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DIRITTO SANITARIO COMPENDIO E SUNTO
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
Caricato il 19/06/2023
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CODICE DEONTOLOGICO Approvato dal Comitato Centrale della Federazione e dal Consiglio Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche riuniti a Roma nella seduta del 12 e 13 Aprile 2019
Barbara Mangiacavalli - Presidente Ausilia Maria Lucia Pulimeno - Vice Presidente Beatrice Mazzoleni - Segretaria Giancarlo Cicolini - Tesoriere Cosimo Cicia - Consigliere Nicola Draoli - Consigliere Franco Vallicella - Consigliere
precedente edizione. Il Codice celebra tutte le nostre radici, ma le dissotterra rendendole attuali all’oggi; racconta che non esiste più un momento dell’assistenza, ma che essa è oltre ogni luogo e ogni spazio. Il Codice costruisce soprattutto la giusta distanza con l’altro, lo lascia vivere, decidere, negare, assistersi. Per attraversare un confine bisogna fare un passo indietro per poterlo vedere meglio. Non possiamo e non dobbiamo pretendere che il Codice deontologico sia da tenere in tasca e da tirare fuori quando qualcuno ci chiede di fare qualcosa, solo per capire se questa cosa ci appartiene o no, se appartiene o non appartiene al nostro specifico professionale, come fosse un prontuario operativo o un lasciapassare per l’autonomia professionale: il Codice non potrà mai avere questa funzione né intende esercitarla. Così come non potrà avere la funzione di regolare l’organizzazione dei servizi, gli istituti contrattuali e i rapporti giuslavoristici. Il Codice ha una funzione fondamentale: regola il comportamento professionale che ognuno di noi poi declina sulla particolarità del caso clinico o del contesto organizzativo per offrire la migliore risposta in termini di salute, risposta che non può trovarsi nel codice, ma dentro l’agito consapevole e ragionato di tutti gli iscritti di cui il Codice è a supporto e non il contrario. Quando ci approcciamo alla persona assistita, bisogna essere in grado di sostenere ogni nostra azione e ogni nostra scelta con dati scientifici, con la nostra disciplina, con discernimento cognitivo, con metodi e strumenti propri, che siano scale di valutazione, processi diagnostici, clinici-assistenziali, analisi dei rischi, valutazione dei bisogni nella loro complessità. Bisogna comprendere se quell’attività attiene alla disciplina infermieristica o se è un’attività che il professionista ritiene possa attribuire a qualcun altro. Il Codice, per tutti questi motivi, non può essere una carta prescrittiva in un senso prettamente operativo. Il Codice deontologico è uno strumento fondamentale per lo sviluppo della professionalità degli infermieri, uno strumento che non può essere calato dall’alto, ma deve arrivare a compimento con un processo democratico importante. Per questo abbiamo ritenuto di fare un percorso durato anni, con passaggi temporali legati al fatto che durante questo periodo sono cambiate le norme ed è stato necessario adeguarsi. È intervenuta la legge 3/2018 ed è cambiata la natura giuridica della Federazione e degli Ordini, c’è stato un momento di rinnovo elettorale, sono intervenute altre norme come la legge 24 del 2017 (cosiddetta legge Gelli), la legge 219 del 2017 (quella cosiddetta sulle disposizioni anticipate di trattamento e sul testamento biologico), quindi un contesto di riferimento che ci ha messo in condizione di ripensare molto di ciò che era stato scritto fino a quel momento e ripartendo dal ragionamento precedente ha portato a una rilettura ulteriore del Codice deontologico. E poiché ad esempio nella legge 219 non ci sono molti riferimenti diretti all’infermiere, ma si citano prevalentemente altre professioni e, in alcuni casi, l’équipe, nel nostro Codice abbiamo rinforzato tutti i temi collegati al dolore, al fine vita, alla volontà espressa dalla persona legata alle disposizioni anticipate di consenso, alla relazione nel momento di fine vita cercando di colmare un aspetto che la legge regolamenta poco rispetto alla nostra professione. Abbiamo la responsabilità di lavorare oggi per quella che sarà la nostra professione dei prossimi
dieci anni, perché dieci anni passano in fretta così come sono passati e appena terminati quelli dalla stesura del precedente Codice. E dobbiamo farlo per capire dove la nostra professione vogliamo collocarla e immaginarla e dobbiamo capire dove è immersa oggi. Oggi è immersa in un contesto demografico che ci vede, insieme agli altri professionisti, più vecchi e al lavoro per sempre più anni. Non era così dieci anni fa. Si sta molto modificando l’età media degli infermieri e molti infermieri mancheranno in misura rilevante nei prossimi anni. Il Codice del 2009 è arrivato proprio agli albori della crisi che ha colpito i paesi occidentali. Anche l’Italia ne è stata vittima dal punto di vista delle nuove difficoltà organizzative che hanno a che fare anche con la deontologia professionale: blocco del turnover, blocco delle assunzioni, blocco dei contratti di lavoro, libera professione usata come forma parasubordinata e poco consapevole delle sue potenzialità. Il Codice deontologico del 2009 è stato in qualche modo vittima di questo contesto perché si è ritenuto di utilizzarlo non adeguatamente anche per rimarcare alcune difficoltà organizzative che giustamente gli infermieri hanno vissuto e continuano a vivere, o mancante di passaggi fondamentali per indirizzare meglio l’esercizio libero professionale, così come mancante di una maggiore connotazione comportamentale degli Ordini. Sappiamo tutti che alcuni articoli del codice del 2009 sono stati utilizzati in maniera impropria sia a livello giurisprudenziale sia a livello organizzativo per convalidare e confermare modalità organizzative che nulla hanno a che fare con la deontologia professionale; anche per questo motivo è stato necessario attualizzare il Codice deontologico. Mi rendo anche conto che parlare di deontologia professionale e di sviluppo della professione e di professionalità guardando nel contesto organizzativo attuale, fa pensare che forse è il caso di ragionare di quali sono gli sviluppi non solo etico-deontologici per gli infermieri. Ma su questo fronte stiamo lavorando con tutti i livelli istituzionali, a livello nazionale e regionale, perché abbiamo bisogno di portare questo tema in tutte le agende politiche istituzionali, perché da qui a dieci anni non saremo solo più vecchi noi, ma saranno più vecchi anche i nostri cittadini. L’ Italia sarà un Paese più vecchio, più povero e più solo e il tema della solitudine è un tema che sta diventando fondamentale per l’assistenza. Abbiamo bisogno di ragionare su modelli innovativi, su professionalità innovative su competenze innovative e questo Codice vuole accompagnare questi dieci anni di percorso della nostra professione. Dieci anni su cui abbiamo le idee chiare rispetto a ciò che vogliamo realizzare. Uno su tutti, il tema dello sviluppo delle specializzazioni infermieristiche per il quale abbiamo attivato interlocuzioni ministeriali alla Salute e all’Università e con la Conferenza delle Regioni. La Federazione da un lato sta definendo il percorso con tutti gli stakeholder e dall’altro deve anche necessariamente portare avanti una riflessione sullo sviluppo della professionalità e sulla deontologia della professione. Quindi le cose vanno lette insieme e si deve fare in modo che questo Codice diventi un vestito che tutti gli infermieri possano indossare e che li faccia sentire a loro agio nella relazione con l’assistito. Ma anche un vestito da modellare con una flessibilità che è mancata negli anni. Non è più possibile immaginare un Codice da rivisitare ad archi temporali così lunghi e per questo
in più da esperti: abbiamo coinvolto due magistrati, un giurista, un esperto di filosofia e storia dell’assistenza infermieristica, due eticisti e anche il tavolo interreligioso per un confronto con le religioni monoteistiche abramitiche oltre a quella cattolica. E poiché il Codice deontologico è il vestito che tutti dobbiamo indossare nella relazione con l’altro, abbiamo audito anche le associazioni dei cittadini e dei pazienti, che hanno dibattuto in gruppi di lavoro e hanno dato suggerimenti importanti. Infine, abbiamo fatto anche una breve audizione il giorno prima della presentazione in Consiglio nazionale per la discussione, con il ministro della Salute presentando non il testo del Codice, ma le novità su cui avevamo dibattuto: il ministero della Salute tra l’altro è l’organo vigilante della Federazione degli Ordini. Con il Codice abbiamo voluto salvaguardare la libertà di coscienza degli infermieri, riconoscere gli infermieri come persone che si relazionano con altre persone. È un’innovazione che affonda le radici nella nostra storia, ma guarda al futuro per salvaguardare la volontà espressa dalla persona da trattamenti incongrui o non ritenuti coerenti con la percezione di vita o di salute. È un’innovazione con cui salvaguardiamo la vita. Ora la Federazione e gli Ordini dovranno essere garanti del suo rispetto in ogni angolo del Paese. Per concludere con un aforisma, ha detto Mark Twain: “Fai sempre ciò che è giusto. Accontenterai la metà del genere umano e stupirai l’altra metà”. Con il nuovo Codice vogliamo accontentare le esigenze di chi ha bisogno degli infermieri, ma anche stupire chi non opera e vive, come noi, professionalmente al loro fianco. Perché il Codice è degli infermieri e per gli infermieri e per i cittadini che sono il loro primo pensiero, il loro primo obiettivo. Il Codice rappresenta gli infermieri e mette nero su bianco la loro promessa di prendersi cura fatta da sempre agli assistiti. Barbara Mangiacavalli Presidente Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche
L’Infermiere promuove la cultura della salute favorendo stili di vita sani e la tutela ambientale nell’ottica dei determinanti della salute, della riduzione delle disuguaglianze e progettando specifici interventi educativi e informativi a singoli, gruppi e collettività.
L’Infermiere, nei diversi ruoli, si impegna attivamente nell’educazione e formazione professionale degli studenti e nell’inserimento dei nuovi colleghi.
L’Infermiere riconosce il valore della ricerca scientifica e della sperimentazione. Elabora, svolge e partecipa a percorsi di ricerca in ambito clinico assistenziale, organizzativo e formativo, rendendone disponibili i risultati.
L’Infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate dalla comunità scientifica e aggiorna le competenze attraverso lo studio e la ricerca, il pensiero critico, la riflessione fondata sull’esperienza e le buone pratiche, al fine di garantire la qualità e la sicurezza delle attività. Pianifica, svolge e partecipa ad attività di formazione e adempie agli obblighi derivanti dal programma di Educazione Continua in Medicina.
L’Infermiere si forma e chiede supervisione, laddove vi siano attività nuove o sulle quali si abbia limitata casistica e comunque ogni qualvolta ne ravvisi la necessità.
L’Infermiere si impegna a sostenere la cooperazione con i professionisti coinvolti nel percorso di cura, adottando comportamenti leali e collaborativi con i colleghi e gli altri operatori. Riconosce e valorizza il loro specifico apporto nel processo assistenziale. L’Infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e all’intervento di infermieri esperti o specialisti. Presta consulenza ponendo i suoi saperi e abilità a disposizione della propria e delle altre comunità professionali e istituzioni. Partecipa al percorso di cura e si adopera affinché la persona assistita disponga delle informazioni condivise con l’equipe, necessarie ai suoi bisogni di vita e alla scelta consapevole dei percorsi di cura proposti. L’Infermiere che rilevi uno stato di alterazione di natura psicofisica di un professionista o di altro operatore nelle sue funzioni, a qualunque livello di responsabilità, si adopera per proteggere e tutelare le persone assistite, la professione e il professionista, anche effettuando le opportune segnalazioni. L’Infermiere riconosce l’interazione e l’integrazione intra e interprofessionale, quali elementi fondamentali per rispondere alle richieste della persona. L’Infermiere si assicura che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento, riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate. Non si sostituisce ad altre figure professionali nel fornire informazioni che non siano di propria pertinenza.
Salvo gli obblighi di denuncia, l’Infermiere che rileva ed evidenzia privazioni, violenze o maltrattamenti sulla persona assistita, si attiva perché vi sia un rapido intervento a tutela dell’interessato.
L’Infermiere, tenuto conto dell’età e del grado di maturità riscontrato, si adopera affinché sia presa in debita considerazione l’opinione del minore rispetto alle scelte curative, assistenziali e sperimentali, al fine di consentirgli di esprimere la sua volontà. L’Infermiere, quando il minore consapevolmente si oppone alla scelta di cura, si adopera per superare il conflitto.
L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto.
L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa.
L’Infermiere favorisce l’informazione sulla donazione di sangue, tessuti e organi quale atto di solidarietà; educa e sostiene le persone coinvolte nel donare e nel ricevere.
L’Infermiere rispetta sempre il segreto professionale non solo per obbligo giuridico, ma per intima convinzione e come espressione concreta del rapporto di fiducia con la persona assistita. La morte della persona assistita non esime l’Infermiere dal rispetto del segreto professionale.
L’Infermiere nella comunicazione, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.
L’Infermiere, anche attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici e dei social media, comunica in modo scientifico ed etico, ricercando il dialogo e il confronto al fine di contribuire a un dibattito costruttivo.