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diritto pubblico comparato, Appunti di Diritto Pubblico Comparato

diritto pubblico elementi di base

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 07/05/2024

huriel-terrasi
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POTERE POLITICO
Perché nascono le regole giuridiche?
- La regola giuridica è un’esigenza ineliminabile, perché è
ineliminabile la proiezione sociale dell’individuo, l’uomo non
è fatto per vivere da solo deve vivere con altre persone.
L’articolo due parla dell’uomo come un individuo ma anche
come componente di un gruppo sociale. La formazione
sociale (contesto comunitario).
È importante perché l’individuo dentro la formazione sociale
prende consapevolezza del fatto che esistono altre persone
diverse da lui e gli permette di completare la sua stessa identità.
Questa proiezione sociale richiede che questa comunità si dia
delle regole, questo accade anche dentro una famiglia.
Queste regole sono una conseguenza naturale necessaria per
l’ordine sociale.
A seconda del contesto queste regole diventano di più e più
complesse (sino ad arrivare ad esempio all’ordinamento
giuridico).
All’interno di una comunità un gruppo o un soggetto acquisisce
quello che si chiama potere politico
(anche questo fa parte dello sviluppo di una comunità) questo
potere politico fa si che si induca agli altri di eseguire la propria
volontà, in virtù di una cosa importante). Quando io detengo il
potere politico posso imporre delle leggi in quanto possiedo il
Monopolio dell’uso della forza legittima. (la sovranità)
Questo gli permette di usare questa forza legittima nel caso in cui
le regole non vengano rispettate.
Per essere legittimo un potere deve essere riconosciuto ed
accettato dalla comunità.
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POTERE POLITICO

Perché nascono le regole giuridiche?

  • La regola giuridica è un’esigenza ineliminabile, perché è ineliminabile la proiezione sociale dell’individuo, l’uomo non è fatto per vivere da solo deve vivere con altre persone. L’articolo due parla dell’uomo come un individuo ma anche come componente di un gruppo sociale. La formazione sociale (contesto comunitario). È importante perché l’individuo dentro la formazione sociale prende consapevolezza del fatto che esistono altre persone diverse da lui e gli permette di completare la sua stessa identità. Questa proiezione sociale richiede che questa comunità si dia delle regole, questo accade anche dentro una famiglia. Queste regole sono una conseguenza naturale necessaria per l’ordine sociale. A seconda del contesto queste regole diventano di più e più complesse (sino ad arrivare ad esempio all’ordinamento giuridico). All’interno di una comunità un gruppo o un soggetto acquisisce quello che si chiama potere politico (anche questo fa parte dello sviluppo di una comunità) questo potere politico fa si che si induca agli altri di eseguire la propria volontà, in virtù di una cosa importante). Quando io detengo il potere politico posso imporre delle leggi in quanto possiedo il Monopolio dell’uso della forza legittima. (la sovranità) Questo gli permette di usare questa forza legittima nel caso in cui le regole non vengano rispettate. Per essere legittimo un potere deve essere riconosciuto ed accettato dalla comunità.

Questa legittimazione è una giustificazione, un’accettazione, io giustifico lo stato perché lo riconosco come il titolare della forza legittima. Questa legittimazione negli ordinamenti democratici trova radici sul popolo che è il titolare della legittimità, dunque, il potere politico nello stato di democrazia pluralista si fonda sulla sovranità, il cui organo rappresentativo è il parlamento, la sovranità del popolo non è assoluta ma esercita la sovranità nelle forme e nei limiti della COSTITUZIONE, in un ordinamento democratico nulla può essere assoluto perché nessun potere può prevalere su un altro. La costituzione è la garanzia del rispetto dei limiti della sovranità e di quei diritti inviolabili all’art. 2 della costituzione. La sovranità deve esplicarsi all’interno della costituzione LO STATO Cos’è lo stato? È una forma di organizzazione del potere politico. Lo Stato è un modo in cui il potere politico si organizza, in base ai bisogni della comunità, (cambia la sua organizzazione). Si sviluppò tra il quindicesimo e il diciassettesimo secolo. Lo stato moderno. Lo Stato moderno è una Forma di organizzazione del potere politico, caratterizzata dall’esistenza di un ente sovrano (Stato), dotato di personalità giuridica, che esercita su un dato territorio la sovranità, disponendo del monopolio dell’uso legittimo della forza. La sovranità è solo dello stato. Il feudalesimo era frammentato su vari livelli, in ognuno dei quali c’era un soggetto che deteneva un potere politico della comunità di quel livello, il feudalesimo però ci proponeva un assetto in cui

Questa sovranità è proprio quella che si riempie dell’adozione delle leggi, l’esercizio del potere esecutivo, la politica estera, monetaria e fiscale ecc... La sovranità è come una grande sfera che possiede tutti questi elementi che nello stato moderno appartengono al sovrano. Questo modo di intendere la sovranità nel tempo subisce un’evoluzione. Con la Rivoluzione francese che produsse la fine dello stato assoluto e quindi con la nascita dello stato liberale la sovranità passò dallo stato al popolo che produsse tante costituzioni in quanto si pensava che la sovranità del popolo potesse essere eliminata, c’era la paura che potesse tornare la sovranità che vi era prima da parte dello stato, l’ordinamento, quindi, non riuscì a stabilizzarsi, la sovranità del popolo conobbe una limitazione con le costituzioni del secondo dopo guerra, dove fu limitata la sovranità del popolo. Questa limitazione venne dal popolo stesso ed è quindi interna. Perché è il popolo che elegge l’Assemblea costituente che ha sancito la costituzione, quindi lui decideva le forme in cui la sovranità doveva essere limitata. Questa idea di sovranità in un certo momento storico comincia ad inclinarsi ed avviene una crisi dello stato che potremo definirla la sua fine perché ci si è soffermati sull’idea che solo lo stato possiede la sovranità.

Unione europea

La fine della Seconda guerra mondiale se, da un lato, ha comportato la necessità di intraprendere, in un lasso di tempo minimo, delle misure di collaborazione tra gli Stati Europei soprattutto occidentali, dall’altro, ha visto il vivido bisogno di limitare tali cooperazioni ad un livello c.d. (modello

dell’integrazione) “esterno” ovvero meramente governativo. Negli anni 50 nacquero la comunità europea, la prima a svilupparsi , tramite il trattato di Parigi, fu la comunità europea del carbone e dell'acciaio che aveva lo scopo di mettere in comune le produzioni di queste due materie prime in sei paesi: Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi (CECA). Nel 1957 si sviluppò la comunità economica europea, mediante la sottoscrizione del Trattato di Roma. (CEE) Ad essa presero parte i sei Stati già appartenenti alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio. Quando gli stati entrarono a far parte dell’unione europea scelsero di affidargli alcuni compiti che appartenevano a loro in quanto questi stati si resero conto di non essere in grado di svolgere alcuni compiti da soli, ad esempio, uno stato da solo non riuscirebbe ad impedire l'inquinamento ambientale. Questo processo iniziò con la comunità economica europea sino ad arrivare all’unione Europea, queste regole refluiscono sulla tutela dei diritti. Gli stati nel trasferire questi compiti scelgono di auto limitare le loro libertà in questi settori. Con l’euro la politica monetaria venne affidata all’unione europea in quanto gli stati si resero conto che fosse vantaggioso adottare una moneta unica e quindi decisero di rinunciare a questa competenza. (non tutti gli stati) Con l’entrata nell’unione europea lo stato sta quindi perdendo la sovranità però questa perdita di sovranità è voluta dagli stati stessi sulla base delle regole stabilite dai trattati per attribuirli ad un’entità che puó soddisfare quei bisogni che lo stato non è più in grado di soddisfare. Quella grande sfera dove la sovranità non puó dividersi perde quindi di significato.

nell’unione europea questo significa che all’interno del territorio si adottano anche altre politiche. IL POPOLO Il popolo è la comunità su cui lo stato esercita la sua sovranità. Tra lo stato è il suo popolo vi è la cittadinanza che è la relazione che unisce lo stato al suo popolo. Per cittadinanza intendiamo lo status/condizione alla quale la costituzione ricollega una serie di diritti e di doveri quindi il cittadino in quanto tale ne diventa possessore. Parliamo di: diritti politici come: il diritto di voto, il diritto di associarsi a partiti, il diritto di eleggere e di essere eletti (elettorato attivo e passivo) (per diritti come questo è difficile estendere la cittadinanza). La difficoltà nell’estendere la cittadinanza sta nel fatto che i cittadini possono esercitare il potere politico e questo potrebbe mettere a rischio lo stato. La legge che si disciplina l’acquisizione della cittadinanza italiana è la legge n94 del 92 modificata tramite riforma nel 2009. Questa disciplina si lega all’epoca storica in cui l’Italia era un paese di emigrazione e la prospettiva era quella di mantenere la cittadinanza di chi lasciava il paese. Oggi le cose sono cambiate perché l’Italia è sia un paese di transito ma di arrivo degli immigrati e anche perché vi è una natalità bassissima questo significa che nel tempo si avrà meno manodopera. La cittadinanza in base a questa legge si acquisisce per nascita, è cittadino italiano il figlio di genitori anche un solo genitore che sia un genitore italiano anche nel caso di filiazione adottiva, la prospettiva della cittadinanza per nascita era la trasmissione di

padre in figlio. Un altro modo è per la nascita nel territorio dello stato ma nei casi in cui il bambino che nasce nel territorio dello stato è: figlio di genitori ignoti, privi di cittadinanza o meglio apolidi oppure è figlio di genitori la cui legge nazionale non prevede la trasmissione della cittadinanza dai genitori ai figli. In questa seconda modalità vediamo il favore per l'attribuzione della cittadinanza perché la condizione di chi è cittadino è migliore di chi non è cittadino di alcun paese. L’acquisizione della cittadinanza puó avvenire per rapporto di coniugio se ci si sposa con un cittadino italiano e su richiesta di un singolo che dopo aver chiesto una procedura e aver risieduto per un tempo prolungato nella nazione puó diventare cittadino italiano. Se noi guardiamo questi modi di acquisto della cittadinanza vediamo un certo modello di cittadinanza ovvero la concepiamo come appartenenza della comunità nella nazionale la concezione di questa nazione porta elementi distintivi precisi: la lingua, la cultura, l’educazione, la religione. Questa idea era legata appunto alla considerazione che esistesse un’identità riconducibile ad una nazione. questa cittadinanza si agganciava al carattere omogeneo della società mentre le società moderne sono fortemente pluralizzate e quei caratteri che sembravano unici vanno disperdendosi. CITTADINANZA EUROPEA Questa visione della cittadinanza con l’entrata nell’unione europea viene incrinata dall’introduzione della cittadinanza europea che all’inizio non viene considerata utile (è cittadino europeo colui che fa parte di uno stato dell’unione europea) L’essere cittadino europeo permette di votare qualora si sia residenti in un altro stato per i candidati di quello stato del parlamento europeo, permette di votare per il consiglio

individuare dei fattori di limiti nel concetto di cittadinanza perché oggi per noi il cittadino è colui che appartiene ad una comunità. Nel 2017 con il disegno di legge n92 volevano modificare le modalità di acquisizione della cittadinanza una delle modalità proposte riguardava il minore nato nel territorio italiano da genitori stranieri che hanno la cittadinanza italiana diventa cittadino italiano se almeno uno dei due possiede un permesso dio soggiorno, l’altra riguardava il bambino figlio di genitori stranieri e il suo riconoscimento come cittadino italiano qualora si forma nel territorio studiando e facendo propria la cultura della nazione. Questi due disegni di legge non sono mai diventati legge perché le forze politiche si dividono su questo tema. 16/ FORME DI STATO E FORME DI GOVERNO. Noi operiamo una distinzione tra forme di stato e forme di governo, quando noi parliamo di forma di stato facciamo riferimento al rapporto che c’è tra chi è titolare del potere pubblico e la comunità (collettività) su cui questo potere viene esercitato (Rapporto verticale. Nella definizione della forma di stato noi prendiamo in considerazione la finalità che lo stato intende perseguire (l’obiettivo) e quindi sulla base di questo obiettivo operiamo le nostre classificazioni. La forma di governo esprime il rapporto tra organi costituzionali dove il potere è distribuito (rapporto orizzontale). FORME DI STATO. La forma di stato individua anche la finalità che quel tipo di stato vuole perseguire e ci aiuta a capire anche che tipo di forma di governo si puó accompagnare a quella forma di stato

(In base alla finalità che lo stato intende perseguire noi avremo un certo tipo di distribuzione del potere) FORMA DI STATO ASSOLUTO = tutti i poteri sono concentrati nella corona, il re è titolare di tutti i poteri. Lo stato assoluto è stato nel tempo lo stato illuminato ovvero lo stato che voleva garantire il bene delle persone. L’elemento da considerare nello stato assoluto è la gestione unitaria del potere che è illimitato. Questo assetto comincia ad incrinarsi perché la concentrazione della corona in tutti poteri richiede un continuo prelievo fiscale per riempire la casse dello stato in quanto per questa gestione servono molte finanze. . Nel contesto di stato assoluto vi era un’assemblea (parlamento) di fronte a cui il sovrano si recava per far sì che acconsentissero alle sue richieste, quando da queste classi non fu possibile ottenere finanziamenti il re si rivolse alla borghesia per aumentare il prelievo fiscale. In seguito, questa classe ricca e produttiva richiese la partecipazione politica e questo comportò la crisi dello stato. Il parlamento aveva quindi due camere una composta dal clero e una dalla borghesia, si passa quindi allo STATO LIBERALE , la legge non venne più approvata per consenso della classe aristocratica ma anche della classe borghese. Potremo quindi parlare di principio coo-deciso (deciso dal re e dalla camera rappresentativa della classe borghese). Per la prima volta vediamo delle costituzioni (frutto della classe borghese) che sono concesse dal sovrano nei confronti del popolo, il re è stato costretto perché la borghesia voleva degli atti scritti che avrebbero dato garanzie. In queste costituzioni vengono elencate quelle libertà individuali come la libertà di iniziativa economica, la proprietà privata, la libertà di espressione.

non ha nessun vincolo, in quanto chi viene eletto se deve rappresentare la nazione non puó sentire le imposizioni di nessun altro (partito, gruppo parlamentare ecc..). Però il difetto del principio rappresentativo nello stato liberale era che votavano solo coloro che possedevano un'istruzione e un’ottima posizione economica (quindi la classe borghese) si parla quindi di suffragio ristretto e di stato monoclasse perché al parlamento è presente solo la classe borghese. Le altre classi non sono rilevanti al fine del voto. Proprio su questa limitazione del suffragio si fonda l’equilibrio apparente dello stato liberale (la società è diversa da quello che appare). Stato di democrazia pluralista (obiettivo eguaglianza sostanziale) Ad un certo punto nello stato liberale le classi sociali che non avevano alcuna voce e non erano quindi considerate e tutelate, iniziarono a rivendicare la possibilità di essere riconosciute e il suffragio venne esteso, tutte le classi sociali (solo uomini) vennero ammesse a votare. Venne meno la funzione del carattere mono-classe. Si arrivò quindi ad uno STATO PLURALISTA SOCIALE in quanto la società era composta da differenti classi che attraverso la possibilità di eleggere i propri rappresentanti acquisirono una voce. Con lo stato sociale il parlamento mutua il suo aspetto e diventa “un’arena”, un luogo di confronto/scontro perché gli interessi delle diverse classi erano in contrasto tra loro. Era necessario che la legge divenisse frutto di un accordo tra le classi. L’interesse non era precostituito ma si definiva nel si battito parlamentare,

Oltre al procedimento di approvazione della legge cambiò anche il significato della legge come luogo di incontro per discutere e portare avanti gli interessi in conflitto. Articolo due fonda la natura pluralistica dello stato. Articolo 49 disciplina l’associazione partitica. La nostra costituzione attribuisce ai partiti politici un ruolo centrale nella costituzione per questo venne fondato un articolo nella costituzione “tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi ai partiti”. L’idea era che essere parte di un partito fosse lo strumento attraverso cui il cittadino partecipa a determinare la politica nazionale. Il far parte di un partito esprime la cittadinanza e la sovranità del cittadino perché attraverso il partito il cittadino concorrerà a costituire la democrazia. (Le forze politiche oggi hanno perso queste funzioni. ) Le diverse componenti della società continuavano ad essere in conflitto e nelle assemblee vi erano membri che avevano idee diverse ma i costituenti lavoravano per trovare una sintesi frutto molto spesso di un compromesso (ad esempio art 41). I costituenti cercavano di far dialogare i membri delle società ma in seguito questa funzione l’attribuirono ai partiti. (Portavoce, ci riporta alla democrazia rappresentativa). Questo fu usato per diffondere i principi della democrazia repubblicana, i partiti raccoglievano i bisogni e li portavano nell’arena parlamentare ma d’altra parte cercarono di formare le coscienze per evitare scontri ed insegnare il dialogo.

PRINCIPIO DELLA RAPPRESENTANZA GIURIDICA (mandato imperativo, il rappresentante è vincolato) Il principio rappresentativo nasce nello stato liberale ma assume pieno significato nello stato democratico. La rappresentanza si realizza con la sostituzione di un soggetto a un altro nel compimento del negozio giuridico. Con il principio della rappresentanza ci riferiamo a qualcuno che rappresenta un’altra persona, ad esempio, l'avvocato che rappresenta la parte in giudizio, in questo caso la rappresentanza esprime un rapporto tra i due soggetti di tipo GIURIDICO con effetti e conseguenze giuridiche. Questo rapporto si crea con un atto giuridico che è l’atto del mandato (il rappresentato è il mandante il rappresentante è il mandatario) è colui che è rappresentato dall'avvocato ad esprimere il proprio volere e quindi a suggerirgli cosa fare. Il rappresentato da delle istruzioni al Il rappresentante che è vincolato quindi da quello che c’è scritto nell’atto di mandato, qualora non rispettasse le volontà del rappresentato questo ha delle conseguenze giuridiche (RAPP, GIURIDICA) RAPPRESENTANZA POLITICA (responsabilità di tipo politico da parte del rappresentante) Per rappresentanza politica s'intende normalmente la trasmissione formale del potere tra chi detiene la sovranità (la totalità degli individui, ai quali dunque appartiene il potere: democrazia) e chi è legittimato da questi ad imprimere contenuto al comando politico (la persona rappresentativa). È elemento fondamentale in una forma di governo di uno Stato di democrazia

Nella rappresentanza POLITICA il rappresentante viene votato e attraverso il meccanismo dell’elezione si istaura un rapporto politico. Nella rappresentanza politica abbiamo un rappresentato e un rappresentante, tale rapporto si crea attraverso l’elezione. Il popolo è titolare del potere politico ma eleggendo i rappresentati lo trasferisce su di essi. La responsabilità politica si fa valere attraverso la mancata rielezione (qualora colui che è votato tradisce ciò che aveva promesso). Qualora i parlamentari non rispettino ciò che avevano stabilito precedentemente non incorrono in alcuna conseguenza giuridica. Il rappresentante deve agire senza vincoli, senza istruzioni di nessuno questa è una conseguenza in quanto non c’è un atto giuridico si condividono i pensieri, i principi, i progetti ma non si danno istruzioni questo prende il nome di divieto di mandato imperativo. (nasce per proteggere il parlamento, i rappresentanti durante la dittatura non potevano esprimersi ed esprimere gli interessi del popolo) Se il rappresentante deve esprimere gli interessi della comunità non puó essere convolato altrimenti rappresenterebbe un solo gruppo. (I costituenti sostengono questo perché durante il fascismo i parlamentari non avevano libertà e vi era oppressione da parte del fascismo). Art 67 si protegge il parlamentare per proteggere il parlamento.

ministri diventano sempre più importanti e la relazione più importante che si mantiene è quella tra governo e parlamento. Si arriverà nel 1700, quando il re si allontana dall’esercitare il proprio potere, alla nascita della forma di governo PARLAMENTARE dove abbiamo un cambiamento di fondo, i due organi significativi sono governo e parlamento, il governo per esercitare le sue funzioni deve avere l’appoggio del governo (fiducia), si ritorna ad avere un assetto monista (parlamento legittimazione diretta in quanto viene eletto). (camera con clero aristocrazia, e camera borghese/elettiva). GOVERNO PARLAMENTARE È essenziale che ci sia un rapporto di fiducia tra governo e parlamento per avere la forma di governo Parlamentare. Questa relazione tra governo e parlamento può assumere sfumature diverse (es gran Bretagna il governo sembra prevalere sul parlamento). Una forma di governo non è data solo da ciò che dice la costituzione o da quello che succede nella prassi, non è legata al sistema elettorale che si sceglie in realtà la forma di governo in particolare quella parlamentare funzionano sulla base di tanti elementi ma soprattutto sulla base dei partiti (quanto sono grandi? Quanto sono capaci di allearsi? quanti sono?) Abbiamo una pluralità di elementi che entrano in gioco. Nel sistema britannico abbiamo un’assetto per cui la combinazione di sistema dei partiti, un solo partito conquista la quantità di voti necessaria per governare (in quanto partiti piccoli). (Parlamento che ha la maggioranza di quel partito e lo stesso partito può governare da solo, quando il governo presenta un progetto ha l’approvazione in parlamento. Premier e primo ministro.)

Un fattore che dobbiamo tenere in considerazione è: perché il primo ministro in Gran Bretagna è così forte? Diventa primo ministro il Leader del partito che vince le elezioni, questo soggetto ha una doppia forza, è il capo del suo partito e quindi capo del governo, nella figura del primo ministro britannico si concentrano due ruoli. (Solo potere esecutivo) Questo aspetto è importante perché il funzionamento della forma parlamentare britannica è condizionato da questi aspetti, il governo avrà sempre la fiducia del parlamento. In Gran Bretagna abbiamo un assetto maggioritario vince il seggio colui che ottiene più voti degli altri, vi è una maggioranza relativa non c’è un minimo di voti ma basta avere più voti rispetto agli altri per diventare parlamentare, in questo modo i partiti piccoli vengono tolti di mezzo. Il primo ministro deve SEMPRE essere capo del partito, se durante la legislatura perde la carica di capo del partito si deve dimettere dalla sua carica di primo ministro. Se il primo ministro non è più capo del partito deve dimettersi e verrà sostituito dal nuovo capo del partito senza elezioni.) Questo tipo di assetto lo troviamo solo in Gran Bretagna negli altri casi non è così. FORMA DI GOVERNO IN GERMANIA. nell’Europa continentale, in Germania abbiamo anche lì una forma di governo PARLAMENTARE ma abbiamo un assetto diverso, un cancelliere che ha legami più stretti con il parlamento ma non ha la stessa forza del primo ministro in quanto sono formati da più partiti, in Germania abbiamo governi di coalizione. LA FORZA della forma parlamentare tedesca nasce dal fatto che la costituzione tedesca viene fuori dopo la Seconda guerra mondiale