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La Povertà in Inghilterra: Storia e Sociologia, Dispense di Sociologia

La storia e la sociologia della povertà in Inghilterra dal 1550 al 1900. Alessio Macrembolite fornisce due definizioni di povertà e descrive il sistema di protezione sociale in Inghilterra durante quel periodo. Thompson illustra le motivazioni dietro le rivolte dei poveri e la legge Poor Law che istituisce un sistema pubblico di assistenza. Booth realizza indagini medico-sociali per classificare le classi povere e indicare rimedi. Simmel introduce una nuova idea di società basata su relazioni dinamiche. anche approcci culturali e strutturali alla povertà e la nuova questione sociale della povertà squalificante.

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 03/01/2018

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anna-maria-miranda 🇮🇹

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DISPENSA: POVERTA
Povertà in Inghilterra
I poveri sono sempre esistiti. Ma con l’avvento della società industriale diventano una
questione sociale e quindi oggetto di indagine sociologica. La società medievale
sosteneva che la figura del povero era necessaria per poter esercitare la carità. I poveri
non dipendevano continuamente dalla carità, anche se spesso erano sul punto di
ricorrervi. I poveri appartenevano alle classi lavoratrici sia rurali sia urbane. Polany
definisce il povero come gente bisognosa, gente comune. Alessio Macrembolite dà due
definizioni di povertà: 1. Labouring poor: il povero ancora in grado di mantenersi con il
proprio lavoro anche se va incontro a periodi in cui il suo reddito non permette la
sopravvivenza. 2. Pauper: il povero che per la totale insufficienza di guadagno dipende
sempre dalla carità o dall’assistenza pubblica. Queste due definizioni avevano carattere
provvisorio. Con la legge di riforma dell’assistenza ai poveri del 1834, la “Poor Law”, la
distinzione sarà portata con lo scopo di separare coloro che per necessità dovevano
essere assistiti da quelli che non meritavano questo trattamento in quanto avevano la
capacità e possibilità di lavorare.
Tra il 1550 e il 1850 la protezione dei poveri in Inghilterra, era assicurata da 2 sistemi: old
poor law e l’economia morale. Quest’ultima, il cui nome venne attribuito dallo storico
inglese Thompson. Questo modello è un sistema di protezione sociale basato sulla
consuetudine e sui rapporti sociali di tipo paternalistico. Thompson nel suo saggio “Past e
present” descrive le rivolte dei poveri ed in particolare evidenzia le ragioni per cui tali
rivolte venivano attuate. I poveri infatti non rubavano semplicemente il cibo con forza ma si
rivoltavano per difendere il diritto alla sussistenza, il diritto a salari adeguati, il controllo dei
prezzi di primaria necessità e il rispetto dei diritti civili minacciati dalle worhouse poiché
imponevano la perdita di libertà e l’allontanamento dalla comunità.
In Inghilterra, prima vi era la carità, che però si rivelò insufficiente. Nel 1572 con il regno di
Elisabetta 1, viene emanata la POOR LAW, che rimase in vigore dal 1601 al 1834. Questa
legge istituisce in tutta Inghilterra e in Galles un sistema pubblico di assistenza ai poveri
regolato per legge e finanziato per via fiscale. Si basava su 3 punti: l’assistenza prestata a
domicilio senza obbligo di internamento, l’internamento in residenza riservato alle vedove
o le poorhouses per gli anziani e organi, le leggi sulla residenza che regolavano la mobilità
territoriale dei poveri ( Act of Settlement: potevano ricevere assistenza soltanto coloro nati
nelle parrocchie di residenza) . La poor law era amministrata da 15 mila parrocchie.
Queste costituivano una forma fondamentale di governo locale con compiti amministrativi
di assistenza ai poveri e mantenimento dell’ordine sociale, operava come una sorte di
welfare state in miniatura.
Un altro fenomeno in Inghilterra fu quello delle recinzioni enclosures, il quale consisteva
nel recintare e adibire a pascolo mediante atti del Parlamento, terreni in uso da contadini
indipendentemente per la loro sussistenza. Questo fenomeno era ritenuto violento in
quanto cacciava gli uomini dalle loro terre, li espropriava con violenza e li inseriva in una
realtà a lavorare per qualcuno. Questo processo portò a fenomeni di brigantaggio e
vagabondaggio.
Gilbert’s Act: anticipa il processo di riorganizzazione su base territoriale.
Leggi sulla residenza: obbligo per i poveri di risiedere nella parrocchia di nascita.
Speenhamland System: integrazione salariale minimo garantito per i lavoratori poveri e
assegni familiari, insieme al diritto di lavoro o al mantenimento.
Nelle worhouses ciascuno poteva entrate e uscire liberamente ma le condizioni erano
molto simile ad un regime carcerario poiché vi era un sovraffollamento, rigida disciplina,
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DISPENSA: POVERTA’

