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14. Pragmatica A livello etimologico deriva dal greco “pragma” che significa “azione”, cioè quella dell’agire umano; La pragmatica fa parte della semiotica che si interessa di qualsiasi tipo di segno linguistico, visivo o gestuale che viene prodotto secondo un codice accettato nella vita sociale. Studia i collegamenti e le relazioni esistenti tra il linguaggio e chi lo usa ed affronta il tema dell’interpretazione dei testi e dei messaggi della comunicazione. La caratteristica fondamentale del pragmatico è che controlla le relazioni e le interconnessioni presenti fra il codice linguistico e gli utenti nel momento in cui esso viene utilizzato in un contesto comunicativo. La pragmatica diventa quindi lo studio di questo livello di competenza linguistica. La Pragmatica, secondo la definizione del termine introdotta x la prima volta da Charles Morris negli anni Quaranta, essa va collocata all’interno degli studi della semiotica, teoria generale dei segni, dei codici e dei linguaggi. La Pragmatica analizza relazioni fra segni ed utilizzatori del codice e studia il modo in cui la comunicazione influenzi il comportamento. Secondo la pragmatica “parlare e agire” ed il linguaggio va quindi analizzato come strumento di azione da parte degli individui. i campi di cui si occupa la Pragmatica sono: atti linguistici, ambiguità, principio di cooperazione, deissi e organizzazione della conversazione. Atto linguistico (Austin): ogni enunciato è un atto linguistico che rappresenta l’unità minima di comunicazione nella quale la parola assume un ruolo fondamentale; ambiguità causata da polisemia o omofonia: possibile risolverla solo considerando l’uso dell’enunciato nel contesto in cui essa si trova; principio di cooperazione (Grice): grazie al quale le persone comprendono i messaggi con attenzione a scopi, tempi, luoghi, modalità e circostanze che devono sempre essere appropriate rispetto alla situazione; organizzazione della conversazione: è la differenza tra ciò che viene enunciato e ciò che viene inteso. In un determinato contesto l’ascoltatore può essere costretto a inferire per dare senso a quanto ascoltato. Si fa un processo mentale detto implicatura conversazionale e attraverso l’inferenza fa un processo di deduzione nel quale si comprende ciò che si è udito. Tale implicatura fa in modo che l’ascoltatore vada oltre il significato letterale di un enunciato per trovare il significato semantico; deissi: considerata come un fenomeno comunicativo costituito da un insieme di espressioni linguistiche che fanno riferimento diretto a una situazione specifica nel tempo e nello spazio. Principali categorie delle deissi sono di vario tipo come personale, sociale, spaziale e temporale dell’azione legata all’enunciazione; l’organizzazione della conversazione. ****** Disciplina della linguistica si occupa dell’uso contestuale della lingua come azione reale concreta, osservando come e per quali scopi la lingua viene utilizzata. Inoltre studia come il contesto influisca sull’interpretazione dei significati. La P fa parte della semiotica e studia le relazioni esistenti tra il linguaggio e chi lo usa, analizzando il modo in cui la comunicazione influenzi il comportamento. Secondo la P “parlare è agire” quindi il linguaggio va analizzato come strumento di azione da parte delle persone. È il livello di analisi che si occupa dell’uso della lingua. 08. John Austin x lui: ogni enunciato è un atto linguistico che rappresenta l’unita minima di comunicazione, nella quale la parola assume un ruolo fondamentale; il linguaggio non trasmette solo informazioni. considera verbi, “performativi”, che evidenziano la necessita di non analizzare solo I l’aspetto degli enunciati asservativi che trasmettono informazioni, ma anche di quelli che realizzano ciò che dicono, producendo effetti. (un atto linguistico che in una lingua e performativo, in un’altra può non esserlo). di conseguenza, dell’atto linguistico che va considerato come una vera e propria attività che il parlante compie con lo scopo di produrre, attraverso l’utilizzo del linguaggio, una reazione di un pensiero o di un comportamento da parte dell’ascoltatore. Austin definisce l’atto linguistico nella formulazione e negli effetti che si verificano in un contesto extralinguistico: “dire qualcosa” è anche “fare qualcosa”, poiché mentre si parla si mettono in atto tre tipi di azioni: il locutorio, l’illocutorio ed il perlocutorio. ****** Filosofo e linguista, per Austin ogni enunciato è un atto linguistico che rappresenta l’unità minima di comunicazione nella quale la parola assume un ruolo fondamentale. Austin, considerando che il linguaggio non trasmette solo informazioni, parte dai verbi performativi cioè quei verbi che producono effetti. L’atto linguistico può essere quindi considerato come una vera e propria attività che il parlante compie con lo scopo di produrre, con l’utilizzo del linguaggio, una reazione di un pensiero o di un comportamento da parte dell’ascoltatore. Austin sostiene che dire qualcosa è anche fare qualcosa poiché mentre si parla si mettono in atto tre tipi di azioni corrispondenti a tre livelli: locutorio, che mostra il dire qualcosa come attività di produzione dell’enunciato e conoscenza della grammatica; illocutorio che indica che il fare qualcosa ossia come si dice ciò che viene detto (l’uso del tono, della punteggiatura etc); perlocutorio che produce sempre effetti o conseguenze nel destinatario. I complimenti per esempio sono un atto linguistico, utilizzato con funzione conviviale e informale per stabilire o mantenere il senso di comunità e solidarietà con l’interlocutore. Hanno diversi fattori di variazione: dipendono dal contesto, da chi li attua, a chi sono destinati, in che situazione si verificano, dall’oggetto che ha causato il complimento, dalla forma linguistica in cui sono espressi, dalla funzione che hanno e dalla risposta che provocano. Un complimento può anche incoraggiare il ripetersi di comportamenti desiderabili e ha la caratteristica di provocare reazione da parte di chi li riceve e anche se essa manca in realtà la mancanza può essere interpretata dall’interlocutore. La protesta è un atto linguistico che parte dal destinatario che compie un’azione inaccettabile e contraria al codice comportamentale dell’autore della protesta. Parte fondamentale della protesta è la richiesta di riparazione che prevede una reazione da parte del destinatario. Importante trovare le parole adatte alla situazione, metterle nella giusta sequenza, avere il giusto tono di voce e mostrare fermezza e decisione per ottenere lo scopo desiderato; tutto ciò si riassume nella forza illocutoria che è necessaria per non offendere l’interlocutore ma indurlo invece a ottenere la riparazione desiderata. 03. Conversazione risultato di un accordo comune e paragonata ad un tessuto, dove si intrecciano i discorsi del parlante di turno e dell’ascoltatore fino a formare metaforicamente un unico prodotto coeso, coerente ed organico. Cioè si può definire la conversazione un’attività dialogica in cui i parlanti si aiutano a vicenda per comunicare cooperando per costruire insieme modello discorso condiviso. C. analizza ciò che esprime nel suo significato + ampio, considerando una serie di convenzioni necessarie affinché essa sussista e caratterizzi il parlato: pause, abbassamenti o innalzamenti di voce, esitazioni o enfasi, rallentamenti, interruzioni, false partenze o sovrapposizioni, ecc. in una conversazione coesistono due parti, prodotte in turni diversi dai parlanti con un ordine preciso: la prima viene prodotta da chi parla convenzionale che chi ascolta produca poi la seconda parte di complemento. a domanda ci si aspetta una risposta. In una conversazione si nota la rilevanza di avere scambi comunicativi che permettano la comprensione di quanto viene detto sia da parte del parlante che dell’interlocutore. Questo avviene nell’aspettativa in conversazioni “strutturate”, come in interrogazioni o conferenze dove le regole del comunicare sono abbastanza regolamentate ma anche in dialoghi spontanei, dove va analizzato prima di tutto '’elemento base di analisi affinché la comunicazione stessa abbia un senso. L’unita minima è definita “turno”, la sequenza continua di parole necessaria da parte di ogni partecipante prima che
intervenga un altro. può avvenire all’inizio del turno che + persone inizino una conversazione simultaneamente, creando la “falsa partenza”: nasce un “conflitto” nell’assegnazione del turno. La conseguenza: aumento del volume della voce o un ritmo + lento nel comunicare da parte di entrambi, finché chi sta parlando decide di smettere, lasciando all’altra persona il turno e stabilendo, cosi, un ordine sequenziale della conversazione. si possono verificare anche momenti di interruzione. Essi avvengono quando un partecipante inizia a parlare, ma viene interrotto da un’altra persona. può accadere che sia l’interlocutore ad intromettersi in un dialogo, interrompendo chi aveva avuto x primo la parola. In entrambi i casi sussiste una fase conflittuale La conoscenza del “turno” in una conversazione considera soprattutto la sua struttura quindi le sue “unita sintattiche”. non rileva il contenuto della conversazione e lo sviluppo che ne deriva in base a quanto viene affermato. Quello che i parlanti dicono e fanno mentre rispettano il proprio turno: (azioni comunicative) che emergono, sono definite “mosse comunicative” considerate in ambito etnolinguistico, con un procedimento empirico che ha la sua origine da vari tipi di conversazioni reali. Alcuni esempi frequenti e previste in molte culture all’inizio ed al termine di conversazioni, sono i saluti. In uno stesso turno, possono sussistere + mosse comunicative e, viceversa, una mossa comunicativa può essere articolata su turni diversi.
