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1. DIRITTO PUBBLICO
MONARCHIA
La nascita di Roma è datata al 753 a.C. Secondo gli storici: Timeo 814 a.C, Marrone 753 a.C, Pittore 747 a.C, Cincio Alimento 728 a.C. All'inizio, Roma non è ancora un impero, ma si presenta come un insieme di villaggi situati l'uno vicino all’altro. Roma è sotto il governo di un re, una figura monocratica, che indica la concentrazione del potere in una sola persona. L’unica eccezione a questa regola riguarda il re Romolo, che inizialmente non governava da solo, ma era affiancato da un re sabino. La monarchia si articola in due fasi: la fase latino-sabina e la fase etrusca. DINASTIA LATINO-SABINA COME VIENE CREATO IL RE Alla morte di un re, prima di procedere alla nomina del successore, ha inizio un periodo chiamato ‘ interregnum ’, ossia il lasso di tempo che intercorre tra un regno e l'altro. Durante questa fase, il consiglio dei senatori designa un comitato di 10 membri, il cui compito è amministrare lo stato. Tra questi 10 membri viene scelto un ‘ inter rex ’, con il compito di individuare il candidato adatto per succedere al re. Questo processo può durare da 5 a 500 giorni. Una volta trovato il candidato ideale, l'inter rex convoca i comizi curiati , assemblee pubbliche suddivise in curie, alle quali partecipano esclusivamente uomini armati. Durante questi comizi, si procede all'approvazione ufficiale del futuro re, che avviene con il suono degli scudi, e successivamente si cerca l'approvazione del senato e dei sacerdoti. I comizi hanno anche il compito di attribuire al nuovo re l' imperium , termine latino che designa il comando supremo, un potere che ha origini militari. POTERI DEL RE Il re è un organo monocratico con funzioni estese:
- Funzioni religiose : il re è anche il sommo sacerdote e rappresenta il vertice della religione della comunità. Per svolgere i suoi compiti religiosi, riceve l'aiuto di vari collegi sacerdotali, tra cui i principali sono:
- il collegio dei pontefici , chiamati così perché, in origine, erano operai e costruttori di ponti. Secondo la tradizione, la costruzione di ponti era vista come una sfida agli dei, i quali consideravano tale atto un'offesa. Per espiare questa colpa, il collegio si trasformò in una carica sacerdotale, guidata dal pontefice massimo. I membri del collegio erano cinque e avevano il controllo sulle fonti giuridiche e sul calendario;
- gli àuguri , erano tre e avevano il compito di prendere gli auspici, ossia osservare i segni degli dei, soprattutto quando veniva nominato un nuovo re o prima di intraprendere una battaglia;
- i sacerdoti feziali , erano venti e si occupavano del diritto internazionale. La loro funzione principale era quella di stipulare trattati internazionali e di dichiarare guerra contro i popoli vicini;
- i flamini , sacerdoti divisi in flamini maggiori e flamini minori, ognuno dei quali era incaricato di una specifica divinità. I flamini maggiori includevano il Flamino Dialis, il più importante, che si occupava del dio Giove, insieme ad altri come il Flamino Martialis e il Flamino Quirinalis. I flamini minori, inizialmente dodici, erano poi aumentati di numero.;
- le sacerdotesse vestali , erano l'unico collegio sacerdotale completamente femminile. Il loro compito principale era quello di mantenere acceso il fuoco sacro della dea Vesta, che simboleggiava la protezione della città.
- Funzioni politiche : il re aveva anche funzioni politiche significative, tra cui il potere di indirizzare e organizzare la vita della città. Tra i suoi compiti rientrava anche il potere di polizia, con la possibilità di disporre arresti e reprimere i crimini. A questo scopo, era assistito da vari collaboratori:
- i prefectus urbi , il prefetto della città, che sostituiva il re in sua assenza da Roma;
- i collegi di magistrati , questi intervenivano principalmente in casi gravi come alto tradimento o parricidio (quando un figlio uccideva il padre o veniva ucciso un senatore). In caso di tradimento, i magistrati competenti erano i duoviri perduellionis, mentre per il parricidio si occupava della questione il collegio dei questori parricidi.
- Funzioni militari : Il re era il comandante supremo dell'esercito. I suoi aiutanti in questo campo includevano:
- i pretori,
- i tribuni,
- il magister populi, cioè il comandante dell’esercito,
- il magister equitum, cioè il comandante della cavalleria. LIMITI DEL RE Il potere del re è sottoposto a due principali limiti:
- Il limite degli dei , il re è controllato dai sacerdoti, che rappresentano la volontà divina. Gli dei, attraverso il loro intervento tramite i sacerdoti, impongono un freno al potere del re;
- Il limite del senato , il senato svolge un ruolo fondamentale, in quanto è il corpo che ratifica le decisioni del re. In questo periodo storico, re e senato si trovano su un piano di pari livello, con il senato che ha il potere di approvare o respingere le scelte del sovrano. DINASTIA ETRUSCA Con l'arrivo degli etruschi, i re non rispettano più il periodo dell' interregnum , assumendo un potere assoluto. Il re etrusco è principalmente un capo militare e detiene un potere che supera quello del senato. Gli etruschi ostentano la loro autorità attraverso vesti e accessori distintivi, accompagnati da portatori di fasci. Il loro obiettivo era quello di incutere timore nella popolazione, che si sentiva costretta al rispetto. Durante questo periodo, Roma cambia aspetto e si sviluppa, ingrandendosi fino a diventare una vera e propria città. La città si suddivide in tre zone principali:
- urbs , la parte più alta della città, dove risiedono le istituzioni politiche e religiose.;
- contad ’, la zona agricola, caratterizzata da campi e pascoli;
- pomerium , una striscia di terreno che circonda le mura della città. In origine, quando gli etruschi fondarono Roma, questo spazio veniva consacrato, segnato da cippi per stabilire i confini e mantenere una distanza dalle mura. Il pomerio era una zona sacra, che non poteva essere costruita né coltivata, mantenendo un'area libera da qualsiasi intervento umano. Lo sviluppo di Roma avviene principalmente grazie al commercio, che si basa sull'agricoltura. Inoltre, vengono erette imponenti mura difensive attorno alla città, poiché i re etruschi ponevano grande enfasi sull'aspetto militare. Abbiamo 3 re etruschi:
- Tarquinio Prisco,
- Servio Tullio, chiamato ‘servio’ probabilmente a causa delle sue origini da schiavo,
- Tarquinio il superbo.
I re non dovevano necessariamente essere cittadini romani; infatti, Roma accoglieva con favore la possibilità che i sovrani provenissero da altre città. Questo approccio rifletteva la necessità di integrare le popolazioni circostanti. Roma, infatti, sorse in un territorio abitato da diverse popolazioni, e per crescere e svilupparsi doveva integrarle nel proprio sistema. Durante questo periodo, furono attuate diverse riforme militari, che portarono alla completa riorganizzazione dell’esercito. L’esercito seguiva un ordine timocratico, basato sulla ricchezza dei soldati, che venivano suddivisi in classi. Questo sistema diede origine al comizio centuriato. L'esercito era composto da 18 centurie di cavalieri e da centurie di fanti, organizzate in classi:
- prima classe: composta dai soldati più ricchi, con 80 centurie,
- seconda, terza e quarta classe: ciascuna con 20 centurie,
- quinta classe: composta da 30 centurie,
- sesta classe: con 5 centurie, dove si trovavano i membri della fascia economicamente più
bassa della popolazione, come gli artigiani e i proletari. In totale, l’esercito era suddiviso in 193 centurie. Il re etrusco aveva anche la sella curule , un trono mobile che lo accompagnava durante i suoi spostamenti. Quando il re si muoveva, si sedeva su questo trono, che veniva trasportato dai suoi servi. Attraverso l 'imperium , il re non esercitava solo il comando militare, ma aveva anche il potere di imporre tributi alla popolazione, fissando le imposte da versare.
Si ritiene che i plebei fossero una popolazione distinta dai patrizi, con credenze religiose proprie, prevalentemente incentrate su divinità agricole, questo si intuisce anche daI fatto che i rapporti tra patrizi e plebei fossero regolati da trattati internazionali. I plebei iniziarono a fare delle rivendicazioni:
- la remissione dei debiti , dato che, rispetto ai patrizi, si trovavano in una situazione economica molto più difficile,
- l’ abolizione della schiavitù per insolvenza del debito ,
- la partecipazione alla divisione delle terre , che venivano distribuite come bottino di guerra, questo diritto avrebbe permesso loro di accedere a terre agricole, un’importante fonte di ricchezza,
- l’ equiparazione politica ,
- la capacità matrimoniale , e con essa la possibilità di contrarre matrimoni con cittadini romani, in modo da poter avere figli che potessero aspirare a cariche politiche. Durante questa lotta, i plebei si organizzarono inizialmente in una sorta di "anti-stato": si ritirarono su un monte e si dotarono di un loro ordinamento, creando una propria assemblea pubblica, chiamata Concilia Plebis Tributa. Inizialmente, un ruolo importante fu ricoperto dagli aediles (il termine deriva da aedes , che significa "tempio"), la cui funzione era quella di vigilare sui templi e proteggere il tesoro pubblico. Pur avendo un rilievo maggiore all'inizio, il loro ruolo venne progressivamente superato dall'istituzione dei tribuni della plebe , che divennero le figure più importanti nella difesa degli interessi plebei. I tribuni, che erano circa dieci, non erano veri e propri magistrati, ma venivano eletti nel Concilia Plebis. Nonostante ciò, avevano poteri speciali che consentivano loro di bloccare gli atti dei magistrati patrizi tramite il veto. Essendo dieci, i tribuni avevano anche la possibilità di monitorarsi reciprocamente, impedendo che uno di loro compiesse atti illeciti e garantendo così il rispetto delle leggi. Il processo di uguaglianza tra le classi raggiunse un punto cruciale nel 367 a.C., con l'adozione delle Leggi Licinie Sestie. Da quel momento in poi, ebbe inizio il cammino verso l’assestamento della Costituzione Repubblicana. ASSEMBLEE POPOLARI 1 - Comizi curiati : anche in epoca repubblicana esistevano i comizi curiati , un'assemblea che risaliva all'epoca monarchica e che originariamente veniva convocata per l'approvazione della nomina del re. Questa assemblea era suddivisa in 30 curie, ciascuna delle quali rappresentava una parte della popolazione. Con la fine della monarchia, i comizi curiati divennero un relitto storico: il popolo non partecipava più direttamente, e i membri delle curie non erano più cittadini attivi. Al loro posto, c'erano 30 littori, che rappresentavano le curie e il loro compito era quello di annunciare la volontà delle curie stesse. I littori, quindi, non esprimevano opinioni personali, ma trasmettevano le decisioni prese in precedenza dalle curie. Questa assemblea veniva ancora convocati per l’approvazione del conferimento dell' imperium , che ora non veniva più attribuito al re, ma ai magistrati. L’imperium rappresentava il potere straordinario e militare che i magistrati dovevano possedere per esercitare le loro funzioni, un potere che era stato ereditato dal re. Oltre a questo, i comizi curiati avevano anche una funzione importante nel diritto privato. In epoca antica, uno degli atti legali che veniva ratificato in questa assemblea era il testamento Calatis comizis, cioè "convocati i comizi, che indicava il tipo di testamento che veniva formalizzato alla presenza dei comizi. Un’altra funzione importante riguardava l' adozione di un pater familias da parte di un altro pater familias, un atto che doveva essere approvato dai comizi curiati. Per svolgere queste funzioni, i comizi curiati si riunivano solo due volte all’anno, precisamente il 25 marzo e il 25 maggio.
2 - Comizi centuriati : durante il regno di Servio Tullio, fu attuata una significativa riforma dell’esercito, che gettò le basi per la creazione di una nuova assemblea pubblica: i comizi centuriati. Sebbene questa assemblea avesse preso forma già in epoca monarchica, fu in epoca repubblicana che acquisì un ruolo fondamentale e determinante, diventando l’assemblea di maggior valore. I comizi centuriati erano così chiamati per la loro strutturazione in centurie. Ogni centuria rappresentava un’unità di 100 uomini, e ogni centuria esprimeva un solo voto, indipendentemente dal numero effettivo di persone al suo interno. Questo sistema rifletteva una divisione che non solo organizzava l’esercito, ma anche la partecipazione politica, con un’impronta di tipo militare. I comizi centuriati erano composti da 193 centurie, suddivise in vari gruppi in base alla ricchezza e alla classe sociale. La struttura era la seguente:
- 18 centurie di cavalieri , comprendevano gli uomini più ricchi e i senatori,
- 170 centurie di fanti , erano suddivise in 5 classi in base alla ricchezza:
- 1ª classe: 80 centurie,
- 2ª classe: 20 centurie,
- 3ª classe: 20 centurie
- 4ª classe: 20 centurie,
- 5ª classe: 30 centurie, Le centurie di fanti erano ulteriormente suddivise in giovani (da 17 a 45 anni) e vecchi (da 46 anni in poi).
- 5 centurie di proletari , che comprendevano musicisti e fabbri. Durante il voto, si smetteva di votare non appena si raggiungeva il quorum, e il voto iniziava con le centurie dei cavalieri e proseguiva verso le classi inferiori. Questo sistema faceva sì che le classi più abbienti avessero un'influenza determinante: infatti, il principio di democrazia vacillava, poiché le classi superiori, più ricche, avevano la maggioranza dei voti e quindi il potere di decidere prima di tutti gli altri. Le cose cambieranno verso la fine della repubblica, quando verranno poste delle regole per rimediare. 3 - Comizi tributi : prendevano il nome dalla suddivisione del popolo romano in tribù. In totale, c'erano 31 tribù rurali e 4 tribù urbane.
- Le tribù rurali erano composte dai cittadini più ricchi, ossia quelli che possedevano grandi terreni. Grazie alla loro ricchezza, avevano a disposizione più voti, e quindi una maggiore influenza nelle decisioni politiche.
- Le tribù urbane , invece, includevano i cittadini meno abbienti, che vivevano in città e possedevano meno terreni. Di conseguenza, queste tribù avevano meno voti e una minore capacità di incidere sulle decisioni dello Stato. Ogni tribù, sia rurale che urbana, aveva diritto a un solo voto. Questo sistema favoriva, dunque, i proprietari terrieri, che, con il loro numero maggiore di tribù, avevano più possibilità di influenzare le decisioni politiche. Le tribù rappresentavano distretti territoriali in cui un cittadino ha posto il suo domicilio. Anche in questo caso, il voto veniva interrotto non appena si raggiungeva il quorum. Più avanti, però, fu introdotto un sorteggio per determinare quale tribù dovesse votare per prima, cercando così di bilanciare il potere delle tribù rurali e dare anche alle tribù urbane l'opportunità di influenzare le decisioni politiche, come avveniva un tempo per i proprietari terrieri. COME SI VOTAVA A ROMA? A Roma, il processo elettorale era regolato dalla pubblicazione di un editto, che annunciava l'indizione delle assemblee pubbliche. Questo editto indicava la data, il luogo di riunione e l'ordine del giorno delle assemblee. Le assemblee pubbliche avevano diverse funzioni, tra cui l'elezione dei magistrati. A seconda del tipo di magistrato, il voto avveniva in assemblee differenti:
- i comizi centuriati, essendo le assemblee più importanti, erano incaricati di eleggere i
magistrati maggiori (come i consoli e i pretori),
- i comizi tributi, invece, votavano per i magistrati minori (come gli edili e i questori).
Oltre alla funzione elettiva, le assemblee popolari avevano anche un ruolo importante nel processo di crimini e nel giudizio di cause legali.
MAGISTRATURE ORDINARIE E STRAORDINARIE
Le magistrature romane erano prevalentemente ordinarie, poiché l’elezione dei magistrati avveniva regolarmente secondo le procedure stabilite. Tuttavia, in situazioni eccezionali, venivano istituite magistrature straordinarie, come la dittatura. Il dittatore veniva nominato in casi di emergenza, quali attacchi esterni o insurrezioni interne. In queste circostanze, tutte le altre magistrature venivano sospese, lasciando il dittatore come unica autorità, con un mandato massimo di sei mesi. MAGISTRATURE PERMANENTI E NON PERMANENTI Le magistrature romane si distinguevano in permanenti e non permanenti. Una magistratura era considerata permanente quando il magistrato restava in carica fino alla successiva elezione. Al contrario, una magistratura era non permanente se il magistrato non era tenuto a rimanere in carica fino al termine delle elezioni. Un esempio è il censore, eletto ogni cinque anni con un mandato della durata di 18 mesi. La sua funzione principale era quella di effettuare il censimento. Una volta completato questo compito, il suo incarico terminava. MAGISTRATURE CURULI O NON CURULI Le magistrature romane si distinguevano in curuli e non curuli. Le magistrature curuli erano quelle i cui titolari avevano il diritto di sedere sulla sella curule , un seggio simbolo di potere e autorità, inizialmente riservato ai magistrati di origine patrizia, simile a quello del re. Tuttavia, non solo le magistrature maggiori godevano di questo privilegio: anche alcune magistrature minori, come gli edili curuli, avevano diritto alla sella curule. MAGISTRATURE MAGGIORI E MINORI La distinzione tra magistrature maggiori e minori non implica necessariamente che i magistrati delle cariche maggiori possedessero l’ imperium (ad esempio, il censore non lo deteneva). Nel 180 a.C., la Lex Villia Annalis stabilì il cursus honorum , cioè il percorso di carriera politica che un cittadino romano doveva seguire per accedere alle varie magistrature e arrivare al vertice della sua carriera. La legge fissava l’età minima richiesta per ricoprire ciascuna carica e il tempo che doveva trascorrere tra una magistratura e l’altra, garantendo una progressione ordinata nelle carriere pubbliche.* Le magistrature minori comprendevano la questura e l’edilità, mentre quelle maggiori includevano i censori, i consoli, i pretori e, in situazioni straordinarie, i dittatori. TAPPE DEL CURSUS HONORUM:
- Questori : al gradino più basso del cursus honorum troviamo i questori, incaricati della gestione della cassa dello Stato ( aerarium ). Con il tempo, il loro numero aumentò in base alle necessità amministrative dello Stato romano.
- Edili curuli : erano magistrati patrizi, nacquero in seguito al pareggiamento sociale, quando i patrizi vollero una magistratura esclusiva. Svolgevano le stesse funzioni degli edili plebei, senza però rappresentare un collegio specifico, anche se spesso collaboravano con gli edili plebei. Le loro principali mansioni comprendevano la gestione dell’ordine pubblico (polizia urbana), il controllo dei mercati ( cura annonae ) e l’organizzazione di feste e giochi pubblici ( cura ludorum ).
- Pretori : Salendo di grado, troviamo i pretori, magistrati con imperium e responsabili della giurisdizione civile e criminale durante la Repubblica. In origine vi era un solo pretore urbano (istituito nel 367 a.C. con le Leges Liciniae Sextiae ), incaricato di amministrare la giustizia tra cittadini romani. Successivamente, nel 242 a.C., venne creato il pretore peregrino, che gestiva le controversie tra cittadini romani e stranieri o tra stranieri stessi, riflettendo l’espansione dei commerci e l’aumento delle dispute legali. Non costituivano un collegio, poiché avevano ambiti giurisdizionali distinti.
- Consoli : al vertice del cursus honorum vi erano i consoli, che sostituirono il re nell’amministrazione dello Stato. A loro spettava orientare la politica statale e rappresentare Roma. Essendo due, si evitava il rischio di un colpo di Stato che potesse riportare la monarchia. I consoli restavano in carica un anno e davano il nome all’anno in corso. Una volta terminato il mandato, potevano candidarsi alla carica di censori.
LEX VILLIA ANNALIS
La Lex Villia Annalis fu un plebiscito emanato nel 180 a.C. dai concilium plebis su proposta di un tribuno della plebe. Si tratta di una legge fondamentale per l’ordinamento politico romano, poiché regolamentava l’accesso alle magistrature, stabilendo criteri specifici per la carriera politica. Le principali disposizioni furono:
- intervallo tra le magistrature : la legge stabiliva un intervallo minimo di due anni tra una magistratura e l’altra. Questo serviva a impedire che un magistrato ancora in carica si concentrasse sulla propria campagna elettorale, trascurando i suoi doveri istituzionali;
- età minima per l’accesso alle magistrature : venne fissata un’età minima per accedere alle diverse cariche, ad esempio era necessario avere 37 anni per diventare edile curule, 40 anni per diventare pretore, 43 anni per diventare console;
- ordine di successione delle magistrature : definiva un preciso ordine di successione nelle cariche, creando una gerarchia tra magistrati e stabilendo formalmente il cursus honorum. Le tappe principali erano: questore, edile curule, pretore, console. Questa legge garantì maggiore disciplina nella carriera politica e limitò gli abusi di potere legati alla continua rielezione. CONSOLI Il consolato era la suprema magistratura dello Stato romano, erede delle funzioni che un tempo spettavano al re. Tuttavia, per evitare che un console aspirasse a instaurare una monarchia, il consolato fu istituito come magistratura collegiale , composta da due consoli con pari poteri ( par potestas ) e lo stesso imperium. Questo permetteva loro di controllarsi reciprocamente e di bloccare eventuali azioni contrarie alla costituzione romana. In caso di guerra, per evitare conflitti d'autorità, il comando poteva essere assegnato tramite sorteggio o stabilendo turni alternati tra i due consoli. Ogni anno veniva associato ai nomi dei consoli in carica, che per questo motivo erano chiamati eponimi. I consoli venivano eletti annualmente dai comizi centuriati, poiché il consolato era considerato una magistratura maggiore. Compiti principali:
- direzione dello stato , quindi coordinare l'attività politica e amministrativa di Roma;
- ordine pubblico e sicurezza , quindi garantire la stabilità interna e la difesa contro eventuali minacce esterne.
I consoli esercitavano un imperium duplice :
- Imperium domi , cioè il potere civile, valido entro i confini della città di Roma, a lui spettava:
- la convocazione del Senato e delle Assemblee : poteva convocare il Senato e le assemblee popolari senza dover chiedere l’autorizzazione di nessuno, agendo in totale autonomia;
- l’ iniziativa legislativa : pur non avendo il potere di fare leggi, il console poteva proporre progetti legislativi da sottoporre all’approvazione dell’assemblea popolare;
- le elezion i: per quanto riguarda le magistrature ordinarie, il console supervisionava le elezioni, nominava i magistrati, ne verificava l’elezione e proclamava gli eletti; mentre per le magistrature straordinarie, quindi in caso di emergenza, il console poteva indicare un dittatore attraverso una dichiarazione solenne chiamata dixio. Poiché il dittatore deteneva un’autorità superiore a quella del console, non si trattava di una vera "nomina" nel senso giuridico;
- il coercitio : ovvero il potere di polizia; il console aveva il compito di mantenere l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. Questo includeva l’imposizione dei tributi e il controllo della giustizia, assistito da collaboratori ufficiali.
- Imperium militiae, cioè il potere militare, esercitato fuori dalla città in contesti bellici, in questo contesto il console assumeva il comando supremo dell’esercito con ampi poteri:
- comando militare : poteva dirigere l’esercito, nominare i comandanti militari e stabilire le strategie di guerra;
- potere di leva : il console aveva l'autorità di reclutare soldati e organizzare le campagne militari. L' imperium militiae cessava al confine del pomerium , il sacro limite della città. Per questa ragione, i consoli non potevano entrare in città armati; le armi dovevano essere deposte prima di attraversarlo.
- dichiarare le proprie generalità e quelle dei familiari ,
- denunciare i propri averi, inclusi gli schiavi. Successivamente, i censori verificavano la correttezza delle dichiarazioni per evitare omissioni o false denunce. I beni dichiarati venivano stimati e valutati economicamente. In caso di dichiarazioni mendaci, erano previste sanzioni severe. Le informazioni raccolte venivano registrate in due ruoli distinti, ovvero in due registri diversi:
- registro tributario , che conteneva l’elenco dei beni e serviva per determinare i tributi che ogni cittadino doveva pagare.
- registro militare , che serviva per l’organizzazione dell’esercito e per la suddivisione nei comizi centuriati. In base alla ricchezza dichiarata, i cittadini venivano collocati in classi diverse sia per il servizio militare sia per l’esercizio del diritto di voto.
- Controllo della vita pubblica e privata : i censori avevano la facoltà di esaminare la condotta pubblica e privata dei cittadini, verificando il rispetto delle leggi e dei costumi. In caso di comportamenti moralmente inaccettabili o di violazioni delle norme, potevano emettere una nota censoria , un provvedimento che macchiava la reputazione del cittadino. Le conseguenze di tale misura includevano l’esclusione dal Senato e il declassamento sociale.
- Lectio senatus , cioè la scelta dei senatori: la selezione dei nuovi senatori, inizialmente prerogativa dei consoli, divenne competenza dei censori. Essi designavano i cittadini ritenuti degni di far parte del Senato. Il censore più anziano assumeva il titolo di Princeps Senatus (Principe del Senato), che gli dava il privilegio di parlare per primo durante le assemblee, influenzando così le decisioni e orientando i dibattiti. Alla fine del mandato, i censori celebravano una cerimonia solenne di purificazione chiamata Lustratio. Tale rito sanciva la fine del censimento e l'inizio di un nuovo quinquennio, da cui deriva il termine Lustro , che indica un periodo di cinque anni. DITTATORE Il dittatore era una magistratura straordinaria, nominata dal console in caso di gravi pericoli per lo Stato, sia interni (insurrezioni) che esterni (attacchi nemici). La necessità di avere un unico magistrato derivava dall’urgenza di prendere decisioni rapide ed evitare rallentamenti burocratici. Una volta nominato, il dittatore assumeva pieni poteri e tutte le altre magistrature venivano sospese. Era considerato superiore al console, come dimostrato dalla presenza di 24 littori che lo accompagnavano, portando fasci con una scure all'interno, simbolo del suo potere assoluto e fonte di timore per la popolazione. Il potere del dittatore era temporaneo e cessava automaticamente una volta risolto il problema che ne aveva giustificato la nomina. La durata massima della carica era di sei mesi, per evitare il rischio di una deriva monarchica. Questa figura era conosciuta come dittatore creato secondo un buon diritto , a indicare che operava in conformità alle leggi e agli interessi della Repubblica. Esisteva anche una figura di dittatore con poteri limitati, nominato esclusivamente per la gestione di riti religiosi. EDILE CURULE L’edile curule era una magistratura minore nata in seguito al pareggiamento sociale tra patrizi e plebei. In origine, esistevano solo edili plebei, incaricati di custodire il tesoro plebeo nei templi e proteggere gli interessi della loro classe. Tuttavia, con l’uguaglianza politica, i patrizi reclamarono una magistratura simile, ma riservata esclusivamente a loro, dotata di carattere curule. Questa magistratura era collegiale e veniva eletta nei comizi tributi. Sebbene avesse funzioni analoghe a quelle degli edili plebei, i due gruppi non formavano un unico collegio, restando distinti. Funzioni dell’edile curule:
- Cura Urbis , cioè la cura della città, gli edili curuli si occupavano dell’ordine pubblico e della sicurezza urbana. Avevano giurisdizione sui luoghi pubblici, templi, acquedotti e servizi antincendio. Contrastavano reati come furti e atti di vandalismo.
- Cura Annonae , cioè l’approvvigionamento, supervisionavano i mercati, controllando l’approvvigionamento di merci, i prezzi, i pesi e le misure. Potevano emanare editti per regolamentare le attività commerciali.
- Cura Ludorum , cioè i giochi e le feste pubbliche, organizzavano spettacoli pubblici, feste e celebrazioni, garantendo il corretto svolgimento delle manifestazioni popolari.
QUESTORE
Il termine "questura" deriva dal collegio che, in epoca monarchica, assisteva il re nella repressione dei crimini. Successivamente, il questore divenne la prima tappa del cursus honorum, posizionandosi al gradino più basso nella gerarchia delle magistrature. Il questore aveva principalmente funzioni finanziarie. Era incaricato della sorveglianza e dell’amministrazione della cassa dello Stato, custodita nel tempio dedicato a Saturno. Gestiva le chiavi del tesoro e conservava documenti pubblici importanti. Era anche il custode di simboli rilevanti per lo Stato, che ne garantivano la sicurezza. La questura era una magistratura minore e collegiale. Inizialmente, i questori erano due, ma il loro numero aumentò progressivamente:
- 4 questori in un secondo momento;
- 8 questori nel 267 a.C.;
- 20 questori nell’81 a.C.;
- 40 questori sotto Giulio Cesare;
- Ritorno a 20 con Augusto.
Per essere eletto questore, un cittadino romano doveva aver svolto almeno 10 anni di servizio militare. I TRIBUNI DELLA PLEBE I tribuni della plebe, originariamente capi rappresentativi della plebe, nacquero in un contesto rivoluzionario e per questo motivo inizialmente non venivano considerati magistrati. La plebe, organizzata come un anti-stato, disponeva di una propria assemblea, il concilium plebis , e di propri funzionari, gli edili, che avevano il compito di custodire il tesoro plebeo nei templi. Con il tempo, i tribuni della plebe acquisirono un ruolo di rilievo, tanto da essere eletti nel concilium plebis e sostituire progressivamente gli edili nella rappresentanza politica. La loro caratteristica distintiva era la sacrosanctitas , che li rendeva sacri e inviolabili: chiunque li avesse aggrediti sarebbe stato punito severamente. Questo status garantiva loro la possibilità di svolgere il proprio compito senza temere ritorsioni, consolidando il loro ruolo nella difesa dei diritti della plebe. I tribuni della plebe inizialmente erano due, poi il loro numero crebbe a cinque e successivamente a dieci. In origine, il loro compito principale era difendere gli interessi della plebe contro gli abusi dei patrizi. Tuttavia, con il pareggiamento delle classi sociali e l'integrazione della magistratura nel sistema politico dello stato patrizio-plebeo, la loro funzione si evolse. Nonostante avessero perso la connotazione rivoluzionaria che li caratterizzava in origine, i tribuni continuarono a svolgere un ruolo cruciale. Diventarono rappresentanti non solo della plebe, ma anche dei nuovi ceti emergenti e delle masse popolari, che potevano appellarsi a loro per la tutela dei propri diritti e la protezione dalle ingiustizie. Questa evoluzione rese i tribuni una figura centrale nella politica romana, contribuendo a mantenere l’equilibrio sociale. Con il passare del tempo, le funzioni dei tribuni della plebe persero il loro carattere rivoluzionario e acquisirono una natura istituzionale, pur restando innovative. Tra le loro prerogative principali vi era l' intercessio , un potere esclusivo che consentiva loro di opporsi agli atti di qualsiasi altro magistrato. Grazie a questo diritto di veto, i tribuni potevano bloccare provvedimenti legislativi, amministrativi o giudiziari ritenuti contrari agli interessi della plebe. Esercitando l'intercessio, potevano paralizzare l'azione degli altri magistrati e delle istituzioni statali, garantendo così una protezione effettiva contro potenziali abusi di potere. Questo potere li rese un elemento di controllo e bilanciamento all'interno del sistema politico romano. I I tribuni della plebe, pur avendo un potere di intercessio molto ampio, non potevano opporsi agli atti del dittatore o del censore. Poteva operare solo all’interno dell’imperium domi, non in ambito militare, in quanto non potevano interferire con le decisioni che riguardavano le guerre. I tribuni esercitando queste facoltà, svolgevano un ruolo di:
- Equilibrio, intervenivano per prevenire abusi di potere da parte dei magistrati, proteggendo così la popolazione;
- Gestione del popolo, difendevano i diritti dei cittadini, rappresentandone gli interessi nelle istituzioni pubbliche;
PROBLEMA DELLA CITTADINANZA
Il problema della cittadinanza nell’antica Roma riguardava la distinzione tra cittadini romani, latini, alleati italici e stranieri. I latini godevano di privilegi speciali rispetto agli stranieri grazie alla loro vicinanza culturale e geografica a Roma:
- Ius migrandi : permetteva ai latini di ottenere la cittadinanza romana semplicemente trasferendosi a Roma.
- Ius suffragii : dava loro il diritto di votare nelle assemblee pubbliche romane, purché fossero presenti a Roma il giorno delle votazioni.
- Ius commercii : consentiva ai latini di concludere contratti e atti negoziali validi secondo il diritto romano, attraverso la “mancipatio,” un rito solenne riservato ai cittadini romani.
- Ius conubi : garantiva ai latini il diritto di contrarre matrimonio legittimo con cittadini romani, dando ai figli nati da tali unioni uno status legale e la possibilità di aspirare a cariche pubbliche. La crisi della res publica romana emerse nonostante l'espansione e lo sviluppo commerciale di Roma, principalmente a causa di due problematiche principali:
- la questione agraria : con l'espansione territoriale, molti piccoli proprietari terrieri persero le loro terre, che finirono nelle mani di ricchi latifondisti. Questo provocò l'aumento del numero di cittadini poveri e disoccupati, creando una crescente tensione sociale;
