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Documentario dell'era post documentaria, Appunti di Storia Del Cinema

Documentario dell'era post documentaria

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 25/06/2019

costanza-gorick
costanza-gorick 🇮🇹

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L'ERA POST DOCUMENTARIA
1. DZIGA VERTOV: LA STRADA DELL'ICONOCLASTIA
Gli studi sul documentari possono seguire due linee: una storica e una teorica.
Il pensiero di Vertov, di Bazin e la semiotica di Metz hanno influenzato lo sviluppo del documentario.
Dziga Vertov è sia teorico che cineasta. Ha saputo prevedere le tendenze e lo sviluppo del cinema. Egli
mette in discussione la realtà stessa dell'immagine: iconoclastia.
Jean marc Leveratto dice che la un distinzione tra racconto/immagine sull'opera e racconto/immagine
dell'opera. Un testo parla al di là delle norme dell'interpretazione. Avviene quindi una collisione tra opera,
che ha una vita autonoma e contingente.
Vertov usa l'espressione Kino Pravda, che Rouch riprenderà nel '61 col Cinèma vérité. Egli vuole
l'oggettività a tutti i costi. Il suo cinema è ontologicamente iconoclasta. Franco Casetti a tal proposito parla di
'occhio accecato', ovvero che desidera così tanto vedere che non vede nulla se non il proprio obbiettivo.
Il cinema ha dei limiti, sia teorici che tecnici davanti alla complessità del reale.
Vertov rifiuta dunque l'iconologia e l'idolatria dell'ortodossia della chiesa russa e dell'arte borghese.
In Shoah (1985) di Claude Lanzman, pupillo di Sartre e Beauvoir, raccoglie le immagini degli alleati nel
momento di apertura dei campi di concentramento. È quindi una memoria. Non vi è dunque sensazionalismo
in questo documentario. La parola è quella della testimonianza. Altri documentari che trattano questo tema
sono Nuit et Bruillard.
Diversamente in Blue di Derek Jarman (1993) il blu si contrappone al 'pandemonio delle immagini'. È
un'opera di denuncia alla società che manipola la malattia (AIDS) trasformandola in una rappresentazione. In
questo senso è iconoclasta.
Il ceni-occhio di Vertov si contrappone al sensazionalismo panottico della contemporaneità. Immagine si
lega al pensiero, diversamente dall'immagine acefala. La memoria del cinema è l'occhio stesso dell'uomo,
non l macchina.
La radice del cinema è la selezione di immagini, non la sua accumulazione.
In L'uomo con la macchina da presa c'è un'analogia, data dal montaggio, che mostra le analogia che esistono
nella realtà quotidiana, tra dettaglio dell'occhio di donna e l'otturatore della macchina.
Il cinema, come osservazione della realtà, decodifica il reale.
Bill Nichols lo definisce osservativo, perché elimina il commento, la ricostruzione e l'osservazione. Vertov
elimina il commento, diventando osservazione attiva, senza imporre un giudizio. Realismo anni '30-'50.
Amedèe Ayfre categorizza il concetto di realismo nel seguente modo:
è difficile racchiudere Vertov in una definizione a causa della sua matrice nichilista. Non c'è il cinema nel
realismo
EMPIRISMO
L'esperienza sensibile RAZIONALISMO
Che proviene dalla ragione
DOCUMENTARIO
TECNICO
Preso dal vivo, no
messa in scena
NATURALISMO
Via mediana REALISMO SOCIALISTA
Come razionalismo dialettico
Si arriva alla realtà attraverso
una ricostruzione razionale
VERISMO
Realtà al servizio di una idea
-film a tesi
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L'ERA POST DOCUMENTARIA

1. DZIGA VERTOV: LA STRADA DELL'ICONOCLASTIA

Gli studi sul documentari possono seguire due linee: una storica e una teorica. Il pensiero di Vertov, di Bazin e la semiotica di Metz hanno influenzato lo sviluppo del documentario. Dziga Vertov è sia teorico che cineasta. Ha saputo prevedere le tendenze e lo sviluppo del cinema. Egli mette in discussione la realtà stessa dell'immagine: iconoclastia. Jean marc Leveratto dice che la un distinzione tra racconto/immagine sull'opera e racconto/immagine dell'opera. Un testo parla al di là delle norme dell'interpretazione. Avviene quindi una collisione tra opera, che ha una vita autonoma e contingente. Vertov usa l'espressione Kino Pravda, che Rouch riprenderà nel '61 col Cinèma vérité. Egli vuole l'oggettività a tutti i costi. Il suo cinema è ontologicamente iconoclasta. Franco Casetti a tal proposito parla di 'occhio accecato', ovvero che desidera così tanto vedere che non vede nulla se non il proprio obbiettivo. Il cinema ha dei limiti, sia teorici che tecnici davanti alla complessità del reale. Vertov rifiuta dunque l'iconologia e l'idolatria dell'ortodossia della chiesa russa e dell'arte borghese. In Shoah (1985) di Claude Lanzman, pupillo di Sartre e Beauvoir, raccoglie le immagini degli alleati nel momento di apertura dei campi di concentramento. È quindi una memoria. Non vi è dunque sensazionalismo in questo documentario. La parola è quella della testimonianza. Altri documentari che trattano questo tema sono Nuit et Bruillard. Diversamente in Blue di Derek Jarman (1993) il blu si contrappone al 'pandemonio delle immagini'. È un'opera di denuncia alla società che manipola la malattia (AIDS) trasformandola in una rappresentazione. In questo senso è iconoclasta. Il ceni-occhio di Vertov si contrappone al sensazionalismo panottico della contemporaneità. Immagine si lega al pensiero, diversamente dall'immagine acefala. La memoria del cinema è l'occhio stesso dell'uomo, non l macchina. La radice del cinema è la selezione di immagini, non la sua accumulazione. In L'uomo con la macchina da presa c'è un'analogia, data dal montaggio, che mostra le analogia che esistono nella realtà quotidiana, tra dettaglio dell'occhio di donna e l'otturatore della macchina. Il cinema, come osservazione della realtà, decodifica il reale. Bill Nichols lo definisce osservativo, perché elimina il commento, la ricostruzione e l'osservazione. Vertov elimina il commento, diventando osservazione attiva, senza imporre un giudizio. Realismo anni '30-'50. Amedèe Ayfre categorizza il concetto di realismo nel seguente modo: è difficile racchiudere Vertov in una definizione a causa della sua matrice nichilista. Non c'è il cinema nel

realismo

EMPIRISMO L'esperienza sensibile RAZIONALISMO Che proviene dalla ragione DOCUMENTARIO TECNICO Preso dal vivo, no messa in scena NATURALISMO Via mediana REALISMO SOCIALISTA Come razionalismo dialettico Si arriva alla realtà attraverso una ricostruzione razionale VERISMO Realtà al servizio di una idea -film a tesi

senso di macchina produttrice di immagini. Diversamente dal realismo. Iconoclastia vertoviana tecnica: la creazione illusoria del movimento avviene con la distruzione del singolo fotogramma. L'immagine fotografia deve negarsi per creare un illusione di movimento. Quindi il cinema è ontologicamente iconoclasta. Ad esempio Chris marker in la Jetèe (1962) fa un montaggio di immagini fisse. Vertov in L'uomo con la macchina da presa mostra la sala di montaggio in cui i fotogrammi vengono tagliati/mutilati. Bazin, teorico francese, considera le radici del cinema simile all'imbalsamazione degli egizi, che è il tentativo di preservazione contro il tempo. La tecnica insegue e distrugge i desideri dell'uomo:

  • il movimento: distrugge il fotogramma
  • introduzione del sonoro: distrugge la poesia dell'immagine muta Jean Marc Leveratto dice che il cinema di Vertov è come una cosmogonia socialista, in cui l'uomo non è un prigioniero, egli può introdurre un ordine all'interno delle cose. L'immagine di Vertov: non ha
  • elementi emozionali
  • pathos
  • carattere drammatico → l'arte non è più consolazione dello spirito ma è
  • lineare
  • asciutta
  • quadro aperto, in cui non vi è differenza dentro/fuori Vertov rifiuta l'arte borghese e il soggettivismo. L'iconoclastia di Vertov è:
  • tecnica : l'immagine fotografica viene sacrificata per il movimento
  • teorica :l'immagine simbolica delle arti borghesi muore per la rivoluzione socialista che introduce l'inorganico
  1. ANDRE' BAZIN. LA STRADA DELL'OGGETTIVITA' Bazin sostiene che il cinema è ontologicamente realistico, è sinergia tra abilità artistica/materia. C'è un'indissolubilità tra arte/realtà. Non ci sono distinzioni tra finzione e documentario, ma una diversa gradualità di realismo. Marco Bertoncini dice che il realismo può essere:
  • psicologico quando il pubblico crede all'immagine su pellicola (diversamente dall'immagine pittorica)
  • tecnico l'immagine con la tecnica si forma senza intervento dell'uomo
  • estetico strumento di autenticazione dell'immagine Bazin dice che il valore del cinema sta nell'offrire una conoscenza, in questo senso il documentario è simile al cinema di finzione. La realtà è consustanziale all'immagine.

Il documentario può essere:

  • conviviale: in cui il regista entra in contatto intimo col gruppo come ad esempio. The man of Aran di Flaherty.
  • Dialogico: c'è una relazione attiva tra con la comunità. Vedi: Jean Rouch
  • distanziato: l'osservazione è temporalmente dislocata
  • critico: c'è una messa in discussione come autori: Wiseman, Vittorio de Seta
  • d'interpretazione: in cui si sottolinea un punto di vista. es. diario di un maestro.
  • Saggio: in cui vi è una speculazione riflessiva. es. chris marker, Godard, Pasolini.
  • Favola: si svela il mondo interiore con le immagini
  • mosaico: la fantasia assembla il girato (Vertov) L'epreuve du Reél à l'ecran-Essai sur le principe de realité documentaire Niney riflette sull'oggettività, che si concretizza nella telecamera di sorveglianza, perché non ha soggetto, non ha un punto di vista, non c'è interpretazione e non ha immaginazione. In Blow up di Antonioni l'immagine fotografia è testimone di un'azione pregressa. Il cinema documentario necessita di una ridefinizione secondo il parametro del giusto/non giusto.
  • Ogni ripresa pecca di oggettività → perché intriso in un contesto sociale/storico
  • l'immagine riflette: il singolo discorso e il singolo autore
  • ha più livelli di lettura
  • lo spettatore viene incluso
  • l'immagine è relativa
  • l'immagine documentaria è problematica perché lascia domande aperte
  • grado di credenza: documentario/finzione
  • la verità si lega al bello (estetica)
  • il cinema documentario è il luogo ideale per scambio di riflessioni
  1. STELLA BRUZZI VS. BILL NICHOLS: LA STRADA DELLA PERFORMANCE Nel 1976 Dai Vaughan in Television documentary riflette sula televisione dicendo che i documentario evolve in base ai nuovi media. Il documentario è mediato dalle nuove caratteristiche della TV, la messa in onda e la diretta. Lo stesso anno Bill Nichols scrive Documentary Theory and practice in c ui approfondisce l'ideologia e la politica del medium e fa una tassinomia del documentario, ovvero la modalità della non-fiction.
  • Modalità osservativa: in cui vi è un posizionamento neutro della macchina da presa e nessun intervento verbale e di interazione
  • modalità espositiva: ha una struttura classica, c'è una voce fuori campo che è veridittivo e ha un tono didattico e didascalico
  • modalità interattiva: in cui l'autore interagisce coi i soggetti ripresi e vi è dunque un coinvolgimento emotivo.
  • Modalità riflessiva: in cui l'autore meta-testualmente riflette sulla produzione e la realizzazione
  • modalità performativa e rappresentativo:
  • modalità partecipativa

inoltre collega le modalità a dei decenni: Anni Modalità '20 Poetico '30 Espositivo '60 Osservativo, interattivo '80/'90 Riflessivo performativo Questa cronologia è però problematica. Le modalità possono essere sincroniche e/o compresenti. Stella Buzzi afferma che il documentario è intersezione tra società, autore e pubblico. Le modalità di nichols per lei sono limitanti. Non è possibile rappresentare in maniera oggettiva, senza intervento, la realtà. Si afferma un nuovo tipo di documentario: quello performativo, che è il fine ultimo. Mette a confronto il Direct cinema e la matrice statunitense, che hanno uno stile invisibile e una chiusura testuale. Moore diventa una star-director.

4. MICHAEL MOORE: NASCITA DELLA STAR-DIRECTOR Le caratteristiche del suo documentarismo sono: - attivismo politico - partecipazione democratica - intervento diretto - semplifica in maniera populista con un tono inquisitorio e un piglio investigativo Contro: - general motors - mercato delle armi - Bush - guerra in Iraq - Capitalismo Stella Buzzi lo definisce una sta-director, l'autore diventa performer. Altri come lui: molly Dineen, Nick Broomfield. Hanno un linguaggio più televisivo che cinematografico. Ha un montaggio libero. L'intervista ha un uso innovativo, è una performance, non uno spettacolo. Simile al giornalismo d'assalto, non famigliarizza con l'intervistato, effetto assalto/sorpresa. La ricerca di Moore diventa un format televisivo (in Italia, le iene ). Il documentario di Moore è un osmosi tra reality TV e documentario. I temi trattati sono tropo vasti per essere indagati di persona e quindi ci si affida alla star-director. Es. Fahrenheit 9/11, che vince la Palma d'oro a Cannes, si oppone a Bush, in quanto legato al terrorismo, alle lobby corrotte e alle banche e compagnie produttrici di armi. Non tratta lo spettatore da pari. Sfrutta qualsiasi messo, strumentalizzandolo (anche il dolore degli altri) per sostenere la sua tesi. In Sicko 2007 si oppone al sistema sanitario americano, che nasca su basi democratiche (su segnalazione su blog). Il nome conta più dell'opera in sé, come avviene nella moda.

  1. NEOVERISMO ITALIANO: DA VIVA ZAPATERO A SACRO GRA la corrente del neoverismo crede all'aderenza tra rappresentazione e realtà. Non c'è relazione col circostante, ma si mostra solo la propria posizione. C'è un rifiuto del confronto diretto e annientamento di ogni opinione diversa (diversamente dal Neorealismo di Zavattini). Si rifà al neorealismo letterario di Giovanni Verga. In Italia i temi più gettonati sono: politico (Berlusconi) in tono di farsa grottesca, sociale (immigrazione). La critica si critica solo sul soggetto e quindi non dell'estetica. Il regista del documentario è paradossalmente meno libero di un regista di fiction perché ha più pressione sia per essere prodotto che per essere distribuito. Il documentario contiene un codice etico implicito che un patto base di fiducia nel cinema. Bill nichols sottolinea che il discorso etico è centrale nel cinema del reale. Nell'era post-documentaria non contano l'estetica e l'etica. I linguaggi sono mescolati in un globalismo audio-visuale. Non c'è nessun contenuto. La TV ha inglobato il documentario. Alcuni registi di documentari sono passati al cinema a soggetto (come Alina Marazzi, Andrea Segre, Leonardo di Costanzo, Costanza Quatriglio). L'Italia non ha una tradizione per il cinema documentario. La TV non lo favorisce perché c'è un calo di audience. Non si investe nei giovani autori. In sala il documentario non frutta economicamente.
  2. LE TEMATICHE: STORIE DI CARCERE, SCUOLA E IMMIGRAZIONE

Le tematiche di tendenza nei prossimi anni saranno

  • il carcere, che è una riproduzione in piccola scala dei conflitti della società esterna → il disagio povertà, emarginazione, difficoltà nei rapporti affettivi, conflittualità. La vita dentro diventa metafora della vita fuori. es. il gemello di Vincenzo Marra, Milleeunanotte Marco Santanelli.
  • Scuola, luogo di scambio e mescolanza. es. Diario di un maestro Vittorio de Seta, Fratelli d'Italia / Alì dagli occhi azzurri Claudio Giovannesi, la mia classe Daniela Gaglione.
  • Temi sociali: come comunità di cinesi, immigrati in Italia, nuovi modelli famigliari, guerre. Le strutture culturali e i complessi giochi diplomatici limitano la libertà d'espressione, quindi a volte è più facile dare una lettura di un altro paese.
  1. AL DI Là DI QUA DELLO SCHERMO: LE SCUOLE DI CINEMA DOCUMENTARIO IN ITALIA DAGLI ANNI '80 AD OGGI. È possibile insegnare il documentario? In Italia ci sono state due grandi scuole, che ormai sono tramontate:
  • ipotesi cinema fondata da Ermanno Olmi a Bassano
  • cammelli factory di Daniele Segre a Torino Ora abbiamo Zelig a Bolzano, Centro Sperimentale di Cinematografia.
  1. L'ERA DI YOUTUBE E LA FINE DELL'AUTORE Per alcuni aspetti c'è un ritorno al cinema delle origini (Lumière e Méliers): l'estetica dell'attrazione e dello stupore, l'assenza della figura di un autore (come in Youtube), la mancanza del diritto d'autore. La rete infatti favorisce la manipolazione arbitraria di materiali altrui (détournement). Con internet si è auto un mescolamento di generi, modelli e poetica, che danno un postmodernismo nichilista. Il digitale ha permesso un abbassamento dei costi di produzione e distribuzione, favorendo così il documentario che però ha abbassato la qualità estetica e aumentato il suo impatto mediatico. Alcuni film vengono direttamente pensati per una distribuzione per la rete. A media diversi coincide un'estetica diversa. si arriva a un ipomedialità ovvero una bassa qualità tecnica → film youtube, low quality. C'è una neoestetica del brutto che non ha filtri e nessun intervento, tipica della televisione generalista e del

video giornalismo. La narrazione è immersiva e collettiva, crea prodotti ibridi di difficile catalogazione. Danny Birchatte dice che il documentario per la rete:

  • produce nuove forme d'aggregazione
  • dà possibilità di raggiungere più persone
  • aumenta l'accesso materiale 'bruto'
  • dà accesso alla vita intima delle persone si diffondono home pages e social network che promuovono l'ego. Dal blog si passa al vlog (video amatoriali). Caratteristiche era post-documentaria:
  • brevità
  • frammentazione
  • serialità
  • coinvolgimento personale/privato
  • comunities
  • condivisione
  • immediatezza