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Libri di testo: - Corpi violati - il viaggio al femminile - donne e dirigenza scolastica - il viaggio come metafora formativa al femminile
Tipologia: Sintesi del corso
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4.1. La formazione iniziale: dalla scuola superiore all'università L'analisi tematica delle interviste prende avvio dall' unità di senso" relativa alla formazione iniziale, argomento su cui tutte le dirigenti si sono soffermate raccontando aneddoti, episodi e circostanze che, direttamente o indirettamente, hanno avuto rilevanza ai fini della scelta della scuola superiore e successivamente della facoltà universitaria'. Gli ordini di scuola frequentati dalle trenta partecipanti sono tre e nella fattispecie: il liceo classico, il liceo scientifico e l'istituto magistrale. I fattori che hanno inciso nella individuazione del percorso scolastico sono di varia natura e spaziano, sostanzialmente, dalla inclinazione per le lettere classiche e le discipline storico- umanistiche, per chi ha preferito il liceo classico, alla attitudine per le scienze e la matematica, per chi invece ha optato per il liceo scientifico. Coloro che invece hanno deciso di frequentare l'istituto magistrale avanzano principalmente due ragioni: da una parte l'interesse e la passione verso l'insegnamento che le stesse ricordano di aver avuto fin dall'infanzia periodo in cui amavano giocare a fare le maestre; dall'altra il fatto che il diploma magistrale desse loro la possibilita di trovare un impiego fisso e remunerato senza dover abdicare a tradizionali ruoli di madre e di moglie in virtù di orari lavorativi non troppo prolungati nell'arco della giornata Vi è, inoltre, una caratteristica che accomuna trasversalmente i vissuti scolastici e universitari delle intervistate, ovvero, la passione per il sapere e per lo studio verso cui tutte non hanno mai cessato di orientare la propria vita personale e professionale. Dai racconti emerge con chiara evidenza come "il potere della formazione" abbia rafforzato e promosso in tutte loro 'empowerment al femminile fattore che, secondo Isabella Loiodice, alimenta la possibilità di utilizzare la potenza trasformativa dell'educazione in capacità di ricomposizione di vissuti, saperi, emozioni, esperienze, competenze acquisite in contesti differenti, che si arricchiscono e influenzano reciprocamente. Oltre alla determinazione, alla risolutezza e alla sicurezza di sé, un altro aspetto che caratterizza i processi decisionali (e non solo) delle partecipanti è la resilienza, capacità in grado di gene- rare nel soggetto una sorta di resistenza e di reazione adattiva utili per fronteggiare i problemi anche più difficili. Esempio: dirigente che riferisce di aver perso all'età di tredici anni entrambi i genitori rimasti coinvolti in un fatale incidente automobilistico. Altre dirigenti raccontano di come hanno dovuto aggirare degli "impedimenti" imposti da figure di riferimento molto influenti sulla loro vita; Esempio una ha dovuto rinunciare a questi suoi interessi poiché secondo suo padre la laurea in lingue straniere, e in particolare in in- glese, le avrebbe dato maggiori opportunità di lavoro. Vi sono poi ricordi scolastici e universitari riconducibili a dei veri e propri percorsi ad ostacoli causati, in prima istanza, dall'appartenenza delle intervistate al genere femminile. Una dirigente racconta di aver dovuto rinunciare all'idea di iscriversi all'istituto tecnico poiché considerato sia dai genitori sia dalla docente di lettere delle scuole medie una scuola per maschi e allo stesso modo le sue aspettative furono frenate nel momento della scelta dell'università. L'analisi tematica sulla formazione iniziale delle dirigenti evidenzia come tale esperienza sia, sostanzialmente, un "viaggio"' pedagogico lungo il quale il soggetto dà progressivamente "forma" alla propria identità. 4.2. La professionalità docente come processo formativo e trasformativo Sull'importanza del ruolo degli insegnanti in funzione della crescita dei cittadini e delle cittadine di domani, si sono pronunciati numerosi documenti di ampia risonanza internazionale: Nel docu mento del Consiglio dell'Unione europea intitolato "Conclusioni del Consiglio del 20 maggio 2014 su un'efficace formazione degli insegnanti" si specifica che: L'insegnamento di qualità è largamente riconosciuto come uno dei fattori essenziali per conseguire buoni risultati dell'apprendimento, sviluppando conoscenze, capacità, attitudini e valori di cui i discenti hanno bisogno per realizzare pienamente il loro potenziale sia come individui che come membri attivi della società e della forza lavoro. In un mondo in rapido cambiamento, anche il ruolo degli insegnanti e le aspettative riposte in loro si stanno evolvendo, dal momento che essi si trovano ad affrontare le sfide rappresentate da nuove esigenze in materia di
