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Durkheim e Goffman (forza centrifuga e centripeta)
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Quando ci adattiamo a delle situazioni anche il nostro comportamento cambia come se recitassimo una parte, questo perché vogliamo essere accettati per paura di rimanere soli ed esclusi (Durkheim). Esempio ad un colloquio di lavoro ci si presenta in un certo modo, in una certa forma , perché si desira essere inclusi in quella situazione. In ogni situazione diversa si assume una certa forma. Ci caliamo dentro al gruppo, al Noi. Goffman dice “ci siamo sbarazzati di molti dei, ma l’individuo rimane ostinatamente una divinità di notevole importanza” Goffman è statunitense e porta con sé la concezione della centralizzazione dell’individuo, dell’uomo andando a escludere la divinità= i rituali che erano stati definitivi come collettivi (centralizzazione della divinità) diventano rituali quotidiani. (mentre Durkheim si concentra sui rituali collettivi Goffman si concentra nel rituale fra due persone nella vita quotidiana) MICRO-RITUALI Goffman, Simmel, Elias) GOFFMAN (1922-1982) Diventa docente, ha un suo dipartimento Sociologo statunitense ma in quel periodo è circondato da una sociologia statunitense che ama i questionari, che dà un grande impulso ai sondaggi, ma che resta molto spesso dentro la torre d’avorio dell’accademia, e guarda quello che avviene dentro gli esseri umani senza interessarsi davvero, lavandosene le mani. Lui invece mette dentro nel suo bagaglio di sociologia europea di Durkheim e una tradizione della scuola di Chicago. Non era molto amato dai suoi colleghi perché era una persona che osservava tutto. Guarda allo spazioe e al tempo osservando tutto, non gli sfuggiva niente. Aveva a che fare con la vita quotidiana, non con i sondaggi tipici statunitensi. Con il suo lavoro va per un periodo dentro un manicomio, vive lì dentro e scrive “Asylum” non fa sondaggi ma scrive quello che vive (rapporti con medici, pazienti,..) è un libro dirompente per quel tempo Scrive anche “stigma”. Temi sul filo della devianza. Goffman nell’incipit della “vita quotidiana come rappresentazione” parla di maschere, cita un brano che parla di maschere (ricorda Pirandello). Goffman mette insieme due tradizioni: quella di Durkheim (prende l’idea dell’ordine sociale, dei rituali e della divinità) + quella della scuola di Chicago MACRO-ORDINE (rituale collettivo visto fino ad ora) ≠ da MICRO-ORDINE (rituale dentro al macro-ordine in cui al centro ci sono gli individui, le relazioni rìtra loro) Durkheim dice che c’è un macro-ordine e Goffman dice che però c’è anche un micro-ordine. Il macro-ordine corrisponde a un micro-ordine. Legame morale fra anima individuale e collettiva. L’anima individuale ha in porzione di anima collettiva, ossia se l’oggetto sacro del macro-ordine era qualcosa di divino, l’oggetto sacro del micro-ordine è l’individuo e ciò in una relazione significa che l’oggetto sacro è il comportamento che l’individuo tiene nei confronti dell’altro= c’è uno SCAMBIO (per ottenere determinate cose bisogna avere un certo comportamento) es. rituale del dono: si crea un’aspettativa reciproca, se io dono qualcosa a qualcuno mi aspetto qualcosa in cambio/ gesto del saluto il macro-ordine (Durkheim) viene portato nella vita quotidiana ma seguendo certi ritmi appartenenti al micro-ordine (Goffmann). Ma cosa succede se non rispetto quel micro-ordine? Si creano problemi relazionale, si possono creare delle antipatie e la persona nei confronti della quale il micro-ordine non è stato rispettato subisce delle problematiche sociali avviene la dissacrazione dell’altro (della struttura), della mia maschera rispetto all’altro.
Ciò che mantiene il micro-ordine sono le maschere assunte dalle persone che ne fanno parte. Il sacro è: DurkheimLa comunità stessa e i suoi simboli Goffman l’ordine dell’interazione e le maschere che ogni individuo mette Secondo Durkheim ci sono due coscienze: