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Contabilità aziendale: Esercizi e quiz sul conto economico - Prof. Marchini, Appunti di Contabilità

Domande e risposte esame contabilità

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 06/03/2023

biancatln
biancatln 🇮🇹

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CAP 3!
1) Si illustri la struttura e il contenuto dello stato patrimoniale. !
2) Qual è il criterio di classificazione delle attività nello stato patrimoniale civilistico? !
3) Si illustri la struttura e il contenuto del conto economico. !
4) Si delineino contenuto e informazioni presenti nel rendiconto finanziario !
5) Quali società possono redigere il bilancio in forma abbreviata e quali sono le
principali semplificazioni?
1) Lo stato patrimoniale è uno degli elementi fondamentali che permettono la redazione del
bilancio d’esercizio. Insieme al conto economico, secondo i principi contabili nazionali, ha uno
schema rigido ed imprescindibile (a dierenza degli schemi internazionali redatti dallo IASB).
Lo schema patrimoniale mostra la società nel suo divenire, rispettando gli attributi di
veridicità, correttezza e chiarezza. Quello dello SP è uno schema rigido, formato da delle
aggregazioni: 9 macroclassi (4 per l’attivo e 5 per il passivo), relative classi e voci sottostanti.
Nella stesura dello stato patrimoniale, bisogna sempre rispettare il principio della
comparabilità: in un bilancio d’esercizio pubblico, si trova sempre la comparazione a fianco
con il bilancio dell’anno precedente. Lo stato patrimoniale deve essere chiaro, e in grado di
poter dare il maggior numero di informazioni sulla vita dell’azienda. Le principali macroclassi
sono le seguenti: A) crediti vs soci per versamenti ancora dovuti, B) immobilizzazioni, C) attivo
circolante, D) ratei e risconti per l’attivo. Per il passivo: A) patrimonio netto, B) fondi rischi e
oneri, C) TFR, D) debiti, E) ratei e risconti. !
-obiettivo di informare riguardo la situazione patrimoniale FINANZIARIA dell’impresa in un dato
istante!
-i valori che lo compongono sono espressione di processi in corso di svolgimento!
-SP internazionale: IAS 1; schema NON rigido e NON vincolante; i principi contabili internazionali
prevedono che gli elementi siano classificati nell’attivo e nel passivo secondo 2 criteri:
CORRENTE/NON CORRENTE oppure LIQUIDITA’/ESIGIBILITA’. Preferenza verso il primo metodo.!
-art 2423: l’insieme dei documenti che costituiscono il bilancio devono rendere possibile una
rappresentazione chiara, veritiera e corretta della realtà aziendale, colta nei tre principali momenti
che la contraddistinguono (risultato economico, situazione patrimoniale e finanziaria)!
-esposizione a sezioni contrapposte!
2) Il criterio di classificazione per quanto riguarda lo stato patrimoniale civilistico è quello della
destinazione economica. La scelta di una determinata macroclasse va eseguita in base a questo
criterio, che indirizza un asset in una determinata posizione rispetto ad un’altra.!
-art. 2424 e bis=> caratteristiche strutturali dello SP; principio della destinazione economica che
privilegia come caratteristica discriminante per ricondurre i vari valori alle rispettive macroclassi la
DESTINAZIONE che essi subiscono in relazione alla realtà alla quale sono collegati. !
-Principio base=> destinazione economica; devo rappresentare gli asset in base alla loro
stessa finalità. Guida per la scelta della classificazione nelle macroclassi. !
3) il conto economico, assieme allo stato patrimoniale, secondo il decreto legislativo del 2015, è
un documento obbligatorio per la redazione del bilancio di tutte le imprese. Esso illustra i dati
della realtà aziendale attraverso congetture e ipotesi, poiché si stimano/ipotizzano dei periodi
amministrativi. A dierenza dello stato patrimoniale, contiene solo macroclassi e voci, sono quindi
escluse le classi. Le macroclassi sono: A) valori della produzione, B) costi della produzione, A-B,
C) proventi e oneri finanziari, D) rettifiche di valore di attività finanziarie e A-B+/-C+/-D, ovvero il
risultato prima dell’applicazione delle imposte. Anche in questo caso, il conto economico
internazionale previsto secondo lo IASB non ha uno schema rigido e definito. !
-Il conto economico rappresenta la situazione reddituale dell’impresa in funzionamento con una
sintesi di valori economici positivi e negativi che consentono la determinazione del reddito
d’esercizio, il quale è espressione della variazione del capitale netto di funzionamento in un
periodo amministrativo per eetto delle operazioni di gestione.!
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CAP 3

**_1) Si illustri la struttura e il contenuto dello stato patrimoniale.

  1. Qual è il criterio di classificazione delle attività nello stato patrimoniale civilistico?
  2. Si illustri la struttura e il contenuto del conto economico.
  3. Si delineino contenuto e informazioni presenti nel rendiconto finanziario
  4. Quali società possono redigere il bilancio in forma abbreviata e quali sono le principali semplificazioni?_**
  5. Lo stato patrimoniale è uno degli elementi fondamentali che permettono la redazione del bilancio d’esercizio. Insieme al conto economico, secondo i principi contabili nazionali, ha uno schema rigido ed imprescindibile (a differenza degli schemi internazionali redatti dallo IASB). Lo schema patrimoniale mostra la società nel suo divenire, rispettando gli attributi di veridicità, correttezza e chiarezza. Quello dello SP è uno schema rigido, formato da delle aggregazioni: 9 macroclassi (4 per l’attivo e 5 per il passivo), relative classi e voci sottostanti. Nella stesura dello stato patrimoniale, bisogna sempre rispettare il principio della comparabilità: in un bilancio d’esercizio pubblico, si trova sempre la comparazione a fianco con il bilancio dell’anno precedente. Lo stato patrimoniale deve essere chiaro, e in grado di poter dare il maggior numero di informazioni sulla vita dell’azienda. Le principali macroclassi sono le seguenti: A) crediti vs soci per versamenti ancora dovuti, B) immobilizzazioni, C) attivo circolante, D) ratei e risconti per l’attivo. Per il passivo: A) patrimonio netto, B) fondi rischi e oneri, C) TFR, D) debiti, E) ratei e risconti. -obiettivo di informare riguardo la situazione patrimoniale FINANZIARIA dell’impresa in un dato istante -i valori che lo compongono sono espressione di processi in corso di svolgimento -SP internazionale: IAS 1; schema NON rigido e NON vincolante; i principi contabili internazionali prevedono che gli elementi siano classificati nell’attivo e nel passivo secondo 2 criteri: CORRENTE/NON CORRENTE oppure LIQUIDITA’/ESIGIBILITA’. Preferenza verso il primo metodo. -art 2423: l’insieme dei documenti che costituiscono il bilancio devono rendere possibile una rappresentazione chiara, veritiera e corretta della realtà aziendale, colta nei tre principali momenti che la contraddistinguono (risultato economico, situazione patrimoniale e finanziaria) -esposizione a sezioni contrapposte
  6. Il criterio di classificazione per quanto riguarda lo stato patrimoniale civilistico è quello della destinazione economica. La scelta di una determinata macroclasse va eseguita in base a questo criterio, che indirizza un asset in una determinata posizione rispetto ad un’altra. -art. 2424 e bis=> caratteristiche strutturali dello SP; principio della destinazione economica che privilegia come caratteristica discriminante per ricondurre i vari valori alle rispettive macroclassi la DESTINAZIONE che essi subiscono in relazione alla realtà alla quale sono collegati.
  • Principio base=> destinazione economica; devo rappresentare gli asset in base alla loro stessa finalità. Guida per la scelta della classificazione nelle macroclassi.
  1. il conto economico, assieme allo stato patrimoniale, secondo il decreto legislativo del 2015, è un documento obbligatorio per la redazione del bilancio di tutte le imprese. Esso illustra i dati della realtà aziendale attraverso congetture e ipotesi, poiché si stimano/ipotizzano dei periodi amministrativi. A differenza dello stato patrimoniale, contiene solo macroclassi e voci, sono quindi escluse le classi. Le macroclassi sono: A) valori della produzione, B) costi della produzione, A-B, C) proventi e oneri finanziari, D) rettifiche di valore di attività finanziarie e A-B+/-C+/-D, ovvero il risultato prima dell’applicazione delle imposte. Anche in questo caso, il conto economico internazionale previsto secondo lo IASB non ha uno schema rigido e definito. -Il conto economico rappresenta la situazione reddituale dell’impresa in funzionamento con una sintesi di valori economici positivi e negativi che consentono la determinazione del reddito d’esercizio, il quale è espressione della variazione del capitale netto di funzionamento in un periodo amministrativo per effetto delle operazioni di gestione.

-Il reddito di esercizio è un risultato economico soltanto astrattamente attribuito ad un periodo amministrativo, poiché il sistema dei valori rappresentato è continuo, unitario e dinamico, perciò solamente per finalità operative viene irrealmente scomposto in vari periodi. -la struttura è prevista dall’art. 2425 e si configura attraverso un esposizione in forma scalare con costi classificati per natura. -CE internazionale: IAS 1, comprehensive income (prospetto che accoglie anche proventi e oneri non ancora realizzati), forma scalare e costi che possono essere classificati per natura o per destinazione.

  1. Il rendiconto finanziario mostra l’azienda sotto un profilo dinamico (rispetto allo stato patrimoniale che è più statico): esso dimostra, in termini di flussi e variazioni la dinamica attraverso la quale si è approdati ad un determinato valore di fine periodo. Questo documento dimostra anche l’impatto della dinamica reddituale su quella finanziaria. Prima del decreto legislativo 139/2015, il rendiconto non era un documento obbligatorio. Il contenuto illustra l’ammontare disponibile delle liquidità a inizio e fine esercizio, e i flussi finanziari derivanti dalle varie attività. Nel 2014 è stato emanato un apposito OIC (10) denominato “rendiconto finanziario”. Questo documento fornisce inoltre informazioni riguardo disponibilità liquide, capacità di affrontare impegni finanziari a breve termine e capacità di autofinanziarsi dell’azienda. L’OIC 10 individua la risorsa finanziaria che fa da base per la costruzione del rendiconto finanziario, cioè la disponibilità liquida, e individua le cause che possono aver generato variazioni nella risorsa finanziaria in 3 distinte aree: attività di investimento, operativa (metodo diretto e indiretto) e di finanziamento. -internazionale: IAS 7, cash on hand/ cash equivalents, vengono anche qui distinte le tre aree di attività ma con metodi diversi di valutazione.
  2. il bilancio in forma abbreviata può essere redatto dalle piccole imprese, includendo soltanto stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa. Le piccole imprese sono quelle che per due anni consecutivi non superano almeno 2 di questi limiti: totale patrimoniale di 4.400.000 euro, totale ricavo vendite e prestazioni di 8.800.000 e numero di dipendenti: 50. Il bilancio in forma abbreviata è stato descritto dall’art.2435 bis, che ha regolamentato e semplificato alcuni aspetti della normativa. Le piccole imprese non devono redigere il rendiconto finanziario, possono semplificare la nota integrativa, e possono non redigere la relazione sulla gestione se le informazioni all’interno della nota integrativa sono sufficienti. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, all’interno dello stato patrimoniale e del conto economico alcune voci sono raggruppate. Inoltre nello stato patrimoniale si escludono le singole voci. **_CAP 5
  3. si illustrino classificazione, rilevazione e valutazione in bilancio delle immobilizzazioni materiali_** Le immobilizzazioni materiali sono quegli elementi destinati a permanere durevolmente all’interno di una società. Sono quindi degli asset permanenti. Sono degli elementi pluriennali, impiegati spesso in più esercizi; pongono quindi il problema della loro valutazione/ svalutazione nel tempo. Si tratta di terreni, fabbricati, impianti, macchinari… questi vengono classificati in bilancio all’interno dello stato patrimoniale, nella macroclasse B) immobilizzazioni, dove vengono poi distinte imm. Finanziarie, materiali e immateriali. Per quanto riguarda la loro valutazione, le immobilizzazioni si distinguono tra quelle acquistate da terzi e quelle prodotte internamente. Quelle acquistate da terzi vengono valutate al loro COSTO D’ACQUISTO+ONERI ACCESSORI. Quelle invece prodotte internamente, vengono valutate al loro COSTO DI PRODUZIONE (+ eventuali costi direttamente imputabili, quote di costi indiretti, mano d’opera…). Il costo delle immobilizzazioni deve essere ammortizzato in ogni esercizio, in relazione alla residua possibilità di utilizzazione. In caso di perdite durevoli di valore, le immobilizzazioni possono subire una svalutazione. Le immobilizzazioni vengono iscritte in bilancio al valore netto contabile, ovvero il costo originario al netto degli ammortamenti e delle svalutazioni.

Le manutenzioni ordinarie sono rivolte al mantenimento delle normali condizioni di funzionalità di un immobilizzazione. Esse generano costi di competenza dell’esercizio in cui vengono effettuate. Le manutenzioni straordinarie mirano a dei miglioramenti volti ad aumentare la resa del cespite; questa incide sulla produttività nel medio-lungo periodo. Sono dei costi pluriennali che si capitalizzano ed incrementano il costo originario del bene a cui si riferiscono, a condizione che siano significativi sulla produttività del cespite e che il valore del cespite dopo la capitalizzazione non sia superiore al valore recuperabile tramite l’uso. Le manutenzioni cicliche sono interventi programmati, che determinano il sostenimento di costi il cui ammontare è determinato. Viene accantonata una quota che incrementa il “fondo manutenzioni cicliche”, iscritto nel passivo dello stato patrimoniale. 6) si descrivano le modalità di rilevazione in bilancio dei contributi in conto capitale I contributi in conto capitale hanno lo scopo di sostenere una tantum l’investimento nelle immobilizzazioni. Sono iscrivibili in bilancio nell’esercizio in cui diviene certa la loro erogazione e vengono accreditati al conto economico secondo 2 modalità: Metodo diretto= a diretta deduzione del costo dell’immobilizzazione cui si riferiscono; Metodo indiretto, con calcolo del risconto= i contributi sono iscritti nel conto economico tra i ricavi come rettifica dei costi di ammortamento, e vengono rinviati agli esercizi successivi attraverso la formazione dei risconti passivi. CAP 8 1) Si illustrino classificazione, rilevazione e valutazione in bilancio delle rimanenze di magazzino

  1. Si descriva il criterio generale di valutazione delle rimanenze di magazzino
  2. Si descriva il criterio di valutazione dei lavori in corso su ordinazione
  3. Si illustri la determinazione del costo di acquisto e del costo di produzione delle rimanenze di magazzino
  4. Si descriva il metodo del FIFO, LIFO e costo medio ponderato per la determinazione del costo delle rimanenze dei beni fungibili CAP 9
  5. Si illustrino classificazione, rilevazione e valutazione in bilancio dei titoli di debito.
  6. Si descriva il criterio di valutazione dei titoli iscritti nell’attivo immobilizzato
  7. Si descriva il criterio di valutazione dei titoli iscritti nell’attivo circolante CAP 8 1) le rimanenze di magazzino vengono classificate in bilancio nell’attivo circolante (SP, attivo) nella voce rimanenze. Le rimanenze sono dei processi economici incompleti, ovvero iniziati nel periodo di chiusura dell’esercizio precedente e che si completeranno in quello successivo: rappresentano quindi un valore economico che si dilata su due o più esercizi. Le rimanenze sono dei costi positivi di reddito che diventeranno componenti negativi nell’esercizio successivo. Per quanto riguarda la classificazione in CE, la variazione dei prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti e lavori in corso su ordinazione formano il VALORE della produzione; invece le materie prime, sussidiarie, di consumo e merci formano il COSTO della produzione. Le rimanenze

sono definite dall’OIC 13 come beni destinati alla vendita o che concorrono alla produzione, e sono: -materie prime -materie sussidiarie e di consumo -merci (COSTI) -semilavorati -prodotti finiti -prodotti in corso di lavorazione (VALORI) Per quanto riguarda la valutazione, bisogna prendere una scelta in merito alla quantificazione dei beni; questa quantificazione può essere effettuata facendo l’inventario oppure attraverso la contabilità di magazzino (carichi e scarichi) per individuare le giacenze di magazzino. Un ultima distinzione riguarda le giacenze, che si distinguono tra beni infungibili (non interscambiabili) e beni fungibili. 1 bis ) esistono vari criteri, che sono stati man mano proposti nel tempo. Il primo criterio di valutazione è quello della valutazione al prezzo corrente, che è il prezzo di vendita/di acquisto. Tale metodo non rispetta però la determinazione prudenziale del reddito di esercizio. Il secondo criterio è quello della valutazione al prezzo di effettivo realizzo futuro, che determina un valore ipotetico da attribuire al bene. Non viene utilizzato a causa della sua incertezza di realizzo. L’ultimo criterio è quello della valutazione al costo storico o al valore di mercato. Costo storico= costo di acquisto/produzione; valore di mercato= prezzo di presumibile realizzo. Se il valore di mercato è inferiore al costo storico, il bene deve essere svalutato (metodo diretto o indiretto). Per le materie prime, sussidiarie, di consumo e merci si deve determinare il costo di acquisto (prezzo di acquisto+ costi accessori) Per i prodotti in corso di lavorazione, i semilavorati e i prodotti finiti si considera il costo di produzione (costi direttamente imputabili+q.ta di costa indiretti industriali) NO: costi generali, amministrativi, di distribuzione commerciale, di R&S. 2) i lavori in corso su ordinazione vengono classificati anch’essi nella voce rimanenze dell’attivo circolante. Le caratteristiche di questi lavori sono: un contratto formalizzato alla base, un oggetto della prestazione unico e definito del committente, una durata della prestazione ultra annuale. La loro valutazione riporta il problema del calcolo dei costi e dei ricavi annessi. I costi si distinguono in costi per l’acquisizione della commessa, costi pre-operativi, costi di esecuzione, costi da sostenere dopo la chiusura. Una volta determinati costi e ricavi, si deve individuare un metodo di allocazione: il criterio generale del costo storico prevede che la valutazione delle rimanenze sia calcolata a partire dai costi sostenuti durante l’esercizio, mentre i ricavi sono contabilizzati nell’esercizio in cui sono stati conseguiti. Vi sono due metodi: della commessa completata( attribuzione dell’utile al solo esercizio in cui si ha il completamento dell’opera) e della percentuale di completamento (distribuzione del corrispettivo su tutti gli esercizi in cui l’opera si è realizzata in funzione dello stato di avanzamento dei lavori).

  1. già nella 1 bis
  2. per determinare il costo delle rimanenze dei beni fungibili esistono vari metodi. Il metodo LIFO (last in first out) si basa sull’ipotesi per cui i beni che entrano in periodi più recenti sono i primi ad essere prelevati: il magazzino sarà quindi costituito da beni caricati in periodi più lontani. Il lifo puo essere continuo (la valutazione delle rimanenze può essere effettuata ad ogni movimento) oppure a scatti ( valutazione effettuata alla fine del periodo) Il metodo FIFO first in first out segue la logica opposta: I beni piu remoti vengono prelevati per primi, e il magazzino sarà costituito da beni più recenti. Infine il costo medio ponderato è il rapporto tra la somma dei beni valorizzati ai relativi costi e le quantità acquisite o prodotte. Vi sono due alternative: -costo medio ponderato per periodo: il calcolo viene effettuato per periodo amministrativo -costo medio ponderato per movimento: si determina un nuovo costo medio per ogni nuovo acquisto, perciò ogni scarico può essere valorizzato come un costo recente. CAP 9

CAP 11

  1. Si descriva la classificazione dei valori relativi alle imposte negli schemi di bilancio
  2. Si illustri la relazione tra reddito civilistico e reddito imponibile
  3. Si chiarisca cosa sono le differenze temporanee
  4. Si chiarisca cosa sono le differenze permanenti
  5. Si illustri cosa sono le imposte anticipate e differite Cap 10
  1. i crediti rappresentano il diritto ad esigere un determinato ammontare da determinati soggetti ad una determinata data di scadenza. Si suddividono in crediti generati da ricavi, quindi derivanti da operazione di gestione caratteristica, crediti sorti per prestiti e finanziamenti concessi e crediti sorti per altre ragioni. La loro classificazione è prevista sia nelle immobilizzazioni, sia nell’attivo circolante. Se sono destinati ad essere utilizzati durevolmente, vanno iscritti tra le immobilizzazioni. Questi possono essere verso imprese controllate, collegate, controllanti e verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti. Nell’attivo circolante invece vanno inseriti i crediti di natura commerciale verso clienti, verso imprese collegate, controllate, controllanti, crediti tributari, imposte anticipate e crediti verso altri. I crediti vengono valutati secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e del valore di presumibile di realizzo. Il costo ammortizzato può non essere applicato se gli effetti o costi di transazione sono irrilevanti. Per valutare con il costo ammortizzato bisogna tenere conto del fattore temporale (incasso immediato o dilazionato) e dell’esplicitazione o meno degli interessi.
  2. i debiti sono passività certe che rappresentano le obbligazioni a pagare un certo ammontare ad una data scadenza. Nello stato patrimoniale sono classificati nel passivo nella macroclasse D. Il debito viene iscritto nel momento in cui sono trasferiti i rischi e i benefici connessi alla proprietà. I debiti vengono rilevati secondo il criterio del costo ammortizzato tenendo conto del fattore temporale; valgono le stesse regole dei crediti. La prima iscrizione in bilancio va effettuata al suo valore nominale, al netto dei costi di transazioni e dei premi/sconti. Nel caso in cui il costo ammortizzato non venisse applicato, i costi di transazione devono essere rilevati nei risconti attivi, sempre nella macroclasse D.
  3. i fondi rischi e oneri sono collegati ad eventi incerti sia nella determinazione del loro importo che nella data in cui si verificheranno. Includono accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti. Sono divisi in due macroclassi: fondi spese e fondi rischi. Vengono classificati nella macroclasse B del passivo dello SP. Il TFR può essere accantonato in due modi, a seconda che le aziende abbiano meno o più di 50 dipendenti. Al termine di ogni esercizio bisogna accantonare una quota pari alla somma di tutti gli stipendi maturati nel periodo diviso 13,5 e aggiungere a tale quota la rivalutazione del fondo già esistente. Perciò la quota TFR è imputata a CE e il relativo fondo viene incrementato.
  4. l’accantonamento per rischi su crediti: deve essere portato a diretta riduzione dei crediti cui si riferisce; l’accantonamento va iscritto a CE nella voce B.10.d per i crediti nell’attivo circolante, mentre nella voce D.19.b per quelli immobilizzati. L’accantonamento deve gravare sugli esercizi in cui le perdite di prevedono o si sono già manifestate; il fondo verrà utilizzato quando la perdita sarà definitiva. Negli schemi di bilancio viene esposto il valore del credito al netto del fondo + info aggiuntive nella nota integrativa. Esistono due procedimenti per stimare l’accantonamento: uno analitico e uno forfettario. Quando si verifica la perdita si deve utilizzare il fondo accantonato e per la quota non coperta si registra un costo di esercizio da iscriversi nella voce B.14 (att circolante) o D.19.
  1. La disciplina delle operazioni in valuta estera , ovvero una valuta diversa dall’euro, è disciplinata dagli art. 2425-bis e 2426 n. 8- bis e dall’ OIC 26 (“Operazioni, attività e passività in valuta estera”). Il codice civile prevede l’indicazione degli utili e perdite su cambi nella voce C.17-bis del conto economico, mentre non è prevista alcuna voce specifica nello stato patrimoniale , perciò devono essere iscritte secondo la classificazione generale: le attività in base alla destinazione economica e le passività in base alla natura del creditore. I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri, i crediti e i debiti relativi ad operazioni in valuta estera devono essere determinati al tasso di cambio vigente alla data in cui l’ operazione è avvenuta. CAP 11
  2. Le imposte sono rappresentate a conto economico come costi di competenza dell’esercizio e nello stato patrimoniale fanno sorgere crediti o debiti nei confronti dell’ erario. Nel conto economico sono rappresentate nella voce 20Imposte sul reddito di esercizio ”, che comprende 2 tributi diretti: l’ IRAP (Imposta Regionale sulle Attività produttive) e l’ IRES (Imposta sul Reddito delle Società); tale voce comprende l’intero ammontare dei tributi di competenza, gli acconti, gli importi versati per ritenuta e il saldo. Sono suddivise in imposte correnti, relative ad esercizi precedenti, differite e anticipate e proventi da consolidato fiscale. Nello stato patrimoniale i crediti e debiti per imposte sono rappresentati nell’attivo circolante per i crediti tributari e le imposte anticipate, nel passivo tra i fondi rischi e oneri per i fondi per imposte anche differite e nel passivo D per i debiti tributari.
  3. relazione tra reddito civilistico e reddito imponibile: Per la determinazione delle imposte d’esercizio si deve tenere conto delle seguenti fonti:
  • La disciplina nazionale: codice civile e OIC;
  • Disciplina tributaria : TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi);
  • Disciplina internazionale : IAS 12. Si è affermato il principio di derivazione , secondo il quale la determinazione del reddito imponibile discende dal reddito d’esercizio ; perciò il rapporto tra reddito civilistico e reddito imponibile può configurarsi in base a:
  • Binario unico : quando si ha una dipendenza tra imponibile fiscale e risultato civilistico che può essere: o Dipendenza totale : il risultato civilistico ha rilevanza anche ai fini fiscali , perciò normativa civilistica e principi contabili coincidono; o Dipendenza parziale : il risultato civilistico è la base di partenza su cui effettuare variazioni per determinare l’utile imponibile ; tali rettifiche hanno le basi nelle norme tributarie del TUIR; o Dipendenza rovesciata : il reddito imponibile è determinato sulla base della dipendenza parziale , ma il sistema normativo consente di iscrivere nel bilancio valori riconducibili solo alla logica fiscale , perciò è il bilancio d’esercizio influenzato dalle norme fiscali.
  • Doppio binario : non c’è alcun rapporto di dipendenza tra il reddito fiscale e il risultato d’esercizio , perciò la norma fiscale non interferisce con la norma civile nella predisposizione del bilancio. La differenza è data dalla diversa finalità tra: o Normativa fiscale : ha come obiettivo la determinazione del reddito che funga da imponibile fiscale per il prelievo tributario ed inoltre eliminano qualsiasi fattore di soggettività; o Normativa civilistica : rappresentano linee guida in cui gli amministratori hanno ampi spazi di discrezionalità nella definizione dei valori.
  1. le differenze temporanee determinano lo spostamento della tassazione da un esercizio all’altro poiché vi sono differenti modalità di imputazione dei costi e dei ricavi; lo sfasamento comporta un anticipo o un differimento del momento impositivo rispetto alla competenza civilistica. Tale effetto è destinato ad annullarsi nel tempo perché i valori diventeranno imponibili o deducibili. Possono sorgere a seguito di operazioni che hanno o non hanno effetto sul conto economico. Essi si
  • Deve contenere informazioni concernenti l’evoluzione prevedibile della gestione aziendale
  1. le informazioni che devono essere contenute nella relazione sulla gestione devono rappresentare un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e del suo divenire/andamento. Deve inoltre comprendere una descrizione dei rischi e delle incertezze a cui l’impresa è esposta. Più ampie sono le dimensioni dell’azienda, più informazioni devono essere esposte nella relazione sulla gestione. Esistono due livelli di analisi delle informazioni: un primo livello riguarda l’indagine della situazione esterna dell’ambiente in cui l’impresa opera. Si deve entrare nel merito del settore di attività, del settore geografico e delle strutture esterne all’azienda. Un secondo livello di indagine si concentra sulle condizioni interne dell’azienda, dove vanno quindi indicati gli assetti istituzionali, le principali attività e i risultati raggiunti dalle funzioni aziendali. All’interno della relazione vanno indicati fatti di rilievo, strategie intraprese. Tale analisi deve contenere: 1.gli indicatori economico-finanziari (riclassificazioni di SP (finanziario- aree funzionali) e CE(costo del venduto-valore aggiunto) per avere risultati parziali di CE come MOL-RO-EBIT, indici come ROI-ROS, ...) 2.gli indicatori non finanziari pertinenti all’attività specifica della società 3.le informazioni attinenti all’ambiente (danni, sanzioni, emissioni di gas, riciclaggio, ...) e al personale (morti, infortuni, sicurezza, ...). 4.le informazioni sui rischi specifici (rischi interni su efficienza/efficacia, risorse umane, ..., ed esterni su mercato, normativa, concorrenza, politica, ... e misure atte a fronteggiarli) e le incertezze Deve contenere (ASPETTI GESTIONALI CRITICI):
  1. ricerca e sviluppo;
  2. rapporti con controllanti, controllate, collegate e consociate; 3 e 4. Numero e VN valore nominale delle azioni ‒ proprie ‒ di società controllanti ‒ possedute dalla società ‒ acquistate o alienate dalla società nel corso dell'esercizio, (corrispettivi e motivi degli acquisti- alienazioni)
  1. l’evoluzione prevedibile dalla gestione; 6-bis) per gli strumenti finanziari: gli obiettivi e le politiche di gestione del rischio finanziario, l’esposizione al rischio di prezzo, di credito, di liquidità e di variazione dei flussi finanziari. Dalla relazione sulla gestione, da ultimo, deve inoltre risultare l’elenco delle sedi secondarie della società. CAP 1 1.Quali sono le fonti giuridiche e professionali per la redazione del bilancio di esercizio nella disciplina nazionale?
  1. La segmentazione della disciplina di bilancio: quali sono le diverse classi di imprese definite nel codice civile e quali differenti obblighi hanno in tema di redazione del bilancio? 1/2) per quanto riguarda la disciplina nazionale, le fonti giuridiche e professionali per la redazione del bilancio sono il Codice Civile e l’OIC. La disciplina nazionale italiana ha avuto un’evoluzione negli ultimi anni, cercando sempre di più l’allineamento con quella internazionale (tendenza all’armonizzazione internazionale). In Italia si distingue tra l’adozione dei principi contabili nazionali dell’OIC e quelli internazionali dell’IFRS. Le società quotate devono seguire i principi internazionali, mentre quelle non quotate il codice civile+OIC. La disciplina nazionale si è differenziata in base alla dimensione delle varie società. A seguito di recenti provvedimenti legislativi (art 239/2015), si è deciso di semplificare e ridurre i costi di gestione delle piccole imprese. -piccole imprese: per 2 anni consecutivi non superano almeno 2 dei seguenti limiti: tot. Patrimoniale 4.400.000, tot.ricavi vendite e prestazioni 8.800.000 e dipendenti 50. Queste imprese devono redarre il bilancio in forma abbreviata, formato da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa. -micro imprese= //: tot patrimoniale 175.000, tot.ricavi vendite e prestazioni 350.000 e tot dipendenti 5. Queste imprese avranno il bilancio composto solamente da CE e SP

-imprese medio-grandi= per 2 anni consecutivi SUPERANO 2 dei limiti delle piccole imprese. Il loro è un bilancio in forma ordinaria, formato da SP, CE, nota integrativa e rendiconto finanziario. … dal 2001 in poi=> OIC … principi internazionali=> IFRS e IFRIC … effetti covid: decreto liquidità 8 aprile 2020=> rinviata di un anno l’entrata in vigore del codice delle crisi d’impresa e di insolvenza. Introduzione di disposizioni temporanee sulla riduzione di capitale. Deroga sul principio della continuità aziendale. Modifiche sugli ammortamenti delle imm. materiali e immateriali e sulla rivalutazione dei beni di impresa e delle partecipazioni. CAP 2

  1. Cosa s’intende per “clausola generale” di redazione del bilancio di esercizio (art. 2423)?
  2. Quali sono i principi di redazione del bilancio (art 2423 bis)?
  1. la clausola generale di redazione del bilancio di esercizio condiziona il contenuto dei principi di redazione e dei criteri di valutazione. Il suo obiettivo è quello di garantire la chiarezza (intelligibilità) delle informazioni di bilancio. Quest’ultima si sviluppa in 6 commi: 1- definizione del contenuto del bilancio: documento unitario composto da ulteriori documenti (SP, CE, rendiconto finanziario, nota integrativa). La redazione del bilancio è responsabilità degli amministratori. 2- chiarezza, veridicità e correttezza. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza, e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio. Chiarezza = il bilancio deve essere omogeneo. Bisogna evitare aggregazioni/disaggregazioni arbitrarie. Chiarezza espositiva. Veridicità = il bilancio deve rappresentare un quadro veritiero della situazione aziendale. Attendibilità e credibilità. Non ci si riferisce ad una verità assoluta ed oggettiva, in quanto irraggiungibile. Correttezza = onestà intellettuale. Connesso al comportamento di chi redige il bilancio 3- se le info non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, allora si devono fornire informazioni complementari 4- concetto di rilevanza: non è necessario rispettare obblighi in materia di rilevazione, se la loro osservanza ha effetti rilevanti al fine di una rappresentazione veritiera e corretta. 5- obbligo di deroga: se l’applicazione di una regola porta ad effetti distorti, si può applicare la deroga e non applicare la disposizione 6- omogeneità della moneta di conto.
  2. i principi di redazione del bilancio hanno al loro interno 5 postulati fondamentali: prudenza, prospettiva della continuità aziendale, rappresentazione sostanziale, competenza, costanza dei criteri di valutazione. Questi + rilevanza e competenza costituiscono i 7 postulati del bilancio definiti dall’OIC 11. -la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuità aziendale (prudenza, continuità, rappresentazione sostanziale) -la rilevazione e la presentazione delle voci devono essere effettuate tenendo conto della sostanza dell’operazione (rappresentazione sostanziale) -si indicano solo gli utili realizzati alla chiusura dell’esercizio (prudenza) -si deve tener conto di oneri e proventi di competenza dell’esercizio (competenza) -si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza anche se conosciuti dopo la chiusura dell’esercizio (prudenza, competenza) -gli elementi eterogenei vanno valutati separatamente (prudenza) -i criteri di valutazione non possono essere modificati da un esercizio all’altro. Questi sono i principi di redazione, cioè le regole applicative del bilancio d’esercizio. CAP 6
  1. Si illustrino classificazione, rilevazione e valutazione in bilancio delle immobilizzazioni immateriali

un’azienda, di una partecipazione, fusione o scissione. Per poter esser iscritto in bilancio l’avviamento deve avere utilità economica futura, perciò solo l’acquisizione a titolo oneroso può essere iscritto in bilancio. L’avviamento deve essere svalutato per perdite durevoli di valore, ma poi non è possibile il ripristino. CAP 7 1,2,3) le partecipazioni vengono classificate o tra le immobilizzazioni finanziarie, o nell’attivo circolante. Sono quote o azioni rappresentative del capitale sociale o del patrimonio netto delle imprese. Immobilizzazioni= partecipazioni destinate a rimanere durevolmente investite nel portafoglio dell’impresa. Attivo circolante= partecipazioni destinate alla negoziazione, ovvero idonee ad essere smobilizzate entro 12 mesi. Attivo circolante= valutate al minore tra il costo di acquisto e il valore di mercato. Valutate con il metodo del costo specifico. L’eventuale svalutazione deve essere iscritta a riduzione del costo di acquisto della partecipazione e rilevata a conto economico nella voce D.19.a. La rivalutazione invece sempre a CE nella voce D.18.a. Le partecipazioni possono essere riclassificate se viene cambiata la loro destinazione economica. La riclassificazione delle partecipazioni immobilizzate all’attivo circolante va rilevata in base al costo; la riclassificazione delle partecipazioni non immobilizzate alle immobilizzazioni finanziarie va rilevata in base al minor valore tra il costo e il valore di realizzazione di mercato. Immobilizzazioni: le partecipazioni immobilizzate sono quote rappresentative del capitale di rischio destinate ad essere investite in maniera duratura. Il costo storico di acquisto è il criterio base di valutazione, ma le partecipazioni di controllo e di collegamento possono essere valutate secondo il metodo del patrimonio netto. IL METODO DEL COSTO STORICO Esso rappresenta il criterio di iscrizione obbligatorio per le partecipazioni non qualificate e può essere utilizzato per la rilevazione delle partecipazioni di controllo o di collegamento. Il costo storico è l’onere sostenuto per l’ acquisto della partecipazione comprensivo degli oneri accessori ; però gli interessi passivi per la dilazione di pagamento non fanno parte di questi ultimi, ma sono iscritti a conto economico nella voce C.17 (“Proventi e oneri finanziari, interessi ed altri oneri finanziari con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti”). Se si verifica una perdita durevole di valore, deve essere rilavata e portata a svalutazione del costo storico di acquisto; nel caso di partecipazioni immobilizzate la perdita è definita durevole quando non si prevede che le ragioni che l’hanno causata siano rimosse in un breve periodo. La quantificazione della perdita va effettuata, per le partecipazioni quotate , in relazione al deprezzamento delle quotazioni e alle condizioni economiche e finanziarie negative della società partecipata ; invece per le partecipazioni non quotate , la perdita va misurata in base alle evidenze nei bilanci della società, valutando l’entità e le cause delle perdite d’esercizio. La riduzione di valore va rilevata nel conto economico nella voce d.19.a (“Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie, svalutazione, di partecipazioni”); se vengono meno le cause che l’hanno generata si deve ripristinare il valore, che si rileva nel conto economico nella voce d.18.a (“Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie, rivalutazione, di partecipazioni”). IL METODO DEL PATRIMONIO NETTO Le partecipazioni di controllo e di collegamento immobilizzate possono essere valutate con il metodo del patrimonio netto , ovvero rilevate per un importo pari alla frazione del patrimonio netto risultante dall’ ultimo bilancio , detratti i dividendi ed operate le opportune rettifiche. Attraverso tale metodo il costo di acquisto di una partecipazione viene ogni anno rettificato per tenere conto delle variazioni intervenute nel loro patrimonio netto , le quali sorgono dai redditi di esercizio e dalle operazioni di aumento o riduzione del capitale netto. Per effettuare la valutazione secondo il metodo del patrimonio netto si deve disporre dell’ ultimo bilancio della società controllata o collegata , il quale deve riguardare lo stesso periodo amministrativo del bilancio della società che deve valutare la partecipazione. Solo per le società collegate è accettato che la data di chiusura del bilancio della partecipata diverga da quella del bilancio della controllante, a condizione che: Non ecceda i 3 mesi; Sia costante; venga indicata, insieme agli effetti che comporta, nella nota

integrativa. Alla data di acquisto della partecipazione si iscrive il costo e si analizza la sua composizione ; infatti si deve confrontare il costo di acquisto con la quota di capitale netto della controllata o collegata. Poi si deve rilevare a rettifica del costo originario le variazioni di reddito derivanti da operazione di aumento o riduzione del capitale netto. Il reddito rettificato della partecipata deve essere imputato al conto economico della partecipazione concorrendo a determinare il risultato d’esercizio; se è un utile va iscritto nella voce D.18.a (“Rettifiche di valore di attività finanziarie, rivalutazioni, di partecipazioni”), se è una perdita nella voce D.19.a (“Rettifiche di valore di attività finanziarie, svalutazioni, di partecipazioni”) e in contropartita si aumenta o si diminuisce il valore della partecipazione ; se quest’ultimo diventa negativo, lo stesso si azzera. CAP 12

  1. gli strumenti finanziari sono qualsiasi contratto in grado di dare origine ad un’attività finanziaria per una società, e una passività per un’altra società. Gli strumenti f.derivati hanno le seguenti caratteristiche: iscritti al fair Value, non richiede un investimento netto iniziale, è regolato a data futura. Gli strumenti derivati possono essere finanziari o creditizi. Lo strumento f.derivato verrà iscritto tra le attività/passività dello SP a seconda che il suo fair Value sia attivo o passivo. Attivo: immobilizzazioni; passivo: fondi rischi e oneri.
  2. La valutazione avviene al fair Value; a fine esercizio si calcola la variazione. Il trattamento contabile varia a seconda che il derivato sia speculativo o di copertura. Di copertura: fair Value e cash flow hedge=> conto economico se la copertura è inefficace. Se la è, SP (rivalutazione/ svalutazione per variazioni di fair Value se le copertura è efficace)