

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
documentario la taranta appunti
Tipologia: Appunti
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Dipartimento di Storia, Culture, Religioni Laboratorio di Antropologia delle Immagini e dei Suoni "Diego Carpitella" titolo[ La Taranta ] data[ 1962 ] regia[ Gianfranco Mingozzi ] sceneggiatura[ ] musica[ Diego Carpitella ] consulenza [ Ernesto De Martino, Diego Carpitella ] lingua1[ Italiano ] didascalie[ si ] sottotitoli[ no ] supporto[ ] standard[ ] formato[ m4v ] bianco/nero[ si ] colore[ no ] durata[ 17:97 ] sonoro[ si ] collocazione[ ] originale[ no ] copia [ si ] stato_di_conservazione[ buono ] genere[ film-documentario ] argomento[ il documentario spiega il fenomeno del tarantismo, inteso come pratica terapeutica ] luogo1[ Galatina ] luogo2[ Salento ] luogo3[ Puglia ] luogo4[ Italia ] popolazione1[ Salentini ] narrazione_del_contenuto «Questa è la terra di Puglia e del Salento, spaccata dal sole e dalla solitudine, dove l'uomo cammina sui lentischi e sulla creta. Scricchiola e si corrode ogni pietra, da secoli». Siamo a Galatina nel 1961, anno in cui Mingozzi, coadiuvato nel suo lavoro dalla consulenza scientifica di Ernesto De Martino e Diego Carpitella, cattura le immagini che andranno a formare il film-documentario “La Taranta” che sarà presentato al pubblico nel ‘62. Ad accompagnare lo spettatore in questo percorso di documentazione del rito della Taranta c’è il commento di Salvatore Quasimodo. All’inizio del documentario, prima ancora dei titoli di testa, appare una didascalia esplicativa dell’argomento che il film andrà a trattare; viene qui riportata: “La taranta è il ragno mistico, in sé innocuo, che morde simbolicamente e dà, col suo veleno, turbamenti fisici e dell’anima. Il tarantismo, il male del cattivo passato che torna e continua il suo tormento, ebbe origine dalla contaminazione di riti orgiastici e iniziatici pagani fra l’800 e il 1300. Ha avuto ed ha diversa cronaca dall’anno 1700, quando la Chiesa, alla speranza degli invasati per una liberazione, sostituisce l’immagine di San Paolo”. Citando Quasimodo: «Qui cresce, tra le spighe del grano e le foglie del tabacco, la superstizione, il terrore, l’ansia di una stregoneria possibile, domestica. I geni pagani della casa sembrano resistere ad una profonda metamorfosi tentata da una civiltà durante millenni». E’ in estate che il “ragno della follia e
dell’assenza”, la tarantola, colpisce le sue vittime. Nella calura estiva «la noia penetra nell’interno dell’uomo, matura verso l’irrazionale i suoi sentimenti, deforma gli istinti». Il morso, simbolico, della tarantola e i sintomi che provoca in chi lo subisce, sono espressione di un malessere e di un disagio individuale. E’ attraverso la danza e la musica, dal ritmo incalzante e continuo, che si riesce a guarire dal morso della taranta. Gli strumenti musicali di cura, che stimolano ed accompagnano la danza terapeutica della tarantella, sono il violino, la fisarmonica ed il tamburello. Il documentario ci mostra per intero il rituale della cura. Vediamo dei suonatori a casa di una donna, vittima del morso della taranta. Nell’abitazione ci sono i suoi figli, un’anziana signora e una folla di curiosi, tra cui molti bambini, che si accalca sull’uscio ad assistere alla terapia della danza. La tarantata, che si trova in un'altra stanza rispetto a dove sono i musicisti, sembra essere richiamata dal suono incalzante degli strumenti musicali, la vediamo infatti entrare nella stanza, in realtà strisciando sul pavimento, già in stato di trance e in preda a convulsioni. Ha inizio così il rito di guarigione, attraverso la danza, che si divide in due fasi: nella prima, la donna è stesa a terra in stato di trance, presa dalle convulsioni si muove con movimenti meccanici, cadenzati. Nella seconda fase la donna è in piedi, batte con i piedi a terra a ritmo di musica come a voler calpestare la tarantola che l’avrebbe morsa. Alla fine della danza la donna cade a terra, stremata, in uno stato di incoscienza. Durante tutta l’esecuzione del rito un bambino, seduto su una sedia, tiene un quadro con l’immagine di San Paolo. La donna, una volta riacquistati i sensi, si rivolge al Santo per avere la conferma di essere guarita. Il Santo può chiedere un’offerta alle vittime del morso del ragno, come succede nel caso documentato in cui, ad esempio, chiede alla donna una messa in suo onore, questa però si rifiuta di farlo così i suonatori riprendono a suonare e la tarantata cade di nuovo in trance. «Così attraverso il simbolismo della musica e della danza, il passato di dolore, le sconfitte dell’anima e i traumi delle tarantate sono stati evocati, fatti traboccare e risolti in un equilibrio che durerà sino al nuovo tempo del rimorso» S. Quasimodo. Ogni anno, in estate, il 28 giugno, le tarantate e coloro che sono guarite vanno in pellegrinaggio nella chiesa di San Paolo per esorcizzare il male e chiedere la grazia, “il morso come il rimorso è aspro da sottomettere”. “Questo è il grande giorno delle tarantate”, spiega la voce narrante, giorno in cui “possono recitare la loro disperazione” per una vita fatta di repressione e rinuncia “davanti ad una folla di spettatori” che assiste allo sfogo dei loro tormenti. Le vittime del morso si radunano nella cappella di San Paolo, sono incoscienti, con loro ci sono donne e uomini che le sostengono e le assisteranno durante il processo di guarigione. Fuori dalla Chiesa una folla di persone si accalca sull’uscio. Continuano ad arrivare altre tarantate che si recano dal Santo; in particolare le immagini mostrano una donna che tiene in braccio una bambina in stato di incoscienza e si avvia anch’essa verso la chiesa. Mentre all’esterno la folla preme per avvicinarsi all’uscio, in chiesa ha inizio la terapia. Vediamo una donna stesa su un grande lenzuolo che in balia di ritmiche convulsioni agita la testa, batte i piedi a terra e si sposta, con la schiena appoggiata al pavimento, nella sala. Fa da sfondo musicale la voce di una donna che canta e batte il ritmo con le mani. A tratti si sentono chiaramente rumori di urla e lamenti. All’esterno, la cinepresa segue i movimenti di una donna vestita di nero. Questa si dirige verso la chiesa, sotto lo sguardo della folla, camminando a carponi. Arrivata in prossimità dell’uscio si alza e batte con i piedi a terra correndo avanti ed indietro, la folla si apre per lasciarle lo spazio necessario. Un particolare molto interessante si rileva in questo momento del documentario: la donna, resasi conto di essere ripresa, nel bel mezzo dell’esecuzione alza la testa ed inveisce contro la cinepresa. Allo stesso modo reagirà un uomo, forse parente della donna e che rivedremo anche più avanti nelle riprese, che seguendo i movimenti della donna si accorge che l’operatore cinematografico sta riprendendo l’evento e, anch’egli, gli inveisce contro, lamentandosi con un vigile per la presenza della cinepresa. La folla lascia, intanto, sempre più spazio alla tarantata che inizia a correre in tondo davanti la chiesa, fin quando inizia a girare su sé stessa per cadere poi a terra, sorretta dall’uomo suddetto, in completo stato di incoscienza. Le urla della folla si uniscono a quelle delle tarantate, che all’interno della cappella tentano di richiamare alcune basi ritmiche della danza rituale. Le immagini mostrano una donna che arrampicatasi sull’altare, sembra abbracciare una colonna. Un'altra donna, uscendo dalla chiesa, si scaglia violentemente contro la folla, un vigile la trattiene e la affida alle cure di altre donne, la tarantata però viene scossa da nuove convulsioni e cade ancora in trance. “Qui il tarantismo comincia la sua morte. Interdetta dalla pietà cristiana la musica e la danza, disarticolata la disciplina del ritmo e della melodia, Il tarantismo, nella cappella di San Paolo, è già nella sua parabola di crisi, entra, ora, nel campo della pura neurologia. Nella evoluzione del mondo di oggi questa antica