10. Massime conversazionali-Grice filosofo le persone comprendono i messaggi grazie a quello che viene definito “Principio di cooperazione” afferma che quando si parla é necessario fare attenzione a scopi, tempi, luoghi, modalità e circostanze che non vanno mai trascurate e, soprattutto, devono essere “appropriate” rispetto alla situazione stessa. Grice: il Principio di cooperazione sia una vera e propria necessita e la base dell’esistenza stessa del dialogo. non può esistere conversazione senza cooperazione. Si definisce “conversazione” un’ attività dialogica in cui i parlanti si aiutano a vicenda x comunicare, cooperando x costruire insieme un modello di discorso condiviso. Dal “Principio di cooperazione” derivano le manifestazioni del principio stesso. Quanto affermato da Grice è un principio generale che viene sintetizzato in quelle che lui definisce essere quattro “Massime Conversazionali”, esempi di analisi metodologica:
24. Testi narrativi Lo scopo fondamentale di questi testi è raccontare e presentare una “storia”, un insieme di vicende che sono collegate tra loro in modo che il lettore o l’ascoltatore possa individuare ciò che è accaduto prima o immaginare cosa avverrà in seguito, secondo un rapporto di causa ed effetto. Tutti i racconti hanno un “filo conduttore” costituito da uno o + personaggi principali, da un luogo o da un tempo. testi narrativi letterari: - romanzi, - novelle, - aneddoti - poemi epici. anche i testi di tipo + quotidiano: diario, lettera, telegramma, barzelletta. testi orali: conversazione fra due o + persone, telecronaca o radiocronaca, canzone, copione rappresentati a teatro. la lettura di un testo narrativo si svolge su
22. Testi scientifici deve avere un linguaggio del tutto particolare. Deve essere chiaro, con una sintassi abbastanza semplice e con un certo ordine nelle frasi in cui viene scritto. Non può utilizzare mai parole “ambigue”, che possano cioe far sorgere dubbi ed é fondamentale che sia oggettivo e si basi su informazioni concrete. L’obiettivo di chi scrive questo genere testuale è di essere compreso dal gruppo specifico a cui si rivolge, utilizzando termini settoriali che possano anche essere tradotti in altre lingue senza che ci siano interpretazioni sbagliate. è prodotto generalmente da una comunità scientifica. la loro pubblicazione é su riviste di divulgazione scientifica Le caratteristiche dei testi scientifici richiedono tecniche di lettura particolari rispetto ad altre tipologie testuali. si distinguono alcune funzioni prevalenti: e descrivere animali, piante, fenomeni o esperimenti; e dare definizioni ed enunciare regole o leggi; o fare esempi e stabilire relazioni. Devono fornire una serie di informazioni precise dettagliate, da capire e ricordare possibilmente nello stesso ordine con cui vengono date. - ogni termine ha un solo significato ed un solo senso che viene enunciato attraverso le definizioni; -nessuna parola può essere sostituita o alterata senza modificare il significato del testo; - non é possibile effettuare sintesi, ma eventualmente si può schematizzare anche usando simboli; -le unità di contenuto si succedono secondo un ordine logico molto rigido, in quanto contengono definizioni e relazioni fra concetti. La lettura richiede, in particolare, di individuare le diverse unità di informazione e collegarle fra loro, unire fra loro le informazioni di tipo diverso: linguistiche, grafiche, e riprodurle in schemi. Le parti essenziali dei testi scientifici sono sicuramente le definizioni e le regole. x leggerle e comprenderne il significato, bisogna: e conoscere bene l’uso della punteggiatura e dei diversi caratteri tipografici; e sapere il significato preciso di ogni parola all’interno di esse; e riconoscere e ricostruire i procedimenti logici che legano le unità di contenuto. x quanto riguarda le regole, esse richiedono anche di saper collegare la regola o legge con esempi che ne chiariscano il significato. Il ragionamento scientifico procede attraverso una serie di concetti, definizioni, osservazioni, strettamente legati fra loro attraverso quelle che vengono definite “relazioni”. Uno dei legami + importanti che le caratterizza e quello esistente tra causa ed effetto. Il ragionamento scientifico si organizza in due modi interconnessi tra loro: 1.per induzione; 2.per deduzione. x “induzione” significa che dall’osservazione di un fenomeno si induce, cioe si ipotizza una legge generale. Il ragionamento scientifico “per deduzione” ha un processo inverso rispetto a quello “per induzione”. dunque, un testo scientifico mette in relazione leggi, teorie o modelli generali e osservazioni particolari attraverso ipotesi e verifiche. Quelle che possiamo definire come “spie linguistiche” di questo modo di procedere sono i connettivi e, + in generale, le formule particolari di unione, ciascuna delle quali introduce una parte del ragionamento: un’osservazione, un’ipotesi, una verifica, una legge, ecc I connettivi o le formule linguistiche che introducono un’osservazione: poniamo che, supponiamo, consideriamo. Quelli che introducono la legge: avremo che, si otterrà, si ha/si avrà, indurremo che, dunque, in generale, ecc. La formula + usata x il “metodo deduttivo” e: se...allora. 16. Pubblicità testo con funzione di convincere qualcuno a fare qualcosa, a comprare un prodotto nel caso della pubblicità industriale, a votare x un partito nel caso della propaganda politica, ecc. x quanto riguarda la pubblicità industriale La pubblicità industriale ha successo quando tratta soprattutto di qualcos’altro, se mostra una persona con cui ci si vorrebbe identificare o una situazione nella quale ognuno vorrebbe essere. Mentre finge di trattare solo del nostro desiderio dall’altra parte comunica di essere in grado di poter realizzarli mostrando situazioni di benessere, comodità, lusso, avventura: “ciò che desideri si può realizzare” tanto che il mondo della pubblicità sembra intriso di magia. Tecnicamente, la pubblicità può essere definita come l’insieme degli strumenti x mezzo dei quali l’azienda comunica col proprio mercato. gli studi effettuati hanno migliorato modi e tecniche di comunicazione. la pubblicità attua delle strategie studiate x il pubblico a cui si rivolge, considerando età, sesso, possibili aspettative. Strategie sempre più precise e attente. possono sintetizzare nella promozione delle vendite attraverso azioni come offerte o sconti promozionali, nella propaganda l’insieme delle forme di comunicazione che un’azienda attua x “mostrarsi” sui quotidiani, sui periodici, alla radio o anche in televisione, potremmo definire la pubblicità la parte finale di tutte quelle azioni che portano alla vendita. Essa diventa il nodo terminale del processo produttivo e riguarda tutte quelle operazioni che hanno scopi essenzialmente commerciali e quindi di vendita. Un'importanza fondamentale è il testo pubblicitario, cioé un annuncio audiovisivo o stampato, con una particolare struttura argomentativa che tende a convincere un ben preciso settore di pubblico, definito “target-bersaglio”. Le tecniche pubblicità rie sono oggi cosi raffinate da presentare un vero e proprio vocabolario e una precisa grammatica che stabilisce le regole con le quali e scritto un testo pubblicitario. Esse, tuttavia, sono in continua evoluzione e non possono mai essere rigide, ma attente sempre al pubblico a cui si rivolge ed ai cambiamenti in atto nella comunicazione a livello sociale. Alcune volte nei testi pubblicità ri si trova il copy, uno scritto di media lunghezza e dai caratteri piccoli posto sotto 'immagine del prodotto o sotto il titolo. Esso contiene una serie di argomenti che sviluppano ciò che in poche parole dice il titolo. Un es. “inserzioni” (manifesti) pubblicate nei periodici, la cui struttura viene quasi sempre rappresentata con: e un titolo che contiene lo slogan, una frase pubblicità ria di impatto scritta con caratteri maggiori; e una scena caratterizzata dall’immagine, in genere fotografica, in cui é raffigurato il prodotto, il suo uso, ecc; e un titolo di chiusura, breve frase/slogan a caratteri + piccoli x concludere e dare un rinforzo positivo al messaggio e il marchio piccolo, un disegno o comunque una raffigurazione grafica come contrassegno inconfondibile di un’azienda ed esposta in tutti i messaggi e sui singoli prodotti. In ogni testo, poi, si trovano tre elementi: la sorpresa, la comunicazione e la persuasione. La prima deve suscitare attenzione e curiosità: xciò il linguaggio pubblicitario utilizza sia parole che illustrazioni con una qualche novità, un effetto che nasce da qualche infrazione rispetto alle norme della lingua italiana o ad una modalità classica di presentazione delle immagini, scegliendo ad es. colori vivaci o un’inquadratura particolare. x quanto riguarda la comunicazione, invece, essa non punta tanto a fornire informazioni tecniche sul prodotto da vendere, ma trasmette ciò che vuole sentire il target a cui si riferisce (es. “economicità” se ci si riferisce ad un prodotto x casa; “relax” se si tratta di prodotti ad alta tecnologia, ecc). La persuasione fa attenzione, invece, ad elogiare il prodotto, l’acquirente o il produttore spesso con un’argomentazione scientifica e/o presentazione di personaggio famoso. Es. a me mi …. 04. Fabula” o intreccio La “fiaba” ha caratteristiche che lo rendono unico nell’insieme dei testi narrativi. La fiaba, infatti: - E diffusa in tutto il mondo e presso tutte le culture; - E facilmente comprensibile indipendentemente dall’età e dalle conoscenze di chi ascolta; - È tendenzialmente breve; L’insieme degli eventi presentati in una fiaba, e quindi in una storia, ha un ordine temporale “naturale”, dal prima al dopo, ed un ordine causale che rispetta la sequenza causa-effetto.
che chiede al Soggetto di ricercare o di trasferire qualcosa, definita qui con il termine oggetto. Il Destinatario, invece, è colui che riceve L’oggetto della ricerca. La terza relazione e quella del “potere” e riguarda l’aiutante e L’oppositore. L’aiutante è colui che agevola il compito del soggetto, offrendogli eventualmente mezzi e strumenti x realizzare il desiderio, mentre al contrario L’oppositore ostacola tutti i tentativi effettuati. all’interno di un racconto uno stesso personaggio può avere + ruoli all’interno della narrazione. questo modello non risulta essere completo, in quanto é presente anche la figura dell’anti soggetto o antagonista. Questi non è da confondere con l’oppositore, in quanto nella vicenda possono essere anche L’uno a servizio dell’altro. bisogna distinguere ciò che i personaggi sembrano da quello che invece realmente sono. Inoltre, bisogna fare attenzione nel ricordare che le corrispondenze tra personaggi concreti e ruoli astratti (attanti) non sono scontate ed automatiche. Decidere, infatti, che un personaggio sia soggetto oppure oggetto, significa scegliere di interpretare un testo in un modo o in un altro. “Promessi Sposi” il personaggio di Lucia oggetto – ma se sottolineiamo la forza psicologica e morale del personaggio passivo solo in apparenza, renderà Lucia co- protagonista con il ruolo di Soggetto. Il “modello attanziale”, quindi, come ogni modello, non può essere applicato in maniera meccanica. Modello “attanziale” afferma Greimas valido x qualsiasi narrazione. afferma, , che una grammatica narrativa debba spingersi fino al + alto livello di astrazione ma Il rischio, è quello di avere un sistema che, volendo generalizzare la comprensione dei testi narrativi, non è in grado poi nel particolare di spiegarne la struttura. Ma altri ritengono che una grammatica narrativa debba scoprire anche i “ruoli concreti” che si nascondono e si manifestano nei testi, senza dimenticare il contesto, il periodo storico e l’orizzonte culturale legati alla narrazione considerata.
17. Rapporto lingua/cultura Sebbene sia evidente che tra cultura e lingua ci sia un nesso molto stretto, la sua esatta natura é difficile da comprendere, se la cultura è l’intero modo di vivere di un popolo, la lingua è senz’altro parte della cultura. Xciò hanno molti aspetti in comune. I tre che possiamo ritenere senza dubbio fondamentali sono: e non-natura; e conoscenza; e comunicazione Anche se la capacita di apprenderle osservando, imitando, provando, sbagliando ed interagendo è biologica, né la cultura né la lingua fanno parte della nostra eredita biologica. Xciò nella contrapposizione tra natura innata e cultura acquisita, entrambe sono considerate non-natura. Venendo apprese, cultura e lingua sono il prodotto dell’apprendimento e questo non può non essere che conoscenza. In questo senso conoscitivo e cognitivo, né l’una né l’altra sono fenomeni materiali. Entrambe, pero, sono quello che possiamo definire una realtà mentale, intesa come l’organizzazione di tutte queste cose che permette di percepirle, di metterle in relazione l’una con l’altra e di interpretarle. chi vive la cultura e parla la lingua, oltre che conoscere le “cose”, condivide anche il modo di pensare, di interpretare il mondo, di fare inferenze e predizioni, ecc. Come realtà mentale o sistemi di segni mentali, appresi e quindi trasmessi e condivisi, sia la cultura sia la lingua sono comunicazione. vivendo la cultura e parlando la lingua, x quanto ci sforziamo, non possiamo non comunicare. Poiché quello che comunichiamo é la rappresentazione mentale della realtà, cultura e lingua permettono di stabilire relazioni simboliche tra individui e collettività e di connettere individui, collettività, situazioni e oggetti con altri individui, collettività, situazioni e oggetti. Quanto accade nel rapporto tra una lingua la sua cultura non può essere oggetto di analisi di un solo metodo. In pratica, pero, la scelta dipenderà di volta in volta dall’ambito entro cui si svolge l’indagine, dalle specifiche domande cui si cercano risposte e dai punti che si vogliono approfondire. Un aspetto importante e la comparazione, senza la quale non avrebbe senso trattare di interculturalità. ****** Il rapporto tra lingua e cultura è evidente se consideriamo la narrativa e i testi, espressioni culturali di un popolo e di determinate realtà. Ogni narrazione fornisce un modello del mondo e della realtà culturale che si vuole raccontare. 11. Meta comunicare linguista Meillet La capacita di meta comunicare in modo adeguato è la conditio sine qua non della comunicazione efficace, legata ad un aspetto di contenuto e ad uno di relazione con i quali emittente del messaggio e ricevente si devono confrontare. Lo studio della competenza comunicativa non considera sufficiente solo l’enunciato o L’atto linguistico ma considera pili completa la nozione di evento linguistico, definito da Hymes come “ attività direttamente governata da regole o norme x l’uso del parlato”. ****** Possibile dire che la comunicazione è formata da diversi livelli. Oltre alla comunicazione verbale, legata al contenuto del messaggio, esiste la meta comunicazione, legata alla relazione tra emittente e ricevente del messaggio e determinante per una comunicazione efficace. La meta comunicazione è un livello comunicativo non verbale che può rafforzare o negare il contenuto della comunicazione verbale. Esempi di meta comunicazione possono essere i gesti, gli ammiccamenti, le espressioni del volto. Alla domanda come stai si può rispondere bene ma magari con un’espressione del volto che può essere in contrasto rispetto alla comunicazione verbale. Nello studio della competenza comunicativa viene considerato l’intero evento linguistico, non solo l’enunciato o l’atto linguistico. Meta comunicare in modo adeguato può servire per porre rimedio a disagi comunicativi. 07. Hofstede definisce la cultura come “programmazione collettiva della mente”, dove x mente vanno comprese insieme: -una testa che pensa; -un cuore che sente -mani che agiscono con le rispettive conseguenze in termini di credenze, di sentimenti e di abilita. Hofstede afferma che “la cultura come programmazione della mente è anche cristallizzazione della storia nella testa, nel cuore e nelle mani della presente generazione”. Come x il gruppo, cosi anche x L’individuo la programmazione mentale tende alla stabilita, dopo aver avuto origine nei primissimi anni di vita e raggiunto la massima intensità fino all’adolescenza. il “modello delle cinque dimensioni” analizza i diversi modi di pensare, sentire e agire riscontrati in cinquanta Paesi. La rilevazione dei dati x mezzo di un questionario compilato da + di centomila soggetti all’interno della compagnia multinazionale IBM e somministrati x professione, età e genere. I lavoro del ricercatore olandese identifica cinque dimensioni lungo le quali sono disposte le culture dei Paesi studiati. Esse corrispondono ai maggiori problemi che ogni società deve affrontare, ma a cui ognuna da risposte diverse. Le cinque dimensioni considerate da Hofstede sono: e La distanza dal potere: considera quanto i membri meno potenti di un’organizzazione, un ente o un’istituzione accettano e si aspettano che il potere sia distribuito in modo disuguale. Vengono così messi in evidenza il grado di disuguaglianza con cui funziona una particolare società e la dipendenza emotiva delle persone più potenti; e L’evitamento dell’incertezza: analizza quanto una cultura programma nei suoi membri la tolleranza nei confronti di situazioni non strutturate, nuove, sconosciute, diverse ed imprevedibili. Viene così
individuato il grado di controllo che una società cerca di esercitare su quanto è incontrollabile; e L’individualismo corrisponde alla terza dimensione analizzata da Hofstede. Contro il collettivismo, essa considera il grado con cui L’individuo sa far attenzione a sé stesso o rimanere integrato nel gruppo che è costituito di solito dalla famiglia. e La maschilità: rispetto alla femminilità considera la distribuzione dei ruoli emotivi tra i due generi. Vengono così opposte “dure” società maschili a “tenere” società femminili: e L’orientamento temporale: considera quanto a lungo una cultura programma i propri membri ad accettare il differimento della gratificazione dei propri bisogni materiali, sociali ed emotivi. Sono emerse interessanti considerazioni rispetto i Paesi analizzati. Nella dimensione individualismo/collettivismo. I Paesi con l’indice + alto di individualismo sono gli Stati Uniti e l’Australia, emerge che le regioni dell’area cinese ottengono punteggi molto + bassi di quelli di cultura occidentale. si nota una larga correlazione negativa tra la dimensione dell’individualismo e quella della distanza dal potere: + si è individualisti e meno si tende ad essere emotivamente dipendenti dalle persone potenti. Dopo analisi effettuato dal ricercatore, il compito di occuparsi direttamente di un aspetto particolare della cultura spetta a singole discipline come la psicologia, la sociologia o L’antropologia. Nel momento in cui, pero, occorresse analizzare un sistema di fenomeni sia nell’ambito dei valori che nelle pratiche in maniera globale, occorrerebbe chiamare in campo la multidisciplinarietà che integra gli strumenti utilizzati delle singole discipline x un’analisi globale complessiva ed articolata.
13. Pragmalinguistica/socio pragmatica lo studio della pragmatica non sia semplice. La sua complessità, infatti, deriva dai confini sempre meno netti tra la pragmatica e le discipline che le sono affini. Gli studiosi considerano, in genere, all’interno della pragmatica due orientamenti diversi: uno filosofico e L’altro sociologico. aspetto filosofico: la pragmatica privilegia L’aspetto logico e cognitivo della materia, anche se sussistono ancora alcune sovrapposizioni con la semantica e lo studio dei significati delle parole. Aspetto sociologico: si può considerare che la pragmatica si affida alla nozione di contesto in generale e culturale in particolare. La sociolinguistica, invece, porta in generale fino all’estremo la nozione di struttura sociale ed in particolare la variabilità linguistica che caratterizza le diverse strutture sociali. altro aspetto importante: la pragmatica può avere suddivisioni interne che la legano da una parte alla grammatica, dall’altra alla sociologia. La prima suddivisione della pragmatica considera L’esistenza di due aspetti diversi di questa disciplina: - la pragmalinguistica - la socio pragmatica x quanto riguarda la pragmalinguistica, essa studia le risorse linguistiche a disposizione del parlante x creare determinati effetti pragmatici nel compiere gli atti comunicativi. La pragmalinguistica si rapporta alla grammatica proprio x il fatto di possedere forma linguistiche con determinate funzioni. La socio pragmatica, invece, è legata + alla disciplina della sociologia. Essa considera le percezioni sociali che inducono gli interlocutori a compiere ed interpretare un atto comunicativo in un determinato modo. Le riflessioni socio pragmatiche regolano la scelta tra le risorse linguistiche disponibili, considerando il contesto. Es. dato un determinato contesto, quale forma linguistica appare essere + appropriata? Il tu o il Lei? Un atto linguistico diretto o indiretto? E così via. ’???? ****** La pragmatica può avere suddivisioni interne che la legano da una parte alla grammatica e dall’altra alla sociologia. Si parla di pragmalinguistica in relazione allo studio delle risorse linguistiche a disposizione dei parlanti per creare determinati effetti pragmatici nel compiere atti comunicativi. Ad esempio la lingua italiana ha pronomi come tu o lei, oppure le scelte grammaticali tra scusami e mi scusi o atti linguistici più o meno diretti o convenzionali. Per questo la pragmalinguistica si rapporta alla grammatica proprio per il fatto di possedere forme linguistiche con determinate funzioni. La socio pragmatica invece è più legata alla sociologia, poiché considera le percezioni sociali che inducono gli interlocutori a compere ed interpretare un atto comunicativo in un certo modo. Le riflessioni socio pragmatiche regolano la scelta tra le risorse linguistiche disponibili a seconda del contesto. Ad esempio a seconda del contesto si può scegliere quale forma appare più appropriata tra tu o lei, tra un atto linguistico diretto e indiretto. 18. Richiesta La richiesta è un atto linguistico direttivo con il quale il parlante tenta di ottenere qualcosa dall’interlocutore. Studiata da Kasper e Rose è particolarmente utile nell’apprendimento di una seconda lingua (L2) poiché aiuta a comprendere come i parlanti non nativi gestiscano l’interazione sociale. Bruner la definisce come una transazione sociale, cioè un atto che implica un’interazione tra persone, rispondendo a un desiderio o bisogno del parlante. Dal punto di vista pragmalinguistico, la richiesta può essere formulata in modo diretto o indiretto in base al contesto e alla relazione tra i parlanti. Per esempio può essere formulata in modo diretto come dammi la penna o in modo più soft e cortese es. mi chiedo se potresti darmi la penna. Dal punto di vista socio pragmatico la richiesta riflette il ruolo sociale e le dinamiche di potere tra gli interlocutori variando a seconda delle regole culturali. Ogni atto comunicativo, e quindi anche la richiesta, è influenzato dalle aspettative sociali che regolano la negoziazione dei ruoli e dello status tra i partecipanti. Così la richiesta oltre a essere un bisogno linguistico è anche una strategia che riflette le dinamiche di potere tra i parlanti. Un aspetto centrale della richiesta è che essa può minacciare la faccia. Per ridurre tale minaccia il parlante può usare strategie di mitigazione come il condizionale o formule cortesi. Le strategie di comunicazione sono utili per non compromettere l’armonia comunicativa. 09. Kasper e Rose? Kasper e Rose descrivono tale sviluppo attraverso una scala di cinque stadi che riflettono l’evoluzione delle capacità pragmalinguistiche degli apprendenti. 1. stadio pre-basico: inizialmente le richieste sono estremamente dipendenti dal contesto, senza uso di sintassi complessa e scopi relazionali chiari. L’apprendente si affida a risorse linguistiche limitate e a un linguaggio basilare. 2. stadio formulaico: l’apprendente inizia a utilizzare formule fisse e imperativi, lontano ancora dalla comprensione profonda della struttura linguistica. Le richieste sono formulate con espressioni comuni senza l’analisi e adattamento a contesti più complessi. 3. stadio di spacchettamento: si arricchiscono le formule. L’apprendente inizia a utilizzare strategie indirette convenzionali tenendo conto delle variabili sociali e contestuali. 4. stadio e espansione pragmatica: l’apprendente amplia il repertorio pragmalinguistico con