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vengono trattati argomenti di storia del teatro in modo diverso, completo e chiaro
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Mattei
Polifonia: stile compositivo che combina due o più voci e/o strumenti indipendenti. Si sviluppa in Europa come in India, Afganistan, Indonesia, paesi balcanici e caucasici. Dal 350 d.C. era invalsa la prassi improvvisatoria della diafonia (due-voci), consistente nello sdoppiamento di una melodia tra due voci ad altezze diverse. Nel VII-VIII sec. con il termine parafonisti s’indicavano i cantanti che eseguivano il canto liturgico simultaneamente a distanza di ottava, quinta e quarta. Nel IX-X sec. Parafonìa indicava dunque la primigenia pratica del canto parallelo intesa come tropatura della melodia gregoriana. Malgrado le informazioni riguardo la musica nell’Antico Egitto siano frammentarie, è molto probabile derivazioni sumere e babilonesi sia negli strumenti, come i flauti ad ancia Le origini della nostra notazione musicale europea si trovano nei simboli abbreviati usati per la recitazione orale greca ed orientale. Si conosce bene la tradizione musicale greca in quanto in quanto i suoi pensiero filosofico e sistemi teorici vennero preservati nel corso dei secoli e saranno posti come fondamenti della cultura musicale europea cristiana. Per comprendere meglio la lunga parabola musicale dell’antica Grecia è utile suddividerla in diversi segmenti: il periodo aureo, ricco di innovazioni musicali con una concezione alta della musica, e il periodo ellenico e dell’impero, dove la musica assume soprattutto valore d’intrattenimento. I romani si sono imposti sugli altri popoli non solo per supremazia militare ma anche con esibizione del loro potere attraverso la monumentalità, anche al livello musicale. La musica compare anche nei teatri e circhi romani i quali, prima ancora che spazio culturale, sono emblema dell’impero dove l’elemento musicale non è più un tramite fra reale e narrato, ma serve a generare stupore, riempire i tempi morti ed enfatizzare le attese. La liturgia cristiana occidentale è interamente cantata e il suo canto, il latino, è detto “gregoriano” (dal mito di Gregorio dove Gesù gli canta nell'orecchio le preghiere per il culto poi dettate a uno scrivano), inoltre la liturgia permette all’uomo di gestire l'attesa, frantumando la continuità del tempo: il ciclo liturgico dura un intero anno e i momenti dedicati alla celebrazione di Cristo impegnano due periodi principali, uno legato alla Pasqua e l'altro al Natale.
Polifonia come Ars: il Trattato “Musica enchiriadis” gli riconosce lo statuto di Ars. Vox principalis melodia gregoriana detta “cantus” Vox organalis voce aggiunta in ottava, quinta o quarta.
NOTAZIONE DASIANA: primo esempio di notazione musicale polifonica; sistema di righe e spazi dove venivano sistemati simboli grafici, il numero di linee varia tra 4 e 18. Costituisce il superamento dell’idea di imparare mnemonicamente. Organum è termine di derivazione greca ( òrganon = misurazione ben definita, e matematicamente chiara) e si riferiva alla chiarezza delle sinfonie d'ottava, di quinta e di quarta (le consonanze perfette del sistema pitagorico) che risuonavano simultaneamente in un brano polifonico. Le voci impiegate erano maschili e bianche. Il termine Discanto indicò una prassi polifonica contrapposta all’organum parallelo: la parte aggiunta alla vox principalis procedeva di preferenza per moto contrario e nota contro nota con il cantus evitando gli urti dissonanti. L’organum insegnato da Guido d’Arezzo presuppose il rifiuto del teatracordo, i tre suoni limite, regolatori della vox organalis, in Guido erano DO, FA, SOL, se il cantus superava i suoni limite, l’organum o restava sospeso. Guido pose il principio della cadenza (un suono di riposo doveva essere preceduto da uno dissonante, tensivo). Il nuovo organum del XII sec. prevedeva sinfonie primarie (ottava, quinta, quarta) e altre di passaggio (terza, sesta, seconda, settima); i trattatisti classificarono i nuovi aggregati in base alla loro qualità sonora. Santiago de Compostela: centro importante era la cattedrale di Santiago de Compostela; le musiche polifoniche per la liturgia di quel centro legato al culto di San Giacomo apostolo. La polifonia a Notre Dame di Parigi (1175-1230): Anche la polifonia parigina si improvvisava su formule preesistenti, le polifonie riguardano il proprium (testi di una singola festività) e hanno un alto livello di modularità tipico delle tradizioni orali. La separazione concettuale tra il ruolo di compositore e quello di esecutore non era ancora concepita nell’ambito di una tradizione di tipo orale-scritta che si basava ancora sulla memoria per eseguire e per comporre. Nei mottetti di primo Duecento le voci non fanno riferimento a schemi ritmici chiari e la notazione (sempre pre-mensurale) vale solo come richiamo mnemonico; le formule melismatiche sono rare. Nella seconda metà del XIII sec. i mottetti a tre voci si svincolarono dalla liturgia. Se i canzonieri in francesi propongono un sistema di righi con notazione, in Italia non vi erano scuole o università in cui si praticava la scrittura musicale, tuttavia però esistevano importanti scriptoria monastici che non ignoravano la notazione e di ciò ne è un esempio la lauda, una canzone devota, che nasce come canto per esprimere la religiosità popolare. L'alto-tedesco produce il genere lirico del Minnesang.
Nell’epoca della Progettualità si riscontrano tre filoni musicali:
Borgogna e Francia. Busnoys compone soprattutto chansons mentre Ockeghem lascia in eredità una produzione più fitta costituita da 10 mottetti, 12 messe, 20 chansons e un requiem.
Gli anni successivi alla crisi avignonese caratterizzano l’entrata dell’età moderna, e sono caratterizzati dalla perdita di fiducia nel potere papale: l’Italia torna ad essere protagonista della scena musicale accanto alla Francia e attinse le teorie musicali ripartendo dalla filosofia classica. La musica torna ad essere concepita come intrattenimento e comincia ad affermarsi una separazione tra il ruolo dell’esecutore e dell’autore, il quale si rifà al concetto di originalità : si mette da parte il concetto di Tropo. Questo gusto è testimoniato anche dalle “ frottole ”, un genere semplice e monodico con accompagnamento strumentale. La democratizzazione della musica passa anche attraverso la stampa, nata nei primi anni del 500: i libri di musica ebbero una grossa diffusione e coinvolsero, oltre all’aristocrazia, la borghesia benestante. Tale elemento determina di riflesso un allargamento del pubblico e l’esecuzione di musici amatoriali che utilizzeranno una scrittura semplice che richiede unicamente una buona intonazione. Il genere madrigale si declina nel 500 su tre direttrici:
**- L’abilità contrappuntistica;
Dopo la riforma luterana e il concilio di Trento si crea una frattura tra nord e sud:
In ambito inglese si ricordino Dryden e Purcell, il quale scrive odi ed inni per la corte. Nell’ambito della musica strumentale si inseriscono diversi generi principali:
Leibniz con la sua filosofia aiuta a capire i principi della musica del Settecento: sostiene che il piacere di ascoltare la musica deriva dal fatto che c’è un rapporto tra consonanze e dissonanze, basato su leggi matematiche, dove le operazioni matematiche alla base di questi rapporti vengono fatte dal musicista in modo inconsapevole. Nella Francia di Luigi XIV si ha una concezione dell’arte, dove questa deve essere finalizzata a suscitare un piacere garbato nell’ascoltatore; per garbato si intende la condanna di ogni eccesso, da questo la definizione di Stile Galante. A sostegno di questo, il filosofo francese Pluche che afferma, utilizzando la metafora del vestito, che la musica deve essere il “vestito” della parola ma senza far venire meno il concetto di semplicità e discrezione. Sul campo strettamente teorico invece si ha uno scontro tra Rameau, che sosteneva le leggi dell’armonia, e Rousseau, che enfatizzava l’importanza della melodia e che Rameau con l’armonia abbia fatto decadere il concetto di melodia. Questo interesse per l’armonia porta alla nascita ed affermazione del concetto di tonalità: sistema di forze che organizzano tutti i suoni di una composizione sulla base di gerarchia dominata dalla tonica. La musica presso la corte di Luigi XIV si divideva in due tipologie:
Mozart è stato un enfant prodige, il padre lo porta in giro per l’Europa, dove incontra Bach e Farinelli (castrato) e conosce l’opera buffa di Napoli. Nel 1781 a Vienna diventa un libero professionista e scrive:
La morfologia dell’opera italiana dell’Ottocento era articolata generalmente in due o tre atti. GIOACCHINO ROSSINI Ha avuto una grossa influenza in Italia ed in Europa già a partire dall’età dei diciotto anni. A Parigi nasce il “Gulliame Tell” nel 1829 in cui lavora sulle colorature: abbellimento della linea melodica che serve per rendere virtuosistica l’esecuzione. Queste sono presenti anche all’interno del “Barbiere di Siviglia” ( dall’atto primo “largo al factotum” e “una voce poco fa”). La parabola rossiniana finisce con l’esordio di Bellini e Donizzetti. Con loro si segna un cambio di gusto: si instaura definitivamente il genere serio a tematica amorosa che culmina nel finale tragico. Esempio di questo nuovo linguaggio è “La Norma” di Bellini e Donizzetti. Bellini attua procedimenti nuovi, l’irregolarità della frase musicale, armonia ritardante, dissonanze fra canto e basso, alleggerimento della coloritura di Rossini. di Gaetano Donizzetti si ricordi “La Lucia di Lammermoor” e “L’elisir d’amore” (“una furtiva lagrima”). GIUSEPPE VERDI Giuseppe Verdi si affermò sin da giovane a livello internazionale e venne definito "l'uomo del rinascimento Italiano" perché era la voce del pensiero patriottico (ex. Nabucco, Attila, lombardi alla prima crociata rappresentano un'Italia che era in Cerca di sé). Si autodefinisce più uomo di teatro che di musica: la sua idea di processo compositivo era quella di partire da un'idea drammatica centrale che fosse in grado di plasmare tutte le parti dell'opera e dando così una sensazione organica (introduce in questo senso il concetto di TINTA: colore generale da assegnare alla partitura lavorando sulla strumentazione e sulla combinazione di timbro, melodia, armonia e ritmo); nonostante ciò ricorre al contrario interiore tra i personaggi e tra i individuo e collettività. Inoltre, attua una ricerca sul DECLAMATO in ambito teatrale: tipo di canto sillabico poco strutturato melodicamente e utile per esprimere la psicologia di personaggi complessi. Tra il 1839 e il 59 scrive 24 opere ("anni di galera") tra cui Ernani e Macbeth che fu decisiva per la svolta stilistica di: Rigoletto, la traviata e il Trovatore con cui raggiunge la perfetta padronanza degli strumenti necessari a esplorare la natura umana. Le opere di maturità riuscirono invece a conquistare l'umorismo inteso come reale rappresentazione della vita. RICHARD WAGNER In area tedesca il teatro era ancora legato al sinspiel all'inizio dell'Ottocento ma cercò di progettare una nuova forma di teatro andata sugli archetipi collettivi della mitologia germanica e sulla coincidenza tra poeta e compositore, la prima idea compare in un suo saggio filosofico del 1848, ma raggiunse il suo risultato con il ciclo di opere "Anello di Nibelungo" formato da Oro del Reno, la walkiria, Sigfrido e crepuscolo degli dèi. Il suo obiettivo era quello di creare un dramma unitario basato sul perfetto equilibrio tra musica e testo (la poesia doveva farsi musica e la musica doveva farsi poesia) perciò utilizza una prosa poetica duttile. Il nuovo dramma doveva rappresentare il divenire dei sentimenti.
FRANZ LISZT : compositore, pianista, direttore d'orchestra e organista ungherese del periodo romantico. Il suo contributo allo sviluppo della tecnica pianistica è stato cruciale nella storia dello strumento; infatti, a lui si deve anche l'invenzione della forma concertistica del recital-pianistico. TARDI ROMANTICISMO: JOHANNES BRAHMS fu compositore, pianista e direttore d'orchestra tedesco, definito come l'antagonista di Wagner. La musica brahmsiana, orientata a un vivido sinfonismo e segnata dalla rivisitazione della struttura compositiva, si accompagna alla tendenza a prediligere la musica popolare.
Nei primi decenni del secolo nascono due correnti musicali: neoclassicismo (promotore il russo Stravinskij) e l'impressionismo (promotore shoenberg e principali esponenti in Francia Debussy e Ravel). Stravinskij : lavorò nei ballet russes e compose: L'oiseau de feu (in cui seppe usare il silenzio in modo magistrale), petrouschka e sacre di printemp, quest'ultimo principalmente provocò scandalo, soprattutto per i suoi quadri musicali privi di un filo narrativo. Per questo fu ispirata dal sogno di una fanciulla che balla fino a morire. Schoenberg : il primo a scrivere musica al di fuori dalle regole del sistema tonale. Il suo contributo fu importante per la sua invenzione di un nuovo sistema musicale: dodecafonia (prevede che tutti i dodici suoni della scala cromatica appaiono lo stesso numero di volte nell'esposizione). Debussy : figura di spicco dell'impressionismo parigini. La sua musica è stringata, non pomposa, punta alla brevità aforistica alla maniera dei simbolisti, inoltre ricerca l'innovazione nell'esotismo. Rappresentava la natura con l'intenzione di comunicare le emozioni in maniera differente rispetto ai romantici. Il suo primo vero successo di Pelleas et melisande, che fece così tanto rumore che si iniziò a parlare di debussyte, mentre con La mer elaborò un rinnovamento dello stile sinfonico. Scrive: composizioni per orchestra, composizioni teatrali, composizioni per pianoforte, balletti, musica da camera, composizioni corali e vocali. Ravel: intraprese una carriera come pianista e fondò la società musicale indipendente. Nonostante la sua appartenenza all'impressionismo, lui si considerò sotto molti aspetti un neoclassico, infatti utilizzò tecniche e strutture compositive tipicamente tradizionali e diatoniche. I suoi modelli di riferimento sono Mozart, Schubert, Liszt e Chopin. Il suo primo successo di Jeux d'eau, infatti scrisse non solo brani per pianoforte come quest'ultimo ma anche musica da camera, opere liriche e musica per balletto (Ex. Bolero, in cui porta avanti una ricerca timbrica). Sicuramente un personaggio contrapposto dalla critica a Debussy.