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Tipologia: Prove d'esame
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Teoria delle località centrali di Christaller È un modello sviluppato dal geografo tedesco Christaller, attraverso il quale descrive le relazioni funzionali tra le città, osservando quella che era una certa regolarità nell’organizzazione e nella distribuzione dei centri con funzioni urbane. Tale teoria venne anche, successivamente, riprefsa dall’economista Losch. Questo modello, che impiega la logica deduttiva, cerca di rispondere a una serie di domande: -se esiste una logica dietro la distribuzione delle città -se c’è un meccanismo economico che influenza la distribuzione delle città nello spazio, la loro dimensione -perché ci sono poche città grandi e tante città piccole -perché le città piccole sono più vicine e quelle grandi distanti -esiste un ordine di importanza delle città L’approccio è di tipo funzionalista, si ricercano le leggi economiche che disciplinano i fenomeni. In particolare il modello parte da una ipotesi: -tutto dipende dalla distanza -tutto dipende dalle leggi economiche Al centro di questo modello c’è certamente la città, che può essere definita in tanti modi impiegando diversi criteri: -topografia/edilizia= come concentrazione di edifici -demografico= come concentrazione di persone -economico= come concentrazione di attività -funzionale= come aggregazione di persone per esercitare meglio certe attività In generale, a prescindere dalla definizione, l’importanza della città non è data dalla sua posizione, ma in ottica funzionalista è data soprattutto dalla sua centralità , nel senso che offre beni e servizi in un intorno che ne è sprovvisto. La posizione gerarchica di questa città è data dal numero e dalla qualità del servizio offerto al di fuori del loro territorio. La qualità a sua volta dipende dalla rarità: -investimenti nel servizio -frequenza nell’acquisto
esista un centro urbano per lo scambio di beni e servizi (o, appunto, località centrale) che deve produrre od offrire beni o servizi alla popolazione spazialmente dispersa su un territorio omogeneo e isotropo intorno a essa. L'obiettivo del modello è quello di comprendere come prodotti o servizi, ed in particolare funzioni terziarie, si organizzino sul territorio dando vita a una gerarchia urbana Poiché il modello è deduttivo, questo si basa su assiomi e definizioni, che permettono di andare a costruire dei teoremi. In particolare introduce i concetti di: -portata : la distanza massima a cui il consumatore è disposto a sposarsi per cercare il prezzo/servizio -soglia : l’ampiezza minima che deve avere l’area di mercato affinché si coprano costi di produzione Un bene/servizio si produce solo se la potata è maggiore della soglia. Nel ragionamento introduce due vincoli: -non tutte le città offrono tutti i servizi -tutti i consumatori vanno serviti -il numero di produttori di servizi va massimizzato Dati questi elementi, elabora dei teoremi essenziali per costruire il cono di domanda. Teorema 1 : il prezzo aumenta con l’aumentare della distanza. Infatti tanto più un consumatore vive lontano dal bene, tanto più il prezzo effettivo pagato sarà alto. Teorema 2: la quantità domandata decresce con l’aumento della distanza dal punto dell’offerta. Dati questi teoremi, possiamo ottenere un grafico quantità – distanza che non è bidimensionale, ma tridimensionale e che rappresenta l’area di mercato stesso. In base a questo cono, come si distribuiscono le città? In base a questa visione del cono, ogni località centrale ha un’area commerciale di forma circolare. Tuttavia uno dei vincoli è che tutti siano serviti, se le aree fossero circolari e le città si distribuissero una accanto all’altra questo non sarebbe vero. Di conseguenza le località centrali tendono a distribuirsi sovrapponendosi, dando alla distribuzione delle Località centrali la forma di una serie di esagoni l’uno accanto all’altro. In questa distribuzione, la località centrale è quella che offre tutti i servizi: alcuni di questi servizi sono anche necessari alle località di secondo ordine, che offrono n-1 servizi. Poi ci sono anche città di terzo ordine che offrono n-2 servizi e così via.
2) Le relazioni orizzontali e verticali nell’interpretazione del territorio La geografia economica si occupa dell’organizzazione spaziale di certi eventi (di vari tipi), studia come i fenomeni si localizzano e ne studia anche l’organizzazione, cioè si occupa dello studio delle relazioni. Il territorio è un prodotto, è il rapporto uomo-ambiente che dipende da relazioni verticali e orizzontali. Le relazioni verticali descrivono i legami che la specie umana instaura con l’ecosistema, la terra (ad esempio giacimento minerario -> capacità di sfruttarlo costruendo una miniera). Queste relazioni verticali generano nuove relazioni orizzontali che comprendono interazioni e scambi con luoghi diversi. Queste relazioni, poi, creano una scala territoriale su cui si poggiano i servizi. Lo spazio geografico è rappresentato dall’insieme delle relazioni degli oggetti e dei soggetti che si trovano sulla superficie terrestre, in quanto la geografia si occupa delle relazioni che uniscono le cose, non tanto di dove sono localizzate. Le relazioni sono di due tipi: orizzontali e verticali. -verticali : sono quelle che intercorrono tra i soggetti economici e la loro localizzazione, con le caratteristiche dei luoghi (sia sociali che naturali) -orizzontali : sono le relazioni di scambio e di circolazione che intercorrono tra i soggetti e i luoghi in cui sono localizzati (merci, informazioni, servizi, moneta etc). Hanno carattere economico. 3) Il territorio Il territorio è l’insieme di soggetti ed oggetti tenuti insieme da relazioni orizzontali e verticali. Anche il territorio è un concetto fondamentale della geografia economica e si distingue, in particolare, dal mero concetto di spazio in quanto è l’ambito geografico di un dominio politico o animale. Di conseguenza possiamo individuare una relazione tra quello che è il territorio e la società, cosa che non avviene per lo spazio, che è un concetto astratto e conoscibile dall’esterno (cosa non possibile il territorio, in quanto per conoscerlo appieno bisogna guardare anche internamente, all’organizzazione che si sviluppa al suo interno). Da questo punto di vista il territorio è proprio quello spazio su cui l’uomo esercita una qualche attività, di conseguenza il territorio è frutto dell’attività umana, è frutto dello sfruttamento da parte dell’uomo delle risorse e delle opportunità (es. costruisce dighe, costruisce ponti, coltiva etc) ed incorpora i valori, proprietà ed attribut i che sono impressi dall’uomo.
ha del territorio. Il territorio non esiste in natura, è l’esito dinamico di un ciclo di civilizzazione ed è un sistema di relazione. Il territorio può essere descritto come una proiezione di lavoro, energia e informazione che deriva da un lavoro dell’uomo che ha conosciuto, abitato, utilizzato e sfruttato lo spazio. Quindi la territorializzazione è il fenomeno in cui l’uomo si è adattato all’ambiente modificandolo. Il territorio si forma sulla base della relazione tra la comunità antropica dell’ambiente, tuttavia se il rapporto co- evolutivo non è continuamente rinnovato il territori tende a decadere. La territorializzazione si verifica in tre fasi: un primo momento vi è un controllo simbolico o denominazione, quindi una presa in possesso simbolica di uno spazio naturale: in un secondo luogo abbiamo la reificazione, ossia la trasformazione concreta e un controllo pratico della materia naturale per la costruzione di insediamenti; in un terzo luogo abbiamo la strutturazione per cui si forma un sistema di relazioni e gerarchie che indicano il funzionamento dell’insediamento. Il territorio non è altro che l’esito di un ciclo di costruzione. 5) Il processo di territorializzazione È il processo attraverso il quale si viene a creare il territorio, si distingue in tre fasi:
Il concetto di regione geografica è andato ad evolversi nel tempo, grazie allo svilupparsi di vari paradigmi. Possiamo distinguere tra regine naturale, regione omogenea, regione funzionale, regione sistemica. 10) I paradigmi geografici Paradigma= un approccio scientifico che è condiviso da una comunità di studiosi. i paradigmi individuano le varie fasi del pensiero geografico, che hanno portato all’elaborazione di varie forme di regione geografica. -Determinismo ambientale Il determinismo ambientale porta alla nascita del concetto di regione naturale. Tale paradigma individua un nesso causale tra la natura e l’uomo ed afferma che fossero le condizioni ambientali a definire lo sviluppo di una certa comunità. Si individua una relazione unidirezionale, che dalla natura va all’uomo. Proprio per questo parliamo di determinismo, in quanto le società sono determinate dalle condizioni ambientali. In virtù del fatto che il pensiero si sviluppa durante il positivismo, si cerca di pervenire a una formulazione di regione che ha una valenza scientifica, di conseguenza si afferma che al verificarsi di certe condizioni ambientali (climatiche, morfologiche etc) si creano certe comunità in termini di impiego dello spazio, di organizzazione ed agricoltura etc (si vuole porre una regola generale). Tali affermazioni sono coerenti con il periodo in cui si sviluppa il pensiero, cioè quello in cui il livello tecnologico è basso. -Possibilismo Il possibilismo è un paradigma che elabora il concetto di regione omogenea. Il possibilismo parte sempre dalla relazione tra l’uomo e l’ambiente, ma a differenza del determinismo non la individua come unidirezionale, ma come circolare. Non è solo l’ambiente a determinare lo sviluppo delle comunità, ma anche l’uomo a influenzare l’ambiente (infatti l’uomo si è adattato ed ha sfruttato l’ambiente stesso). Questa teoria nasce da una lettura storica, che sembrava in contrasto con il pensiero deterministico. Secondo questo paradigma la natura non impone solo dei limiti, ma anche delle opportunità che vengono sfruttate dalle comunità in base al livello tecnologico e culturale. Si sviluppa così il concetto di regione omogenea, che si basa fondamentalmente su due concetti:
-Funzionalismo Il funzionalismo è un paradigma sviluppatosi nei paesi anglofoni nel dopoguerra, si caratterizza in quanto non guarda più al rapporto tra uomo e natura, ma piuttosto allo spazio economico. Ha come obiettivo individuare se esistono delle leggi spaziali del comportamento economico. Si fonda sui concetti di distanza, interazione, polarizzazione e gravitazione. Distanza → fondamentale per determinare i comportamenti economici (es.il costo di trasporto) Interazione → categoria che esprime le relazioni orizzontali tra soggetti economici Polarizzazione e gravitazione : sono due forze esercitate da un soggetto economico, quando questo è in grado di attrarre altri soggetti economici e oggetti. Con regione funzionale intendiamo quella che è investita da polarizzazione e gravitazione, cioè un insieme di luoghi che sono tenuti insieme dalla forza di relazione verso un centro (sia terziario che industriale) -Paradigma sistemico La regione sistemica è un insieme di elementi umani e fisici, interconnessi e mossi verso uno stesso processo, che è aperto alle relazioni esterne, ma si oppone comunque alle forze degradative. Il paradigma funzionale guardava allo stato istantaneo del sistema , osservando la sola struttura. Nel paradigma sistemico si afferma, invece, di cogliere anche i processi che si svolgono nel sistema, che lo porta verso un certo obiettivo. (process→ obiettivo). La regione sistemica è un sistema spaziale o territoriale, aperto. Il sistema si caratterizza per essere maggiore della somma delle sue parti, di conseguenza non può più essere impiegato il metodo riduzionista per spiegarla. Il limite della regione sistemica è l’ecosistema e più ecosistemi organizzati tra di loro. Sistema locale E’ un’area che possiamo identificare grazie a relazioni orizzontali e verticali. E’ costituito dalle componenti del sistema e dalle relazioni tra i componenti stessi. E’ un progetto condiviso di sviluppo, una visione comune di come mettere a valore le risorse di quel territorio. Componenti del sistema locale: soggetti ( e imprese) -milieu
Aumenta la produttività, ma la crescita non corrisponde a una redistribuzione dei redditi e si arriva a una recessione. Per Marx queste crisi sono endemiche, strutturali, rappresentano una spirale. Gli economisti, invece, danno conto a Marx e definiscono le carsici come accidentali. Tra questi vi era Keynes che vedeva come cause della crisi delle cause esterne, cioè le aspettative negative degli imprenditori. Da Keynes gli imprenditori sono visti come un motore, per questo lo Stato doveva intervenire per sostenerli economicamente. Oltre a queste crisi, Shumpeter individua le crisi selettive —> dipendono dalla selezione naturale fatta dal capitalismo , legata al binomio imprenditore-innovatore. Si va verso una concezione dinamica dell’economia, abbiamo l’imprenditore che inserisce nuove innovazioni, innovazioni che hanno in loro un nuovo metodo di produzione e una nuova dinamica spaziale che danno un cambio alla dinamica sociale, dando spazio a un nuovo mercato. Gli altri imprenditori danno vita a una fase espansiva, andando ad imitare il primo imprenditore (e quello che succede in America prima degli anni 30). Si giunge poi a una standardizzazione a una saturazione del mercato, di conseguenza a una fase regressiva. La ripartenza del ciclo dipende da due elementi fondamentali: -l’innesco di nuove risorse finanziarie -l’innesco di innovazioni tecnologici 2) Differenze tra crescita e sviluppo Crescita e sviluppo risultano essere due concetti diversi, da qui la distinzione tra teorie della crescita e teorie dello sviluppo. La crescita: è un aumento di reddito o del prodotto nazionale (cioè il Pil). Dipende dalla capacità di spesa (aumenta grazie a una maggiore quantità prodotta). La maggiore quantità prodotta può essere ottenuta secondo vari metodi, per cui distinguiamo tra:
3)Modello dello sviluppo lineare di Rostow È uno dei caposcuola delle teorie dello sviluppo. Rostow, analizzando i dati statistici ed indicatori, ipotizzò la possibilità di dividere i paesi in 5 categorie. Proprio per questo Rostow insieme individua 5 fasi, anche in base a una lettura storico- geografica, nel quale ogni paese può trovarsi (spiegando anche così le cause del sottosviluppo di alcune aree piuttosto che altre). Abbiamo quindi: Società tradizionale (arretratezza): società dedita ad agricoltura di sussistenza. La dinamica evolutiva sociale è in stallo (si dipende fortemente dalle risorse naturali e de un alto carico demografico). Se guardiamo ai paesi europei, questa era la loro situazione nel 1700. 2)Pre take off (cioè fase di transizione): so introduce una tecnologia nel settore agricolo, che porta a un surplus produttivo —> iniziano le prime esportazioni e si forma il capitale fisso sociale, cioè le c.d. Infrastrutture. Si migliorano le strade e le ferrovie, le vie di comunicazione vengono implementate. Sorge una nuova elite imprenditoriale, non più aristocratica. C’è un forte carico demografico è la manodopera è scarsamente qualificata. 3)Take off: si arriva allo sviluppo del manifatturiero e la percentuale eri investimento supera il 10% del reddito nazionale. Cambia il paesaggio e di conseguenza le città si urbanizzano in virtù dello sviluppo industriale, si riorganizzano l’attività agricola e produttiva. 4)Maturità e consumo di massa: l’industria si diversifica in vari settori, a causa della saturazione dei consumi. Iniziano ad esserci delle politiche dello sviluppo orientato verso il tessuto industriale. C’è il predominio dell’intervento dello stato. Solo se il sistema riesce a individuare una innovazione radicale, che la farà passare per una fase di instabilità, si riprenderà a crescere, altrimenti ci si assenta in una condizione di equilibrio o dinamica bloccata. 5)Società post industriale: nel quale il settore terziario è fortemente sviluppato. Tale modello conclude come il sottosviluppo sia frutto di cause endogene 4) Teorie dello Sviluppo Lo Sviluppo economico è un complesso processo di trasformazioni strutturali della produzione, che segnano il passaggio da un'economia prevalentemente agricola a una in cui la quota maggiore del PIL proviene dal settore industriale.
le regioni attraverso la crescita economica raggiungono lo stesso livello. Si sposa con le teorie neoclassiche per cui lo squilibrio è transitorio. -Di sinistra—> lo sviluppo Squilibrato: che si basa sulla teoria dello scambio ineguale, che supporta una visione del mondo dominato da una divisione internazionale del lavoro. Lo squilibrio è funzionale allo sviluppo economico ed è inevitabile si creino forme di sottosviluppo regionale, perché necessario allo sviluppo delle altre regioni. Ci sono delle forze che conducono alla concentrazione della crescita economica solo in certi luoghi. 10) Hirschmann e il capitale fisso sociale È un sociologo, che contribuisce alle teorie dello sviluppo squilibrato (per cui lo sviluppo sarebbe un processo che va avanti attraverso una progressiva introduzione di squilibrio). Per Hirschman le società hanno la capacità di amplificare le forze che sono localizzate in un certo punto, questo tramite dei processi moltiplicativi legati all’impresa stessa. Infatti l’impresa è in grado di generare dei legami con altre imprese, le attrae e genera un processo cumulativo: -offrono input che attirano nuove imprese -domanda input che attira le imprese che li producono Questi legami generano un ambiente di rendimenti crescenti che amplificano le differenze regionali. 11) Myrdal Spiega i rendimenti crescenti che generano gli squilibri territoriali richiamando il principio di causazione circolare e cumulativo. Secondo questo pensiero a dei cambiamenti non corrispondono resistenze, ma piuttosto degli effetti di sostegno del cambiamento (spostano il sistema nelle direzioni del primo cambiamento ed oltre, moltiplicando gli effetti. In questo modello tutto parte da un accidente storico che comporta la creazione di una dinamica economica, che in base al principio di cassazione cumulativa, si moltiplica ed espande lo sviluppo. Il modello prevede che ci siano economie di scala esterne in un certo ambito geografico, che un’impresa, quando si localizza, e in grandi di sfruttare: -aumenta la popolazione e la demografia -si attraggono nuove imprese -si sviluppano servizi -crescita del benessere e aumento delle tasse -sviluppo delle infrastrutture
accessibile, quindi le periferie sono meno appetibili e rimangio non più degradate (solo quelle prossime alla città si sviluppano). 12)Perroux (e matrice input-output) Perroux è un esponente delle teorie dello sviluppo squilibrato, in particolare rigetta la teoria dell’equilibrio economico generale e cerca di dimostrare che il potere economico può essere canalizzato grazie all’intervento dello Stato, per creare squilibri che innescano il processo vvb crescita. Parte da una lettura dell’impresa come industria propulsiva , come fattore che porta sviluppo in una certa area. Alcune imprese sono certamente più in grado di altre, ci sono delle imprese leader che legano a loro anche altre imprese (e orientano l’attività) e il profitto dell’impresa leader dipende anche dalle relazioni con le altre imprese. Nello schema preso in considerazione si guarda a come la grande azienda tratta con le imprese dipendenti e come sia compito dello Stato di creare le opportunità per l'insediamento di altre imprese perché per Perroux parte tutto da un polo di crescita che diventa polo di sviluppo, in cui c’è la capacità di diffondere la crescita economica dell’impresa verso la società. Perroux è l’ideatore del Polo di sviluppo visto come magnete, che attira risorse e popolazione. Il polo di sviluppo è la grande impresa, che ha alcune caratteristiche: -deve essere un magnete
Schema e descrizione del ciclo delle città Questo modello cerca di spiegare gli andamenti delle città negli anni e cerca di spiegare i processi di urbanizzazione. Attraverso l’indicatore della quantità della popolazione, misura sull’area del centro urbano e del core. Crea il saldo della popolazione in base all’area centro, periferia e il confronto del saldo. Nel grafico: Le linee tratteggiate sono rispettivamente l’andamento del centro della città (CORE) e la misura della popolazione nel subborgo (FRINGE). La linea continua è la somma di queste 2 popolazioni. Ciò distingue quattro momenti tipici: urbanizzazione, sub urbanizzazione, disurbanizzazione riurbanizzazione, sono fasi legali al saldo della popolazione rispetto agli anelli che sono stati misurati. In base al saldo della popolazione:
funzioni, non più di servizi all’impresa ma alla ristorazione e al turismo). La conseguenza è il cambiamento dei settori in cui si è specificata la città. Trasformazione delle città attraverso il ciclo di vita Ciclo di vita delle città è un processo ciclico riscontrato nei processi di crescita urbana. Le città si trasformano continuamente. Sono diverse le leggi generali individuate per comprendere, spiegare e misurare tali trasformazioni. Molte di queste notano una circolarità dei processi di cambiamento e di crescita delle città e parlano di ciclo di vita della città stessa. Uno dei più noti cicli urbani parla di passaggio dalla urbanizzazione, alla suburbanizzazione, alla disurbanizzazione, alla riurbanizzazione (o ripolarizzazione). L’urbanizzazione è un processo continuo che consiste nell’espansione della città, soprattutto nell’area centrale, che vede crescere il numero di abitanti, a danno delle popolazioni rurali che, contestualmente, calano. Generalmente, nei processi di urbanizzazione, si ha una moltiplicazione dei punti in cui si concentra la popolazione e la crescita di dimensione delle singole concentrazioni. Ciò da vita ad una crescita urbana che favorisce soprattutto le località centrali, accresce le dimensioni dei centri periferici e può alimentare la formazione o il rafforzamento dell’insediamento diffuso. La suburbanizazzione si presenta come un fenomeno di decentramento della popolazione residente nelle fasce periferiche della città e si manifesta attraverso un incremento della popolazione in tali aree. Il fenomeno è favorito dal miglioramento dei trasporti e determinato dalla ricerca di costi più bassi per gli appartamenti, ma anche dal desiderio di sfuggire ad altri aspetti negativi che caratterizzano il centro urbano, quali la congestione, la decadenza di alcun quartieri, la criminalità. Differenza tra morfologia urbana e armatura urbana Possiamo parlare di morfologia urbana in merito a come è organizzata la città ; se esiste, all’interno di questa, una specializzazione funzionale. Se invece intendiamo parlare dei rapporti tra diverse città, allora di introdurrà il concetto di armatura urbana, ovvero lo studio dei collegamenti tra i centri di diverse città. Morfologia urbana: come è organizzata una città Armatura urbana: si studia la distribuzione della città e dei rapporti funzionali tra i centri Tutto ciò viene studiato ed analizzato dalla scuola di Chicago nel 1914, questi studi si basano su ricerche empiriche che guardano le statistiche che hanno a disposizione per analizzare le dinamiche legate alle città, che si stanno manifestando in questi luoghi. Teoria secondo un approccio “ecologico” dell’analisi del fenomeno urbano, secondo il quale la nascita, lo sviluppo e l’organizzazione sociale delle città, possono essere studiati secondo modelli di interazione fra gli individui e l’ambiente fisico, in cui la disposizione dei luoghi si intreccia con quella della popolazione. La prospettiva ecologica presuppone uno spazio urbano lasciato al laissez-faire e ai meccanismi di mercato, così come legato a una forte divisione del lavoro e dei ruoli sociali.
Questi due estremi rappresentano: - controllo processo innovativo; - controllo mercato consumo. Isolinee e isodapane con rappresentazione grafica La logica che Weber prende in considerazione è quella del minor costo di trasporto. Il suo obiettivo è quello di individuare il luogo di posizionamento ottimale per l’impresa, il cosiddetto ottimo localizzativo. L’intuizione di Weber è che rendendo minimo il costo di trasporto l’impresa potrà massimizzare il proprio beneficio. La localizzazione è pensata come un elemento centrale delle fasi imprenditoriali. Il costo di trasporto si genera considerando da un lato il costo del trasporto delle materie prime dal luogo di produzione/acquisto al luogo di produzione e, dall’altro, il costo di trasporto del prodotto finito dal luogo di produzione al mercato di sbocco. In questo le isolinee sono quelle linee immaginarie che, in uno spazio isotropo ed isomorfo, rappresentano il medesimo costo di trasporto di un unico fattore produttivo. Sono tutte le linee che collegano l’insieme dei punti (aree) con costi di trasporto uguali per un determinato fattore o bene rispetto ad un determinato punto centrale (fonte o mercato). Le isolinee sono rappresentate da cerchi concentrici equidistanti ( il costo del trasporto è costante, ossia direttamente proporzionale alla distanza), ciascuno dei quali sta ad indicare un incremento unitario di costo. Le isodapane sono quelle linee immaginarie che, in uno spazio isotropo e isomorfo, rappresentano il medesimo costo complessivo necessario per movimentare tutti i prodotti interessati. Esse si originano perciò da punti di uguale costo dati dall’intersezione di due isolinee. Al pari delle isolinee hanno valori crescenti a mano a mano che ci si allontana dai luoghi di localizzazione ed hanno un andamento che è funzione dei singoli costi di trasporto. Cos’è la sostenibilità. La sostenibilità è una condizione di sviluppo in gradi di “assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presenta senza compromettere la possibilità delle generazioni future”. Il tema della sostenibilità ci fa passare dall’ambiente come condizione esterna, alla natura presa in considerazione come elemento centrale anche per lo sviluppo. Ne “ i limiti dello sviluppo” di applica una lettura sistemica in cui si analizzano i limiti delle risorse naturali e vengono individuate 5 variabili: - inquinamento; - uso risorse; - produzione alimentare; - crescita popolazione; - uso delle risorse naturali. La visione globale deve tenere sempre presente che il sistema terra è composto da due sistemi: quello naturale e quello socio-economico, distinti ma aperti tra cui sono presenti degli scambi squilibrati. Da una parte il sistema naturale fornisce risorse al sistema socio-economico; dall’altra il sistema socio-economico si nutre di quelle risorse, le metabolizza e le restituisce all’ambiente sotto forma di scarti, modificandolo spesso in maniera irreversibile. Anche all’interno dello stesso sistema socio-economico sono presenti
squilibri tra terra capitale e lavoro, quindi i paesi più dotati di questi fattori raggiungono una crescita economica ma potrebbe non coincidere con lo sviluppo e cioè con il benessere. Si può parlare di sviluppo sostenibile quando le attività condotte all’interno del sistema socio-economico rispettano le qualità biofisiche di quello ambientale. La stessa idea può essere anche espressa attraverso il concetto di capacità di carico, quando la capacità di carico viene superata, si giunge al collasso del sistema o, comune, a una successiva riduzione della pressione da parte del sistema stesso. Una misurazione della capacità di carico in base ai versi livelli di consumo è offerta dalla “impronta ecologica”, che trasforma i consumi in ettari di territorio occupato. TERZA ITALIA riguarda le aree che tagliano in diagonale l’Italia da Nord est fino al centro. Si inizia a parlare di Terza Italia dagli anni ‘70 nel tema dei distretti industriali. si sviluppano sistemi di industria competitivi: sono distretti che esportano e riescono ad essere competitivi sul mercato pur non rispettando di fatto l’industria fordista. non si tratta quindi né di grandi imprese né di imprese fortemente integrate ma hanno proprio un’altra conformazioni. sono distretti che rispecchiano di poco l’innovazione essendo legati a produzioni tradizionali come carta, tessile pelli. ad esempio possiamo vederli in sistemi manifatturieri strutturati su piccole e medie imprese localizzate in determinati ambiti territoriali e specializzate in un settore. Questi distretti della terza Italia sono un esempio perfetto della specializzazione flessibile. si hanno tre tipologie di aree sulla base della complessità: