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Domande e risposte sicurezza del lavoro, Appunti di Impianti Industriali e Sicurezza sul lavoro

Domande e risposte più frequenti di sicurezza del lavoro

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 28/11/2017

Sbobbi-95
Sbobbi-95 🇮🇹

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FONDAMENTI:
1. ERGONOMIA:
Definizione della ”International Ergonomics Association”: E’ la scienza che si occupa
dell’interazione tra elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono
progettati (nonché la teoria, i principi i dati, i metodi che vengono applicati nella progettazione). Il
termine ergonomia deriva dalle parole greche che significano lavoro e legge, questo termine
descrive la disciplina che persegue la progettazione di prodotti, ambiente e servizi rispondenti
alle necessità dell’utente, migliorando la sicurezza, la salute, il comfort, il benessere e la
prestazione umana. I fattori considerati dall’ergonomia sono:
-Postura e movimento corporeo(ad es.: seduta, posizione eretta, sollevamento,trazione e spinta)
,-Fattori ambientali(ad es.: rumore, vibrazioni, illuminazione, clima, sostanze chimiche),
-Informazioni ed operazioni(ad es.: informazioni ottenute sia visivamente sia attraverso altri sensi,
controlli, relazioni tra i video ed i controlli),
-Organizzazione del lavoro(ad es.: compiti appropriati, lavori non ripetitivi e monotoni).
2. STANDARD FONDAMENTALI INTERNAZIONALI E
NAZIONALI INERENTI L’ERGONOMIA.
Principi ergonomici nella progettazione dei sistemi di lavoro UNI (italiani)
EN(europei) ISO ( internazionali) o anche organismo internazionale di
standardizzazione
3. STATISTICHE INFORTUNI: INDICE DI FREQUENZA
E INDICE DI GRAVITA
Le statistiche degli infortuni sono elementi di calcolo che permettono di
vericare l'andamento infortunistico di un tipo di attività, una tipologia di
azienda, di un comparto industriale o di un gruppo di lavorazioni.
Le statistiche di infortunio sono ottenute attraverso due indici infortunistici:
(L'indice di gravità, G, riferito alle giornate di inabilità temporanea relative ai
casi con inabilità maggiore di 3 giorni e alle giornate convenzionali di inabilità
relative ai casi di inabilità permanente e di morte è
Kt=giornate di inabilità temporanea relative ai casi con inabilità maggiore
di 3 giorni;
Kp=giornate convenzionali per i casi di inabilità permanente ovvero il
risultato tra la sommatoria di tutte le percentuali di invalidità riconosciute INAIL
diviso 100, tutto moltiplicato per il numero di giornate convenzionali di inabilità
attribuita ad un infortunio mortale o con inabilità permanente totale (100%).
Km =giornate convenzionali di inabilità per i casi mortaliovvero il
risultato tra ilprodotto del numero di casi mortali e 7.500.)
4)EVOLUZIONE LEGISLATIVA NEGLI ULTIMI ANNI:
Scienza della sicurezza= disciplina che studia il rischio nelle sue varie
forme, dirette o indirette e ne valuta la riduzione no a farlo tendere a
zero.
EVOLUZIONE: Ingegneria della sicurezza=denisce condizioni tecnico-
gestionali ottimali perché l’esercizio di attività industriali avvenga senza il
vericarsi di eventi incidentali dannosi per uomo, cose, ambiente.
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Scarica Domande e risposte sicurezza del lavoro e più Appunti in PDF di Impianti Industriali e Sicurezza sul lavoro solo su Docsity!

FONDAMENTI:

1. ERGONOMIA:

Definizione della ”International Ergonomics Association”: E’ la scienza che si occupa dell’interazione tra elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati (nonché la teoria, i principi i dati, i metodi che vengono applicati nella progettazione). Il termine ergonomia deriva dalle parole greche che significano lavoro e legge, questo termine descrive la disciplina che persegue la progettazione di prodotti, ambiente e servizi rispondenti alle necessità dell’utente, migliorando la sicurezza, la salute, il comfort, il benessere e la prestazione umana. I fattori considerati dall’ergonomia sono:

  • Postura e movimento corporeo(ad es.: seduta, posizione eretta, sollevamento,trazione e spinta)

, - Fattori ambientali(ad es.: rumore, vibrazioni, illuminazione, clima, sostanze chimiche),

  • Informazioni ed operazioni(ad es.: informazioni ottenute sia visivamente sia attraverso altri sensi, controlli, relazioni tra i video ed i controlli),
  • Organizzazione del lavoro(ad es.: compiti appropriati, lavori non ripetitivi e monotoni).

2. STANDARD FONDAMENTALI INTERNAZIONALI E

NAZIONALI INERENTI L’ERGONOMIA.

Principi ergonomici nella progettazione dei sistemi di lavoro UNI (italiani) EN(europei) ISO ( internazionali) o anche organismo internazionale di standardizzazione

3. STATISTICHE INFORTUNI: INDICE DI FREQUENZA

E INDICE DI GRAVITA’

Le statistiche degli infortuni sono elementi di calcolo che permettono di verificare l'andamento infortunistico di un tipo di attività, una tipologia di azienda, di un comparto industriale o di un gruppo di lavorazioni. Le statistiche di infortunio sono ottenute attraverso due indici infortunistici:

(L' indice di gravità, G, riferito alle giornate di inabilità temporanea relative ai casi con inabilità maggiore di 3 giorni e alle giornate convenzionali di inabilità relative ai casi di inabilità permanente e di morte è

Kt=giornate di inabilità temporanea relative ai casi con inabilità maggiore di 3 giorni; Kp = giornate convenzionali per i casi di inabilità permanente ovvero il risultato tra la sommatoria di tutte le percentuali di invalidità riconosciute INAIL diviso 100, tutto moltiplicato per il numero di giornate convenzionali di inabilità attribuita ad un infortunio mortale o con inabilità permanente totale (100%). Km = giornate convenzionali di inabilità per i casi mortali ovvero il risultato tra il prodotto del numero di casi mortali e 7.500 .)

4)EVOLUZIONE LEGISLATIVA NEGLI ULTIMI ANNI:

Scienza della sicurezza= disciplina che studia il rischio nelle sue varie

forme, dirette o indirette e ne valuta la riduzione fino a farlo tendere a

zero.

EVOLUZIONE: Ingegneria della sicurezza=definisce condizioni tecnico-

gestionali ottimali perché l’esercizio di attività industriali avvenga senza il

verificarsi di eventi incidentali dannosi per uomo, cose, ambiente.

2)PROCEDURA DI VALUTAZIONE DEI RISCHI: CARATTERISTICHE

FMEA E HAZOP Il datore di lavoro ha il dovere di assicurarsi che la sicurezza e la sanità dei lavoratori sia garantita in ciascun posto di lavoro e per tutte le mansioni svolte. Implica la prevenzione dei rischi professionali. Nel caso in cui è impossibile eliminare i rischi, questi devono essere diminuiti e si dovranno tenere sotto controllo i rischi residui. Per identificare i pericoli vengono utilizzati HAZOP e FMEA. l’Hazop (hazard & operability Analysis) è stata sviluppata per identificare e valutare pericoli inerenti la sicurezza di impianti di processo che, sebbene non pericolosi, possono compromettere la capacità dell’impianto di raggiungere le prestazioni di progetto. È basata sull’integrazione di diversi esperti con specializzazioni differenti. L’Hazop consiste nella revisione dei processi attraverso il team multidisciplinare che adotta un protocollo prestabilito per identificare l’effetto delle deviazione dei processi dalle condizioni normali. L’hazop procede secondo i seguenti passi: 1-suddivisione del sistema in sezioni di processo, in punti specifici, o passi operativi di una procedura, detti nodi di studi. 2- all’interno di ogni nodo identificazione dei parametri di processo coinvolti. 3- combinazione di ogni parametro con parole guida. 4- identificazione della possibile deviazione (cause potenziali e conseguenze) dalla condizione di progetto previsto. 5- i risultati dell’hazop sono l’ identificazione dei pericoli e delle problematiche operative degli impianti e la definizione di raccomandazioni inerenti variazioni progettuali e procedure.

I risultati della discussione sono registrati in forma di tabelle. La FMEA (failure mode & effect analysis) è il metodo più diffuso per l’analisi della verifica della qualità di un progetto per l’affidabilità e sicurezza ambientale ed umana.In partcolareprevede che ogni parte del prodotto/ processo venga accuratamente analizzata considerando le modalità di guasto con il calcolo della frequenza con cui si verificano i relativi difetti funzionali e sull’ambiente circostante. È una tecnica affidabilistica di tipo induttivo. Come strumento di validazione del progetto, la fmea è esplicitamente prevista dalla uni 29004. Mentre la fmea assume modi di guasto a priori, l’hazop supporta l’identificazione di eventi incidentali che derivano dalle deviazioni del normale funzionamento, L’hazop richiede uno staff di esperti numeroso, mentre la fmea richiede risorse umane limitate. lo sviluppo della fmea avviene in meno tempo rispetto alla Hazop e i costi sono a vantaggio della fmea.

MALATTIA PROFESSIONALE: Evento dannoso che, correlato alla prestazione agisce lentamente e progressivamente sulla capacità lavorativa del soggetto assicurato. DIFFERENZA TRA MALATTIA PROFESSIONALE E INFORTUNIO SUL LAVORO Infortunio: occorso per causa violenta in occasione di lavoro, ai fini dell’assicurazione INAIL per la sua indenizzabilità è necessario che dall’infortunio sia derivata o la morte o un’inabilità permanente al lavoro(assoluta o parziale) oppure un’inabilità temporanea/assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni. Malattia professionale: è quella contratta nell’esercizio e a causa dell’attività o mansione alla quale è adibito il lavoratore.In particolare la giurisprudenza riconosce la natura di malattia professionale a quello stato di aggressione dell’organismo del lavoratore a seguito e ad esito del quale residua una definitiva alterazione dell’organismo stesso comportante a sua volta una riduzione della capacità lavorativa.

1 .PROCEDURA DI VALUTAZIONE RISCHIO UNI EN1050 E

DIFFERENZA TRA PERICOLO E RISCHIO

PERICOLO proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità, avente la potenzialità di causare danni, RISCHIO attuazione di un pericolo attraverso due elementi: 1)gravità del possibile danno che è funzione di entità, reversibilità, estensione. 2)PROBABILITA’ che il danno si manifesti che è funzione di frequenza,durata, esposizione, prob che si verifichi, che si riduca o si elimini. R=PxG PROCEDURA: Si deve stabilire se la macchina è sicura o se è necessario provvedere all’introduzione di misure di sicurezza. La riduzione del rischio può essere ottenuta con misure di sicurezza agendo su: GRAVITA’ degli effetti (misure di sic. Protettive) e PROBABILITA’ (misure di sicurezza preventive). La UNI EN 1050 è una guida per effettuare le scelte inerenti la sicurezza della macchina e redigere la documentazione attestante l’aver effettuato l’analisi dei rischi. Si stabilisce se la macchina è sicura oppure è necessario identificare i pericoli e adottare delle misure di prevenzione e di protezione e di sicurezza. La riduzione del rischio può essere ottenuta con misure di sicurezza applicabili attraverso anche fonti di informazioni impiegate (check list, dati storici; metodi indicizzati, fmea, hazop).Alla fine, determinati gli obiettivi da raggiungere e adottate queste misure di sicurezza si redige il giudizio finale della valutazione del rischio.

DEFINIZIONE DI AFFIDABILITA’ Probabilità che un componente, o uomo Svolga la sua funzione correttammente : -senza guasti/errori -per un intervallo temporale assegnato -in predeterminate condizioni ambientali PER I SISTEMI NON RIPARABLI è importante conoscere la probabilità di guasto al tempo assegnato di missione=affidabilità.

PER I SISTEMI RIPARABILI è importante conoscere la disponibilità =rapporto tra tempo di funzionamento corretto del componente e il tempo di funzionamento totale richiesto al componente. AFFIDABILITA’ DELL’UOMO Si definisce affidabilità dell’uomo la probabilità che l’uomo esegua correttamente un compito, discreto o continuo, in prefissati periodi di tempo e condizioni di stress.

CASI IN CUI SI PUO’ MANIFESTARE L’ERRORE UMANO. Definisce quelle occasioni in cui una sequenza pianificata di attività fisiche o mentali fallisce nel conseguire i risultati desiderati e quando questi fallimenti non sono attribuibili all’intervento di qualche agente casuale. Le manifestazioni dell’errore avvengono nel:

  • perseguire obiettivi errati
  • agire con azioni non appropriate per perseguire obiettivi corretti
  • eseguire in modo errato azioni appropriate. Un errore umano si manifesta in caso di:
  • stimolo non recepito -incapacità di distinguere tra più stimoli
  • errata interpretazione di più stimoli -non conoscenza dell’azione di risposta di uno stimolo percepito – -immobilità fisica ad eseguire l’azione -azione non conforme a procedure -mancata attuazione delle procedure. NATURA DEI GUASTI NEI COMPONENTI DEL SISTEMA
  • CASUALE (componenti elettronici) tasso di guasto costante nel tempo
  • Non casuale ( componenti meccanici) ( soggetti ad usura) tasso di guasto crescente nel tempo. 51. CLASSIFICAZIONE DELLA NATURA DEGLI ERRORI UMANI -Commissioni( errori nel fare qualcosa):
  • errore nel fare un calcolo aritmetico -lettura errata di una misura -errore di manovra -manovra non corretta per lettura errata -Omissione( si omette di fare qualcosa): -errata ispezione impianto senza check-list -segnale di allarme non rilevato -mancata esecuzione di una nuova procedura. 49. DISTRIBUZIONI PRINCIPALI DEI TEMPI AL GUASTO. PAG 11 Le distribuzioni di tempo al guasto si differenziano a seconda o meno della casualità o meno del guasto del componente. Nel caso di guasto casuale (com elettronici) si considera il tasso di guasto costante nel tempo e si associa la distribuzione esponenziale negativa: h(t)=λ (t≥0) f(t)= λe - λt R(t)=e-λt F(t)=1- e - λt. Nel caso di guasto non casuale ( com meccanici, uomo soggetto ad affaticamento) si assume il tasso di guasto crescente nel temp e si utilizza la distribuzione di Weibull : λ = parametro di scala β=parametro di forma. h(t)= λ β (λt)β-1 (t≥0) f(t)= λ β (λt)β-1 e -(λt)β F(t)=1-e -(λt)β R(t)= e-(λt)β 50. REAZIONE DELL’UOMO SECONDO HICK
  • pericolo: qualsiasi fonte di danno
  • evento pericoloso: evento che può causare danno
  • rischio: attuazione di un pericolo attraverso la combinazione di due elementi 1) gravità del danno che il pericolo può causare 2) prob che il danno si verifichi
  • valutazione del rischio: valutazione globale della probabilità e della gravità di possibili lesioni o danni in una situazione di pericolo per stabilire se è necessario adottare delle contromisure.
  • misure di sicurezza: mezzi che eliminano il pericolo e riducono il rischio
  • rischio residuo: rischio che sussiste dopo l’introduzione di misure di sicurezza.

PROCEDURA DI VALUTAZIONE DI RISCHI DA MMC: Le attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi comportano per i lavoratori rischi di diverse patologie da sovraccarico biomeccanico. Per movimentazioni manuali da carico si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare del deporre, tirare, portare o spostare un carico che, per le loro caratteristiche o, in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano tra l’altro rischi di lesioni dorsolombali. E’ una check-list che si articola in 5 punti:

  1. caratteristiche del carico (peso, volume,condizioni di equilibrio, forma, posizione)
  2. sforzo fisico richiesto
  3. caratteristiche dell’ambiente di lavoro (spazio, pavimento, posto di lavoro, piano di lavoro, condizioni ambientali)
  4. esigenze connesse all’attività
  5. fattori individuali di rischio (idoneità fisica, abbigliamento adeguato, scarsa formazione). Metodologie di valutazione del rischio: -azioni di puro sollevamento (ISO 11228) : METODO NIOSCH Il metodo niosh viene utilizzato per la valutazione del rischio da mmc solo per le azioni di sollevamento. L’obiettivo è quello di determinare l’indice di sollevamento mediante il quale possono essere prese in esame eventuali provvedimenti. LI = (lifting index) Peso(peso effetivamente sollevato)/RWL (peso limite raccomandato) Quest’ultimo si calcola come il prodotto di 7 fattori ognuno rappresentante un aspetto del sollevamento. RWL=LCxHMxVMxDMxAMxFMxCM Con LC = costante di peso HM = fattore orizzontale VM = fattore verticale DM = fattore distanza verticale AM = fattore di asimmetria FM = fattore di frequenza CM = fattore di presa

ALTRI METODI:

-MAPO=MOVIMENTAZIONE E ASSISTENZA PAZIENTI OSPEDALIZZATI. Permette di calcolare un indice sintetico per la valutazione del rischio sulla base della valutazione di una serie di fattori di rischio specifici nella movimentazione dei pazienti

-RULA= RAPID UPPER LIMB ASSESSMENT. Indicato per le attività lavorative in cui si fanno sforzi prevalentemente statici ma prolungati nel tempo. Il risultato dell’analisi svolta permette una stima delle misure preventive he dovranno essere attuate allo scopo di ridurre il rischio. Per ciascun valore di rischio (da 1 a 7) corrisponde una classificazione in 4 livelli di azione in base al carattere di urgenza dell’intervento. -OCRA= OCCUPATIONAL REPETITITVE ACTIONS. Si calcola un indice sintetico di esposizione a movimenti ripetuti degli arti superiori : numero di atti al minuti/numero raccomandato di atti al minuti. -METODO NIOSH ONE TASK= usato per la stima del rischio in tutte quelle attività lavorative in cui i compiti svolti sono in sequenza e non intervallati da adeguati periodi di riposo.Si calcola l’inidice di sollevamento composto sequenziale (ISCS): 1)Calcolo dell’IS per ciascun sottocompito=Pmedio/praccomandato 2)Calcolo dell’ISmax per ciascun sottocompito 3)Calcolodella frazione temporale per ciascun sottocompito 4)Riordinare i compiti per ISmsx decrescente 5)Calcolo dell’ISCS

NIOSH MULTITASK, è richiesto per Compiti Sequenziali. È utilizzato per la stima del rischio per attività lavorative in cui i compiti sono svolti: F 0F C in sequenza F 0F C non intervallati da adeguati periodi di riposo.

Il metodo niosh valuta il rischi presente nell’azione di sollevamento manuale dei carichi. La procedura prevede 4 passi:

  1. calcolo del FIRWL =( frequency indipendent recomended weight limit) cioè il peso limite raccomandato senza fattore di frequenza; STRWL (single task rec. W.l.) cioè il peso limite raccomandato con fattore di frequenza.

  2. per ogni attività si calcolano il FILI (frequency Indipendent Lifting index) cioè l’indice di sollevamento ottenuto dividendo il peso effettivo per FIRWL e lo STLI ( single task Lifting index) cioè l’indice di sollevamento ottenuto dividendo il peso effettivo per STRWL.

  3. si numerano i compiti secondo STLI decrescenti.

RISCHIO ELETTRICO

PERICOLI ELETTRICI:CONTATTI: -INDIRETTI: contatti di persone con parti metalliche di impianti elettrici messe in caso di guasto. Le parti metalliche in questione non sono in tensione in condizioni ordinarie di esercizio. Tale contatto rappresenta un pericolo subdolo n quanto determinato da masse normalmente accessibili poste in tensione da imprevedibili difetti di isolamento. La protezione contro i contatti indiretti consiste nel prendere le misure intese a proteggere le persone contro i pericoli risultanti dal contatto con parti conduttrici che possono andare in tensione in caso di cedimento dell'isolamento principale. Si suddivide in protezione Passiva (Protezione senza interruzione automatica del circuito) e Attiva (Protezione con interruzione automatica del circuito). IMPIANTO DI TERRA :è considerata protezione attiva per i contatti indiretti. Consiste in un collegamento fra il terreno e le parti metalliche (masse) che possono andare in tensione o che possono trasferire potenziale elettrico (masse estranee).Il compito dell’impianto è quella di fare in modo che tali parti metalliche non assumano, rispetto al terreno ,potenziali ritenuti pericolosi. Viene

2)ostacoli e distanziamenti: gli ostacoli devono impedire il contatto accidentale del corpo con parti in tensione 3)involucri o barriere

15. PARAMETRI DI SCELTA DI UN INTERRUTTORE DIFFERENZIALE

E SUA CARATTERISTICA DI INTERVENTO.

Tempo d’intervento: intervallo di tempo tra l’istante in cui si raggiunge il valore della corrente differenziale Id n e l’istante in cui avviene l’apertura dei contatti. Caratteristiche di intervento: definiscono il valore di corrente differenziale e il tempo di intervento che caratterizzano il funzionamento di un dispositivo La scelta degli interruttori differenziali secondo le norme e le leggi vigenti si basa sulle seguenti condizioni di impiego:

25. CLASSIFICAZIONE IMPIANTI ELETTRICI E VOLTAGGIO e COMPONENTI ELETTRICI:

INTERRUTTORI TERMOMAGNETICI: proteggono i circuiti da sovracorrenti che potrebbero determinare danni termomeccanici agli impianti fino all’innesco di incendi. SOVRACCARICO DA CORRENTE= si verifica durante il normale funzionamento dell’impianto elettrico e consiste in un consumo elevato di uno o più dispositivi elettrici collegai alla rete elettrica cioè quando i dispositivi iniziano ad assorbire una quantità di elettricità troppo elevata in confronto alla portata d’impianto. SALVAVITA INTERRUTTORE MAGNETOTERMICO DIFFERENZIALE: E’ un dispositivo indispensabile per la scurezza della nostra abitazione e agisce interrompendo l’alimentazione del circuito elettrico nel caso di contatti accindentali con parti elettriche in tensione. L’interruttore differenziale controlla il valore della corrente entrante ed uscente un circuito e nel caso la differenza delle due correnti superi un certo valore, interrompe il circuito.

MESSA A TERRA SEI SISTEMI DI PRIMA CATEGORIA La messa a terra può avvenite mediante sistema TT (terra-terra) e TN (terra- neutro). Nel sistema TT un punto del sistema, solitamente il neutro è collegato a terra, mentre le masse dell’impianto sono collegate ad un impianto di terra indipendente. Rt = resistenza di terra Ru = resistenza del corpo umano L’intervento delle protezioni di un sistema TT è rappresentato dalla formula I 5 sec ≤50/Rt, dove I 5 sec è la corrente di intervento entro 5 secondi. 50 V è la tensione di contatto limite ammessa per un periodo non superiore a 5 sec. È peraltro necessario installare per questo tipo di sistema dispositivi automatici di interruzione della corrente di guasto a terra. Il vantaggio del sistema TT risiede nella interruzione all’insorgere del primo difetto di isolamento e nel modesto costo. Il sistema TN si caratterizza per avere un punto del sistema generalmente il neutro del trasformatore collegato a terra. Le masse sono collegate a tale punto

mediante il conduttore di protezione. I sistemi TN si dividono in sistemi TN-S dove il conduttore di protezione (PE) e neutro (N) sono separati e solo con tale schema funziona l’interruttore differenziale e in TN–C done (PE) e(N) sono in un unico interruttore. Il sistema TN permette un’unica messa a terra, l’intervento della protezione è data da I5 sec ≤ U 0 /zs dove U 0 è la tensione nominale verso terra dell’impianto e zs è l’impedenza totale del circuito per guasto franco a terra. Tale sistema risulta però più pericoloso del TT con messa a terra per protezione dell’uomo da contatto indiretto, quindi nel TN si ricorre all’uso degli interruttori differenziali per la protezione, con interruzione automatica del circuito. SISTEMA IT per impianti con particolari esigenze di servizio. Ho un collegamento ad un unico impianto di terra delle parti metalliche da proteggere. Tensione sulle masse non superiore ai 25 V nel caso di primo guasto a terra. Tempo di intervento del dispositivo di protezione < 5sec quando si verifica il secondo guasto a terra. Dispositivo di controllo continuo dell’isolamento delle parti attive verso terra.

CLASSIFICAZIONE GRADI DI PROTEZIONE DEGLI INVOLUCRI

La classificazione dei gradi di protezione degli involucri di apparecchiature elettriche secondo la CEI EN 60529 è effettuata mediante il codice IP seguito da 4 cifre/lettere. -La prima cifra caratteristica può assumere valori da 0 a 6 ed indica la protezione per l’apparecchiatura interna, contro la penetrazione dei corpi solidi estranei e per le persone, contro l’accesso a parti in tensione. La 0 evidenzia la non protezione per entrambe le categorie; l’apparecchiatura interna è protetta da corpi estranei di diametro di 50 mm a 1mm se reca le cifre da 1 a 4, mentre i numeri 5 e 6 indicano la protezione dalla polvere. Per quanto concerne l’uomo è garantita la protezione contro l’accesso del dorso della mano (1), di un dito (2), di un attrezzo di diametro 2,5mm (3) e di un filo di 1mm(4,5,6). -La seconda cifra caratteristica assume valori da 0 a 8 e precisa il grado di protezione dell’apparecchiatura interna contro la penetrazione d’acqua: 0: non protetto - 8: immersione continua. -La prima lettera addizionale (A –BC– D) indica la protezione delle persone contro l’accesso a parti pericolose, -la seconda lettera supplementare fornisce informazioni per la sicurezza nell’uso dell’apparecchiatura relativa a: apparecchi ad alta tensione (H), prova con acqua con apparecchiatura in moto (M), prova con acqua con apparecchiatura spenta (S) e in condizioni atmosferica (W).

12. ENTE OMOLOGAZIONE IMPIANTI MESSA A TERRA E CONDIZIONI AMBIENTALI Con l’approvazione della legge 46/90 , successivamente rivista dal DM37/08 , l’impianto di messa a terra di un edificio non deve più essere omologato da un ente pubblico, come l’ISPESL o l’ARPA. Dal 1990 infatti, la responsabilità del collaudo iniziale e della omologazione vera e propria dell’impianto di messa a terra, ricade sull’ installatore , che è tenuto ad effettuare tutte le verifiche del caso e a rilasciare una dichiarazione nella quale certifica che l’impianto di messa a terra che è correttamente funzionante.

INTERRUTTORI FUSIBILI: E’ un dispositivo elettrico in grado di proteggere un circuito dalle sovracorrenti (sovraccariche o cortocircuiti).Il funzionamento è semplice, è composto da una cartuccia, attraversato da un sottile filo conduttore nel quale passa la corrente nominale del circuito da proteggere. Quando sopraggiunge una sovracorrente, il filamento fonde provocando l’apertura del circuito. OBIETTIVI FUNZIONALI DI PROGETTO: -proteggere da eventuali cortocircuiti,

-interrompere il flusso di corrente se questa supera una soglia prefissata. VANTAGGI -Sono caratterizzati da una estrema semplicità costruttiva, da costi contenuti ed elevato potere d’interruzione.

-In diversi casi possono essere sostituiti anche da personale non specificamente qualificato.

-Presentano costi limitati rispetto agli interruttori

DIFETTI -Quando intervengono non assicurano la contemporanea interruzione di tutte le fasi del circuito

-Tempi di ripristino relativamente lunghi.

-Non esistono dimensioni unificate.

-E’ assolutamente impossibile pensare di utilizzare i fusibili per protezione dai contatti diretti o indiretti. Il loro impiego è dedicato alla protezione di apparecchiature elettriche quali motori tenuti sotto sforzo per lunghi periodi o apparecchiature con difetti di isolamento!!! Corrente convenzionale di non fusione Inf Valore massimo di corrente che il fusibile è in grado di sopportare per un determinato tempo senza fondere Corrente convenzionale di fusione If Minimo valore di corrente che provoca la fusione dell’elemento entro un determinato intervallo di tempo (per i fusibili aM non sono indicati i valori di Inf e If, è invece specificata la caratteristica tempo/corrente di sovraccarico).

Tempo di prearco Tempo intercorrente tra l’inizio del passaggio di corrente e l’istante in cui ha inizio l’arco di interruzione conseguente alla fusione dell’elemento fusibile. Un fusibile apre il circuito in tempi tanto più piccoli quanto più grande è la corrente secondo una propria caratteristica di intervento.

RISCHIO RUMORE:

CURVE DI PONDERAZIONE: La possibilità di “correggere/ponderare” il Livello Lineare

di Pressione Sonora in riferimento alla sensibilità dell’apparato uditivo umano, rappresentata

nel diagramma di Fletcher & Manson, secondo opportune curve che riportano il valore di

correzione in dB, consente di semplificare il processo di analisi del rischio da rumore

facendo attenzione ad un singolo valore di riferimento di Livello di Pressione Sonora

indipendente/svincolato dalla frequenza: i dBA.

In riferimento a svariati contesti di analisi e conseguente valutazione degli effetti del

rumore, la letteratura tecnica considera diverse curve di ponderazione A, B, C, D.

Curve di Ponderazione A, B, C, D.

Curva A

Dà una risposta simile a quella dell’orecchio ai valori bassi di pressione sonora.

Corrisponde alla isofonica di 40 phon dell’audiogramma normale di Fletcher e

Munson,

Curva B

Dà una risposta simile a quella dell’orecchio ai livelli medi di pressione sonora.

Corrisponde alla isofonica di 70 phon.

Curva C

Dà una risposta simile a quella dell’orecchio ai livelli alti di pressione sonora.

Corrisponde alla isofonica di 100 phon.

Curva D

Viene utilizzata per la misura del rumore generato dagli aerei.

CURVE DI PERICOLOSITA' della corrente ALTERNATA 50 HZ:

F 0D 8zona 1:assenza di reazione fino alla soglia di percezione;

F 0D 8zona 2:nessun effetto fisiologico pericoloso fino alla soglia di tetanizzazione;

F 0D 8zona 3:contrazioni muscolari, difficoltà di respirazione, fibrillazione atriale, arresti

temporanei del cuore (effetti gen. reversibili);

F 0D 8zona 4:probabile fibrillazione ventricolare, arresto del cuore. Le curve c2 e c

corrispondono a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %.

CURVE DI PERICOLOSITA' della corrente ALTERNATA 50 HZ:

F 0D 8 zona 1: assenza di reazione fino alla soglia di percezione;

F 0D 8 zona 2: nessun effetto fisiologico pericoloso;

F 0D 8 zona 3: contrazioni muscolari, perturbazioni reversibili nella formazione e trasmissione

degli impulsi elettrici cardiaci;

F 0D 8 zona 4: probabile fibrillazione ventricolare e gravi ustioni. Le curve c2e c3 corrispondono

a una probabilità di fibrillazione rispettivamente del 5 % e 50 %.

COSA E’ IL CEI?

E’ il comitato elettrotecnico italiano, il primo ente a occuparsi del settore elettrico con lo scopo di emanare normative elettriche atte a stabilire requisiti che devono avere componenti elettrici. Fondato nel 1907dall’AEI.Nel 1978 il CEI viene riconosciuto come unico organismo italiano a rappresentare l’ Italia in sede internazionale nei comitati.

RISCHIO RUMORE:

pp1eak= 140 dB(C) non deve mai essere superato, tenuto conto dell’attenuazione dei DPI per l’udito. Se nonostante l'adozione delle misure di prevenzione e protezione, si individuano esposizioni superiori a detti valori, il datore di lavoro: a) adotta misure immediate per riportare l'esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione; b) individua le cause dell'esposizione eccessiva; c) modifica le misure di protezione e di prevenzione per evitare che la situazione si ripeta. Valutazione del rischio 0Va ripetute almeno ogni 4 anni e In ogni caso il datore di lavoro aggiorna le valutazioni in occasioni di mutamenti significativi.

DIRETTIVA MACCHINE :

E’ la direttiva europea che si applica a macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/ spostamento

10. DEF. DI MACCHINA E FASCICOLO TECNICO 459/ Una macchina è un insieme di pezzi o di organi di cui almeno uno è mobile, collegati tra loro, anche mediante attivatori, con circuiti di comando o di potenza o altri sistemi di collegamento, connessi solidamente per un’applicazione determinata, per la trasformazione, il trattamento, lo spostamento, o il condizionamento dei materiali. Altresì è definita come un insieme di macchine e apparecchi che sono disposti e comandati in modo da avere un funzionamento solidale. (Con la direttiva Macchine 2006/42/CE le macchine si riferisce non solo alle macchine sopracitate ma anche a macchine prive di sistema di azionamento destinate ad essere incorporate o assemblate ad altre macchine o altre quasi-macchine). Il Fascicolo Tecnico documenta la conformità del progetto della macchina ai RES ad essa applicabili: quando il fabbricante produce la sola dichiarazione di conformità, senza l’intervento di un organismo di certificazione nel processo, il fascicolo tecnico costituisce l’elemento chiave delle autorità di controllo degli Stati membri per poter valutare la conformità al prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza. In particolare vi è all’interno: -Disegno complessivo della macchina e schemi dei circuiti di comando.

-I RES considerati nella progettazione.

-Note di calcolo, risultati di prove che attestino la conformità della macchina ai RES.

-Le norme e le specifiche tecniche applicate nella progettazione.

-Le soluzioni adottate per la prevenzione dei rischi presenti nella macchina.

In aggiunta sono presenti il manuale d’uso e la valutazione dei rischi.

55. PRESCRIZIONI IMPOSTE AI COSTRUTTORI DALLA DIRETTIVA

MACCHINE.

IL DPR 459/96 prescrive al costruttore:

  1. eliminazione e riduzione dei rischi nel miglior modo possibile;
  2. adozione di misure di protezione idonee nei confronti dei rischi che non possono essere ridotti;
  3. informazione agli utilizzatori dei rischi residui dovuti all’incompleta efficacia delle misure di protezione adottati
  4. i n d i c a z i o n e d i e v e n t u a l i c o r s i d i formazione;
  5. segnalazione della necessità di utilizzo dei DPI(dispositivi di protezione individuale);
  1. dimostrazione conformità delle macchine ai RES tramite fascicolo tecnico;garantire la conformità della macchina ai RES tramite dichiarazione di conformità;
  2. dare evidenza della conformità della macchina tramite apposizione marchio CE;
  3. informazione agli utilizzatori per la corretta gestione della macchina durante il ciclo di vita con il manuale di istruzioni per l’uso. CONTENUTI DELLA DIRETTIVA MACCHINE IN TERMINI DI OBBLIGHI Per le macchine interessate al provvedimento esiste l’obbligo di essere: progettate – costruite – impiegate – in conformità ai RES. 20. CONDIZIONI E TIPOLOGIE DI INTERVENTI SULLE MACCHINE CHE COMPORTANO L’OBBLIGO DE MARCATURA CEE Marcatura CE vuol dire, 'Conformità EUROPEA', E’ l’indicazione di conformità del prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza applicabili al prodotto stesso. Deve essere apposta sul prodotto prima della sua immissione sul mercato. La marcatura CE è obbligatoria nei paesi membri dell'Unione Europea in quanto tutta l'Unione Europea si basa sul libero scambio di merci e servizi. Viene applicata la Marcatura CEE quando : -Una macchina funzionante, ma con ridotto tempo di vita ancora utile, rispetto all’intero tempo di utilizzazione previsto dal fabbricante per gli elementi strutturali di una macchina nuova e/o per i suoi componenti -Modifiche costruttive non rientranti nell’Ordinaria o Straordinaria Manutenzione modifiche che introducono elementi di rischio per i quali non é stata effettuata la valutazione in sede di progettazione. Per esempio : -modifiche delle modalità di utilizzo non previste dal costruttore (es.: un tornio trasformato in rettifica); -modifiche funzionali della macchina quali: aumento della potenza installata o erogata, aumento della velocità degli organ i per la trasmissione del moto o degli organi lavoratori, aumento del numero di colpi, ecc.; - installazione di logica programmabile (PC, PLC, logica RAM ). -impianto composto da più macchine indipendenti, ma solidali per la realizzazione di un determinato prodotto (linea), nel quale viene inserita una o più macchine che modificano, in tutto o in parte, la funzionalità dello stesso.

8. CONDIZIONI PER LE QUALI E’ NECESSARIO RIPORTARE IL

MARCHI CEE SU MACCHINE GIA’ IN ESERCIZIO PRIMA DEL DPR 459/

Fino ai primi anni’80 l’eliminazione degli ostacoli tecnici alla circolazione dei prodotti era affidata a delle direttive tecniche che stabilivano le regole alle quali dovevano conformarsi i prodotti per poter circolare liberamente. Quel sistema però non ha raggiunto il risultato che si era prefisso, dal momento che il veloce evolversi del progresso tecnico era difficilmente compatibile con le lente e difficili procedure come le direttive. Per superare tale ostacolo si è perciò affermato un nuovo approccio : Il DPR 459/96 “Direttiva Macchine” è fondato su direttive più agili rispetto ai documenti dello stesso tipo prodotti in passato, basate sulla previsione di “requisiti essenziali di sicurezza” e sull’obbligo di riconoscimento dei prodotti conformi a tali requisiti da parte delle amministrazioni nazionali. Il marchio CEE per le macchine precedenti al 21/9/96 è necessario per: -macchine nuove di provenienza UE o extra-UE

**- fino a 25 lavoratori: 1 uscita da 0.9 m

  • tra 26 e 50 un’uscita da 1,
  • tra 51 e 100 un’uscita da 0.9 e una da 1.
  • più di 100 un’uscita da 0.9 m e due da 1.** Nei luoghi con pericolo esplosione e incendio con più di 5 lavoratori ci devono essere porte e portoni ed uscite da 1,2 m per ogni 5 lavoratori.

PROCEDURA CALCOLO CLASSE ANTIINCENDIO: Gli incendi sono distinti in 4 classi secondo lo stato fisico dei materiali combustibii, con un’ulteriore categoria che tiene conto delle particolari caratteristiche degli incendi di natura elettrica.Per calcolarle bisogn conoscere la quanità dei materiali presenti all’interno i un impianto industriale con i relativi poteri calorifici. CLASSE A=incendi di materiali solidi CLASSE B=liquidi infiammabili CLASSE C=gas infiammabili CLASSE D=metalli combusibili CLASSE E=materiali elettrici Per il calcolo della classe antincendio bisogna conoscermele quantità dei Z<materiali presenti al suo interno con i relativi poteri calorifici. Il carico di incendio = Σ( quantità di materiale x potere calorifico)/ aria locale (Carico di incendio equivalente = carico di incendio/4400 [kg legna/ min]). Si procede alla stima di k (coefficiente di riduzione del carico d’incendio equivalente) in base agli indici di valutazione del locale Classe CL = kxq. Le classi sono 15,30,45,60,90,120,180 con approssimazione al superiore.

CARATTERISTICHE INTERCAPEDINE ANTIINCENDIO Vano di distacco con funzione di areazione e/o scarico di prodotti della combustione di larghezza trasversale non inferiore a 0.60m, con funzione di passaggio di persone di larghezza trasversale non inferiore a 0.90m. Longitudinalmente è delimitata da muri perimetrali (con o senza aperture) appartenenti al fabbricato servito e da terrapieno e/o da muri di altro fabbricato aventi pari resistenza al fuoco. Ai soli scopi di areazione e scarico prodotti dalla combustione è inferiormente delimitata da un piano ubicato a quota non inferiore ad 1m dall’intradosso del solaio del locale stesso. Per la funzione di passaggio di persone, la profondità dell’intercapedine deve essere tale da assicurare il passaggio nei locali serviti attraverso varchi con altezza libera di almeno 2m. Superiormente è delimitata da uno spazio scoperto. REI DI UN LOCALE Attitudine di un elemento da costruzione a conservare in tutto o in parte:

-R = stabilità: attitudine di un elemento da costruzione a conservare in tutto o in parte la resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco

-E = tenuta: attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare né produrre se sottoposto all’azione del fuoco su un lato fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto.

-I = isolamento termico: attitudine di un elemento da costruzione a ridurre entro un certo limite la trasmissione del calore.

Le classi sono 15,30,40,60.90,120. Per la classificazione degli elementi non portanti il criterio R è automaticamente soddisfatto qualora siano soddisfatti i criteri E ed I.

SEGNALETICA DI SICUREZZA

Una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro. -Segnale di divieto: vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo. (Forma rotonda, pittogramma nero su fondo bianco,bordo e banda ( verso il basso da sx s dx a 45°) rossi (almeno il 35% della superficie del cartello) -Segnale di avvertimento (pericolo): avverte di un rischio o pericolo. Forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero. (giallo almeno il 50%) -Segnale di prescrizione (obbligo): prescrive un comportamento da seguire. Forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro (almeno il 50% della superficie) -Segnale di salvataggio o soccorso: fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o salvataggio. Forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo verde (almeno il 50%). -Segnale per attrezzature antincendio: fornisce indicazioni relative all’ubicazione e al tipo di attrezzatura antincendio. Forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo rosso (almeno il 50% della superficie) DISTANZE ANTIINCENDIO Le distanze di sicurezza antincendio possono essere di 3 tipi: esterne,interne e di protezione. Dist. Sic esterna: il valore minimo previsto dalla norma delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e il perimetro del più vicino fabbricato esterno all’attività stessa oppure rispetto ai confini di aree edificabili verso le quali tali distanze devono essere osservate. Dist. Sic interna: il valore minimo previsto dalla norma delle distanze misurate orizzontalmente tra i rispettivi perimetri in pianta dei vari elementi pericolosi di un’attività. Dist. Di protezione: il valore minimo previsto dalla norma delle distanze misurate orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di una attività e la recinzione, oppure il confine dell’area su cui sorge l’attività stessa.

ESTINTORI= In molti casi rappresentano i mezzi di primo intervento più impiegati per spegnere i principi di incendio. Sono suddivisi= -ESTINTORI PORTATILI Sono concepiti per essere utilizzati a mano ed hanno un peso che può superare 20 Kg. Vengono classificati in base alla loro capacità estinguente. Infatti sono sperimentati su fuochi di diversa natura classificati in base al tipo di combustibile. Classe “A” fuochi di solidi con formazione di brace Classe “B” fuochi di liquidi infiammabili Classe “C” fuochi di gas infiammabile Classe “D” fuochi di metalli Per norma devono essere di colore rosso e riportate le istruzioni e le condizioni di uso sull’etichetta. Gli estintori carrellati Apparecchio contenente un agente estinguente che può essere proiettato e diretto su un fuoco sotto l'azione di una pressione interna".Ha maggiori dimensioni e perso e presenta una minore praticità d’uso. Ha però una maggiore capacità estinguente F 0E 8 ad acqua, ormai in disuso, F 0E 8 a schiuma, adatti per liquidi infiammabili,