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Tipologia: Dispense
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Radioterapia: disciplina medica che si occupa di generare, conservare e diffondere la conoscenza sulle cause, la prevenzione ed il trattamento dei tumori ed, in generale, di tutte le malattie che richiedono l’uso a scopo terapeutico di radiazioni ionizzanti (da sole, con chirurgia, farmaci o fisiche come O 2 , calore). La RT, con la chirurgia, sono gli unici interventi (da soli o combinati) che possono avere uno scopo guaritivo, la CHT (da sola) ha solo scopo palliativo.
Introduzione Le radiazioni ionizzanti hanno due grandi origini:
Raggi X e raggi γ sono quindi uguali dal punto di vista fisico MA i raggi X sono artificiali mentre quelli γ sono naturali (decadimento). Sulla base della velocità del loro movimento e dell’assenza o presenza di massa, esse sono suddivise in due grandi gruppi: Radiazioni elettromagnetiche : con velocità uguale a quella della luce, nelle quali l’energia è presente come fotoni e non hanno massa; Radiazioni corpuscolate : con velocità inferiore a quella della luce, costituite da atomi o particelle subatomiche, nei quali l’energia è presente sottoforma di massa di entità diversa. Diverse sono le radiazioni corpuscolare: elettroni (chiamati anche particelle β), protoni, neutroni, particelle α (nuclei di He), ioni pesanti carichi (altamente ionizzanti). Un esempio di radiazioni corpuscolare è quello dato dal decadimento del Radio 226 (molto usato per la brachiterapia) in Radon 222 + particella α (il Radon è un gas radioattivo) presente in molte aree urbane e materiali di costruzione). Tutti gli organismi sono inevitabilmente esposti a radiazioni di fondo.
Interazioni tra radiazioni e materia:
Questi fenomeni avvengono naturalmente perché siamo esposti perennemente ad una radioattività di fondo -> possediamo dei meccanismi per riparare gli eventuali danni che queste causano al nostro DNA.
Parametri biologici: I parametri biologici sono: Densità di ionizzazione (DI): numero di ionizzazioni per unità di percorso, Trasferimento lineare di energia (LET) Efficacia biologica relativa (EBR o RBE -> relative biological efficacy): L’EBR è il rapporto tra effetti biologici della radiazione in considerazione rispetto agli effetti di una radiazione nota (raggi gamma di Cobalto 60) -> è un numero assoluto. Ovviamente l’EBR dipende da tipo di radiazione, livello di dose, frazionamento, numero atomico, energia del fascio, variazione centro/periferia del fascio e capacità del tessuto di riparare i danni del DNA; in sostanza dipende sia dalla radiazione che dal tessuto. L’EBR di raggi X è uguale a 1, per particelle ad alto LET tende ad aumentare, negli ioni varia in base allo ione, protoni sono molto simili ai raggi X. A livelli sempre maggiori di LET aumenta l’efficacia biologica (se aumento il trasferimento di energia al tessuto aumentano gli effetti) ma la cellula ripara fino ad un certo punto oltre il quale le cellule muoiono e aumentando ancora il LET non si hanno più effetti e quindi l’EBR diminuisce (è un rapporto). OER (oxygen ehnancement ratio): su radiazioni a basso LET, la [O 2 ] influisce molto; mentre aumentando il LET non influisce molto.
Ma le radiazioni ionizzanti cosa causano? Gli effetti sono più o meno legati ai danni ossidativi per effetto diretto e indiretto che interferiscono con la struttura e la funzione di tutte le macromolecole. Importante è che, nelle cellule, esiste una soglia tale per cui il danno può essere riparabile oppure o no -> le cellule tumorali non hanno la stessa soglia dei tessuti normali e, all’interno del tumore, non tutte le cellule sono uguali per questa soglia. Negli organuli provocano la degranulazione, la solubilizzazione dei lisosomi e soprattutto il rigonfiamento dei mitocondri con blocco della fosforilazione ossidativi e conseguente squilibrio energetico cellulare che poi precipita in morte cellulare. Generalmente la morte è per necrosi che colpisce tutte le cellule e quelle danneggiate solo debolmente muoiono per apoptosi. Ancora sul nucleo, qualora esista un danno in mitosi, esso induce mutazioni con effetti gravi (rotture cromosomiche e blocco in metafase) che inducono l’apoptosi. Le cellule in mitosi sono suscettibili a dosi minori di radiazioni. Il danno cellulare può essere:
Radiosensibilità: Legge di Bergoniè-Tribondeau: una cellula è tanto più radiosensibile quanto più intensa è la sua attività mitotica e minore la sua differenziazione. La sensibilità dei tessuti alle radiazioni è diversa: ci sono tessuti radiosensibili e radioresistenti; queste condizioni sono legate alla velocità del metabolismo, alla ricchezza di sistemi antiossidanti, alla presenza di molecole a elevato numero atomico e alla velocità di proliferazione (maggiore è quest’ultima e maggiore è la radiosensibilità). La radiosensibilità delle cellule è espressa come frazione di sopravvivenza a 2 Gy (SF2) delle cellule esposte alle radiazioni -> faccio in vitro e poi vado a vedere quante cellule sono sopravvissute; è un parametro che non si può però applicare in clinica perché non posso andare a prendere le cellule del paziente e fare queste analisi (richiedo mesi e mesi di lavoro e colture, spesso molto complesse). Grafico per dose singola: Per radiazioni ad alto LET (come i neutroni) non c’è differenza tra tessuti a lento rinnovamento (risposta lenta) e tessuti a rapido rinnovamento (risposta rapida) perché è come se ci fosse un unico bersaglio [linea tratteggiata nel grafico]. Per le radiazioni a basso LET come i raggi X si ha una notevole differenza tra i due tessuti: in quelli a rapido rinnovamento si ha un andamento quasi rettilineo con proporzionalità diretta tra morte cellulare e dose di radiazione (come se ci fosse un unico bersaglio da colpire), per quelli a lento rinnovamento si ha una proporzionalità con il QUADRATO della dose e questo genera una “spalla” iniziale della curva come se dovessero essere inattivati più bersagli nella cellula (capacità di riparare i danni). In realtà i tessuti del corpo umano si comportano a metà strada tra un andamento rettilineo e un andamento a spalla (tutti hanno una curva, più o meno marcata). Grafico per dose frazionata: Se si fraziona la dose nei tessuti a rapido rinnovamento non cambia molto ma per quelli a risposta lenta per ogni irradiazione (distanziata almeno 6-8 ore) ci sarà una spalla e le curve tra dose singola e frazionata differiranno per la “somma” delle spalle -> andamento non più rettilineo ma divergente. Questo è fondamentale! Il frazionamento della dose in radioterapia porta ad un maggior scarto di risposta tra i tessuti a lento e a rapido rinnovamento; i tessuti a risposta LENTA devono essere preservati (perché il danno diventa permanente) mentre si vuole attaccate principalmente quelli a risposta RAPIDA come i tumori. Con il frazionamento avrò effetto su tessuti rapidi (come il tumore) e colpisco meno quelli a lento rinnovamento.
Tessuti radiosensibili : cellule con elevato turn-over come midollo osseo, linfatico, mucosa gastrointestinale, tessuto germinale e tumori. Tessuti a radiosensibilità intermedia : fibroblasti, cellule endoteliali, ghiandole salivari, occhi, tessuti elastici; Tessuti radioresistenti : osso, cartilagine, muscolo e cuore, parenchima delle ghiandole (rene, fegato, ghiandole endocrine) e sistema nervoso. Sulla base di questo si è cercato di capire, per ogni tessuto, la relativa pendenza del ginocchio -> per fare questo si è elaborato il modello lineare quadratico.
Modello lineare quadratico: Ha due componenti: α: parte lineare della curva di risposta, β: parte curvilinea della risposta.
Gli effetti acuti e tardivi possono svilupparsi in un unico tessuto, dovuti al danno di diverse componenti cellulari di quel tessuto (ex. Cute: eritema acuto e fibrosi tardiva). Il danno acuto è potenzialmente riparabile in base alla presenza di precursori staminali nei tessuti mentre il danno tardivo non è riparabile se non con trasformazione fibrotica del tessuto. In conclusione il rapporto α/β ci dice anche la tendenza del tessuto a rispondere in modo acuto o lento alle radiazioni.
Frazionamento della dose: 5 R della Radiobiologia. Il frazionamento ci permette di incrementare la finestra terapeutica tra tessuti a lento rinnovamento (che vogliamo limitare il più possibile) e quelli a rapido rinnovamento.
(minor irradiazione ai tessuti sani) come irradiazione con boost concomitante (per ogni seduta do meno dose sulla periferia del tumore come 1.8 Gy, ma faccio un boost sul centro dove c’è più cellularità e dove ci sono anche le cellule ipossiche, come 2.2 Gy). Oggi, in alcuni tumori, si usa l’ipofrazionamento, cioè poche sedute con dose alta (sempre grazie alla selettività delle nuove tecniche) e servono molto in quei tessuti con rapporto α/β basso (prostata). Grafico di isoeffetto :
Biologically Effective Dose: è una formula matematica che, grazie al rapporto α/β e al rapporto dose x frazione, mi permette di calcolare la nuova dose. Es. se so gli effetti di 70 Gy frazionati 2 Gy/die -> 3 Gy/die? Dipende dall’ α/β del tessuto (in generale, se aumento la dose nella singola seduta, la dose totale sarà inferiore). D new / D ref = (a/ß + d ref) / (a/ß + d new)
Adroni (Hadrons): Sono la nuova frontiera della radioterapia; si usano particelle corpuscolari, cioè particelle formate da quark. I neutroni sono le prime particelle ad essere studiate ed hanno una curva di dose in profondità esponenziale, cioè la dose in entrata è elevata e decresce in maniera esponenziale. I protoni hanno una massa simile ai neutroni e hanno una curva di dose diversa -> ha un picco, detto picco di Bragg. Anche gli ioni, che hanno una massa maggiore dei protoni, si comportano come loro, cioè hanno il picco. Se i fotoni e i neutroni hanno un andamento del tutto simile, questi hanno una bassa energia all’ingresso, la cedono poco nel loro tragitto e tendono a cederla al picco tutta insieme in uno spazio di circa 1-2 mm (tanta interazione con il nucleo) e vanno rapidamente a 0 con una piccola coda. Se sovrappongo più picchi faccio uno spread-out -> dal picco sommo le varie punte e ottengo una dose maggiore (plateau). Teoricamente sono più comodi perché con i raggi X entrano con alta dose e continuano nel loro cammino (in uscita). Per compensare, i raggi X vengono mandati da tante direzioni diverse in cui si può anche modificare anche l’intensità punto per punto -> limito molto la dose sui tessuti intorno (anche se c’è sempre). Gli ioni sono come i protoni, hanno solo un po’ più di coda (ma è molto bassa e usando più fasci questa curva è trascurabile). Però i protoni hanno basso LET (1,2) / RBE bassa mentre i neutroni hanno alto LET (3,1) / RBE alta. Basso LET sono effetto indiretto, conta molto dal frazionamento e dal ciclo; quando il LET è basso c’è dipendenza dall’ossigeno, non risentono del frazionamento e dal ciclo cellulare. Le radiazioni ad alto LET sono particolarmente utili nei tumori radioresistenti!
Terapia genica: Ci sono studi per individuare particolari sindromi che portano ad una maggiore sensibilità dei tumori alle radiazioni ionizzanti. Si può predire la risposta del tessuto tumorale (marker predittivo -> cioè risposta al trattamento ≠ marker prognostico -> andamento della malattia)? Dipende dall’istotipo ma anche per lo stesso tumore in pazienti diversi: si fanno studi per prevederlo con test predittivi e test prognostici.
Fonti di esposizione:
Impiego delle radiazioni:
Gli effetti delle radiazioni si possono suddividere gli effetti in 2 categorie: quelli che riguardano le cellule somatiche e quelli sulle cellule gametiche della linea germinale. Poi i fenomeni possono avere effetto stocastico o non stocastico, che è una distinzione davvero importante; gli effetti stocastici sono dovuti a fenomeni la cui frequenza è probabilistica (effetti genotossici) mentre quelli non stocastici sono soprattutto gli effetti citotossici.
Effetti stocastici (non graduati o probabilistici) : fenomeni che possono avvenire anche a basse dosi, non misurabili il cui rapporto dose/effetto è legato a termini probabilistici (tutto o nulla). Non è una quantità di danno, ma una probabilità di danno. Sono quelli che si cerca di ridurre di più (anche se non si può annullare per via della radioattività naturale). Sono gli effetti genotossici: mutazioni causa di neoplasie e mutazioni della linea germinale causa di malattie ereditarie e malformazioni congenite. Non esiste una graduazione quantitativa! Di solito hanno lunghi periodi di latenza e coinvolgono una o poche cellule, e sono danni irreversibili. Andamento: latenza -> andamento lineare -> tendono a scomparire (anche se, per la radioprotezione, si considera un andamento lineare fin da subito e anche dopo). Teoria dell’ormesi: sembra che basse dosi di radiazioni siano addirittura benefiche, dei fattori di prevenzione (ma non è una teoria scientifica, è una supposizione); forse per stimolazione dei meccanismi di riparazione al DNA ed effetto modulatore sul sistema immunitario Gli effetti stocastici vengono studiati osservando popolazioni esposte e popolazioni di controllo, e proprio perché ci possono essere numerosi confondenti, gli studi sono spesso molto complicati, anche perché esiste un fondo di radioattività ambientale dato dalla radioattività del terreno e dai raggi cosmici.
nota (forse mutazioni predisponenti negli organi interessati),
Forma emopoietica: dose tra 3 e 8 Gy, nausea e vomito; petecchie, emorragie; diminuzione importante dei neutrofili e delle piastrine (2 settimane), linfocitopenia (<1000/mm3), infezioni, atrofia midollare che può richiedere trapianto. Sempre possibile l’interessamento del tratto GI (con mucosite fino alla sepsi). Anemia non si riscontra mai per via della lunga emivita dei GR. Esiste una forma controllata di forma ematopoietica indotta (iatrogena) nei casi di trapianto di MO allogenico per prevenire GVHD (dose frazionata di 1 Gy/die fino ad una dose totale di circa 10 Gy), Forma gastrointestinale: dose tra 8 e 10Gy (fino a 20-30 Gy) alterazioni della mucosa con perdita dell’assorbimento (squilibrio elettrolitico), possibile sepsi per danno della mucosa, alterazioni emopoietiche gravi, emorragie intestinali, complicanze renali e morte in 10-14 giorni anche con terapia di sostegno. Non è che non c’è edema cerebrale a dose inferiore, c’è sempre: è solo meno grave e non porta a morte. Coinvolgimento del SNC: dose di 50-100 Gy -> alterazione della permeabilità dei capillari con coinvolgimento dei tessuti radioresistenti, edema cerebrale con riduzione dei seni venosi, compressione e scomparsa dei ventricoli, erniazione degli emisferi sotto il tentorio del cervelletto e/o del cervelletto e tronco nel forame magno con coinvolgimento dei centri della respirazione e morte dei neuroni, coma e morte in 15 minuti - 3 ore.
Principi per ridurre l’esposizione a radiazioni:
In RT le sorgenti sono sigillate (la macchina è chiusa e comunque se spenta non produce), mentre in medicina nucleare uso radionuclidi solubili, possibile la contaminazione -> di solito però si usano degli isotopi con breve emivita (ore es. Tc-99m: 8 ore). I pz sottoposti a trattamenti radiometabolici (es. tiroide) sono mantenuti in reparti apposta perché anche le deiescenze sono radioattive. Il dosimetro diventa uno strumento fondamentale per il personale addetto.
Giustificazione ed esposizione individuale in radioterapia: Legge 230/1995: normativa sull’uso delle radiazioni in ambito sia medico che non. Legge 187/2000: normativa soprattutto medica. Derivano dalla normativa euratom 97/43 (normativa europea).
Obiettivo della radioprotezione: Preservare lo stato di salute e di benessere dei lavoratori e della popolazione, Ridurre i rischi sanitari da radiazioni ionizzanti nella realizzazione di attività umane che siano giustificate dai benefici che ne derivano alla società ed ai suoi membri e attenta valutazione del rapporto rischio / beneficio.
I tre principi della radioprotezione:
Radiation Oncology R.O. è quella disciplina clinica della medicina che ha a che fare con la creazione e la conservazione delle conoscenze riguardanti le cause, la prevenzione e il trattamento del cancro e di altre malattie, coinvolgendo esperti nell’applicazione terapeutica delle radiazioni ionizzanti. È una disciplina che riguarda la fisica e la biologia; RO indirizza gli usi terapeutici delle radiazioni ionizzante da sole o in combinazione con altre modalità di trattamento, per esempio chirurgia, farmaci, ossigeno… Inoltre, RO riguarda la ricerca dei principi fondamentali della biologia dei tumori, dell’interazione biologica delle radiazioni con i tessuti sani e tumorali, e le basi fisiche delle radiazioni con uso terapeutico.
Effetti collaterali: si accetta un 10-20% di effetti collaterali (in base alla tipologia) e questo mi aiuta a determinare la finestra terapeutica che può essere modificata in vario modo: CHT con effetto superadditivo, imaging più accurato, frazionamento…
Curve Dose-Risposta La probabilità di controllare localmente la malattia tumorale dipende dalla dose erogata: dando alte dosi di radiazioni possiamo idealmente eliminare ogni tumore ma questo è circondato da tessuto sano che va preservato. Importante sono le dimensioni del tumore: su un tumore piccolo possiamo concentrare meglio la dose con un controllo della malattia migliore. La curva ha un andamento sigmoide: ad un aumento della dose corrisponde un importante aumento della probabilità di scomparsa del tumore (alta pendenza) ma per valori elevati tende a raggiungere un asintoto. Quindi, se non ci fossero effetti collaterali, si potrebbe dare una dose molto alta in una singola somministrazione per far scomparire il tumore… peccato che esistano importanti effetti collaterali sui tessuti sani. Nel grafico sotto si prendono in considerazioni i due opposti: un tumore radiosensibile ed uno radioresistente. Nel caso di tumori radiosensibili la TCP (Probabilità di Controllare il Tumore) è a sinistra della curva rispetto alla NTCP (Probabilità di Complicazioni per i Tessuti Normali) ma, per tumori radioresistenti le due curve si scambiano e le complicanze sono maggiori rispetto alla possibilità di controllare la malattia. Ci sono possibilità di sopstare verso sinistra la TCP? Sì, con:
Tipi di radiazioni impiegate in RT Raggi X di bassa energia (ortovoltaggio): 50-400 KV, che depositano la dose negli strati superficiali (poca penetrazione), ma sono sempre meno usati. Raggi gamma: cobalto-60, iridio-192 (oggi solo nella brachiterapia) Raggi X di alta energia: 4 – 25 MV (più usati, prodotti da acceleratori lineari) -> se devo irradiare in profondità uso più fasci da diverse angolazioni. Elettroni: 6 – 18 MeV (utilizzati per trattare lesioni superficiali come linfonodi superficiali, mammella…) Adroni: protoni, neutroni, ioni (ancora molto di nicchia perché occorrono apparecchiature complesse).
Il reparto di RT è organizzato con un simulatore (di solito TC, RM, PET ed ECO per definire i volumi di trattamento ) che acquisisce immagini e le trasmette attraverso la rete a stazioni di lavoro con programmi di rielaborazione delle immagini che simulano l’entrata di fasci di radiazioni con curve di isodose (dosimetria) prevedendo la dose per il tumore e gli organi circostanti. Così si pianifica una sorta di intervento chirurgico con RT a “cielo coperto” usando la diagnostica per immagini. Queste informazioni vengono poi mandate agli acceleratori in un processo in cui la tecnica e la tecnologia sono a disposizione della clinica. In RT è fondamentale il primo step: la simulazione (mediante TC a cui posso associare RNM e PET) con cui si stabiliscono i volumi di trattamento. La TC è molto comoda per via della sua tecnica: con la TC so già come i vari tessuti attenuano i raggi X -> mi dà già molte informazioni (la TC è nata proprio per i piani di trattamento RT).
Volumi di trattamento: Quando si identifica una lesione occorre disegnare dei volumi di trattamento:
e RM e migliora la definizione del GTV. La delineazione dei volumi può essere difficoltosa in presenza di aree avide di FDG come la tonsilla, base lingua, muscoli masticatori, tiroide e parotidi. Può sottostimare il tessuto tumorale in presenza di bassa attività metabolica (tumori e lento accrescimento e aree necrotiche). PET è molto importante per polmone e mediastino – > ottima analisi del tumore primitivo e/o di eventuali linfonodi interessati. Altro distretto importante è la sede capo-collo. Attenzione a: linfonodi reattivi (captano ma non sono patologici), alcuni tumori (rene, esofago). Possibile futuro: usare la PET per evidenziare le aree più metabolicamente attive -> aumento della dose di raggi X. In alcuni centri si associa la PET alla RMN -> immagini più dettagliate. SPECT: sfrutta radioisotopi che emettono raggi γ come il Tc-99m. Costa meno, ma è meno precisa della PET (1 cm max vs 0.5 cm). Studio di linfonodo sentinella.
E’ prevedibile che nel prossimo futuro la fusione di immagini morfo-funzionali diventerà essenziale oltre che per l’elevata accuratezza diagnostica anche per la definizione dei piani di trattamento. Pochi centri attualmente utilizzano tale metodica. I maggiori ostacoli sono: gli elevati costi, la necessità di collaborazioni strette, il tempo necessario per la fusione. L’implementazione di queste nuove metodiche di imaging funzionale non deve dimenticare la metodologia di validazione in studi clinici che possano anche offrire un riscontro patologico. L’impiego di imaging multimodale non deve prescindere dalle conoscenze sulla storia naturale della malattia, delle sue vie di diffusione e dalla valutazione clinica. È necessario segnalare inoltre la necessità di training sulle metodiche di imaging morfologiche e funzionali e una stretta collaborazione fra le figure professionali dell’area radiologica.
Procedimento della RT:
Radioterapia a fasci esterni con raggi X Si è passati dalle apparecchiature di telecobaltoterapia (usata ultimamente per trattamenti palliativi ma ora non più usata) agli acceleratori lineari (filamento di tungsteno che viene surriscaldato ed emette elettroni che vengono accelerati da campi magnetici per essere frenati e generare raggi X, con valori di 4-20 MV -> di solito si usano 6-15 MV). Il fascio che si genera può essere modificato nella forma rilasciando una dose più o meno grande. Sotto il lettino c’è uno schermo che raccoglie l’immagine radiologica “in megavolt” come controllo di qualità mentre il braccio laterale, ruotando di 90°, consente di fare una TC. Sul collimatore ci sono più di 100 lamelle che si muovono e modulano il fascio. Si è passati dalla RT in 2D (30 anni fa) a quella conformazionale in 3D (volumetrica con più fasci da più direzioni con collimatori multilamellari) alla RT con modulazione di intensità (IMRT) per il
trattamento di tumori vicini ad organi ad altro rischio; si possono stabilire i punti a cui dare più o meno dose ed a seconda della posizione si una un collimatore extralamellare: da ogni direzione della fonte di irradiazione non arriva la stessa dose in ogni punto. Si usa questa tecnica in situazioni particolari, quando è necessario usare alte dosi. Istogramma dose-volume : ottengo delle curve (per ognuna delle zone che vado ad irradiare come PTV, CTV, organi adiacenti al tumore) in rapporto tra la dose e il volume di organo che viene interessato. Si usa per sapere la dose massima che interessa quell’organo, ma anche che volume viene irradiato -> posso modificare il trattamento per ottenere le migliori curve (minori effetti collaterali): il retto e la vescica sono organi a struttura mista: conoscendo quanta dose posso dare e a che volume (es. so che posso dare 40 Gy al 60% del volume totale del retto) so se il mio trattamento è in un range di sicurezza -> minimizzo gli effetti collaterali. IMRT: è una forma ancora più avanzata della conformazionale -> massimizzo la dose sul tumore (e posso anche dare più dose in alcune zone del tumore piuttosto che ad altre -> posso modulare punto per punto grazie alla precisione e alla possibilità di irradiare da più angolazioni e so anche, punto per punto, quanta dose vado a dare) e riduce ancora di più la dose ai tessuti sani. Altri sviluppi particolari della RT a fasci esterni sono: