















































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Dispensa integrata con libro delle lezioni del corso di Gnoseologia delle scienze umane seguita con Cimmino. Appunti chiari e sintetici.
Tipologia: Dispense
1 / 55
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!
















































Riassunto libro “Introduzione all’epistemologia della mente” e integrazione appunti Capitolo 1 La gnoseologia (o epistemologia) affronta il tema della contrapposizione tra monismo e pluralismo metodologico ed è una disciplina che nasce per capire se sia necessario utilizzare un unico metodo per indagare le entità del mondo; in poche parole, l’epistemologia si chiede se il metodo che viene utilizzato per spiegare le azioni umane è lo stesso che si utilizza per la fisica, la biologia, ecc. Il termine “epistemologia” deriva da “episteme” e da “logos”; con il primo si intende la conoscenza e quindi ne deriva che l’epistemologia è il ragionare intorno alla modalità di conoscere e di comprendere. Oggi con questo termine si fa riferimento alla conoscenza scientifica, mentre con il termine gnoseologia si fa riferimento ad una conoscenza più globale che non riguarda solo quella scientifica. I get thinking ci aiutano ad entrare nel vivo della materia: il get thinking è infatti il processo attraverso cui si attiva il pensiero che mira a trovare l’equilibrio tra quello che la ragione ci offre e ciò che la natura ci offre; è un equilibrio a volte sfuggente perché appena si individua una soluzione che sembra valida, arriva subito l’obiezione che fa rivalutare tutto e ci rimette in discussione. o Get thinking 1: alcune delle domande più importanti per capire il senso della gnoseologia sono:
Capitolo 2 - Teorie gnoseologiche Il problema della conoscenza e lo scetticismo La conoscenza è un problema perché non si può semplicemente dire “io conosco” ma bisogna dire perché conosciamo e cosa significa conoscere; nel canone filosofico che si è costruito su questi problemi ci sono moltissime teorie. Le due famiglie principali sono costituite dal gruppo delle teorie gnoseologiche interniste e delle teorie gnoseologiche esterniste che a loro volta si compongono di altre teorie: al primo gruppo fanno riferimento il fondazionismo, il coerentismo, l’infinitismo e le teorie scettiche, al secondo gruppo appartengono l’affidabilismo e il naturalismo epistemico. La lista delle teorie è in realtà incompleta e il modo migliore per presentarle è quello di considerare il modo in cui ciascuna di queste teorie risponde ai problemi scettici (lo scettico è il punto di vista che mette in dubbio la possibilità della conoscenza). Dello scetticismo ci sono diverse versioni e tra gli studiosi il dibattito riguarda soprattutto quale sia il tipo di argomenti che crea difficoltà nella pretesa di conoscere: Argomenti epistemici --> riguardano in genere conoscenze specifiche circoscritte, ad esempio: penso che il treno parte ad un determinato orario, vado in stazione e vedo che è in ritardo: la mia conoscenza si rivela in realtà una credenza, una conoscenza debole. Gli argomenti scettici ci servono per capire che probabilmente siamo troppo convinti di poter conoscere Argomenti meta-epistemici --> “meta” sta ad indicare che si va oltre la conoscenza specifica; hanno a che fare con le strutture argomentative che possono essere applicabili a qualsiasi tipo di contenuto conoscitivo e la maggior parte delle teorie sviluppano questo tipo di argomenti. Le strutture argomentative creano connessioni tra elementi che poi portano alla conoscenza e quindi in quest’ottica conoscere significa mettere in relazione l’evidenza con l’esperienza. Rete scettica --> somma i problemi derivanti dalle conoscenze specifiche con quelli che derivano dall'analisi delle strutture argomentative; in poche parole, solleva i problemi delle varie teorie e li mette in discussione. Quando si ottiene una conoscenza si deve capire se quella conoscenza è vera e per farlo ci sono due famiglie di reti scettiche con cui confrontarsi: lo scenario scettico e il problema del regresso. Lo scenario scettico Lo scenario scettico impedisce di ottenere una conoscenza perché ogni volta che penso di averla ottenuta la metto in dubbio affermando che potrebbe anche non essere vera e quindi si instaura un circolo vizioso (diallelo) da cui è difficile uscire; il problema del regresso invece consiste nel collegare una conoscenza ad una causa ma a quel punto il problema diventa la causa della causa e quindi si potrebbe procedere all'infinito. La formulazione più nota dello scenario scettico è quella del genio maligno di Cartesio, il quale afferma che le sensazioni che mi illudono di conoscere in realtà potrebbero non essere la verità: Ad esempio: il professore è in aula a tenere lezione, vede i volti degli studenti, sente il loro mormorio e oltre alle varie percezioni visive ha anche la percezione tattile di tenere in mano un microfono; le evidenze visive, tattili, uditive sembrano assicurare la presenza del professore in quella determinata Aula e in quel determinato momento ma non potrebbe essere che tutte le evidenze su cui il professore si basa siano causate da uno scienziato alieno che produce nel professore le evidenze che lo spingono a credere di fare lezione?
