Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Domande esame ., Prove d'esame di Storia Del Pensiero Politico

Domande esame Borgognone .

Tipologia: Prove d'esame

2017/2018

Caricato il 26/02/2018

laura_adduce
laura_adduce 🇮🇹

4

(7)

16 documenti

1 / 10

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
ESAME “storia del pensiero politico”
MACHIAVELLI
1.Interpretazione della Repubblica romana antica “come stato misto”, nel pensiero politico di
Machiavelli
Il modello romano di repubblica mista, in cui il potere è diviso in principato, ottimato e governo popolare
“che non è democrazia”, è quello ideale per la stabilità, secondo Machiavelli, come spiega nella sua opera
“Discorsi sulla prima teca di Tito Livio”. Nella Repubblica romana troviamo istituzioni concorrenti in
continuo conflitto, attraverso il quale si ritiene possibile l’armonia.
2.Il valore della religione nel pensiero politico di Machiavelli
Secondo Machiavelli, il cristianesimo portò alla privatizzazione dell’individuo, a differenza delle religioni
pagane, dove gli uomini erano cittadini pubblici e si sentivano parte di qualcosa, considerava quella cristiana
antipubblica e di debolezza, in quanto creò divisioni difficili da gestire in una comunità funzionante.
Per questo motivo Machiavelli suggerì l’idea della doppia morale.
3.Nozione di virtù nel pensiero politico di Machiavelli
Machiavelli vuole indicare con il termine virtù, la capacità di sapere cosa si deve fare per aver successo.
Le virtù principali sono due: il saper essere “volpe”, ovvero usare l’astuzia e l’istinto delle combinazioni, e il
saper essere “leone”, ovvero usare la forza per difendere lo status quo e affermarsi.
4.Riflessione Machiavelliana sul conflitto nel confronto tra Firenze e la repubblica romana antica
Machiavelli definisce due concetti di conflitto differenti, rispetto al modello della Repubblica romana antica
e al modello di Firenze: il primo è quello “positivo”, dove il conflitto si delinea come istanze diverse, è
istituzionalizzato e canalizzato in modo da procedere in armonia;
Il secondo è quello “negativo”, dove il conflitto è distruttivo quando le parti si delegittimano a vicenda.
BODIN
1.Il punto di partenza aristotelico e l’idea di stato nel pensiero politico di Bodin
Le fondamenta di Bodin, sono aristoteliane, in quanto considera la politica con un fondamento morale, che
ha come base la conciliazione.
Per Stato, in Bodin s’intende il governo giusto che si esercita con potere sovrano, sulle diverse famiglie e su
tutto ciò che esse hanno in comune tra loro.
2.Teoria della sovranità nel pensiero politico di Bodin
Per sovranità intende quel potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato, che deve essere:
assoluto “in quanto non si può immaginare un potere superiore a quello sovrano”, indivisibile “ in quanto
consiste nell’unità dei poteri in cui si esplica”, perpetuo “ in quanto non può essere limitato nel tempo” e
limitato “in quanto presenta dei limiti”.
3.Teoria dei limiti del potere sovrano nel pensiero politico di Bodin
Bodin afferma che il potere sovrano presenta dei limiti, identificabili con il diritto divino e naturale, le leggi
fondamentali del regno, le leggi stesse del sovrano, il diritto di proprietà dei capifamiglia, le obbligazioni
assunte con patti e giuramenti e il dovere giuridico basato sul modello di giustizia divina.
4.Tre tipi di Stato secondo Bodin
Secondo Bodin esistono tre tipi di Stato: monarchico, aristocratico e popolare.
Per Bodin il primato spetta alla monarchia, perché è il regime più conforme alla natura, assicura maggiori
garanzie per la scelta delle competenze e perché solo nella monarchia, la sovranità assoluta trova un organo
degno ed una garanzia di durata.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica Domande esame . e più Prove d'esame in PDF di Storia Del Pensiero Politico solo su Docsity!

ESAME “storia del pensiero politico” MACHIAVELLI 1.Interpretazione della Repubblica romana antica “come stato misto”, nel pensiero politico di Machiavelli Il modello romano di repubblica mista, in cui il potere è diviso in principato, ottimato e governo popolare “che non è democrazia”, è quello ideale per la stabilità, secondo Machiavelli, come spiega nella sua opera “Discorsi sulla prima teca di Tito Livio”. Nella Repubblica romana troviamo istituzioni concorrenti in continuo conflitto, attraverso il quale si ritiene possibile l’armonia. 2.Il valore della religione nel pensiero politico di Machiavelli Secondo Machiavelli, il cristianesimo portò alla privatizzazione dell’individuo, a differenza delle religioni pagane, dove gli uomini erano cittadini pubblici e si sentivano parte di qualcosa, considerava quella cristiana antipubblica e di debolezza, in quanto creò divisioni difficili da gestire in una comunità funzionante. Per questo motivo Machiavelli suggerì l’idea della doppia morale. 3.Nozione di virtù nel pensiero politico di Machiavelli Machiavelli vuole indicare con il termine virtù, la capacità di sapere cosa si deve fare per aver successo. Le virtù principali sono due: il saper essere “volpe”, ovvero usare l’astuzia e l’istinto delle combinazioni, e il saper essere “leone”, ovvero usare la forza per difendere lo status quo e affermarsi. 4.Riflessione Machiavelliana sul conflitto nel confronto tra Firenze e la repubblica romana antica Machiavelli definisce due concetti di conflitto differenti, rispetto al modello della Repubblica romana antica e al modello di Firenze: il primo è quello “positivo”, dove il conflitto si delinea come istanze diverse, è istituzionalizzato e canalizzato in modo da procedere in armonia; Il secondo è quello “negativo”, dove il conflitto è distruttivo quando le parti si delegittimano a vicenda. BODIN 1.Il punto di partenza aristotelico e l’idea di stato nel pensiero politico di Bodin Le fondamenta di Bodin, sono aristoteliane, in quanto considera la politica con un fondamento morale, che ha come base la conciliazione. Per Stato, in Bodin s’intende il governo giusto che si esercita con potere sovrano, sulle diverse famiglie e su tutto ciò che esse hanno in comune tra loro. 2.Teoria della sovranità nel pensiero politico di Bodin Per sovranità intende quel potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato, che deve essere: assoluto “in quanto non si può immaginare un potere superiore a quello sovrano”, indivisibile “ in quanto consiste nell’unità dei poteri in cui si esplica”, perpetuo “ in quanto non può essere limitato nel tempo” e limitato “in quanto presenta dei limiti”. 3.Teoria dei limiti del potere sovrano nel pensiero politico di Bodin Bodin afferma che il potere sovrano presenta dei limiti, identificabili con il diritto divino e naturale, le leggi fondamentali del regno, le leggi stesse del sovrano, il diritto di proprietà dei capifamiglia, le obbligazioni assunte con patti e giuramenti e il dovere giuridico basato sul modello di giustizia divina. 4.Tre tipi di Stato secondo Bodin Secondo Bodin esistono tre tipi di Stato: monarchico, aristocratico e popolare. Per Bodin il primato spetta alla monarchia, perché è il regime più conforme alla natura, assicura maggiori garanzie per la scelta delle competenze e perché solo nella monarchia, la sovranità assoluta trova un organo degno ed una garanzia di durata.

GROZIO

1.Diritto naturale e diritto positivo nel pensiero politico di Grozio Nel pensiero politico di Grozio, il diritto naturale è costruito sulla base di leggi naturali, a differenza del diritto positivo, che si basa sull’obbligazione consensuale che ha un’origine contrattuale. Inoltre il diritto positivo, aggiunge a quello naturale, il diritto di punizione che è un’elemento coercitivo che il diritto naturale non ha. 2.Diritto di guerra nel pensiero politico di Grozio Grozio sostiene che la guerra non deve essere intrapresa se non per attuare il diritto e non deve essere condotta se non nei limiti del diritto. Si può definire una guerra “giusta”, quella che costituisce una sanzione dovuta alla violenza dell’ordine giuridico fondato sulle convenzioni fra stati. HOBBES 1.Concezione Hobbesiana dello stato di natura Lo Stato di natura hobbesiano è l’ipotetica condizione degli individui in assenza di un potere che li tiene in soggezione: gli uomini sono infatti sottomessi ai loro desideri e ad una natura che li spinge ad aggredirsi e distruggersi. Questo è quindi uno stato di guerra, caratterizzato dall’uguaglianza di tutti gli individui, perché condividono la medesima natura. 2.Il diritto e le leggi di natura nel pensiero politico di Hobbes Diritto di natura è secondo Hobbes, la libertà di ciascuno di usare il proprio potere per la conservazione della vita. Invece le leggi di natura non sono libertà, ma dettami della ragione di ognuno per esigenze personali. Diritto di natura e legge di natura, sono però finalizzati allo stesso scopo: la ricerca di pace. 3.Il patto e la sovranità nel pensiero politico di Hobbes Poichè nello stato di natura non viene garantita la sicurezza, è necessario creare un patto che solo gli uomini liberi possono stipulare. Questo patto è irreversibile in quanto dà vita al leviatano e la volontà individuale a cui si rinuncia. La volontà individuale è incarnata dal sovrano, che non è un contraente del patto. E’ un pactum unionis di cittadini che si uniscono. La sovranità diventa illimitata. 4.Concezione hobbesiana della guerra tra stati Per Hobbes tra diversi stati la guerra è una condizione normale, dal momento che non esiste una pace duratura, questa guerra se è esterna non è totalmente distruttiva, in quanto serve a mantenere il benessere interno degli stati. Tra i diritti del sovrano vi è “la spada di guerra”, cioè il diritto di dichiarare la guerra e fare pace. LOCKE 1.Lo stato di natura e lo stato di guerra nel pensiero politico di Locke Lo stato di natura in Locke, è una condizione in cui tutti gli uomini sono liberi e uguali allo stesso modo. Allo stato di natura nessuno ha più potere o autorità di altri e ognuno è libero di scegliere per le proprie azioni nel rispetto delle leggi di natura. Da questo stato si distingue lo stato di guerra, nel quale gli individui fanno uso della forza senza averne diritto. 2.L’origine della società politica nel pensiero politico di Locke La società politica nasce con un patto di incorporazione fra uomini liberi, attraverso il principio di maggioranza, che è l’unica forza in grado di creare un corpo politico che possa obbligare tutti. Nel patto si esprime un’unica volontà coincidente con il potere legislativo, al punto che la società si identifica con esso. In questo modo è possibile tutelare tutto ciò che costituisce la società civile.

4.La teoria del governo nel pensiero politico di Rousseau Il governo può avere forma democratica, aristocratica (quella elettiva è la migliore scelta secondo l’autore), e monarchica. Rousseau introduce anche delle misure per frenare la brama di potere del governo ed evitare che sconfini nel legislativo. Al governo spetta occuparsi dei casi particolari, mentre il sovrano deve mantenere uno sguardo generale, cioè si deve occupare delle leggi. CONSTANT 1.La libertà degli antichi e la libertà dei moderni nel sistema politico di Constant La libertà antica si fondava sulla partecipazione attiva e costante degli individui al potere gestito collettivamente. Essa era autonomia politica collettiva, consisteva nell’esercitare collettivamente e direttamente molte funzioni della sovranità. I moderni riconoscono la libertà nel pacifico godimento dell’indipendenza privata, una libertà civile con la pace come presupposto ineliminabile per il suo godimento. SIEYES 1.Nazione e potere costituente nel pensiero politico di Sieyes in Sieyes la nazione è il prodotto di un’originario atto di associazione con il quale individui isolati viventi sono le leggi di natura e danno vita all’unione sociale dotandole di una volontà comune. Per assolvere le sue funzioni, necessita di una costituzione. Essa è opera del potere costituente, ossia il potere democratico che costituisce le basi di uno stato, ed è insita nella nazione in quanto appartiene solo ad essa. BURKE 1.Il confronto tra la rivoluzione francese e la rivoluzione inglese nella riflessione politica di Burke La glorious revolution ha come scopo la preservazione delle antiche e controvertibili leggi e libertà, vuole conservare l’antica costituzione di governo. La rivoluzione francese vuole cancellare la tradizione il senso di appartenenza storica, pensa di ricostruire la società basandola su principi astratti. TOCQUVILLE 1.La nozione di democrazia e il significato dello studio della democrazia in America, nel pensiero politico di Tocquville Tocquville sosterrà di aver studiato l’America per prevedere il futuro dell’Europa e la sua opera si rivelerà essere profetica dell’America come una democrazia che in realtà ancora non era. Per Tocquville la democrazia non è unicamente un sistema politico o procedurale, ma per essa è fondamentale uno stato sociale con una condizione democratica e l’eguaglianza delle condizioni. 2.La tirannide della maggioranza nel pensiero politico di Tocquville La tirannide della maggioranza è un problema della democrazia, in quanto la maggioranza è schiava di se stessa e induce gli uomini politici a non fare il bene comune, ma a pensare solo alla propria rielezione. 3.Il dispotismo democratico nel pensiero politico di Tocquville Tocquville ha un’idea negativa della democrazia, in quanto porta alla formazione di individui omologati, in cui sono mediocrità ed egoismo a dominare, perdendo così il senso di comunità e rendendo ogni cittadino estraneo agli altri. Il dispotismo democratico è il compromesso fra dispotismo amministrativo e la sovranità popolare. I cittadini escono dalla dipendenza del potere unico, per designare il loro padre e poi vi rientrano. 4.Il significato attribuito da Tocquville al decentramento amministrativo e all’associazionismo in America In America c’è una grande autonomia amministrativa in concomitanza con una politica centralizzata, vi sono inoltre molte associazioni. La scomparsa di questi elementi potrebbe far emergere dei problemi derivati dalla democrazia. Per questo associazionismo e decentramento sono per Tocquville i due antidoti al dispotismo democratico.

MILL

1.Il problema del governo del popolo nel pensiero politico di Mill In democrazia il popolo che esercita il potere non coincide sempre con il popolo su cui viene esercitato. L’autogoverno infatti non è il governo di ciascuno su se stesso, ma il governo di tutti su ciascuno. Ritroviamo qui una sorte di tirannide della maggioranza, tema già presente in Tocquville. La democrazia non è quindi meno pericolosa delle altre forme di governo oppressivo. 2.Democrazia e rappresentanza nel pensiero politico di Mill Per un miglioramento delle condizioni è necessario affidarsi agli uomini illuminati e ciò non significa abbandonare la democrazia. La forma di governo migliore è quella che investe dalla sovranità, la totalità della popolazione. Va evitata la sovrarappresentazione della maggioranza, perchè il rischio è quello che sia costituita da un’unica classe, con le stesse tendenze e con il pericolo dell’omologazione, che ha sempre un livello culturale basso. 3.Democrazia e competenza nel pensiero politico di Mill E’ necessario dare agli elettori la possibilità di votare un candidato al di fuori del proprio collegio e dare agli intellettuali il voto plurimo, ovvero la facoltà di votare più di una volta. Sono presenti 4 criteri per individuare queste persone “migliori”: l’essere laureati o liberi professionisti l’attività di una persona e il sottoporsi a pubblici esami per dimostrare il proprio sapere. KANT 1.Rielaborazione kantiana di contratto originario In Kant la risposta a quale sia l’origine dello stato, può essere duplice: dal punto di vista ideale o razionale essa è il governo, quindi un contratto, dal punto di vista reale invece essa è la forza. Si definisce allora come stato di diritto lo stato in cui chi governa fa ciò come se alla base di esso, ci fosse il contratto e no la forza. 2.La repubblica e il dispotismo nella riflessione politica kantiana Lo stato può assumere tre forme, secondo la classificazione classica: monarchico, aristocratico e democratico. Il governo invece ha solo due classificazione: dispotico o repubblicano. Ciò che distingue i due casi è la divisione fra potere legislativo ed esecutivo, quando essi sono uniti si parla di governo dispotico, quando sono separati, si parla di repubblica. 3.Riflessione kantiana su una pace durevole nelle relazioni internazionali L’opera di Kant “Per la pace perpetua”, vuole indicare come si realizza un sistema internazionale che possa permettere ai popoli di raggiungere una pace perpetua, nonostante le differenze. Teorizza un diritto internazionale, che deve essere fondato su un federalismo fra stati, dando così l’opportunità agli stati di uscire da una condizione senza legge dominata dalle guerre assoggettandosi a leggi pubbliche. 4.Il diritto internazionale e il diritto cosmopolitico nel pensiero politico di Kant Il diritto cosmopolitico è il diritto di ogni cittadino di visita in ogni altro stato che non sia il suo: ciò significa che ogni uomo deve avere delle garanzie di cittadino anche all’estero. Si tratta non di un rapporto fra stati, ma di una relazione fra il cittadino e tutti gli altri stati. Il diritto internazionale deve fondarsi su un federalismo di liberi stati. HEGEL 1.Famiglia, società civile e Stato nella concezione politica di eticità L’eticità si articola in 3 momenti: la famiglia, la società civile e lo stato. La moralità si realizza in istituzioni, la prima è proprio la famiglia che per Hegel è all’origine della politica. Quando il figlio abbandona la famiglia si passa al secondo momento, ovvero la società civile dove trionfa il particolarismo del singolo. L’organicità e la pluralità, si fondono insieme nello stato che contiene la ricchezza della società civile, mantenendo l’unità della famiglia.

WEBER

1.I tipi puri del potere legittimo Esistono 3 tipi puri di legittimità, che sono però modelli teorici e non rappresentano la realtà concreta. Il primo è il potere dell’eterno ieri: è il potere della tradizione, legittimo perché “è sempre stato così”, un esempio sono le monarchie ereditarie. Il secondo è il potere carismatico: questo viene riconosciuto a persone dotate di qualità eccezionali. Il terzo è il potere razionale: la sua legittimità è riconosciuta sulle procedure. 2.Stato Non si può parlare di politica se non di Stato in età moderna. La storia è la conquista del monopolio della forza, la quale è il mezzo specifico dello Stato. Le caratteristiche essenziali dello Stato sono: un territorio ben delineato, un popolo a cui rivolgersi ben definito, il monopolio della forza e la legittimità di esso. 3.Riflessione sulla trasformazione dei partiti Il punto di partenza sono i partiti di notabilato, i primi a comparire anche in Inghilterra, formati da persone ricche che non vivevano di politica, ma per la politica rivolgendosi agli elettori nei salotti. Negli anni ‘ Jackson divenne presidente in America e qui il suffragio divenne più ampio sino al livello universale: a questo punto cessano di esistere i partiti di notabilato e comincia l’epoca dell’elettorato di massa. 4.Riflessione sull’avvento della moderna democrazia plebiscitaria La vera democrazia è quella plebiscitaria, l’unica che consente il riconoscimento per i ruoli di vertice degli uomini carismaticamente qualificati. La situazione che si viene a definire è la creazione di un capo, che viene seguito dalle masse, quindi la definizione di capi carismatici. KELSEN 1.La tesi della supremazia della Costituzione nel pensiero politico di Kelsen La supremazia della costituzione è in relazione con il pluralismo, la necessità di fissare le regole della formazione della volontà politica che non possono essere lasciate alla determinazione di maggioranze mutevoli. La costituzione rigida rappresenta, da questo punto di vista, la “garanzia” di un corretto svolgimento del processo di “creazione del diritto”. SCHMITT 1.Il concetto di Stato nel pensiero politico di Schmitt Schmitt parla dello Stato come istanza assoluta secolarizzata. Lo Stato è per Schmitt la forma più intensiva di un’unità politica, essa è ”unità decisiva”, “totale e sovrana”. Schmitt sostiene che l’esistenza e l’identità stesse dello Stato si fondano sulla realtà più profonda ed essenziale del rapporto “amico e nemico”. 2.La riflessione di Carl Schmitt sulla sovranità La sovranità è determinata dall’individuo o dall’entità che è capace di definire e proteggere la società dai nemici nelle situazioni di minaccia esistenziale. Piuttosto che ricorrere alle norme, il sovrano deve ricorrere alla legge del campo di battaglia o “al decisionismo concreto”. 3.La tesi Schmittiana del “nomos della terra” Il Nomos della Terra è un ordinamento giuridico (primordiale) pre-globale, secondo cui è naturale ottenere la “terra” attraverso la forza per occupazione, per cui è legittimo condurre una guerra per conquistare sovranità e territorio.

ARENDT

1.I fattori storici all’origine del totalitarismo secondo Hannah Arendt All’origine del totalitarismo secondo Arendt è presente un combinarsi di tre elementi: l’antisemitismo che è un fenomeno diffuso in tutta l’Europa del xix secolo, ed è in parte la conseguenza del processo di emancipazione degli ebrei”; il razzismo di cui l’imperialismo si equipaggia per poter meglio giustificare lo sfruttamento di popoli e territori conquistati e i panmovimenti ovvero fautori di una identità di sangue di una stessa razza. 2.Mobilitazione delle masse e totalitarismo nella riflessione politica di Hannah Arendt Il movimento totalitario auspica una mobilitazione totale delle masse, un loro coinvolgimento permanente e capillare nella realizzazione degli assunti ideologici proclamati dal partito al potere. Il totalitarismo, afferma Arendt, non è semplicemente la perversione autoritaria delle democrazie liberali, ma un regime del tutto nuovo, incommensurabile rispetto alla tradizione politica occidentale. 3.La nozione di “vita activa” nel pensiero politico di Hannah Arendt La prima delle tre attività fondamentali della vita activa è il lavoro che corrisponde allo sviluppo biologico del corpo umano e appartiene alla dimensione della vita intesa in senso di sopravvivenza. La seconda attività è l’opera che corrisponde alla dimensione non-naturale dell’esistenza umana. Infine la terza attività è l’azione ovvero la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali. Origini e sviluppi delle scienze sociali negli Stati Uniti nel Novecento. Negli Stati Uniti dell’ultimo trentennio dell’Ottocento, la fine della Guerra civile innescò lo sviluppo economico favorito dagli effetti della rivoluzione industriale. La rapida espansione urbana, l’espandersi di ricchezze e interessi, ma anche della povertà e del degrado nelle grandi città, l’imporsi di monopoli e trusts, con tutte le conseguenze sociali di queste profonde trasformazioni, furono i temi intorno a cui la teoria politica e le scienze sociali si concentrarono, offrendo a intellettuali e studiosi l’opportunità di guadagnarsi un visibile spazio pubblico. Erano le premesse del progressismo, che avrebbe connotato la cultura politica statunitense nei primi due decenni del Novecento, fondata da un simbolismo incentrato sull’immagine della scienza, della tecnologia, dell’efficienza e del policy making da parte degli “esperti” e dei “colti”. La Germania e gli Stati furono i due paesi che per primi sperimentarono il passaggio a una nuova forma di organizzazione della grande impresa, la corporation. Con lo sviluppo del capitalismo la corporation, con la sua complessa articolazione interna, nella quale la proprietà perse il primato di fronte al potere di controllo esercitato dai managers, suggerì a molti osservatori l’idea che il sistema economico ottocentesco, fosse entrato in una fase di profondo mutamento. Un terzo fattore di rinnovamento culturale degli Stati Uniti derivò dalle conseguenze istituzionali della Guerra Civile, nel corso della quale, per sconfiggere il Sud e preservare l’Unione, il Nord aveva dato corso a un’espansione degli effettivi poteri del governo federale al di là dei precedenti limiti costituzionali. Alla nazionalizzazione del paese dopo la vittoria del Nord e dunque all’affermazione dell’idea degli Stati Uniti come unità organica nazionale, si accompagnò un consolidamento di quel rinnovato e ampliato ruolo delle istituzioni pubbliche. Scrittori politici e scienziati sociali inaugurarono un nuovo modo di concepire il ruolo dell’amministrazione, salvaguardando il principio della libertà individuale e di impresa da ogni forma di potere superiore. Obiettivi condivisi divennero in questa direzione la stabilità, la programmazione e la divisione dei compiti, concepiti come conseguenze di un processo razionale e controllato del cambiamento sociale reso possibile dall’ascesa di una nuova èlite di competenti alle posizioni decisionali. In tale contesto gli studiosi della politica e della società concepirono se stessi come una sorta di avanguardia intellettuale della grande trasformazione in corso. Gli ultimi due decenni dell’Ottocento, furono caratterizzati da ampi dibattiti sul reale senso da attribuire alla

sociologia applicata, derivata dalla prima, ma orientata all’elaborazione di riforme. Le idee degli scienziati sociali e degli scrittori politici americani di fine Ottocento e primo Novecento posero così le basi dei successivi sviluppi del progressismo, che proseguì nella critica del laissez-faire e dell’individualismo economico, delineando come alternativa un’orizzonte sofo-tecnocratico di riorganizzazione della società. In questi anni nasce anche un movimento giornalistico che denuncia i mali della società “I Mucknakers”. Nasce lo studio della eugenetica per lo studio della generazione umana rendendola migliore, eliminando il pauperismo e la criminalità. E’ presente un socialismo di esperti, la Fabian Society. Lippman è il principale autore progressista, spiegò che era presente una concezione routinaria della politica, distinse i politici routiners che vedevano la politica come una macchina e i politici inventors, riformisti che cercavano di trovare delle cause studiando la natura umana. Scrisse The public opinion, affermando di vivere in uno pseudoambiente ovvero nelle ricostruzioni fatte dai giornali. Voleva un Governo di esperti. Dewey affermò che le masse non erano preparate per la democrazia ed era dovere degli esperti preparare un pubblico maturo. Le fondamenta del comportamentismo nella scienza politica Le fondamenta del comportamentismo nella scienza politica risalgono al 1922 quando fu fondato a Chicago il primo dipartimento di sociologia degli Stati Uniti. I principali esponenti furono Lasswell e Merriam, che avevano come obiettivo la costruzione di una costruire democrazia studiata scientificamente, partendo dallo studio della società.Per ottenere ciò era necessario l’uso della psicologia sociale necessaria per studiare il comportamento delle masse orientandole. Merriam durante il suo soggiorno di ricerca in Italia per studiare la propaganda di guerra americana, consolidò la sua teoria di manipolazione delle masse, con l’obiettivo di direzionare le masse verso un’idea favorevole della guerra, rafforzando il senso di appartenenza alla nazione. Per Lasswell una propaganda positiva era quella riguardante il totalitarismo, in quanto era orientata a plasmare il cittadino democraticamente. I valori della società erano distribuiti secondo una struttura piramidale al cui vertice si trovavano le èlite. Il diritto e le leggi di natura nel pensiero politico di Hobbes Hobbes parte dallo stato di natura considerato come uno stato di guerra universale e perpetua, che condurrà all’autodistruzione del genere umano. In quanto tale, è una condizione da cui l’umanità deve necessariamente uscire, e per uscirne bisogna cercare la pace. Gli uomini sono quindi disposti a cedere l’illimitata libertà e il diritto su tutte le cose di cui godono nello stato di natura e a sottomettersi al potere assoluto del sovrano nella società civile. Tale scambio, per quanto comporti l’alienazione di tutti i diritti naturali, tranne il diritto alla vita e la promessa di un’obbedienza assoluta al sovrano, sarà sempre vantaggioso perché garantisce all’individuo la sicurezza della vita. Alla descrizione dello stato di natura Hobbes dedica importanti sezioni delle sue due opere principali, il De cive e il Leviatano. Lo stato di natura è la condizione in cui gli uomini vivono prima di vincolarsi con un qualsiasi patto di associazione e di sottomissione. Esso si definisce come lo stato in cui, in assenza di leggi scritte, vige soltanto il diritto di tutti a tutto. Rappresenta quindi la condizione in cui tutto è lecito al fine di conservare la propria vita e i propri beni, e in cui gli uomini seguono liberamente le loro passioni egoistiche. Di conseguenza, questo stato è contraddistinto da una totale assenza di obbligazioni, sia positive sia negative, è lo stato della libertà assoluta o, come dice Hobbes, “lo stato in cui non c’è né governo, né governati”. A causa dell’uguaglianza naturale tra gli uomini, che Hobbes intende come uguale possibilità per ciascuno di arrecare all’altro il massimo dei mali, la morte e a causa della naturale tendenza dell’uomo a entrare con gli altri in rapporti di competizione e di aggressione, questo stato di libertà assoluta diventa immediatamente anarchia e stato di guerra. Proprio l’uguaglianza naturale rende tale stato una guerra senza confini e senza soluzione, una guerra di tutti contro tutti, perché nessun vincitore sarà mai tanto più forte degli altri da non temere di essere a sua volta ucciso con la forza o con l’inganno. Inoltre, tale guerra impedisce di usufruire dell’enorme libertà di cui l’uomo potrebbe godere. Si tratta quindi di uno stato di libertà inutile, e lo stesso diritto naturale, come diritto di tutti a tutto, è inutilizzabile dal momento che se io mi impossesso di una cosa appellandomi al diritto naturale, chiunque altro può togliermela in nome dello stesso diritto. Dunque nello stato di natura non è possibile un possesso stabile ed esclusivo di una quantità limitata di beni. Nello stato di natura, infine, poiché non ci sono leggi, non c’è neppure il giusto e l’ingiusto ed è possibile rubare, uccidere, compiere atti immorali senza che questo sia considerato illecito. La società civile nasce con l’uscita da questo stato di povertà e di paura.