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Durkheim e Goffman (forza centrifuga e centripeta), Schemi e mappe concettuali di Sociologia

Durkheim e Goffman (forza centrifuga e centripeta)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2017/2018

Caricato il 23/06/2023

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jessica-d-altoe 🇮🇹

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SOCIOLOGIA 2019/2020
17/10/201
GABER
Quando ci adattiamo a delle situazioni anche il nostro comportamento cambia come se recitassimo una
parte, questo perché vogliamo essere accettati per paura di rimanere soli ed esclusi (Durkheim).
Esempio ad un colloquio di lavoro ci si presenta in un certo modo, in una certa forma, perché si desira
essere inclusi in quella situazione. In ogni situazione diversa si assume una certa forma. Ci caliamo dentro al
gruppo, al Noi.
Goffman dice “ci siamo sbarazzati di molti dei, ma l’individuo rimane ostinatamente una divinità di
notevole importanza”
Goffman è statunitense e porta con sé la concezione della centralizzazione dell’individuo, dell’uomo
andando a escludere la divinità= i rituali che erano stati definitivi come collettivi (centralizzazione della
divinità) diventano rituali quotidiani.
(mentre Durkheim si concentra sui rituali collettivi Goffman si concentra nel rituale fra due persone nella
vita quotidiana)
MICRO-RITUALI Goffman, Simmel, Elias)
GOFFMAN (1922-1982)
Diventa docente, ha un suo dipartimento
Sociologo statunitense ma in quel periodo è circondato da una sociologia statunitense che ama i
questionari, che dà un grande impulso ai sondaggi, ma che resta molto spesso dentro la torre d’avorio
dell’accademia, e guarda quello che avviene dentro gli esseri umani senza interessarsi davvero,
lavandosene le mani. Lui invece mette dentro nel suo bagaglio di sociologia europea di Durkheim e una
tradizione della scuola di Chicago. Non era molto amato dai suoi colleghi perché era una persona che
osservava tutto. Guarda allo spazioe e al tempo osservando tutto, non gli sfuggiva niente. Aveva a che fare
con la vita quotidiana, non con i sondaggi tipici statunitensi.
Con il suo lavoro va per un periodo dentro un manicomio, vive lì dentro e scrive “Asylum” non fa
sondaggi ma scrive quello che vive (rapporti con medici, pazienti,..) è un libro dirompente per quel
tempo
Scrive anche “stigma”. Temi sul filo della devianza.
Goffman nell’incipit della “vita quotidiana come rappresentazione” parla di maschere, cita un brano che
parla di maschere (ricorda Pirandello).
Goffman mette insieme due tradizioni: quella di Durkheim (prende l’idea dell’ordine sociale, dei rituali e
della divinità) + quella della scuola di Chicago
MACRO-ORDINE (rituale collettivo visto fino ad ora) ≠ da MICRO-ORDINE (rituale dentro al macro-ordine in
cui al centro ci sono gli individui, le relazioni rìtra loro)
Durkheim dice che c’è un macro-ordine e Goffman dice che però c’è anche un micro-ordine. Il macro-ordine
corrisponde a un micro-ordine. Legame morale fra anima individuale e collettiva.
L’anima individuale ha in porzione di anima collettiva, ossia se l’oggetto sacro del macro-ordine era
qualcosa di divino, l’oggetto sacro del micro-ordine è l’individuo e ciò in una relazione significa che
l’oggetto sacro è il comportamento che l’individuo tiene nei confronti dell’altro= c’è uno SCAMBIO (per
ottenere determinate cose bisogna avere un certo comportamento) es. rituale del dono: si crea
un’aspettativa reciproca, se io dono qualcosa a qualcuno mi aspetto qualcosa in cambio/ gesto del saluto
il macro-ordine (Durkheim) viene portato nella vita quotidiana ma seguendo certi ritmi appartenenti al
micro-ordine (Goffmann).
Ma cosa succede se non rispetto quel micro-ordine? Si creano problemi relazionale, si possono creare delle
antipatie e la persona nei confronti della quale il micro-ordine non è stato rispettato subisce delle
problematiche sociali avviene la dissacrazione dell’altro (della struttura), della mia maschera rispetto
all’altro.
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Scarica Durkheim e Goffman (forza centrifuga e centripeta) e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Sociologia solo su Docsity!

GABER

Quando ci adattiamo a delle situazioni anche il nostro comportamento cambia come se recitassimo una parte, questo perché vogliamo essere accettati per paura di rimanere soli ed esclusi (Durkheim). Esempio ad un colloquio di lavoro ci si presenta in un certo modo, in una certa forma , perché si desira essere inclusi in quella situazione. In ogni situazione diversa si assume una certa forma. Ci caliamo dentro al gruppo, al Noi. Goffman dice “ci siamo sbarazzati di molti dei, ma l’individuo rimane ostinatamente una divinità di notevole importanza” Goffman è statunitense e porta con sé la concezione della centralizzazione dell’individuo, dell’uomo andando a escludere la divinità= i rituali che erano stati definitivi come collettivi (centralizzazione della divinità) diventano rituali quotidiani. (mentre Durkheim si concentra sui rituali collettivi Goffman si concentra nel rituale fra due persone nella vita quotidiana) MICRO-RITUALI Goffman, Simmel, Elias) GOFFMAN (1922-1982) Diventa docente, ha un suo dipartimento Sociologo statunitense ma in quel periodo è circondato da una sociologia statunitense che ama i questionari, che dà un grande impulso ai sondaggi, ma che resta molto spesso dentro la torre d’avorio dell’accademia, e guarda quello che avviene dentro gli esseri umani senza interessarsi davvero, lavandosene le mani. Lui invece mette dentro nel suo bagaglio di sociologia europea di Durkheim e una tradizione della scuola di Chicago. Non era molto amato dai suoi colleghi perché era una persona che osservava tutto. Guarda allo spazioe e al tempo osservando tutto, non gli sfuggiva niente. Aveva a che fare con la vita quotidiana, non con i sondaggi tipici statunitensi. Con il suo lavoro va per un periodo dentro un manicomio, vive lì dentro e scrive “Asylum” non fa sondaggi ma scrive quello che vive (rapporti con medici, pazienti,..) è un libro dirompente per quel tempo Scrive anche “stigma”. Temi sul filo della devianza. Goffman nell’incipit della “vita quotidiana come rappresentazione” parla di maschere, cita un brano che parla di maschere (ricorda Pirandello). Goffman mette insieme due tradizioni: quella di Durkheim (prende l’idea dell’ordine sociale, dei rituali e della divinità) + quella della scuola di Chicago MACRO-ORDINE (rituale collettivo visto fino ad ora) ≠ da MICRO-ORDINE (rituale dentro al macro-ordine in cui al centro ci sono gli individui, le relazioni rìtra loro) Durkheim dice che c’è un macro-ordine e Goffman dice che però c’è anche un micro-ordine. Il macro-ordine corrisponde a un micro-ordine. Legame morale fra anima individuale e collettiva. L’anima individuale ha in porzione di anima collettiva, ossia se l’oggetto sacro del macro-ordine era qualcosa di divino, l’oggetto sacro del micro-ordine è l’individuo e ciò in una relazione significa che l’oggetto sacro è il comportamento che l’individuo tiene nei confronti dell’altro= c’è uno SCAMBIO (per ottenere determinate cose bisogna avere un certo comportamento) es. rituale del dono: si crea un’aspettativa reciproca, se io dono qualcosa a qualcuno mi aspetto qualcosa in cambio/ gesto del saluto il macro-ordine (Durkheim) viene portato nella vita quotidiana ma seguendo certi ritmi appartenenti al micro-ordine (Goffmann). Ma cosa succede se non rispetto quel micro-ordine? Si creano problemi relazionale, si possono creare delle antipatie e la persona nei confronti della quale il micro-ordine non è stato rispettato subisce delle problematiche sociali avviene la dissacrazione dell’altro (della struttura), della mia maschera rispetto all’altro.

Ciò che mantiene il micro-ordine sono le maschere assunte dalle persone che ne fanno parte. Il sacro è:  DurkheimLa comunità stessa e i suoi simboli  Goffman l’ordine dell’interazione e le maschere che ogni individuo mette Secondo Durkheim ci sono due coscienze:

  1. la coscienza collettiva è quella che riguarda gli stati comuni alla società intera (es. le credenze comuni, la cultura comune, ...) (FORZA CENTRIPETA)
  2. la coscienza individuale ciò che abbiamo di personale e di distinto, che disgrega la collettività (FORZA CENTRIFUGA). La coscienza individuale ha assunto un grandissimo peso, dal passato a ora la coscienza si è allargata moltissimo, la collettività è minore. PROCESSO DI Differenziazione nel tempo (ES. ambito lavorativo) Solidarietà organica: ognuno di differenzia per qualcosa nella società (chi è medico, chi è esperto in lingue) e ognuno deve mettere in atto le proprie competenze, ciò in cui è esperto per aiutare nella società es. se sto male vado da qualcuno che sa curarmi come il medico, se ho bisogno di una traduzione vado da qualcuno esperto di lingue. Solidarietà meccanica: più rigida Goffman dice che il self è quello che viene creato da un rituale, e il rituale è quello che viene creato dalle persone in situazione (vuol dire che io mi adeguo alle varie situazioni). Goffman ha in mente un modello drammaturgico (sta pensando al teatro tradizionale). Di che cosa è fatto il modello drammaturgico? Si recita una parte, esiste il copione (non si improvvisa) quindi recito una parte che è stabilita a priori e questo rende il gioco differente (tutto quello che esce dal copione è un errore), la costruzione della scena che è fatta di come le persone sono vestite e di come l’ambiente è costruito, c’è il pubblico (il vero pubblico nella vita quotidiana so o le persone con cui sto interagendo mentre recito questa parte), c’è un’entrata in scena e un’uscita in scena (quando entro in scena supero la soglia della liminarità che è la più rischiosa perché può accadere di tutto) [es. di allestimento della scena: quando mi preparo, decido come vestirmi per andare a un colloquio di lavoro/discoteca quando esco dalla scena e torno a casa invece tolgo questi allestimenti (es. mi strucco, mi tolgo i tacchi, …) In questa mia rappresentazione teatrale sto cercando di piacere agli altri e ciò vuol dire che sto cercando di lasciare un segno. Facciamo tutto questo per cercare di influenzare gli altri e in particolare di ottenere in quella situazione che vogliamo dagli altri. Secondo Goffman siamo in un’attività di ricerca di informazione reciproche dell’altro e sulla base di queste informazioni reciproche sappiamo e decidiamo come agire per ottenere una reazione (es. facciamo finta di

COLLETTIVA

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