competenze, da celeri sviluppi tecnologici e da una crescente diversità sociale e culturale, nonché dalla necessità di provvedere ad un insegnamento più individualizzato e di rispondere a particolari esigenze di apprendimento. Tornando alle interviste è apparso, quindi, opportuno chiedere alle dirigenti di ripensare alla professionalità docente con l'intento di focalizzarsi su quei fattori a cui hanno sempre dato molta importanza e che in qualche modo le hanno orientate e sostenute Insegnare significa, in primo luogo, entrare in con-tatto con l’altro da sé, creare un rapporto di fiducia e di rispetto a doppio senso tra docente e allievo, stringere un patto formativo volto ad arrechire in senso olistico chiunque partecipi ai processi in atto. L’isegnamento non può prescindere, quindi, dal porre attenzione sulla "questione umana", una dimensione molto complessa per i molteplici elementi che la compongono Per avvalorare la " questione umana" è importante che l'insegnante assuma pratiche metodologiche orientate all'ascolto, al dialogo, all'empatia, al prendersi cura dell'altro, al fine di promuovere un apprendimento consapevole ed esteso per tutto l'arco della vita. Un'altra caratteristica della professionalità docente che ha reso l'insegnamento attraente è ravvisata nel presupposto di dover affrontare ogni giorno situazioni educative, didattiche, relazionali sempre differenti. La presenza nelle classi di alunne e di alunni figli di immigrati, o che hanno fatto loro stessi l'esperienza della migrazione, evidenzia spesso, la mancanza di risorse necessarie per far fronte ai bisogni dei “nuovi arrivati". Questa problematica, rilevata in Italia già negli anni 70, ha portato e porta molte/i insegnanti a mettere in discussione le proprie pratiche d'insegnamento consapevoli che per quei bambini e per quelle bambine la didattica "tradizionale" ha scarse probabilità di sortire buoni risultati. Una buona parte delle dirigenti riferisce che, dopo aver maturato una discreta esperienza nell'insegnamento, ha sentito il desiderio di investire le competenze acquisite in funzioni collaterali alle attività didattiche: vi sono vari settori (uffici scolastici regionali, uffici scolastici territoriali, università, centri di ricerca, sindacati, ...) a cui è possibile accedere, con o senza distacco dall'insegnamento, per seguire progetti, fare ricerca. Gli incarichi ricoperti divengono un’occasione per conoscere più approfonditamente la complessità del sistema scolastico: come ad esempio una dirigente che racconta di essersi occupata della formazione dei docenti, dirigenti, di intercultura , di normativa e di autovalutazione ed è proprio per quest’ultima che la sua esperienza da docente la ha aiutata impegnandola anche a livello europeo partecipando come esperta ad uno studio. 4.3. "Da oggi dirigenti". Presupposti per gestire il cambiamento Il primo step da affrontare per passare dal ruolo della docenza a quello della dirigenza consiste nel superamento di un "concorso selettivo nazionale per titoli ed esami" volto a verificare e a valutare nei candidati e nelle candidate il possesso dei titoli delle conoscenze e delle competenze richiesti dalla stessa normativa per ricoprire tale incarico", Tenuto conto della complessità che caratterizza il ruolo e le funzioni dirigenziali, il superamento delle prove concorsuali costituisce l'incipit a partire dal quale il/la neo dirigente comincia ad interrogarsi sulle problematiche scolastiche e sui bisogni di tutta la comunità educante secondo una prospettivapiù ampia possibile. Giorgio Rembado fa presente che il passaggio si configura come un vero e proprio cambio di "mestiere" La nuova dimensione professionale richiede un potenziamento e un arricchimento del background professionale acquisito durante gli anni della docenza. Alle competenze pedagogiche pregresse vanno associate competenze amministrative, gestionali e organizzative indispensabili per guidare la scuola dell'autonomia.