Uno dei tentativi di rispondere allo scettico è quello di stabilire che alcune credenze sono auto giustificate e implicano logicamente la loro verità --> esempio di Guiscardo e Bertario: Bertario viene assunto Bertario ha 10 monete in tasca Colui che viene assunto ha 10 monete in tasca A livello logico formale la 1 e la 2 implicano la 3 perché basta sostituire “colui” con Bertario; in questo caso la credenza è vera ma è accidentale e quindi non è giustificata in quanto il fatto che Bertario ha le 10 monete in tasca non è legato al fatto che era stato assunto e nemmeno al fatto che viene assunto perché ha 10 monete in tasca. Questa conoscenza non ha un rimando immediato con la realtà ma a volte mettiamo in atto dei meccanismi che hanno valore a livello formale e che però non sono esaustivi nel conoscere; quindi, oltre ai tre elementi si può prendere in considerazione anche la verità formale. Per implicazione o inferenza logica si intende un nesso tra una credenza o un enunciato antecedente e una credenza o un enunciato conseguente; se è vera la prima credenza, la credenza implicata è necessariamente vera. Non tutte le implicazioni sono logiche: se vedo un terreno bagnato, posso presumere che lo sia perché abbia piovuto ma in realtà ci potrebbero essere tanti altri motivi; il fatto che la strada possa essere bagnata a causa della pioggia lo deduco dall'esperienza che ho del mondo e non dalla competenza semantica riguardante il contenuto delle parole. Dunque, le implicazioni dedotte dal contenuto semantico delle parole vengono definite logiche, quelle dedotte dall'esperienza vengono definite materiali. Per riassumere, il problema del regresso si basa su 5 condizioni che devono essere sciolte e sviluppate da ogni teoria:
Il Fondazionismo Risponde al problema del regresso e in conseguenza allo scenario scettico mediante un’interpretazione del punto 1 (una credenza per essere conoscenza deve essere giustificata da buone ragioni) per negare il punto 3 (le buone ragioni devono a loro volta essere giustificate). Secondo il fondazionista tra tutte le credenze che possiamo avere ce ne sono alcune che sono autoevidenti (sono buone ragioni) e che hanno più forza delle altre in quanto sono ritenute giustificate ma non in base ad ulteriori e distinte credenze; esempi di credenze autoevidenti sono le sensazioni (qualia) e i pensieri che intratteniamo, siano essi veri o falsi, giustificati o ingiustificati. Le sensazioni sono le percezioni immediate, vengono definite anche acquaintance e sono la conoscenza diretta che ognuno di noi ha e che non riusciamo a distinguere o a negare e quindi sono la base della conoscenza perché non possono essere confutate. L'errore, secondo il fondazionista, si basa sulla possibilità che le cose del mondo ci appaiano differenti da come sono indipendentemente dal loro apparire: ad esempio, io credo di vedere Maria in un determinato modo ma lo scettico potrebbe dirmi che l'immagine di Maria potrebbe essere prodotta da uno scienziato alieno o dal mio elevato tasso alcolemico; il fondazionista replica affermando che l'immagine di Maria di cui sono autocosciente mentre la intrattengo, non può essere diversa da come appare perché il suo essere coincide con l'apparire. Un qualia ha a che fare con una determinata sensazione ed è cosciente perché il suo essere coincide con il suo manifestarsi e nel momento in cui si manifesta ne ho coscienza. Ci sono due strade praticate dai fondazionisti: Fondamento 1 --> coscienza della sensazione o dei pensieri: io ho coscienza che sto sentendo una voce e nessuno lo può mettere in dubbio Fondamento 2 --> riguarda la necessità di un qualcosa che colleghi la coscienza di una sensazione e la consapevolezza che ho di questa coscienza: serve un distinto atto di coscienza che va a giudicare che io sono cosciente di quel pensiero; io sto ascoltando ma non basta questa coscienza immediata di ascoltare, serve un atto che mi fa essere consapevole di stare ascoltando Quando si parla di coscienza di qualcosa, questo qualcosa può essere letto come genitivo soggettivo e come genitivo oggettivo. Nel primo caso si ha una percezione che è sufficiente a dire che si ha coscienza, ad esempio la percezione del dolore al ginocchio mi fa essere cosciente di quel dolore. Nel secondo caso la percezione è ottenuta mediante un atto di coscienza che è distinto dalla percezione stessa. Un ulteriore distinzione che i fondazionisti fanno è quella tra accesso forte e accesso debole alla giustificazione; l’accesso forte che giustifica la conoscenza implica che nel contenuto di determinate esperienze sia presente la loro giustificazione e in questo senso, avere determinate esperienze equivale allo stesso tempo ad avere coscienza della loro basilarità nel processo conoscitivo. L'accesso forte nega conoscenza ai bambini, agli animali e a chi non perde tempo ad interrogarsi sugli accessi alla giustificazione; un esempio ne è il bambino che riconosce subito la madre quando la vede, senza rifletterci. L'accesso debole che giustifica la conoscenza implica un pensiero distinto che le riconosce per implicazione logica; ad esempio, vedo una macchina e penso che sia del vicino perché l’ho visto mentre la guidava. Nel fondazionismo quindi la conoscenza si fonda su evidenze autogiustificantesi (che bloccano il regresso) e si trasmette attraverso determinate inferenze ad ulteriori credenze in modo da poter arrivare alla giustificazione delle nostre teorie più sofisticate.
Il passaggio alla terza affermazione, quindi, non avviene perché è proprio la proposizione numero 2 che viene contestata in quanto si entrerebbe in un circolo: la questione è che una credenza per essere conoscenza deve essere allo stesso livello di altre credenze ed è il sistema nella sua totalità a giustificare quella stessa credenza, c'è quindi una reciprocità tra la totalità del sistema di credenze che adotto e ogni credenza. La relazione tra credenze ha delle proprietà con un carattere logico molto importante: Proprietà simmetrica --> se A=B allora B=A, cioè se due credenze sono coerenti godranno anche del principio di identità Proprietà transitiva --> se A=B e B=C allora A=C, cioè le credenze si mettono in una relazione reciproca di transitività e dunque se credere 1 mi porta a credere 2 e credere 2 mi porta a credere 3, allora da credere 1 posso arrivare a credere 3 Il coerentismo odierno sostiene che un sistema di credenze vere corrisponde ai fatti e agli eventi reali espressi dal suo contenuto; in realtà la totalità sistematica delle credenze rappresenta per il coerentista la meta che definisce il percorso che la conoscenza umana deve compiere. Di fatto, per una conoscenza finita come quella umana, una credenza è tanto più giustificata quanto più ampio è il sistema di credenze di cui fa parte e il fulcro di questa questione è quindi la coerenza; è un modo di giustificare la conoscenza di carattere olistico perché è l'insieme delle credenze che giustifica la singola credenza e in qualche modo è un sistema aperto perché ha lo scopo di avere la totalità delle credenze per arrivare ad una verità e ad una certezza la conoscenza assoluta ma in realtà non può farlo. all'interno di questo sistema ci deve essere coerenza ma anche consistenza, cioè non ci devono essere contraddizioni tra le credenze e ci deve essere anche una certa continuità tra di loro; questo però non basta in quanto la coerenza contiene anche le implicazioni logiche che danno delle regole che aiutano nel ragionamento e materiali in cui il tipo di collegamento tra una credenza e l'altra viene fatto a livello del contenuto. Sembra che il coerentismo implichi una concezione forte dell'accesso alla giustificazione in quanto il fatto che una qualsiasi credenza stabilisce necessariamente nessi con altre credenze, dipende dalla natura del suo contenuto. Esempio di teoria coerentista: il 22/11/2021 compirò 21 anni --> sono nata il 22/11/2000 --> 2021- 2000= 21 Obiezioni al coerentismo Il coerentismo afferma che la coerenza è l'unica fonte di giustificazione, affiancata al ricorso alla consistenza e alle implicazioni logiche, afferma che possono esserci più sistemi alternativi di coerenza e che un sistema totale è un'ideale regolativo; inoltre secondo loro è l'intero sistema di coerenza ad entrare in contatto con il mondo. La critica replica affermando che il concetto di coerenza è vago e soprattutto presente in ogni teoria internista. Una seconda critica rivolta al coerentismo è quella di non saper individuare tra due o più sistemi alternativi quello vero; il coerentista aspira ad un sistema totale che non ammette sistemi alternativi considerando tale ideale una regola da perseguire e quindi potrebbe replicare affermando che l'esistenza dei sistemi alternativi e la normale situazione in cui la conoscenza umana si trova. Una terza obiezione è quella dell’input conoscitivo: se la giustificazione delle credenze relative alle osservazioni empiriche non si differenzia da tutte le altre credenze del sistema poiché in tutte la
giustificazione coincide con la coerenza del sistema, non si comprende quale spazio venga lasciato alla verifica empirica e all'esperimento che sono essenziali ad ogni scienza della natura. Un'altra obiezione rivolta al coerentismo è quella di presupporre concetti di oggetti; secondo la critica questi concetti andrebbero guadagnati tramite i nessi tra le credenze desunte dall'esperienza e non viceversa. Secondo i coerentisti inoltre ogni credenza isolata è indeterminata ma che cos'è allora che le conferisce identità? Non é possibile detenere l'intero sistema di credenze contemporaneamente perché esso si dà temporalmente. L'infinitismo Tutte le teorie interniste lavorano soprattutto sui primi tre passaggi e cercano di trovare il nodo da sciogliere; l'infinitismo nega il passaggio alla 5 reinterpretando il punto 3. Secondo l’infinitismo ogni credenza è giustificata da un'altra credenza distinta e il processo di giustificazione è potenzialmente infinito; l'infinitista concorda con il fondazionista sul fatto che ogni credenza sia giustificata da una o più credenze in senso lineare ma se ne distacca in quanto afferma che non esistono credenze autogiustificate. Molto importante è la distinzione tra regresso vizioso e regresso non vizioso: un regresso è vizioso quando un soggetto non può comprendere il significato di un enunciato a meno che non comprenda i significati che lo costituiscono --> in questo caso il compito che dovrebbe essere svolto ad un qualsiasi stadio viene sempre rimandato allo stadio successivo con il risultato che non c'è alcun livello in cui un qualsiasi enunciato risulti significante. C'è regresso vizioso quando non c’è significato iniziale. Nel regresso vizioso non c'è un effettivo passaggio da stadio a stadio perché ciascuno, a cominciare dal primo, non svolge la funzione che lo qualifica come tale, ovvero quella di giustificare. Se invece immaginiamo una serie di credenze “p, q, r, s”, ogni credenza svolge pienamente il suo compito di giustificare la credenza successiva: p viene giustificato da q anche se q viene a sua volta giustificato da r, ecc., fino all’infinito --> in questo caso ad ogni stadio le credenze svolgono il loro compito, cioè quello di giustificare, anche se ogni credenza giustificante deve a sua volta essere giustificata. Esempio di teoria infinitista: per passare l’esame è necessario (ma non sufficiente) studiare matematica:
L'affidabilismo L'affidabilismo va a reinterpretare il modo in cui viene considerato il concetto di giustificazione; nega il passaggio alla 3 e quindi anche alla 4 e alla 5, proprio perché implica giustificazione e l’esternista ha dei problemi con questa in quanto anche l’infante conosce e quindi questa conoscenza si dovrebbe salvare tramite la conoscenza immediata che però implica i quali e quindi crea altri problemi. La conoscenza empirica si colloca a livello dei fondamenti della conoscenza perché di fatto si conosce mentre si apprende; praticamente gli affidabilisti vogliono cercare di collegare la giustificazione con la verità, cioè vogliono cercare un ponte in cui la verità non è più coerenza ma espone un legame causale tra le credenze e i fatti. La figura che spicca in questa teoria è Alvin Goldman e afferma che conoscere significa conoscere causalmente in quanto la causalità si impone e mostra il legame tra le credenze rendendo così inutile la giustificazione. Il termine “affidabilismo” riferimento al fatto che la credenza diventa affidabile in virtù del processo causale che è esterno alle credenze del soggetto e quindi non c'è bisogno che il soggetto conoscente acceda alla giustificazione (eliminazione della coscienza): se credo di vedere Maria, la giustificazione di quanto credo dipenderà dalla presenza della persona in questione che attraverso una catena di cause (rifrazione della luce, esperienze precedenti analogamente prodotte dal medesimo oggetto che contribuiscono alla formazione della credenza attuale, ecc.) produce in me la credenza dell'esserci in carne ed ossa di Maria. La giustificazione, quindi, consiste nella determinazione delle leggi causali che conducono in una percentuale piuttosto alta a delle credenze vere. L'affidabilista sostiene che le nostre credenze possono essere formate da: Input provenienti direttamente dal mondo esterno --> in questo caso i processi vengono definiti non inferenziali Input provenienti da ragionamenti, cioè catene di inferenze tra credenze (incluse le implicazioni logiche, materiali, ecc.) --> i processi vengono definiti non inferenziali Una mescolanza tra i due --> in questo caso sono definiti totalmente o in parte inferenziali L'elemento importante è che entrambi i processi, inferenziali e non, sono di tipo causale. Qualsiasi soggetto conoscente che possieda determinate credenze, possedendo quelle e non altre, non può accedere direttamente al processo causale che le produce; se studierà successivamente questo processo le credenze che si formeranno in tale situazione saranno prodotte da un processo esterno e ugualmente inaccessibile alle credenze attualmente intrattenute. Per l’affidabilista sembra che i nessi concettuali e inferenziali che connettono le credenze si identifichino con i nessi causali. Se la giustificazione delle nostre credenze dipende da processi causali affidabili ai quali non possiamo direttamente accedere, le pretese dello scettico si rivelano irrazionali e logicamente insostenibili e quindi la conoscenza di tipo affidabilista è tale a prescindere dall'accesso a ciò che la produce. L'affidabilista sostiene che sia lo scettico a commettere un circolo vizioso in quanto da una parte propone che la possibilità della verità debba partire dalle credenze, all'altra giustifica la connessione tra credenze e mondo quando intervengono processi causali inaffidabili; lo scettico sarebbe quindi:
Obiezioni all’affidabilismo Si può sostenere che le teorie esterniste della mente non siano neanche teorie filosofiche in quanto è evitano ma non risolvono il problema della conoscenza: vorrebbero ridurre infatti la conoscenza a qualcosa di simile alla conoscenza scientifica basata su dati empirici. L’affidabilismo afferma che ogni conoscenza è individuabile mediante processi causali e che la scienza dà la misura della migliore conoscenza sul mondo; le obiezioni riguardano la difficoltà di individuare processi causali e dunque leggi relative a casi o fatti isolati --> dove inizia il processo causale? come si attinge all'affidabilità dei processi causali? Un altro punto da obiettare e che la natura normativa delle regole che servono per ottenere conoscenza contrasta con il carattere descrittivo dell'impresa scientifica. Il naturalismo epistemico Il naturalismo epistemico non ammette la distinzione tra meta epistemologia ed epistemologia; secondo questa prospettiva non esiste un livello propriamente teorico dove si decide la natura della giustificazione e della conoscenza che è distinto dal livello in cui ci si occupa di quanto conosciamo. La mente che conosce viene indagata a qualsiasi livello con lo stesso metodo con cui le scienze naturali indagano i propri oggetti; per sapere a cosa equivale conoscere occorre direttamente immergersi nella ricerca chiedendosi da cosa sia costituita e come proceda causalmente l'attività mentale del soggetto conoscente. La caratteristica principale della prospettiva naturalistica è quella di ritenere che la realtà sia composta da un unico tipo di cose e cioè quelle entità indagate dalla fisica (per questo motivo si parla di naturalismo fisicalista). l'attività mentale è considerata identica a quella del cervello che a sua volta è identico ad un insieme di processi fisici; indagare la conoscenza equivale quindi ad indagare l'attività cerebrale deputata al conoscere. Per i naturalisti non esistono criteri normativi da ricavare per l'indagine concettuale in quanto la stessa indagine è identica ai processi fisici esclusivamente causali; gli unici risultati di cui tenere conto sono quelli descritti dalla pratica scientifica. In questo modo il problema del regresso della giustificazione scompare e lo stesso scenario scettico di tipo cartesiano diventa un'ipotesi che presuppone una concezione ingenua della mente e non una minaccia alla conoscenza; in prospettiva naturalista la soluzione di un problema scettico è analoga alla spiegazione della rete di relazioni causali con cui un individuo dice ad esempio di vedere un bastone spezzato immerso nell'acqua. Capitolo 3 - Nozioni di ontologia
Queste categorie appartengono all’ordine degli universali, cioè possono essere applicate a qualsiasi cosa; i particolari invece possono essere: Astratti Concreti, che a loro volta si dividono in:
Ordini di universali e realismo degli universali Nel modo in cui esemplifichiamo un colore diamo per scontato che quella esemplificazione sia univoca ma in realtà ci sono universali tra loro collegati perché ogni colore ha delle diverse sfumature che sembrano rimandare l’una all’altra. Ci sono alcune teorie che sostengono che l’universale di primo ordine, cioè quello a cui si fa riferimento in assoluto, è il rosso e poi a partire da lui ci sono tutte le sfumature come, ad esempio, il cremisi (che diventa un universale di secondo ordine) fino ad arrivare all’universale di terzo ordine che è il colore che riassume in sé sia il cremisi che il rosso e quindi è più universale di quelle sfumature particolari. A questo punto sorge spontaneo chiedersi quale sia il nesso che unisce un universale del secondo ordine ad un universale del terzo ordine; questo nesso viene utilizzato quando un particolare possiede una proprietà che potrebbe non possedere reclamando un qualcosa che tenga i due assieme --> il cremisi non può non essere un tipo di rosso in quanto è una sua sfumatura e un rosso puro non esiste quindi i due sembrano essere vincolati in un modo intimo senza richiedere un terzo elemento. È vero che le qualità sono universali ad un posto ma è anche vero che gli universali hanno un legame tra loro e per questo ci deve essere un ordine --> qual è l'universale che fa da punto di riferimento? Può un colore esistere indipendentemente da ciò che lo esemplifica? La nostra mente lavora necessariamente per esemplificazioni ma ad un certo punto bisogna trovare un'interpretazione approssimativa che ci dica dove fermarci. A tal proposito tra i realisti degli universali ci sono due approcci differenti:
rotto la finestra in cantina con il pallone” implica intuitivamente che “Pierino ha rotto la finestra” e lo stesso si può dire della proposizione c nei confronti della b e della a. Quando bisogna stabilire cosa sia più fondamentale molto spesso ci affidiamo a delle percezioni di carattere intuitivo, cioè pensiamo intuitivamente che una cosa sia accaduta perché ha una sua corrispondenza tra ciò che intuisco della realtà e come la realtà è fatta. La maggior parte di ciò che definiamo come un evento occupa un'estensione temporale; potremmo dire che mentre un fatto concreto possiede parti spaziali, un evento oltre a quelle spaziali possiede anche parti temporali o fasi --> una sostanza ad esempio può essere presente in ogni istante attraverso i momenti temporali in cui dura la sua presenza nel mondo, una battaglia o lo scoppio di una bomba coprono l'intero ambito cronologico in cui avvengono ma ciascun momento della loro durata non è occupato dall'evento nella sua interezza. Il termine “evento” indicherebbe un insieme di fatti che noi assembliamo in unità per ragioni di comodo, non un'entità ontologica primitiva e irriducibile, indipendentemente dalla concezione del tempo. Secondo un’altra prospettiva gli eventi sarebbero essenzialmente cambiamenti, passaggi (morte o nascita che sembrano istantanei senza un’estensione temporale); la loro caratteristica irriducibile ad altro sarebbe quella di costituire un mutamento, a differenza del fatto che occupa staticamente, e senza mutare, una porzione di tempo. Per chi caratterizza in tal modo l’evento, oltre ad entità che esistono prima e dopo il momento, esiterebbe in sé anche il momento del mutare, sennò non ci sarebbero solo fatti in successione. Per Lowe però gli eventi sono riducibili a successioni di fatti che noi unifichiamo nel tutto; lui accetta il tempo inteso nel senso comune di divenire dell’esistenza (presentismo) ma in questo caso, volta a volta, esisterebbe solo una parte dell’evento senza che esista la sua interezza e questo sarebbe assurdo --> gli eventi sono una costruzione della mente in quanto siamo noi che unifichiamo le parti, ad esistere in realtà sono fatti o stati di cose in successione. Le precisazioni categoriali hanno una ricaduta sulle problematiche mente/corpo: se pensassimo ad una concezione realistica degli eventi per cui questi non sono riducibili ad altre categorie e che possiedono parti temporali, ci si potrebbe chiedere se un pensiero sia un evento costituito quindi da fasi temporali, oppure se un pensiero sia istantaneo ma la frase che lo esprime è temporalmente estesa. La soluzione più logica è quella di considerare i pensieri come eventi ammettendo l'impossibilità di una loro riduzione ad altre categorie ma anche in questo caso sorgono delle difficoltà. Momenti e nominalismo dei tropi Nella tavola di Lowe la categoria dei particolari concreti si divide in oggetti e non oggetti (modi o momenti o tropi); per alcuni realisti, a differenza di Lowe, è solo l’universale genere che si particolarizza e gli altri universali entrano in sintesi con il particolare-sostanza. Per Lowe e altri, invece, il rosso della mia maglietta è un particolare che esemplifica la proprietà rosso --> il rosso può essere applicato ad una universalità di cose ma nel quadro aristotelico questa universalità non esisterebbe se non venisse istanziata in un oggetto, cioè serve un oggetto concreto in cui la proprietà si esemplifica. Si può però essere anche non realisti e ritenere che gli universali in realtà non esistono: questa posizione viene detta nominalista. Ci sono diverse forme di nominalismo, dalle più radicali alle più moderate ma il problema resta sempre quello dell’uno e dei molti individuato da Platone: se due elettroni non hanno nulla in comune, come possiamo individuarli con un unico concetto?
Una delle forme di nominalismo moderato più in voga nel pensiero contemporaneo che cerca di conciliare l’inesistenza degli universali con l’esistenza di tratti ontologici comuni, è quella del tropismo. Il tropismo afferma che le proprietà particolari dei tropi appartengono a ciò a cui sono attribuite e quindi il colore rosso secondo loro esiste ma non è universale; i tropisti pongono l’esistenza concreta nel singolo oggetto separato dall’altro --> il tropo del rosso esiste nella penna, nella maglietta ma come proprietà di queste sostanze particolari. Ciò che lega le proprietà tra loro è il nesso di somiglianza: la somiglianza non è ulteriormente analizzabile ed esiste nella realtà indipendentemente dal soggetto conoscente. Anche all’interno dei tropi si ripetono le distinzioni che c’erano all’interno del realismo e quindi esistono tropi ad un posto, tropi relazione e per molti anche tropi dotati di disposizioni; così un determinato oggetto è una collezione di tropi (colore, forma ecc.) tenuti assieme da un ulteriore tropo chiamato “tropo compresenza”, ovvero quello che unificherebbe gli altri tropi per costituire l’oggetto in questione. I tropi, infine, vengono indicati anche come particolari astratti, dove astratto indica l’operazione di selezione compiuta dalla mente: è infatti solo nella mente che un tropo può essere isolato e separato dal fascio di tropi in cui è presente; nella realtà non esistono tropi se non unificati nel complesso di un fatto. L'idea di nero si ottiene per il fatto che si vede esclusivamente nel cellulare e quindi il colore che vedo istanziato in un oggetto giustifica l’idea astratta che ho nella mente. Tipi di relazione Le relazioni possono essere universali, o tropi a più posti; possono essere categoriali o disposizionali, attribuite a fatti o eventi ma quali sono i tipi di relazioni? Si distinguono tre tipi di relazione: Transitive --> se A è in relazione a B e B è in relazione a C, allora A è in relazione con C (se 3 è maggiore di 2 e 2 è maggiore di 1, allora 3 è maggiore di 1; se Maria abita nella stessa città di Carlo e Carlo abita nella stessa città di Antonio segue che Maria abita nella stessa città di Antonio); per relazione si intende qualcosa con un valore universale Simmetriche --> se A è in relazione a B, allora B è in relazione ad A (se io sono la sorella di Filippo, Filippo è mio fratello). Alcune relazioni simmetriche sono anche transitive come ad esempio essere fratello di Riflessive --> A è in relazione ad A (1 è uguale a 1); sono anche transitive e simmetriche in quanto se mi tengo la riflessività è ovvio dedurre anche l’identità --> se Flavia è uguale a Flavia, Flavia è in relazione con se stessa Questi tre tipi di relazioni sono i contenitori in cui tendiamo ad inserire le entità ma ci possono essere anche le relazioni opposte: Intransitive --> se A è in relazione a B e B è in relazione a C, allora A non è in relazione con C (se Maria è madre di Giovanna e Giovanna è madre di Luisa, Maria non è madre di Luisa) Asimmetriche --> se A è maggiore di B, B non è maggiore di A Irriflessive --> A non è in relazione con se stessa ma con B (maggiore di, fratello di, ecc.) Causali --> se A è causa di B, B non è causa di A; è una relazione necessariamente asimmetrica e che può essere transitiva (nomologica, perché A causa B, B causa C, e A causa C; è anche asimmetrica) o intransitiva (ontologica, perché non c’è per forza questo passaggio da A a C)
Una sostanza non esiste se non possiede una serie di proprietà (peso, colore, grandezza, ecc.,) ma non deve necessariamente possedere un determinato peso, grandezza ecc. La dipendenza non è causale. La dipendenza debole caratterizza poi il “mero particolare” che non esiste se non possiede determinate proprietà universali, anche se non richiede necessariamente specifici universali; lo stesso vale nella teoria dei tropi, i quali non possono esistere se non connessi ad altri tropi. Tutte dipendenze, queste ultime, non di genere causale. Nella questione mente/corpo il tipo di dipendenza, se se ne sceglie una, porta a diverse conseguenze. Capitolo 4 Teorie della spiegazione scientifica La gnoseologia spiega se e a quali condizioni si conosce, ma non dà spiegazione sul “perché” un determinato fenomeno avvenga; alla domanda perché, risponde in generale la scienza. Per quanto riguarda la spiegazione scientifica, oltre al modello causale (causalità ontologica) e al modello nomologico deduttivo, la letteratura presenta almeno altri due modelli: quello della rilevanza statistica in cui la spiegazione è formata da un insieme di elementi normativi statisticamente rilevanti riguardo a ciò che deve essere spiegato, e il modello unificazionista, dove i fattori che spiegano i fenomeni sono dati dall’intero sistema di spiegazioni con le quali descriviamo la natura nel suo complesso e dalla misura in cui le parti di tale sistema risultano coerenti fra loro, modello di chiara marca coerentista. Oggi non esiste un accordo generale su quale sia il modello di spiegazione scientifica fondamentale. La concezione ontologica della causa e la spiegazione causale La spiegazione scientifica non consiste solo nell'indicare a seconda dei modelli le leggi, le cause, ecc. dei fenomeni naturali ma anche nel procedere in modo riduzionistico dai fenomeni macroscopici osservati ai loro costituenti non direttamente osservati. La spiegazione scientifica viene ridotta a due tipi di spiegazione, quella causale e quella nomologico- deduttiva perché:
L'idea della causalità è stata strutturata da Aristotele e le quattro sostanze con cui spiega la natura delle cose e il divenire sono la causa formale, la causa materiale, la causa efficiente e la causa finale; ciò che interessa all’ontologia è la causa efficiente. La causa ontologica è una relazione non riflessiva e asimmetrica nel senso che la causalità mette in relazione due o più elementi ma nulla causa se stesso; la causalità non è nemmeno transitiva poiché se andiamo ad analizzare un fenomeno, la causa che fa accadere qualcosa è diversa da quella che ne fa accadere un'altra (nel caso del domino ad esempio ciò che fa cadere la seconda tessera ed è diverso da ciò che fa cadere la terza e così via). Se A causa B e B causa C, la relazione che lega A e B è diversa da quella che lega B e C perché gli enti da mettere in relazione sono diversi. Questo modo di leggere i fenomeni viene interpretato come una relazione reale tra fatti o eventi e quindi la causalità ontologica viene concepita come una relazione reale; di conseguenza la spiegazione ontologico causale è una forma di realismo che non va giustificata in quanto non è una nozione primitiva (reale è basata sull'esperienza), non è un qualia ma è qualcosa che possono fare tutti. L'esperienza può essere: Diretta --> il soggetto conoscente ha direttamente esperienza delle relazioni causali, sia che queste riguardino effetti da lui prodotti, sia che riguardino fenomeni da lui indipendenti Mediata --> il soggetto conoscente avrebbe esperienza diretta solo degli effetti che lui stesso produce agendo; quindi, solo delle relazioni causali di cui è autore, esperienza che poi verrebbe spontaneamente proiettata nella realtà attribuendola a essa. Quella di causa è una relazione reale individuale rilevata volta a volta dal soggetto conoscente nell‘esperienza che fa del mondo; spiegare, secondo tale concezione, equivale a fornire la causa o le cause di un determinato evento. Posta l’esistenza di cause, compito della scienza è quello di individuare gli effettivi fattori causali di un determinato fenomeno. Due termini molto importanti sono testimonianza ed esperienza; soprattutto nell'esperienza indiretta molto spesso ci fidiamo della testimonianza di qualcuno: ad esempio, nessuno di noi ha esperienza diretta di un singolo elettrone ma comunque crediamo per testimonianza di una comunità scientifica. Credere per testimonianza significa anche credere per esperienza diretta o indiretta e in questa prospettiva devo avere anche esperienza della relazione reale tra fatti o, se non io, qualcuno che lo fa per me. Per poter dominare tutti questi aspetti nella nostra idea di spiegazione occorre distinguere: o Explicans --> ciò che permette la spiegazione e quindi l’individuazione delle cause o Explicandum --> ciò che deve essere spiegato perché solo spiegandolo si ha una conoscenza piena Meglio precisare che, una legge non è una entità naturale distinta da altri enti, e tanto meno un fenomeno che entra in relazione causale con altri fenomeni, ma eventualmente è un enunciato o un pensiero il cui contenuto asserisce il ripetersi regolare di specifici tipi di relazione causale. La legge, la causa, o l’explicans, secondo il modello ontologico della causa, altro non è se non una generalizzazione effettuata sulla base dell’esperienza di cause particolari. Ogni volta che avrò gli stessi fattori causali, a parità di condizioni di contorno, potrò giustamente ritenere che si realizzeranno gli stessi effetti.