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riassunto cesareo sociologia, per ogni capitolo vi sono le domande più frequenti e possibili e le relative risposte prese interamente dal libro.
Tipologia: Prove d'esame
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Cesareo
i termini del dilemma: vi sono fondamentalmente due approcci sul modo di analizzare i fenomeni sociali, da una parte si sostiene che la sociologia deve studiare delle totalità (la struttura il sistema il gruppo in quanto tale), dall'altra si afferma che essa deve sempre e comunque concentrare l'attenzione sui comportamenti individuali, seppur tra loro interconnessi ed aggregati. Nel primo approccio i fenomeni sociali possiedono una natura qualitativamente diversa rispetto alla somma delle componenti individuali e delle loro interazioni, i singoli individui si limitano a riflettere la struttura sociale esistente (olismo). Nel secondo approccio, invece, i fenomeni sociali sono interpretati sempre come conseguenze di azioni individuali; ogni individuo contribuisce a realizzarli (individualismo). Nel primo approccio quindi l'attenzione viene riservata al sociale nella sua globalità, il gruppo il sistema, la struttura, la società vengono concepiti come realtà fondamentali mentre l'individuo come realtà da essi derivata. Il secondo approccio considera come unità essenziale di riferimento l'individuo, nel quale vanno ricercati i principi esplicativi degli stessi fenomeni sociali. I sociologi possono essere distinti in due gruppi principali: il primo composto da coloro per i quali i fenomeni sociali si verificano secondo modalità proprie in base ad una natura propria e proprie leggi specifiche e in cui gli individui sono relegati al ruolo di semplici esecutori; il secondo costituito invece da coloro che considerano i fenomeni sociali come effetti peraltro complessi e non sempre evidenziabili direttamente dell'agire degli esseri umani.
Sociologia dell'azione e sociologia dei sistemi: per la prima nell'analisi dei fenomeni sociali viene riservata la primazia all'azione del soggetto concepito come slegato dal sistema sociale in cui è inserito. Per la seconda il primato viene riconosciuto al sistema che prescinde dai singoli individui che ne fanno parte. La stessa azione sociale viene intesa nella prima sociologia come libera espressione del soggetto agente mentre nella seconda come adattamento più o meno automatico a condizionamenti esterni.
Olismo e individualismo: nelle concezioni olistiche la società viene sempre concepita come una totalità che possiede caratteristiche proprie spesso assimilate a quelle degli organismi (in particolare del funzionalismo); al contrario nelle concezioni individualistiche l'attenzione è riservata prevalentemente alle singole parti costitutive della società, la quale rimane su uno sfondo spesso irrilevante. Olismo e individualismo rappresentano due possibilità di risposta alla domanda riguardo la natura dei fenomeni sociali cioè se essi abbiano una natura del tutto intrinseca oppure se siano prodotti dell'agire individuale. Queste due prospettive consentono di prendere posizione per il primato della struttura sociale sull'attore (orientamento oggettivistico ) o viceversa dell'attore sulla struttura (orientamento soggettivistico).
Nel primo approccio i fenomeni sociali possiedono una natura qualitativamente diversa rispetto alla
Secondo weber la sociologia non può procedere che dalle azioni di un individuo, di qualche
individuo e di numerosi individui separati. È perchiò che essa deve adottare dei metodi strettamente individualisti. Weber è padre dell'individualismo sociologico in quanto assume l'azione sociale di singoli individui come punto di partenza della propria costruzione teorica e quindi come atomo sociale che entra quale elemento di base in tutti i fenomeni sociali anche vasti e complessi. Definisce la propria teoria sociologica come sociologia comprendente perché la caratterizza come una scienza il cui metodo consiste nell'intendere o comprendere l'agire di uno o più individui i quali associano al proprio comportamento un senso soggettivo.
Agire sociale: weber definisce agire in termini generali e agire sociale in termini specifici, il primo consiste in un atteggiamento umano se e in quanto l'individuo che agisce o gli individui che agiscono congiungono ad esso un senso soggettivo. A sua volta un agire si può definire sociale quando è riferito all'atteggiamento di altri individui è orientato nel suo corso in base a questo. Non tutto il nostro agire si configura come azione ma solo quello dotato di senso cioè guidato da una motivazione individuale. A spingere gli uomini ad agire sono gli interessi che, a loro volta vanno distinti in materiali, che riguardano la fortuna e ideali che concernono la salvezza, i primi si riferiscono a bisogni materiali e tendono al conseguimento di beni esteriori, mentre i secondi hanno come oggetto bisogni spirituali e sono finalizzati a perseguire beni interiori. L'azione è sociale inoltre quando gli individui tengono conto dell'agire di altri sia che questi siano fisicamente presenti sia che essi siano assenti. Pertanto l'agire si qualifica come sociale in quanto ha sempre come riferimento l'atteggiamento di altri individui ed è influenzato da esso nel suo evolversi. Perché una azione sia sociale non è sufficiente tener conto degli altri, ma è necessario che il soggetto produca dei segnali, tramite il suo agire, che consentano di fare comprendere agli altri di aver colto le attese che essi hanno nei suoi confronti e di comunicare la sua intenzione di rispondervi in termini positivi o negativi. Tener conto degli altri e del significato dell'agire costituiscono i due caratteri essenziali dell'azione propriamente sociale che risiedono nel soggetto e che quindi possiedono una natura squisitamente soggettiva. Ad essi va aggiunta un terzo elemento complementare ma esteriore all'individuo che consente di cogliere e verificare gli stessi caratteri soggettivi si tratta della condotta oggettivamente osservabile che il soggetto mette in atto, mediante la quale dimostra di aver compreso le attese degli altri e di rispondervi più o meno adeguatamente.
Tipologie dell'agire: il senso dell'agire individuale non è sempre il medesimo ma varia a seconda dei tipi di azione sociale che weber classifica in base al grado decrescente di razionalità: agire razionale rispetto allo scopo: se colui che agisce orienta il suo agire in base a scopi mezzi e a conseguenze che valuta razionalmente cioè scegliendo i mezzi più efficaci per conseguire un determinato scopo e cercando di prevedere le conseguenze dell'azione. Agire razionale rispetto al valore: quando l'agente opera in base a convinzioni etiche religiose o estetiche che non mette in discussione e di cui non valuta le conseguenze, egli si concentrerà nella scelta razionale dei mezzi migliori per conseguire un determinato scopo che non viene scelto ma viene assunto come tale. Agire affettivo: se l'agire è mosso da affetti o emozioni. Agisce in tal modo colui che soddisfa il proprio bisogno di affetto, emozioni, di vendetta o di dedizione prescindendo da valutazioni di tipo razionale con riferimento sia ai fini che ai mezzi da impegnare.
Agire tradizionale: quando l'attore si comporta in base ad abitudini acquisite, le azioni sono guidate da modelli di comportamento che si tramandano nel tempo.
Il metodo: la sociologia è per weber la scienza che si propone di intendere, in virtù di un procedimento interpretativo, l'agire sociale e quindi di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti. I principi metodologici che discendono da questa definizione sono due: la comprensione del senso dell'agire con lo scopo di coglierei significati; la spiegazione che consiste nell'individuare la causa dell'agire cercando di evidenziarne le eventuali regolarità. Intendere attuale e intendere esplicativo: il primo si ha quando cogliamo immediatamente il senso della proposizione, il secondo coglie invece il significato che il soggetto agente associa al proprio agire con riferimento ad un preciso atto. l'intendere esplicativo consente di conseguire l'evidenza che è il risultato dell'interpretazione causalmente valida.
Confronto fra durkeim e weber: la sociologia weberiana si fonda sulla comprensione del senso dell'attività umana la quale presenta la peculiarità di poter essere interpretata in modo comprensibile con un certo grado di evidenza, anche se mai sufficiente in quanto deve essere controllata tramite altri metodi propri della interpretazione causale, Weber riconduce le scienze sociali nell'alveo delle scienze della cultura cioè di quelle discipline che considerano gli avvenimenti della vita umana nei termini del significato culturale che essi assumono, ma Weber rifiuta la tentazione tipica delle scienze della natura di postulare una conoscenza monista cioè unica in tutte le realtà e sganciata da ogni contigenza, tramite la costruzione di un sistema di concetti avente validità metafisica e forma matematica. Per Weber l'atomo sociale cioè la dimensione sociale minima da esaminare è da ricercarsi nell'azione dotata di senso dei singoli individui, al contrario per Durkheim il riferimento è al fatto sociale, con i suoi caratteri di esteriorità e obbligatorietà motivo per cui essi non sono prodotti della volontà individuale. In Weber si ha un recupero della centralità dell'attività umana come prodotta da individui dotati di coscienza pertanto capaci di agire in funzione del senso dell'azione di uno scopo da conseguire e delle attese di altri. In Durkheim c'è il recupero del prestigio delle scienze della natura, il cui metodo va applicato alla sociologia. Durkheim non riconosce il dualismo fra scienze della natura e scienze dell'uomo ma propone di fondare queste ultime sui metodi delle prime, i fenomeni sociali sono delle cose e vanno trattati come tali, al contrario Weber sostiene la specificità delle scienze sociali le quali hanno a che fare con fenomeni essenzialmente di ordine mentale che è necessario innanzitutto cercare e comprendere. Mentre l'approccio durkheimiano fa propria la prospettiva positivistica senza introdurre nuove proposte di analisi e rischiando di ridursi a mero sociologismo, l'approccio di Weber si qualifica in termini decisamente innovativi.
Olismo strutturalistico: tra gli approcci che sottolineano la centralità della struttura figura autorevole è quella di marx per la particolare rilevanza che egli attribuisce alla struttura economica di una società, essa pur inizialmente creata dagli individui si impone a questi ultimi dall'esterno assumendo i connotati di una struttura dotata di forza impersonale la struttura economica è la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate di coscienza sociale.
La struttura della società si identifica con quella economica che va assunta quale variabile
l'azione è costituito pertanto dal tipo di contributo che essa è in grado di fornire alla vita del
sistema, di qui la primazia del sistema sull'attore, il cui agire risulta subordinato alle necessità di sopravvivenza proprie del sistema stesso.
Parsons elabora uno schema interpretativo di carattere generale, valevole cioè per ogni sistema d'azione, da un semplice atto elementare ad un sistema altamente complesso. Egli sostiene infatti che ogni sistema deve far fronte a quattro esigenze cioè a quattro imperativi funzionali che sono: 1 adattamento: per far fronte ai propri bisogni di sopravvivenza il sistema deve essere in grado di procurare risorse sufficienti dall'ambiente esterno e di trasformarle e distribuirle al proprio interno. 2 conseguimento dello scopo: ogni sistema deve stabilire e perseguire determinati scopi, tramite la motivazione e l'attivazione delle energie presenti in esso che vanno incanalate verso il raggiungimento dei fini scelti. 3 integrazione: ogni sistema deve disporre di strumenti per assicurare la propria coerenza e solidarietà interna, e deve garantire il controllo e il coordinamento delle singole parti che lo costituiscono, facendo in modo che tra di esse non ci siano squilibri. 4 latenza: ogni sistema deve assicurare ai suoi membri le motivazioni necessarie per farli agire in modo congruente con le sue esigenze, la latenza consiste nella raccolta e distribuzione dell'energia motivazionale allo scopo di conservare il modello latente cioè valori, simboli e le idee proprie di un determinato sistema sia di controllare le tensioni fra gli attori. Nell'ambito di questo sistema vengono definiti e distinti i requisiti funzionali esterni che riguardano i rapporti del sistema con l'ambiente circostante (A-G) da quelli interni che invece riguardano gli aspetti organizzativi interni ad esso (I-L) Parsons infine è riuscito ad individuare quattro sottoinsiemi che trovano un riferimento nei quattro requisiti funzionali: sottosistema economico (adattamento) sottosistema politico (scopo), sottosistema integrativo (integrazione) sottosistema culturale motivazionale (latenza).
Teoria funzionalista: si qualifica per il fatto di concepire la società in termini di sistema cioè quale insieme di parti, tra loro interconnesse che formano un tutto unico. Il sistema costituisce quindi l'unità di analisi e le sue singole parti possono essere comprese solo in funzione dell'apporto che esse arrecano allo stesso sistema. La loro funzione consiste nello specifico contributo delle parti nei confronti del tutto. Nella misura in cui aumenta il numero delle parti, cresce la differenziazione tra di esse non chè la loro dipendenza che rafforza la tenuta dello stesso sistema, i bisogni fondamentali o pre-requisisti funzionali consentono al sistema di funzionare e quindi di vivere.
Individualismo: essa assume come oggetto iniziale di studio l'agire degli individui e le loro interazioni, coloro che condividono questa posizione sono spesso definiti sociologi dell'azione perché rappresentano gli attori o gli agenti sociali come atomi e i sistemi d'interazione come molecole logiche. Per i sostenitori i fenomeni sociali sono sempre il risultato di azioni e di interazioni umane e di conseguenza contrappongono l'uomo sociologico attivo all'uomo sociologico passivo.
percorsi diversi il primo è interazionismo simbolico, il secondo l'individualismo metodologico. L'interazionismo privilegia come unità minima degli scambi sociali la mozione di interazione perché in grado di mettere a fuoco una situazione in cui ciascuno agisce e si comporta in funzione dell'altro, esso frantuma le strutture sociale in tante micro strutture che sono per l'appunto quelle che nascono, si modificano e si estinguono sempre sotto forma di interazioni. L'opzione di fondo è sempre individualistica perché le strutture non precedono mai gli individui ma nascono da essi o al massimo con essi. L'individualismo metodologico invece non si configura come una vera e propria teoria generale ma come un modello in base al quale i fenomeni sociali e la stessa società non possono spiegarsi se non a partire dall'individuo.
Interazionismo simbolico: esso concentra l'attenzione e l'interesse sulla interazione fra pochi soggetti, respingendo in particolare la nozione di sistema sociale, in aperta polemica con il funzionalismo, l'azione umana viene considerata come una realtà che nasce all'interno dell'interazione cioè dalle azioni reciproche di più individui. Blumer prende le distanze dalle prospettive deterministiche sotto un duplice profilo per il fatto che la struttura della società costituisce solo la cornice dell'azione offrendone le condizioni senza rappresentare però la determinante fondamentale, in secondo luogo per il fatto che ogni manifestazione strutturale sia di natura culturale o sociale è sempre il risultato dell'attività di singoli soggetti che agiscono. L'agire umano di costruisce e si definisce solo in base a ciò che i soggetti compiono interagendo tra loro. Per gli interazionisti simbolici l'essere umano possiede un “sè” in grado di porsi come oggetto cioè che può comportarsi nei confronti di se stesso nello stesso modo in cui affronta la realtà esterna. L'agire umano è infatti la risultante dell'influenza reciproca tra le due componenti costitutive del “sé” cioè l'io e il me. La prima componente del se l'io rappresenta la tendenza istintiva e spontanea dell'individuo, il me invece ha una derivazione sociale in quanto prodotta dall'insieme degli atteggiamenti prevalenti all'interno del gruppo che vengono interiorizzati e fatti propri da un soggetto. Gli individui sono pertanto concepiti soprattutto dagli esponenti della scuola di chicago come agenti attivi nel creare l'ambiente sociale che li circonda il quale però dopo essersi costituito influenza a sua volta il loro comportamento. Per blumer sono tre gi assunti di base con riferimento all'importanza del significato: i significati come guida all'azione gli esseri umani agiscono sulla base di significati che le cose stesse assumono piuttosto che per i caratteri intrinseci di esse. La genesi dei significati: i significati delle molteplici cose che gli individui incontrano nella loro esperienza quotidiana vengono elaborati all'interno delle specifiche interazioni sociali che si instaurano tra soggetti. Interpretazione dei significati: i significati simbolici vengono modificati dall'individuo attraverso un processo interpretativo.
