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SOCIOLOGIA DEI PROCESSI ECONOMICI DOMANDE APERTE FIORELLA VINCI E-CAMPUS
Tipologia: Prove d'esame
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1- Lo studente illustri il meccanismo di storicizzazione riferito alla sociologia economica. La storicizzazione consiste nel definire la prospettiva storica del processo analizzato. Non riguarda la semplice descrizione dei tratti storici, ma è imprescindibile dalla concettualizzazione, anzi, interviene spesso nelle sue fasi. Ad esempio durante la problematizzazione si individua già un fondamento storico, infatti si indaga un determinato fenomeno, avvenuto in un determinato gruppo di soggetti, che vivono in un determinato luogo e che hanno un determinato comportamento rispetto al periodo storico in cui essi vivono. 2- Lo studente illustri il meccanismo di concettualizzazione riferito alla sociologia economica. Il meccanismo di concettualizzazione riferito alla sociologia economica si suddivide in tre fasi: Nella prima avviene la problematizzazione, ovvero la proposizione di una domanda, seguita da una ipotesi di ricerca, in conclusione avviene la connessine di problematiche, ovvero considerare le variabili e le varie causalità di un dato fenomeno e tra fenomeni differenti per poi cercare, nel momento in cui i casi si proponevano con le stesse caratteristiche, elaborare una legge, a partire dalla realtà concreta delle leggi di causalità. 3- Un’attività economica (ad es. la decisione di divenire imprenditore) è spiegabile soltanto ricorrendo a motivazioni di natura economica? Rifletta e proponga degli esempi. Un’attività economica non può essere spiegata soltanto ricorrendo a motivazioni di natura economica, è sempre alimentata anche da logiche tradizionali, affettive e morali. Ad esempio, seguendo uno studio intrapreso da Cersosimo per il suo testo “tracce di futuro”, ricostruendo le motivazioni che hanno spinto i giovani di diverse regioni italiane ad intraprendere l’attività di agricoltori, ha scoperto che alcuni lo facevano perché esisteva un’azienda di famiglia devenivano educati sin dall’infanzia a lavorare la terra, i campi, prendersi cura degli animali e così via. Per altri è stata l’esperienza scolastica ed il desiderio di sperimentare percorsi di vita differenti da quelli tipici. Per altri ancora è stato l’incentivo regionale, la disponibilità di un capitale da investire nell’acquisto della terra, nelle attrezzature, nelle piantagioni. 4- Sulla base di quali elementi Comte può essere definito un positivista? Solitamente si fa risalire a Comte la nascita della sociologia economica. Per Comte la scienza sociale è una scienza positiva le cui leggi sono elaborate dall’osservazione della realtà. Comte riconosce l’evoluzione storica del pensiero scientifico e stabilisce una corrispondenza tra la storia dell’umanità e la storia della scienza. La nascita della scienza sociale corrisponde allo stadio più evoluto della storia della scienza. La società, per Comte, è conoscibile come se fosse un organismo umano. Un singolo elemento non è conoscibile se non come parte del tutto (olismo). Non si può comprendere, per far un’esempio, la situazione della religione o la forma dello Stato in una determinata società se non si considera la specifica società nella sua unità. 5- Cosa intendiamo per “Sociologia Formale”? Simile definisce la sociologia come “sociologia informale”, una sociologia che ricerca le forme, i caratteri non variabili, dei fenomeni. Si tratta di un’operazione di generalizzazione caratteristica del metodo induttivo ed essenziale per la definizione del metodo di analisi della sociologia.
La sociologia di Simile è influenzata dall’idealismo tedesco, egli ritiene che la sociologia formale, essendo una sintesi tra il carattere induttivo storico e deduttivo scientifico, possa elaborare leggi aventi un carattere generale come avviene nella scienza naturale e allo stesso tempo riconosce e valorizza la storicità dei fatti sociali. 6- Qual’è per Simmel l’oggetto di studio della Sociologia? L’oggetto della Sociologia, per Simmel, è lo studio dell’associazione tra gli individui, ovvero le relazioni sociali. Simmel per definire l’oggetto di studio della sociologia parla proprio di “reciprocità di influenze” e di “reciprocità di cassazione” tra elementi diversi. Per Simmel la realtà, di conseguenza, è una di rete di relazioni reciproche tra elementi diversi. Simmel si allontana dai pareri positivisti e indaga sulle associazioni tra gli individui, trae dalla socievolezza degli esseri umani, da quel carattere sociale dell’essere umano già identificato da Aritstotele, la specificità dello studio sociologico. 7- Quale apporto può trarre la sociologia dalla conoscenza del pensiero di Montesquieu? Montesquie identifica alcuni caratteri essenziali del metodo sociologico, oltre a ricercare le cause dello sviluppo dei diversi regimi politivi, comprende la diversità esistente tra le diverse forme statuali e mette in relazione tale diversità con cause di natura fisica (clima, terreni…) e di natura culturale (costumi, religione). Il filosofo aveva compreso che le leggi variano al variare dei contesti di analisi e sono un prodotto umano e storico. Un fenomeno in contesti diversi può risultare da combinazioni differenti di cause che una stessa cosa può assumere funzioni differenti al variare dei rapporti di causalità. La comparazione rappresenta il metodo che rivela la funzione differenziale che una stessa causa può svolgere in differenti rapporti di causalità. 8- Che cos’è per Weber l’agire sociale? Per Weber la realtà sociale è conoscibile come “agire sociale”, come azione di individui concreti condizionati nel loro agire da altri individui. In questa constatazione, di conseguenza, il ruolo dell’individui nella società è centrale. L’individuo è sempre in relazione alla società, agli altri individui che gli stanno intorno, in quanto l’attore sociale è dotato di una razionalità strumentale, assiologica e affettiva. La sociologia economica, quindi, è coerente con l’interpretazione weberiana dell’agire sociale che non è riconducibile né alla sola dimensione economica, né all’azione degli individui singoli, ma che rappresenta l’agire reciprocamente di individui che vivono in definite società. 9- Come può essere definito il metodo di analisi di Smith e attraverso quali fasi si sviluppa? Smith sostiene che la divisione del lavoro accresce la produttività. Il metodo di Smith è induttivo-deduttivo e la divisione del lavoro corrisponde ad una nuova prospettiva di svolgere il lavoro. Egli intuisce che questo principio non è applicabile solo in fabbrica ma caratterizzerà la produzione nazionale accrescendo la loro ricchezza. Molto interessante nel suo metodo è nota che nell’analizzare la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, l’autore muova dalle cause naturali, come ad esempio la fertilità del suolo o il clima, valorizzando la possibilità dell’uomo di modificarle, quindi senza sfociale nel determinismo. Il soggetto smithiano non è un uomo mosso solo dall’egoismo ma ha inclinazioni e talenti e ritiene importante il concetto di istruzione-formazione dei lavoratori. Più saranno qualificati, più i lavoratori saranno specializzati. 10- Quale rapporto esiste, nel pensiero di Smith, tra interesse individuale e interesse generale? Smith è della tesi che l’interesse individuale sia la leva dell’azione economica. Per un verso egli sostiene la forza dell’interesse individuale nell’agire economico, per l’altro sostiene anche che tale interesse non può essere particolaristico ma un interesse bene intenso, che non è il mero arricchimento personale ma è la ricerca dell’approvazione sociale. A tal proposito Smith sottolinea l’apporto che leggi che tutelino la concorrenza offrono non solo allo sviluppo economico, ma anche alla formazione di un interesse individuale coerente con l’interesse generale. Ad esempio sottolinea l’importanza che i salari dei lavoratori siano congrui rispetto al lavoro prestato e tendano nel tempo ad aumentare, consentendo un livello di consumi che favorisce la
Da questa condizione si scaturisce l’alienazione del lavoratore a causa dei bassi alari e dello sfruttamento. L’uomo si sente alienato dal suo lavoro e da se stesso, gli impedisce di riconoscere i propri limiti e di mettersi alla prova per superarli. Come se non bastasse l’alienazione è come se impedisse all’uomo di progredire e , non rendendosi conto della propria condizione, non conoscere più il significato specifico della vita, non ha più la consapevolezza della propria origine naturale. 17- Lo studente illustri i principali punti di debolezza dell’apporto di Marx alla sociologia economica. I punti di debolezza dell’apporto di Marx alla sociologia economica riguardano il fatto che non valorizza le condizioni culturali e la formazione della società capitalistica. Considera omogeneo il divenire storico e prevedibile il suo sviluppo. Il suo punto di vista analitico, inoltre impedisce di valorizzare la complessità delle cause che condizionano l’agire degli uomini. Spiegando i meccanismi generali dello sfruttamento lavorativo, non tiene in considerazione la variabilità geografia e la pluridimensionalità delle condizioni che possono avere la vita sociale ed economica. Gli attori che prende in considerazione non sono i singoli individui, ma attori collettivi, i lavoratori, i capitalisti, le classi sociali e così via. 18- illustri la teoria marxiana del lavoro. Per Marx, il lavoro è un fattore dinamico che, una volta incorporato nelle merci, contribuisce a determinare il valore e il plus valore. Del plus valore non si avvantaggiano i lavoratori perché il loro salario non contiene plusvalore. I capitalisti infatti trattano il lavoro come un fattore fisso, anche se in realtà esso è dinamico e variabile perché non creato dal lavoro di una macchina ma dall’uomo. I capitalisti, considerando il lavoro come gli altri fattori della produzione, sfruttano i lavoratori, che lavorano senza appropriarsi della loro opera, vengono espropriati del prodotto del lavoro e questo causa in loro, in parte, alienazione. 19- Spieghi le differenze tra lo sviluppo del capitalismo proposto da Marx e quello proposto da Sombart. Per Sombart il capitalismo è il sistema economico che caratterizza la società moderna e che ha tratti geo-politici diversi. Non si sviluppa in seguito ad un movimento dialettico della storia come invece lo era per Marx, ma acquista configurazioni storiche diverse e specifiche al aviarie dei contesti sociali e storici in cui viene analizzato. La differenza tra Marx e Sombart, di conseguenza, sta proprio nella concezione storica che intendono, per Marx è un divenire separato dall’uomo e quindi come uno spirito, per Sombart, invece è la caratteristica che distingue i popoli. 20- Illustri il ruolo che Sombart attribuisce agli imprenditori. Sombart definisce gli imprenditori come “forze motrici dello sviluppo economico” perché ritiene che essi abbiano introdotto all’interno del sistema pre-capitalistico una nuova mentalità economica, dei cambiamenti con i quali sono stati combinati i fattori produttivi ed è stata organizzata l’economia del capitalismo. Gli imprenditori sono influenzati dalle istituzioni vigenti in una determinata società, dallo stato e dall’ordinamento giuridico, dalla religione e dalla cultura prevalente, dalle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma a loro spetta tuttavia la funzione di innescare e sviluppare il processo del cambiamento. 21- lo studente illustri la concezione weberiana dello stato. Per Weber lo Stato partecipa totalmente al processo di razionalizzazione costitutivo della società moderna ed è il detentore della violenza legittima. Weber non solo attribuisce allo Stato la funzione di facilitare lo sviluppo del capitalismo attraverso lo sviluppo del mercato, dell’industria e della tecnica, ma gli riconosce anche la funzione politica di regolare la vita sociale ricorrendo, eventualmente, della forza legittima.
Ed è proprio l’uso della violenza da parte dello Stato che fa in modo che Weber gli riconosca un ruolo decisivo all’interno della società e all’interno del processo politico attraverso cui essa legittima l’autorità statuale. Lo stato influenza indirettamente lo spirito borghese, contribuisce allo sviluppo delle città e contribuisce a creare quelle condizioni di esclusione della cittadinanza di eretici, stranieri ed ebrei essendo influenzata dalla religione cristiana. 22- Lo Studenti Delinei I Tratti Che Differenziano Il Pensiero Durkheimiano Da Quello Weberiano La differenza principale tra Durkheim e weber riguarda l’approccio all’analisi sociologica. Weber parte dall’analisi delle azioni interindividuali, mentre Durkheim dall’analisi della società. Weber attribuisce un primato alla logica degli individui, Durkheim attribuisce il primato logico all’analisi del sociale. Accanto alle cause economiche dell’analisi, Durkheim considera anche le cause materiali (ad esempio il clima della località analizzata), le cause individuali (situazione sociale o lavorativa) e le cause religiose. Per Durkheim la coscienza collettiva è l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società ed è distinta dalle coscienze individuali perché evolve secondo leggi proprie. La definizione durkheimiana riesce potentemente a mettere a fuoco il condizionamento che il sociale, inteso come coscienza collettiva, come insieme di credenze e sentimenti che accomunano e definiscono una determinata società, esercita sull’individuo e sui suoi margini di autonomia. 23- Lo Studente Spieghi L’olismo Metodologico Di Durkheim Rispetto a Weber le cui analisi muovono dagli individui e dalle azioni sociali (individualismo metodologico), Durkheim ritiene che l’analisi sociologica debba considerare prioritariamente la società (olismo metodologico). Il primato della logica sull’analisi del sociale risente dei suoi studi giuridici, in particolare a quelli rivolti al diritto privato. Infatti la sua analisi risulterebbe una sorta di sintesi tra la formazione del diritto pubblico e quello privato. Durkheim, nell’analizzare la società elabora, infatti, il concetto di solidarietà, che, dal punto di vista concettuale, apparirebbe una caratteristica della società che non deriva da un’unica causa ma da una pluralità di cause. Sia per Durkheim che per Weber, il processo di individualizzazione costituisce un ambito privilegiato per indagare la complessità dei processi di modernizzazione e di integrazione sociale. 24- Lo studente metta a confronto la concezione della divisione del lavoro di Smith, Ferguson, Marx e Durkheim. Per Smith la divisione del lavoro è un principio applicabile alla produzione lavorativa, coglie le conseguenze positive della divisione del lavoro sul processo produttivo e sull’aumento della produttività. Ferguson è il primo ad intuire le conseguenze negative e le trasformazioni sul modo di essere e di pensare dell’uomo provocate dalla divisione del lavoro, per lui causa la fragilizzazione dei legami interpersonali e vede l’interesse personale dell’uomo con un’accezione egoistica. Marx focalizza l’attenzione della divisione del lavoro mettendo alla luce la condizione di alienazione che essa causa sull’uomo, sul lavoratore. H. Harendt, approfondendo la concezione marxiana, sottolinea come l’estraneità dell’uomo dal lavoro inteso come attività, provochi la divisione tra sfera privata o domestica e sfera pubblica. L’uomo alienato è un uomo che non partecipa alla sfera pubblica e non esprime le proprie facoltà politiche.Infine Durkheim comprende che la divisione del lavoro, analizzata in una prospettiva storica, è un processo irreversibile, che riguarda numerosissime dimensioni della vita sociale e non solo quella economica. Durkheim riprende la concezione dell’evoluzionismo comtiano e la specifica. Più specificatamente, egli comprende i caratteri dei gruppi segmentati, il fatto che all’interno di società generalmente caratterizzate da forme organiche di solidarietà possono esistere gruppi molto coesi al loro interno ma al tempo stesso autoreferenziali, impermeabili al mondo esterno, all’esistenza di altri gruppi differenti e non complementari rispetto ad essi.
Veblen riconosce che il cambiamento istituzionale, nonostante le resistenze dei gruppi sociali dominanti, si affermerà ma egli ritiene, a differenza di Marx, che non avverrà ad opera della presa di coscienza da parte del proletariato della propria condizione sociale e che non si potrà indicare con certezza il momento nel quale si verificherà. Veblen ritiene che il ritardo nella realizzazione del cambiamento istituzionale sia da imputarsi dalla differente propensione all’innovazione delle diverse classi sociali. Le classi produttive, trovandosi più esposte alla conoscenza dei progressi della scienza e della tecnica sono più inclini a modificare l’organizzazione del proprio lavoro, usi e costumi. La classe operaia che conosce meno il progresso scientifico e tecnologico è meno incline. Veblen mette in relazione il ritardo nel processo di innovazione, inteso soprattutto come innovazione istituzionale, con un processo di impoverimento sociale. Sottolinea come non esista un unico processo di innovazione istituzionale che trasformi le istituzioni meno efficienti in istituzioni più efficienti, i processi di innovazione istituzionali sono per Veblen molteplici e variabili al variare dei contesti nazionali e territoriali di riferimento. Veblen specifica ancora la coesistenza, all’interno di una stessa società di istituzioni che riescono ad innovarsi e di istituzioni maggiormente resistenti all’innovazione. 30- Esponga le critiche che Veblen muove alla teoria economica neoclassica. Veblen ammette l’importanza della ricerca delle leggi generali di funzionamento dell’economia che ha fondato la teoria economica neoclassica, ma riconosce che la ricerca di tali leggi non può sacrificare o prescindere dall’analisi del cambiamento storico. Veblen conserva un’impostazione evoluzionistica della società, ma al centro del suo evoluzionismo non ci sono gli individui le istituzioni. 31- Lo studente descrive le diverse fasi del processo produttivo indicate da Veblen. Veblen comprende che in una prima fase dello sviluppo della società industriale l’interesse individuale e l’interesse collettivo tendono a coincidere naturalmente, ma con lo sviluppo del sistema capitalistico, il perseguimento dell’interesse individuale e di quello collettivo tende a divergere. Mentre inizialmente le dimensioni aziendali sono ridotte ed i proprietari sono ridotte ed i proprietari delle aziende sono le stesse persone che effettivamente le gestiscono e la concorrenza tra i vari imprenditori costituisce uno strumento efficace di promozione dell’efficienza industriale e dell’equilibrio sociale, con l’aumento delle dimensioni aziendali e del numero degli imprenditori e con la necessità di effettuare investimenti sempre crescendi la proprietà delle aziende si separa dalla gestione. 32- Lo studente illustri la teoria di Veblen del consumo. Veblen comprende “l’utilità del consumo come mezzo di reputazione sociale” e spiega che il consumo ha una funzione sociale anche in riferimento agli strati più poveri della popolazione. Anche le motivazioni degli appartenenti alle classi sociali più povere si modificano velocemente per effetto della loro partecipazione al processo produttivo e per effetto della crescita economica delle società moderne. Il consumo si trasforma in uno strumento di integrazione sociale. 33- Muovendo dall’analisi delle conseguenze economiche e sociali dello scambio di mercato non idoneamente regolato dall’intervento pubblico, proponga alcuni problemi contemporanei la cui analisi appare coerente con le tesi di Polanyi. Polanyi intuisce che il meccanismo di regolazione dell’economia provoca una trasformazione dei principali fattori produttivi, in particolare della terra, del lavoro e della moneta. Questi vengono trasformati in merci, ma non come tutte le altre, merci fittizie, fattori produttivi trasformati in merci dallo scambio di mercato e causando conseguenze disastrose. Considerare il lavoro come merce causa la dipendenza dal lavoro. Per citare un’esempio facendo riferimento ai giorni nostri, possiamo prendere in considerazione gli effetti economici e sociali in Italia di un mercato molto rigido e di come la liberalizzazione del mercato abbia creato forme di disuglianza di trattamenti dei lavoratori già in forza tutelati e i neo- assunti con scarsa tutela.
34- Lo studente esponga i requisiti istituzionali che – secondo Polanyi – favoriscono l’affermazione dello scambio di mercato come forma di integrazione dell’economia nella società. Per Polanyi, come per Weber e Marx, i requisiti istituzionali affinché sia possibile uno sviluppo del mercato autoregolato sono: il lavoro salariato, la proprietà privata dei mezzi di produzione e la commerciabilità di tutti i fattori della produzione. Affinché un mercato autoregolato si formi adeguatamente è indispensabile che la produzione sia orientata al mercato e nasca un mercato del lavoro. L’unico in grado di trasformare i fattori della produzione da fattori utili al profitto è l’imprenditore. A differenza di Smith, Polanyi ritiene che il mercato nasca come una conseguenza a specifiche misure politiche che riguardano i mezzi di produzione, il lavoro e il credito e non sorga dall’evoluzione storica delle società. Queste misure politiche non vengono messe in atto contemporaneamente in tutte le società. Facendo esempio al mercato inglese, egli nota che per permettere l’affermazione del nuovo mercato sia stato necessario eliminare qualsiasi forma di controllo sociale e giuridico che ancora era legato alle origini medievali. 35- Lo studente esponga la concezione dello sviluppo di Schumpeter. Per Shumpeter lo sviluppo dell’economia è un processo storico che permette di comprendere i vari avvenimenti solamente rapportandoli a quelli accaduti precedentemente. Da questa visione dell’economia nasce la visione della sociologia economica dell’azione, in cui gli individui, attraverso l’analisi storica, danno la loro interpretazione del cambiamento. In conclusione per Shumpeter, lo sviluppo nasce dalla combinazione dei processi endogeni (modi individuali di percepire il cambiamento) ed esogeni (legati a cause esterne). 36- Lo studente indichi i processi sociali ed economici che – secondo Schumpeter – sono all’origine del declino del capitalismo liberale. Shumpeter sostiene che le cause del declino del capitalismo liberale siano da ricercarsi in motivazioni sociali e culturali e non economiche. Tra le varie cause ne riconosce tre principali: la perdita del potere della borghesi, dalla disgregazione della famiglia borghese che non crede più nei suoi ideali di vita come l’attaccamento alla casa e al futuro della famiglia e la decadenza della funzione imprenditoriale che svolge il semplice ruolo di amministratore. La borghesia non riesce più a sostenere il capitalismo e gli intellettuali contribuisco ad aizzare il popolo contro di esso. Inoltre si erano iniziate ad attuare delle politiche anticapitalistiche che ponevano dei limiti al funzionamento delle imprese private. 37- Lo studente esponga le differenze emergenti tra l’economa e la sociologia economica in relazione alla concezione dell’economia, dell’azione, delle regole e del metodo di analisi. L’economia è considerata la scienza che studia l’attività economica, cioè un processo di allocazione razionale di risorse scarse. Nella sociologia economica, invece, si hanno diversi tipi di economia e si ha una visione più ampia di essa, infatti i sociologi danno maggiore importanza a tutte le forme istituzionali che regolano e definiscono l’attività economica. Gli economisti sostengono che l’azione economica è considerata come motivata dal perseguimento razionale dell’interesse individuale, condizionata da regole che sorgono con la presenza di mercati concorrenziali ed è indagato da un metodo analitico-deduttivo e normativo. I sociologi invece sostengono che l’azione economica è motivata sia da motivazione utilitaristiche che da razionalità complete, le regole, a differenza degli economisti sono più complesse e strumentali funzionamento del mercato ma possono sia favorire che frenare lo sviluppo economico e, infine sostengono che il metodo di analisi è induttivo-deduttivo. 38- Lo studente illustri quali problematiche politico-sociali emergono dai primi contributi sociologici sulla modernizzazione. Il contributo dei sociologi alla modernizzazione permette di apprendere lo sviluppo che avviene nei diversi stati, i processi di decolonizzazione e formazione di altri stati indipendenti. Con la teoria di modernizzazione, infatti i sociologi economici puntano a spiegare il perché dell’esistenza di paesi maggiormente sviluppati e di conseguenza più arretrati.
Di conseguenza anche l’organizzazione del lavoro è differente, le relazioni comunitarie sono prevalenti e caratterizzate dall’inesistenza delle esperienze sindacali o da forme di sindaco aziendale. Alla luce di queste scoperte, Hamilton sottolinea la varietà dei processi economici e a valorizzare il condizionamento dei fattori culturali nei processi di modernizzazione. Il sociologo focalizza sopratutto l’influenza che le religioni esercitano nel condizionare la visione del mondo degli individui. Il concetto di civiltà evoca un insieme di tratti culturali condivisi da popolazioni che vivono su aree territoriale vaste, come la civiltà cristiana o islamica. Gli obblighi derivanti dall’appartenenza alla rete familiare o parentale costituiscono un ostacolo alla piena affermazione dell’autonomia individuale, ma causano anche processi differenziati di modernizzazione. 45- Lo studente illustri i tratti che caratterizzano la "nuova political economy" comparata. La nuova “political economy” comparata contribuisce a focalizzare due processi interdipendenti che concorrono allo sviluppo economico e sociale: lo sviluppo dello Stato e l’azione pubblica dello Stato. La “Political economy” sottolinea i caratteri dell’interdipendenza dei due processi ed il fatto che lo Stato costituisce una precondizione fondamentale dell’elaborazione e dell’attuazione delle politiche. La “political economy” ha un processo che può essere definito analitico e, ispirandosi a Weber, fa emergere il carattere aperto ed indefinito delle diverse culture, la loro permeabilità all’azione di uomini e di movimenti collettivi innovativi, senza pero nascondere la forza che specifiche narrazioni della propria storia, modelli istituzionali e insieme di rappresentazioni collettive esercitano sui processi di modernizzazione. Sottolineare esclusivamente l’importanza dei fatti culturali o considerarli come cause determinanti alimenta pregiudizi e contribuisce ad implementare la conoscenza delle molteplicità dei processi di sviluppo, escluderli però si rivela altrettanto inefficienti. 46- Lo studente indichi i caratteri che – nella teorizzazione keynesiana – contraddistinguono l’intervento dello stato nell’economia. Nella teorizzazione Keynesiana l’intervento dello Stato nell’economia deve limitarsi ad un breve periodo. La differenza tra l’applicazione dello Stato sociale keynesiano nel secondo dopoguerra e l’elaborazione originariamente formulata da Keynes consiste nel fatto che l’aumento della spesa pubblica a partire dagli anni ’50 viene connesso alla formazione del welfare ed è considerato strumentale alla formazione del welfare state ed è considerato strumentale alla formazione del consenso politico ed elettorale. La formazione dello stato sociale keynesiano non presenta tutti gli Stati sullo stesso sviluppo. Si distinguono, infatti, in “keyneismo debole” e “keynismo forte”. Nel keynismo debole l’intervento dello Stato è più vicino all’originaria impostazione keynesiana ed è maggiormente finalizzato a stabilire il ciclo economico, la spesa sociale è meno sviluppata e le politiche fiscali e monetarie sono del tipo stop and go. Il keyinismo forte è invece caratterizzato da un impegno più importante sul fronte della spesa social e dal perseguimento dell’obiettivo della piena occupazione. 47- Lo studente spieghi cosa si intende con la definizione “stato sociale keynesiano” e con la definizione “sistema di welfare-state. Per stato sociale keynesiamo si intende una teoria economica che giustifica l’intevento dello Stato nell’economia con il fine di realizzare e produrre beni pubblici. Invece, il sistema di welfare-state è un’insieme di azioni pubbliche finalizzate ad instaurare un sistema di protezione sociale. Nell’europa del secondo dopoguerra si sviluppano entrambi. Si tratta di processi che assumo nei diversi Stati caratteri differenti ed attraverso i quali si realizzano i processi di istituzionalizzazione dello stato moderno. Le loro configurazioni sono comprensibili alla luce degli equilibri e dell’autonomia dei diversi poteri statuali ed alla luce delle culture politiche maggiormente diffuse nei diversi stati.
48- Lo studente descriva i caratteri dei modelli di welfare-state individuati da Esping Andersen. Esping Andersen riprende la classificazione dei tre ideativi di Welfare identificati da Titmuss, ed essi sono: il modello istituzionale-redistributivo (modello universalistico che garantisce servizi e tutele essenziali, quali la sanità e l’istruzione a tutta la popolazione sulla base del prelievo fiscale. È un modello diffusa in Svezia, Norvegia e Danimarca), il modello residuale (fondato sul riconoscimento limitato dei diritti sociale ed è rivolto sopratutto alle fasce più deboli della popolazione. L’assistenza sociale è affidata al mercato e alle famiglie. È maggiormente diffuso negli Stati Uniti, Canada, Australia e Gran Bretagna) e il modello remunerativo o conservatore- corporativo (è maggiormente diffuso in Germania, Austria, Italia, Portogallo e Spagna. In questo caso le tutele sociale dipendono dall’appartenenza professionale. Il riconoscimento dei diritti sociale è differenziato e deriva dalla posizione lavorativa dei singoli individui. La tutela sociale è finanziata fai contributi più che dal prelievo fiscale ed attua attraverso trasferimenti monetari stata più che attraverso l’erogazione di servizi. La famiglia svolge un ruolo centrale e appare la differenza di genere ed i ruoli di cura tipicamente affidati alle donne). 49- Lo studente spieghi quali processi storici contribuiscono dapprima all’emergere e, successivamente al consolidamento dei diversi sistema di welfare-state. L’emergere dei sitemi di Welfare-state ha specifiche precondizioni politico-economiche, istituzionali e culturali. Ad esempio la formazione di nuove classi sociali, la formazione della classe operaia e la relativa organizzazione politica rappresenta una condizione che favorisce l’emergere dei welfare-state. Lo sviluppo dei welfare-state e dello stato sociale keynesiano sono interdipendenti e si condizionano reciprocamente. Essi risentono di condizioni economiche che dal secondo dopoguerra agli anni ’70 si modificano notevolmente. Mentre infatti negli anni ’50 si caratterizzano per un periodo di espansione economica, di occupazione crescente e di consumi crescenti a cui corrisponde l’espansione della spesa pubblica e della spesa sociale dello Stato, gli anni ’70 si caratterizzano per la saturazione progressiva dei mercati delle merci e del lavoro, per l’emergere di processi di inflazione e per la strutturazione di una spesa pubblica e sociale che si trasforma progressivamente, perdendo la funzione di leva dello sviluppo economico e di generatore di diritti sociali ed acquisendo quella di mantenimento della domanda aggregata di ammortizzatore sociale. 50- Lo studente distingua il neo-corporativismo dal sistema corporativistico di rappresentanza degli interessi. Si parla di neo-corporativismo a partire del secondo dopoguerra, mentre di corporativismo riferendosi alle esperienza dei sistemi autoritari durante le due grandi guerre, come ad esempio il fascismo italiano lo Spagna subito in seguito alla seconda guerra. Un sistema neo-corporativo è caratterizzato da un piccolo numero di associazioni di rappresentanza degli interessi di medie o grandi dimensioni, ben strutturate al loro interno, con definiti centri decisionali e risulta più efficace nel favorire la formazione dell’azione pubblica e nel rappresentare gli interessi degli iscritti. La differenza fondamentale tra corporativismo e neo-corporativismo sta nel fatto che nel corporativismo il sistema di rappresentanza degli interessi è imposto dallo Stato, invece nel neo- corporativismo la formazione delle diverse organizzazioni e le adesioni sono volontarie e vengono “dal basso”, lo stato può fornire supporto al processo di formazione delle organizzazione ma la loro costruzione resta sempre un processo libero e non obbligatorio. 51- Lo studente spieghi per quali motivazioni un sistema di rappresentanza degli interessi fondato su logiche neo-corporative può contribuire più efficacemente a contrastare gli effetti perversi dello stato sociale keynesiano. Il sociologo Pizzorno mette a fuoco le ragioni per le quali in un sistema di rappresentanza degli interessi neo-corporativo si rivela più efficace nel contrastare alcuni effetti dello stato keynesiano, quali ad esempio l’inflazione o, nel medio-lungo termine, la disoccupazione. Egli arriva alla conclusione che tra governo e organizzazione degli interessi si realizza una sorta di “scambio politico”, ovvero quando il governo è disponibile a concedere i beni di cui dispone. Infatti in un monopolio della rappresentanza e la centralizzazione del potere di contrattazione, i sindaci dovrebbero essere disponibili a moderare le proprie richieste accettando logiche neo- corporative.
La formazione razionai-legale dell’azione sociale implica la giustificazione collettiva dell’efficacia desistevi razional-legali di regolazione delle relazioni sociali. Questi processi non coincidono solamente con l’osservanza delle norme codificate, ma indicano la comprensione collettiva della formazione delle norme e della loro utilità sociale, esprimono un lavoro di adeguamento scostante della norma astratta alle situazioni concrete. Essi coincidono con processi continui di istituzionalizzazione del diritto. L’interiorizzazione dei sistemi Legal-razionali di formazione ed innovazione dell’azione pubblica evoca un principio che può essere definito di “riflessività continua dell’azione pubblica”, di ipostatizzazione e di giustificazione continua dei fini pubblici dell’azione politica. Tali meccanismi, che iscrivono la formazione dell’azione pubblica nei processi collettivi di interiorizzazione dei sistemi giuridico-legali, forniscono istruzioni specifiche per la formazione dell’azione pubblica, ovvero per un’azione che è tale non solo perché proviene da un’autorità pubblica ma perché è diretta alla soluzione di problemi collettivi. Sulla base della lezione weberiana, l’iscrizione dell’azione pubblica in frame razionai-legali non contribuisce unicamente a definire il costitutivo carattere pubblico dei fini dell’azione ma indica il carattere processuale, aperto e dinamico della sua formazione. 58- Esponga le cause congiunturali ed i processi socio-politici che contribuiscono al diffondersi dell’economia informale. L’economia informale è l’insieme di transazioni di beni e servizi non inclusi nella contabilità nazionale, come ad esempio quelli all’interno del nucleo familiare, il volontariato o il lavoro in nero. Le economie informali si diffondono sia nei Paesi in cui le regolazioni giuridiche della vita economica sono poco diffuse, ma anche in quelle in cui sono molto diffuse. Dalle analisi comparative si deduce che le economie informali sono sempre più diffuse anche nelle società moderne e nascono dalla crisi del fordismo e dalle trasformazioni dei di sistemi di Welfare. 59- Lo studenti spieghi cosa sono i costi di transazione. Alcune imprese ricorrono più facilmente, per acquisire beni e servizi, allo scambio di mercato, mentre altre internalizzano le produzioni e i servizi affidandosi ad un maggiore sviluppo dell’organizzazione burocratica interna. Alcuni economisti ipotizzano costi imprenditoriali di transazione dei beni e dei servizi differenti e di conseguenza scelte imprenditoriali, basate sui costi di produzione, differenti. Queste teorie, chiamate “analisi sui costi di transazione,” focalizzano da una parte la funzione dei fattori istituzionali di contesto nel promuovere le scelte imprenditoriali, dall’altra la ricerca dell’efficienza da parte dell’imprenditore. Infatti la carenza di informazioni o la disposizione di informazioni errate possono condizionare le scelte degli imprenditori, bisogna sempre considerare nell’analisi socio-economica l’incidenza di comportamenti opportunistici o la possibilità di perseguire l’interesse individuale ricorrendo all’inganno. In questi casi i costi di transazione saranno elevati e la produzione dell’impresa maggiormente controllabile. 60- Lo studente spieghi le critiche principali che la nuova sociologia economica rivolge alle analisi sui costi di transazione. La nuova sociologia economica, in relazione alle analisi sui costi di transazione, considera: il carattere polivalente e non esclusivamente economico delle scelte degli attori economici, l’azione economica in specifici contesti istituzionali non esclusivamente definiti da fattori economici, ad esempio culture diverse e sottolinea l’importanza di analisi in una prospettiva storica. Non considerano il peso dei comportamenti opportunistici nel condizionale l’azione economica e ci si sofferma sulla loro genesi. Tali comportamenti, anche se presumibilmente occasionali, costituiscono forme di interazione che caratterizzano specifiche reti di relazioni sociali. 61- Lo studente spieghi la teoria relativa alla forza dei legami deboli di Granovetter. Sullo studio delle reti sociali, Granovetter da il via ad uno studio sull’influenza delle reti sociali nel favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Contrariamente al parere comune, egli ritiene che i contatti informali, i legami derivanti da relazioni sociali, sono quelli più proficui poiché potenzialmente innovativi. Essi infatti mettono
frequentemente in contatto gli individui con cerchie e gruppi sociali non conosciuti e non frequentati precedentemente. I legami deboli giocano un ruolo importante nella coesione sociale e creano un senso di comunità, fornendo vantaggiose risorse e opportunità nella ricerca lavorativa. Nel compiere la ricerca l’individuo spazia tra diverse cerchie di conoscenze e strutture di legami, creando un ponte tra di esse. 62- Lo studente spieghi il concetto di capitale sociale Uno dei concetti che hanno avuto più fortuna tra quelli elaborati dagli analisti delle reti di relazioni sociali è quello di capitale sociale. Con il termine di capitale sociale in sociologia si intende l'insieme di regole, norme, valori e organizzazioni che facilitano la collaborazione all'interno di gruppi o tra gruppi sociali diversi. Marx stesso sottolinea come il capitale di cui dispongono gli individui non sia costituito esclusivamente dall’insieme delle risorse materiali, dalla propria dei mezzi di produzione, ma sia costituito dall’insieme di relazioni sociali di cui dispongo gli individui. È un capitale immateriale che però può provare il successo economico e sociale degli individui. 63- Lo studente descriva i principali processi economici trattati in La Fine del Lavoro. Rifkin, nel suo libro “la Fine del lavoro”, analizza la fine del lavoro salariato in America derivante soprattutto dalla produzione di beni materiali. Il suo studio si concentra su due processi concernenti la fine del lavoro: la dematerializzazione dell’economia conseguentemente alla crescita della terziarizzazione e dell’utilizzo della moneta elettronica; e la diffusione di forme di telelavoro e di lavoro a domicilio. Il libro non ha un carattere pessimistico, non parla della fine del lavoro in generale, ma si riferisce alla fine del lavoro salariato tradizionale ed indica alcuni settori che in futuro sarebbero divenuti fondamentali per lo sviluppo economico, tra i quali quelli appartenenti al settore terziario e quelli dedicati in particolare alla cura delle persone dell’ambiente. 64- Lo studente illustri l'attualità metodologica dell'analisi schumpeteriana. Schumpeter riflette sulla crisi del capitalismo. Al contrario di Marx e Weber egli focalizza la sua attenzione non sulle origini o le trasformazioni del capitalismo, ma sulla sua crisi e sugli effetti che ne scaturiscono. Schumpeter distingue tipi di capitalismo: concorrenziale (tipico delle imprese familiari cui la figura del manager coincide con quella dell’imprenditore, la leadership imprenditoriale è marcata, il fine dell’impresa è il profitto imprenditoriale) e oligopolistico (tipico delle imprese di grandi dimensioni, nelle quali le figure del manager e dell’impreditore sono separate, l’innovazione è routinizzata, il fine è lo stipendio impiegatizzato). L’analisi di Schumpeter da un lato mette in relazione gli ambiti economici con quelli storici e politico-sociali e dall’altro sottolinea sottolinea l’interdipendenza tra comportamenti micro- economici e sociali come ad esempio il ruolo degli istituti di credito. L’analisi di Schumpeter è attuale perché è metodologica, politica e sociale. Egli enfatizza il ruolo dello Stato nella regolazione dell’economia evidenziando le funzioni dell’economia centralizzata nell’attuare gli effetti perversi del capitalismo oligopolistico. Il ruolo dello Stati nella regolazione dell’economia può essere diretto o indiretto. Diretto poiché viene attuato attraversi politiche ad Hoc, ad esempio quelle di supporto all’occupazione. Indiretto poiché avviene tramite un’attività istituzionale rappresentata dall’utilizzo di contratti idonei a regolare le nuove forme dei rapporti di produzione. 65- Lo studente illustri l'attualità politica dell'analisi schumpeteriana. Schumpeter al contrario di Marx e Weber, egli focalizza la sua attenzione non sulle origini o sulle trasformazioni del capitalismo, ma sulla sua crisi e sugli effetti perversi che da esso ne scaturiscono. Egli distingue due tipi di capitalismo: concorrenziale (tipico delle imprese familiari cui la figura del manager coincide con quella dell’imprenditore, la leadership imprenditoriale è marcata, il fine dell’impresa è il profitto imprenditoriale) e oligopolistico (tipico delle imprese di grandi dimensioni, nelle quali le figure del manager e dell’impreditore sono separate, l’innovazione è routinizzata, il fine è lo stipendio impiegatizzato). L’analisi di Schumpeter da un lato mette in relazione gli ambiti economici con quelli storici e politico-sociali e dall’altro sottolinea sottolinea l’interdipendenza tra comportamenti micro- economici e sociali come ad esempio il ruolo degli istituti di credito. L’analisi di Schumpeter è attuale perché è metodologica, politica e sociale.
richiesta di nuove figure professionali come il web designer, manager dell’immagine, in sintesi, soggetti che sanno applicare le nuove tecnologie e la partecipazione collettiva che molte di esse permettono, dalla ricerca scientifica, all’istruzione, all’arte, al commercio e all’organizzazione aziendale. L’emergere di nuovi lavori fa sorgere la questione del rapporto scuola-lavoro, dato che era ricorrente che gli allievi, soprattutto negli anni ’70, non terminassero gli studi nel momento in cui ad alti livelli di istruzione non corrispondessero più lavori qualificati e riconosciuti socialmente come tali. 70- Lo studente esponga sinteticamente la teoria arendtiana del lavoro. Per Hanna Arendt il lavoro non è solo la possibilità di esprimere se stessi come pensava Marx, ma è la possibilità di esprimere la propria esistenza politica, la possibilità di partecipare in maniera costruttiva alla vita comune, allo stare insieme. Il lavoro è la sfera più intima dell’uomo, facente riferimento all’insieme dei processi corporei che scandiscono il ciclo vitale: il lavoro rientra quindi a far parte del regno della necessità, in quanto attività da cui l’uomo non può liberarsi per poter soddisfare i propri bisogni vitali. 71- Lo studente descriva nell'analisi sociologica di una politica pubblica i vantaggi della comparazione interistituzionale. La comparazione permette non solo di mettere a fuoco analogie e differenze apparentemente simili, ma di comprendere la morfologia dei processi, la concorrenza delle differenti cause nella forma e nella giustificazione collettiva che acquistano determinati fenomeni. Ad esempio applicandola al progetto Garanzia Giovani, viene fuori come la stessa innovazione in due regioni diverse, Emilia Romagna e Sicilia, abbia avuto effetti totalmente diversi. Infatti nella prima è stata ben gestita ed ha avuto un grande successo, invece, nella seconda, contrariamente, è stata mal gestita e poco sfruttata. 72- Lo studente spieghi le conseguenze immediate e le meta conseguenze sociali delle politiche di promozione del lavoro delle donne. Il lavoro delle donne in Italia dagli anni del boom economico ad oggi si è trasformato moltissimo divenendo un indicatore di più ampie trasformazioni sociali, politiche ed economiche. La prima trasformazione ha riguardato la dimensione pubblica che attraverso lavori svolti all’esterno dalle mura domestiche il lavoro femminile ha acquistato. Progressivamente, al modello familiare del breadwinner unico e maschile si è sostituito un modello maggiormente paritario nel quale la capacità reddituale è stata sempre più distribuita tra i coniugi. La tendenza verso ruoli lavorativi maggiormente paritari non ha però riguardato tutte le professioni, né il settore pubblico e quello privato in eguale misura, né soprattutto tutti i periodi lavorativi della vita di una donna. I maggiori tassi di istruzione femminile rispetto a quelli maschili registrati negli ultimi decenni contribuiscono ad incrementare l’occupazione delle donne in posizioni lavorative sempre più qualificate. Il fatto però che i maggiori tassi di istruzione femminili non si traducano completamente in occupazioni femminili più qualificate e più retribuite segnala la permanenza di strozzature nel mercato femminile del lavoro. La permanenza, inoltre, in Italia di uno scarto notevole tra l’occupazione maschile e quella femminile indica la porosità del lavoro femminile rispetto a pregiudizi e stereotipi culturali. Vengono spesso dati contratti a termine e part-time involontario. L’analisi sociologica del lavoro delle donne in Italia è uno dei temi che in maniera più evidente mostra come numerosi trasformazioni economiche non siano state nel nostro Paese accompagnate da idonee politiche pubbliche di supporto e di promozione. Le politiche pubbliche producono meta- conseguenze sociali: incidono sul significato che quel determinato bisogno o problema acquista collettivamente. Il modello familiare di divisione del lavoro centrato sul ruolo pubblico dell’uomo e sul ruolo domestico della donna è stato e, forse continua ad essere, il modello prevalente in Italia. Tale modello aveva un suo funzionamento intrinseco fondato non solo sulla divisione dei ruoli ma anche sull’assolvimento dei bisogni di cura, soprattutto verso bambini ed anziani, tradizionalmente adempiuto dalle donne. Le politiche pubbliche riferite al lavoro delle donne, avrebbero dovuto essere politiche non solo che aprivano alcune professioni tradizionalmente “maschili” anche alle donne ma che supportavano la possibilità del lavoro pubblico delle donne con misure di conciliazione del lavoro di cura e di quello professionale.
Simili politiche hanno inoltre un ulteriore fine, quello di fondare la parità tra uomo e donna non sull’uguaglianza (criterio inapplicabile per entità biologicamente differenti) ma sulla differenza e sulla valorizzazione della complementarietà reciproca. Che un lavoro sia svolto da un uomo o da una donna non è la stessa cosa, è la valorizzazione implicita a questa constatazione apparentemente banale che la sociologia economica può valorizzare. Paradossalmente tale constatazione è stata ed è utilizzata non come elemento di maggiore coesione sociale ma come elemento di freno al lavoro femminile. Nell’immaginario collettivo il lavoro delle donne è più costoso a causa della maternità e della necessità per le donne di assolvere a bisogni familiari di cura. 73- Lo studente spieghi alcuni dei possibili effetti sociali perversi derivanti dall'introduzione delle quote rosa. Per un verso tali provvedimenti contribuiscono a rendere più paritaria la condizione lavorativa degli uomini e delle donne, ma dall’altro bisogna riconoscere che essi finiscono per introdurre per legge ciò che la società culturalmente non riesce a generare, Il riservare alcuni posti di lavoro “per legge” rischia di alterare la concorrenzialità interna tipica dei mercati professionali e rischia di introdurre meccanismi di selezione-reclutamento non fondati sul merito ma su una condizione di “debolezza” o di “diversità”. Questi provvedimenti possono alimentare i conflitti di genere e professionali piuttosto che attenuarli e favorire dorme di apprendimento istituzionale da parte degli uomini che delle donne della loro complementarietà sociale e lavorativa. 74- Lo studente descriva i processi macro-sociali che strutturano i contemporanei processi di emigrazione. I processi migratori ai quali assistiamo nel XXI secolo hanno alcuni tratti che li differenziano dai precedenti: