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domande e risposte esame filosofia pratica, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

una serie di domande e risposte sul programma di filosofia pratica di paolo amodio (autopoiesi e cognizione)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 08/03/2023

AlfoN58
AlfoN58 🇮🇹

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Cosa si intende per osservatore?
L’osservatore è un essere umano, cioè un sistema vivente, e tutto quello che si applica
ai sistemi viventi si applica anche a lui. Il pensiero di Maturana incomincia con
un’affermazione che va presa come un assioma, e cioè che tutto ciò che è detto è detto
da un osservatore. L’osservatore è uno dei concetti chiave della teoria dell’autopoiesi;
l’operazione cognitiva fondamentale che un osservatore esegue è l’operazione di
distinzione. Ogni volta che noi ci riferiamo a qualcosa, mettiamo in evidenza un criterio
di distinzione che specifica ciò di cui parliamo e ne evidenzia le sue proprietà come ente,
unità e oggetto. L’atto di distinzione, tipico degli osservatori, è ritenuto dagli autori
l’operazione cognitiva basica e costituisce l’atto essenziale nella definizione del
concetto di unità. L’osservatore è un punto cardine della teoria autopoietica poiché in
esso convergono la visione macroscopica dell’evento (secondo la quale chi vede non
è estraneo alla situazione che osserva) e la visione microscopica (in grado di spiegare
l’operare di un sistema solo dal suo interno). Egli è dunque il punto d’origine e d’arrivo
di un movimento circolare, che emergerà essere lo stesso fenomeno della conoscenza.
La conoscenza, infatti, implica sempre un’azione (concreta o concettuale) che sia
inserita in un qualche dominio, e il riconoscimento della conoscenza implica sempre che
vi sia un osservatore che, appunto, osserva tale azione da un meta-dominio (un dominio
superiore).
I sette punti cardine presi dal libro:
1. l’osservatore è un essere umano, cioè, un sistema vivente, e tutto ciò che si applica
ai sistemi viventi si applica anche a lui;
2. l’osservatore prende in considerazione simultaneamente sia l’entità (esempio: un
organismo) che l’universo nel quale essa si trova (esempio: ambiente
dell’organismo) Questo fa sì che egli riesca ad interagire indipendentemente con
entrambi;
3. un attributo dell’osservatore è, appunto, la capacità di saper interagire
indipendentemente con l’entità da lui osservata e le sue varie relazioni;
4. per l’osservatore un’entità è entità quando lui la può descrivere;
5. l’osservatore può definire un’entità specificandone il dominio di interazioni;
6. l’osservatore può definire stesso come un’unità specificando il suo proprio
dominio di interazioni;
7. l’osservatore è un sistema vivente e quindi, per avviare una comprensione della
cognizione come fenomeno biologico, bisogna rendere conto di lui e del ruolo che
ricopre.
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➢ Cosa si intende per osservatore?

L’osservatore è un essere umano , cioè un sistema vivente, e tutto quello che si applica ai sistemi viventi si applica anche a lui. Il pensiero di Maturana incomincia con un’affermazione che va presa come un assioma, e cioè che tutto ciò che è detto è detto da un osservatore. L’osservatore è uno dei concetti chiave della teoria dell’autopoiesi; l’operazione cognitiva fondamentale che un osservatore esegue è l’ operazione di distinzione. Ogni volta che noi ci riferiamo a qualcosa, mettiamo in evidenza un criterio di distinzione che specifica ciò di cui parliamo e ne evidenzia le sue proprietà come ente, unità e oggetto. L’atto di distinzione, tipico degli osservatori, è ritenuto dagli autori l’operazione cognitiva basica e costituisce l’atto essenziale nella definizione del concetto di unità. L’osservatore è un punto cardine della teoria autopoietica poiché in esso convergono la visione macroscopica dell’evento (secondo la quale chi vede non è estraneo alla situazione che osserva) e la visione microscopica (in grado di spiegare l’operare di un sistema solo dal suo interno). Egli è dunque il punto d’origine e d’arrivo di un movimento circolare, che emergerà essere lo stesso fenomeno della conoscenza. La conoscenza, infatti, implica sempre un’azione (concreta o concettuale) che sia inserita in un qualche dominio, e il riconoscimento della conoscenza implica sempre che vi sia un osservatore che, appunto, osserva tale azione da un meta-dominio (un dominio superiore). I sette punti cardine presi dal libro:

1. l’osservatore è un essere umano, cioè, un sistema vivente, e tutto ciò che si applica ai sistemi viventi si applica anche a lui; 2. l’osservatore prende in considerazione simultaneamente sia l’entità ( esempio : un organismo) che l’universo nel quale essa si trova ( esempio : ambiente dell’organismo) → Questo fa sì che egli riesca ad interagire indipendentemente con entrambi; 3. un attributo dell’osservatore è, appunto, la capacità di saper interagire indipendentemente con l’entità da lui osservata e le sue varie relazioni; 4. per l’osservatore un’entità è entità quando lui la può descrivere; 5. l’osservatore può definire un’entità specificandone il dominio di interazioni; 6. l’osservatore può definire sé stesso come un’unità specificando il suo proprio dominio di interazioni; 7. l’osservatore è un sistema vivente e quindi, per avviare una comprensione della cognizione come fenomeno biologico, bisogna rendere conto di lui e del ruolo che ricopre.

➢ Che cosa si intende per unità , organizzazione e struttura?

Procedendo per ordine:

  • L’atto di distinzione, tipico degli osservatori, costituisce l’atto essenziale nella definizione del concetto di unità. Con questa operazione di distinzione noi specifichiamo una unità come una entità distinta da uno sfondo. Ci sono due tipi di unità: a) l’ unità semplice → è un’unità che definisce lo spazio in cui esiste per mezzo delle sue proprietà; b) l’ unità composita → è un’unità che esiste nello spazio che i suoi componenti definiscono.
  • Per organizzazione si intende l’insieme dei rapporti che devono esistere fra i componenti di un qualcosa affinché questo qualcosa possa essere considerato come appartenente ad una classe particolare. Maturana sottolinea l’etimologia greca della parola “organizzazione”, che significa “strumento”: essa sta ad indicare la caratteristica più essenziale di un qualunque sistema → la partecipazione strumentale dei componenti nella costituzione di un’unità. E’ l’organizzazione di un sistema vivente, quindi, a definire l’identità, le proprietà in quanto unità ed il contesto nel quale va inserito e considerato come un tutt’uno. L’effettiva “necessità” delle proprietà e delle relazioni definite da un’organizzazione si produce solo con la presenza di componenti nello spazio;
  • viene definito così il concetto di struttura , come l’insieme dei componenti e dei rapporti che, concretamente, costituiscono una unità particolare nella realizzazione della sua organizzazione. Maturana, con il termine “struttura”, vuole porre in luce il lato concreto dell’esistenza di un’unità (lo spazio reale in cui essa si trova e può subire perturbazioni) → una conseguenza è che l’unità può cambiare struttura senza perdere l’identità, a condizione che sia mantenuta l’organizzazione. Esempio : il pittore Arcimboldo dipinge dei volti costruiti con la frutta, la verdura e altri oggetti. Si potrebbe esemplificare in questo modo il concetto: vi è il mantenimento di una chiara organizzazione (che è il viso, il volto umano) nonostante i componenti strutturali non siano quelli a cui siamo abituati (vi saranno cipolle al posto delle guance, pomodorini al posto della bocca, patate al posto del naso, e così via…). Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia!

➢ Cos’è l’ accoppiamento strutturale?

Un sistema vivente realizza la propria autopoiesi in accoppiamento strutturale con un medium (un modo come un altro per indicare il termine “ambiente”) che è al di fuori di lui. Esempio : se prendiamo in considerazione il caso di due o più unità vicine nel loro ambiente di interazione, è evidente che questa situazione potrà essere osservata dal punto di vista sia dell’una che dell’altra unità e apparirà, pertanto, simmetrica: ogni cellula sarà per l’altra (o per le altre) una fonte in più di interazioni indistinguibili da quelle provenienti dall’ambiente. Ma quando le interazioni fra due o più unità autopoietiche acquisiscono un carattere ricorrente, si troveranno accoppiate nella loro ontogenesi: ci saranno, quindi, mutui cambiamenti strutturali concordanti fino a quando non si disintegreranno  ci sarà cioè un accoppiamento strutturale. Quindi tra sistema autopoietico e medium esiste un rapporto particolare di accoppiamento strutturale. Per comprendere meglio tale concetto si può partire dalla teoria dell’evoluzionismo di Darwin  per essa la vita si è evoluta da elementi unicellulari primitivi, i batteri, in una progressiva complessificazione. I meccanismi attraverso cui questo è avvenuto sono: la variazione e la selezione attuata dell’ambiente. Esempio : l’atmosfera così come la conosciamo al giorno d’oggi non è esistita sempre  essa è stata il prodotto dell’attività dei batteri che per centinaia di milioni di anni sono stati i soli abitatori della Terra; essi hanno prodotto l’ossigeno e hanno avviato quel processo che ha condotto al formarsi dell’atmosfera terrestre. Ed è stata poi questa atmosfera a far sì che fossero selezionati degli esseri viventi che respirassero e che a loro volta interagissero con l’ambiente. Maturana dice che gli organismi autopoietici, nel loro accoppiamento strutturale con l’ambiente, hanno costantemente prodotto delle modificazioni nell’ambiente: il sistema autopoietico dunque modifica e selezione l’ambiente che lo modificherà e selezionerà a sua volta (va letta in modo circolare). L’accoppiamento strutturale tra un organismo e il suo ambiente ci conduce al concetto più specifico di adattamento  l’adattamento è l’insieme dei cambiamenti di stato che permettono il mantenimento dell’organizzazione interna. Non importa che si parta dall’individuo o dall’ambiente: uno dei due seleziona l’altro che a sua volta ancora lo seleziona. Si tratta di un’interazione descrivibile in termini di processo e non in termini di causa-effetto. Quindi, quando Maturana parla di accoppiamento strutturale si sta riferendo a questo processo. Accoppiamento strutturale : inteso come il caratteristico rapporto di reciproca interdipendenza che si crea tra un’organizzazione e l’ambiente esterno; esso evidenzia il fatto che ai cambiamenti nell’ambiente devono seguire naturalmente dei cambiamenti nell’azienda, e viceversa.

➢ Che cosa sono filogenesi e ontogenesi?

Procedendo per ordine:

  • La filogenesi è definita come la storia dell'evoluzione di un particolare organismo o di un gruppo di organismi della stessa specie rispetto agli ampi gruppi di organismi nel contesto di linee di discendenza e relazioni. In altri termini, la filogenesi potrebbe essere definita come un'ipotesi schematica che rappresenta la storia delle relazioni evolutive di una particolare specie. La proposizione che è fondamentale per la filogenesi è che diverse specie di piante e animali discendono da antenati comuni. Dunque, la filogenesi è la storia della specie o della stirpe cellulare ed è definita come la fenomenologia dei successivi adattamenti all’ambiente adottati dalle discendenze di un tipo di organismo. Ciò avviene, nel corso della sua storia, mediante il progressivo modificarsi della struttura nell’invarianza dell’organizzazione → parallelismo con la teoria dell’evoluzione di Darwin: egli segnalò per la prima volta la relazione fra variazioni generazionali e accoppiamento strutturale e diceva che era “come se” ci fosse una selezione naturale, paragonabile per il suo effetto alla selezione artificiale attuata da un allevatore con le varietà di suo interesse. Molto tempo dopo, nella divulgazione della teoria dell’evoluzione, si passò a interpretare l’idea della “selezione naturale” come fonte di interazioni distruttive dell’ambiente.
  • L’ ontogenesi è un insieme di processi mediante i quali si compie lo sviluppo biologico di un organismo vivente ; è una serie di stadi successivi e di progressivi cambiamenti che l’embrione attraversa per dare origine all’individuo di una determinata specie → trasformazione di un’unità. Esempio : dalla cellula ovarica → all’embrione → fino a individuo completo. Questa procedura di analisi del modello di sviluppo inizia dalla fase di fertilizzazione in cui si sviluppa lo zigote e fino al livello in cui è completata la maturazione dell'organismo. L'ontogenesi è la storia evolutiva di un organismo rispetto alla sua durata di vita, e differisce dalla filogenesi in cui la filogenesi si concentra principalmente sulla storia evolutiva degli organismi. L'ontogenesi è utilizzata in molte diverse aree della biologia, tra cui la biologia dello sviluppo, lo sviluppo delle neuroscienze cognitive, la psicologia dello sviluppo e la psicobiologia. È anche usato come concetto in antropologia.

➢ Autopoiesi e autonomia

Definita la necessaria costituzione (nei termini di organizzazione e struttura) di un’unità generica, definita “meccanica” (macchina), i due autori passano a considerare il sistema vivente, tentando di definirlo sulla base del sistema-macchina. Emergono così delle domande: che differenza c’è tra esso e il resto dei sistemi? Da dove proviene la vita? Sono state domande cruciali per un’intera tradizione scientifica e filosofica. Per Maturana e Varela, invece, ciò che serve è, innanzitutto, una definizione dell’organizzazione dell’essere vivente. La caratteristica specifica che definisce l’essere vivente è la sua organizzazione autopoietica: gli esseri viventi sono “unici” perché si producono continuamente da soli, all’interno di una rete continua di interazioni comunemente definita come metabolismo cellulare. Tale metabolismo produce dei componenti che vanno riflessivamente ad integrare la rete stessa di trasformazioni che li ha prodotti. Ma l’autopoiesi della cellula arriva anche a produrre da sé un contorno , un limite per la rete di trasformazioni → tale contorno che rende possibile l’isolamento nello spazio è la membrana. La membrana è sia il prodotto del metabolismo cellulare sia parte integrante dello stesso (allo stesso tempo lo limita e fa parte di esso). La caratteristica più peculiare di un sistema autopoietico è che si mantiene con i suoi stessi mezzi e di costituisce come distinto dall’ambiente circostante mediante la sua stessa dinamica, in modo tale che le due cose siano inscindibili. I sistemi meccanici, non producendo i componenti e i processi che li realizzano come unità, sono definiti allopoietici. Nel loro operare, possono produrre solamente altro da sé. Emergono quindi due prime importanti circolarità:

  1. Quella che definisce gli esseri viventi sia come produttore che come prodotto, in maniera inseparabile;
  2. Quella tra l’essere e l’agire di un’unità autopoietica, i quali, in forza della sua peculiare organizzazione, vengono a coincidere. L’unità vivente così definita è anche portatrice di una caratteristica d’ autonomia. L’autonomia è definita come la capacità di stabilire le proprie leggi, le proprie specificità volte al mantenimento del suo basilare carattere autopoietico (contrariamente a quanto afferma la cibernetica classica, che intende l’autonomia come chiusura, isolamento o indifferenza all’ambiente). Il concetto di autonomia deriva direttamente dall’autopoiesi, in quanto costante fondamentale di tutti gli esseri viventi; da esso deriva anche il concetto di chiusura organizzativa → qualsiasi cambiamento di stato del sistema in questione, è determinato solo dalla struttura e dall’organizzazione del sistema stesso.

➢ Rapporto tra autopoiesi , cognizione e cibernetica

Per poter rispondere a questa domanda è opportuno compiere delle digressioni: negli ultimi cinquant’anni sono stati proposti, a spiegazione del problema della cognizione , due principali paradigmi. In genere si pensa alla “scienza” come se fosse un insieme omogeneo, quando invece le diverse discipline scientifiche hanno sviluppato linguaggi propri → la fisica, la chimica, la biologia, ecc. si occupano delle strutture e dei cambiamenti della materia e di energia nello spazio e nel tempo e pertanto si esprimono in termini di centimetri, di grammi, ecc. Con l’invenzione dei primi computer, è nata un’altra importante famiglia di discipline: la teoria dell’informazione , della cibernetica , la robotica, l’intelligenza artificiale, ecc. Queste discipline si occupano di informazione, di relazioni, di reti di relazioni, si esprimono con concetti diversi da quelli della fisica: retroazione, omeostasi, amplificazione, programmazione, ecc. Cosa vogliamo sapere è se l’epistemologia delle scienze fisiche (spazio, energia, materia…) e l’epistemologia delle scienze dell’informazione (regolazione, programmi…) propongono modelli efficaci per comprendere i processi della vita e della cognizione. I due principali paradigmi sono:

  • Cognitivismo o computazionismo → l’approccio cognitivista allo spirito umano è direttamente ispirato al funzionamento dei computer e si esprime con lo stesso linguaggio. Il cognitivismo si fonda sulla credenza che lo spirito – inteso come io, come attività mentale – possa essere compreso con metodiche positivistiche, oggettivistiche, quantitative e scientifiche e che le funzioni mentali possano essere descritte come processi di trattamento d’informazione simili ai calcoli effettuati dai computer. Il paradigma cognitivista si iscrive perfettamente nella tradizione dualista occidentale che separa lo spirito ( res cogitans ) e il mondo materiale di cui il corpo fa parte ( res extensa );
  • Connessionismo o emergentismo → il principio fondamentale del connessionismo è che i fenomeni mentali possono essere pensati come reti interconnesse di unità semplici. Esempio : nel modello delle reti neurali le unità sono date dai neuroni e le relazioni tra le unità sono rappresentate dalle sinapsi che trasportano gli effetti di un neurone sull’altro. In questo paradigma, il sistema cognitivo non è più assimilato ad un computer, ma a un sistema auto-organizzante nel quale nuove strutture possono emergere in funzione delle sue interazioni con l’ambiente (quest’ultima nozione, tra l’altro, è alla radice della proposta di Maturana e Varela che chiameranno però con il termine autopoiesi → ossia autoriproduzione).

➢ Qual è il motivo fondamentale che agisce all’interno della cibernetica?

Dagli appunti presi a lezione → lo studio della cibernetica si basa su una nozione di feedback , termine conosciuto attraverso la rivoluzione digitale. La prima cibernetica istituisce la modalità di comprensione e di ordine teorico mentre la seconda cibernetica distingue se un feedback è positivo o negativo. Il feedback si muove in maniera circolare esempio : la caldaia è un esempio banalissimo perché c’è un termostato per il quale se la caldaia arriva a temperatura, si spegne; quando poi la temperatura scende, si accende (questo è un esempio di feedback negativo nel quale la macchina è un servosistema di maniera circolare). Questa idea di loop nel feedback negativo riporta all’equilibrio preesistente. La seconda cibernetica sviluppa invece un feedback positivo : nella descrizione di fenomeni che accadono, questo ritornare a sé comporta elementi di novità. Siamo nel senso di una spirale che è il modo attraverso il quale i sistemi, nel caso della biologia, producono il nuovo. Dalle ricerche → la cibernetica è la disciplina che si occupa dello studio unitario dei processi riguardanti «la comunicazione e il controllo nell’animale e nella macchina». Da un punto di vista più generale la cibernetica può essere definita come lo studio generale di sistemi complessi altamente organizzati, indipendentemente dalla loro particolare natura, ma sono state proposte anche altre definizioni della cibernetica: fra esse va esplicitamente menzionata l’identificazione fra la cibernetica e la teoria dell’informazione, e fra la cibernetica e lo studio del linguaggio. Pertanto non può dirsi che vi sia un accordo unanime degli studiosi sulla natura esatta della cibernetica e sui suoi limiti. Primo scopo della cibernetica è, in definitiva, di confrontare l’uomo e l’animale con la macchina. Il meccanismo fondamentale, sempre presente in un sistema autoregolato, è la controreazione , consistente in una correlazione fra i cambiamenti di stato e lo stato del sistema stesso, tendente a controbilanciarne le variazioni. Si parla invece di ‘ adattamento ’ quando un sistema è in grado di modificare il proprio stato e il proprio comportamento in relazione con le variazioni dell’ambiente in modo da rendere possibile l’esistenza di condizioni di stabilità.

➢ Come si introduce la biologia della complessità nel dibattito filosofico?

Partiamo dalla considerazione che Maturana e Varela considerano Merleau-Ponty come un riferimento rispetto al paradigma. Secondo questi studiosi, la filosofia non è stata in grado di reggere il passo con la biologia, anzi, vi è stata una separazione fatale che ha impedito alla filosofia di inserirsi nella dimensione del bios. Prima di entrare nel dettaglio del testo è bene compiere un breve excursus sul sentimento della crisi della filosofia rispetto la biologia e le scienze, crisi che già dagli inizi del ‘900 è stata avvertita dalla filosofia come urgenza fondamentale. La filosofia aveva bisogno di un rinnovamento delle sue categorie fondamentali, tant’è che nacque un nuovo ramo: l’antropologia filosofica. L’antropologia filosofica nasce in Germania e trova sviluppo in Max Scheler; pone una domanda fondamentale che nasce dalla crisi dei grandi sistemi metafisici e segue una delle conseguenze fondamentali dell’approccio teoretico ed epistemico, la crisi dei valori. Scheler apre la sua riflessione così: che cos’è l’uomo? Sembra strano che dopo quasi 2000 anni ca. si riproponga questa domanda! La domanda, da Cartesio in poi, non è mai stata “che cos’è” ma “chi è” l’uomo; adesso con Scheler si capovolgono sia il ruolo che la domanda → l’antropologia filosofica tedesca richiama l’uomo alla sua dimensione originaria e pre-soggettiva e, soprattutto, mette in crisi la dicotomia humanitas e animalitas. Noi ci siamo passati anche attraverso M.P. poiché il suo problema riguarda la collocazione dell’uomo nel cosmo e quindi comporta una rivalutazione mondana dell’uomo, che la filosofia moderna aveva ritradotto nel negativo. Nel momento in cui la filosofia apre una porta alla biologia, sembra crollare la tradizionale dicotomia cartesiana perché il “chi è” indicavano uno statuto ontologico privilegiato e una di posizione sulla dimensione dell’uomo come ente privilegiato e distinto rispetto al resto dei viventi. I grandi rappresentanti dell’antropologia filosofica tedesca sembrano riproporre una visione dell’uomo nella sua dimensione animale e all’interno di un contesto biologico. Fin’ora, quindi, il discorso resta ancorato ad una presa di posizione che vuole mettere in crisi il rapporto tra logos e bios. Tra il ’70 e il ’73 vengono alla luce i testi di Maturana e Varela, che solo due biologi e neurofisiologi. Autopoiesi e cognizione è un libro di filosofia poiché porta alle estreme conseguenze il metodo fenomenologico. Nel libro vi è una critica al modo tradizionale di procedere delle scienze, che si pongono l’obbiettivo di cogliere un mondo oggettivo che si staglia di fronte a chi osserva. Maturana e Varela propongono invece l’abbandono di una conoscenza oggettiva non perché non vi possa essere una conoscenza, ma perché questa non può essere oggettiva in quanto la realtà è analizzata da un osservatore (che è un soggetto singolo e a sé). Essi partono dalla demolizione di questo pregiudizio ermeneutico, che è la differenza ontologica tra l’uomo e altri animali.