Individualismo metodologico: si propone quale metodo da adottare nello studio dei fenomeni sociali sotto il profilo storico economico e anche sociologico, vi sono tre nuclei ispiratori fondamentali: -la sociologia dell'azione formulata da Weber, secondo cui è l'azione dotata di senso quindi intenzionale dell'essere umano a far nascere qualsiasi fenomeno sociale. -l'utilitarismo dell'economia classica
secondo cui l'essere umano è creatore della realtà sociale che lo circonda la quale quindi consiste
vi sono diverse modalità attraverso le quali possono essere studiati i fenomeni sociali, cioè la
metodologia e alla strumentazione da adottare per affrontare l'analisi della realtà sociale, l'attenzione va in particolare a due: una propria del positivismo e una della fenomenologia. Per la prospettiva positivistica bisogna ricordare che la costruzione di leggi fondate sull'esperienza consente un'adeguata spiegazione di queste ultime ma anche che le metodologie proprie delle scienze naturali sono direttamente applicabili allo studio della realtà sociale come è stato autorevolmente sostenuto da Durkheim. L'idea di fondo consiste nel ritenere che il comportamento degli esseri umani possa essere studiato e spiegato con le stesse modalità adottate per lo studio della materia, il metodo d'indagine consiste nell'osservazione del comportamento umano che può essere oggettivamente misurato al pari di qualsiasi altro fenomeno fisico, quasta misurazione consente di individuare dei nessi causa effetto tra classi di fenomeni sociali, l'oggetto da indagare è costituito da ciò che risulta direttamente osservabile all'esterno per l'appunto i comportamenti cioè atti non intenzionali mentre viene trascurato l'insieme di elementi che chiamano in causa l'intenzionalità. Il comportamento di configura come una diretta reazione ad input provenienti dall'esterno. L'approccio fenomenologico nasce come reazione alle pretese positivistiche. Esso rifiuta il presupposto che le scienze sociali adottino i metodi propri delle scienze naturali per stabilire leggi generali della vita sociale. Secondo essa non si tratta tanto di studiare le cose quanto piuttosto di concentrare l'attenzione sul come le cose appaiono alla gente, ma è necessario arrivare ad una comprensione dall'interno degli stessi fenomeni sociali, gli esseri umani non sono semplici esecutori di norme interiorizzate ma possiedono una coscienza consapevole di se. La società non può essere studiata prescindendo dagli individui ma anche viceversa gli individui non possono essere compresi se non in riferimento alla società.
Superamento olismo-individualismo: tra le elaborazioni che tendono a ridurre le distanze tra olismo e individualismo da sottolineare sono i contributi che cercano di superare l'antinomia tra i due poli quello del primato della struttura e quello del primato dell'azione. In questa prospettiva si collocano tre teorizzazioni che prospettano diverse soluzioni al problema: la soluzione volontaristica di Parsons la soluzione dialogica di Habermas la soluzione della strutturazione di Giddens.
La soluzione volontaristica di Parsons: Parsons si impegna per superare da una parte la prospettiva propria del determinismo positivistico in cui scompaiono gli elementi normativi (olismo) e dall'altra la prospettiva idealistica in cui scompaiono gli elementi condizionati che proclama l'intenzionalità dell'attore (individualismo).
che hanno ispirato rispettivamente gli approcci olistici e individualistici, cioè quelli di Durkheim e Weber. Dal primo recepisce la centralità della norma, mentre dal secondo l'intenzionalità dell'agire. (nel suo lavoro sul suicidio Durkheim elabora un'immagine di struttura sociale che consiste in un insieme integrato di norme etiche, il quale garantisce unitarietà e quindi integrazione alla vita associata. Parsons fa proprio questo concetto sostenendo la centralità dei valori comuni quale fondamento della società. Da Weber riprende il concetto di intenzionalità dell'azione sociale concepita come l'orientamento di un soggetto nei confronti di una situazione.
Egli afferma che l'interazione sociale si qualifica come un insieme di orientamenti vicendevoli in vista della situazione, essi presentano inoltre il carattere di aspettativa che costituisce un elemento determinante dell'interazione stessa. Un altro elemento essenziale dell'analisi parsonsiana è quello di status-ruolo. Lo status costituisce la posizione che un soggetto occupa all'interno di una struttura mentre il ruolo si configura come l'aspetto processuale e dinamico cioè relativo all'attività che questi svolge in relazione agli altri, per il fatto di occupare quella determinata posizione. Gli status ruoli nel loro insieme costituiscono il sistema sociale e sono per Parsons le unità del sistema sociale che consiste in una pluralità di soggetti individuali interagenti tra loro in una situazione la cui relazione con le rispettive situazioni è definita e mediata nei termini di un sistema di simboli culturalmente strutturati e condivisi.
Il sistema sociale costituisce però solo uno dei tre sistemi fondamentali, gli altri due consistono nel sistema della personalità dei singoli agenti individuali e nel sistema culturale. Ciascun sistema è indipendente dagli altri sia indispensabile agli altri due il che comporta una interpenetrazione fra tutti e tre, Parsons individua proprio nei rapporti di interpenetrazione fra i tre sistemi il punto di interconnessione di integrazione e di mediazione tra il polo individualistico dell'azione e il polo olistico della struttura i modelli di comportamento culturale devono essere interiorizzati, cioè devono diventare parte del sistema della personalità assumendo in tal modo la configurazione di atteggiamenti di valore. Il sistema culturale penetra sia nel sistema della personalità tramite l'interiorizzazione dei modelli di valore sia nel sistema sociale mediante l'istituzionalizzazione delle aspettative reciproche che strutturano gli orientamenti reciproci dei soggetti interagenti. Il fattore unificante su cui si fonda l'integrazione dei tre sistemi d'azione è il sistema culturale che funge da connettore tra individuo e sistema sociale. Vi sono quattro elementi fondamentali dell'azione sociale: il soggetto agente, lo scopo definibile come uno stato futuro di cose verso cui si dirige l'agire, nella situazione che comprende elementi controllabili e elementi non controllabili da parte dell'attore cioè risorse e vincoli, infine nell'orientamento normativo che garantisce la connessione tra i tre precedenti elementi e si pone come sovraordinato rispetto ad essi. Il volontarismo rimane centrale in quanto sono sempre gli uomini a dar vita ai valori che, diventati elementi della cultura tendono a configurarsi come pre-esistenti. Il problema centrale è il mantenimento dell'ordine, la preoccupazione di fondo nei confronti di una visione funzionalistica dell'ordine sociale impedisce di elaborare una concezione di azione sociale basata sulla libera scelta individuale. L'aspetto volontaristico si attenua perché prevale la preoccupazione integrativa sull'esigenza di mantenimento del sistema, la stessa intenzionalità dell'agire si trasforma riducendosi al concetto di orientamento normativo dell'azione, elemento fondamentale della stessa azione volontaristica.
L'adozione di quelle teorie dell'informazione costituito dalla cibernetica,dalle notevoli applicazioni