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risposte domande esame, Prove d'esame di Economia Politica

risposte domande esame anno 2023/2024

Tipologia: Prove d'esame

2022/2023

Caricato il 08/10/2024

4lb4v11
4lb4v11 🇮🇹

2 documenti

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Domanda 1
a) Descrivere le caratteristiche della critica all'economia politica formulata da
Karl Marx.
Marx sviluppa una critica importante al teorema della mano invisibile,
descrivendo un sistema tutt’altro che armonico e valido in ogni circostanza. Per
Marx il capitalismo è in realtà caratterizzato da perenne instabilità e da crisi
ricorrenti.
La teoria delle crisi di Marx è molto complessa e tuttora oggetto di varie
interpretazioni. Nella visione di Marx si intersecano due spiegazioni della crisi:
la tendenza alla caduta del saggio di profitto;
la contraddizione tra sviluppo economico (guidato dal profitto) e il basso
livello dai consumi della classe dei lavoratori.
b) Spiegare in dettaglio la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto.
Per Marx l’operare delle forze di mercato tende nel tempo a ridurre il saggio di
profitto medio del sistema economico. Questo perché:
i capitalisti estraggono il profitto dal lavoro degli operai;
le continue innovazioni tecniche spingono i capitalisti ad accrescere l’impiego
di macchine rispetto ai lavoratori direttamente impiegati nel processo
produttivo.
Ma se il numero di lavoratori si riduce, si riduce anche il profitto. La
progressiva caduta del profitto determina una crisi generale del modo di
produzione capitalistico. Il profitto rappresenta non solo la remunerazione del
capitalista, ma anche il motore dell’accumulazione. La sua progressiva
diminuzione rende a un certo punto impossibile la riproduzione del sistema
capitalistico favorendo un’epoca di rivoluzione sociale.
La concorrenza fra imprese conduce a una continua serie di rivoluzioni tecniche
e organizzative che aumentano al massimo la produttività di ogni singolo
lavoratore e al tempo stesso riducono il suo salario. Ciò implica un divario
crescente tra la capacità produttiva dei lavoratori e la capacità di spesa degli
stessi lavoratori. Questo divario può determinare un problema di sbocchi per le
merci prodotte.
La conseguenza è che il processo di accumulazione dei capitali si blocca e le
imprese sono indotte a licenziare i lavoratori. Ma ciò aumenta ulteriormente il
divario tra capacità produttiva e capacità di spesa, per cui il sistema rischia di
avvitarsi su sé stesso fino al tracollo.
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Domanda 1 a) Descrivere le caratteristiche della critica all'economia politica formulata da Karl Marx. Marx sviluppa una critica importante al teorema della mano invisibile, descrivendo un sistema tutt’altro che armonico e valido in ogni circostanza. Per Marx il capitalismo è in realtà caratterizzato da perenne instabilità e da crisi ricorrenti. La teoria delle crisi di Marx è molto complessa e tuttora oggetto di varie interpretazioni. Nella visione di Marx si intersecano due spiegazioni della crisi:

  • la tendenza alla caduta del saggio di profitto ;
  • la contraddizione tra sviluppo economico (guidato dal profitto) e il basso livello dai consumi della classe dei lavoratori. b) Spiegare in dettaglio la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Per Marx l’operare delle forze di mercato tende nel tempo a ridurre il s aggio di profitto medio del sistema economico. Questo perché:
  • i capitalisti estraggono il profitto dal lavoro degli operai;
  • le continue innovazioni tecniche spingono i capitalisti ad accrescere l’impiego di macchine rispetto ai lavoratori direttamente impiegati nel processo produttivo. Ma se il numero di lavoratori si riduce, si riduce anche il profitto. La progressiva caduta del profitto determina una crisi generale del modo di produzione capitalistico. Il profitto rappresenta non solo la remunerazione del capitalista, ma anche il motore dell’accumulazione. La sua progressiva diminuzione rende a un certo punto impossibile la riproduzione del sistema capitalistico favorendo un’epoca di rivoluzione sociale. La concorrenza fra imprese conduce a una continua serie di rivoluzioni tecniche e organizzative che aumentano al massimo la produttività di ogni singolo lavoratore e al tempo stesso riducono il suo salario. Ciò implica un divario crescente tra la capacità produttiva dei lavoratori e la capacità di spesa degli stessi lavoratori. Questo divario può determinare un problema di sbocchi per le merci prodotte. La conseguenza è che il processo di accumulazione dei capitali si blocca e le imprese sono indotte a licenziare i lavoratori. Ma ciò aumenta ulteriormente il divario tra capacità produttiva e capacità di spesa, per cui il sistema rischia di avvitarsi su sé stesso fino al tracollo.

Marx contesta dunque l’idea classica di un capitalismo naturale ed eterno, sostenendo invece la tesi della sua instabilità e della sua storicità. L’elemento di maggior contraddizione del capitalismo è che la feroce competizione tra capitali da un lato sviluppa nuove tecniche e nuove forze produttive, ma dall’altro scatena le crisi e quindi genera tensioni nei rapporti di produzione tra le classi sociali. La classe lavoratrice si ritrova ad essere la principale protagonista dello sviluppo delle forze produttive, poiché quello sviluppo avviene soprattutto in base allo sfruttamento imposto dal comando del capitale sul lavoro. Al tempo stesso, la classe lavoratrice risulta anche la prima vittima della disoccupazione e della crescente povertà causata dalle ricorrenti crisi del capitalismo. Le contraddizioni del capitalismo ricadono dunque principalmente sui lavoratori salariati, artefici e vittime del sistema. In quest’ottica Marx giudica il capitalismo un sistema potente ma caotico, destinato prima o poi ad entrare in una crisi irreversibile e ad esser quindi sostituito da un diverso sistema di organizzazione dei rapporti economici e sociali. Un altro aspetto rilevante dell’analisi di Marx è il concetto di storicità: i sistemi economici non sono affatto eterni ma risultano storicamente determinati, nel senso che le loro caratteristiche e modalità di funzionamento possono cambiare nel tempo. È possibile che il capitalismo a un certo punto imploda nelle sue contraddizioni e ceda il passo a una nuova e diversa modalità di organizzazione dei rapporti sociali. Marx si attendeva una svolta rivoluzionaria guidata dalla classe lavoratrice, a seguito della quale potesse sorgere un sistema di tipo socialista. Un sistema non più basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sul lavoratore salariato posto sotto il comando del capitalista, ma fondato invece sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e sulla pianificazione sociale del lavoro.

Dunque, l’economia di sussistenza è appena in grado di riprodursi. Essa non è in grado di generare un surplus (cioè, una eccedenza, un residuo) al di là dello stretto necessario per la riproduzione e per questo motivo non può mai esistere in un regime capitalista (una economia capitalistica può riprodursi solo se oltre alla stretta sussistenza genera un surplus che serva a remunerare il profitto dei capitalisti). Se l’economia non è in grado di generare un surplus che remuneri il profitto, il meccanismo capitalistico si inceppa. Come si può allora generare un surplus? In vari modi:

  • apportando innovazioni tecniche, per esempio acquistando un nuovo macchinario che consente di produrre di più utilizzando lo stesso numero di lavoratori;
  • aumentando lo sforzo produttivo dei lavoratori a parità di salario;
  • riducendo il costo degli input attraverso una riduzione dei salari. INPUT DI GRANO INPUT DI FERRO OUTPUT 280 12 500 G 120 400

30 F

In questo caso, l’economia genera un surplus. Infatti, l’input totale di grano è 400 ma l’output ora è 500; l’input totale di ferro è 20 ma l’output ora è 30. Il surplus di 100 G e 10 F consente di remunerare i profitti dei capitalisti, i quali possono poi decidere di consumare questa eccedenza oppure reinvestirla per aumentare la scala di produzione.

Domanda 2 a) Definire e spiegare le caratteristiche di ricavo marginale e di costo marginale.

Il ricavo marginale (RMa) misura l’incremento di ricavo (ΔRT) che

l’impresa ottiene vendendo un’unità addizionale del bene. Il ricavo marginale è quindi il rapporto tra la variazione del ricavo totale e la variazione della quantità venduta: RMa = ΔRT/ ΔQ In concorrenza il Rma è costante e coincide col prezzo. Perché? Se l’impresa (essendo “piccola”) può vendere qualsiasi quantità decida di produrre al prezzo (dato) di mercato, su ogni unità venduta in più incassa appunto il prezzo.

Il costo marginale (CMa) Misura l’incremento di costo totale (ΔCT) che

l’impresa sopporta quando accresce di un’unità la quantità prodotta. Il costo marginale è il rapporto incrementale della funzione del costo totale: CMa = ΔCT/ ΔQ Diversamente dal ricavo marginale, il costo marginale non è costante perché il costo totale aumenta in proporzione maggiore all’aumento della quantità prodotta. Ciò implica che il costo marginale (l’incremento) è crescente, cioè aumenta all’aumentare della quantità prodotta. b) Utilizzando un grafico, spiegare come si ottiene la quantità prodotta dall'impresa che massimizza il profitto.

Domanda 3 a) Dare la definizione di prodotto interno lordo (pil), spiegando in dettaglio le caratteristiche di tale definizione. La più importante grandezza macroeconomica è senza dubbio il prodotto

interno lordo (PIL). Il PIL misura il valore di mercato di beni e servizi

finali prodotti all’interno di un certo sistema economico in un dato anno. Tre aggettivi importanti compaiono in questa definizione:

  1. La qualifica d’ interno si riferisce al fatto che la produzione avviene sul territorio del paese considerato, ad esempio l’Italia, indipendentemente dal fatto che sia svolta dai residenti o meno.
  2. Il prodotto interno è lordo poiché comprende gli ammortamenti, ovvero la perdita di valore subita dal capitale fisso (come macchinari, impianti e mezzi di trasporto) nel corso dell'anno per l'usura fisica e l’obsolescenza.
  3. L’aggettivo finale significa che nel calcolo del PIL si tiene conto solo dei beni e servizi che non vengono riutilizzati nel processo produttivo nel corso del periodo considerato, ma che vengono acquistati dagli operatori economici per fini di consumo e investimento oppure da operatori residenti all’estero al netto di quelli importati.
  4. La misura del PIL è riferita a un determinato periodo di tempo , ovvero il PIL è una grandezza di flusso. b) Spiegare la differenza fra pil nominale e pil reale spiegando il motivo per il quale è necessaria questa distinzione.

Il PIL nominale è la quantità di beni e servizi (finali) prodotti in un dato

periodo di tempo calcolati ai prezzi di quello stesso periodo (per esempio il PIL del 2023 calcolati ai prezzi dei beni e servizi del 2023).

Il PIL reale è la quantità di beni e servizi (finali) prodotti in un dato

periodo di tempo calcolati ai prezzi di un periodo di riferimento (per esempio il PIL del 2023 calcolati ai prezzi dei beni e servizi del 2022). Il calcolo del PIL reale ci permette di “depurare” il valore dei beni e servizi prodotti dalle variazioni di prezzo che possono verificarsi da un periodo all’altro.

c) Si consideri un'economia che produce grano e carbone, considerando le seguenti quantità e prezzi in due anni differenti: Anno 1 Anno 2 Quantità Prezzo Quantità Prezzo Grano 2 4 3 5 Carbone 3 5 4 6 Calcolare il pil nominale e il pil reale nei due anni utilizzando come anno base l’anno 1. PIL nominale anno 1 : (2×4) + (3×5) = 8+15= 23 PIL nominale anno 2 : (3×5) + (4×6) = 15+24= 39 PIL reale anno base 1 : (3×4) + (4×5) = 12+20= 32 d) Illustrare i tre metodi di calcolo del pil utilizzati per la sua misurazione. Esistono tre metodi di calcolo del PIL che si basano rispettivamente sul calcolo della domanda, del prodotto e del reddito.

Il primo è il metodo della spesa. Il PIL è costituito dal valore dei beni e

dei servizi acquistati per consumo, investimento o esportazione: coincide perciò contabilmente con la spesa aggregata. Il PIL è quindi dato dalla somma delle spese effettuate dalle famiglie , dalle imprese e dalla pubblica amministrazione , e da quelle effettuate dai residenti all’estero per l’acquisto di beni e servizi prodotti nel paese considerato. Le componenti della spesa aggregata sono quindi:

  • il consumo (C), la spesa per beni di consumo effettuata dalle famiglie, sia per beni non durevoli (come i generi alimentari) che per beni durevoli (come mobili, elettrodomestici, autoveicoli).
  • l’ investimento (I), la spesa per mezzi di produzione (macchinari, impianti, ecc.) effettuata dalle imprese.
  • la spesa pubblica (G), la spesa effettuata dallo Stato (i cosiddetti consumi collettivi: difesa, giustizia, ordine pubblico, ecc.).
  • le esportazioni nette (NX=X-Q), ossia la differenza tra esportazioni (la spesa estera in beni e servizi prodotti all'interno) e importazioni (la spesa nazionale in beni e servizi prodotti all'estero).