Scarica Soccorso in caso di incidente stradale: guida pratica per la sicurezza e più Dispense in PDF di Educazione fisica solo su Docsity!
IL PRIMO SOCCORSO E’ L’AIUTO CHE SI DA A PERSONE VITTIME DI UN
INCIDENTE O DI UN MALORE IN ATTESA DI UN MEDICO O DI PERSONALE
QUALIFICATO
118 AMBULANZA AUTO MEDICA
SIGNIFICA:
1. EVITARE AZIONI INCONSULTE O DANNOSE
2. EVITARE L’AGGRAVAMENTO DELLE CONDIZIONI
3. PROTEGGERE L’INFORTUNATO DA ULTERIORI RISCHI
4. FAVORIRE LA SOPRAVVIVENZA
5. SAPER DISTINGUERE I CASI VERAMENTE URGENTI
Al fine di utilizzare un comportamento corretto in caso di emergenza sanitaria
ogni cittadino deve conoscere le norme elementari di seguito descritte.
CONOSCENZA DELLE STRUTTURE DI INTERVENTO E SOCCORSO
PRESENTI SUL TERRITORIO E RELATIVI NUMERI TELEFONICI
ARMA DEI CARABINIERI: presente in ogni comune, possiede un numero
telefonico di ufficio (consultare elenco) e un numero di pronto intervento:
POLIZIA STRADALE : presente nei distretti, possiede un numero telefonico di
ufficio (consultare elenco) e un numero di pronto intervento: 113
VIGILI URBANI: presenti nei distretti rispondono in orario d’ufficio (consultare
elenco telefonico)
VIGILI DEL FUOCO : il personale dipende dal Ministero dell’interno, sono
presenti nei distretti; intervengono in caso di:
• Incendio
• Soccorso persone
• Soccorso animali
Servizi amministrativi di prevenzione (verifica della applicazione di leggi nelle
costruzioni di edifici ad uso pubblico e privato). 115
CLASSIFICAZIONE DEGLI INFORTUNI IN BASE ALLA GRAVITA’
EMERGENZA
Situazioni a rischio di vita che necessitano di intervento rapido e immediato: ESTREMA URGENZA : lesioni che compromettono la capacità respiratoria e/o circolatoria, arresto cardiaco, emorragia imponente. URGENZA PRIMARIA : emorragie, stato di shock, traumi toracici e addominali, gravi ustioni. URGENZA SECONDARIA : frattura della colonna vertebrale, frattura del bacino, frattura esposta degli arti, ferite gravi. SENZA URGENZA o GRAVI : situazioni nelle quali un intervento adeguato è più importante della rapidità con cui si agisce; per evitare di aggravare le situazioni aspettare l’intervento medico qualificato.
CHE COSA FARE
DISPENSA PRIMO SOCCORSO
Qualsiasi persona coinvolta in un incidente è tenuta a fermarsi per accertarsi delle conseguenze dell’accaduto. Il cittadino che non interviene compie reato di OMISSIONE DI SOCCORSO ed è perseguibile sia ai fini del CODICE DELLA STRADA (art. 189) che ai fini del CODICE PENALE (art. 593).
Articolo 189 del Codice della Strada: Comma 1: l’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona Sanzioni:
1. Incidente con danno alle cose più fuga: sanzione pecuniaria
2. Incidente con danno alle persone più fuga: reclusione fino a 4 mesi e ritiro della patente
Articolo 593 del Codice Penale: Comma 2: chiunque omette, trovando un corpo umano che sia e sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, di portare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità è punito con reclusione fino a 3 mesi o con sanzione pecuniaria Comma 3: se da siffatta condotta deriva una lesione personale la pena è aumentata, se ne deriva la morte la pena è raddoppiata
P. A. S.
1. PROTEGGERSI e PROTEGGERE : individuare i pericoli che si possono incontrare
attuando il soccorso e adottare immediatamente misure idonee per evitare o rimuovere detti rischi:
• Fermare il veicolo in una posizione che non crei intralcio alla circolazione e che sia
facilmente visibile;
• Accendere i lampeggiatori di emergenza, spegnere il motore ed uscire con cautela
dal mezzo portando con sé il triangolo ed eventuali pile con lampeggiante;
• Segnalare in qualche modo il luogo dell’incidente e allontanare la folla dal ferito;
• Valutare la sicurezza del luogo e, solo se è indispensabile, allontanare l’infortunato
da una situazione di pericolo;
• Osservare bene la situazione ed in specifico: quanti mezzi sono coinvolti, se i motori
dei veicoli sono ancora accesi, quanti sono i feriti e se ve ne sono imprigionati tra le lamiere, il luogo esatto in cui ci si trova, se ci sono pericoli di incendio o incendi in atto;
• Controllare le funzioni vitali, se l’infortunato è cosciente tranquillizzarlo ma non
affaticarlo;
• Impedire che altre persone presenti agiscano scorrettamente sull’infortunato.
2. AVVERTIRE il 118 (Emergenza sanitaria) specificando in modo più preciso possibile:
• Che cosa è successo: incidente stradale, annegamento, incendio....
• Luogo esatto dell’incidente con precisi punti di riferimento
• Quanti mezzi sono coinvolti e/o quanti sono i feriti ed eventuali imprigionati fra le
lamiere;
• Gli eventuali incendi in atto o i pericoli di incendio;
• I problemi che l’incidente crea per il normale deflusso del traffico
• Lasciare il proprio numero di telefono e generalità
• Riferire sullo stato di coscienza del soggetto
3. SOCCORRERE Le cose da fare sono poche, molte di più le cose da non fare:
DISPENSA PRIMO SOCCORSO
1. Se l’infortunato è cosciente e vi parla le vie aeree possono considerarsi pervie (aperte);
2. Se l’infortunato NON è cosciente (e non sospettate traumi midollari):
• Iperestendere il capo ponendo una mano sulla fronte e una sotto al collo
dell’infortunato
• Aprire la bocca dell’infortunato e controllare che non vi siano corpi estranei, nel
caso rimuoverli utilizzando solo le proprie dita
INFORTUNATO NON COSCIENTE
Sigla G.A.S. = Guardo – Ascolto – Sento Ci si posiziona a lato dell’infortunato e
• Si GUARDA se si solleva e abbassa la gabbia toracica
• Si ASCOLTA con l’orecchio e
• Si SENTE con la guancia se esce aria dalle vie respiratorie (naso, bocca)
• Si può anche avvicinare uno specchietto o il vetro del cellulare alla bocca o al naso e
vedere se si appanna.
DISPENSA PRIMO SOCCORSO
RESPIRA
- Solleva ritmicamente il torace
- Si sente uscire aria dalle vie respiratorie
- Ha un colorito normale della pelle, unghie , orecchie, labbra
- Contate gli atti respiratori: 14/16 atti respiratori al m’ sono normali, al di sotto di 6/ atti respiratori al m’ c’è rischio di un arresto respiratorio => avvisare subito il 118 e praticare respirazione artificiale in attesa dei soccorsi Incosciente che respira Se non si sospettano fratture alla colonna vertebrale mettere l’infortunato in posizione laterale di sicurezza.
NON RESPIRA
- Torace immobile
- Non esce aria dalle vie respiratorie
- Colorito cianotico di labbra e pelle
- Avvisare subito il 118 Incosciente che NON respira E’ necessario iniziare al più presto la respirazione artificiale. Controllare se ha polso, può non essere in arresto cardiaco.
- NON mettere mai un incosciente seduto
- NON lasciare un incosciente supino
- NON dare mai da bere a un incosciente.
3. POLSO
Posizionarsi a lato dell’infortunato Polso Radiale : con due dita (indice e medio) fare una leggera pressione sul lato esterno del polso (seguire la linea del pollice): se il polso è presente si sentono i battiti. Polso Carotideo : fare una leggera pressione, sempre con indice e pollice, all’altezza della carotide, nella fossetta ai lati del pomo d’Adamo, per sentire i battiti. Polso Femorale : fare pressione a livello dell’inguine, dove passa l’arteria femorale.
Valutare:
- La frequenza dei battiti al min., se scendono sotto i 30/40 battiti/min. avvertire immediatamente il 118
- Il ritmo. Se è regolare o irregolare.
POSIZIONE LATERALE DI SICUREZZA
Occorre posizionare l’infortunato disteso sul fianco sinistro, braccio sinistro disteso in avanti (o sotto la testa), mano destra vicino al viso, ginocchio destro piegato e appoggiato a terra davanti al ginocchio sinistro che rimane teso.
B – BREATHING – respirazione artificiale Nel caso il paziente sia in arresto respiratorio occorre immediatamente un supporto ventilatorio: nel primo soccorso è sufficiente la respirazione bocca-bocca:
- Metti la vittima in posizione supina
- Effettua la pulizia manuale del cavo orale e del faringe (gola) da ogni visibile ostruzione, comprese protesi dentali fuori sede
- Il pollice e l’indice della mano sulla fronte devono stringere il naso e chiudere le narici della vittima al momento dell’insufflazione
- Appoggia la tua bocca ben aperta sulla bocca della vittima
- Insuffla 2 volte lentamente guardando se il torace della vittima si espande, come accade nel respiro normale
- Rilascia la sua bocca e lascia uscire l’aria dai suoi polmoni, controllando che la gabbia toracica si abbassi
- Prendi il respiro e ripeti un’altra volta N.B.: nei bambini piccoli la respirazione artificiale si fa ponendo la bocca sulla bocca e il naso del bambino, insufflando ogni 2-3 secondi in modo delicato (respirazione bocca – bocca-naso)
C – CIRCULATION – circolazione sanguigna Valuta la presenza dell’attività cardio-circolatoria facendo queste cose in non più di 10 secondi:
- Osserva se compaiono movimenti
- Localizzato il pomo d’Adamo con i polpastrelli dell’indice e del medio, far scorrere le dita lateralmente nella fossetta a fianco per rilevare la pulsazione dell’arteria carotide
a. Se ha polso, continua con le insufflazioni: 10-12 al minuto
b. Se non ha polso, occorre un massaggio cardiaco esterno
MASSAGGIO CARDIACO ESTERNO: se il polso carotideo è assente, significa che è assente un’attività cardiaca efficace. È necessario provvedere alla circolazione artificiale per mezzo delle compressioni toraciche (MCE)
- Il soccorritore deve mettersi in ginocchio a fianco della vittima
- Porre il pollice e l’indice di una mano sui capezzoli dell’infortunato
- Seguire la linea di congiunzione verso il centro del torace
- Appoggiare il palmo della mano in quel punto dove effettuerà le compressioni
- Appoggiare il palmo dell’altra mano su questa ed intrecciare le dita per assicurarsi che rimangano sollevate e non comprimano le costole
- Posizionarsi in modo che le proprie braccia e le spalle siano sulla verticale dell’area della compressione
- Mantenere le braccia tese, sfruttando il peso del tronco
- Comprimere ritmicamente il torace ad una frequenza di 80-100 al minuto (quasi 2 compressioni al secondo)
- La pressione esercitata deve abbassare il torace di circa 4-5 cm
- Valutare ogni minuto, oppure ogni 6 insufflazioni, se è ricomparso il polso
- Se ricompare il polso, sospendere l’MCE
- Se ricompare l’attività respiratoria, valutare se è sufficiente; in caso contrario, continuare la ventilazione seguendo il ritmo respiratorio dell’infortunato
- Proseguire l’assistenza respiratoria fino all’arrivo del soccorso sanitario Come si coordinano il massaggio cardiaco e le ventilazioni :
a. Se è presente un solo rianimatore: dovrà eseguire 30 compressioni cardiache alternate
a 2 insufflazioni rapide. 30 compressioni + 2 insufflazioni costituiscono UN CICLO; dopo 3-4 cicli ricontrollare il polso carotideo, se è assente occorre continuare il massaggio.
b. Se sono presenti due rianimatori uno dei due praticherà 30 compressioni cardiache e
successivamente l’altro eseguirà 2 insufflazioni polmonari rapide.
LA RCP VA INIZIATA ENTRO 5 MINUTI DALL’ARRESTO CARDIO-RESPIRATORIO E
CONTINUATA PER ALMENO UN’ORA.
ARRESTO RESPIRATORIO
CAUSE DI ARRESTO RESPIRATORIO
1. Ostruzione completa delle vie aeree:
- Inalazione di corpi estranei
- Caduta della lingua all’indietro nei soggetti incoscienti
- Compressione della gabbia toracica
- Chiusura delle vie aeree (cuscini, abiti, sacchetti di plastica...)
- Edema della glottide secondaria a punture di insetti o a shock anafilattico
- Strangolamento
2. Annegamento
3. Idrocuzione (colpo d’acqua)
4. Traumi del torace
5. Asfissia da gas
6. Lesioni cerebrali dei centri nervosi che comandano la respirazione
7. Droghe e farmaci: eroina, barbiturici, alcool etilico, sedativi
8. Folgorazione o elettrocuzione (arresto dei muscoli respiratori e arresto dei centri del
respiro)
SEGNI DELL’ARRESTO RESPIRATORIO
1. Alterazione dello stato di coscienza (coma) o estrema agitazione
2. Colorito cianotico della cute, delle labbra e delle unghie (eccezioni: bianco livido =
arresto cardiaco; rosso ciliegia = intossicazione da monossido di carbonio)
3. Assenza dei movimenti ritmici del torace e dell’addome
4. Immobilità del pomo di Adamo
5. Assenza del passaggio di aria dal naso e dalla bocca
DIAGNOSI DI ARRESTO RESPIRATORIO
1. Coscienza: l’asfittico può essere in stato di agitazione o di incoscienza; per verificare
quest’ultimo porre domande all’infortunato, oppure afferrare la sua mano (se è cosciente la stringerà istintivamente) oppure provocare qualche piccolo stimolo dolorifico
2. Esaminare il colorito della pelle, delle labbra e delle unghie
3. Assenza dei movimenti ritmici del torace e dell’addome: è possibile accertarsene
slacciando i vestiti, lascando torace e addome scoperti e appoggiando una mano alla base della cassa toracica e una sull’addome: non si noterà alcun movimento delle mani
4. Immobilità del pomo di Adamo
5. Assenza del passaggio di aria dal naso e dalla bocca: è apprezzabile con uno
specchietto (non si appannerà) o con il dorso delle dita della mano o con l’orecchio
ARRESTO CARDIACO
CAUSE DI ARRESTO CARDIACO
1. Idrocuzione (colpo d’acqua)
- Mettere a nudo la ferita tagliando gli abiti
- Proteggere con garze sterili o panni puliti
- Tamponare le possibili emorragie
- Prevenire il possibile shock
- Ospedalizzare. Sono da intervento dell’ospedale le ferite al viso, agli orifizi naturali del corpo, al torace e all’addome.
NON ESTRARRE MAI CORPI ESTRANEI
Se l’infortunato è cosciente porre in posizione semiseduta sul lato leso. Se l’infortunato è incosciente porre in posizione laterale di sicurezza sul lato leso. Non dare da bere all’infortunato.
EMORRAGIE
Fuoriuscita di sangue da uno o più vasi. Può essere: esterna o interna, arteriosa, venosa, mista, capillare. ESTERNE : quando il sangue scorre direttamente fuori dal corpo. INTERNE : quando il sangue si raccoglie in una cavità all’interno del corpo. Se la perdita di sangue è importante il soggetto presenta dapprima sete intensa, appannamento della vista, tachicardia, pallore, lingua secca; successivamente va incontro ad un brusco abbassamento della pressione sanguigna (collasso cardiocircolatorio) con perdita di coscienza e poi shock emorragico. CAPILLARI : interessano i piccoli vasi del sottocutaneo, il sangue fuoriesce lentamente. Nel caso di rottura della cute (versamento sanguigno esterno) è sufficiente raffreddare la zona interessata con ghiaccio o acqua fredda e fasciare con garze sterili. In caso di versamento sottocutaneo (ematoma) porre una borsa di ghiaccio sulla zona interessata. ARTERIOSA : il sangue si presenta color rosso vivo (ricco di ossigeno), esce dalla lesione con getto intermittente, sincrono con il battito cardiaco, zampilla ed è proiettato a distanza dalla ferita a causa dell’elevata pressione arteriosa. VENOSA : il sangue si presenta color rosso scuro tendente al bluastro (meno carico di ossigeno), emerge dal fondo della ferita riempiendola dal basso verso l’alto e poi scivola lentamente verso l’esterno, il ritmo di uscita è costante ed uniforme, relativamente lento. MISTA : vengono recisi sia vasi arteriosi che venosi, generalmente di piccole dimensioni.
INTERVENTI
EMORRAGIE SEMPLICI : venose e miste, la vita non è a rischio:
1. tamponare la ferita con garze sterili o con un fazzoletto pulito, comprimere la ferita con
le mani
2. fasciare la zona della lesione in modo da permettere al tampone di esercitare la sua
azione compressiva; la fasciatura non deve essere eccessivamente stretta: l’arto non deve diventare cianotico e devono essere apprezzabili le pulsazioni arteriose a valle della fasciatura.
3. porre l’arto ferito più in alto del resto del corpo
4. non somministrare alcolici perché provocano vasodilatazione aumentando l’emorragia
5. non applicare laccio emostatico perché rischierebbe di provocare gravi danni da
ischemia
EMORRAGIE GRAVISSIME : arteriose con vita a rischio :
1. interrompere il flusso arterioso fra il cuore e la zona dell’emorragia, comprimendo
l’arteria principale del ramo interessato utilizzando il metodo dei punti di compressione (vedi oltre)
2. tamponare la zona dell’emorragia con un tampone sterile ed eventualmente fasciare
sopra al tampone
3. applicare una borsa di ghiaccio sopra il tampone
4. se l’emorragia è in un arto e non si sospettano fratture tenerlo sollevato
5. Il laccio emostatico va applicato solo in alcuni casi, “a monte” della ferita, e comunque
allentato ogni 10-15 m’ per evitare ischemie e necrosi dei tessuti.
6. immobilizzare il ferito in posizione antishock e attivare il trasporto in ospedale.
PUNTI DI COMPRESSIONE ARTERIOSA A DISTANZA
- Compressione dell’arteria CAROTIDE : usata per le ferite al collo. Con il pollice si comprime decisamente l’arteria sui fasci muscolari del collo, a lato della trachea, al di sotto della ferita.
- Compressione dell’arteria SUCCLAVIA : usata per le ferite alla spalla. Porsi dietro l’infortunato, il quale avrà la spalla interessata leggermente inclinata in avanti, introdurre le dita nella cavità che si è così formata dietro la clavicola, comprimendola con forza verso il basso.
- Compressione dell’arteria ASCELLARE : usata per le ferite al braccio. Si fa sollevare il braccio dell’infortunato e con i due pollici si comprime la cavità ascellare, aggrappandosi con le altre dita alla spalla.
- Compressione dell’arteria OMERALE SUPERIORE : usata per le ferite al braccio. Si comprime con tre dita l’arteria sulla parte mediana dell’omero in corrispondenza della parte interna del braccio, sotto il bicipite.
- Compressione dell’arteria OMERALE INFERIORE : usata per le ferite all’avambraccio e alla mano. Si comprime con i due pollici nell’incavo interno del gomito.
- Compressione dell’arteria FEMORALE SUPERIORE : usata per le ferite alla coscia o prossime all’inguine. Dopo aver disteso l’infortunato e aver individuato l’arteria in corrispondenza dell’inguine, si comprime in modo deciso con il pugno chiuso e il braccio teso.
- Compressione dell’arteria FEMORALE INFERIORE : usata per le ferite alla coscia. Dopo aver disteso l’infortunato e aver fatto piegare leggermente la gamba e ruotato la coscia verso l’esterno, si comprime in modo deciso con il pugno chiuso e il braccio teso.
- Compressione dell’arteria POPLITEA : usata per le ferite alla gamba. Dopo essersi inginocchiati davanti al paziente, sollevare la gamba interessata e porre il piede sulla propria spalla; far piegare leggermente il ginocchio e comprimere nell’incavo del ginocchio stesso con i due pollici, come nel caso del gomito. Per le emorragie delle parti alte del corpo, porre l’infortunato in posizione semiseduta, per le emorragie nelle parti inferiori del corpo, porre l’infortunato in posizione orizzontale con gambe sollevate. EMORRAGIE INTERNE : non si vede uscire il sangue ma questo si infiltrerà nei tessuti. La situazione è molto grave. Sintomi:
- Pallore estremo o cianosi
- (^) Pelle fredda – sudore freddo
- Brividi e tremori
- Polso piccolo e frequente
- Respiro rapido e superficiale
- L’infortunato prima si presenta molto agitato, poi sonnolente, evoluzione verso il coma e l’arresto cardiaco. Interventi:
- Posizione antishock
- Coprire bene
- Urgenza assoluta 118
EPISTASSI
È la perdita di sangue dal naso, è un’emorragia molto comune. Può essere causata da uno starnuto, da un colpo ricevuto sul naso o da una crisi ipertensiva. Può causare una considerevole perdita di sangue; l’ingestione o l’inalazione del sangue possono provocare vomito o disturbi respiratori. Interventi:
- Far sedere il soggetto con la testa inclinata in avanti
- Comprimere le narici alla radice del naso per 10 minuti
- Eventualmente applicare ghiaccio alla radice del naso o sulla fronte
- Far sputare eventuale sangue presente in bocca
- NON sdraiate il soggetto né ponetelo con la testa in estensione posteriore
- Dopo l’arresto dell’emorragia non soffiarsi il naso per qualche ora
esternamente. Qualsiasi tipo di forza che si esercita sulla testa può provocare gravi danni o anche morte. Sintomi:
- Si manifesta in modo evidente con possibili fuoriuscite di sangue e/o liquido acquoso e chiaro dall’orecchio o dal naso
- L’occhio può essere iniettato di sangue, mentre la palpebre possono in seguito diventare nere
- Le pupille possono avere dimensioni differenti Intervento: coprire le eventuali ferite con garza sterile e mettere l’infortunato in posizione laterale di sicurezza.
INALAZIONE DI CORPO ESTRANEO
Quando un corpo estraneo finisce in gola e ostruisce le vie respiratorie, si avverte un angoscioso senso di soffocamento. Occorre allora intervenire con prontezza per evitare la perdita di coscienza e l’arresto cardiaco causato da asfissia prolungata. Può comparire il cosiddetto “segno di Heimlich”:
- Improvvisa fame d’aria
- Volto angosciato (agitazione psicomotoria, occhi sbarrati)
- Immobilità del pomo di Adamo
- Assenza del passaggio di aria dal naso e dalla bocca Interventi: Se l’ostruzione è profonda e non può essere risolta con l’introduzione di un dito posto ad “uncino” nel cavo orale, si procede in modo diverso a seconda delle seguenti situazioni:
1. Corpo estraneo in un adulto cosciente :
- Manovra di Gordon: si pone il soggetto in piedi, facendogli inclinare la testa in basso al disotto del torace. L’operatore si dispone alle sue spalle e percuote con il palmo della mano con una serie di colpi secchi per 3-5 volte fra le scapole
- In alternativa si attua la Manovra di Heimlich: l’operatore si pone sempre dietro al paziente, circonda con le braccia la base della gabbia toracica, tra lo sterno e l’ombelico, afferrando con una mano l’altro polso, ed effettua per 3-5 volte una rapida e violenta compressione verso l’alto. In tal modo si provoca un brusco aumento di pressione dentro la gabbia toracica che, comprimendo i polmoni, libererà le vie aeree.
2. Corpo estraneo in un adulto incosciente :
- Manovra di Gordon: si pone il soggetto su un fianco, avvicinando le ginocchia alla parete anteriore del torace, si percuote poi con il palmo della mano tra le scapole con una serie di colpi secchi per 3-5 volte
- In alternativa si attua la Manovra di Heimlich: si dispone il paziente supino e si comprime con le due mani subito al di sotto dello sterno, con una serie di 3- compressioni. Se possibile evitare questa manovra nella donna in gravidanza e nel bambino per evitare gravi lesioni interne
3. Corpo estraneo in un bambino piccolo (lattante):
- Si prende il bimbo per le gambe e lo si tiene a testa in giù; quindi si percuote delicatamente la schiena tra le scapole con dei colpi secchi
- In alternativa si può mettere in atto la manovra di Gordon: si pone il bimbo prono, a testa in giù, afferrando il mento ed il collo con una mano poi, trattenendolo con un ginocchio, con l’altra mano si percuote delicatamente la schiena.
ANNEGAMENTO
La sindrome dell’annegamento rientra nelle asfissie, cioè fra i quadri clinici nei quali si manifesta una prolungata sospensione della funzione respiratoria con arresto della stessa. È pertanto un’asfissia acuta causata dalla penetrazione dell’acqua dapprima nelle prime vie aeree, quindi dall’inondazione liquida bronco-alveolare, con conseguente ipossia marcata e turbe organiche, oltre che dell’apparato respiratorio anche del sistema nervoso, dell’apparato cardiocircolatorio e del sangue. L’aspetto tipico di un annegato in fase avanzata è caratterizzato da:
- Coma (perdita di coscienza)
- Cianosi o, più raramente, pallore
- Edema polmonare acuto (schiuma dalla bocca e dal naso)
- Arresto respiratorio
- Nei casi più gravi arresto cardiaco
A. ANNEGAMENTO IN ACQUA DOLCE (fiume o piscina):
Si ha l’inondazione degli alveoli polmonari da parte di un liquido a minore concentrazione di sali rispetto al sangue. Ciò provoca, per motivi osmotici, un passaggio di acqua dagli alveoli nei capillari polmonari e, da qui, in tutta la circolazione. Le conseguenze sono:
- Emolisi (rottura dei globuli rossi)
- Squilibrio idrosalino acuto, con aumento del potassio nel sangue (iperpotassiemia) e aumento della massa sanguigna (ipervolemia)
- Insufficienza renale acuta
- Aritmie
- Edema polmonare acuto
- Asfissia con anossia
- Arresto respiratorio
- Arresto cardiaco
B. ANNEGAMENTO IN ACQUA SALATA :
Si ha l’inondazione degli alveoli polmonari da parte di un liquido a più forte concentrazione di sali rispetto al sangue. Di conseguenza si ha un passaggio di acqua dai capillari polmonari verso gli alveoli e quindi:
- Squilibrio idrosalino acuto, con aumento del potassio nel sangue (iperpotassiemia) e diminuzione della massa sanguigna (ipovolemia) ed emoconcentrazione
- Edema polmonare acuto
- Asfissia con anossia
- Arresto respiratorio
- Arresto cardiaco
Trattamento dell’annegamento :
- Accertarsi che non siano ostruite le prime vie aeree da corpi estranei
- Eventualmente praticare Manovra di Heimlich per espellere l’acqua
- Se il paziente è inanimato, iniziare una rianimazione cardiopolmonare e continuarla fino all’ospedale
- Considerare sempre che il paziente inanimato abbia lesioni al collo e alla colonna vertebrale
- Coprite il paziente per conservare il calore corporeo N.B. : la morte biologica può essere ritardata se la temperatura dell’acqua è inferiore ai 20°, quindi un paziente rimasto immerso in acqua fredda può essere rianimato anche dopo 30 minuti dall’arresto cardiaco. NON tentate un salvataggio in acqua a meno che non siate stati addestrati a questo o non vi troviate in acque basse!
COLPO DI CALORE
Condizioni ambientali caratterizzate da temperatura ed umidità elevate, con scarsa ventilazione (piscine coperte, giornate estive afose, bagni termali, saune,...) possono alterare i
- Può perdere conoscenza Interventi:
- Trasportare il paziente in luogo fresco, ventilato e in penombra
- Farlo giacere a riposo in posizione antishock
- Raffreddare la fronte e la nuca con panni umidi e freschi e se possibile applicare la borsa del ghiaccio sulla testa
- Somministrare liquidi freschi, the o succhi di frutta
- NON usare bevande ghiacciate né alcolici
- Se incosciente metterlo in posizione laterale di sicurezza e chiamare il 118
IPOTERMIA E ASSIDERAMENTO
La perfetta funzionalità dell’organismo si mantiene quando la temperatura interna è di 37°. Se la temperatura ambientale è molto bassa, le protezioni contro il freddo inefficaci e i meccanismi di compenso dell’organismo sono inefficienti, la temperatura corporea scende. Quando arriva sotto i 35° si parla di IPOTERMIA , mentre un ulteriore abbassamento sotto i 28° porta all’ ASSIDERAMENTO. Una lieve ipotermia è reversibile e non comporta danni permanenti. Il recupero è invece improbabile nel caso dell’assideramento. Sintomi: il processo di assideramento è graduale, gli effetti del freddo possono passare inizialmente inosservati; inoltre la loro manifestazione varia secondo l’età e la condizione fisica dell’individuo. È quindi importante saperne riconoscere l’insorgenza non appena si manifestano:
- Brividi, seguiti dopo un certo tempo da un loro progressiva diminuzione
- Una sensazione di intorpidimento
- Comparsa di un tremito violento e incontrollabile
- Mancanza di coordinazione muscolare e difficoltà di parola
- Obnubilamento mentale e ragionamento irrazionale
- Rallentamento di polso e respiro Se trascurati, questi sintomi porteranno alla perdita di coscienza; polso e respiro diverranno così difficilmente rilevabili, ma attenzione! NON bisogna ritenere mai deceduta una persona affetta da grave ipotermia, anche se respiro e cuore sembrano assenti. Interventi:
- È necessario impedire un’ulteriore perdita di calore corporeo
- Aiutare l’infortunato a recuperare gradualmente una temperatura normale, scaldando il tronco e, solo in un secondo tempo, gli arti
- Togliere eventuali vestiti bagnati e sostituirli
- Far bere liquidi caldi, come the o brodo, ma mai alcool
- Porre il soggetto in posizione antishock e chiamare il 118
USTIONI
Sono lesioni della pelle e dei tessuti sottostanti provocate dal calore prodotto dall’azione di agenti fisici (esposizione ai raggi solari, contatti con liquidi caldi, radiazioni), chimici (prodotti corrosivi, secchi o liquidi) fuoco o folgorazione. La gravità delle lesioni dipende dall’estensione, dalla profondità, dalla temperatura e dalla durata del contatto con la fonte di calore. Sintomi: la gravità dell’ustione si classifica in base alla profondità:
▲ 1° grado o superficiale caratterizzata da:
1. La zona lesa è calda, arrossata, umida
2. Edema
3. Dolore intenso che aumenta al contatto
▲ 2° grado o intermedia caratterizzata dalla presenza di bolle (flittene)
1. La zona lesa è calda, arrossata, umida
2. Edema
3. Comparsa di bolle con all’interno del liquido chiaro
▲ 3° grado o profonda (che interessa tutti gli strati cutanei)
1. La pelle appare pallida e cerosa, può essere carbonizzata o macerata
2. Sono ustioni meno dolorose poiché le terminazioni nervose sono generalmente
distrutte
3. Provocano la perdita di grandi quantità di liquidi e di sali causando lo shock
Interventi:
▲ 1° grado: rimuovere le sorgenti di calore e controllare eventuali altri focolai senza
fiamma (cinture, fibbie, ganci o elastici); rassicurare l’infortunato, quindi lavare con abbondante acqua fredda senza saponi
▲ 2° grado: rimuovere le sorgenti di calore e controllare eventuali altri focolai senza
fiamma (cinture, fibbie, ganci o elastici); rassicurare l’infortunato, quindi lavare con abbondante acqua fredda senza saponi, coprire l’ustione con garze sterili, per limitare il contatto con l’aria; togliere delicatamente anelli, orologi, cinture o abiti intorno alla parte ustionata prima che questa cominci a gonfiarsi. NON rompere o bucare le bolle, NON spalmare alcuna crema
▲ 3° grado: acqua fredda nelle zone adiacenti l’ustione, togliere i vestiti intorno alle
ustioni ma NON il tessuto sulle ustioni, coprire con garze sterili, porre il soggetto in posizione antishock e chiamare il 118. NON toccare con le mani le ustioni (pericolo di infezioni), NON applicare pomate
LESIONI DELL’APPARATO SCHELETRO-ARTICOLARE
CONTUSIONI
Lesioni traumatiche provocate da un urto diretto. Può interessare i tessuti muscolari e/o le articolazioni. Se il sangue si raccoglie in una cavità articolare (gomito o ginocchio) si parla di emarto. L’articolazione interessata appare calda, livida, gonfia e dolente, con impossibilità di movimento quasi totale. Intervento: immediata applicazione di ghiaccio per creare vasocostrizione e limitare il versamento; riposo in posizione comoda, dopo qualche giorno è utile l’applicazione di pomate che facilitino l’assorbimento del versamento.
DISTORSIONE
Si definisce come allontanamento temporaneo di un capo articolare dalla propria sede naturale, seguita da immediato ritorno spontaneo in giusta sede. È causata da una forte sollecitazione dell’articolazione su piani diversi da quello del normale movimento. Lo spostamento dei capi articolari causa la distensione e, a volte, la rottura dei tessuti circostanti (legamenti e capsule articolari) e dei casi sanguigni. Sintomi:
- Dolore acuto al momento dell’infortunio
- Gonfiore localizzato nella parte interessata
- Alcune ore dopo può comparire un versamento
- Movimenti possibili ma dolenti Interventi:
- Adottare la tecnica RICE: interrompere l’attività, applicare ghiaccio o acqua fredda per ridurre il dolore e il gonfiore, sollevare la parte dolorante e fasciare per limitare l’edema
- Tenere l’arto a riposo
- Consultare il medico
- NON massaggiare
- NON gravare l’arto di peso
LUSSAZIONE
Si definisce come allontanamento permanente di un capo articolare dalla sua sede naturale. Quando i rapporti articolari non sono totalmente persi e rimangono dei punti di contatto, si
- Dolore vivissimo alla colonna vertebrale
- Formicolio degli arti
- Insensibilità degli arti
- Immobilità degli arti NON SPOSTARE! Per fratture importanti al bacino, clavicola, trauma cranico, colonna vertebrale chiamare sempre il 118
TRAUMI DEL SISTEMA MUSCOLO-TENDINEO
CRAMPO MUSCOLARE
È una contrattura muscolare involontaria, acuta e improvvisa, causata solitamente da eccessivo affaticamento fisico in situazione di sudorazione abbondante, dal freddo o da posizioni forzate inusuali mantenute a lungo. Sintomi:
- Il muscolo interessato appare duro e dolorante
- Temporanea impotenza funzionale Interventi:
- La contrattura può risolversi in modo spontaneo o
- Con un allungamento che induca il muscolo a rilassarsi
- Se non si risolve spontaneamente intervenire con un pressione locale costante
- Massaggio
- (^) Applicazione di borsa dell’acqua calda che favorisca il rilassamento
STIRAMENTO MUSCOLARE
È il grado più semplice di lesione muscolare, dovuto ad una tensione eccessiva che supera la capacità di estensione del muscolo. Sintomi:
- Dolore forte e improvviso
- Non determina immediata impotenza funzionale
- Il dolore risulta quasi assente a riposo, ma ricompare con il movimento Interventi:
- Interrompere l’attività
- Applicare ghiaccio
- Rimanere a riposo per 5-6 giorni
STRAPPO MUSCOLARE
Quando l’eccessivo stiramento provoca anche la lacerazione delle fibre del muscolo o di parte di esse, si parla di distrazione o strappo muscolare. È una lesione frequente negli sport di massima sollecitazione muscolare e può interessare uno o più muscoli. Sintomi:
- Improvviso dolore acutissimo che si accentua al minimo movimento
- Impotenza funzionale
- La lesione si caratterizza per la presenza di un avvallamento lungo il muscolo
Interventi:
- Adottare la tecnica RICE
- Porre l’infortunato in posizione di riposo mantenendo decontratta la muscolatura interessata
- NON massaggiare le fibre lese
- Negli 8-10 giorni seguenti la muscolatura dovrà rimanere in assoluto riposo per favorire il riassorbimento dell’ematoma e la cicatrizzazione della lesione
- Eventualmente interventi di fisioterapia che favoriscano la cicatrizzazione (tecar o magnetoterapia)
TENDINOPATIE
Sono infiammazioni delle strutture tendinee spesso dovute a eccessiva sollecitazione, microtraumi ripetuti nel tempo o cattivo allenamento.
TENDINITE : infiammazione, di origine prevalentemente traumatica, di un tendine o di una sua parte, che si riscontra frequentemente nelle pratiche sportive o in attività lavorative particolari. È caratterizzata da dolore e da incapacità funzionale, con arrossamento e gonfiore locale. Sono consigliati riposo e impacchi di ghiaccio.
TENDINOSI : infiammazione cronica del tendine e della guaina tendinea. L’evoluzione della tendinite nella tendinosi è un evento temibile per un atleta, perché comporta un indebolimento del tendine che può portare anche a rottura dello stesso.
EPILESSIA
È una malattia episodica cronica provocata da un’attività anormale ed eccessiva delle cellule cerebrali. Le crisi epilettiche vanno da un’assenza momentanea, senza perdita di coscienza (crisi parziali o crisi di piccolo male ), alle contrazioni muscolari e alle convulsioni (crisi generalizzate o crisi di grande male ). Sintomi:
a. Piccolo Male:
- Alterazioni dello stato di coscienza che possono andare dal semplice stato confusionale all’incoscienza
- Vuoti di memoria (al termine dell’attacco non ricorda più ciò che gli è successo)
b. Grande Male:
- Il paziente perde improvvisamente conoscenza e cade a terra lanciando talvolta un grido strozzato
- Diventa rigido per alcuni secondi (fase tonica) ed il respiro si arresta. Le labbra diventano cianotiche
- Successivamente i muscoli si rilassano e il paziente è scosso da convulsioni (fase clonica): contrazione e rilassamento dei muscoli. Queste convulsioni sono talvolta molto violente
- (^) Durante questa fase il respiro diventa difficile o rumoroso attraverso le mascelle contratte, può comparire bava alla bocca, tinta di sangue se il paziente si è morsicato le labbra o la lingua, può verificarsi incontinenza degli intestini e della vescica
- Infine i muscoli si rilassano, anche se il paziente rimane ancora incosciente per qualche minuto o più Terminata la crisi che dura in tutto 5 minuti o poco più, il respiro ritorna normale e il paziente, di solito, riacquista conoscenza anche se si sente stordito ed esausto e si comporta in modo strano. Interventi:
- Chiamare il 118
- Se l’infortunato cade cercare di frenare la caduta accompagnandolo al suolo e stenderlo. Tenete presente che la persona può essere incosciente e quindi non si rende conto di quello che gli sta succedendo
- Fate spazio intorno a lui per proteggerlo durante la crisi convulsiva, allontanate da lui qualsiasi fonte di lesione (sedie, banco, divano...)
- NON tentare di bloccare i movimenti convulsivi
- Allentare gli abiti stretti, se possibile mettergli un cuscino sotto la testa