Povertà in Inghilterra

I poveri sono sempre esistiti. Ma con l’avvento della società industriale diventano una questione sociale e quindi oggetto di indagine sociologica. La società medievale sosteneva che la figura del povero era necessaria per poter esercitare la carità. I poveri non dipendevano continuamente dalla carità, anche se spesso erano sul punto di ricorrervi. I poveri appartenevano alle classi lavoratrici sia rurali sia urbane. Polany definisce il povero come gente bisognosa, gente comune. Alessio Macrembolite dà due definizioni di povertà: 1. Labouring poor : il povero ancora in grado di mantenersi con il proprio lavoro anche se va incontro a periodi in cui il suo reddito non permette la sopravvivenza. 2. Pauper: il povero che per la totale insufficienza di guadagno dipende sempre dalla carità o dall’assistenza pubblica. Queste due definizioni avevano carattere provvisorio. Con la legge di riforma dell’assistenza ai poveri del 1834, la “Poor Law”, la distinzione sarà portata con lo scopo di separare coloro che per necessità dovevano essere assistiti da quelli che non meritavano questo trattamento in quanto avevano la capacità e possibilità di lavorare. Tra il 1550 e il 1850 la protezione dei poveri in Inghilterra, era assicurata da 2 sistemi: old poor law e l’economia morale. Quest’ultima, il cui nome venne attribuito dallo storico inglese Thompson. Questo modello è un sistema di protezione sociale basato sulla consuetudine e sui rapporti sociali di tipo paternalistico. Thompson nel suo saggio “Past e present” descrive le rivolte dei poveri ed in particolare evidenzia le ragioni per cui tali rivolte venivano attuate. I poveri infatti non rubavano semplicemente il cibo con forza ma si rivoltavano per difendere il diritto alla sussistenza, il diritto a salari adeguati, il controllo dei prezzi di primaria necessità e il rispetto dei diritti civili minacciati dalle worhouse poiché imponevano la perdita di libertà e l’allontanamento dalla comunità. In Inghilterra, prima vi era la carità, che però si rivelò insufficiente. Nel 1572 con il regno di Elisabetta 1, viene emanata la POOR LAW, che rimase in vigore dal 1601 al 1834. Questa legge istituisce in tutta Inghilterra e in Galles un sistema pubblico di assistenza ai poveri regolato per legge e finanziato per via fiscale. Si basava su 3 punti: l’assistenza prestata a domicilio senza obbligo di internamento, l’internamento in residenza riservato alle vedove o le poorhouses per gli anziani e organi, le leggi sulla residenza che regolavano la mobilità territoriale dei poveri ( Act of Settlement: potevano ricevere assistenza soltanto coloro nati nelle parrocchie di residenza). La poor law era amministrata da 15 mila parrocchie. Queste costituivano una forma fondamentale di governo locale con compiti amministrativi di assistenza ai poveri e mantenimento dell’ordine sociale, operava come una sorte di welfare state in miniatura. Un altro fenomeno in Inghilterra fu quello delle recinzioni enclosures , il quale consisteva nel recintare e adibire a pascolo mediante atti del Parlamento, terreni in uso da contadini indipendentemente per la loro sussistenza. Questo fenomeno era ritenuto violento in quanto cacciava gli uomini dalle loro terre, li espropriava con violenza e li inseriva in una realtà a lavorare per qualcuno. Questo processo portò a fenomeni di brigantaggio e vagabondaggio. Gilbert’s Act: anticipa il processo di riorganizzazione su base territoriale. Leggi sulla residenza: obbligo per i poveri di risiedere nella parrocchia di nascita. Speenhamland System: integrazione salariale minimo garantito per i lavoratori poveri e assegni familiari, insieme al diritto di lavoro o al mantenimento. Nelle worhouses ciascuno poteva entrate e uscire liberamente ma le condizioni erano molto simile ad un regime carcerario poiché vi era un sovraffollamento, rigida disciplina,

perdita di identità.

CAPITOLO 2 s

Sociologie della povertà. Dall’approccio positivista alle teorie dinamiche. Sul problema della povertà varie furono le diagnosi e i difficili rimedi. Il povero , nelle società tradizionali come lo stesso Simmel affermerà, era una figura “naturale” inserita nell’ordine sociale, non problematico. Con gli inizi della civiltà del lavoro produttivo la miseria veniva percepita in maniera inquietante tanto che in Inghilterra diede origine al sistema delle worhouses o case di internamento nelle quali, venivano gettati indifferentemente mendicanti, vagabondi, oziosi, alcolisti e prostitute fino a quando una riforma assicurasse a quella gente una dignità al diritto di vita. Nel 1795 a Speenhamland in un momento di gravi difficoltà, decisero che ai salari insufficienti andavano aggiunti sussidi in modo da assicurare agli indigenti un minimo ai loro guadagno. Tutto ciò secondo Polanyi impedì il costruirsi di un mercato concorrenziale del lavoro. Man mano di affermava una vocazione terapeutica della sociologia pensata come rimedio, intellettuale e operativo sul piano politico; bisognava far fronte ad un problema di disorganizzazione sociale. In Sant-Simon ed in Comte la società industriale è come una società dissociata, non coesa. La sociologia è medicina sociale. La povertà è condizione legata a questo tipo di disordine; di qui l’importanza dell’educazione. Sant-Simon affermava che i poveri non erano i poverelli naturali della società bensì soggetti destinati a farsi produttori, portatori di sviluppo. La prima ricerca sociologica su vasta scala sulla povertà fu quella di Charles Booth realizzata a Londra alla fine dell’Ottocento. Booth intendeva porre un metodo scientifico di indagine basato su interviste a testimoni privilegiati. La classificazione sociologica di Booth volle soddisfare più scopi: da un lato separare le classi povere (dalla A alla D) dalle classe laboriose; poi tracciare una linea tra la classe pericolosa e quella che minacciava di diventarlo; poi separare i poveri dai molto poveri. Così Booth è famoso per aver marcato una linea di povertà e indicato i rimedi che impedissero o rendessero più difficile superarla. Secondo Niceforo, l’esame antropologico delle classi e delle professioni, mette in rilievo l’importanza che l’analisi biologica assume nello studio economico,, biografico, sociale e politico. Si tratta di indagini medico-sociali che possono indicare la via per la modificazione delle cause ambientali che portano al deterioramento psico- fisico e della inferiorità. Il risultato di questa indagine evidenziò che le condizioni ambientali influiscono negativamente sulla mentalità, sulle condizioni morali e intellettuali di vita dei poveri, bloccando lo sviluppo.

- Simmel può essere considerato il punto di partenza per l’indagine sociologica della povertà. Nel suo lavoro è influenzato da orientamento della sociologia di Spencer. E sviluppa un approccio originale che recupera uno psicologismo per la fondazione di un’idea nuova di società. La domanda per Simmel è come sono possibili le interazioni tra gli individui. Dunque, la sociologia, epistemologicamente, si pone accanto alla psicologia per comprendere e spiegare le forme della razionalità umana. Il punto di partenza è sempre l’uomo e la sua psiche. - L’agire è il ponte fra la psiche e la realtà. Ora. Il denaro è lo strumento più puro (incolore) per l’ottenimento di fini diversi e può diventare un fine a se stesso. Avarizia e spreco sono due facce della stessa medaglia; l’avaro è colui per il quale il denaro è la meta ultima, per lo sprecone il denaro viene speso in molti acquisti anche senza senso. Dal punto di vista di Simmel la povertà è rifiuto del denaro in quanto contaminazione. Il denaro corrompe, allontana da Cristo e impedisce un movimento verso di Lui, infatti per i Francescani la povertà è pieno possesso del mondo nel senso più alto.

sono persone con una storia di declino, alcolizzati, drogati, pervertiti, prostitute ecc e che si sono trasferiti nelle zone degradate della società. Gli infermi, ossia vecchi che si sono allontanati o trasferiti altrove.

- Paugam in merito all’analisi della povertà analizza che la relazione che i poveri stabiliscono con il sistema di aiuti di cui sono tributari, vale a dire ciò che essi sperimentano in quelle occasioni e nelle altre circostanze della vita. La povertà è sintomo di disfunzione e occorre portare rimedio con i mezzi dell’assistenza. Nella società contemporanea non si è poveri solo perché si è privi di risorse economiche, ma anche perché si è privi di rispettabilità e di influenza sugli altri. Vi è dunque una mancanza di partecipazione alla vita economica e sociale. Secondo Paugam nel rapporto con gli assistenti sociali che si prendono carica della totalità dei bisogni e delle difficoltà materiali e morali delle persone, le persone sono in qualche modo obbligate a svelare la loro vita. Entra in gioco la capacità di contrattare il proprio statuto, accettando o rifiutando i vincoli dell’intervento dei servizi sociali. Egli distingue gli assistiti in fragili, oggetto di un intervento d’occasione in seguito ad una condizione di crisi e irregolarità delle entrate economiche, gli assistiti oggi di un intervento regolare, e i marginali che costituiscono una minoranza senza lavoro e senza causa. Tale autore parla anche di povertà squalificante, che rappresenta gli esiti dell’uscita dalla sfera produttiva. Qui lo statuto oggettivo è la devalorizzazione e quello soggettivo è la paura. La povertà squalificante rappresenta la nuova questione sociale; sempre più persone temono di entrare a farne parte. Egli distinse 4 tipi di legami sociali: filiazione ossia quello di familiare intimo (fra genitori e figli) e conta sul riconoscimento affettivo. Il legame di partecipazione elettiva è quello familiare allargato ossia fra amici e conoscenti; il legame di partecipazione organica deriva dall’attività professionale, dallo svolgere un certo tipo di lavoro e infine il legame di cittadinanza che deriva dall’appartenere ad una comunità politica e conta sulla protezione giuridica. - Bauman L’etica del lavoro nasce con la società industriale. Con Bauman, l’etica del lavoro si proponeva di inserire i poveri nella vita produttiva eliminando la miseria e garantendo la pace sociale. In realtà, si trattò di una serie di punizioni per sottomettere gli individui abituati da un modo tradizionale di lavorare al nuove regime di fabbrica, inteso come strumento di progresso. Chi si opponeva veniva considerato come ozioso. Si riteneva che il regime di fabbrica era uno strumento di rieducazione indispensabile. La società contemporanea invece è basata sui consumi. Il lavoro è sempre meno indeterminato, sempre flessibile, part time, o precario dunque questo segna un’incertezza crescente con poche regole che possono essere cambiate. I poveri per la nuova società secondo Bauman sono i consumatori, coloro che non hanno abbastanza risorse per consumare. - Dalla ricerca condotta Ardigò evidenziava la difficoltà crescente delle categorie e dei percorsi di povertà tra cui: anziani con pensioni sempre più minime, anziani non autosufficienti e disabili che richiedono assistenza pubblica, disoccupati di lunga durata, dimessi dal carcere con difficoltà di reinserimento, i barboni, famiglie in emergenza per materie prime, madri sole con figli piccoli, famiglie non abbiente con membri disabili, famiglie con tossicodipendenti e devianti, zingari ecc.. Ardigò sottolineava la ricerca dell’integrazione tra servizi sociali e sanitari. - L’approccio delle capacità, sviluppato a partire dai lavori di Amartya Sen, è uno dei più importanti contributi alla disuguaglianza. Si sottolinea l’importanza della libertà individuale dell’uomo intensa non solo nella sua accezione negativa cioè non coercizione nelle scelte bensì anche come accezione positiva ossia autorealizzazione e possibilità di accedere ad opportunità. La qualità della vita di un individuo dipende dai funzionamenti sia da quelli

imprescindibili (possibilità di nutrirsi e di abitare) sia quelli attivabili. Secondo questo approccio la povertà e incapacità non funzionamento.

- L’approccio dinamico evidenzia che dalla povertà si può entrare e uscire da stato permanente a stato provvisorio. Per alcuni la precarietà è vissuta come apertura verso opportunità da cogliere per altri è l’inizio di un degrado, fallimento. Uscire: gli individui decidono di fare qualcosa per uscire dalla povertà come per esempio attraverso lo studio, lavoro o azioni strategiche, Spesso le aspirazioni di uscita sono i figli o l’assicurazione di un futuro migliore. Organizzarsi: l’esempio è costituito da forme di auto-aiuto di vicinato che consentono di affrontare situazioni concrete di disagio o da associazioni di carattere politico di cittadini. Agency: attraverso la capacità di riflettere si può essere modellatori attivi del proprio contesto piuttosto che destinatari passivi, pur nella consapevolezza che esistono vincoli oggettivi. Tutto ciò può essere applicato anche alle persone che vivono in povertà. - solidarietà Il Welfare State del 20 secolo ha protetto tutta una serie di pericoli, come quello della povertà e ha unito gli individui. Oggi esso è entrato in crisi non solo per motivi finanziari ma anche per le incertezze dei fondamenti delle istituzioni grandi come la famiglia, la scuola il mondo del lavoro. Il problema più rilevante nelle nuove povertà è la mancanza di significato alle relazioni, il problema delle varie solitudini. Non si tratta solo delle persone anziani, o madri con figli piccole bensì anche la solitudine dinanzi alle malattia o di chi è uscito da poco dal carcere e ha difficoltà di reinserimento. Nuove dipendenza da droghe, alcool, da gioco. Da ciò nascono nuove forme di servizio sociale, nuove istituzioni di sostegno, nuove forme di politiche sociale ma di benessere. Non si tratta di piangersi addosso bensì di rendere generativo il territorio e le relazioni. La mancanza di solidarietà è strutturalmente anomica. Ripensare la solidarietà significa rinforzare i legami sociali e promuovere l’integrazione all’interno della società.