’accordo forze politiche eterogenee
- Interpretazione del testo costituzionale da parte della Corte costituzionale: dare un significato normativo nuovo ai diritti fondamentali passati (il testo costituzionale resta immutato). Questa alternativa però impone la caduta in un rischio: o Diritti insaziabili: inflazione di diritti fondamentali. La Corte costituzionale, però, è sempre stata consapevole di questo rischio e non ne ha mai abusato
Principio di eguaglianza
L’eguaglianza è uno ei bisogni primari captati dalle istituzioni giuridiche. L’eguaglianza è strettamente connessa al principio di giustizia e rappresenta il vero fattore di giustizia all’interno di una società. L’eguaglianza può avere interpretazioni soggettive: Giustizia = Eguaglianza = Parità di trattamento davanti alla legge e luogo dove si possono avere disuguaglianze per aiutare i soggetti più deboli
Dimensione formale del principio di eguaglianza
Con la Rivoluzione francese si afferma il principio di eguaglianza formale. Si tratta di una novità rispetto al passato, in quanto, nella monarchia il diritto positivo trattava in modo diverso i consociati, il che creava diseguaglianze davanti alla legge. Dimensione formale = tutti eguali davanti alla legge La borghesia è stata la protagonista dell’affermazione di questo principio, poiché, essa produceva ricchezza e voleva trattenere i vantaggi dell’attività economica. Per fare ciò, però, essa doveva contare su una legge davvero uguale per tutti, in quanto, prima la borghesia produceva ricchezza ma rinunciava a gran parte di essa a causa della forte tassazione, che molto spesso andava a nobiltà e clero. La borghesia, quindi, per affermare la propria posizione di dominio nella società dovette affidarsi al principio di eguaglianza.
Limiti alla dimensione formale dell’eguaglianza
Il fatto che tutti sono eguali davanti alla legge significa anche che tutti sono egualmente titolari degli stessi diritti fondamentali (universali quanto a titolarità). Limite principale:
- Le persone non godono tutte delle stesse condizioni socioeconomiche e chi ha una situazione più fragile può trovarsi in difficoltà. Esempi: o Principio di inviolabilità del domicilio: garantito a tutti ma se uno il domicilio non può esercitare questo diritto. o Libertà di circolazione nel territorio: garantito a tutti ma se le persone sono impossibilitate a muoversi perché non dispongono dei mezzi finanziari non possono esercitare questo diritto.
Principio di eguaglianza sostanziale: creazione di un divario
Divario tra l’astratta titolarità dei diritti fondamentali e l’effettivo godimento degli stessi. Situazione ottimale: formalmente titolari di un diritto e si gode delle condizioni per esercitarlo. Situazione reale: formalmente titolari di un diritto ma non si gode di condizioni socioeconomiche che permettono di esercitarlo. I diritti fondamentali per essere esercitata richiedono la disponibilità di beni, senza i quali i diritti non possono essere concretamente esercitati. Ciò provoca una crisi nell’eguaglianza formale, causata da una diseguaglianza di fatto nell’accesso ai beni fondamentali. Si crea quindi un divario tra tutti coloro che hanno la titolarità dei diritti e i pochissimi che hanno la possibilità di goderne. Le diseguaglianze socioeconomiche possono frustrare il ruolo della costituzione. Quest’ultima, infatti, ha il compito di creare le condizioni da permettere a tutti di esercitare i diritti fondamentali. (nell’800 lo stato connesso alla costituzione non riusciva a garantire a tutti l’effettivo godimento dei diritti fondamentali)
Teorie liberali
Il pensiero liberale, che vede Adam Smith come principale esponente, vede l’uomo come artefice del proprio destino, dove tutto deve ruotare attorno all’individuo. Si crede in un individuo che si autorealizza nella vita, avvalendosi di tutte le libertà previste dall’ordinamento. Il principio liberale si è affermato per l’intero 800 e i primi del 900, influenzando le costituzioni dell’800, dove si vede l’uomo che riconquista la propria libertà nei confronti del sovrano assoluto. Dopo la Rivoluzione francese si crea un nesso tra borghesia e liberalismo: il borghese è artefice del proprio destino, è colui che crea un’impresa per massimizzare il proprio profitto, riuscendo così ad avere successo nella vita. Il pensiero liberale asseconda l’inclinazione individuale al successo, in quanto, si ritiene che il benessere individuale si traduca in benessere collettivo, poiché, se si sostiene l’individuo permettendogli di esercitare autonomamente le proprie libertà imprenditoriali ne beneficerà anche l’intera società. Il liberale responsabile si rende conto della possibilità di creazione di un divario tra astratta titolarità ed effettivo esercizio dei diritti. Essi, però, sostengono che nel momento in cui si è di fronte a un divario è compito della persona impegnarsi maggiormente per ottenere i risultati. In caso di mancato raggiungimento sarà solamente colpa dell’individuo, in quanto, la società gli ha messo a disposizione tutto il necessario per realizzarsi. Il pensiero liberale sbaglia nell’atteggiamento che ha nei confronti dei lavoratori, poiché, a causa del trattamento economico ricevuto e delle condizioni lavorative non gli permetteranno mai di colmare il divario, nonostante l’impegno personale.
Comma 2
Con l’avvento del costituzionalismo di matrice social democratica lo stato interviene nei rapporti socioeconomici. Si tratta quindi di un interventismo pubblico, basato sulle teorie keynesiane. È compito della repubblica contrastare le disuguaglianze (es: scuole, ospedali pubblici, mediazione del mercato del lavoro) Socialismo reale (Marx) = non esiste la proprietà privata dei fattori di produzione, il che comporta la presenza di sole imprese pubbliche. Questa corrente di pensiero lo stato riesce a contrasta le disuguaglianze decidendo cosa produrre, quanto produrre, il prezzo e distribuendo la ricchezza in base ai bisogni, il che causa un egualitarismo assoluto. La costituzione italiana reca una serie di principi inconciliabili con il socialismo reale Per contrastare le disuguaglianze di fatto lo stato deve perseguire 2 obbiettivi:
- Pieno sviluppo della personalità umana à persona come individuo conseguire i fini esistenziali
- Piena partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese à persona come consociato : relazioni con gli altri 2 modi di intendere l’eguaglianza sostanziale:
- Eguaglianza nei punti di arrivo (eguaglianza di risultato) à riconoscono a tutti lo stesso risultato nonostante partissero da situazioni diverse (regimi socialisti)
- Eguaglianza nei punti di partenze (eguaglianza nelle opportunità) à riconoscono a tutti le stesse opportunità di successo nonostante le condizioni di partenza diverse. Il risultato però dipende dall’impegno delle persone. Eguaglianza sostanziale ai sensi dell’art.3 comma 2 = eguaglianza nei punti di partenza. La repubblica interviene affinché siano garantite a tutti le stesse opportunità (di crescita, di sviluppo della personalità, di partecipazione all’organizzazione…) La costituzione ha creato una struttura statale per garantire l’eguaglianza sostanziale garantendo diritti sociali. Alcuni esempi di articoli:
- Art. 34 si rivolge direttamente a coloro che nascono in situazioni di svantaggio e che attraverso misure economiche statali hanno la possibilità di raggiungere i gradi più alti di istruzione.
- Art. 32 si rivolge direttamente a coloro che nascono in situazioni di svantaggio e che attraverso misure economiche statali hanno la possibilità di contare su garantisce cure gratuita
Come verificare se l’eguaglianza sostanziale ha funzionato in Italia da 48 a oggi?
Mobilità sociale = passaggio di una persona da una classe sociale a un’altra. Può essere di due tipi:
- Ascendente à migliora la propria condizione sociale
- Discendente à peggiora il proprio status Convenzionalmente per calcolare la mobilità sociale si utilizzano 6 classi sociali. La divisione in classi sociali non ha rilevanza giuridica, ha solo valore scientifico. Come si misura la mobilità sociale: si prende in considerazione un campione a cui fare un’intervista, ponendo due domande:
- Classe sociale di origine
- Classe sociale attuale A seguito delle risposte ottenute si stilano delle tabelle che riportano le percentuali che rappresenta la mobilità sociale. L’Italia, tra i paesi occidentali, occupa le ultime posizioni di mobilità sociale, detta immobilità sociale. Negli Stati Uniti è presente solamente l’eguaglianza formale, caratterizzata da un disinteresse da parte dello stato delle persone che nascono in situazioni di svantaggio. Nonostante questo, gli Stati Uniti, sono uno dei paesi con i tassi di mobilità più alti. In Italia la mobilità sociale è bassa a causa:
- Dei pregiudizi che ha la società nei confronti delle origini delle persone.
- Manca la speranza di riscatto sociale. (è la società stessa a non tradurre in concreto il principio di eguaglianza sostanziale) Conseguenze della bassa mobilità sociale in Italia:
- Le persone talentuose lasciano il paese
- Accentuazione delle disuguaglianze
- Sfiducia nelle istituzioni, il che trova un’alternativa nella criminalità
- Il potere riguarda una minoranza (élite)
La libertà personale - art. 13
“La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.”
Riserva di giurisdizione
Atto motivato = si costringe l’autorità a presentare motivazioni valide, come garanzia verso gli imputati. La riserva di giurisdizione fa riferimento solo ai magistrati giudicanti. Questo poiché esistono due tipi di magistrati:
- Magistrati requirenti: sono il pubblico ministero, e quindi fanno parte del processo (hanno l’interesse di ricevere il provvedimento restrittivo
- Magistrati giudicanti: operano in una posizione di terzietà rispetto l’imputato
Custodia cautelare
La custodia cautelare in carcere è un provvedimento restrittivo delle libertà personali, in quanto, la persona colpita viene prelevata e portata in carcere. La parola cautelare fa riferimento al fatto che non si sa se bene se la persona sia colpevole o meno, si tratta infatti si una misura preliminare al processo. Fino al momento di emanazione di una sentenza definitiva di condanna si ha la presunzione di non colpevolezza. Il CPP prevede che per la custodia cautelare servano:
- Gravi indizi di colpevolezza = sono degli elementi di fatto che potrebbero verosimilmente trasformarsi in prove nel processo (le prove si formano nel processo, questi sono prima)
- Necessaria una delle tre ipotesi: o Pericolo di fuga o Pericolo di inquinamento delle prove o Pericolo di reiterazione del reato Nei casi in cui la custodia cautelare dovesse rilevarsi spropositata possono essere utilizzati gli arresti domiciliari, per i quali sono necessari gli stessi presupposti della custodia cautelare. L’interesse del pubblico ministero, oltre alle motivazioni previste nel codice, a richiedere la custodia cautelare sono:
- L’impatto sull’opinione pubblica
- Forma di pressione psicologia à far confessare gli imputati
Eccezione articolo 13
In presenza di un caso straordinario di necessità ed urgenza una forza armata può limitare la libertà di un soggetto. Nelle 48 ore successive, però, deve darne comunicazione al giudice, il quale avrà 48 ore per decidere se confermare o meno la misura restrittiva Es caso eccezionale di necessità e urgenza: flagranza di reato; arresto obbligatorio (es: omicidio à un privato può immobilizzare un criminale non va in contro a nessuna responsabilità).
Il domicilio - art. 14
“Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.” L’articolo 14 sancisce:
- Il domicilio personale è inviolabile : di regola nessuno può subire effrazioni senza consenso del proprio domicilio, eccezionalmente lo stato può adottare certe misure che violano questo diritto.
- Nessuno può essere sottoposto a violazioni di domicilio se non: o Nei casi e modi previsti dalla legge o Con atto motivato dell’autorità giudiziaria L’inviolabilità del domicilio, come la libertà personale, è una riserva assoluta di legge. Es: per una perquisizione è necessario il mandato, ovvero, un atto motivato dell’autorità giudiziaria. Il giudice per emetterlo deve avere gravi indizi di colpevolezza. L’unica eccezione per le perquisizioni, che non necessitano di un atto motivato del giudice, sono quelle tributarie. L’art. 14 riserva un problema interpretativo: cos’è il domicilio?
- Il Codice civile: definizione più ristretta
- Il Codice penale: definizione più ampia di quella del c.c.
- La Corte costituzionale: “qualsiasi spazio in cui una persona può legittimamente e concretamente sviluppare la propria personalità escludendo altri ” Es: appartamento in affitto, studio avvocato, ufficio di un professore all’interno dell’università, camera d’albergo, automobile (se il poliziotto vuole far aprire il bagagliaio lo fa aprire al proprietario, così essi mostrano il consenso alla perquisizione e non è necessario così il mandato)
Libertà di circolazione e soggiorno - art. 16
“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.” La possibilità di muoversi in qualsiasi parte del territorio nazionale è riservata solamente ai cittadini, inclusi quelli europei (unico diritto negato agli stranieri extracomunitari)
Limite alla libertà di religione: buon costume
- Buon costume = limite che serve a tutelare il minore nel suo faticoso processo di crescita. Sono, quindi, vietate tutte le azioni che possono offendere la personalità e l’informazione dei bambini, che non hanno ancora una strutturata e sui quali certi avvenimenti possono avere degli effetti che incidano negativamente
- Diverso dai valori morali: sono soggettivi e i valori morali della maggioranza possono andare a discapito delle minoranze
Libertà di comunicazione
“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.” Questo articolo si applica quando il pensiero è manifestato a uno o più persone specificamente identificate Si tratta di una libertà estesa a tutti dove il bene protetto è la libertà e segretezza della corrispondenza, la quale non deve essere messa a disposizione di terzi. I soggetti che possono minacciare la segretezza della corrispondenza sono:
- Pubblica autorità: a. Sequestro: sottrazione della corrispondenza dal titolare per finalità investigative, con una violazione della libertà b. Intercettazione: acquisizione di informazioni attraverso la visione della corrispondenza, con una violazione della segretezza.
- Soggetti privati
- Famiglia: solo per ragioni motivate L’intercettazione della corrispondenza L’intercettazione è uno strumento di indagine volto ad acquisire informazioni da usare come prova o per prevenire reati. Essa è ammessa solo:
- Riserva di legge: nei casi previsti dalla legge
- Riserva di giurisdizione: autorizzata dal giudice con un atto motivato
- Ammessa solo per i reati più gravi e per gravi indizi di reato e fondate ragioni che giustificano il ricorso alle intercettazioni
- Non sono ammessi altri casi che non rispettino la riserva di giurisdizione: non sono ammessi i casi di necessità e urgenza
- Limite temporale: l’atto motivato del giudice ha una durata di 15 giorni eventualmente prorogabili per ragioni serie Le intercettazioni non autorizzata fanno acquistare elementi che però non sono utilizzabili come prova e, poiché esse avvengono nella fase prima delle indagini, non hanno alcuna utilità.
Pubblicità delle intercettazioni:
- Contro: o Fino alla sentenza definitiva di condanna l’imputato ha la presunzione di non colpevolezza o Viola l’art. 15
- Pro: o È l’unico modo per far conoscere all’opinione pubblica l’avvenimento Le intercettazioni ambientali, a contrario di quelle telefoniche, violano l’art. 14, ovvero, l’inviolabilità del domicilio (es: telecamere nascoste a scuola per riprendere il comportamento di una maestra).
Libertà di manifestazione del pensiero
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.” Questo articolo, come l’art. 15, tutela il pensiero condiviso con altri soggetti, messo a disposizione degli altri. In questo caso, però, l’art. 21 si applica quando il pensiero è rivolto ad una platea indeterminata di potenziali destinatari. Questo articolo presenta un riferimento espresso alla libertà di stampa, forma più comune all’epoca per esprimere il pensiero personale, ma tutela comunque anche a ogni altro mezzo di comunicazione. Garanzie riportate dall’articolo:
- La manifestazione del pensiero non può mai sottoposta ad: o Autorizzazione: riguarda l’attività materiale della manifestazione del pensiero o Censura: riguarda il contenuto del pensiero manifestato e si tratta di attività svolte da una autorità pubblica. L’operazione di politica interna al giornale, però, è diversa dalla censura. L’art. 21 stabilisce anche i casi in cui il sequestro della stampa è ammesso:
- Riserva di giurisdizione: atto motivato del giudice
- Riserva di legge: casi e modi previsti dalla legge
- In casi di necessità e urgenza: la polizia può sequestrare la stampa ed entro 24 lo comunica al giudice che deve confermare o meno la validità del sequestro con un atto