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domande aperte SOCIOLOGIA DEI PROCESSI ECONOMICI - Vinci Fiorella
Tipologia: Dispense
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Il processo di storicizzazione inaugurata da Weber a fine dell’800 che definiamo “sociologia economica” mutua dall’Economia il meccanismo di concettualizzazione o astrazione e dalle scienze storiche il meccanismo di storicizzazione, quindi fondamentale per lo studio di diversi e molteplici processi socio- economici. Il meccanismo di storicizzazione è la connessione di problematiche, ovvero della formalizzazione di una rapporto di causalità tra differenti problematiche. La storicizzazione vien quasi sempre effettuata alla luce della concettualizzazione di un problema, infatti Weber compara comportamenti differenti, da parte dei contadini, ricorrendo a cause storiche. Comparando le caratteristiche di un determinato processo economico in contesti diversi.
È un meccanismo utile a comprendere il contributo dei diversi autori alla formazione scientifica della sociologia economica sia per analizzare da sociologi economici i processi socio-economici Weber sostiene che la concettualizzazione consiste, in una problematizzazione, in un’ipotesi di ricerca, o in una connessione di problemi che portano alla formazione e alla spiegazione di un determinato comportamento socio economico, avvenuto nel tempo. Ovvero: della formalizzazione di un rapporto di causalità tra differenti problematiche.
La decisione di divenire imprenditore, per esempio imprenditore agricolo, è dovuta a molteplici fattori riscontrabili non solo dal punto di vista economico. Le motivazioni possono essere varie; per alcuni son stati fondamentali i contributi economici regionali per lo sviluppo delle bioagricolture; per altri ancora è stata la curiosità di voler provare un percorso di vita diverso da quello del lavoratore salariato, oppure semplicemente proseguire un’attivit à di famiglia, gi à avviata e consolidata. In sostanza le motivazioni sono molteplici, dipendono anche dal periodo storico e da diversi fattori, ma tutte contribuiscono allo sviluppo del benessere della collettività, anche perché per restare sul mercato deve essere un prodotto/servizio o altro che serve alla collettività o ad altre aziende.
Considerata per cui come una scienza naturale, come un qualcosa di empirico, per far si che sia possibile identificare le leggi che colgono le relazioni costanti e i comportamenti regolari dei fenomeni sociologici, a loro volta comprensibili solo facendo ricorso a strumenti scientifici. Comte quindi sostiene che l’oggetto della ricerca scientifica, quindi anche quello della sociologia come scienza, deve essere ridotto al “positivo”, ossia alle affermazioni controllabili sulla base dei fatti.
Simmel definisce la Sociologia come una Sociologia formale , ovvero come una sociologia che ricerca le forme, i caratteri non variabili, dei fenomeni. Si tratta di un’operazione di generalizzazione caratteristica del metodo induttivo essenziale per la definizione del metodo di analisi della sociologia. La storia e la sociologia possono avere lo stesso oggetto di studio, e analizzare un identico fenomeno sociale ma il metodo di analisi utilizzato è differente.
La sociologia formale costituisce una straordinaria coniugazione tra il carattere induttivo del metodo storico ed il carattere deduttivo del metodo scientifico diffuso tra le scienze naturali; essa salva la possibilità che la sociologia possa elaborare leggi aventi un carattere generale paragonabili a quelle diffuse tra le scienze naturali ed al tempo stesso riconosce e valorizza la costitutiva storicità dei fatti sociali. Con sociologia formale ci si riferisce a quella sociologia che ricerca le “forme dei rapporti sociali che rimangono invariate nonostante i loro contenuti storici sempre diversi”.Per quanto riguarda più propriamente i suoi condizionamenti culturali, egli risente dell’influenza del marxismo in “filosofia del denaro” soprattutto in riferimento al problema della creazione dei rapporti sociali anche se ne ebbe a rifiutare la filosofia della storia, e l’influenza di Kant e lo si vede nella ricerca delle forme di sociazione: è la mente a fornire le categorie che rendono possibile la conoscenza e ciò vale anche per la conoscenza storica. Metodo di analisi e ambito di studio si condizionano vicendevolmente. Da una parte l’ambito di studio ed, in particolare, in questo caso, il fenomeno sociale condiziona il metodo di analisi, dall’altra parte, le modalità di analizzare i fenomeni sociali, ad esempio le connessioni tra i diversi fenomeni che ipotizza lo scienziato sociale, condizionano, ed il alcuni casi, definiscono l’oggetto di studio.
Applicato alla sociologia, il concetto di azione reciproca si declina come Vergesellschaftung, esso indica il processo mediante il quale si instaurano e si mantengono le relazioni di azione reciproca tra elementi sociali (individui, gruppi, società). Oggetto della Sociologia è lo studio dell’as-sociazione tra gli individui, ovvero delle relazioni sociali. Quindi la “reciprocità di influenze” e la “reciprocità di causazione” dove la realtà è una rete di relazioni reciproche tra elementi diversi. Prendnedo in considerazione la dimensione temporale e l’applicazione della categoria di retro-azione.
Montesquieu anticipa in qualche modo la sociologia. I fenomeni sociali possono portare all’instaurazione di forme statuali differenti e leggi, frutto di un prodotto umano e storico. In qualche modo anticipa gli studi della sociologia perché nella sua opera principale descrive le tre forme di governo che un paese poteva avere, ossia la repubblica, la monarchia e il dispotismo. Tutte e tre però hanno in comune la relazione tra loro forma e le cause profonde di natura fisica (clima, terreni, densità abitativa ed ecc.) e culturale (costumi, religioni, valori, senso di appartenenza allo Stato ed ecc.). La combinazione di cause molteplici rende intellegibile il fatto che uno stesso fenomeno, in contesti differenti, può risultare da combinazioni differenti di cause e che una stessa causa può assumere funzioni differenti al variare dei rapporti di causalità. Secondo lui la migliore organizzazione politica possibile consiste nella separazione dei poteri. Per una migliore organizzazione politica possibile, lontano dall’essere unicamente ricostruzione della successione temporale dei fatti storici, è supporto alle interpretazioni possibili della realtà. Aveva compreso che le leggi dovevano essere fatte con il principio della virtù (tipico della sovranità popolare, della repubblica) e questo permetteva oltre alla suddivisione dei tre poteri principali, il rispettare correttamente tali leggi, ma se questo principio viene meno si genera la corruzione e questo porta al fallimento di qualsiasi forma di governo. Appunto per questo le leggi dovevano essere frutto di un prodotto umano e storico. Aveva già compreso che l’analisi storica applicata alla conoscenza del reale richiedeva un’operazione di generalizzazione che dal fatto particolare riportasse lo studioso alle cause generali profonde di quel
La valenza sociale dell’interesse individuale pur corrispondendo alle inclinazioni, alla natura degli individui, non è per Smith un fatto automatico ma è un processo che ha necessità di un supporto e di uno stimolo istituzionale, è potremmo dire un percorso educativo promosso dalle istituzioni. Se un individuo si specializza in un determinato settore e si applica nel progredire sempre di più in quel determinato settore, raggiungendo i suoi scopi personali, in qualche modo sta contribuendo involontariamente al progresso sociale. L’insieme degli interessi individuali costituisce l’interesse generale. Da qui il principio della mano invisibile che in maniera quasi naturale regola il mercato portandolo sempre più a un progresso e benessere sociale. Lo stesso principio può essere visto anche in senso contrario quindi in maniera negativa, il perseguimento dell’interesse individuale a danno di quello altrui è un comportamento che nel medio-lungo termine si ritorce contro l’interesse individuale stesso.
Un tema sicuramente ancora centrale! Secondo Smith, le condizioni che devono essere rispettate è che affinché il capitalismo è che ci siano condizioni di creare nuova ricchezza. Lo Stato deve supportare e promuovere l’azione imprenditoriale privata, non sostituendosi ma favorendo tramite leggi, promuovendo l’iniziativa imprenditoriale privata. Di pari passo, lo stato, fornendo un’adeguata istruzione che permette di specializzarsi in un determinato settore scelto secondo le inclinazioni individuali e portare a una globale educazione anche del consumatore sul proprio scelte.
La differenza principale tra il loro pensiero risiede nella critica alla società commerciale e le conseguenze che porta la divisione del lavoro. Smith riteneva che la divisione del lavoro portasse a un incremento della produttività e a un maggior progresso sociale. Ferguson constata innanzitutto che la società commerciale ed industriale provoca una trasformazione dell’essere, improntata all’egoismo, accumulazione del profitto e alla solitudine, grazie a un sistema capitalistico che limita il progresso sociale. Comprende che il condizionamento che i gruppi più vicini al soggetto agente, i gruppi familiari, quelli educativi e quelli lavorativi esercitano sull’individuo, egli tenderà a conformare il proprio comportamento a quello che in questi gruppi è più diffuso e maggiormente accettato.
Il pensiero di Humboldt si situa nella Germania di inizio Ottocento in quella tradizione filosofica che vien definita storicismo. La prospettiva storicista viene da scoperte che l’uomo vive nel mondo, riconoscendo così un certo spazio all’antropologia. Da un concetto di esistenza della storia come insieme e successione di interpretazioni storiche, nasce la possibilità di riflettere sul pensato, come oggetto separato rispetto all’individuo, eppure da esso generato, ovvero nasce la possibilità di riflettere sulla cultura umana e sulla società. Una determinata situazione politico-sociale non deriva da una causa unica ma frequentemente da una molteplicità di cause che si rafforzano o eliminano reciprocamente.
Da questa scoperta egli considera la lingua come non solo un codice con cui comunicare, e che varia da paese a paese, ma come un qualcosa che raffiguri una cultura. Il parlato, e quello che produceva, veniva considerato come un prodotto storico. Lo storicismo di Humboldt riconosceva la centralità dell‘uomo e la molteplicità della storia e della cultura umana.
La scuola storica di economia si sviluppa in Germania nel 19°secolo a seguito delle differenziazioni delle classi sociale avvenute con la rivoluzione industriale. Questa scuola sostanzialmente critica il pensiero e le leggi della scuola classica di Smith, Malthus e Ricardo. La principale differenza tra la scuola classica e storica è il metodo di analisi delle varie situazioni socio- economiche. Per la scuola classica è necessario usare un metodo deduttivo che analizzi la situazione economica generale per estrapolare delle leggi o dei strumenti validi per analizzare e spiegare situazioni socio economiche anche di differenti contesti ed epoche. La scuola storica invece riteneva opportuno usare un metodo induttivo che analizzasse la situazione economica nel suo contesto e nella sua peculiarità senza creare astrazione da tale contesto e senza estrapolare degli strumenti validi per ogni epoca. Sostanzialmente fu questo il motivo per cui comunque fu una scuola destinata al declino o comunque citata poca negli attuali libri di economia. Il maggior rappresentate di questa scuola fu Friedrich List con la sua opera più famosa “il sistema nazionale dell’economia politica” (1841). In questa opera list critica le idee liberiste della scuola classica e critica la teoria del commercio comparato di Ricardo, sostenendo invece che ogni nazione doveva sfruttare tutte le opportunità che li si presentano e specializzarsi su tutti i settori esistenti. Cosa invece contraria per Ricardo e la scuola classica. LEZIONE 17
Karl Marx analizzando la storia utilizza il termine di materialismo storico, andando in netta contrapposizione alle teorie dell’idealismo tedesco. Marx considera la storia come un susseguirsi di situazioni economiche sociali basate su un bisogno di soddisfacimento da parte degli individui, e non sulla base di religioni, ideologie o altro come invece sostenevano gli idealisti. Marx ha compreso i vantaggi scientifici della modellizzazione, il funzionamento della società capitalistica e la divisione del lavoro costituiscono nel suo pensiero dei veri e propri modelli analitici. Egli non è riuscito però ad integrare in tali modelli la variabilità dei fatti, delle situazioni e dei contesti storici, offrendo ad essi una valenza analitica. la presa di coscienza da parte del proletariato della propria condizione, quella sorta di illuminazione , nel suo linguaggio, e l’instaurazione del socialismo condurranno al superamento della società capitalistica con le sue strutturali diseguaglianze sociali. L’individualismo per Marx è la causa dei problemi della società contemporanea, è uno dei motivi di differenziazione delle varie classi sociali esistenti.
Per Sombart l’economia è l’attività umana volta alla ricerca dei mezzi di sussistenza e, legati alla sopravvivenza fisica e di nuovi bisogni culturali. Per soddisfare tali bisogni è necessario stabilire regole condivise che disciplino la produzione ed il consumo di beni e servizi. La nascita del capitalismo moderno si basa sull’affermarsi del principio acquisitivo e implica che l’attività economica sia sottoposta alla ricerca di maggiori guadagni monetari e sia rivolta prevalentemente non all’autoconsumo ma al mercato. (Altri caratteri che differenziano lo spirito economico sono quelli che riguardano lo spirito tradizionalistico maggiormente fondato sull’obbedienza passiva e lo spirito razionalistico maggiormente incline alla ricerca di nuovi mezzi più adeguati agli scopi perseguiti. Ed inoltre la mentalità economica può essere di tipo solidaristico o di tipo individualistico)
Sombart attribuisce un peso notevole agli imprenditori, perché introducono cambiamenti nel modo in cui vengono combinati i fattori produttivi e viene organizzata l’economia, li definisce “forze motrici” dello sviluppo economico; Sono certamente influenzati dalla religione, cultura, istituzioni, dall’ordinamento giuridico, dalle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma a loro spetta tuttavia la funzione di innescare e sviluppare il processo del cambiamento, il che avviene, sempre secondo Sombart quando lo spirito di intrapresa si fonde con lo spirito borghese, quindi la ricerca di guadagno nell’economia deve fondersi con qualità e modi comportamentali tipicamente borghesi. LEZIONE 35
La sociologia weberiana ha una visione maggiormente politica, con un’ attenzione alla formazione delle logiche sociali come logiche interindividuali e razionali. Weber grazie alla comparazione storica e geografica, trova lo strumento per evidenziare i tratti che differenziano lo sviluppo del capitalismo nei vari Paesi e nelle varie culture. Egli comprende anche che il calvinismo influenza lo sviluppo del capitalismo non sulla base della marginalità assegnata ai protestanti dalla chiesa cattolica ma sulla base dell’etica intramondana che il calvinismo impone. La sociologia weberiana pur non attribuendo alla divisione del lavoro ed al conflitto di classe il valore monocausale nel processo di sviluppo storico é una sociologia del conflitto o, sarebbe più corretto dire, dei conflitti. In Weber si affrontano gli interessi (non solo economici) delle diverse classi sociali ma si affrontano e si compongono modi di agire e di pensare differenti. Weber ha colto che il conflitto è una chiave, prima che di analisi, di formazione dell’agire sociale. Per Weber, lo Stato partecipa completamente al processo di razionalizzazione costitutivo della società moderna. Lo Stato, nella definizione weberiana, è il detentore della violenza legittima. Una simile definizione non attribuisce allo Stato unicamente la funzione di facilitare lo sviluppo del capitalismo attraverso lo sviluppo del mercato, dell’industria e della tecnica ma riconosce allo Stato, esplicitamente, la funzione politica di regolare la vita sociale ricorrendo all’uso legittimo della forza. LEZIONE 36
Durkheim muove dall’analisi della società e considera fondamentale analizzare prioritariamente la società nel suo insieme e non considerare soltanto l’individuo. la società non è un tutto omogeneo, ma è scomponibile in processi causali, in tendenze causali, in corsi di eventi analizzabili a loro volta in variabili causali nelle quali è possibile sussumere e tipizzare il comportamento individuale. Gli individui, non scompaiono, ma i loro comportamenti e, soprattutto, le frequenze, le ricorrenze o anche le eccezioni rivelabili nei loro comportamenti sono analizzati e spiegati nella loro formazione sociale e storica. Analizza a fondo
l’aspetto della religione, insieme alle norme e alla morale costituiscono i “fatti sociali” che creano coesione tra i membri di una società che rappresenta l’istituzione sociale principale nell’intera umanità.
Per quanto concerne la differenza con Weber invece consiste nello studiare la società nel suo insieme e non tramite l’analisi individuale, ma ciò che li accomuna è che entrambi si focalizzano sui rapporti causali plurali alla definizione dei quali concorrono una pluralità di cause e non dà per scontato il processo di individualizzazione inteso come processo cognitivo di progressi e consapevolezza delle possibilità di pensiero e di azione dell’individuo. Per entrambi, il processo di individualizzazione costituisce comunque un ambito di analisi privilegiato per indagare la complessità dei processi di modernizzazione e di integrazione sociale. In entrambi, il processo di sviluppo del razionalismo è un processo storico- sociale, non automatico ma condizionato nel suo divenire da specifiche condizioni istituzionali e cognitivo-normative. LEZIONE 37
Punti di vista differenti; Smith la divisione del lavoro è un principio applicabile alla produzione lavorativa, è il modo moderno di organizzazione della produzione. Coglie le conseguenze positive della divisione del lavoro sul processo produttivo e, specificatamente, sull’aumento della produttività. La divisione del lavoro caratterizza la nascita delle società industriali e moderne e lo sviluppo della loro ricchezza. Marx focalizza le conseguenze della divisione del lavoro sul lavoratore, e quindi sulla condizione di alienazione dell’uomo moderno e sul conflitto di classe. La divisione del lavoro crea separazione ed estraneità dell’uomo dal prodotto del suo lavoro e, allo stesso tempo, causa della sua impossibilità di riconoscersi come uomo. Durkheim ha una concezione più generale, per molti aspetti, se analizzata in una prospettiva storica, è un processo irreversibile. Che riguarda numerosissime dimensioni della vita sociale e non esclusivamente quella economica. Che la sua efficienza deriva da specifiche condizioni, che essa rimanda ad un’analisi istituzionale della vita sociale e, più specificatamente, ai sistemi formativi e valoriali che regolano una determinata società. Secondo Fergusono suddivisione del lavoro significa disumanizzazione del lavoratore, ha una visione negativa quindi di essa.
la solidarietà meccanica è fondata sulla somiglianza degli individui, quando in una società domina la solidarietà meccanica gli individui si differenziano poco gli uni dagli altri, si somigliano poich é provano gli stessi sentimenti, aderiscono agli stessi valori. La solidarietà meccanica caratterizza le società arcaiche. La solidarietà organica è invece fondata sulla differenziazione degli individui, èprevalente nelle società moderne, non esclude che anche nelle società moderne possano esistere forme di solidarietà meccaniche caratteristiche delle società primitive ma anche delle società segmentate, nelle quali le diverse parti non sono tutte coordinate, integrate e gli individui sono molto integrati, sono tuttavia i diversi segmenti, i diversi gruppi sociali a non essere molto integrati LEZIONE 38
mutamento del processo produttivo. Il vero cambiamento avviene con l’emergere ed il consolidarsi di nuove istituzioni. Ma Veblen riconosce: il radicamento storico dei diversi percorsi di sviluppo (come non si possa prescindere nello studio dello sviluppo economico e sociale all’analisi della storia precedente di quel determinato Stato o territorio). Riconosce che la storia che occorre considerare non è rappresentata unicamente dalla storia economica, ma anche da quella politica, da quella relativa alle relazioni internazionali, etc...
Per Veblen è importante che ci sia un intervento pubblico per regolare il mercato e fare in modo che le innovazioni tecnologiche e scientifiche possano essere accettate da tutte le classi sociali. Critica la teoria economica della scuola classica e neoclassica sotto tre aspetti: la concezione individualistica della natura umana, il carattere storico dell’analisi economica tradizionale, il nesso tra il perseguimento dell’interesse individuale e il benessere collettivo Ciò che rallenta questo processo sono le classi sociali restie ad accettare il progresso scientifico e tecnologico, ragionando sul breve termine e non sull’opportunità di nuovi posti di lavoro e di futuro benessere che queste innovazioni possono presentare sul medio lungo termine. Le classi produttive, trovandosi più esposte alla conoscenza dei progressi della scienza e della tecnica sono più inclini a modificare l’organizzazione del proprio lavoro, usi e costumi; la classe operaia che conosce meno il progresso scientifico e tecnologico è meno incline.
Veblen comprende l’importanza delle innovazioni della scienza e della tecnica che rivoluzionano il processo produttivo. Uno dei principali problemi dello sviluppo economico delle società moderne riguarda il ritardo nell’adeguamento istituzionale. Intuisce che le condizioni di sviluppo delle prime industrie e lo scambio di merci, sono molto diverse da quelle che iniziano a instaurarsi nel suo tempo. Un esempio erano le aziende industriali che all’inizio della rivoluzione industriale erano dirette dai loro proprietari che erano le stesse persone che curavano anche la parte gestionale, interessati principalmente dal solo profitto, con il tempo affidata poi ai manager, che posseggono invece le conoscenze tecniche e organizzative per promuovere l’efficienza dell’azienda. Veblen intuisce che i proprietari avendo come unico interesse il guadagno economico, son propensi ad operazioni di speculazione finanziaria, causando cessioni di aziende, fusioni o cessioni di linee produttive che non consentono un guadagno adeguato, causando perdite di produzione e occupazione, che a sua volta genera problemi sia micro economici e l’aumento del tasso di disoccupazione. Inoltre, lo sviluppo tecnologico va ad aumentare i prodotti e i servizi immessi sul mercato, causando una diminuzione dei prezzi, ritenendo opportuno un adeguato intervento pubblico.
Veblen analizza le trasformazioni sociali della società americana e rileva come la classe operaia abbia nella classe borghese un modello da imitare soprattutto in relazione ai costumi, abitudini e ai consumi. Il consumo diviene il mezzo per essere come, per appartenere ad una classe sociale superiore. il consumo inizia ad essere una delle leve di formazione della moderna società americana, esso favorisce la mobilità sociale e diviene una leva dello spirito imprenditoriale. Questo processo avviene in maniera più intensa e più veloce nelle città. Nelle città il consumo si trasforma conseguentemente in uno strumento di integrazione sociale, esso tende a far convergere le abitudini ed i costumi sociali della popolazione e ad eliminare i conflitti di classe. Questo processo provoca una sorta di scollamento tra le reali capacità di acquisto della popolazione, la ricerca del prestigio e dell’onore sociale costituiscono leve fondamentali dell’agire economico Non è più l’impegno professionale ma è già il consumo che rende simili gli individui e, soprattutto, che indica il loro status sociale.
Polanyi è un istituzionalista, egli ritiene che l’azione economica non è comprensibile in termini individualistici ma è influenzata dalle istituzioni sociali, riconosce che l’analisi economica non possa essere separata dall’analisi del contesto storico. Le tre forme di integrazione dell’economia che individua sono: reciprocità, redistribuzione e scambio di mercato. Ciascuna di queste forme si differenzia dalle altre per il tipo di organizzazione dell’attività economica e per il rapporto che l’economia intrattiene con le altre dimensioni dell’attività umana (politica, religiosa etc.) La reciprocità prevale nelle economie primitive, basa sul fatto ce non c’ è uno scambio monetario ma obbligazioni tra gli individui (un nonno o un genitore che da soldi ai propri figli). Nelle società più evolute, si ha la redistribuzione che presuppone la presenza/esistenza di un potere centrale come un capo tribù, un signore, un sovrano o uno stato e di un meccanismo bidirezionale, di conferimento al capo di una quantità definita di beni alla popolazione. Lo scambio di mercato, ha il suo culmine durante il XIX sec. Esso presuppone sia lo scambio dei beni in liberi mercati, sia che il meccanismo del mercato, l’incontro della domanda e dell’offerta dei prodotti, determini il prezzo dei prodotti e dei servizi scambiati, presuppone da un punto di vista istituzionale l’esistenza di mercati regolatori dei prezzi o mercati autoregolati. Polanyi identifica come meccanismi di strutturazione dei mercati autoregolati alcuni requisiti istituzionali peculiari del sistema capitalistico già messi in evidenza da Marx e da Weber come la proprietà privata dei mezzi di produzione, il lavoro salariato, la piena commerciabilità di tutti i fattori produttivi. Per Polanyi perché possa svilupparsi una forma di mercato autoregolato è necessario, come per Weber, che tutti i fattori produttivi siano liberamente disponibili sul mercato.
L’economia, a differenza della sociologia economica, è considerata la scienza che studia l’attività economica, cioè un processo di allocazione razionale di risorse scarse e del raggiungimento del massimo risultato con il minor impiego di risorse possibili. E l’azione economica è motivata dal perseguimento razionale dell’interesse individuale, influenzata da un nucleo limitato di regole che si identificano con l’esistenza di mercati di tipo concorrenziale. Lo Stato è considerato ma in relazione esclusiva al funzionamento del mercato. L’azione economica è indagata con un metodo analitico-dedutttivo e normativo. Muovendo dagli assunti teorici che le risorse siano fisse, che gli individui agiscano spinti unicamente dal perseguimento dell’interesse individuale. Nella sociologia economica, l’economia non coincide con il processo razionale di allocazione di risorse scarse. I sociologi economici hanno, una visione più ampia dell’economia, danno rilievo analitico a tutte le forme istituzionali che regolano e definiscono l’attività economica, parlano conseguentemente di sistemi economici. Per i sociologi economici l’azione economica non è motivata unicamente da le complesse, costituite da motivazioni strumentali o utilitaristiche, motivazioni affettive, motivazioni tradizionali e motivazioni valoriali o assiologiche. le regole sono più complesse rispetto a quelle considerate dagli economisti e, hanno un rilievo analitico differente; non solo condizionano ma codeterminano lo sviluppo dei diversi sistemi economici. Il metodo di analisi in questo caso è un metodo induttivo-deduttivo basato sull’osservazione empirica. La validità è condizionale, dipende da condizioni contestuali specifiche e variabili al variare dei contesti analizzati.
Le prime riflessioni sociologiche sui processi di modernizzazione mettono in evidenza che i processi di formazione degli Stati sono tra i processi che maggiormente condizionano lo sviluppo economico e sociale dei diversi Paesi. Inoltre un intervento esteso e poco efficente dello Stato in ambito economico pu ò frenare lo sviluppo imprenditoriale privato e rendere quello pubblico non redditizio. Al tempo stesso per ò la mancata regolazione dei mercati può rivelarsi rischiosa, lo stato rinuncia a correggere eventuali discriminazioni di natura economica e di natura sociale derivanti dalle degenerazioni dei mercati. o Stato rinuncia a correggere eventuali eccessi e discriminazioni di natura economica e di natura sociale derivanti dalle degenerazioni dei mercati, si pensi ad esempio alle conseguenze della formazione di mercati monopolistici o oligopolistici.
Tra le teorie della modernizzazione distinguiamo tre filoni di studi. Il primo, diffuso tra gli anni ‘50 e ‘60, è costituito dalla teoria della modernizzazione in senso stretto ed è fondato sull’assunto che il ritardo dei paesi meno sviluppati sia causato da fattori socioculturali e politici endogeni, caratterizzanti la situazione economica e sociale dei paesi meno sviluppati. teoria della dipendenza. Tale teoria sottolinea il condizionamento economico che i paesi maggiormente sviluppati esercitano su quelli meno sviluppati. Si tratta di una teoria di ispirazione marxista che sottolinea l’esistenza di processi di dominazione economica da parte dei Paesi più sviluppati.
Un terzo filone di studi è rappresentato dai contributi definiti political economy comparata accomunati dall’attenzione riconosciuta nell’analisi dei processi di modernizzazione alle istituzioni politiche dei vari Stati. Dalle critiche rivolte alla teoria della dipendenza ed alla teoria dello sviluppo endogeno, In questa prospettiva, lo sviluppo dell’Occidente non è considerato come l’unico modello di modernizzazione possibile, ma rappresenta uno tra i possibili modelli di sviluppo.
Parsons sostiene che sono le differenze sociali che condizionano lo sviluppo economico e sociale. Nel particolare ci si concentra sul condizionamento di norme sociali che fanno dipendere il comportamento dell’ascrizione anziché quello della prestazione, che viene esercitato sulle relazioni economiche. Nello specifico, pensa che il condizionamento che norme sociali che fanno dipendere il comportamento dall’ascrizione piuttosto che dalla prestazione esercitano sulle relazioni economiche. Sulla base di norme simili si esercita ad es. una professione non sulla base di capacità e competenze personali (non sulla base di un criterio legato alla prestazione) ma sulla base dell’appartenenza a determinate famiglie, a determinati gruppi sociali All’ascrizione si accompagna il particolarismo piuttosto che l’universalismo e una scarsa specializzazione dei ruoli. Il particolarismo si attua in un orientamento al lavoro o alla professione motivato, soprattutto ed esclusivamente, da interessi individuali. Coerentemente con l’approccio sociologico struttural- funzionalistico questi autori sottolineano i seguenti due aspetti che caratterizzano i paesi meno sviluppati: l’interdipendenza esistente tra gli orientamenti culturali diffusi nelle società tradizionali e le relazioni economiche poste in essere , la resistenza all’innovazione dei locali processi di istituzionalizzazione.
Almond e Powell identificano il processo di modernizzazione con l’avvio ed il compimento di una serie di sfide, legate al concetto di sviluppo politico con riferimento all’efficienza ed all’efficacia delle istituzioni e delle strutture politiche ed alla loro capacità di differenziarsi da altre istituzioni. La prima: costruzione dello Stato, ovvero la formazione di strutture e delle istituzioni politiche propriamente intese, la seconda riguarda la costruzione della Nazione, ovvero la formazione di un’identità culturale condivisa sul territorio nazionale con il connesso superamento dei diversi localismi. La terza sfida è quella della partecipazione il coinvolgimento della popolazione alla vita politica dello Stato, la quarta sfida riguarda invece la distribuzione ovvero garantire e promuovere l’equità sociale.
La personalità moderna è – secondo Lerner – una personalità mobile , caratterizzata dalla capacità individuale di identificarsi con gli altri e dall’inclinazione ad impegnarsi per raggiungere le posizioni sociali migliori, empatia ed emulazione sociale caratterizzerebbero l’individuo moderno; Lerner attribuisce ai processi di socializzazione secondaria ed in particolare all’istruzione e ai mezzi di comunicazione di massa la capacità di accrescere la propensione individuale ad identificarsi con gli altri. Lo psicologo mette in relazione l’avvio dei processi di modernizzazione con la diffusione del bisogno personale di realizzazione che nasce con il desiderio individuale di realizzazione che si forma in famiglia ed emerge più facilmente nei contesti in cui i genitori riescono a promuovere l’autonomia dei figli insegnando loro fiducia nelle proprie capacità.
Secondo Keynes l’intervento dello Stato nell’economia doveva avvenire per un periodo di tempo limitato, poiché questo suo intervento era motivato dal fatto che si faceva ricorso ad esso per riuscire a superare un determinato periodo di crisi. L’utilizzo che delle teorie keynesiane viene fatto nel secondo dopoguerra poggia sull’idea di un intervento strutturale dello stato nell’economia , consiste nel fatto che l’aumento della spesa pubblica a partire dagli anni ‘50 viene connesso alla formazione del welfare ed è considerato strumentale alla formazione del consenso politico ed elettorale. La formazione dello stato sociale keynesiano non presenta in tutti gli Stati lo stesso sviluppo. In letteratura si è identificato un modello di “keynesismo debole” ed un modello di “keynesismo forte”. Nel keynesismo debole l’intervento dello stato è più vicino all’originaria impostazione keynesiana ed è maggiormente finalizzato a stabilizzare il ciclo economico; la spesa sociale è meno sviluppata e le politiche fiscali e monetarie sono del tipo stop and go. Il keynesismo forte è invece caratterizzato da un impegno più ingente sul fronte della spesa sociale e dal perseguimento dell’obiettivo della piena occupazione.
Il welfare-state è un insieme di azioni pubbliche finalizzate ad instaurare un sistema di protezione sociale, che nei diversi stati assumono carattere differente. Attraverso queste azioni pubbliche si realizzano i processi di istituzionalizzazione dello stato moderno. Lo stato sociale keynesiano invece è una teoria economica che va a giustificare l’intervento dello stato nell’economia, con lo scopo di realizzare e produrre beni pubblici, aumentare l’occupazione e superare determinati periodi di crisi. Le loro configurazioni sono comprensibili alla luce degli equilibri e dell’autonomia dei diversi poteri statuali ed alla luce delle culture politiche maggiormente diffuse nei diversi stati.
la formazione di nuove classi sociali rappresenta una condizione che favorisce l’emergere dei welfare-state. Accanto a questa condizione, occorre evidenziare come l’organizzazione istituzionale dello stato moderno ed i connessi sistemi di rappresentanza degli interessi non possano prescindere dall’incorporare la formazione di nuove domande sociali. Gli stati moderni e, specificatamente, le democrazie capitalistiche moderne strutturano la propria legittimazione collettiva sulla formazione e sullo sviluppo del welfare-state, Esping Andersen nel 1990 riprende la classificazione dei tre idealtipi di welfare identificati da Titmuss nel
Il modello istituzionale-redistributivo diffuso in nord Europa, garantisce le tutele essenziali, quali la sanità e l’istruzione, a tutta la popolazione; la redistribuzione avviene soprattutto sulla base del prelievo fiscale e non delle capacità contributive dei singoli soggetti. Il modello residuale, si diffuse negli anni 30 negli Stati Uniti e circa 30 anni dopo interessò anche Canada, Australia e Gran Bretagna. È basato sul riconoscimento limitato dei diritti sociali e va a riguardare soprattutto la fascia più debole della popolazione e l’assistenza sociale è affidata al mercato e alle famiglie, con una spesa pubblica più modesta. Il modello remunerativo, “conservatore-corporativo” è maggiormente diffuso nei paesi dell’Europa continentale e meridionale (Germania, Austria, Italia, Portogallo, Spagna). Il riconoscimento dei diritti sociali è, conseguentemente, differenziato e deriva dalla posizione lavorativa dei singoli individui; la tutela sociale è finanziata dai contributi più che dal prelievo fiscale e si attua attraverso trasferimenti monetari
statali più che attraverso l’erogazione di servizi. Inoltre tale modello attua trasferimenti monetari statali piuttosto che erogazione di servizi. In questo modello la famiglia ha un ruolo centrale sopratutto i ruoli di cura affidati spesso alle donne.
L’emergere dei sistemi di welfare-state ha specifiche precondizioni politico-economiche, istituzionali e culturali, come la formazione di nuove classi sociali e, specificatamente, la formazione della classe operaia e la relativa organizzazione politica rappresenti una condizione che favorisce l’emergere dei welfare-state. Accanto a questa è fondamentale l’organizzazione istituzionale dello stato moderno ed i connessi sistemi di rappresentanza degli interessi non possano prescindere dall’incorporare la formazione di nuove domande sociali. Gli stati moderni si strutturano poggiando la propria legittimazione collettiva sulla formazione e sullo sviluppo del welfare-state, i diversi partiti veicolano richieste di diritti sociali e i governi emanano provvedimenti che per un verso creano nuovi diritti sociali e per l’altro ampliano la spesa pubblica. Nel processo di formazione del welfare state occorre considerare le modifiche nella definizione dell’individualità che si verificano nelle società occidentali nel corso del novecento e che Ingleart ha definito rivoluzione culturale; si tratta di nuove definizioni dei bisogni sociali e dell’emergere di bisogni legati all’autorealizzazione personale. I sistemi di welfare-state coevolvono insieme allo sviluppo dello stato sociale Keynesiano. I modelli individuati da Titmuss e ripresi da Esping – Andersen, hanno subito delle modifiche nel corso del tempo, ma la base è rimasta intatta. Infatti gli analisti hanno confermato i tratti che caratterizzano questi modelli.
La differenza fondamentale tra il corporativismo ed il neo- corporativismo consiste nel fatto che nel corporativismo il sistema di rappresentanza degli interessi è imposto dallo stato, mentre nel neo- corporativismo la formazione delle diverse organizzazioni e le adesioni sono volontarie e “provengono dal basso”, lo stato può fornire supporto al processo di formazione delle organizzazioni ma la loro costruzione resta sempre un processo libero e non obbligatorio. In questo caso lo stato può aiutare nel momento della formazione di tali organizzazioni, ma la costruzione rimane comunque un processo libero e non imposto dallo stato.
Pizzorno, sociologo italiano, alla fine degli anni 70, mette a fuoco le ragioni per le quali un sistema di rappresentanza degli interessi neo-corporativo si rivela più efficace nel contrastare alcuni effetti dello stato sociale keynesiano, ad esempio l’inflazione o, la disoccupazione. Tra governo e organizzazioni degli interessi si realizza “uno scambio politico” quando il governo è disponibile a concedere i beni di cui dispone, attraverso ad esempio politiche dei redditi, ovvero politiche finalizzate ad un incremento dei redditi derivanti da lavoro dipendente o imprenditoriale a fronte del consenso sociale che il sindacato può offrire. L’analisi di Pizzorno mette in luce le dimensioni analitiche identificate da Schmitter: il monopolio della rappresentanza e la centralizzazione del potere di contrattazione, focalizza la funzione integrativa da un punto di vista sociale del sindacato ed i condizionamenti che esso esercita sui processi decisionali del governo: sull’elaborazione e sull’attuazione delle politiche pubbliche.
La concentrazione di un numero elevato di imprese localizzate nello stesso territorio, specializzate in specifiche produzioni e legate da relazioni di cooperazione produttiva costituisce un distretto industriale. La formazione di un distretto industriale necessita di due pre-requisiti caratterizzanti il processo produttivo:
Le trasformazioni dei sistemi di produzione fordisti e lo sviluppo progressivo di sistemi produttivi fondati sulla specializzazione flessibile hanno inaugurato la trasformazione dell’azione pubblica in una direzione maggiormente poliarchica e multi-levels. Con l’emergere dei sistemi di sviluppo locali fondati sulla specializzazione flessibile mutano le condizioni di formazione dell’azione pubblica; le azioni pubbliche, basandosi, sempre più, sulla progettazione e sull’attuazione di sistemi locali di sviluppo hanno come requisiti fondamentali:
associazioni di categoria, camere di commercio, istituti di credito). Essa richiede, a più forte ragione, la ridefinizione dei fini politici che da strettamente locali o particolaristici si trasformano progressivamente in collettivi. alcuni requisiti fondamentali come la propensione alla cooperazione inter istituzionale, l’attitudine a realizzare processi di promozione dello sviluppo locale e la creazione di beni pubblici strategici come aeroporti o ciò che può incentivare lo sviluppo del territorio. A questo requisiti si aggiunge la funzione pedagogica che l’azione pubblica vuole esercitare per sviluppare e consolidare culture imprenditoriali locali.
M. Weber con l’intento di indicare i tratti caratterizzanti il comportamento razional-legale ed il comportamento burocratico fornisce spunti di riflessione importanti per comprendere i processi di specializzazione flessibili. Questi ultimi derivano da processi collettivi di interiorizzazione delle definizioni razional-legali sia dell’azione pubblica che, dell’azione sociale. La formazione razional-legale dell’azione sociale implica la giustificazione collettiva dell’efficacia dei sistemi razional-legali di regolazione delle relazioni sociali. Questi processi non coincidono unicamente con l’osservanza delle norme codificate ma indicano la comprensione collettiva della formazione delle norme e della loro utilità sociale, esprimono un lavoro di adeguamento costante della norma astratta alle situazioni concrete. Essi, coincidono, conseguentemente, con processi continui di istituzionalizzazione del diritto. Tali meccanismi, che iscrivono la formazione dell’azione pubblica nei processi collettivi di interiorizzazione dei sistemi giuridico-legali, forniscono istruzioni specifiche per la formazione dell’azione pubblica, ovvero per un’azione che è diretta alla soluzione di problemi collettivi. Processi di individualizzazione fondati sulla valorizzazione dell’alterità e sulla possibilità continua degli individui di considerare in maniera critica la formazione delle loro pratiche lavorative sono processi favoriti dalle regolazioni razional-legali delle relazioni sociali e sono processi che, a loro volta, sulla base di meccanismi di retroazione, promuovono interpretazioni riflessive della flessibilità. La ricostruzione di simili processi cognitivi e normativi fornisce informazioni utili sui processi di sviluppo dell’Occidente e, più specificatamente, dei Paesi in via di sviluppo.
La diffusione delle economie informali può riscontrarsi sia in Paesi nei quali le regolazioni giuridiche della vita economica sono poco diffuse, sia in Paesi nei quali sono diffuse ma la loro legittimazione collettiva è modesta e non caratterizzano unicamente le società più arretrate ma sono diffuse anche nelle società moderne, con la crisi del fordismo e, successivamente, con le ridefinizioni dei sistemi di welfare, si intensificano le forme di economia informale. Di conseguenze si crea una necessità di ridurre i costi aziendali che favorisce l’emergere del lavoro nero, e processi di delocalizzazione dai Paesi europei verso ad esempio i Paesi dell’Est Parimenti le differenziazioni nazionali dei sistemi di welfare, l’aumento dei tassi di disoccupazione, l’emergere di nuove domande sociali di cura dell’infanzia, degli anziani, dei disabili favorisce la formazione di vaste aree di economia informale fondate sullo scambio di aiuto all’interno delle famiglie, e sull’emergere di aree informali dando via a beni o servizi che non sono al controllo della contabilità nazionale.