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appunti sulla dispensa Semiosi e Affetti
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L'Affetto e la Semiosi: Un'Analisi Dettagliata della Regolazione Psichica Il documento identifica l'affetto come una forza centrale e strutturante dell'essere umano, capace simultaneamente di connettere e disconnettere le nostre relazioni con il mondo, organizzandoci e disorganizzandoci. Quando l'affetto è in uno stato di regolazione, l'individuo sperimenta una condizione di omeostasi che ottimizza la flessibilità e la capacità di fornire risposte adattive alle mutevoli richieste dell'ambiente e alle necessità del sé. La disregolazione affettiva, al contrario, rende la capacità riflessiva diminuita e inaccessibile, con le percezioni che vengono rigidamente filtrate. In questo stato, l'accuratezza della corrispondenza tra le percezioni e la realtà è compromessa, sostituita da rappresentazioni preconfezionate o " copioni " (scripts) di sé e degli altri, dove la flessibilità viene sopraffatta dagli automatismi. Secondo la Teoria della Regolazione di Schore (1994) , la regolazione dell'affetto è il fondamento di un funzionamento ottimale, poiché gli stati mentali sono organizzati attorno agli affetti. Questa regolazione avviene all'interno di una "finestra di tolleranza" (window of tolerance), che delimita la "Optimum Arousal Zone" necessaria per un funzionamento adattivo. L'uscita da questa zona comporta una disregolazione che può manifestarsi come iperarousal (attivazione eccessiva) o ipoarousal (sotto-attivazione). Sebbene sia normale entrare in stati di alto o basso arousal, il funzionamento adattivo dipende dalla capacità cruciale di recuperare uno stato regolato quando l'affetto supera le soglie della finestra di tolleranza. La Distinzione tra Affetti Primari e Categoriali Una distinzione fondamentale è posta tra affetti primari e affetti categoriali (o discreti). L'affetto primario è definito come la rappresentazione somatica e sensomotoria dello stato dell'organismo, che produce una sensazione. Esso è descritto in base a due dimensioni: il livello di arousal e il tono edonico , che insieme generano un senso di inflazione/deflazione, piacere/dispiacere. L'affetto primario è, in sostanza, la rappresentazione non verbale dello stato del corpo. Gli affetti categoriali o secondari, invece, corrispondono a ciò che comunemente definiamo emozioni, come i sette affetti descritti da Darwin (1872): vergogna, tristezza, gioia, rabbia, sorpresa, paura e disgusto. Entrambi i sistemi affettivi costituiscono un sistema di valutazione esperienziale-cognitivo che segnala l'importanza degli stimoli, riflettendo i nostri bisogni e desideri. Neurobiologicamente, l'affetto rappresenta il livello di arousal degli organi vitali, regolati dal sistema limbico, dal sistema nervoso autonomo e dall'asse ipotalamo- ipofisi-surrene, offrendo così una lettura dello stato del sé. La Teoria della Regolazione di Schore: Il Sistema Primario e l'Inconscio Implicito Schore (1994) descrive il sistema primario di regolazione affettiva come costituito da processi automatici, veloci, inconsci e psiconeurobiologici che si formano precocemente. Egli interpreta i processi del cervello destro e sinistro come un aggiornamento del modello freudiano dei processi primari e secondari. Schore, come Freud, considera i processi inconsci come fondamentali e ritiene che sottendano i problemi del cliente. Tuttavia, a differenza di Freud, egli sostiene che tali problemi originino da processi inconsci di regolazione affettiva scarsamente organizzati, modificabili attraverso la relazione terapeutica. Il cervello destro media i processi impliciti (memoria implicita, cognizione implicita e comunicazioni affettive implicite), che sono veloci, inconsci, non verbali e automatici. È dominante per il processamento primario, automatico, inconscio delle emozioni. Il cervello destro processa le informazioni in modo olistico , assemblando una Gestalt (integrazione di informazione senza consapevolezza delle operazioni che l'hanno costruita).
cruciale per la valutazione in tempo reale e l'esplorazione dell'ambiente relazionale
socioemozionale. Di contro, il cervello sinistro media i processi espliciti , più lenti, coscienti, verbali e deliberati, e si occupa del processamento secondario e cosciente delle emozioni. L'output non verbale del cervello destro del paziente (espressioni facciali, prosodia) può essere processato solo dal cervello destro del terapeuta, mentre l'output verbale del cervello sinistro del paziente è processato dal cervello sinistro del terapeuta. La Teoria della Mentalizzazione: Il Sistema Secondario e la Riflessione Verbale La Teoria della Mentalizzazione di Fonagy e colleghi (2002) chiarisce il sistema di regolazione affettiva secondario , costituito da processi cognitivi verbali-riflessivi, lenti, deliberati e coscienti , che si sviluppano in fasi più tardive. Il prerequisito per mentalizzare è lo sviluppo della comprensione che la mente è rappresentazionale , ovvero che restituisce un'immagine del mondo attraverso rappresentazioni mentali distinte dalla realtà stessa. Il processo evolutivo passa attraverso tre modalità di prementalizzazione, prima di raggiungere la piena mentalizzazione:
raggiungendo il potenziale pienamente adattivo. Il valore clinico centrale di questa teoria è la mentalizzazione dell'affetto. Questo processo consente di trasformare l'affetto primario (la risposta corporea immediata) in affetto categoriale, attraverso una valutazione cognitiva di più alto livello. Assegnare un nome all'esperienza a base corporea offre una presa cognitiva che contiene l'intensità dell'esperienza e genera un senso di sollievo ("Ho trasformato in mentale qualcosa di non mentale"). Una volta identificato, l'affetto può essere sottoposto a elaborazione (lavoro di messa a punto del significato), che richiede lo sforzo di focalizzare l'attenzione e l'uso deliberato dell'immaginazione per la valutazione cognitiva. L'efficacia della mentalizzazione richiede un' integrazione emisferica ottimale che supporti "il pensare e il sentire intorno al pensare e al sentire" I Contributi delle Neuroscienze: Panksepp e Damasio Il testo espone i contributi delle neuroscienze, distinguendo in primo luogo la nozione di affetto dalla nozione di emozione (termine ad elevata polisemia) e dalla sensazione (vista come la rappresentazione cosciente di un affetto). Jaak Panksepp e le Neuroscienze Affettive (Approccio Non-Cognitivista): Panksepp ha fondato il campo delle neuroscienze affettive e ha sviluppato un nuovo approccio allo studio delle emozioni, sostenendo che esse siano radicate in circuiti neuronali evolutivamente antichi. A differenza delle teorie cognitive tradizionali, che subordinano le emozioni al pensiero razionale, Panksepp postula che le emozioni primarie abbiano origine in sistemi neurali primitivi condivisi da molti mammiferi, localizzati in aree cerebrali come il tronco encefalico e il sistema limbico , strutture più antiche rispetto alla neocorteccia.