cartina di tornasole per mantenere la squadra di governo della scuola salda" e capace di affrontare i momenti difficili. Tra le intervistate non manca, comunque, chi sia consapevole di esercitare una leadership forte "non per una ambizione personale ma per il bene della scuola", intendendo svolgere al meglio la funzione pubblica, prestare attenzione al territorio e salvaguardare il diritto di alunni e studenti mediante un controllo attento e vigile. In questo caso la leadership si rifà a modelli più formali guardando soprattutto alle norme e al concetto di responsabilità. Soffermarsi sulla narrazione della leadership si è rivelato per le dirigenti un’occasione a valenza formativa grazie alla quale hanno potuto riflettere sui comportamenti è prassi che spesso nella frenetica routine quotidiana rischiano di essere agiti in modo acritico, mettendo a fuoco i punti di debolezza e di forza: esse credono che una delle funzioni principali del loro operato stia ne, creare una cultura responsabile, aperta al dialogo e al confronto. 5.2. Stereotipi e pregludidi sessisti. Riconoscerli per superarli Un numero consistente di studi hanno dimostrato che le donne che si avvicinano alla carriera “devono” avere sia competenze attinti al ruolo che fronteggiare una serie di stereotipi e pregiudizi sessisti: ecco che la prima cosa da fare è educare fin dalla prima infanzia a seguire le proprie inclinazioni invece di incanalarsi in settori socialmente concepiti. Per ricoprire ruoli di prestigio le donne devono affrontare percorsi più insidiosi rispetto agli uomini, dimostrando di essere più competenti di quanto non sia effettivamente richiesto dal tipo di lavoro e ribadire costantemente il loro ruolo. Tra gli ostacoli non mancano lo stocking e il mobbing. Lo stereotipo che associa l’idea di potere con quello del comando rappresenta tutt’oggi uno dei maggiori ostacoli per la carriera femminile, non a caso le donne che mostrano di distaccarsi dal modello di potere maschile perdono il consenso delle persone che lavorano al loro fianco. Una dirigente afferma che a volte bisogna assimilarsi ai modelli tradizionali, recitando la parte, poichè l’approvazione e l’ascolto non sono affatto scontanti. Oppure un’altra dirigente racconta che nel suo istituto c’è una prevalenza di docenti maschi che non accettano la sua posizione superiore rispetto al loro status; stereotipi che subiscono un abbattimento se io dirigente è una figura maschile. Secondo alcuni studi tali atteggiamenti derivano da fattori culturali ereditati dal passato dove la donna ha subiti un deterioramento della stessa autopercezione. Un'altra dirigente ricorda di essere rimasta molto sorpresa del fatto che il suo ruolo e le sue competenze fossero messe in discus. sione da parte di un gruppo di insegnanti donne che palesavano addirittura un doppio pregiudizio nei suoi confronti: quello di essere donna e quello di essere del sud. Questo caso mostra che pregiudizi e stereotipi possono essere agiti anche in modo combinato aumentando il grado della discriminazione. Ricoprire il ruolo di dirigente in un istituto ad indirizzo tecnico gestito fino a quel momento solo da uomini può generare nel personale scolastico un clima di grande diffidenza dovuto, oltre ai pregiudizi sulle donne leader, allo stereotipo secondo cui il genere femminile abbia meno capacità di padroneggiare problemi e situazioni di carattere scientifico. Da qui ne consegue l'idea che le dirigenti donne incontrino, rispetto ai colleghi maschi, più difficoltà nella guida e nella gestione di realtà ad indirizzo tecnico-scientifico tanto che per conquistarsi la fiducia e la credibilità delle persone servono molto tempo e ripetute dimostrazioni di competenza. Una dirigente sostiene che molti stereotipi provengano da un problema generazionale: mentre le vecchie generazioni tendono a rimarcare l’inferiorità delle donne rispetto agli uomini, le nuove generazioni si pongono su un livello paritario. Il fattore età e l'aspetto fisico sono altre due variabili che associate al genere femminile aumentano le probabilità di subire discriminazioni.
Per diretta esperienza una dirigente dice che essere giovane e fisicamente piacevole faccia mettere in dubbio le capacita intelletve della donna che, a quel punto, viene giudicata più per cio che appare esteriormente che per le sue qualità professionali. In Italia questo atteggiamento sembra essere più diffuso che in altri paesi dove incontrare dirigenti giovani e donne fa parte della normalità. Altri stereotipi attribuiti alla donna leader sono quelli di essere "isterica", di aver ottenuto il posto per "relazioni amorose" oppure di essere una "donna che indossa i pantaloni". Sono tre visioni che deformano l'identità femminile per restituirne un'immagine alterata in senso negativo: quella di donna "malata", di "peccaminosa"che seduce l'uomo con l'avvenenza del suo corpo, di donna che cambia identità pur di ottenere ciò che vuole. Anche se non subiti personalmente, la dirigente sostiene che questi stereotipi siano presenti anche nelle organizzazioni pubbliche e che a farne le spese siano soprattutto le giovani dirigenti spesso additate per essere passate di ruolo non per talento ma per "meriti di altro genere". 5.3. La femminilizzazione della dirigenza scolastica. Tra nuove conquiste e vecchie forme di segregazione La scarsa presenza delle donne ai vertici delle organizzazioni è divenuto in questi ultimi anni un tema che ha assunto un interesse crescente tanto a livello politico-sociale che a livello scientifico. Ne sono una chiara dimostrazione le ricerche attualmente esistenti volte a mettere in evidenza sia le cause del fenomeno sia i possibili ed auspicabili interventi che possano innescare processi in controtendenza. La crescita del numero delle dirigenti scolastiche è considera da una buona parte delle intervistate un processo piuttosto “scontato" in quanto strettamente correlato con la femminilizzazione del corpo insegnante; Ciò fa supporre che ai concorsi per dirigente partecipino molte più docenti donne che uomini e che le graduatorie di merito rispecchino esattamente le percentuali degli iscritti rispetto alla variabile sesso. A questa constatazione di ordine quantitativo ne seguono anche altre di carattere qualitativo, ad esempio: la scarsa considerazione politico-sociale attribuita alla scuola e di conseguenza alla dirigenza scolastica porta il genere maschile ad allontanarsi sempre di più da questo tipo di professione; l'alta presenza femminile non favorisce pertanto il riconoscimento a livello sociale della categoria che viene sempre più svalorizzata. (C'è l'idea che le donne si possano accontentare ed avere uno stipendio inferiore perché tanto sono sempre"moglie di") Si avanza anche l'ipotesi che la femminilizzazione della dirigenza scolastica sia un processo "avviato in maniera subdola" da parte dei decisori politici con l'intendo di mantenere la scuola in uno stato di inferiorità e di bassa rilevanza rispetto ad altre istituzioni. C’è inoltre la preoccupazione che la dirigenza venga intrapresa esclusivamente per ottenere un miglioramento sul fronte economico, tra l'altro "ridicolo". Per i docenti maschi la dirigenza non rappresenta una vera carriera in ragione del rapporto stupendio/ impegno. Una delle idee che in passato ha contribuito all’ingresso delle donne nell’insegnamento è che la maestra in quanto donna e detentrice della virtù di allevare potesse essere più idonea a questo ruolo svilendo il ruolo del maestro maschio, adesso c’è la preoccupazione che questo posso accadere nuovamente sul concetto di dirigente lasciando in secondo piano aspetti di rilievo come le competenze, la capacità e la leadership. Altro nodo cruciale : la dirigenza ha bisogno del cambio generazionale, che porti innovazione nei modi di pensare e di gestire la scuola: le giovani dirigenti, Rispetto alle colleghe con più anzianità di servizio appaiono molto più sicure di sé, desiderose di mettersi in gioco e nei confronti dei colleghi maschi, non evidenziano atteggiamenti di inferiorità ma si misurano alla pari. Da quando sono state modificate le regole per il reclutamento dei capi d’istituto, le insegnanti concorrenti, potendosi confrontare sulla base del merito anziché sui -*titoli acquisiti sul campo : hanno ottenuto risultati superiori rispetto al passato: Le nuove procedute di selezione sembrano infatti avvantaggiare chi studia di più e possiede più conoscenze. Va sottolineato che le neo-dirigenti tendono a valorizzare le proprie competenze e le proprie aspirazioni e si mostrano attive e capaci di risolvere i problemi grazie a un loro maggior coinvolgimento nei processi organizzativi fin dal periodo della docenza.