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DISPENSA TEDESCO MORFOLOGIA, Dispense di Lingua Tedesca

dispensa chiara e completa sulla morfologia del tedesco

Tipologia: Dispense

2014/2015

Caricato il 19/11/2015

sarettab93
sarettab93 🇮🇹

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Lingua tedesca II
a.a. 2014-2015
Prof. Elena Di Venosa
La sintassi tedesca negli sketch di Loriot
Materiali per l’esame:
Prima di presentarsi all’esame verificare di aver tutto il materiale richiesto dal programma:
- gli appunti del corso monografico (ovvero questa dispensa);
- il libro di Alessandra Tomaselli Introduzione alla sintassi del tedesco, ed. Graphis, Bari 2005 (essendo
fuori commercio, si può scaricare da Ariel; oppure, se disponibile, ed. Qui edit, Verona 2013);
- la raccolta di sketch di Loriot (da scaricare da Ariel);
- i seguenti saggi, scaricabili da Ariel:
- Claudio Di Meola, I verbi deittici di moto in italiano e tedesco (in: Introduzione alla linguistica
cognitiva, Roma 2003, pp. 181-196);
- Martina Nied Curcio, Die Valenz italienischer und deutscher Verben (in: Ausgewählte Phänomene
zur kontrastiven Linguistik Italienisch-Deutsch, Milano 2008, pp. 139-157);
- Marie Rieger, Ausgewählte be-, er- und ver-Verben und ihre Wiedergabe im Italienischen: ein
Forschungsprojekt (in Perspektive Eins, 2005, pp. 177-193);
- Klaus Ruch, Die Modalverben (in: Ausgewählte Phänomene zur kontrastiven Linguistik
Italienisch-Deutsch, Milano 2008, pp. 65-80);
- Waltraud Sattler, Rund ums Gerund: das gerundio und seine Wiedergabe im Deutschen (in:
Ausgewählte Phänomene zur kontrastiven Linguistik Italienisch-Deutsch, Milano 2008, pp. 98-
117).
- A questo materiale sulla sintassi si aggiunge l’eserciziario di Marion Techmer, Großes Übungsbuch
Deutsch Wortschatz (Hueber). All’esame, dopo la parte di conversazione, verrà richiesto lo svolgimento di
alcuni esercizi tratti da questo libro (tranne quelli indicati con il simbolo dello “schiaccianoci”). Chi non
dimostra di conoscere a sufficienza il lessico, non può proseguire l’esame.
Altro materiale consigliato:
- consultare anche le slide delle singole lezioni in Ariel.
- ABC der starken Verben e ABC der schwachen Verben (elenco di verbi forti e deboli, ognuno con i prefissi
a cui si legano e con frasi di esempio; da scaricare da Ariel).
- siti utili: http://venus.unive.it/tinrete/tedescoinrete.it/indice.htm (tutta la grammatica tedesca; la sintassi è
particolarmente approfondita); http://hypermedia.ids-mannheim.de/programm/index.html (sintassi spiegata
in modo tecnico, ma accessibile, con esempi molto chiari).
Svolgimento dell’esame sulla parte teorica:
1. Lettura e traduzione di un passo di uno sketch;
2. Scomposizione di una frase in campi;
3. Spiegazione delle particolarità sintattiche di quel brano (lingua scritta / parlata);
4. Due-tre domande di sintassi (Tomaselli; altri argomenti del corso);
5. Riassunto di uno dei 5 articoli (soprattutto spiegazione degli esempi);
6. Analisi di un lemma a caso di un dizionario monolingue (il proprio oppure il Duden a
disposizione a Germanistica).
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Lingua tedesca II a.a. 2014- Prof. Elena Di Venosa

La sintassi tedesca negli sketch di Loriot

Materiali per l’esame:

Prima di presentarsi all’esame verificare di aver tutto il materiale richiesto dal programma:

  • gli appunti del corso monografico (ovvero questa dispensa);
  • il libro di Alessandra Tomaselli Introduzione alla sintassi del tedesco , ed. Graphis, Bari 2005 (essendo fuori commercio, si può scaricare da Ariel; oppure, se disponibile, ed. Qui edit , Verona 2013);
  • la raccolta di sketch di Loriot (da scaricare da Ariel);
  • i seguenti saggi, scaricabili da Ariel:
    • Claudio Di Meola, I verbi deittici di moto in italiano e tedesco (in: Introduzione alla linguistica cognitiva , Roma 2003, pp. 181-196);
    • Martina Nied Curcio, Die Valenz italienischer und deutscher Verben (in: Ausgewählte Phänomene zur kontrastiven Linguistik Italienisch-Deutsch , Milano 2008, pp. 139-157);
    • Marie Rieger, Ausgewählte be-, er- und ver-Verben und ihre Wiedergabe im Italienischen: ein Forschungsprojekt (in Perspektive Eins , 2005, pp. 177-193);
    • Klaus Ruch, Die Modalverben (in: Ausgewählte Phänomene zur kontrastiven Linguistik Italienisch-Deutsch , Milano 2008, pp. 65-80);
    • Waltraud Sattler, Rund ums Gerund: das gerundio und seine Wiedergabe im Deutschen (in: Ausgewählte Phänomene zur kontrastiven Linguistik Italienisch-Deutsch , Milano 2008, pp. 98- 117).
  • A questo materiale sulla sintassi si aggiunge l’eserciziario di Marion Techmer, Großes Übungsbuch Deutsch – Wortschatz (Hueber). All’esame, dopo la parte di conversazione, verrà richiesto lo svolgimento di alcuni esercizi tratti da questo libro (tranne quelli indicati con il simbolo dello “schiaccianoci”). Chi non dimostra di conoscere a sufficienza il lessico, non può proseguire l’esame. Altro materiale consigliato:
  • consultare anche le slide delle singole lezioni in Ariel.
  • ABC der starken Verben e ABC der schwachen Verben (elenco di verbi forti e deboli, ognuno con i prefissi a cui si legano e con frasi di esempio; da scaricare da Ariel).
  • siti utili: http://venus.unive.it/tinrete/tedescoinrete.it/indice.htm (tutta la grammatica tedesca; la sintassi è particolarmente approfondita); http://hypermedia.ids-mannheim.de/programm/index.html (sintassi spiegata in modo tecnico, ma accessibile, con esempi molto chiari).

Svolgimento dell’esame sulla parte teorica:

  1. Lettura e traduzione di un passo di uno sketch;
  2. Scomposizione di una frase in campi;
  3. Spiegazione delle particolarità sintattiche di quel brano (lingua scritta / parlata);
  4. Due-tre domande di sintassi (Tomaselli; altri argomenti del corso);
  5. Riassunto di uno dei 5 articoli (soprattutto spiegazione degli esempi);
  6. Analisi di un lemma a caso di un dizionario monolingue (il proprio oppure il Duden a disposizione a Germanistica).

Il corso prevede l’approfondimento della morfo-sintassi del tedesco: in particolare i campi della frase e la morfologia del verbo prefissato, che ha ripercussioni sulla sintassi e sulla semantica.

Introduzione alla sintassi. La sintassi è necessaria per esprimersi, nello scritto, con frasi strutturate in modo corretto, in modo che non ci siano fraintendimenti o incomprensioni. Mentre nel parlato ci si può aiutare con la gestualità, la mimica e l’intonazione, nello scritto dobbiamo fare in modo che tutto quello che scriviamo sia comprensibile attraverso le parole stesse e la corretta punteggiatura e sintassi. Per es., nelle frasi: Ich habe beobachtet, wie die Frau das Kind schlug. Ich habe beobachtet, wie das Kind die Frau schlug. si capisce chi compie l’azione perché sappiamo che il soggetto viene posto per primo nella secondaria.

Per esprimersi correttamente (questo sia nello scritto che nel parlato), la sintassi si lega alla cosiddetta “proprietà di linguaggio”, cioè:

  • si deve saper scegliere la parola giusta (quindi fare caso al registro linguistico e alle varie accezioni di un termine [polisemia] e al genere testuale),
  • si devono evitare ripetizioni (quindi si devono saper inserire congiunzioni, pronomi, ecc.),
  • si deve creare un discorso coerente (senza salti tematici o cronologici o logici).

Infatti la correttezza grammaticale non è sufficiente per trasmettere un messaggio, occorre anche saper “comunicare” in modo appropriato quel messaggio. La scelta delle parole dipende anche dal registro linguistico (dipende dal destinatario del nostro discorso) e dal tipo di testo (saggistico, burocratico, o narrativo, ecc.).

Per mostrare le diverse possibilità di esprimere un discorso con registro e stile sintattico diverso hanno provato a modificare l’inizio della Genesi (cfr. libro Gutes Deutschbesseres Deutsch ): Im Anfang schuf Gott den Himmel und die Erde; die Erde aber war wüst und leer, und Finsternis lag über der weiten Flut; der Geist Gottes jedoch schwebte über der Wasserfläche. Qui lo stile è paratattico, cioè abbiamo una serie di frasi principali e non abbiamo pronomi: tutte le parole (anche ripetute, come Erde ) sono dette esplicitamente, il messaggio è immediato.

Se usassimo uno stile più formale, adatto a un saggio, o anche a un testo narrativo non elementare, il testo potrebbe essere reso in questo modo: Nachdem Gott zu Beginn Himmel und Erde geschaffen hatte, war letztere, über deren Gewässer sein Geist schwebte, zunächst noch ungeordnet und leer. Und da es dunkel war… Qui lo stile è ipotattico, cioè abbiamo delle frasi secondarie, incastonate una nell’altra ( Schachtelsätze ), e i nomi sono sostituiti da pronomi o da altri elementi per evitare le ripetizioni, es. letztere , deren.

La frase può essere resa anche in questo modo: Am Anfang erfolgte seitens Gottes sowohl die Erschaffung des Himmels als auch die der Erde. Die letztere war ihrerseits eine wüste und leere und es ist auf derselben finster gewesen, und über den Flüssigkeiten fand eine Schwebung der Geistigkeit Gottes statt. Anche in questo caso lo stile è ipotattico, inoltre qui ci troviamo davanti a uno stile nominale, infatti invece del verbo schaffen abbiamo il sostantivo Erschaffung , invece del verbo schweben abbiamo il

Gli studiosi di grammatica hanno proposto diversi modelli di analisi della sintassi. Christa Dürscheid li presenta e li valuta nel suo libro Modelle der Satzanalyse. Überblick und Vergleich , Gabel Verlag, 1991.

Traditionelle Satzanalyse. Il modello tradizionale si basa sull’analisi del greco e del latino, che viene esteso poi alle lingue moderne. È il modello diffuso ancora oggi nelle scuole. Questo modello è proposto nel 1827 dal medico e linguista Karl Friedrich Becker nel trattato Organismus der deutschen Sprache , in cui propone di applicare la grammatica latina a quella tedesca. È a partire da questo trattato che si diffonde nelle scuole la terminologia tradizionale che conosciamo.

Si tenga presente però che la lingua tedesca già storicamente è stata fortemente influenzata dal latino (per es. il verbo in ultima posizione nella secondaria è stato interpretato come influsso del latino), e che la terminologia della grammatica latina era diffusa sin dal medioevo, essendo l’unica disponibile a quei tempi (l’unica studiata; il greco era studiato molto poco) e quindi applicata a qualsiasi lingua. Le prime grammatiche, quelle precedenti gli studi di Becker, si occupavano solo della distinzione dei tipi di parole nella frase (nome, aggettivo, avverbio, ecc.) e non si occupavano del ruolo delle parole nella frase, ovvero non si occupavano della sintassi.

Il primo passo verso un’analisi sintattica è la divisione della frase in soggetto (Subjekt) e predicato (Prädikat). Per es. Er wäscht. Poi il predicato viene scomposto ulteriormente, es. Er wäscht den Wagen. Qui si stabilisce il concetto di oggetto (Objekt). Prima si individua quello all’ accusativo (Akkusativobjekt), poi quello al dativo (Dativobjekt), es. Er wäscht ihm den Wagen.

La novità consiste quindi nel fatto che prima si analizzava la singola parola, ora invece si analizzano gli elementi della frase: i costituenti (die Konstituente , -n), che sono gli elementi grammaticali inseriti in una frase, e i Satzglieder , che sono i costituenti più complessi. Questo è importante perché non sempre un tipo di parola svolge un’unica funzione nella frase. Per es., un aggettivo, come laut , può svolgere diverse funzioni: Er singt laut (funzione avverbiale) Der laute Gesang (funzione attributiva) Der Gesang ist laut (funzione predicativa) Però le teorie di Becker non vengono seguite negli studi successivi. Solo Chomsky si ispirerà a Becker con la sua teoria dell’espansione della frase S  NP VP (cfr. pag 23).

I Satzglieder (sintagmi). Ogni parola ha un determinato ruolo nella frase: un ruolo grammaticale, per es. l’articolo, la congiunzione, ecc.; oppure un ruolo semantico, se indica il soggetto, l’azione, il tempo, ecc. Spesso questi elementi che veicolano un’informazione non sono formati da una singola parola, ma da gruppi di parole, che si chiamano “sintagmi”. Sono cioè stringhe di testo, o elementi del testo che devono rimanere uniti e con un ordine preciso delle parole. In tedesco il sintagma si può chiamare in più modi: - das Syntagma (prestito);

  • die Phrase (attenzione che è un falso amico, non significa “frase” nel senso di Satz , ma solo una parte di essa!);
  • das Satzglied (cioè “elemento della frase”).

I tipi di sintagmi.

  • Sintagma nominale ( Nominalphrase ), per es. Ho comprato questo libro = Ich habe dieses Buch gekauft. In questa frase abbiamo il sintagma dieses Buch / questo libro. Anche se esiste “questo” / “dieses” da solo, in funzione pronominale, in funzione aggettivale non può separarsi dall’oggetto che indica, e non si può dire *Buch dieses (e in ital. *libro questo). Quindi dieses Buch è un sintagma nominale perché il sostantivo è quello che in questa frase svolge la funzione semanticamente più importante.
  • Sintagma aggettivale ( Adjektivphrase ), per es. Das Buch ist sehr spannend. Spannend può stare da solo, ma se viene ampliato come in questo caso da un avverbio, assume un significato più completo. Anche in questo caso la struttura è fissa, non si può dire *spannend sehr.
  • Sintagma avverbiale ( Adverbialphrase ), per es. Er wohnt weit weg. In questo caso weit da solo si usa poco (eventualmente weit von mir , weit von hier ), ma l’insieme di due avverbi forma un sintagma, una combinazione fissa di elementi, dato che non si può dire *weg weit.
  • Sintagma verbale ( Verbalphrase ), per es. Das Kind spielt mit dem Ball. Anche qui das Kind spielt può stare da solo, ma se vogliamo specificare il verbo allora si forma una combinazione unica di parole.
  • Sintagma preposizionale ( Präpositionalphrase ): questo è un caso un po’ diverso, perché di per sé un gruppo di parole legato da una preposizione non può “reggere” una frase. Nella frase precedente la parte mit dem Ball del sintagma verbale è a sua volta un sintagma preposizionale. Un altro esempio è Die Sonne verbirgt sich hinter den Wolken.

I complementi. A volte i sintagmi possono coincidere con i complementi. In italiano abbiamo solo il termine “complemento”, in tedesco ci sono due termini importanti:

  • Ergänzung , quando il complemento “ergänzt”, cioè “completa” il verbo;
  • Angabe , quando il complemento è accessorio, aggiunge dei dettagli alla frase, ma la frase si regge sintatticamente anche senza.

Per es. Heute kommt Hans mit seiner Mutter : qui dal punto di vista sintattico abbiamo due possibilità:

- seiner Mutter è un sintagma nominale, - mit seiner Mutter è un sintagma preposizionale. Dal punto di vista grammaticale però ha senso solo il sintagma mit seiner Mutter , che costituisce un complemento di compagnia. Si tratta però di una Angabe , non di una Ergänzung , perché la frase Heute kommt Hans è sintatticamente sufficiente, il fatto che venga con la madre è solo un dettaglio in più.

Nella stessa frase inoltre abbiamo l’avverbio heute , che da solo non può costituire un sintagma, però ha anch’esso valore di complemento (di tempo): in questo caso si tratta di una Zeitangabe. Un esempio di Ergänzung invece è Ich gebe ihm das Buch , perché il verbo “dare” ha senso solo se si specifica l’oggetto dell’azione (per la valenza cfr. pag. 13ss.).

Quando Bülow inizia a lavorare per la rivista Stern nel 1950, assume lo pseudonimo Loriot. Però la collaborazione con Stern dura poco, perché le sue vignette non piacciono. La serie di vignette era prevista con il titolo Auf den Hund gekommen , che significa “caduto in miseria”. In queste vignette i protagonisti sono cani (marito e moglie) che hanno in casa un uomo (come noi teniamo un cane). I lettori sono indignati. Dopo questo fatto, nessuna casa editrice vuole pubblicare le sue vignette. Loriot riesce a pubblicare grazie a un giovane editore svizzero, Daniel Keel, che aveva fondato la casa editrice Diogenes nel 1952 e che si fa conoscere con Loriot alla Buchmesse di Francoforte del

  1. Da allora i due collaborano per tutta la vita (entrambi sono morti nel 2011).

Comunque già nel 1953 Loriot aveva ripreso a lavorare per Stern , o meglio, per l’allegato Sternchen per bambini, con un nuovo personaggio, Reinhold das Nashorn. La collaborazione durerà 17 anni. Poi dal 1967 al 1972 conduce il programma televisivo per ragazzi Cartoon su ARD. Crea anche il personaggio Wum, un cane che canta, e la sua canzone Ich wünsch' mir 'ne kleine Miezekatze diventa persino prima in classifica per 9 settimane nel 1972 (con la voce di Loriot stesso).

Dal 1976 inizia a collaborare con Radio Bremen per degli sketch televisivi, che ancora oggi spesso vengono trasmessi e sono molto popolari. Loriot era anche appassionato di opera. Un suo lontano parente, Hans von Bülow, era stato il primo direttore d’orchestra della Philarmonie di Berlino, e in occasione del centenario della nascita dei Berliner Philarmoniker nel 1982 Loriot fa il direttore d’orchestra in modo umoristico. La sua tomba è a Berlino, ed è piena di paperette di plastica lasciate come tributo dai suoi fan.

I temi delle vignette e degli sketch di Loriot. Principalmente Loriot parla dei problemi di comunicazione tra uomini. A Loriot piace osservare lo Aneinander-vorbei-reden , cioè quando due persone parlano senza capirsi e ognuna va avanti con il proprio discorso, così che sorgono fraindentimenti e incomprensioni. Spesso la comicità viene suscitata dalla didascalia ( Legendentext ) della vignetta, che contrasta con l’immagine. Le scene si ispirano alla quotidianità, in famiglia o nella società borghese. A volte le scene sono assurde o grottesche. Per es. c’è la scena assurda in cui due sconosciuti si incontrano per caso in una vasca da bagno (cfr. p. 12), e anche in quella situazione seguono le convenzioni sociali e usano un registro linguistico forbito, seguendo le norme di comportamento sociale, si danno del Lei, ecc.

Loriot è molto bravo a usare la lingua e sa creare doppi sensi umoristici. Alcune delle sue battute sono diventate famose (per i tedeschi).

Das Ei (Das Frühstücksei) (p. 18) https://www.youtube.com/watch?v=bBQTBDQcfik Il testo è molto semplice. p. 20. schuften “sgobbare”; düster “cupo”.

Das Stellungsfeldmodell. Proseguiamo l’analisi effettuata da Dürscheid dei vari modelli di studio della sintassi. Cronologicamente, il secondo è il modello di analisi dei campi della frase. È un tipo di analisi che dimostra che il predicato ha un ruolo importante nella struttura della frase.

La struttura-base della frase prevede il verbo al secondo posto, ma sappiamo che i prefissi separabili e i participi o i verbi retti da un ausiliare vanno in ultima posizione. Questi due elementi verbali, oppure ausiliare + participio o infinito, costituiscono le “colonne” della frase entro cui, o attorno alle quali, si costruisce tutta la frase.

Queste colonne si chiamano verbale Klammer (“graffa verbale” o “graffa frasale”) o Satzklammer (die Klammer significa anche “parentesi”, infatti nei dettati diciamo “Klammer auf / Klammer zu”. Klammer altrimenti significa “graffa”, anche “molletta”.). La graffa frasale costituisce l’ossatura del Satzfeld (“campo della frase”), in seconda e ultima posizione, e che includono tutti i costituenti della frase.

Il modello è ideato da Erich Drach, autore di un volumetto, Grundgedanken der deutschen Satzlehre (1937, 1963^4 ), in cui si riallaccia al modello tradizionale, ma propone di togliersi “die lateinische Brille” e di definire da capo il ruolo della grammatica tedesca. Drach pensa agli studenti (sia tedeschi che stranieri) in modo che a loro siano chiare le regole e la struttura della lingua tedesca.

Secondo Drach la frase tedesca si può dividere in Felder. La sua Feldereinteilung è già molto simile a quella che è in uso oggi. Drach afferma (p. 16): […] das Gesetz, das allem deutschen Satzbau zum Grundpfeiler dient: die Personalform des Prädikats (Verbum finitum) im Aussage-Hauptsatz steht unverrückbar in Mittelstellung. Unverrückbar significa che non si può spostare ( verrücken ), la posizione del verbo quindi è immutabile. Con ciò si stabilisce un punto fermo nella sintassi del tedesco: il ruolo centrale del verbo finito.

Drach introduce i nomi dei campi che si trovano prima e dopo del verbo, che ha una posizione fissa che lui chiama Mittelstellung. Drach chiama quello che viene prima del verbo Vorfeld , e quello che viene dopo Nachfeld. Le due parti della Klammer le chiama Satzeinleitung e Verb , cioè Ausgangspol e Zielpol ; tutto il resto costituisce il contenuto della frase ( Satzinhalt ).

Drach inizialmente non si cura del ruolo grammaticale dei costituenti e della loro posizione sintattica: secondo Drach, come i due campi Vorfeld e Nachfeld vengono occupati non dipende dalla grammatica, ma dalle esigenze pragmatiche, comunicative. Soprattutto, Drach parla di Thema (l’informazione già nota) e Rhema (la nuova informazione), e spiega che: […] das geordnete zielgerichtete Denken schreitet vom Gewußten zum Gesuchten, vom Bekannten zum Unbekannten, vom Ausgang zum Ergebnis. quindi anche la frase segue questo andamento del pensiero: prima si esprimono gli elementi noti, poi quelli nuovi: le regole sintattiche sono secondarie.

Il modello di Drach prevede una Mittelstellung del verbo, ma questa non si deve confondere con il Mittelfeld. Drach non parla ancora di Mittelfeld , concetto che viene introdotto in un secondo tempo, quando si sviluppa il modello attuale: il Mittelfeld è il campo centrale che contiene la gran parte del messaggio della frase.

Una critica al modello di Drach è che considera solo la frase principale dichiarativa ( Hauptsatz ). A parte queste piccole differenze, il modello di oggi è ancora in gran parte quello ideato da Drach.

  • Verb-End-Satz (VEnd) (opp. Verb-Letzt-Satz ), quando il verbo è in ultima posizione. ( Spannsatz ) ( spannen “stringere, serrare, tendere”). Con questa distinzione l’aspetto sintattico si coniuga con l’aspetto comunicativo (a seconda che ci sia un’ottativa, una imperativa, ecc.).

La seguente tabella è proposta da Dürscheid per riassumere le possibilità di strutturare la frase (la colonna più a destra è un’aggiunta nostra):

Satztyp Vorfeld LSK Mittelfeld RSK Nachfeld tipo di frase V1 Komm! Aufforderungssatz (esortativa) V1 Mach das Fenster zu, damit es nicht zieht. Aufforderungssatz (imperativa) V1 Hat Paul die Fenster

geputzt? Fragesatz (interrogativa) Entscheidungsfrage (“domanda chiusa”): la risposta è ja / nein / vielleicht. V2 Wer kommt nur, wenn er will? Fragesatz (interrogativa) Ergänzungsfrage (“domanda aperta”): la risposta è di tipo informativo. V2 Paul wird nur kommen, wenn er will. Aussagesatz (dichiarativa) V2 Paul kommt nur, wenn er will. Aussagesatz (dichiarativa) VEnd dass Paul nur kommt, wenn er will. Nebensatz (oggettiva, soggettiva)

Come mostra la tabella, mentre i campi possono restare liberi, la LSK è sempre lessicalmente occupata, e nel caso di una frase V-End, il VF deve (non “può”) rimanere vuoto, o meglio, in questo tipo di frasi il VF non esiste.

Dürscheid mette nella tabella solo alcune frasi per far capire che alcuni campi possono rimanere vuoti, ma non cita tutti i tipi di frase. Altri tipi sono:

  • (V2) Ausrufesatz (esclamativa), es. Wie kalt ist es heute!
  • (V1) Konzessivsatz , es. Kann man ein Beispiel finden, so wird alles viel anschaulicher.
  • (V1) der Einschub (parentetica), es. Es ist wohl so, sagte Peter.
  • (V1, V-End) Wunschsatz (ottativa), es. Wenn das doch endlich kommen könnte! Könnte er doch endlich kommen!

Alcuni difetti del modello di Drach: L’analisi dei campi è adeguata per osservare la frase, ma si limita a un’osservazione superficiale: manca l’analisi delle relazioni tra costituenti e tra campi. Per es. nella frase: Mit den Kindern hatten sie viel Spaß. troviamo il costituente mit den Kindern nel VF, ma questo si lega logicamente, è un attributo, del costituente viel Spaß contenuto nel MF. Quindi ci può essere una relazione attributiva tra due costituenti anche se sono distanti, in due campi distinti.

Un altro difetto di questo tipo di analisi è la mancanza di una gerarchia: la frase viene scomposta da sinistra a destra, ma non dice nulla della posizione degli elementi nel MF, che a loro volta richiederebbero una ulteriore suddivisione. Per es. nella frase: Peter hat gestern seiner Freundin ein Buch geschenkt. ci sono molti elementi nel MF. Se vogliamo analizzare ulteriormente il MF, dobbiamo ricorrere a modelli tradizionali (analisi logica dei complementi, oppure seguire l’ordine del TeKaMoLo). Quindi l’analisi dei campi ha valore solo come modello descrittivo, inoltre si può riferire solo alla lingua tedesca. Infatti la struttura a parentesi si riconosce solo in tedesco (moderno).

Comunque per gli studenti di tedesco questo modello di analisi è molto utile: dato che il Vorfeld può contenere solo un costituente (un complemento in forma di semplice costituente o di sintagma), è facile riconoscere la posizione del verbo in seconda posizione, che non si può in nessun caso spostare in terza posizione, mettendo per es. due complementi nel Vorfeld.

Differenze tra lingua standard e lingua colloquiale. Questo modello analizza la frase standard scritta; alcune differenze si notano facilmente nella lingua parlata.

Il caso più frequente è l’ellissi, cioè nella lingua colloquiale si può omettere il soggetto o il compl. oggetto quando sono nel Vorfeld e possono essere dedotti facilmente dall’ascoltatore:

Vorfeld LSK Mittelfeld RSK Nachfeld Ø komme heute nicht! Ø kenne ich nicht!

La prima frase dovrebbe essere Ich komme heute nicht! , la seconda Das kenne ich nicht! Si tratta comunque di apparente mancanza di Vorfeld.

Un altro caso è quello in cui per motivi pragmatici, enfatici, si anticipa un elemento nel VF. Se la frase è affermativa, ci sarà un’inversione (nell’esempio Mit den Kindern hatten sie viel Spaß il complemento di compagnia si anticipa nel VF e il soggetto si sposta nel MF), altrimenti, come nel caso della frase imperativa (V1), il VF, invece di rimanere vuoto, come nella frase 2 ( Mach das Fenster zu …) viene occupato dall’oggetto, che viene anticipato: Das Fenster mach zu, damit es nicht zieht.

Un esempio da Das Ei (metà p. 18): Das weiß ich. Qui l’oggetto è anticipato nel VF e il soggetto si trova nel MF. In questo modo l’intonazione cade sul das.

La dislocazione. Questa estromissione si chiama Linksversetzung / Rechtsversetzung , in italiano “dislocazione a sinistra / a destra”. Nella lingua parlata la dislocazione avviene per motivi enfatici: se vogliamo mettere in evidenza un elemento che dovrebbe stare nel Mittelfeld , possiamo metterlo per primo o per ultimo.

Drach aveva notato che gli elementi nuovi del discorso, ma includiamo qui anche quelli da enfatizzare, si mettono dopo, più a destra ( Thema > Rhema ), ma si possono anticipare nel VF.

Quando le due parentesi sono occupate, lo spostamento dell’elemento da enfatizzare si chiama Ausrahmung (cioè esclusione dal Rahmen , dalla “cornice”). Per es. Ihr einziger Sohn ist gefallen, in diesem furchtbarem Krieg. (dislocazione a destra) Con la dislocazione a destra automaticamente la RSK si sposta più a sinistra.

Nel caso della dislocazione a sinistra il referente può essere ripreso da un pronome, per enfatizzare ancora di più: Den Hans, den habe ich schon kennengelernt. (dislocazione a sinistra) Senza questo pronome la frase non avrebbe nessuna connotazione, anche se comunque l’aver messo l’oggetto nel Vorfeld già un po’ lo enfatizza.

Questa struttura si chiama Referenz - Aussage-Struktur e può riguardare anche il soggetto, che viene ripetuto da un pronome:

  • Zelluloidente = Plastikente (la paperetta di plastica).
  • die Ente herein- / herauslassen : anche qui un verbo con due prefissi (far entrare / uscire).
  • Es kommt auf den Charakter an : ankommen + auf “dipendere”.

Dependenzgrammatik. Un altro modello di analisi sintattica analizzato dalla Dürscheid è la grammatica della dipendenza (o della valenza).

L’idea di fondo su cui si fonderà poi questo modello è l’osservazione di Karl Bühler (1934): die Wörter einer bestimmten Wortklasse eine oder mehrere Leerstellen um sich eröffnen, die durch Wörter bestimmter anderer Wortklassen ausgefüllt werden müssen. Cioè ogni parola può aprire una “Leerstelle”, un “posto vuoto”, attorno a sé. Per es. possono essere:

  • verbi, che lasciano una Leerstelle per il soggetto e uno o più oggetti, es. Der Junge hilft seinem Vater.
  • aggettivi, che attraggono attributi nominali o preposizionali, es. des Lernens überdrüssig auf jemanden neidisch
  • sostantivi (spesso derivati da verbi), che anch’essi richiedono attributi nominali o preposizionali, es. der Besuch meines Onkels die Liebe zu Gott.

Partendo da qui, il linguista francese Lucien Tesnière sviluppa la Dependenzgrammatik , da lui formulata già negli anni ’30 nel Cours élémentaire de syntaxe structurale (1938) e poi articolata nel trattato Eléments de syntaxe structurale , pubblicato postumo solo nel 1959 (muore nel 1954). Tesnière vuole prendere le distanze dal modello di analisi tradizionale. Si rifà così alle osservazioni di Bühler, e indica la capacità di alcune parole di legarsi ad altre con il termine “valenza” ( Valenz ), tratto dalla chimica. Infatti in chimica la valenza è la capacità degli atomi di combinarsi con altri atomi dello stesso elemento chimico o di altri elementi chimici.

Nella grammatica tradizionale si parla di “reggenza” ( Rektion ). Per es. i verbi vengono distinti in transitivi e intransitivi, a seconda della loro reggenza (anche se il concetto di “transitività” non è stato ancora del tutto chiarito).

Però reggenza e valenza non sono esattamente la stessa cosa; il concetto di valenza è più ampio. Infatti la reggenza del verbo si riferisce alla presenza o meno di un oggetto, mentre con valenza si può intendere anche il soggetto o oggetti preposizionali o elementi avverbiali necessari sintatticamente. Inoltre la valenza non riguarda solo la sintassi, ma anche il piano logico-semantico. Per es. nell’introduzione al suo trattato, Tesnière dice che la frase Alfred spricht non è formata da due elementi, ma da tre: il soggetto, il verbo e la loro relazione. Se si considerano solo i due elementi Alfred e spricht , allora l’analisi è puramente morfologica.

Quindi per Tesnière è essenziale l’analisi della “architettura” della frase non visibile sulla superficie; il suo modello si differenzia nettamente dall’analisi dei campi: a Tesnière interessa la connessione tra elementi, non la linearità della frase. Avevamo visto infatti che l’analisi dei campi non tiene conto della relazione tra gli elementi.

Questa relazione tra elementi è di dipendenza. Per es. nella frase Alfred spricht il soggetto è dipendente dal verbo. Cioè per Tesnière il verbo è il nodo cruciale della frase, da cui dipendono tutti gli altri elementi, perché il verbo è l’elemento che esprime l’azione, quindi fornisce la premessa

necessaria perché siano presenti degli attanti ( Aktanten ), cioè elementi che hanno a che fare obbligatoriamente con l’azione, che a seconda della semantica del verbo può essere il soggetto, l’oggetto all’accusativo, o al dativo, ecc., e delle circostanze ( Umstände ) in cui si può realizzare l’azione. Gli attanti sono gli elementi obbligatori (sia sintatticamente che semanticamente) e corrispondono alle Ergänzungen , le circostanze sono elementi accessori e corrispondono alle Angaben. Mentre le Ergänzungen sono di numero limitato (così che i verbi possono avere valenza zero, uno, ecc.), le Angaben non rientrano nel calcolo della valenza, perché non prendono parte all’azione e sono di numero indeterminato.

Tuttavia Tesnière mette le Angaben sullo stesso piano degli attanti, tutti dipendenti dal verbo, creando uno schema gerarchico di questo tipo:

kennt Freund Vetter

euer junger meinen jungen

(= euer junger Freund kennt meinen jungen Vetter )

Con questo esempio vediamo che il soggetto ha perso il suo ruolo centrale così come lo considerava la grammatica tradizionale. Nella gerarchia, il soggetto è sullo stesso piano dell’oggetto.

Secondo Tesnière tutti gli elementi avverbiali devono rientrare tra le Angaben , ma questo secondo Dürscheid è sbagliato, perché ci sono anche degli avverbiali sintatticamente necessari al verbo, come wohnen + Lokaladverbial , fliegen + Richtungsadverbial. Il fatto che si possa dire anche Wir fliegen [nach London] non giustifica il considerare il complemento come Angabe , perché anche altri oggetti si possono sottintendere (come ich singe [ein Lied] ).

Il modello si chiama Dependenzgrammatik , in italiano “grammatica della dipendenza” o “valenziale”. Però valenza e dipendenza non sono esattamente la stessa cosa.

  • la “dipendenza” è una relazione tra elementi della frase;
  • la “valenza” invece è relativa ai singoli elementi che attirano a sé Leerstellen. Quindi il concetto di “dipendenza” è più ampio e include le Angaben , mentre con la “valenza” si parla solo degli elementi che abbiano un qualche legame di dipendenza.

Il concetto di valenza viene esteso da Johannes Erben ( Abriss der deutschen Grammatik , 1958), ma invece di “valenza” parla di Wertigkeit e riprende anche il concetto di campi di Drach (cfr. p. 8ss.), perché guarda anche alla posizione di questi attanti nei campi. Notare che questo trattato esce nel 1958, un anno prima di quello di Tesnière, ma Erben conosceva già le teorie di Tesnière, che erano diffuse dalla fine degli anni ‘30. Quindi il modello noto oggi in area tedesca è un insieme delle teorie di Tesnière, che prende esempi dalla lingua francese, e l’elaborazione di Erben basata su esempi tedeschi, che tiene conto anche del modello dei campi, che invece è esclusivamente tedesco (adatto ad analizzare la sola lingua tedesca).

Erben sviluppa cinque modelli-base ( Grundmodelle che chiama “Satzbaupläne”) per catalogare i tipi di frase, in base al numero di attanti richiesti dal verbo:

  • nullwertige Verben ( Witterungsverben ), es regnet , es schneit , es friert (i verbi zerovalenti o avalenti sono quelli atmosferici, che non richiedono nessun attante, nemmeno il soggetto, che è impersonale);

“Per accelerare si deve premere l’acceleratore.” → Um zu beschleunigen muss man aufs Gaspedal treten. (l’italiano premere corrisponde in questo caso non a drücken , ma a treten. )

“Mi preme il suo futuro.” → Seine Zukunft liegt mir am Herzen. (uso metaforico che non si può tradurre letteralmente).

Frasi di esempio con il verbo “parlare”:

“È un bambino che parla poco.” → Das Kind spricht wenig (es ist wortkarg). (L’aggettivo wortkarg significa “di poche parole”. Qui “parlare” si traduce proprio con il verbo generico sprechen ).

“Posso parlare con il direttore?” → Kann ich den Direktor sprechen? (“parlare con”, per motivi professionali, in tedesco richiede l’oggetto diretto).

“Il giornale ha parlato dell’incidente.” → Die Zeitung hat über den Unfall berichtet. (“parlare di un fatto” (fare la cronaca di) = berichten + über + acc.).

“Non abbiamo ancora parlato del progetto.” → Wir haben das Projekt noch nicht besprochen. (“parlare” di un progetto, cioè discuterlo, analizzarlo = besprechen + oggetto diretto).

“Ha parlato ininterrottamente per tre ore.” → Er hat drei Stunden lang ununterbrochen geredet. (“parlare a lungo” (raccontare, chiacchierare) = reden ; esiste il sostantivo collettivo das Gerede che significa “diceria”, qualcosa che viene detto e diffuso. Questo può aiutare a immaginare la semantica di reden , parlare, tenere un discorso, narrare, ecc.).

Le collocazioni. Le frasi stringere la mano / die Hand drücken e premere l’acceleratore / aufs Gaspedal treten sono collocazioni, cioè combinazioni fisse di parole. Infatti tra le unità lessicali di una frase si verificano delle relazioni semantiche, e in determinati contesti semantici alcune di queste relazioni diventano frequenti e si fissano. La collocazione-tipo è formata da due parole; la combinazione grammaticale è abbastanza regolare, perché in genere abbiamo combinazioni di nome + verbo, nome + aggettivo o verbo + avverbio. Le relazioni semantiche-lessicali che si creano sono invece abbastanza arbitrarie. Riconoscere le collocazioni è importante quando si traduce, perché tendiamo a tradurre i singoli elementi alla lettera creando frasi corrette grammaticalmente ma non lessicalmente, e nella lingua di arrivo potrebbero non essere nemmeno comprese.

Per questo quando si usa un dizionario bilingue si deve fare attenzione a scegliere la collocazione già lessicalizzata basandosi sul lemma base, e a non tradurre tutte le parole singolarmente. Per es. la collocazione italiana presa più di frequente come esempio è “bandire un concorso”. Però “bandire” ha diversi significati: in questo caso non significa “esiliare” ( verbannen ) né “eliminare” ( weglassen ), bensì “compilare”, “scrivere per esteso”, “rendere pubblico”, che si traducono con ausschreiben. Quindi in tedesco si dirà einen Wettbewerb ausschreiben.

Alcuni esempi di collocazione verbo + sostantivo:

  • sostenere un esame eine Prüfung ablegen
  • superare un esame eine Prüfung bestehen ( bei einer Prüfung durchkommen ) (essere bocciato a un esame: [bei der Prüfung] durchfallen )
  • fare il caffè Kaffee kochen
  • emanare una legge ein Gesetz verabschieden
  • opporre resistenza Widerstand leisten
  • operare una scelta eine Wahl treffen

Esempi di collocazione sostantivo + aggettivo:

  • in alto mare auf hoher See
  • tempi duri schwere Zeiten
  • patate novelle neue Kartoffeln
  • un vecchio conoscente ein alter Bekannter

Esempi di collocazione verbo + avverbio:

  • parlare forte laut sprechen
  • parlare piano leise sprechen
  • piovere forte stark regnen
  • piovere poco leise regnen

Der sprechende Hund (p. 40ss.) https://www.youtube.com/watch?v=L2Gdjy7J9fg Attenzione che nel video il Dr. Sommer ha una pronuncia settentrionale (es. spielen [sp]).

Lo sketch è stato scelto come motivo di una Wohlfahrtsmarke , un francobollo commemorativo ( Wohlfahrt = assisenza pubblica). Sono francobolli che si acquistano con un supplemento, rispetto alla tariffa, che va in beneficenza.

p. 40. begrüßen “dare il benvenuto”.

- Sprechunterricht : nel video dicono Sprachunterricht. Notare la collocazione Unterricht erteilen (“impartire lezioni”). Notare anche la valenza di sprechen : qui è monovalente ( Der Hund kann also sprechen? ), oppure bivalente ( Und was kann er sprechen? ), dove sprechen significa “recitare”. p. 41. Sprechen beibringen “insegnare [il] parlare”. - Vorsprechen “pronunciare per primo” (in modo che l’allievo ripeta). p. 42. hinhören = zuhören “ascoltare attentamente” (mentre zuhören regge un Dativ-Objekt e quindi è bivalente, hinhören è monovalente). - liegen ihm nicht so… [im Blut] : jdm. etw. im Blut liegen “essere portato” (“avere nel sangue”). - diesem Thema gewachsen ist “se è maturo per questo tema” ( wachsen dovrebbe essere solo monovalente, qui invece è bivalente con oggetto al dativo). - sprechen über : in questo caso sprechen è bivalente con oggetto preposizionale.

  • all’inizio di p. 43 notare un’altra reggenza di sprechen ( sprechen von ).

Il dizionario. Il dizionario serve soprattutto a capire il significato delle parole. Dobbiamo ricordare però che “significato” e “senso” di una parola non sono la stessa cosa. Il significato e il senso delle parole dipendono dalla storia della lingua, dal luogo in cui la parola viene usata, da quale gruppo sociale e con quale funzione (cioè “in che senso” = wie meinst du das? ).

  • attenzione a come si scrivono le parole! Per es. dove troviamo “egiziano”? ( ägyptisch )
  • cosa si trova nella parte introduttiva del dizionario?  la spiegazione di come sono strutturati i lemmi (poi la grammatica, l’elenco delle abbreviazioni, ecc.).

Le informazioni grammaticali. Un dizionario non serve solo a verificare l’ortografia di un termine, per cercarne i sinonimi o per capirne il significato dalla definizione, ma anche per controllare la grammatica. La grammatica si può controllare nella parte iniziale.  ognuno verifichi dove si trova questa sezione, quanto è lunga, come è strutturata: può essere utile sapere già dove andare a cercare le regole.  cercare nelle tabelle il paradigma di bersten ( bersten significa “esplodere”, “spaccarsi”: das Eis birst , er birst vor Neugier “non sta più in sé dalla curiosità”)  bersten / barst / geborsten.  cercare declinazione di Held “eroe” (decl. debole!).

A seconda dei dizionari, le informazioni grammaticali si possono ricavare anche dal lemma. Subito dopo il lemma sono indicati, nell’ordine:

  • il genere grammaticale,
  • l’eventuale desinenza del gen. sing.
  • l’eventuale desinenza del plurale.  vocale tonica: con il puntino sotto = breve; con il trattino = lunga.
  • Attenzione anche alla suddivisione in sillabe! In genere è indicata sul lemma da un’astina |.

Il Wahrig invece indica il numero della tabella dove è riportato lo schema della declinazione del nome e la coniugazione del verbo. Lo stesso vale per i verbi, che sono seguiti dall’ausiliare e in alcuni dizionari dal paradigma.

 cfr. il lemma übersetzen : se si osserva dove cade l’accento, si capisce se il prefisso è separabile o non separabile: se il prefisso è tonico è separabile, se l’accento cade sulla radice il prefisso è atono e quindi non è separabile.

  • Attenzione anche all’etimologia, indicata tra parentesi quadre [ ]. Nel Duden è all’inizio della glossa, nel Wahrig è in fondo. Nei dizionari più piccoli o per studenti potrebbe non esserci. L’etimologia è utile quando la parola deriva dal latino o dal greco, e quando la forma antica viene spiegata con un sinonimo o con un termine che fa già capire qual è l’ambito semantico del termine.

aus Angst / vor Angst?

  • Si usa vor Angst quando si ha una reazione involontaria, es. Das Kind weint vor Angst vor dem Wasser.
  • Si usa aus Angst quando si reagisce consapevolmente, es. Das Kind flieht aus Angst vor dem Wasser. Spesso nei dizionari (sia bilingui che monolingui) manca un esempio con entrambe le preposizioni.
  • Collocazioni:  cercare la collocazione eine Frage stellen. Nei dizionari si trovano di solito anche le combinazioni più comuni, come eine rhetorische Frage.
  • Composti e derivati: tornando a Held , questo termine si trova spesso come determinante nei composti e può formare anche dei derivati (es. Heldentat , Heldentum ).  verificare nel proprio dizionario se i composti sono trattati in lemmi separati o sotto il lemma principale.

Le abbreviazioni. Per risparmiare spazio nelle glosse si usano spesso delle abbreviazioni. Anche le abbreviazioni sono elencate tutte (generalmente) all’inizio del dizionario. Lo stesso lemma, quando è ripreso nella glossa in una frase di esempio, viene messo con la sola iniziale puntata. Per es. al lemma “Buch” troviamo nel Duden, tra le varie accezioni, questa definizione: in Buchform veröffentlichter literarischer, wissenschaftlicher o. ä. Text; ein spannendes B.; ein B. herausgeben;  cosa significa o.ä.? = oder ähnlich ( er ). Qui troviamo anche delle collocazioni. Es. dal cd-rom del Duden:

  • Con Ü viene indicato il significato traslato ( übertragene Bedeutung , Übertragung ).
  • Con * (o una stellina) viene indicata un’espressione idiomatica. Entrambi di solito in grassetto.

Un altro esempio, al lemma “lesen” troviamo questa definizione: etw. Geschriebenes, einen Text mit den Augen u. dem Verstand erfassen. ( erfassen = “cogliere”, “comprendere”)  Cosa significano etw. e u .? = etwas , und.

È importante conoscere tanti vocaboli per poter capire le definizioni. Al lemma “Schiff” si trova questa definizione: großes, bauchiges, an beiden Enden meist schmaler werdendes od. spitz zulaufendes Wasserfahrzeug  cosa significa od .? = oder.

Anche le indicazioni grammaticali sono sempre abbreviate negli esempi e nelle definizioni: es. Adj , Adv. st.V. (= starkes Verb ), sw. V. (= schwaches Verb ), jd ., jdm ., jmds. ecc.  controllare come sono scritte nel proprio dizionario; ci potrebbero essere differenze. Esempio di bloß : gli usi di bloß sono indicati nel Duden con numeri romani (in altri dizionari potrebbero esserci numeri arabi o lettere): I. aggettivo, II. avverbio, III. particella rafforzativa. In questa glossa c’è anche un uso traslato dell’aggettivo ( der bloße Fels “la nuda roccia”) e un’indicazione del registro linguistico: ugs. = umgangssprachlich = colloquiale.