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Dispensa EAC secondo parziale, Dispense di Economia E Innovazione

Dispensa redatta integrando libro e appunti per il secondo parziale di EAc

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 18/03/2019

giulia_sotgia
giulia_sotgia 🇮🇹

4.5

(4)

12 documenti

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Il SISTEMA FINANZIARIO è un complesso integrato di strumenti, intermediari, mercati e autorità di
regolamentazione e vigilanza esistenti in un dato luogo, in un dato momento. Rappresenta l’infrastruttura cruciale
per il funzionamento delle moderne economie.
-gli intermediari finanziari sono gli operatori professionali che effettuano scambi finanziari con le imprese, con le
famiglie, con altri intermediari, e in generale con tutti gli operatori economici. Sono ad es. banche, società di
leasing, di factoring, ecc.
-i mercati sono i luoghi organizzati, fisici o virtuali (telematici) dove avvengono gli scambi finanziari, ovvero gli
scambi di attività finanziarie, di valute, di denaro. Sono ad es. i mercati borsistici, i mercati monetari, i mercati
obbligazionari, ecc.
-gli strumenti sono i contratti attraverso cui sono definiti gli scambi finanziari, che descrivono e specificano le
modalità di svolgimento, le caratteristiche economico-finanziarie, il prezzo, le sanzioni e gli altri elementi che
regolano lo scambio finanziario tra due o più soggetti. Sono ad es. i contratti di finanziamento, di locazione
finanziaria, ecc.
-autorità di regolamentazione e vigilanza: le norme regolano il funzionamento del sistema finanziario, delimitano
le competenze e organizzano l’operare dei singoli elementi, mentre le istituzioni sovrintendono al funzionamento
del sistema attraverso l’attività di regolamentazione e controllo.
Per rappresentare il sistema finanziario è necessario effettuare un’analisi delle FUNZIONI svolte dallo stesso,
poiché permette una lettura più duratura, in quanto si focalizza sui bisogni soddisfatti ed è slegata dai soggetti e
dalle modalità con cui dette funzioni vengono adempiute.
Il concetto di funzione richiama il concetto di bisogno di un sistema superiore rispetto al sistema finanziario, ossia
questo può essere considerato come una sovrastruttura del sistema economico. Quest’ultimo non riesce a risolvere
e superare alcuni problemi di natura finanziaria che impediscono lo svolgimento della propria attività economica, e
per tale motivo affida al sistema finanziario il compito di trovare le soluzioni più efficienti per il superamento di tali
problemi.
FUNZIONI PRIMARIE:
-funzione monetaria: assicura l’efficiente funzionamento del sistema dei pagamenti. Il sistema finanziario pone a
disposizione degli operatori economici e delle famiglie numerosi strumenti e modalità di pagamento in relazione ai
diversi bisogni di sicurezza, rapidità e ammontare. In particolare, il sistema dei pagamenti organizza il regolamento
degli scambi e ne riduce l’ammontare complessivo mediante la compensazione dei diversi flussi.
-funzione creditizia o di allocazione delle risorse: realizza il trasferimento di risorse dal risparmio agli investimenti,
quindi da coloro che hanno deciso di rinviare il consumo e coloro che hanno necessità di risorse finanziarie in
misura eccedente alla loro capacità di risparmio (unità in deficit e unità in surplus). Il sistema finanziario permette
di superare alcune difficoltà nell’interazione tra i diversi soggetti, completando la loro capacità di concludere
scambi finanziari o interponendosi fra i due soggetti.
-funzione di trasmissione della politica monetaria: trasmette al sistema economico gli impulsi della politica
monetaria ed economica.
-funzione di assunzione e gestione del rischio (e controllo dell’incertezza): assume, distribuisce, trasferisce e
trasforma i rischi relativi allo scambio finanziario, che possono provocare situazioni di blocco del processo di
scambio stesso. Il sistema finanziario contribuisce in varie forme alla produzione di informazione, finalizzata a
completare e migliorare le decisioni finanziarie. L’informazione prodotta è determinante nel mitigare gli agency
problem, derivanti dall’asimmetria informativa che caratterizza gli scambi (quindi ulteriore funzione del sistema
finanziario è quella di ridurre l’asimmetria informativa).
-funzione di pooling e sharing delle risorse finanziarie: le famiglie hanno un saldo finanziario individuale e una
disponibilità di risparmio di taglio ridotto, e ciò può essere superato mediante il pooling, ossia l’aggregazione delle
risorse di più risparmiatori, e comporta la partecipazione “pro quota” dei singoli risparmiatori al finanziamento
dell’attività di investimento del prenditore di fondi. Il frazionamento del finanziamento su di una pluralità di piccoli
soggetti (sharing) comporta una sere di vantaggi e di limiti.
Gli elementi a favore sono il superamento dei vincoli di denominazione (ossia l’impossibilità di accesso a una
determinata attività di investimento, perché di dimensione superiore all’importo disponibile, che provocherebbe
l’irrealizzabilità dello scambio) e la diversificazione del portafoglio, in quanto il risparmiatore retail, grazie al
frazionamento è in grado di ripartire il proprio patrimonio su un elevato numero di prenditori diversi.
IL SALDO FINANZIARIO
•Scambio finanziario = processo mediante cui, due o più soggetti cedono, reciprocamente, potere d’acquisto (e
servizi direttamente collegati) al fine di aumentare la propria utilità (diretta o indiretta). È quindi l’insieme di tutti
gli elementi che comportano un effetto sul potere d’acquisto, sia attraverso un’influenza diretta sul suo ammontare,
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Il SISTEMA FINANZIARIO è un complesso integrato di strumenti, intermediari, mercati e autorità di regolamentazione e vigilanza esistenti in un dato luogo, in un dato momento. Rappresenta l’infrastruttura cruciale per il funzionamento delle moderne economie.

  • gli intermediari finanziari sono gli operatori professionali che effettuano scambi finanziari con le imprese, con le famiglie, con altri intermediari, e in generale con tutti gli operatori economici. Sono ad es. banche, società di leasing, di factoring, ecc.
  • i mercati sono i luoghi organizzati, fisici o virtuali (telematici) dove avvengono gli scambi finanziari, ovvero gli scambi di attività finanziarie, di valute, di denaro. Sono ad es. i mercati borsistici, i mercati monetari, i mercati obbligazionari, ecc.
  • gli strumenti sono i contratti attraverso cui sono definiti gli scambi finanziari, che descrivono e specificano le modalità di svolgimento, le caratteristiche economico-finanziarie, il prezzo, le sanzioni e gli altri elementi che regolano lo scambio finanziario tra due o più soggetti. Sono ad es. i contratti di finanziamento, di locazione finanziaria, ecc.
  • autorità di regolamentazione e vigilanza: le norme regolano il funzionamento del sistema finanziario, delimitano le competenze e organizzano l’operare dei singoli elementi, mentre le istituzioni sovrintendono al funzionamento del sistema attraverso l’attività di regolamentazione e controllo.

Per rappresentare il sistema finanziario è necessario effettuare un’analisi delle FUNZIONI svolte dallo stesso, poiché permette una lettura più duratura, in quanto si focalizza sui bisogni soddisfatti ed è slegata dai soggetti e dalle modalità con cui dette funzioni vengono adempiute. Il concetto di funzione richiama il concetto di bisogno di un sistema superiore rispetto al sistema finanziario, ossia questo può essere considerato come una sovrastruttura del sistema economico. Quest’ultimo non riesce a risolvere e superare alcuni problemi di natura finanziaria che impediscono lo svolgimento della propria attività economica, e per tale motivo affida al sistema finanziario il compito di trovare le soluzioni più efficienti per il superamento di tali problemi. FUNZIONI PRIMARIE:

  • funzione monetaria: assicura l’efficiente funzionamento del sistema dei pagamenti. Il sistema finanziario pone a disposizione degli operatori economici e delle famiglie numerosi strumenti e modalità di pagamento in relazione ai diversi bisogni di sicurezza, rapidità e ammontare. In particolare, il sistema dei pagamenti organizza il regolamento degli scambi e ne riduce l’ammontare complessivo mediante la compensazione dei diversi flussi.
  • funzione creditizia o di allocazione delle risorse: realizza il trasferimento di risorse dal risparmio agli investimenti, quindi da coloro che hanno deciso di rinviare il consumo e coloro che hanno necessità di risorse finanziarie in misura eccedente alla loro capacità di risparmio (unità in deficit e unità in surplus). Il sistema finanziario permette di superare alcune difficoltà nell’interazione tra i diversi soggetti, completando la loro capacità di concludere scambi finanziari o interponendosi fra i due soggetti.
  • funzione di trasmissione della politica monetaria: trasmette al sistema economico gli impulsi della politica monetaria ed economica.
  • funzione di assunzione e gestione del rischio (e controllo dell’incertezza): assume, distribuisce, trasferisce e trasforma i rischi relativi allo scambio finanziario, che possono provocare situazioni di blocco del processo di scambio stesso. Il sistema finanziario contribuisce in varie forme alla produzione di informazione, finalizzata a completare e migliorare le decisioni finanziarie. L’informazione prodotta è determinante nel mitigare gli agency problem, derivanti dall’ asimmetria informativa che caratterizza gli scambi (quindi ulteriore funzione del sistema finanziario è quella di ridurre l’asimmetria informativa).
  • funzione di pooling e sharing delle risorse finanziarie: le famiglie hanno un saldo finanziario individuale e una disponibilità di risparmio di taglio ridotto, e ciò può essere superato mediante il pooling, ossia l’aggregazione delle risorse di più risparmiatori, e comporta la partecipazione “pro quota” dei singoli risparmiatori al finanziamento dell’attività di investimento del prenditore di fondi. Il frazionamento del finanziamento su di una pluralità di piccoli soggetti (sharing) comporta una sere di vantaggi e di limiti. Gli elementi a favore sono il superamento dei vincoli di denominazione (ossia l’impossibilità di accesso a una determinata attività di investimento, perché di dimensione superiore all’importo disponibile, che provocherebbe l’irrealizzabilità dello scambio) e la diversificazione del portafoglio, in quanto il risparmiatore retail, grazie al frazionamento è in grado di ripartire il proprio patrimonio su un elevato numero di prenditori diversi. IL SALDO FINANZIARIO •Scambio finanziario = processo mediante cui, due o più soggetti cedono, reciprocamente, potere d’acquisto (e servizi direttamente collegati) al fine di aumentare la propria utilità (diretta o indiretta). È quindi l’insieme di tutti gli elementi che comportano un effetto sul potere d’acquisto, sia attraverso un’influenza diretta sul suo ammontare,

sia attraverso una riduzione dei rischi derivanti dalla presenza di asimmetrie informative e di altre imperfezioni del mercato. Es. il rapporto esistente tra una banca e un suo cliente.

  • SETTORE ISTITUZIONALE = insieme degli attori economici (chiamati anche unità istituzionali) raggruppati sulla base dei comportamenti finanziari uniformi che pongono in essere. I settori istituzionali sono: le famiglie, le imprese non finanziarie, le imprese finanziarie, lo Stato (e la Pubblica Amministrazione), l’estero (cioè tutti i soggetti non residenti nel territorio nazionale). •SALDO FINANZIARIO = misura la differenza fra l’insieme delle risorse finanziarie prodotte (entrate) e l’insieme delle risorse finanziarie utilizzate (uscite). Le famiglie hanno per convenzione un saldo finanziario maggiore di zero, le imprese e il settore pubblico per convenzione hanno un saldo finanziario negativo ossia minore di zero, l’estero può avere un saldo finanziario negativo o positivo, gli intermediari finanziari invece hanno convenzionalmente un saldo finanziario pari a zero. Non è vero che le imprese hanno un saldo finanziario negativo, così come non è vero che gli intermediari finanziari hanno un saldo finanziario pari a zero. Quindi i settori che producono risorse finanziarie in misura superiore a quelle consumate oppure destinate ai propri investimenti, possiedono un saldo finanziario positivo, viceversa possiedono un saldo finanziario negativo. A livello di sistema economico complessivo: S = I (risparmio = investimenti) al netto dei trasferimenti da e verso l’estero rilevati dal saldo delle partite correnti, e ciò avviene perché tutte le risorse finanziarie che vengono impiegate devono essere accumulate originariamente da qualcuno (residenti e non) e che tutte le risorse finanziarie accumulate devono trovare una forma di impiego (dentro e fuori i confini nazionali). A livello di singolo operatore è difficile che S = I, ma è più frequente che S > I (surplus) e che S < I (deficit). Il riequilibrio (cioè l’impiego del surplus o il finanziamento del deficit), si traduce in una necessità di effettuare trasferimenti: -chi detiene un surplus offre risorse finanziarie, cioè DOMANDA strumenti finanziari (attività finanziarie AF); -chi si trova in deficit domanda risorse finanziarie, cioè OFFRE strumenti finanziari (passività finanziarie PF). CIRCUITI FINANZIARI Il sistema finanziario si colloca fra prenditori e prestatori finali di fondi. Una prima differenza si pone fra: -collegamento diretto (via mercato): è il primo tipo di collegamento e individua un circuito di intermediazione diretto nel quale le passività finanziarie create dalle unità in disavanzo finanziario trovano una contropartita diretta nelle attività ammesse allo Stato Patrimoniale delle unità in avanzo finanziario; come in tutti i mercati sono necessari agenti che facilitino e consentano l’incontro fra domanda e offerta. -collegamento intermediato (o indiretto via intermediari): il trasferimento delle risorse avviene per il tramite di banche e in genere di operatori definiti intermediari finanziari. Si possono individuare due tipologie di circuiti degli scambi finanziari fra unità economiche in surplus e in deficit: •Circuiti autonomi o diretti: la canalizzazione delle risorse avviene attraverso i mercati mediante investimenti diretti e investimenti effettuati dagli investitori istituzionali. Le unità economiche pongono in essere i propri scambi finanziari senza l’intervento di alcun tipo di intermediario finanziario. •Circuiti intermediari o indiretti: la canalizzazione delle risorse finanziarie (gli scambi finanziari) avviene attraverso gli intermediari finanziari (banche, SIM, SGR, ecc). IL RUOLO DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI Gli intermediari finanziari possono agire come: -ASSET BROKER : fornisce servizi e informazioni senza frapporsi fra le unità economiche che partecipano allo scambio finanziario. Questi servizi e informazioni sono in grado di ridurre il grado di asimmetria informativa, l’incertezza e i rischi dello scambio finanziario, di ridurre i costi di scelta oppure di migliorare la consapevolezza e la capacità cognitiva dei soggetti coinvolti. Es servizi di consulenza, gestione del risparmio, capital markets, ecc.
  • ASSET TRANSFORMER: (nel caso di scambi finanziari intermediati) si frappone tra le unità economiche in surplus e quelle in deficit divenendo controparte di uno, di entrambe o di tutte le unità economiche coinvolte nello scambio finanziario, assumendo una propria posizione di rischio e risolvendo gli eventuali problemi di asimmetria informativa, dimensionale e cognitiva. Trasforma dal punto di vista qualitativo (rischi e scadenze) e quantitativo (importo) le risorse. Si tratta dell’attività tipica delle banche. Si ricorda che sostanzialmente, le unità economiche in surplus sono le famiglie, mentre quelle in deficit sono le imprese, oltre allo Stato, e questi sono soggetti che presentano un elevato grado di eterogeneità, in quanto le imprese hanno fabbisogni finanziari consistenti, competenze professionali elevate, progetti di investimento di medio-lungo termine, capacità di accedere a tipologie contrattuali sofisticate, mentre le famiglie hanno una capacità di risparmio mediamente contenuta, elevata preferenza per la liquidità, orizzonti temporali di riferimento più ristretti, scarsa capacità di valutazione dei rischi. Questa eccessiva eterogeneità introduce un elemento di asimmetria contrattuale nella negoziazione e il rischio che le parti non siano in grado di valutare in misura paritaria il valore e la convenienza dello scambio. A ciò si aggiunge

coperti sia dalla banca, interessata a completare la propria gamma di operatività, sia da altri intermediari non bancari (SIM, SGR, società di leasing, ecc)

LA BANCA COME ASSET BROKER

In questa ipotesi, la banca agisce in veste di soggetto specializzato nell’offerta di prodotti connessi all’attività di investimento sui mercati finanziari, ovvero nella produzione di servizi di portafoglio, nonché di servizi di mediazione (brokerage) funzionali all’esecuzione delle decisioni di investimento. L’attività di asset broker non è esclusiva delle banche, può infatti essere svolta da SIM e SGR. La banca può inoltre prestare molti di questi servizi direttamente, oppure avvalendosi di SIM e SGR di matrice bancaria. Il ricorso ai servizi della banca in veste di asset broker risulta conveniente soprattutto per il fatto che riesca a sfruttare economie di scala nella produzione delle attività offerte, sia per il fatto che riesca a ridurre i costi (prevalentemente fissi) di transazione al crescere dei volumi di attività prodotti. ES: risparmiatore interessato a investire in più attività finanziarie un patrimonio di 100.000 euro. Se l’investitore desiderasse acquistare 15 titoli, nell’ipotesi che ciascuno di esso abbia un costo unitario pari a 100, il costo complessivo che sosterrebbe sarebbe: 15 x 100 = 1500, che corrisponde a un costo unitario dell’investimento pari a 0,015 (1500 / 100.000), cioè 1,5% del patrimonio. Se invece l’investitore ricorresse ai servizi di un intermediario asset broker, ad esempio un fondo azionario con patrimonio pari a 10.000.000 di euro, raccolto presso 100 sottoscrittori (100.000 euro ciascuno), egli sarebbe in grado di conseguire la diversificazione desiderata, sostenendo per un costo inferiore: 15 x 100 = 1500, 1500 / 10.000.000 = 0,00015 (0.015% del patrimonio). L’asset broker è quindi in grado di minimizzare la soglia di accesso all’investimento, nonché di assicurare un’adeguata diversificazione di ogni partecipante al fondo, non conseguibile dal singolo risparmiatore. Questi intermediari si limitano ad un’attività di servizio funzionale volta ad agevolare le scelte e le decisioni di investimento dei soggetti economici, agendo come soggetti mandatari secondo gradi di delega differenziati. I rischi di prezzo e di liquidità permangono in capo ai risparmiatori.

LA BANCA COME ASSET TRANSFORMER I risparmiatori interessati a minimizzare sia i costi informativi sia i rischi di prezzo e di liquidità associati alle decisioni di investimento possono rivolgersi alla banca nella sua veste di intermediario finanziario di tipo asset transformer. Tale attività, la quale può essere svolta da intermediari creditizi bancari (banche) e da intermediari creditizi non bancari (società finanziarie, di leasing o dic redito al consumo, ecc), consiste nel fatto che l’intermediario intervenga nello scambio di fondi interponendosi fra i soggetti in surplus e i soggetti in deficit, raccogliendo risorse finanziarie presso i primi e impiegandole nella concessione di credito a favore dei secondi. La banca opera una trasformazione qualitativa del profilo di rischio delle attività finanziarie generate conciliando le preferenze di investimento delle unità in avanzo e in disavanzo nel senso che, accollandosi direttamente i rischi finanziari insiti nel processo di intermediazione, le passività finanziarie da essa emesse vengono percepite dai risparmiatori come maggiormente sicure in termini di rischio di prezzo, e limitatamente alle banche anche di liquidità. •In relazione alla trasformazione del rischio, è importante la differenza tra intermediari creditizi bancari e non bancari. I primi attuano una trasformazione parziale, nel senso che, stante l’accollo di rischio per quanto attiene al buon esito degli impieghi, sul lato dell’attivo (rischio fronteggiato dall’intermediario mediante impegno di capitale proprio), gli operatori creditizi non bancari finanziano gli impieghi attraverso l’offerta al mercato di titoli di debito e mediante il ricorso al debito bancario, in aggiunta al capitale proprio di rischio. Nel caso di emissione di obbligazioni, esse saranno rimborsate al valore nominale, e quindi trattandosi dio secondary securities, avranno una dinamica di valore differenziata rispetto al rischio di prezzo che i risparmiatori si sarebbero accollati se avessero acquisito direttamente primary securities. In questo senso si dice che gli intermediari creditizi non bancari mitigano il rischio di prezzo in capo agli investitori, il quale è ridotto rispetto all’intermediazione diretta, ma non annullato. Inoltre, questo tipo di intermediari, non offre alcuna protezione ai risparmiatori dal rischio di liquidità. Gli intermediari creditizi raccolgono fondi presso i soggetti in avanzo emettendo proprie passività, le cosiddette secondary securities, che costituiscono la raccolta da impiegare in crediti, e alternativamente, in titoli e partecipazioni a favore delle imprese (primary securities). Le secondary securities descrivono delle attività finanziarie di secondo livello investite dall’intermediario, all’attivo di bilancio, in crediti e titoli di imprese commerciali. I crediti e i titoli detenuti dall’intermediario, trovano iscrizione nel bilancio delle imprese finanziate quali passività in forma di debiti verso banche o titoli di debito. Tali passività sono di primo livello in quanto indirettamente rappresentative degli investimenti industriali e commerciali di cui all’attivo di bilancio delle imprese.

La differenza di rendimento tra primary e secondary securities, ovvero tra impieghi (crediti, titoli, ecc) e passività degli intermediari (depositi, obbligazioni, ecc), definisce il costo del processo di intermediazione, e quindi la remunerazione lorda dell’attività svolta dagli intermediari a fronte dei rischi assunti. Di contro, le banche (intermediari creditizi bancari), si caratterizzano per la raccolta di risparmio tra il pubblico (acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi, sia sotto altra forma, e l’impiego dei fondi raccolti nella concessione di credito). Le passività tipicamente bancarie, si caratterizzano per due fattori fondamentali: -sono richiamabili a vista dal depositante in qualsiasi momento e vengono rimborsate al valore nominale; -hanno natura monetaria, sono cioè accettate quale strumento di pagamento. Tali peculiarità delle passività bancarie, annullano di fatto il rischio di prezzo e di liquidità in capo ai depositanti. Non vi è incertezza circa il prezzo di rimborso (che avverrà al valore nominale) e il profilo di liquidità dell’attività finanziaria (la banca rimborsa l’importo depositato nei tempi desiderati dal risparmiatore).

  • Qual è la convenienza di ricorrere ai servizi offerti dalle banche? La convenienza risiede nelle economie di scala (già descritte per l’asset broker) nei costi di transazione e di informazione, in quanto gli impieghi in crediti della banca rappresentano un portafoglio di investimento comparabile al patrimonio di un fondo comune investito in prestiti obbligazionari. Ulteriore elemento di convenienza risiede nella capacità della banca di concedere credito nella misura e per le durate richieste, e nella natura privata e bilaterale della relazione tra banca e cliente. Le informazioni raccolte dalla banche durante la fase di affidamento rimangono private, e non vengono diffuse ai concorrenti.
  • Perché i depositanti dovrebbero credere alla promessa della banca di rimborsare i depositi a vista al valore nominale? La fiducia dei depositanti attiene a tre fattori principali:
  1. La diversificazione del portafoglio impieghi —> la banca detiene un portafoglio impieghi ampiamente diversificato, ossia distribuito su un grande numero di controparti, e il comportamento di un’attività non è perfettamente legato a quello delle altre che possono evolversi in maniera diversa (si abbassa quindi il coefficiente di correlazione). Tale circostanza riduce significativamente il profilo di rischio dell’attivo bancario, il che li rende maggiormente stabili rispetto a portafogli scarsamente diversificati.
  2. Il contratto di debito e l’impegno di capitale proprio —> la forma del contratto di debito assicura ai depositanti un privilegio legale nel pagamento delle loro ragioni di credito rispetto agli azionisti della banca (i quali sono creditori subordinati rispetto ai risparmiatori, in quanto apportanti capitale di rischio). L’impegno di un capitale di rischio incentiva gli azionisti a monitorare l’azione degli amministratori per evitare che la banca incorra in rischi eccessivi che potrebbero comportare la perdita del loro capitale, in linea con l’interesse dei depositanti a vedere tutelati i loro risparmi. Inoltre, la maggior parte delle tipologie di deposito sono contratti di debito standard, ossia contratti di debito le cui condizioni economiche sono definite a prescindere dal risultato economico conseguito dalla banca; la remunerazione è quindi prefissata e indipendente dalla redditività dell’attivo. I depositanti dovranno perciò attivarsi non adempisse all’accredito degli interessi dovuti.
  3. Presenza di schemi di assicurazione dei depositi e di un prestatore di ultima istanza —> il sistema bancario si caratterizza per la presenza di un safety net, cioè di una rete di protezione rappresentata da schemi di assicurazione dei depositi, e da un prestatore di ultima istanza (la Banca Centrale) che intervengono a supporto degli intermediari in difficoltà attraverso iniezioni di capitale o di liquidità. È evidente che la presenza del safety net attenuti le preoccupazioni dei depositanti circa la capacità di rimborso delle banche.

ATTIVITÀ FINANZIARIE

•Caratteristiche delle attività finanziarie : -tipo di rapporto contrattuale sottostante: (I crediti delle banche sono attività finanziarie perché sono iscritte nel bilancio di due operatori (attivo per la banca, passivo per debitore della banca), ma non sono negoziati sul mercato. Non esiste un mercato dei crediti deteriorati, si sta costituendo adesso ma non è un mercato paragonabile ai crediti di borsa. Le attività finanziarie comprendono gli strumenti finanziari. —>credito: trasferimento di risorse monetarie contro l'impegno alla restituzione delle somme ricevute ad una data futura. Esempi: prestiti bancari, le obbligazioni, i certificati di deposito ecc.; —>partecipazione al capitale di rischio: comporta l’acquisizione di diritti patrimoniali amministrativi nei confronti di una società ed espone il titolare ad aleatorietà nella remunerazione e nel rimborso del capitale; —>assicurazione: con il versamento di somme (premi) a favore di un intermediario assicurativo, questi si assume l’obbligo di risarcimento dei danni subiti dai soggetti assicurati al verificarsi degli eventi contrattualmente previsti; —>strumenti derivati: natura ibrida (credito + assicurazione). -natura dell’emittente: (ci da un’indicazione di larghissima misura su quella che è considerata la solvibilità dell’emittente, ossia la capacità di far fronte ai propri impregni alle scadenze pattuite, cioè essere in grado di

-credito totale interno/Pil: è una somma che comprende tutti i finanziamenti interni di un ente non statale, sommati al fabbisogno del settore statale. Credito di settore pubblico e privato totale. Non è importante che sia interno o estero, ma che sia rivolto ai due settori. -capitalizzazione di borsa/Pil: capitalizzazione della singola società= numero di azioni esistenti moltiplicato per il prezzo di mercato dell’azione. Capitalizzazione di un mercato= capitalizzazione di tutti i titoli in esso quotati. -Se prevale l’indicatore “credito totale interno”, il sistema sarà orientato agli intermediari. -Se prevale l’indicatore “capitalizzazione di borsa”, il sistema sarà orientato ai mercati. Questi sono due indicatori molto grezzi perché sono costituiti con una variabile stock al numeratore e una flusso al denominatore, che è il PIL. Gli indicatori di Goldsmith affinerà i calcoli precedenti. •INDICI DI GOLDSMITH , i quali sono leggermente progressivi:

  • Grado di intensità finanziaria, cioè quanto l’attività finanziaria (l’attività fatta dagli intermediari) è rilevante in un paese; si può misurare con variabili stock al numeratore o denominatore ( attività finanziarie totali/ricchezza nazionale ). Per la ricchezza nazionale ( intesa come patrimonio lordo, dato dalla somma di attività finanziarie e reali ) tuttavia è difficilmente identificabile un valore nominale dell’attività reale. Oppure variabili flusso ( variazione delle attività finanziarie/ variazione della ricchezza nazionale, ovvero il PIL ) utilizzabili in un determinato intervallo di tempo. Nei paesi produttivi, normalmente l’intensità finanziaria è inferiore a 1, tuttavia nei paesi ad alta concentrazione finanziaria questo valore è di gran lunga maggiore di uno ( Lussemburgo: le attività finanziarie sono molto maggiori di quelle reali ).
  • Rapporto di intermediazione, da un’idea sull’orientamento del sistema finanziario, mette al numeratore le attività finanziarie detenute dagli intermediari e al denominatore le passività finanziarie degli utilizzatori (capitale che un soggetto economico richiede, che può essere sia a titolo di debito e sia a titolo di rischio ( in questo specifico caso di debito )); queste passività possono essere state acquisite a titolo di prestito obbligazionario ( questo prestito sarà all’interno delle mie passività finanziarie, ma non necessariamente sarà al numeratore, perché finisce nei portafogli delle famiglie, che non sono intermediari —> 0, cioè orientamento al mercato). Maggiore aumenta questo rapporto e maggiore sarà l’orientamento agli intermediari. All’interno degli intermediari un ruolo importante lo hanno le banche, che si può calcolare mettendo al denominatore le passività detenute dalle banche, e al numeratore le attività finanziarie detenute da loro. Se questo rapporto è 1 vuol dire che non esistono altri intermediari diversi dalle banche. Se è 0 significa che le banche non hanno valore.
  • Grado di importanza relativa delle banche: All’interno degli intermediari un ruolo importante lo hanno le banche, che si può calcolare mettendo al denominatore le passività detenute dalle banche, e al numeratore le attività finanziarie detenute da loro. Se questo rapporto è 1 vuol dire che non esistono altri intermediari diversi dalle banche. Se è 0 significa che le banche non hanno valore. I primi due sono aumentati a discapito del terzo, cioè le banche hanno perso “terreno” rispetto agli altri intermediari, i quali vengono utilizzati dalle imprese per finanziarsi.

LA FUNZIONE CREDITIZIA (O DI INTERMEDIAZIONE) DEL SISTEMA FINANZIARIO La funzione storica del sistema finanziario, quella più vecchia in termini cronologici, è la funzione creditizia o allocativa del sistema finanziario, in quanto il compito del sistema finanziario non è solo quella di far transitare il denaro dai settori in surplus ai settori in deficit, i quali hanno bisogno di tali fondi per il consumo o per l’investimento, ma anche di attribuire tale surplus a soggetti in grado di generare/produrre ricchezza/reddito. Ciò avviene per due ragioni: attraverso il reddito prodotto restituiranno il prestito ricevuto; parte del reddito prodotto genererà nuovo prestito, e il ciclo continua. L’interposizione dell’intermediario finanziario dà luogo alla creazione di separati e distinti rapporti: di debito con le unità in surplus in conseguenza dei fondi raccolti, e di credito con le unità in deficit in forza dei finanziamenti concessi. Possibili insolvenze delle unità in deficit (ritardi o mancati pagamenti), nonché altri rischi, non sono assunti dai risparmiatori, ma sono gli intermediari a prendersi carico della valutazione e gestione dei rischi (funzione secondaria del sistema finanziario). È anche chiamata funzione allocativa perché devono scegliere non solo chi si trova in una posizione di merito creditizio, ma che sono in grado di contribuire allo sviluppo economico (cioè creano valore).

  • Merito creditizio = l’intermediario deve valutare la capacità del soggetto di rimborsare il prestito alle scadenze stabilite, quindi in grado di rispettare i suoi impegni contrattuali in termini di interessi e di capitale. Tale valutazione ovviamente può cambiare nel tempo. Chi ha capacità di credito? Chi ha capacità di reddito in misura sufficiente da finanziare la sua attività e di rimborsare il prestito. Il calcolo della capacità creditizia è dato dal rapporto tra importo della rata mensile e l’importo del reddito netto mensile del soggetto in questione. Loan to value: è il rapporto tra quanto richiesto (finanziamento) all’intermediario e l’ammontare complessivo dell’operazione.

La funzione creditizia può anche esser ulteriormente chiamata funzione di intermediazione , per indicare il fatto che non è obbligatorio passare attraverso un intermediario, in quanto lo scambio può avvenire mediante: -circuito diretto l’incontro diretto tra unità in surplus ed unità in deficit avviene direttamente; “assenza” di intervento degli intermediari finanziari. L’incontro diretto autonomo è un evento raro, a causa di: preferenze degli operatori non coincidenti, costi, competenze necessarie, livello di conoscenza e comprensione dei rischi e disponibilità di informazioni (se ci sono, sono complesse), perciò viene usato: - circuito indiretto: che prevede il ricorso alla figura dell’intermediario per avere un supporto (canale di finanziamento intermediato, mercati organizzati). Quindi il circuito indiretto rappresenta un modo per superare i problemi della ricerca autonoma (circuito diretto), mediante:

  1. Mercati organizzati : hanno la funzione di concentrare in un unico luogo le esigenze di finanziamento ed investimento espresse dagli operatori economici. Sono presenti: operatori specializzati (intermediari finanziari), standardizzazione dei contratti, che oltre ad agevolare l’incontro iniziale, ne consente la successiva circolazione. -In un mercato perfetto dovrebbero coincidere le preferenze espresse dai soggetti in surplus e quelle espresse dai soggetti imprenditori in termini di scadenza, importo, grado di rischio.
  • La definizione dei contratti finanziari comporta una distribuzione dei rischi tra le parti e il contratto, in quanto risultato di negoziazione , dovrebbe essere un compromesso accettabile tra finalità contrapposte. I mercati perfetti non esistono, quindi dobbiamo ricorrere agli intermediari finanziari.
  1. Intermediari finanziari: -Conciliare le esigenze degli operatori finali offrendo alle unità in deficit proprie AF gradite in termini di costo e durata; alle unità in surplus proprie PF gradite in termini di rischio, rendimento e qualità. -Trasformazione qualitativa e quantitativa dei contratti finanziari: trasformazione delle scadenze, trasformazione degli importi, riduzione del rischio. -Ridurre le asimmetrie informative •Cosa sono le asimmetrie informative? Manca, incompletezza, inaffidabilità delle informazioni, ma anche mancanza di comprensione delle informazioni stesse. È necessario chiarire la distinzione tra informazione incompleta e asimmetrica. -Incompletezza informativa = è correlata alla dicotomia temporale che connota gli scambi finanziari. Il creditore adempie alla sua prestazione contrattuale in via anticipata rispetto al debitore, la cui prestazione è posticipata rispetto al momento del pagamento delle cedole, nonché del rimborso delle obbligazioni. La natura futura degli eventi obbliga i soggetti economici a operare in uno stato di conoscenza limitata. -L’asimmetria definisce invece il gap di conoscenza tra un soggetto rispetto a un altro, definisce quindi una differenza informativa tra i due. L’asimmetria può essere ex ante o ex post. Nel primo caso il divario informativo precede la decisione economica (es. effettuare o meno un investimento), mentre nel secondo caso la differenza di conoscenza attiene all’esito di un evento associato alla decisione economica assunta. •Conseguenze: assenza o limitazione degli scambi, decisioni inadeguate o scorrette. •Tipi di asimmetrie:
  • Adverse selection: si verifica prima della conclusione del contratto; l’effetto potenziale è quello di facilitare il finanziamento di unità in deficit che hanno una maggiore probabilità di esporre i datori di fondi a eventi avversi (es. insolvenza);
    • Insider trading: utilizzo opportunistico di informazioni riservate (interne alla società-insider) da parte di un numero ristretto di soggetti;
  • Moral hazard: si verifica dopo la conclusione dei contratto; si riferisce tipicamente ai comportamenti opportunistici da parte di una controparte a danno dell’altra (es. manager bancari, incentivi e mutui subprime);
    • Free riding: comportamenti limitativi che presuppongono la rinuncia alla raccolta e alla elaborazione delle informazioni, nonché al monitoraggio degli investimenti allo scopo di evitarne i costi correlati (“scrocca” le informazioni raccolte ed elaborate da altri). All’interno di tale funzione possiamo distinguere le attività di investimento e di finanziamento. INVESTIMENTO: i debiti finanziari assunti contribuiscono a formare la c.d “provvista”, che trova evidenza nel passivo dello stato patrimoniale bancario. La provvista genera flussi di liquidità disponibili a finanziarie l’attività di impiego della banca. Le operazioni di provvista presso le unità in surplus comportano per le banche corrispondenti obblighi di rimborso e di remunerazione sotto forma di interessi passivi. I contratti di debito stipulati sono riconducibili a due diverse tipologie: -contratti bilaterali: sorgono a seguito di un contratto diretto e personale tra le parti che si accordano su contenuto e condizioni contrattuali (importo, scadenza, ecc). Fanno parte di tale categoria i depositi a risparmio, i certificati di deposito e pronti contro termine, i quali consentono di far fronte a esigenze d’investimento di breve termine.

d’acquisto nominale, cioè possiamo comprare con 5 euro le stesse cose che potevamo comprare quando li avevamo scordati nel pantalone. Questo non è possibile quando ci troviamo in un contesto inflativo importante, in cui ne diminuisce il potere d’acquisto).

13 febbraio 2018 —> #askdraghi, il bitcoin è una moneta??? Come ha risposto: non è emesso da banca centrale, non è accettata come mezzo di pagamento, non è una riserva di valore, in quanto il suo valore oscilla continuamente e quindi non ha sempre lo stesso potere d’acquisto. Quindi attualmente non è possibile considerarlo una moneta.

Tipologie di moneta: -Moneta a corso legale (moneta legale): è quel genere di mezzo di pagamento, la cui accettazione è imposta per legge. Nel nostro paese, la moneta legale è l’euro. Fino a 31 Dicembre 2001 era la lira, ed è stata riconosciuta fuori corso legale. Dal 2012 la banca centrale non effettua più il cambio lira-euro. La moneta legale non può essere rifiutata dal creditore (venditore) in un pagamento. La moneta legale provvede ad estinguere in maniera definitiva gli obblighi del debitore. La moneta legale viene creata da un soggetto pubblico, ossia dalla banca centrale, e ciò avviene in tutti i Paesi. L’euro viene emesso dalla banca centrale, ma viene accettato come moneta legale in una pluralità di paesi. -Moneta scritturale (moneta bancaria/fiduciaria): deriva da una scrittura contabile, deriva da qualcosa di scritto. (Es. assegno, anche se ora è molto più utilizzata la moneta elettronica). Si chiama anche moneta fiduciaria perché viene accettata sulla base della fiducia che il creditore ripone nel debitore. Noi accettiamo un assegno perché siamo confidenti che questo assegno ci verrà pagato perché abbiamo fiducia che chi lo ha emesso ne ha i fondi necessari. Si chiama anche moneta bancaria perché fino ad ora la quasi totalità di questi generi di pagamento, sono stati emessi dalle banche, o se non direttamente dalla banca, da un soggetto ad essa collegato. Quando parliamo di moneta bancaria/fiduciaria/scritturale, ci riferiamo soprattutto alla procedura di pagamento. È utilizzabile in alternativa a quella legale, e riguarda l’insieme degli strumenti e delle procedure di pagamento alternativi alla circolazione della moneta legale (strumento di pagamento = sostituto temporaneo della moneta che permette di ritardare l’esborso monetario ad un momento successivo alla conclusione dello scambio, procedure di pagamento = rappresentano i sistemi di riferimento della titolarità della moneta -bonifici, giroconti, procedure di incasso e pagamento, ecc-).

Caratteristiche dei mezzi di pagamento per poter essere considerati tali:

  1. Rapidità: (float), ossia l’intervallo temporale che separa il momento tra cui il soggetto debitore perde la disponibilità del denaro, e il momento in cui il creditore la acquisisce. Questo intervallo temporale è il float. (es. riceviamo un assegno da uno che abita a Pavia, o lo andiamo a depositare o andiamo nella sua banca a Pavia per incassarlo. Il float così è lunghissimo, mentre invece se usassimo altre modalità come l’ApplePay, il float si riduce a pochi secondi).
  2. Sicurezza: deve fare in modo che nella procedura di pagamento, non si inserisca un soggetto estraneo al rapporto di debito-credito. (Es. paghiamo con la carta, e in quel momento potrebbe intromettersi un estraneo e oltre a sottrarre i soldi, potrebbe sottrarre dati e informazioni sensibili). I quattro soggetti di questa operazione: sono debitore, creditore, banca del debitore e banca del creditore.
  3. Economicità: il costo del mezzo di pagamento deve essere nullo o minimo possibile.

Moneta, produttori e strumenti: -La banca centrale produce moneta legale sotto forma di banconote e monete metalliche; -Il sistema bancario e il sistema postale, forniscono moneta scritturale sotto diverse forme (da vedere sulla slide. Assegno, bonifico, carte di debito, carte di credito, ecc…); -Gli altri operatori non bancari (istituti di pagamento) creano moneta scritturale, moneta elettronica, servizi di pagamento, carte di credito/debito non bancarie.

Il sistema dei pagamenti: Il sistema dei pagamenti è costituito da: -strumenti di tipo tradizionale affiancati a nuovi strumenti nati grazie allo sviluppo tecnologico (cartacei e strumenti fisici come carte di debito, di credito, prepagate, bonifici, nonché da strumenti elettronici come e- payment realizzati attraverso computer e m-payment realizzati attraverso cellulari molto utili per l’e-commerce, MAV, RIBA, assegni). Tra i servizi di pagamento di cui sono esclusive beneficiarie le solo imprese, rientra il Corporate Banking Interbancario (CBI), il quale è un servizio bancario telematico che consente il trasporto di flussi elettronici relativi ad operazioni bancarie e commerciali messo a disposizione da una banca

-norme originate dalle direttive europee sui pagamenti (PSD 1 e 2 —> payment system directives, direttiva europea sui servizi di pagamento); -procedure (TARGET e TARGET 2: sistema dei pagamenti unificato a livello area euro per i pagamenti all’ingrosso, ossia tutti i pagamenti superiori a 50mila euro che si avvale di una piattaforma unica condivisa SSP. SEPA-single european payment area-: per i pagamenti al dettaglio inferiori a 50mila euro all’interno dell’aerea SEPA, è quel sistema che ha reso obbligatorio per qualunque bonifico bancario effettuato nell’area euro la specificazione dell’iban, al quale è associato un solo conto corrente); -produttori dei mezzi di pagamento (banche, IMEL—> istituti di moneta elettronica, IP, “terze parti”); -autorità di controllo (BCE e BCN). Lo scopo del sistema dei pagamenti è di garantire efficienza e affidabilità, nonché rapidità, economicità e sicurezza dei trasferimenti di fondi tra gli operatori economici.

  • PSD2: possibilità per un utente di c/c online di effettuare pagamenti o accedere alla rendicontazione bancaria attraverso: la propria banca, terze parti autorizzate. La banca riduce il ruolo tipico di intermediario nel sistema dei pagamenti a favore di terze parti. Es. compriamo su Amazon, e se lo autorizziamo lui può andare a guardare oltre a quanti soldi abbiamo, anche come effettuiamo in nostri pagamenti. Queste funzioni si chiamano PISP: payment initiation service provider, e AISP: account informazioni service provider. Queste terzi parti sono: GAFA, FAAMG, FANG, ecc (Google, Apple, Facebook, Amazon, Netflix, Microsoft). Il regolamento dei pagamenti può basarsi su:
  • Procedure bilaterali: è una soluzione di regolamento dei pagamenti tra due banche, non standardizzata in quanto definita da accordi stipulati tra le parti coinvolte.
  • Procedure multilaterali: le modalità di funzione sono standardizzate per tutti i partecipanti che intrattengono un solo conto presso l’agente di regolamento.

LA FUNZIONE DI TRASMISSIONE DELLA POLITICA MONETARIA Politica monetaria = è affidata, per la sua funzione esclusiva, alla banca centrale (in tutti i Paesi). —> La banca centrale ha 3+1 funzioni: •Gestione politica monetaria e di cambio, ossia agisce per mantenere il potere d’acquisto della moneta a livello interno mediante il mantenimento dell’inflazione sotto ad un terminato limite, oppure a livello esterno, ossia lavorando sul tasso di cambio; •Supervisione e gestione dei sistemi di pagamento: controlla quanta moneta c’è in circolazione e gestisce le procedure. •E’ prestatore di ultima istanza: ossia l’ultimo soggetto a cui una banca può rivolgersi per ottenere liquidità. -Si può aggiungere anche la funzione di vigilanza sul sistema finanziario, funzione svolta fino al 2014 dalle banche centrali nazionali. —> Obiettivi politica monetaria OBIETTIVI FINALI di lungo periodo: -stabilità dei prezzi, ossia il mantenimento del tasso di variazione dei prezzi (tasso d’inflazione) su valori contenuti, ad esempio sotto il 2%. Un0inflazione alta e variabile presenta dei costi che è meglio evitare. -stabilizzazione delle fluttuazioni cicliche dell’economia, in modo tale da evitare che abbiano picchi troppo elevati o troppo bassi. Le fluttuazioni del sistema economico sono misurabili mediante il PIL, il quale misura il volume di beni e servizi prodotti nel Paese in un determinato periodo di tempo. Sono obiettivi raggiungibili in un lungo periodo di tempo, e per tale motivo c’è il “rischio di sbagliare strada”, cioè quale strada prendere per raggiungere tali obiettivi. La banca centrale quindi deve fissarsi degli OBIETTIVI INTERMEDI (di breve periodo) perché sono più facilmente controllabili e misurabili e hanno una stretta relazione con gli obiettivi finali. Questi obiettivi intermedi sono:

  • il tasso di crescita della moneta -il volume di credito disponibile. [“Dilemma del banchiere centrale” è quello di scegliere in riferimento ai due obiettivi finali mediante gli obiettivi intermedi]. Le decisioni di politica monetaria nelle quali si articola la strategia della BCE vengono prese ogni mese dal Governing Council (Comitato Direttivo) della BCE, formato dai responsabili delle banche centrali nazionali e dai membri dell’Executive Board (Comitato Esecutivo).
    • POLITICA MONETARIA : insieme delle azioni intraprese dalla Banca Centrale e dirette a modificare/ orientare la moneta, il credito, la finanza. Aggregati: quantità di moneta, di credito che sono facilmente misurabili e quindi ci dicono se stiamo andando o meno nella direzione corretta degli obiettivi finali. Gli obiettivi intermedi si perseguono mediante gli obiettivi

•Tipologie dei contratti: dobbiamo distinguere tra operazioni temporanee e operazioni definitive. Lo scopo è identico, dobbiamo immettere o dobbiamo drenare liquidità. Le operazioni temporanee si svolgono tipicamente mediante aste standard, e hanno breve durata (da una settimana ad un anno massimo). Es. pronti contro termine. Se vendo devo poi acquistare. Se acquisto devo poi vendere. Le operazioni definitive sono in genere acquisto o vendite senza vincolo di successiva vendita o riacquisto. Se acquisto, acquisto e basta. Se vendo, vendo e basta, non ho alcun vincolo di operazione contraria. Come le operazioni temporanee, anche le definitive immettono o drenano liquidità.

Le particolarità delle operazioni di mercato aperto (OMA): Abbiamo cinque tipologie di operazioni mercato aperto, utilizzate in base all’obiettivo che si intende perseguire:

  1. Operazioni di rifinanziamento principale (ORP) : utilizzate dalla BCE per finanziare il sistema bancario, mediante l’asta standard a tasso fisso o a tasso variabile. Ha una durata di circa 7 giorni. Durante la crisi ne è stata introdotta una terza categoria, quella di pieno accoglimento delle richieste, in cui la BCE aumentava l’offerta in base a quanto offerto dalla banche. La tipologia contrattuale utilizzarla in queste operazione è il pronto contro termine (PCT), in cui quindi deve seguire l’operazione inversa (se acquisto vendo e viceversa). Questa è l’operazione più comune/di routine della BCE.
  2. Operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (ORLT) : usata dalla BCE mediante asta standard e pronto contro termine (operazione di segno opposto), ma ha una durata più lunga (durano tipicamente 3 mesi) e serve a fornire una liquidità aggiuntiva al sistema bancario.
  3. Operazioni di regolazione puntuale (FINE TUNING) : ha l’obiettivo di assorbire l’effetto sui tassi di improvvise e inattese fluttuazioni della liquidità. Opera mediante asta veloce o procedure bilaterali se forniscono liquidità, e mediante procedure bilaterali se drenano liquidità. Non c’è cadenza e non c’è scadenza prefissata perché si riferiscono ad operazioni inattese e improvvise.
  4. Operazioni di tipo strutturale : l’obiettivo è di modificare in via duratura l’ammontare di base monetaria (liquidità) che è alla base del sistema bancario. È un’operazione abbastanza rara, infatti non è cadenzata, ne scadenzata, si svolge mediante asta standard e ha come modalità di realizzazione dell’obiettivo anche l’emissione di certificati di deposito da parte della BCE. Essa drena liquidità e in cambio da certificati di deposito.
  5. Le operazioni su iniziativa delle controparti : hanno l’obiettivo di dare sistemazione a carenze (operazioni di rifinanziamento) o eccessi di liquidità (operazioni di deposito) imprevisti e che perdurano alla fine della giornata operativa. Si distinguono al suo interno due operazioni principali: •Operazioni di rifinanziamento marginale (marginale lending facility), le quali sono garantite, di brevissima durata e hanno importo teoricamente illimitato ad un tasso penalizzante. Si chiamano di rifinanziamento marginale perché: rifinanziamento = chi finanzia le banche? —> correntisti/depositanti, ma questo non basta, quindi subentrano le altre banche nel finanziamento di una banca. Se questa banca non riesce dai suoi finanziatori abituali ad avere risorse sufficienti per lo svolgimento della sua attività, si rifinanzia dalla banca centrale. Marginale = è l’ultima spiaggia per la banca per reperire risorse, anche a costo che il finanziamento costi di più.
    • Deposito presso la Banca Centrale (deposit facility): è la banca che da liquidità alla BCE. —>questo tipo di operazioni sono regolate a tassi simmetrici rispetto al tasso corrente delle ORP; abbiamo perciò due tassi al quale avvengono tali operazioni:
    • in alto del tasso del rifinanziamento marginale -in basso del tasso dei depositi presso la BCE Sono al di sopra o al di sotto del tasso usato per le operazioni di rifinanziamento principale, categoria principale di operazioni di mercato aperto. L’11/7/2012 si sono azzerati i tassi sui depositi, perché molte banche non avendo occasione di impiego, prendevano a prestito dalla Bce e poi depositavano sempre presso la Bce. Da lì siccome le banche non facevano girare liquidità, la Bce ha remunerato 0 il deposito. Ma dopo un anno, siccome non funzionava il tasso 0, la Bce ha iniziato ad applicare tassi negativi.

La riserva obbligatoria : le imprese hanno l’obbligo di destinare parte dei loro utili a delle riserve. La riserva obbligatoria non è però questa. Le banche iscrivono la riserva obbligatoria nel loro attivo, e serve a sistemare la liquidità a disposizione del sistema bancario in modo strutturale. Chi la paga? Tutte le banche residenti nell’aerea euro e tutte le filiali di banche extra area euro insediate nell’area euro. Queste banche pagano alla BCE la riserva obbligatoria. È calcolata come una percentuale sulla raccolta delle banche, che è stata scomposta in quattro aggregati: (1) depositi a vista o entro 2 anni : riserva obbligatoria pari all’1%

(2) titoli di debito (obbligazioni) con scadenza fino a due anni: riserva obbligatoria pari all’1% (3) depositi e titoli con durata superiore a 2 anni : riserva obbligatoria pari allo 0% (4) pronti contro termine : riserva obbligatoria pari allo 0%. La franchigia è pari a 100.000 euro, che vengono tolti a quell’1%, che salva le banche di piccole dimensioni dagli oneri. Ogni mese bisogna andare a verificare i “saldi di fine giornata” sulla raccolta, e se ci sono state consistenti variazioni, bisogna andare a vedere se la banca deve versare o meno la riserva obbligatoria. Sulle somme che la banca mantiene a riserva obbligatoria, le spetta una remunerazione. A quale tasso? Al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principale effettuate durante il periodo di mantenimento, oppure calcolate sulla riserva dovuta e non su quella eccedente.

  • Periodo di mantenimento : periodo in cui la banca dovrà fare la somma dei saldi medi giornalieri e calcolare l’1% per vedere se debba versare ancora a riserva. 3 mesi prima dell’inizio dell’anno si sa quali siano i periodi. -La riserva obbligatoria viene tenuta su speciali conti di riserva presso la BCN in cui la banca ha sede.
  • Movimentazione : durante il periodo di mantenimento si può movimentare integralmente la riserva obbligatoria, cioè si possono utilizzare i soldi sul conto di riserva, ma il saldo medio di periodo, calcolato all’ultimo giorno del periodo stesso, non deve essere inferiore alla riserva dovuta (giornalmente la riserva obbligatoria può quindi essere inferiore o superiore a quanto dovuto).

MISURE NON CONVENZIONALI DI POLITICA MONETARIA:

Hanno l’obiettivo di mantenere/ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Le più importanti sono:

  1. Erogazione di liquidità a tasso fisso con piena aggiudicazione degli importi richiesti: faccio un’asta e soddisfo le richieste.
  2. Ampliamento dell’elenco delle attività stanziabili in garanzia: minori sono i requisiti di eligibility, maggiore è la possibilità per le banche a riavere il credito.
  3. Erogazione di liquidità a più lungo termine (operazione a 3 mesi, con l’avvento della crisi, la BCE sposta in là l’asse temporale, quindi ad esempio a 3 anni).
  4. Erogazione di liquidità in valuta estera.
  5. Variazione del coefficiente di riserva obbligatoria
  6. Acquisti definitivi di determinati titoli di debito. TLTRO: operazioni più a lungo termine che la BCE pone in essere con le banche dell’euro sistema. Si caratterizza per 2 caratteristiche: più lunga durata rispetto a quella originaria e il fatto di collegare queste operazioni e le relative condizioni economiche all’utilizzo che di queste somme di denaro le banche poi faranno. La ragione per cui la BCE si è messa ad aumentare il livello di liquidità a prezzi estremamente convenienti, è a condizione che le banche utilizzino la liquidità per fare finanziamenti alle imprese. Ha un meccanismo molto complicato per verificare questo effetto. Se la banca non riesce a dimostrarlo paga gli interessi, e diventa oneroso per le banche e non è più un finanziamento a tasso zero. Mario Draghi disse: “Whatever it takes” ossia che faranno tutto ciò che serve.

IL MERCATO INTERBANCARIO È un mercato, luogo dove arrivano domanda e offerta di liquidità. Gli attori, cioè gli offerenti e i richiedenti di liquidità sono le banche. È quindi un mercato tra banche, dove esse si scambiano liquidità, denaro a breve termine. È un mercato di norma “non collateralizzato”, ossia non gestito/assistito da garanzie a causa dello status di quelli che sono gli operatori di mercato, cioè le banche, perché non ne hanno bisogno. Le obbligazioni sul mercato non sono mai state garantite prima del 2008, ma successivamente con l’avvento della crisi, la situazione è cambiata, perché prima del 2008 veramente pochissime banche sono fallite. Dal 2008, ci sono stati tanti fallimenti bancari. Questo mercato quindi cominciò ad essere posto sotto l’autorità di vigilanza. Sono tutte le negoziazioni fatte da istituzioni creditizie che hanno per oggetto la liquidità, con scadenze molto brevi che vanno da 1 giorno ad un anno (oltre il 90% sono overnight, ossia durata di una notte/di un giorno). La richiesta di prestiti così brevi serve per bilanciare gli squilibri di cassa, perchè se uscite>entrate=deficit e devo andare a chiedere liquidità mediante queste negoziazioni brevissime, che hanno solo lo scopo di ribilanciare la situazione. La gestione ottimale delle banche consiste nel rispetto e nella sincronia di incassi e pagamenti, ma se ad esempio una banca aspetta un pagamento che non arriva, si trova in un momentaneo deficit che riequilibria mediante operazioni overnight. L’altra ragione per cui avvengono questi scambi è legata al fatto che strutturalmente ci sono delle banche che hanno maggiore bisogno di liquidità rispetto alle altre. Ci sono banche richiedenti e banche offerenti, e le banche offerenti sono di norma quelle di piccole dimensioni, perché raccolgono ma poi si trovano ad avere un surplus di liquidità,

Convenzionalmente a volte si parla di attività finanziare free-risk, ma queste sono rappresentate da titoli di debito emessi da uno stato sovrano alla scadenza più breve. In Italia un’attività free-risk è considerata il BOT a tre mesi. Per tutto ciò che è definibile come attività finanziaria, il rischio non è eliminabile. Ci sono attività finanziarie meno rischiose di altre, ma niente è sicuro! Tutte hanno il rischio (rischio=incertezza). Il rischio non ha necessariamente una connotazione negativa, perché dire in ambito finanziario che qualcosa è rischioso, non vuol dire che per forza perdiamo, ma che non sappiamo come andrà avanti. Il rischio è assimilabile al concetto di incertezza. Ci possono essere risultati negativi, come possono esserci risultati positivi. La gestione dei rischi non è strettamente connaturata, ma è alla base dell’attività di intermediazione finanziaria. Se non sappiamo gestire il rischio, meglio lasciare perdere. È compito degli intermediari ridurre il rischio mediante quattro modi, due dei quali sono condivisi con i mercati:

  1. Lavoro sulle informazioni: ridurre il più possibile il gap informativo, raccogliendo, interpretando e restituendo al sistema le informazioni, rendendole comprensibili a coloro che sono all’interno del sistema finanziario.
  2. Trasformare le scadenze: cioè di avere tempistiche differenti tra quello che è il passivo (raccolta) e quello che è l’attivo (impieghi). Trasformare le scadenze senza nuocere la bontà della sua gestione, altrimenti non si incontrerebbero le esigenze di tra chi è in surplus di risorse finanziarie e chi le richiede. Questi due sono tipici degli intermediari finanziari.
  3. Diversificazione: gestione professionale di portafogli di investimenti, si richiedono competenze e disponibilità elevate.
  4. Negoziabilità degli strumenti: possibilità di smobilizzo a prescindere dalla scadenza. Se io riesco a creare un mercato ancorché non ufficiale dove poter scambiare un’attività finanziaria prima delle scadenza, io riduco il rischio dell’attività finanziaria. Questi ultimi due condividi con i mercati. Tassonomie del rischio: Possiamo distinguere tra: -Rischi puri: rischio al cui verificarsi dell’evento la conseguenza è SOLO negativa. È il campo tipico delle compagnie assicurative. -Rischi finanziari: anche detti rischi speculativi, e sono rischi i cui effetti possono essere sia positivi, sia negativi. Se compriamo oggi un titolo e lo paghiamo 2,3 euro, decidiamo di venderla tra un anno, e il prezzo potrebbe 2, oppure 5. Quindi possiamo guadagnarci o perderci. Il segno del risultato non è noto. -Rischi sistematici: sono quelli che nascono da situazioni generali, e sono quelli normalmente ineliminabili. -Rischi non sistematici: sono quelli relativi a singoli fenomeni e singoli intermediari.

Il primo rischio a cui un intermediario è sottoposto è il Rischio d’impresa = variabilità del valore del capitale economico (differenza tra valore economico delle attività e delle passività) o della sua redditività (return on equity —> ROE). Da cosa dipende l’esposizione al rischio di un intermediario? Dalle scelte di composizione del portafoglio di attività e passività, caratteristiche degli strumenti sottoscritti e/o emessi, normativa di vigilanza, comportamento degli operatori. È essenziale la differenza tra rischi finanziari e rischi operativi.

•I rischi finanziari possono produrre effetti positivi o negativi. Sono i rischi più tipici in assoluto dell’attività

tipica della banca. Possiamo distinguere:

- Rischio di credito : possibilità di incorrere in perdite nello svolgimento dell’attività creditizia, perché il debitore

non è in grado di far fronte alle proprie obbligazioni in linea capitale e in linea interessi. È anche chiamato rischio di default. Sussiste anche quando non paga regolarmente capitale e interessi. Oltre al caso di insolvenza, le banche subiscono delle perdite anche quando il merito creditizio dei debitori abbia subito un deterioramento (downgrading), ancorché non sfociato in insolvenza. Il peggioramento del grado di solvibilità dei debitori si traduce infatti in un aumento della probabilità di default. L’elemento in grado di farci capire il grado di rischiosità di un soggetto è il rating, ossia un giudizio alfanumerico (lettere e numeri, lettere e simboli numerici), che identifica il grado di rischiosità di un emittente o di una emissione. Se l’emittente è privato per una società, la società può avere rating diversi a seconda dei prestiti emessi. Il rating indica la capacità del debitore di rimborsare alle scadenze pattuite il finanziamento ricevuto in linea capitale e in linea interessi. Un rating AAA indica un’elevatissima capacità di copertura del debito. La percentuale di default indica la probabilità che il soggetto non sia in grado di far fronte alle proprie obbligazione, e per il rating AAA è pari allo 0,001 (non pari a zero).

Come si assegna un rating? Per dare il giusto peso al rating, bisogna tenere in considerazione che il rating si basa in larghissima misura su dati pubblici e danno un giudizio di merito sui dati, ma non di legittimità, perché danno per scontato che i dati siano veri (es. Parmalat che aveva i bilanci falsi). Il rischio di credito comporta una serie di rischi ad esso correlati:

  • Rischio di recupero: in caso d’insolvenza, la banca si trova esposta al rischio di non riuscire a recuperare il credito concesso o di ottenerne solo una parte nonostante l’escussione delle garanzie e l’attuazione delle procedure previste nella prassi operativa per il recupero dei crediti. Esempio: supponiamo un’unità immobiliare di 200mila euro, mutuo sull’immobile: 70mila euro. Il valore è più del doppio del mutuo. Ma c’è un rischio di recupero. L’immobile allora viene venduto all’incanto (asta pubblica), ma essendo un immobile derivante da debiti, all’asta non si presenta nessuno, così il valore scende di asta in asta. Quindi anche con la garanzia non si ha la certezza di recuperare l’entità del credito. -Rischio di migrazione: la possibilità che un soggetto che goda di un ottimo merito creditizio (tripla A), a un certo punto si veda abbassare, e quindi migri in un'altra classe il proprio merito creditizio. Si può migrare verso classi di merito più alte (es. Grecia) o più basse. È importante il rischio di migrazione ,soprattutto verso il basso, perché ci si avvicina sempre di più al rischio di insolvenza (classe di merito più bassa). -Rischio di spread: se il merito creditizio di un soggetto peggiora, il prezzo che questo deve pagare per il suo rischio è maggiore in quanto questo è rappresentato dagli interessi, e quindi aumenta lo spread, ossia la misura del rischio di credito di un’attività finanziaria. [Rischio di credito e spread: Attività finanziaria = contratto che prevede lo scambio di denaro in tempi diversi. Tasso d’interesse= è il prezzo pagato per la disponibilità di denaro Quali parti compongono il tasso d’interesse —> i=riskfree + spread, tasso risk free: tasso considerato privo di rischio. È il tasso più basso che la banca è chiamata a pagare per avere la disponibilità dei fondi (di norma è l’euribor e a questo tasso noi aggiungiamo uno spread, ossia la misura del rischio). Perché sussiste il rischio? Per il passare del tempo, e a causa del beneficiario dell’investimento. Maggiore è l’intervallo di tempo in cui è concesso il finanziamento, maggiore è lo spread]. -Rischi di controparte e di regolamento: sussiste quando sul mercato la mai controparte non assolve ai suoi impegni contrattuali, quindi non assolve al momento del regolamento del contratto. Il regolamento dei contratti sui mercati prevede che avvenga il terzo giorno di borsa aperta successivo al giorno di negoziazione. Se io oggi compro titoli di stato per 1 milione che scadranno nel 2021, il regolamento avviene il terzo giorno. Io compratore mi devo presentare col milione e il venditore con il titolo. Se il venditore non si presenta ma io si, ho il problema che quei titoli mi sarebbero serviti per altre operazioni, e senza la loro disponibilità a mia volta io posso risultare insolvente in un altro contratto. Come si ovvia a questo rischio? Viene prevista una clearing house, ossia un organismo che si interpone tra venditore e compratore e assicura a entrambi la regolare esecuzione del contratto. È una cassa di compensazione e garanzia (nome italiano di clearing house). Questo fa si che io non mi preoccupi della mia controparte. -Rischio di preregolamento: rischio presente in alcuni finanziamenti, soprattutto quando viene fatto un prefinanziamento in previsione del finanziamento vero e proprio, ossia la banca concede un finanziamento in attesa che il soggetto ottenga il responso della domanda di finanziamento vero e proprio, e quando questo avrà i fondi, questi verranno utilizzati per rimborsare il prefinanziamento e viene mandato in ammortamento. Se però il finanziamento non arriva, ci sono sfasamenti temporali importanti. -Rischi di concentrazione: a livello di portafoglio, l’attività d’impiego creditizio e in strumenti finanziari può dar luogo a questi rischi, causati da esposizioni significative verso singole controparti, gruppi di controparti connesse e controparti del medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica. Al fine di minimizzare l’impatto di tale rischio, le banche sono chiamate ad adottare politiche di diversificazione degli impieghi e a contenere la concentrazione degli stessi. -Rischio Paese: può essere causato da eventi politici, economici, sociali e naturali che generano nel debitore l’indisponibilità a ripagare (willingness to pay che verte sull’esistenza di tensioni interne o internazionali che possono ripercuotersi sugli impegni assunti) o l’incapacità di ripagare (ability to pay che verte su specifici fattori nazionali o internazionali che possono influenzare la solvibilità della controparte debitrice estera) le proprie obbligazioni nei modi e nei tempi previsti dagli accordi stipulati. La prima fattispecie è quella riferibile ai prenditori privati, che anche se economicamente in grado di far fronte ai debiti in valuta estera, non sono in grado di adempiere gli impegni contrattuali assunti per disposizione dell’autorità governativa (che potrebbe decidere di bloccare i pagamenti all’estero in valuta) o sovranazionale (che potrebbe ordinare un embargo al paese che inibisca ai suoi residenti l’utilizzo dei canali di pagamento internazionali). -Rischio sovrano: è la possibilità che a un certo punto uno stato sovrano non assolva più ai suoi impegni (non paga più i suoi debiti, non rimborsa più i titoli da lui stesso emessi). Diversamente da un debitore privato, il governo

-Market liquidity risk: è un po' meno grave dell’altro. È il rischio che l’intermediario, al fine di monetizzare una consistente posizione in attività finanziarie, finisca per influenzarne in misura significativa (e sfavorevole) il prezzo, a causa dell’insufficiente profondità del mercato finanziario in cui tali attività sono scambiate, o di un suo temporaneo malfunzionamento. Questo rischio, dal punto di vista dell’intermediario, può essere di due tipi: esogeno, quando dipende dalle caratteristiche generali del mercato, e quindi al di fuori del controllo dell’intermediario, oppure endogeno, quando è specifico alle caratteristiche dell’intermediario o di una sua particolare composizione e dimensione di portafoglio. -Funding liquidity risk: si intende il rischio che l’intermediario non sia in grado di far fronte in modo efficiente, senza mettere a repentaglio la propria ordinaria operatività e il proprio equilibrio finanziario, a deflussi di cassa attesi e inattesi. È la componente di rischio più pericoloso, è un rischio che è stato per molto tempo dimenticato, ma la crisi di Leahman ha riportato all’attenzione questo tipo di rischio, che non si può eliminare, ma solo minimizzare. Quali sono le conseguenze estreme? La cosiddetta corsa a gli sportelli, i fallimenti bancari, perdita della fiducia. Northerm rock: banca inglese che faceva mutui (principalmente). È entrata in crisi perché si è dimenticata della trasformazione delle scadenze. Da cosa è provocato il rischio di liquidità? -esercizio della funzione creditizia e della funzione monetaria: grazie alla funzione creditizia avviene la riconciliazione del tipico mismatching esistente tra le preferenze di finanziamenti dei debitori e di investimento dei risparmiatori, e a tale funzione è affiancata quella monetaria che vede la banca impegnata nella produzione di moneta. Dall’esercizio di tali funzioni, scaturisce una tipica situazione di squilibrio tra l’attivo e il passivo di bilancio, perché una larga parte dell’attivo risulta sostanzialmente illiquida e presenta scadenze di medio-lungo termine, mentre al passivo si rinvengono passività caratterizzate da un maggior grado di liquidità e da scadenze di norma inferiori a quelle dell’attivo. Lo squilibrio che ne consegue, espone gli intermediari al rischio di non essere in grado di soddisfare prontamente i propri impegni di pagamento dal lato del passivo e dell’attivo. -impossibilità di programmare con certezza i flussi di cassa, perché i depositanti possono decidere di prelevare in qualunque momento le somme depositate a vista, così come i debitori possono procedere all’utilizzo delle linee di credito concesse. -i fenomeni di insolvenza dei soggetti finanziati perché influisce sul livello dei flussi di cassa in entrata. Come la banca può attenuare l’esposizione al rischio di liquidità: -Asset management: agendo sulla composizione del proprio attivo e delle fonti di raccolta, allo scopo di attenuare i disallineamenti all’origine di possibili situazioni di illiquidità. Dal lato dell’attivo la banca può costituire riserve di moneta legale per soddisfare fabbisogni non previsti di liquidità e il mantenimento di un congruo livello d’investimento in strumenti finanziari facilmente smobilizzabili all’occorrenza. -Liability management: mira a ricercare la liquidità attraverso l’emissione di nuove passività finanziarie e l’individuazione di mix di composizione del passivo atti a ridurre il rischio di liquidità. Nella moderna gestione bancaria, il rischio di liquidità è gestito attraverso approcci che ricercano il massimo coordinamento fra la composizione dell’attivo e quella del passivo (asset and liability management), finalizzate a controllare non solo l’esposizione al rischio di liquidità, ma anche quella al rischio di tasso d’interesse.

Rischi di regolamentazione: (rischi esterni) originati dagli imprenditori, dal mercato, dai datori di fondo, dall’autorità di regolamentazione. Si distinguono in : •Rischio legislativo (legale): la banca viola la legge attraverso il suo comportamento. •Rischio di compliance: corretto adattamento allo spirito della norma dal punto di vista legislativo, ma il comportamento della banca non è altrettanto conforme (es. si può essere in regola per quanto riguarda l’aspetto legislativo, ma il nostro comportamento non è conforme allo spirito della legge. Es. abbiamo un cliente di 85 anni che gode di ottima salute, noi gli proponiamo una polizza assicurativa con scadenza a 20 anni e che è di fatto, tale attività, illiquida se non tra 20 anni. Se è una persona capace di intendere e di volere non violiamo la legge, ma non ha un atteggiamento di compliance, in quanto la correttezza vuole che non si venda una polizza ad una persona di 85 anni). Il problema del rischio di compliance è che non è possibile individuare i rischi specifici ad esso correlati, e questo può provocare gravi danni. Per far fronte a tale rischio, bisogna solo sviluppare una idonea cultura aziendale, e avere degli specifici presidi organizzativi tali per cui anche in caso di ignavia (non operazione) viene comunque rilevata.

Rischi interni (rischio operativo, rischio strategico, rischio reputazionale)

- Rischio operativo : rischio puro, ossia al cui manifestarsi dell’evento le condizioni che si verificano sono solo negative.

Può esser originato da: -Processi interni: malfunzionamento delle procedure, delle regole di comportamento attraverso le quali le procedure devono avvenire. Ogni operazione è mappata e viene descritta nelle modalità in base alle quali deve avvenire. Il malfunzionamento di una delle procedure può dar luogo al rischio operativo. Il cattivo comportamento (non per forza illecito) di una persona può dar luogo al rischio operativo (es. falsificazione di una firma di un cliente. In questo caso il primo rischio che si verifica è operativo, ma si verifica inoltre il rischio reputazionale). È possibile dare un prezzo al rischio operativo? -Risorse umane: ossia i dipendenti. Riguarda quindi competenza, esperienza, compliance normativa e “deontologica”. -Fattori tecnologici: sistemi informativi e informatici, programmazione degli applicativi, strutture in rete che possono essere oggetto di malfunzionamenti (es. blackout). -Fattori esogeni: come calamità naturali, contesto politico-legislativo-fiscale, attività criminale. Sui primi tre fattori la banca ha un maggiore controllo e può porre in essere dei presidi adeguati di controllo, sui fattori esogeni l’unica cosa che può fare è subirli.

  • Confronto tra rischio operativo e rischio di mercato/credito:
  • il rischio operativo rispetto agli altri due non è misurabile.
  • l’assunzione del rischio operativo è inevitabile mentre per le altre due è consapevole ovvero io faccio delle scelte ben precise per cui posso misurare le conseguenze.
  • la prezzabilità per il rischio operativo è difficile e altamente soggettiva, mentre per gli altri due è elevata e con buoni margini di approssimazione
  • allocazione del capitale, ovvero quanto capitale mi serve per rendere sicuri i miei sistemi, nel rischio operativo è difficile, mentre per gli altri due è facilmente quantificabile.
  • principio rischio-rendimento: nel rischio di credito/mercato maggiore è il rischio e maggiore è il rendimento mentre nel rischio operativo è sfuggente.

Rischio strategico : ossia strategia della banca. È dovuto da errori di valutazione strategica delle banca (clientela, area geografica). Si può dividere in:

  • rischio di business: : legato a errori di valutazione strategica, da parte della banca, per quanto riguarda una determinata tipologia di operazione o clientela, o area geografica.
  • rischio strategico puro : rischio di non saper svolgere il proprio business. È molto difficile misurarlo ex ante o assicurarlo. Parliamo quindi del rischio di impresa. Come fare a contenere le conseguenze: sistema di organizzazione di controllo interno che possa intercettare gli errori prima che le conseguenze siano gravi e con dei sistemi di governance.

Rischio reputazionale : l’attività più importante che una banca ha. È un rischio immateriale che trova una proxy (variabile misurabile che viene utilizzata per misurare un fenomeno che non è misurabile secondo i criteri normali) in una voce del bilancio che non sta nell’attivo. Questa è la fiducia: viene misurata con una proxy che è la raccolta della banca, cioè i depositi. La reputazione di una banca si basa su qualcosa che è immateriale. Cosa può danneggiare la reputazione della banca?

  • la clientela poco contenta
  • timore per il futuro della banca
  • operazioni scorrette da parte della banca
  • occulto di operazioni importanti (es. santorini e alexandria: operazioni sui derivati che ha fatto monte dei maschi di Siena e che ha determinato un buono di milioni di euro e non visibili sui bilanci bancari) Quando una banca comincia ad accusare dei anni alla reputazione, i depositanti cambiano banca. la banca comincia a trovarsi di fronte a dei fabbisogni di liquidità, peggiorano i suoi risultati reddituali e se la spirale non si interrompe si arriva al fallimento della banca stessa. per questo la reputazione è importantissima.

Considerazioni finali sui rischi dell’attività di intermediazione finanziaria: Negli ultimi anni i rischi sono aumentati e ne sono sorti di nuovi. Un nuovo rischio è ad esempio il rischio reputazionale, e fino a qualche hanno fa questo problema non c’era. Si pone oggi la necessità di gestione dei rischi, quindi bisogna conoscerli, identificarli, minimizzarli, cercare di tratte da questi rischi riflessi positivi, come la nascita di nuove professioni (es. risk management, che oltre a svolgere le funzioni sopra elencate, gestisce la disponibilità del capitale in funzione dei rischi. Il capitale è una risorsa scarsa e richiede una adeguata remunerazione. Il capotale di rischio deve essere adeguatamente remunerato in base al grado di rischio assunto. La gestione del rischio vera e propria è compito del comitato rischi, che esamina dal punto di vista tecnico i rischi della banca e le azioni gestionali migliori per analizzare e fronteggiare il rischio).