- la questione della cittadinanza : Roma si trovò a dover affrontare il malcontento delle popolazioni italiche e dei latini, che chiedevano diritti civili e politici più ampi, inclusa la cittadinanza romana. Per affrontare questa crisi, intervennero due tribuni della plebe, Tiberio e Caio Sempronio Gracco , membri di una famiglia aristocratica legata agli Scipioni. I loro interventi portarono all’introduzione di una serie di riforme sociali e politiche, conosciute come leggi semproniane, che miravano a redistribuire le terre pubbliche e a garantire diritti ai cittadini meno privilegiati. TIBERIO SEMPRONIO GRACCO Tiberio Sempronio Gracco, eletto tribuno della plebe nel 133 a.C., si distinse per la sua legge agraria , ispirata alle antiche Leges Liciniae Sextiae. Durante un viaggio in Toscana, osservò la drammatica condizione dei contadini romani, impoveriti dalla concentrazione delle terre nelle mani di grandi proprietari terrieri. Tiberio propose una legge che limitava la proprietà privata di 500 iugeri (circa 125 ettari) per cittadino. Tuttavia, introdusse una modifica aggiungendo 250 iugeri per ogni figlio legittimo, fino a un massimo di 1000 iugeri. Le terre confiscate sarebbero state redistribuite in piccoli lotti ai cittadini più poveri per sostenerne il sostentamento. Per attuare la riforma, venne istituito un triumvirato, cioè un collegio di tre uomini, incaricato di gestire la redistribuzione delle terre. Tiberio capì che un anno di mandato non sarebbe bastato per applicare la legge, quindi si candidò per un secondo mandato nel 132 a.C.. Anche se non esisteva una legge che vietasse la rielezione, questa possibilità allarmò il Senato, che lo accusò di voler instaurare una tirannide. Il Senato dichiarò lo stato di guerra interna e mobilitò cittadini armati contro Tiberio, sostenendo che stesse tramando per diventare re. Malgrado l'opposizione di alcuni magistrati, una folla guidata da senatori lo attaccò e lo uccise sul Campidoglio. CAIO SEMPRONIO GRACCO Nel 123 venne eletto tribuno della plebe il fratello minore Caio Sempronio Gracco, adottò un approccio politico più astuto rispetto al fratello Tiberio, riuscendo a coinvolgere più efficacemente la popolazione attraverso riforme di vasta portata. Continuò la riforma agraria iniziata dal fratello e introdusse la Lex Frumentaria , che garantiva la distribuzione di grano gratuito o a prezzi ridotti alla plebe, assicurandosi così il sostegno popolare. Sul piano giudiziario , sottrasse parte del potere ai senatori trasferendolo ai cavalieri, che iniziarono a far parte delle giurie nei processi criminali, riducendo così l’influenza politica del Senato. Si trovò inoltre ad affrontare la questione della cittadinanza degli alleati italici , che chiedevano di essere riconosciuti come cittadini romani. Caio propose un piano graduale che prevedeva la
concessione iniziale della cittadinanza ai Latini e che avrebbe reso latini gli italici. Tuttavia, questa proposta incontrò la resistenza della popolazione romana, che temeva di perdere i propri privilegi. Il Senato approfittò di questa situazione per screditare Caio e convincere il popolo che le sue riforme minacciavano la stabilità della repubblica. Nel 121 a.C., scoppiò un tumulto e Caio fu ucciso. La sua morte segnò la fine delle sue riforme e del progetto di inclusione politica degli alleati italici. Questi ultimi, delusi dalla mancata concessione della cittadinanza, decisero di fondare uno stato autonomo, cioè lo Stato Italico , con capitale a Corfinium, nell’odierno Abruzzo. Crearono un’assemblea pubblica, un senato, un esercito da 100.000 uomini e coniarono le loro monete, dove apparve per la prima volta il nome "Italia". La fondazione di questo stato portò alla Guerra Sociale che si concluse con il riconoscimento della cittadinanza romana agli Italici. RIFORME DI CAIO GRACCO
- Tribuni della plebe : questa riforma rese legittimo il tribunato pluriennale, stabilendo che una persona potesse ricoprire la carica di tribuno per più anni consecutivi.
- Magistrati destituiti dal popolo : questi ultimi, una volta rimossi dall’incarico, perdevano l’elettorato passivo: potevano ancora votare, ma non erano più eleggibili a cariche pubbliche.
- Comizi centuriati : con questa legge si stabilì che le centurie fossero chiamate al voto per sorteggio e non più seguendo l’ordine gerarchico delle classi sociali. In questo modo, anche le classi inferiori avevano maggiori possibilità di esprimere il proprio voto.
- Pena di morte : questa norma stabiliva il divieto di istituire tribunali straordinari che applicassero la pena di morte senza una preventiva legge, con l’obiettivo di evitarne l’abuso. Questo principio è stato successivamente ripreso dal nostro diritto penale.
- Legge giudiziaria : sottrasse ai senatori il potere di giudicare nei tribunali, attribuendolo invece ai cavalieri.
- Legge sulle province : stabiliva che l’assegnazione delle province dovesse essere effettuata dal senato prima delle elezioni dei consoli. Questo serviva a evitare favoritismi nell’assegnazione degli incarichi.
- Legge per la provincia dell’Asia : il potere di formulare lo statuto della nuova provincia e il regime giuridico passa dal senato al concilia plebis. PROBLEMA DELLA CITTADINANZA Nel 91 a.C., Livio Druso il Giovane divenne capo del partito popolare e si propose di concedere la cittadinanza romana agli Italici. Tuttavia, per questa proposta, fu assassinato. A questo punto, gli Italici, rendendosi conto che non avrebbero ottenuto la cittadinanza, decisero di ribellarsi. Si organizzarono in una Confederazione Italica, con Corfinium come capitale. La confederazione si dotò di un’assemblea, un senato e delle magistrature, e organizzò un esercito di 100.000 uomini, strutturandosi come un vero e proprio popolo indipendente. La ribellione degli Italici fu vista con ostilità dai Romani, che tentarono di reprimerla cercando di dividere gli alleati italici attraverso una serie di leggi.
- Legge di Lucio Giulio Cesare (90 a.C. ): propose una legge che concedeva la cittadinanza ai Latini e alle popolazioni che non si erano ribellate, cercando così di favorire i fedeli a Roma.
- Legge Plautia-Papiria (89 a.C.) : concedeva la cittadinanza a tutti gli alleati che avessero fatto richiesta entro due mesi, come una sorta di “resa” da parte di chi voleva aderire alla Repubblica Romana.
- Legge Pompeia (89 a.C.): fu emanata una legge che concedeva la cittadinanza agli abitanti della Dacia Inferiore, ampliando ulteriormente il numero di cittadini romani. Nonostante queste concessioni, la repressione militare continuò, e il generale Silla si distinse per la sua durezza nel combattere la ribellione. GAIO MARIO Mario, rivale storico di Silla e zio materno di Giulio Cesare, fu una figura centrale nella crisi della Repubblica Romana, contribuendo in modo significativo all’evoluzione dell’esercito romano.
- Riforma dell’esercito : fino a quel momento, l’esercito romano era strutturato in base al censo, escludendo i più poveri dalla possibilità di arruolarsi. Mario, però, attuò una radicale riforma, arruolando volontari tra i nulla tenenti e i proletari. In questo modo, nacque un esercito professionale, dove il servizio militare divenne una fonte di guadagno e di avanzamento sociale.
non si limitò a riorganizzare i tribunali già esistenti, nati prima di lui, ma ne istituì di nuovi, noti come quaestiones perpetuae. I tribunali venivano definiti permanenti perché ciascuno era dedicato a un singolo tipo di crimine, e non esisteva un tribunale unico per tutti i reati. Silla stabilì anche una procedura specifica per la scelta dei giurati: veniva redatta una lista composta da senatori, suddivisa in dieci decurie, ognuna formata da sessanta senatori. All’inizio dell’anno amministrativo, alcune di queste decurie venivano assegnate ai tribunali, i cui membri ricoprivano il ruolo di giurati. Si procedeva poi al sorteggio di un determinato numero di giudici, con la possibilità di ricusare quelli non graditi. Dopo il dibattimento, si passava alla votazione. L’accusato poteva scegliere se la votazione dovesse svolgersi in forma segreta o palese, ossia oralmente. Ogni tribunale permanente si occupava di un solo crimine perché la legge stabiliva che ciascun tribunale fosse creato per reprimere un determinato reato, o reati legati a esso. La legge definiva anche la procedura e la pena da applicare, per cui tutti i tribunali avevano competenze specifiche. La pena non era lasciata alla discrezione del giudice, ma era già stabilita in anticipo dalla legge. Si trattava di una procedura di tipo accusatorio, il che significava che era necessaria una denuncia da parte di un privato. Diversamente, nelle procedure inquisitorie, l’azione legale veniva avviata dall’autorità. I primi tribunali:
- Tribunale che si occupava della concussione da parte dei magistrati
- Tribunale che si occupava dell’alto tradimento
- Tribunale che si occupava dei brogli elettorali
- Tribunale che si occupava della sottrazione di denaro pubblico
- Tribunale che si occupava di falso testamentario e nelle monete
- Tribunale che si occupava di omicidio Nel 80 a.C., sorprendentemente, Silla si ritirò a vita privata, nonostante si trovasse al massimo del suo potere. [Situazione attuale* Le assemblee non funzionavano quasi più, ed era Silla a scegliere i magistrati. I tribuni della plebe erano ormai solo una figura apparente, poiché erano stati praticamente privati di tutti i poteri che avevano sempre avuto. Il principale di questi poteri era il diritto di veto, che permetteva loro di paralizzare l’attività di un magistrato o di un collega. Questo diritto venne rimosso, e l’unico potere lasciato ai tribuni della plebe fu la possibilità di intervenire a favore di un cittadino. Tuttavia, questa limitazione ridusse significativamente il ruolo del tribuno, svuotandone di fatto i poteri. Con Silla quindi la figura dei tribuni della plebe perde valore.] Ci troviamo alla fine della repubblica, nel periodo della crisi. POMPEO (Possibile domanda d’esame: confronto tra Pompeo e Augusto) Nel 70 a.C., Pompeo divenne console e restituì ai tribuni della plebe i poteri che avevano perso sotto Silla. Per la prima volta dopo 15 anni vennero eletti i censori. I periodo, il pretore Cotta propose una riforma giudiziaria che prevedeva una distribuzione equilibrata dei posti di giudice: un terzo ai senatori, un terzo ai cavalieri e un terzo ai tribuni dell’erario. Con la morte di Silla, i suoi seguaci entrarono in decadenza e scomparvero completamente, si verificò quindi un ritorno ad attività politiche più democratiche. Un evento di grande importanza fu la lex gabinia de bello piratio del 67 a.C., che riguardava la guerra contro i pirati. Questa legge attribuì a Pompeo un imperium maius , cioè un potere superiore a quello degli altri magistrati, per una durata di tre anni, su tutte le province costiere. Il suo potere si estendeva fino a 50 miglia all’interno delle province, rappresentando una forma straordinaria di autorità che copriva l’intera area costiera, non una sola provincia.
Uno dei due poteri fondamentali su cui si basa l’impero è l’ imperium proconsulare maius et infinitum , che verrà conferito all’imperatore Augusto. La principale differenza è che questo potere è superiore a quello di tutti gli altri pro consoli e riguarda l’intero impero, mantenendosi inalterato nel tempo. Su questo potere si fonda una nuova forma di governo, il principato. In questo periodo si verifica una netta contrapposizione tra due fazioni politiche: i populares (i popolari) e la nobilitas (l’aristocrazia senatoria). I populares erano coloro che sostenevano il rinnovamento, proponendo istanze democratiche e nuove riforme; mentre la nobilitas rappresentava un conservatorismo rigido, che difendeva gli interessi dell’aristocrazia. Cicerone, in particolare, considerava i populares come membri dell’aristocrazia che, per pura demagogia, fingevano di difendere gli interessi del popolo. Nel 70 a.C sono consoli Pompeo e Crasso, in questo periodo l’aristocrazia senatoria riacquistò il suo potere, come se la Res publica fosse tornata nelle sue mani. Durante questo periodo, Pompeo si trovò coinvolto in numerose guerre, come quella contro i pirati, per la quale venne redatta una legge che gli attribuiva un imperium straordinario, e quella nell’Asia Minore. Tornato a Roma nel 62 a.C., Pompeo istituì due nuove province: il Ponto Bitinia e la Siria, entrambe situate nell’attuale Turchia. Inoltre, ampliò considerevolmente il territorio della Repubblica, che ormai sembrava evolversi in un vero e proprio impero Nel 60 a.C. si formò il primo triumvirato, un accordo informale tra tre uomini: Pompeo, Crasso e Giulio Cesare. In quel periodo, Pompeo e Crasso erano al potere e avevano iniziato a scontrarsi con il Senato, quindi decisero di unire le forze con l’intervento di Cesare, un esponente dei populares. Questo accordo, pur non ufficiale, permise ai tre di spartirsi il potere. Cesare ottenne il comando per cinque anni sulla Gallia Cisalpina e Narbonese, un incarico straordinario sia per la sua durata che per la sua estensione. Nel 56 a.C., il triumvirato venne rinnovato in seguito a un incontro a Lucca, dove i tre leaders stabilirono nuovi accordi. Pompeo ricevette il governo del territorio iberico, mentre Crasso partì per l’Asia con il comando dell’esercito. Nel 53 a.C., durante una campagna in Oriente, Crasso venne ucciso, e con la sua morte il triumvirato cessò di esistere. Pompeo si trovò a ricoprire una posizione singolare, diventando console senza collega (in quanto i consoli dovevano essere due). Questo evento segnò l’inizio di una guerra civile tra Cesare e Pompeo, che si concluse con la vittoria di Cesare, che rimase al potere. GIULIO CESARE Cesare ottenne la dittatura, un potere straordinario che venne rinnovato negli anni successivi. Nel 44 a.C., gli fu conferita la dittatura a vita, una carica che si differenziava da quella del primo periodo repubblicano, poiché, essendo a vita, non garantiva più la democrazia. Cosa ottenne in questo periodo?
- poteri militari illimitati;
- la direzione politica e amministrativa dello stato;
- Il consolato decennale;
- il diritto di nominare magistrati senza passare dalle assemblee pubbliche;
- aumentò a 900 il numero dei senatori (più senatori significava meno potere per ciascuno), e la scelta dei senatori divenne sua prerogativa, affidata a fedeli, amici e sostenitori;
- Ottenne la carica sacerdotale di pontefice massimo , acquisendo così il controllo sulle fonti del diritto. Grazie a questa carica, introdusse un nuovo calendario, il famoso calendario giuliano. Altre riforme di Cesare: Tutte le leggi di Giulio Cesare furono chiamate ‘lex iulia’ :
cavalleria); dall’altro, il suo erede personale, Ottaviano, pronipote adottato da Cesare nel testamento. La presenza di due possibili successori alimenta una competizione per il controllo del potere. Nel 43 a.C., contro il parere del Senato, Ottaviano marcia su Roma e riesce a ottenere la carica di console. Nel 42 a.C. viene istituito il secondo triumvirato tra Ottaviano, Marco Antonio e Lepido. Questa magistratura straordinaria quinquennale, a differenza del primo triumvirato, ha una base istituzionale ufficiale. Il triumvirato viene rinnovato nel 37 a.C., ma nel 36 a.C. Lepido viene estromesso dagli altri due membri. Inizia così uno scontro diretto tra Marco Antonio e Ottaviano, culminato nella battaglia di Azio nel 31 a.C., che vede la vittoria di Ottaviano. Nel 29 a.C., Ottaviano torna a Roma e chiude il tempio di Giano, segnando simbolicamente la fine delle guerre e l’inizio di un lungo periodo di pace. Nonostante la fine del triumvirato, continua a mantenere il potere. Un problema centrale per Ottaviano è quello di legittimare il proprio dominio all’interno di un sistema costituzionale, evitando di apparire come un tiranno. Tra il 28 e il 27 a.C. , si dedica a questo obiettivo. Nel 28 a.C.: Inizia un processo di normalizzazione , ricoprendo il consolato per la sesta volta, restituendo l’amministrazione della provincia d’Asia al Senato, abolendo le norme straordinarie del triumvirato e ripristinando la legislazione ordinaria repubblicana. Nel 27 a.C., durante una seduta del 13 gennaio, Ottaviano annuncia di voler restituire la Res Publica al senato. Il senato, commosso, cerca di convincerlo a mantenere il potere, ma lui insiste, ottenendo invece il settimo consolato e il controllo delle province non pacificate. Questo gesto segna l’inizio di un periodo di apparente ritorno alla democrazia: le assemblee pubbliche e le magistrature riprendono le loro funzioni. Tre giorni dopo, il 16 gennaio, il senato concede a Ottaviano il titolo onorifico di Augusto , che richiama il concetto di accrescimento e grandezza. Gli vengono inoltre assegnati simboli del suo valore, tra cui una corona d’alloro e una moneta commemorativa con incise le sue virtù (clemenza, valore e giustizia). Nel 23 a.C. Ottaviano riceve l’ imperium proconsulare maius et infinitum , che gli conferisce autorità superiore su tutte le province per un tempo illimitato. Questo segna il momento fondante del potere imperiale romano. Ottiene anche la tribunicia potestas , che gli garantisce i poteri dei tribuni della plebe, conferendogli sia potere militare che civile. Questi due cardini — imperium proconsulare e tribunicia potestas — costituiranno le basi del potere imperiale e saranno alla radice dell’organizzazione dell’Impero Romano. IMPERIUM PROCONSULARE MAIUS ET INFINITUM Conferito a Ottaviano nel 23 a.C. , costituisce una pietra miliare del suo potere:
- Proconsulare: come avveniva per i consoli al termine del loro mandato, Ottaviano ottenne
l’autorità di governare le province.
- Maius: il suo imperium era superiore a quello di qualsiasi altro proconsole.
- Infinitum: non limitato a una sola provincia, ma esteso a tutto l’impero, e per una durata
illimitata. Questo conferimento segna l’inizio di una nuova forma di governo, il Principato, che inaugura una nuova fase della storia romana. L’impero si può suddividere in due grandi periodi:
- Principato: che ha inizio con Augusto e si caratterizza per il mantenimento di forme repubblicane sotto il controllo dell’imperatore;
- Tardo impero: caratterizzato da una maggiore centralizzazione del potere e da trasformazioni istituzionali più marcate.
IL PRINCIPATO
Il principato era una nuova forma di governo. Il periodo del principato non è omogeneo, ma possiamo distinguere un primo periodo, da Augusto a Traiano, in cui permane una certa dualità di potere, poiché il Senato mantiene ancora un ruolo importante e, successivamente, a partire da Adriano, il principe acquisisce poteri sempre più assoluti e si sviluppa progressivamente quella che oggi definiamo burocrazia. ANARCHIA MILITARE Più tardi, con Severo Alessandro, inizia il periodo dell’anarchia militare, che si concluderà con l’ascesa al potere di Diocleziano. L’anarchia militare è un’epoca caratterizzata dalla continua successione di imperatori. In questo periodo storico si assiste alla decadenza di alcune magistrature, poiché il principe, ossia l’imperatore, accorpa in sé molte delle funzioni che in precedenza appartenevano ai magistrati.
- Il consolato: è la magistratura che risente maggiormente del cambiamento della forma di governo, poiché la maggior parte delle funzioni consolari vengono assunte dall’imperatore. I consoli rimangono sempre due, non scompaiono, ma il loro ruolo viene svuotato di significato. Conservano soprattutto una funzione onorifica e non rappresentano più lo Stato, poiché ora è il principe a ricoprire tale ruolo.
- Il pretore: a causa della sua specifica funzione tecnica, meno politica, resiste e mantiene perlopiù le sue prerogative, nonostante la presenza del principe. Il numero dei pretori aumenta e ne nascono anche di nuovi, incaricati di occuparsi di specifici istituti, come la tutela o il fedecommesso.
- Il censore: con il principato, questa figura perde di valore, poiché la competenza censoria passa al principe, che delega il compito del censimento a suoi funzionari.
- La questura: questa magistratura resiste, nonostante rappresenti il gradino più basso dell’ordinamento.
- Gli edili: le loro funzioni vengono progressivamente assorbite dai funzionari imperiali, portando alla perdita di rilievo di questa figura.
- Le assemblee popolari: già prima di Augusto era scomparso il comizio centuriato, rimanendo attivi solo i comizi tributi e i concilia plebis. Tuttavia, questi organismi si trovano a dover competere con il principe nell’ambito dell’attività legislativa, poiché spesso è lo stesso imperatore a emanare costituzioni. Il principe assume sempre più funzioni e, di conseguenza, avverte la necessità di un supporto. Inizialmente, Augusto riceve aiuto principalmente da esponenti della propria famiglia o da amici fidati. Con l’imperatore Claudio, invece, l’assistenza proviene dai liberti (ex schiavi liberati). Tuttavia, è solo con Adriano che nasce una vera e propria burocrazia, caratterizzata dall’aumento degli uffici, dalla loro definizione strutturale e dalla riorganizzazione della cosiddetta cancelleria imperiale. Vediamo quindi un principe circondato da un consiglio imperiale, a cui potevano accedere solo esponenti di rilievo della società. Progressivamente, iniziano a ricoprire un ruolo di primo piano anche i giuristi, chiamati a fornire pareri tecnici sulle decisioni da prendere. In questo modo, il consiglio imperiale si trasforma in un organo stabile, composto dai consiglieri dell’imperatore. Con il tempo, il principe avverte sempre più il bisogno di un’organizzazione che lo affianchi nell’esercizio delle sue funzioni: un’organizzazione che possiamo definire burocratica, anche se inizialmente nasce in modo spontaneo per rispondere a esigenze specifiche. Solo in seguito, questi esponenti si trasformeranno in organi fissi dell’amministrazione imperiale. GLI SCRINIA Gli scrinia , ovvero la cancelleria imperiale, erano un’organizzazione composta da individui che dipendevano direttamente dall’imperatore e da impiegati. Si trattava di un sistema piramidale, al cui vertice vi era l’imperatore, seguito dai vari uffici, ognuno dei quali aveva un capo e dei sottoposti, sempre organizzati in modo gerarchico. Questi uffici erano preceduti dalla particella a o ab e si dividevano in cinque principali categorie:
- A rationibus: ufficio con competenze finanziarie.
- A epistulis: suddiviso in due sezioni, una per la corrispondenza latina e l’altra per la corrispondenza greca. I funzionari di questo ufficio avevano il compito di redigere la corrispondenza dell’imperatore in forma di lettera. Tali lettere, in quanto emanate