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Documentario dell'era post documentaria
Tipologia: Appunti
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Gli studi sul documentari possono seguire due linee: una storica e una teorica. Il pensiero di Vertov, di Bazin e la semiotica di Metz hanno influenzato lo sviluppo del documentario. Dziga Vertov è sia teorico che cineasta. Ha saputo prevedere le tendenze e lo sviluppo del cinema. Egli mette in discussione la realtà stessa dell'immagine: iconoclastia. Jean marc Leveratto dice che la un distinzione tra racconto/immagine sull'opera e racconto/immagine dell'opera. Un testo parla al di là delle norme dell'interpretazione. Avviene quindi una collisione tra opera, che ha una vita autonoma e contingente. Vertov usa l'espressione Kino Pravda, che Rouch riprenderà nel '61 col Cinèma vérité. Egli vuole l'oggettività a tutti i costi. Il suo cinema è ontologicamente iconoclasta. Franco Casetti a tal proposito parla di 'occhio accecato', ovvero che desidera così tanto vedere che non vede nulla se non il proprio obbiettivo. Il cinema ha dei limiti, sia teorici che tecnici davanti alla complessità del reale. Vertov rifiuta dunque l'iconologia e l'idolatria dell'ortodossia della chiesa russa e dell'arte borghese. In Shoah (1985) di Claude Lanzman, pupillo di Sartre e Beauvoir, raccoglie le immagini degli alleati nel momento di apertura dei campi di concentramento. È quindi una memoria. Non vi è dunque sensazionalismo in questo documentario. La parola è quella della testimonianza. Altri documentari che trattano questo tema sono Nuit et Bruillard. Diversamente in Blue di Derek Jarman (1993) il blu si contrappone al 'pandemonio delle immagini'. È un'opera di denuncia alla società che manipola la malattia (AIDS) trasformandola in una rappresentazione. In questo senso è iconoclasta. Il ceni-occhio di Vertov si contrappone al sensazionalismo panottico della contemporaneità. Immagine si lega al pensiero, diversamente dall'immagine acefala. La memoria del cinema è l'occhio stesso dell'uomo, non l macchina. La radice del cinema è la selezione di immagini, non la sua accumulazione. In L'uomo con la macchina da presa c'è un'analogia, data dal montaggio, che mostra le analogia che esistono nella realtà quotidiana, tra dettaglio dell'occhio di donna e l'otturatore della macchina. Il cinema, come osservazione della realtà, decodifica il reale. Bill Nichols lo definisce osservativo, perché elimina il commento, la ricostruzione e l'osservazione. Vertov elimina il commento, diventando osservazione attiva, senza imporre un giudizio. Realismo anni '30-'50. Amedèe Ayfre categorizza il concetto di realismo nel seguente modo: è difficile racchiudere Vertov in una definizione a causa della sua matrice nichilista. Non c'è il cinema nel
EMPIRISMO L'esperienza sensibile RAZIONALISMO Che proviene dalla ragione DOCUMENTARIO TECNICO Preso dal vivo, no messa in scena NATURALISMO Via mediana REALISMO SOCIALISTA Come razionalismo dialettico Si arriva alla realtà attraverso una ricostruzione razionale VERISMO Realtà al servizio di una idea -film a tesi
senso di macchina produttrice di immagini. Diversamente dal realismo. Iconoclastia vertoviana tecnica: la creazione illusoria del movimento avviene con la distruzione del singolo fotogramma. L'immagine fotografia deve negarsi per creare un illusione di movimento. Quindi il cinema è ontologicamente iconoclasta. Ad esempio Chris marker in la Jetèe (1962) fa un montaggio di immagini fisse. Vertov in L'uomo con la macchina da presa mostra la sala di montaggio in cui i fotogrammi vengono tagliati/mutilati. Bazin, teorico francese, considera le radici del cinema simile all'imbalsamazione degli egizi, che è il tentativo di preservazione contro il tempo. La tecnica insegue e distrugge i desideri dell'uomo:
Il documentario può essere:
inoltre collega le modalità a dei decenni: Anni Modalità '20 Poetico '30 Espositivo '60 Osservativo, interattivo '80/'90 Riflessivo performativo Questa cronologia è però problematica. Le modalità possono essere sincroniche e/o compresenti. Stella Buzzi afferma che il documentario è intersezione tra società, autore e pubblico. Le modalità di nichols per lei sono limitanti. Non è possibile rappresentare in maniera oggettiva, senza intervento, la realtà. Si afferma un nuovo tipo di documentario: quello performativo, che è il fine ultimo. Mette a confronto il Direct cinema e la matrice statunitense, che hanno uno stile invisibile e una chiusura testuale. Moore diventa una star-director.
4. MICHAEL MOORE: NASCITA DELLA STAR-DIRECTOR Le caratteristiche del suo documentarismo sono: - attivismo politico - partecipazione democratica - intervento diretto - semplifica in maniera populista con un tono inquisitorio e un piglio investigativo Contro: - general motors - mercato delle armi - Bush - guerra in Iraq - Capitalismo Stella Buzzi lo definisce una sta-director, l'autore diventa performer. Altri come lui: molly Dineen, Nick Broomfield. Hanno un linguaggio più televisivo che cinematografico. Ha un montaggio libero. L'intervista ha un uso innovativo, è una performance, non uno spettacolo. Simile al giornalismo d'assalto, non famigliarizza con l'intervistato, effetto assalto/sorpresa. La ricerca di Moore diventa un format televisivo (in Italia, le iene ). Il documentario di Moore è un osmosi tra reality TV e documentario. I temi trattati sono tropo vasti per essere indagati di persona e quindi ci si affida alla star-director. Es. Fahrenheit 9/11, che vince la Palma d'oro a Cannes, si oppone a Bush, in quanto legato al terrorismo, alle lobby corrotte e alle banche e compagnie produttrici di armi. Non tratta lo spettatore da pari. Sfrutta qualsiasi messo, strumentalizzandolo (anche il dolore degli altri) per sostenere la sua tesi. In Sicko 2007 si oppone al sistema sanitario americano, che nasca su basi democratiche (su segnalazione su blog). Il nome conta più dell'opera in sé, come avviene nella moda.
video giornalismo. La narrazione è immersiva e collettiva, crea prodotti ibridi di difficile catalogazione. Danny Birchatte dice che il documentario per la rete: