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ecologia - ecologia
Tipologia: Appunti
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La biologia dell’ambiente dovrebbe essere un tema di per sé affascinante, visto il gran parlare negli ultimi decenni, anche quando non offre immediatamente applicazioni pratiche: fanno parte dell’indole umana la curiosità e l’interesse per la vita, i comportamenti e la varietà degli esseri che ci circondano quotidianamente, senza andare in ambienti esotici. Molti di noi si mostrano interessati ai temi dell’ecologia, ma poi si fanno prendere dal corso degli eventi e dimenticano di mettere in pratica ciò che la sensibilità dovrebe spingere a fare, cioè avere cura dell’ambiente in cui si vive. Ci sono anche, per fortuna dell’umanità, interessi che per alcuni diventano passatempi e vocazioni che nel tempo si trasformano in fonti di soddisfazioni estetiche e intellettuali per tutta la vita, traducendo l’insegnamento e l’educazione ambientale, ricevuti durante l’età scolastica, in buone pratiche di comportamento sociale anche in età adulta. Di solito i corsi scolastici di biologia sono incredibilmente noiosi tali da creare una certa antipatia verso la disciplina. Spero invece che, grazie alla vostra indispensabile collaborazione, il nostro corso sia per voi interessante e anche divertente. Buon lavoro!
Le prospettive dell’attuale modello di sviluppo e la minaccia del progressivo incremento demografico della nostra specie hanno posto i problemi ambientali in primo piano. Ritengo che sia indispensabile che ogni individuo assennato sia messo a conoscenza dei processi e delle condizioni generali dell’ambiente che rendono possibile la sopravvivenza non solo della nostra specie, ma anche quella di migliaia di altri organismi. In una convivenza civile, regolata da comportamenti democratici, non è sufficiente la presenza di un piccolo gruppo preparato che comprende quello che accade alla natura, ma occorre che tutti i cittadini siano preparati affinché la conoscenza, la ricerca e l’azione siano integrate per far maturare stili di vita rispettosi di tutto l’ambiente. ( Squilibrio nell'uso delle risorse: acqua, minerali, legname. ..) La preparazione dei cittadini verso i temi dell’ambiente la si può considerare una necessità vitale, per il semplice motivo che la presenza di homo sapiens, e della sua formidabile capacità culturale di produrre frequenti e repentini cambiamenti negli ambienti in cui interviene, sta modificando la biosfera fino ad un punto di non ritorno. Dopo questo preambolo possiamo iniziare a fissare alcuni punti di riferimento della disciplina, definendone i termini fondamentali. Per procedere con tranquillità abbiamo bisogno di stabilire alcuni concetti specifici e, per chiarire alcune relazioni tra la biologia ambientale e altre discipline, per nostra fortuna, è richiesto solo un bagaglio minimo di termini tecnici. Ecologia – deriva dalla radice greca òikos, che significa casa (posto in cui vivere) e lògos , che significa discorso, letteralmente è lo studio delle case; in senso generale è lo studio degli ambienti. Si occupa della biologia di gruppi di organismi e dei processi funzionali nelle terre, negli oceani, nei corsi d’acqua. Il termine è stato utilizzato la 1ª volta dal biologo tedesco Ernest Haeckel nel 1866 nella sua opera “ Morfologia generale degli organismi ”. È una scienza interdisciplinare e di sintesi per trarre leggi e principi generali sul funzionamento dell’ambiente; si occupa dei fondamenti comuni a tutte le forme di vita; studia i rapporti degli organismi fra loro e con l’ambiente in cui vivono. È sottointeso che la specie homo sapiens è una parte della natura. Ambiente – rappresenta un concetto fondamentale per l’ecologia ed è definito come l’insieme delle condizioni fisiche (luce, pressione, temperatura, struttura del terreno, ecc…), chimiche (presenza o meno di sostanze organiche ed inorganiche, pH,..), biologiche (presenza di determinate specie di organismi) dove è possibile la vita di un organismo animale o vegetale. Le proprietà della vita. Si ha un’idea abbastanza intuitiva di ciò che significa essere vivo: per esempio affermiamo che un gatto è vivo, mentre una pietra non lo è. Eppure risulta molto difficile definire la vita, perché gli esseri viventi si presentano con forme e strutture molto diversificate fra loro e qualche volta non è facile separare nettamente alcuni organismi (virus) dal mondo inanimato. Per fortuna nostra i biologici, a seguito di studi ed esperimenti, hanno individuato alcune proprietà comuni a tutti gli esseri viventi per distinguerli con certezza dalla materia non vivente: I. Strutture complesse e organizzate che operano tra loro in stretta collaborazione II. In condizioni ambientali in continuo cambiamento le strutture e le funzioni rimangono costanti (omeostasi) III. Scambi con l’ambiente di energia e materiali che vengono trasformati secondo le necessità
IV. Sviluppo ed accrescimento V. Reazione agli stimoli ambientali VI. Riproduzione VII. Capacità di cambiare nel tempo (evoluzione). Altre proprietà prese in considerazione:
Un essere vivente per essere considerato tale deve possedere contemporaneamente queste proprietà. Ora iniziamo a delimitare il campo di studio dell’ecologia, esaminando il concetto di livelli di organizzazione presenti nel mondo vivente. Rispetto a qualsiasi oggetto inanimato gli esseri viventi sono altamente complessi e organizzati. Nel mondo naturale è possibile individuare lo spettro biologico della progressiva complessità di organizzazione secondo una struttura a piramide dal più semplice, l’ atomo al più complesso, la biosfera : a. Atomo - la più piccola e caratteristica unità di un elemento che ne conservi le proprietà chimiche b. Molecole – la più piccola unità chimica di un elemento o di un composto capace di esistenza indipendente. Costituite dall’unione chimica di uno o più elementi (1O + 2H = H2O). Macromolecole biologiche sono un prodotto dell’attività degli esseri viventi; le molecole inorganiche appartengono al mondo inanimato, ma presenti anche negli organismi viventi (acqua, sali minerali anidride carbonica..) c. Cellula – I livelli di organizzazione della vita iniziano con la cellula che rappresenta la più piccola unità funzionale di un organismo vivente. La cellula risulta costituita fondamentalmente da tre componenti: geni che regolano e controllano le attività vitali della cellula; organuli che svolgono le diverse funzioni necessarie alla cellula per vivere e una sottile membrana che separa la cellula dall’ambiente circostante. Alcuni organismi sono formati da una sola cellula (microrganismi) e detti unicellulari. Altri organismi invece sono costituiti da molte cellule (organismi più grandi) e detti pluricellulari. d. Negli organismi pluricellulari le cellule simili sono organizzate in un complesso strutturale di maggiori dimensioni detto tessuto (nervoso, muscolare, connettivo..). e. Tessuti diversi possono unirsi in un’unità strutturale superiore funzionale, che prende il nome di organo (foglia, organo riproduttore, stomaco, occhio, cervello...) f. Un gruppo di organi preposti ad una specifica funzione formano un sistema organico , o apparato. Per esempio il cervello, midollo spinale, organi di senso e nervi compongono il sistema nervoso. Altri apparati sono: respiratorio, circolatorio, radicale. g. Infine l’azione coordinata di tutti i sistemi organici si traduce in un singolo essere vivente, cioè l’ organismo. h. Un insieme di organismi della stessa specie, cioè che hanno simili caratteristiche dal punto di vista anatomico e fisiologico, che vivono in una stessa area e sono in grado di accoppiarsi, generando figli fertili, formano una popolazione. Il termine indicava originariamente un gruppo di persone, ma in ecologia è generalizzato fino a comprendere gruppi di individui appartenenti a qualsiasi specie di organismi. L’ecologia inizia il suo campo d’intervento a partire da questo livello di organizzazione fino alla biosfera. i. Popolazioni diverse possono vivere insieme in una determinata area in una comunità. Si usa anche il termine di comunità biotica o biocenosi ( bios = vita e koinos = unione, comunanza), cioè l’associazione biologica di organismi animali e vegetali di specie diverse che coabitano in una stessa unità di ambiente ( biotopo = luogo dove si sviluppa la vita).
si opera una deforestazione per far posto all’agricoltura, questa non dura che pochissimi anni.
corbezzolo. Il clima mediterraneo non è l’ideale per lo sviluppo della fauna, a causa del lungo periodo secco durante la stagione calda. Gli animali sono in prevalenza erbivori (cervi, caprioli, daino), vi sono poi scoiattoli, volpi, cinghiali e l’istrice tipico rappresentante della fauna mediterranea. Vi sono anche molti uccelli che si cibano di frutti, roditori che si nutrono di semi e lucertole e serpenti
calore che si disperde nello spazio. Rappresenta un ecosistema in continua modificazione naturale nei tempi lunghi e, ultimamente, cambiamenti per cause antropiche nei tempi brevi. Il tipo di organizzazione della vita per livelli crescenti di complessità è caratterizzato dalla seguente caratteristica: via via che si passa da un livello a quello superiore subentrano nuove proprietà che non è possibile prevedere osservando una per una le singole componenti del livello più basso. Le nuove proprietà del sistema non sono il risultato della semplice somma dei componenti ma hanno origine dalla collaborazione e stretta interazione di tutte le componenti a quel dato livello.
La biosfera attuale è il risultato di una lunga interazione tra materia vivente e materia inorganica che ha avuto inizio circa 3,5 miliardi di anni fa. La sua struttura, il suo funzionamento e il suo carattere di entità funzionale possono essere compresi solo alla luce del suo processo di genesi. Non sappiamo con certezza come si siano formate le diverse forme di vita sulla Terra, ma sicuramente possiamo affermare che le prime manifestazioni di vita furono legate all’acquisizione, tramite molecole complesse, di una struttura che consentisse loro, da una parte di prelevare ed incanalare l’ energia , secondo un certo modello (capace cioè di costituire un centro di attività metabolica), e dall’altra di conservare, in forma trasmissibile, delle informazioni sul modo di costruire tale struttura funzionale a partire dagli elementi forniti dall’ambiente. Gli esseri viventi grazie al loro potere di diversificazione strutturale hanno potuto adattarsi, nel corso della storia della vita (filogenesi) alle condizioni sempre diverse imposte da ambienti in continuo cambiamento. La biosfera è molto varia e possiede dei limiti. Se comprendiamo bene la sua struttura e le dinamiche funzionali possiamo in qualche maniera intervenire per affrontare i problemi ambientali che la stanno affliggendo. Innanzitutto è bene conoscere quali sono i fattori fisici e chimici che influiscono sullo sviluppo degli organismi viventi. Tutti gli individui viventi sono obbligati ad adattarsi al contorno che li circonda per sopravvivere e riprodursi. La selezione naturale fornisce agli organismi una serie di stratagemmi per utilizzare le risorse disponibili. Tutte le manifestazioni della vita implicano variazioni di energia: le comunità vegetali sono collegate al loro ambiente tramite i flussi di energia e i maggiori input ambientali che guidano la biosfera includono la radiazione solare, il fotoperiodismo, la temperatura, l’acqua, l’ossigeno, il suolo e il vento.
proibitive per quasi tutti gli organismi, perché in queste condizioni molti enzimi vengono alterati. Ci sono in natura alcuni speciali adattamenti che permettono ad alcuni organismi di vivere a temperature che superano i limiti suddetti: alcune specie di rane e tartarughe che vivono nelle regioni fredde si possono congelare durante i mesi invernali e comunque sopravvivere; alcuni tipi di batteri, che vivono nelle bocche idrotermali negli abissi degli oceani, da dove sgorga nuovo materiale lavico caldissimo, possiedono enzimi che funzionano in maniera ottimale anche ad elevate temperature. I mammiferi e gli uccelli (animali a sangue freddo) sono in grado di conservare il proprio corpo a temperature notevolmente diverse rispetto a quelle ambientali, rimanendo attivi in un intervallo di temperature esterne piuttosto ampio. Comunque le prestazioni migliori sono a determinate temperature. A questo proposito è opportuno parlare dell’ omeostasi (dal greco “restare lo stesso”), la capacità di autoregolazione degli esseri viventi, cioè mantenere un equilibrio interno stabile, nonostante il variare delle condizioni esterne. Per mantenere in ordine ed in efficienza insiemi di elementi complessi come le cellule di un organismo, occorre spendere energia. L’equilibrio delle condizioni interne è fondamentale per salvaguardare il buon funzionamento dell’organismo e la sua stessa vita. Uno dei meccanismi omeostatici è rappresentato dalla sudorazione: quando fa caldo, automaticamente si inizia a sudare. Il sudore emesso ha la funzione di abbassare la temperatura del corpo, e man mano che evapora sottrae calore al corpo, la cui temperatura tende ad abbassarsi.
Per chiudere questa parte generale, prima di affrontare lo studio della struttura e funzionamento di un ecosistema, diamo uno sguardo all’evoluzione, concetto unificante di tutti gli esseri viventi. Ogni individuo durante l’arco della sua vita cerca di mantenere l’omeostasi. Ma un gruppo di individui col passare del tempo e nel corso di successive generazioni, ha la capacità di cambiare, modificarsi, cioè di evolvere. L’idea fondante della biologia è l’ evoluzione : teoria secondo la quale gli organismi attualmente viventi sono gradualmente derivati da forme più semplici nel corso di un processo continuo durato centinaia di milioni di anni e tuttora in corso. Concettualmente il termine evoluzione vuol dire sviluppo lento e graduale, svolgimento da una forma ad un’altra più completa e più perfetta (compiuta in tutte le sue parti; non manca di alcuna qualità propria della sua natura). L’evoluzione comunque non deve essere intesa come miglioramento o progresso verso un mondo sempre migliore: non esistono specifiche tendenze ad evolversi verso particolari direzioni. La teoria dell’evoluzione ha posto due tipi di problemi: individuazione delle prove, che in questa sede trascureremo; e la comprensione dei meccanismi. L’evoluzione è possibile grazie a tre processi naturali:
graduale fra bosco e prato; zona paludosa in una foce fluviale in cui è incerto il confine tra acqua e terra emersa. L’ecosistema è per gli ecologi l’unità di studio che ha confini convenzionali, individuato da modelli di riferimento che aiutano il lavoro di indagine. Dopo aver delimitato il nostro ecosistema, anche se in maniera convenzionale, bisogna considerare che esso rappresenta un sistema aperto: lo stretto rapporto con l’intorno si traduce in un continuo ingresso/uscita di energia e di materia. Tutti gli ecosistemi ricevono energia solare che è alla base della vita e perdono calore nell’ambiente; ricevono materia in ingresso e cedono materia in uscita. La ricerca ecologica a qualsiasi livello viene condotta è basata sulle modalità necessarie per svolgere qualsiasi processo scientifico: osservazione, formulazione d’ipotesi, previsione e verifica. L’osservazione di un ecosistema evidenzia solitamente due tipi di problemi fondamentali: ♦ le modalità di trasferimento di energia tra organismi e l’ambiente circostante ♦ modo in cui le sostanze chimiche si riciclano Per procedere finalmente allo studio di un ecosistema rimane da fare l’ultima precisazione: occorre distinguere la descrizione della struttura da quella del funzionamento. Nell’analisi della struttura di un ecosistema si individuano
FLUSSO DI ENERGIA negli ecosistemi Tutti gli organismi viventi per vivere e riprodursi hanno bisogno di un flusso continuo di energia. L’esperienza ci insegna che per svolgere qualsiasi tipo di attività impieghiamo dell’energia, che può derivare dal nostro interno o dall’esterno. Gli animali ricavano l’energia dal cibo di cui si nutrono, quindi il cibo possiede energia. Ciò è abbastanza intuitivo, ma che cos’è l’energia? Non si conosce l’intima essenza dell’energia, pertanto se ne dà una definizione operativa: essa viene genericamente intesa come l’attitudine a compiere un lavoro. L’energia obbedisce alle leggi classiche della termodinamica :
bande dello spettro da parte dei gasi atmosferici. Lo spettro di radiazioni, che giungono in superficie, varierà con l’ora del giorno, specialmente in vicinanza dell’alba e del tramonto, a causa dell’angolo d’inclinazione dei raggi solari, perché diverso sarà lo spessore di gas atmosferici da attraversare. L’atmosfera attenua quindi la luce attraverso l’assorbimento (parte dell’energia incidente passa nelle sostanze che colpisce) e la diffusione (processo per cui l’energia incidente viene diffusa in tutte le direzioni da parte dei gas atmosferici e delle particelle solide sospese). L’attenuazione delle radiazioni dipende dalla quantità e dalle caratteristiche dei materiali assorbenti e diffusivi: gas, acqua e polveri. La radiazione solare è attenuata dall’atmosfera terrestre in modo altamente selettivo: CO (^) 2, O (^3) (ozono), H2O rimuovono dall’atmosfera una discreta quantità di energia a lunghezze d’onda dell’infrarosso (tra 850 e 1030 nm), mentre l’assorbimento nell’ultravioletto subisce una brusca interruzione, grazie soprattutto alla presenza di ozono, e l’energia che raggiunge la superficie terrestre non ha lunghezze d’onda dell’ultravioletto minori di 300 nm, che sarebbero fortemente nocive per la vita. La nostra atmosfera in pratica fornisce una finestra attraverso la quale passano le lunghezze d’onda del visibile. Una conseguenza diretta dell’assorbimento selettivo sono le forme di vita della biosfera. Tutto il mondo biologico ricava energia potenziale dalle sostanze organiche prodotte dagli organismi fotosintetici: l’energia luminosa del sole viene captata dalla clorofilla (pigmento verde) e immagazzinata nei carboidrati (molecole ricche di energia chimica) mediante un processo chiamato fotosintesi (fare cose con la luce). I due processi fondamentali (flusso di energia e riciclaggio delle sostanze) che sono alla base di ciascun ecosistema, sono messi in moto dalla fotosintesi (meccanismo costruttivo di sostanza organica attraverso la trasformazione di energia da la forma luminosa a quella chimica) e dalla respirazione (meccanismo di distruzione di sostanza organica con dissipazione di energia sotto forma di calore). La fotosintesi , la luminosa strada che mette a nostra disposizione grandi quantità di cibo, di fibre e di energia, è un processo fotochimico svolto da organismi definiti fototrofi, autotrofi e, dagli ecologi, produttori primari. Gli organismi capaci di svolgere la fotosintesi sono piante verdi, alghe azzurre e verdi, e alcune specie di batteri), grazie alla presenza di un particolare pigmento verde chiamato clorofilla. Durante questo processo gli organismi autotrofi sono in grado di captare l’energia luminosa delle radiazioni solari e di convertire reagenti a basso contenuto energetico come l’H (^) 2O e la CO 2 in prodotti ad alto contenuto energetico come il glucosio (carboidrato con formula = C (^) 2H (^) 12O (^) 6). La molecola della clorofilla utilizzando l’energia luminosa opera la scissione della molecola di H (^) 2O dalla quale si ottiene H 2 necessario per la riduzione della CO (^) 2. La fotosintesi avviene in organuli particolari delle cellule vegetali chiamati cloroplasti (strutture a forma di lente); essa ha un posto di 1° piano nel ciclo del carbonio (come vedremo in seguito). I boschi, le foreste, la vegetazione marina e l’agricoltura continuano da millenni di anni a catturare l’energia luminosa e a trasformare grossi quantitativi di CO 2 dell’atmosfera (ogni anno si stima una quantità pari a circa 75 milioni di tonnellate), in composti organici. I carboidrati vengono utilizzati dagli stessi produttori per formare altri composti organici necessari sia alla loro crescita sia come sorgente di energia in assenza di luce solare. L’importanza della fotosintesi clorofilliana per tutti gli esseri viventi è data dal fatto che questo processo costituisce la sorgente di tutta l’energia chimica utilizzata per il mantenimento e lo sviluppo della vita sul nostro pianeta e perché rappresenta il meccanismo fondamentale in grado di trasformare il carbonio inorganico, inutilizzabile dagli organismi viventi, in carbonio organico assimilabile. Sinteticamente il processo fotosintetico è rappresentato dalla seguente reazione:
La fotosintesi è il processo che serve a catturare l’energia del sole e a trasformarla in vita biologica e in complessità. Le piante lavorano per noi, perché il processo fotosintetico, non solo è utile per produrre l’indispensabile sostanza organica da elementi inorganici, ma in più libera l’O (^) 2, gas irrinunciabile per la respirazione cellulare di quasi tutti gli esseri viventi (eccetto microrganismi anaerobi, cioè capaci di vivere anche senza ossigeno). Contrapposto alla fotosintesi c’è la respirazione, processo catabolico di demolizione del glucosio in anidride carbonica e acqua, con produzione di energia sotto forma di molecole organiche di un composto con tre atomi di fosforo, detto Adenosin-Tri-Fosfato (in sigla ATP), che ha la funzione di immagazzinare temporaneamente l’energia provenente dalla degradazione dei combustibili organici
materiale inorganico con un processo di mineralizzazione, che vedremo meglio quando affronteremo il ciclo della materia. Ci sono diversi tipi di catene alimentari in funzione dell’ambiente e della struttura trofica ne consideriamo due tipi appartenenti rispettivamente all’ambiente acquatico e all’ambiente marino:
Ci sono diversi tipi di catene alimentare a secondo di qual è il primo livello trofico: quella dei predatori dai vegetali ad animali sempre più grossi; dei parassiti da animali più grossi a d animali più piccoli; e dei saprofiti da sostanze organiche morte ai microrganismi. Il modello della catena alimentare è molto semplificato, pertanto per studiare la struttura di un ecosistema è più corretto parlare di rete alimentare (food web, secondo la definizione di Elton), in quanto le catene alimentari non esistono isolate, ma risultano essere interconnesse da un insieme di interazioni trofiche che si intersecano fra loro. Molti organismi si potrebbero collocare in più livelli trofici in funzione delle loro abitudini alimentari: un esempio classico è rappresentato dall’uomo che si nutre sia di vegetali che di carne. La rete alimentare quindi rappresenta uno schema di relazioni trofiche complesso che comprende più catene alimentari: rapporti alimentari molteplici che un singolo individuo può instaurare con altri collocati in più livelli trofici.
Le piramidi ecologiche Quando la sostanza organica passa attraverso i diversi livelli trofici si assiste ad una riduzione della quantità di energia da un anello al successivo, a causa della respirazione, del calore irraggiato, dei materiali di escrezione, ecc… Al termine della catena alimentare tutta l’energia chimica risulta degradata a energia termica non riutilizzabile. Perciò occorre un continuo apporto di nuova energia, cioè luce solare. Le perdite di energia che si verificano ad ogni passaggio di livello comportano che le popolazioni numerose si possono trovare solo ai livelli più bassi (p.e. erbivori > carnivori). Ciò ha importanti implicazioni anche per quanto riguarda l’alimentazione umana: più è breve la catena alimentare minore è la dispersione di energia. Dal punto di vista economico è strettamente più conveniente adottare una dieta a base di cereali e legumi, che utilizzare questi per allevare gli erbivori di cui ci cibiamo (lettura fotocopia: La piramide dell’energia spiega perché la carne è un bene di lusso per l’uomo). Il giovane ecologo Charles Elton, studiando le forme di vita nelle isole Spitzberger nel Circolo polare artico, fece una semplice e geniale osservazione: “ i grandi animali sono sempre meno numerosi dei piccoli animali ”Come si spiega ciò? Attraverso le considerazioni circa il flusso di energia e le leggi della termodinamica citate a pag. 10. Passando da un livello trofico a quello successivo il numero di individui diminuisce perché parte dell’energia disponibile ad un dato livello viene consumata, per cui non è più disponibile per il livello successivo. L’energia si disperde in calore che è una forma che non è più in grado di compiere lavoro utile per gli organismi. La dispersione avviene in accordo al secondo principio della termodinamica e perché gli esseri viventi consumano energia nel processo di respirazione per mantenere organizzate ed efficienti le loro strutture (omeostasi) e per svolgere tutte le attività vitali. L’energia in ingresso ad un certo livello non potrà mai essere interamente trasferita l livello successivo. La struttura trofica di un ecosistema o di una catena alimentare può essere descritta in termini di individui, in termini biomassa e in termini di energia. Le piramide ecologiche rappresentano raffigurazioni grafiche della struttura trofica:
sovrapposizione di rettangoli, ogni gradino rappresenta la biomassa corrispondente del livello trofico
Modelli di flussi di energia in due tipi di livelli trofici: A – produttori primari B - consumatori
Produzione primaria netta respirazione produzione secondaria Respirazione
En. non assimilata En non assimilata escrementi
En non utilizzata En non utilizzata
En. radiativa Energia dispersa energia in compartimento in arrivo come calore ingresso della sostanza organica morta
Rendimento energetico Le piante sono in grado di convertire, mediamente, in biomassa vegetale solo l’1-2% della radiazione solare disponibile. Nei successivi passaggi lungo la catena trofica la produttività si riduce al 10% di energie in ingresso nel livello trofico, cioè se i produttori primari di un ecosistema generano con la fotosintesi 100 Kcal/ora sotto forma di biomassa, gli erbivori convertono in biomassa animale solo 10 Kcal/ora di energia, mentre 90 Kcal/ora si disperde in parte trasformata in calore e in parte espulsa come rifiuto organico che sarà poi utilizzata dai decompositori. Serve quindi una grande quantità di biomassa di vegetali per sostenere un piccolo numero di superpredatori. Con questi calcoli molto approssimati è facile capire come mai il numero dei grandi predatori è sempre più piccolo del numero delle piccole prede. Prima di parlare di produttività è bene fare riferimento ad altri organismi produttori. Esistono dei batteri capaci di svolgere la fotosintesi utilizzando l’acido solfidrico (H (^) 2S), anziché l’acqua per ottenere H 2 necessario per la riduzione della CO (^) 2. Questi organismi si chiamano solfobaterri e vivono
biomassaBiomassa
caldo come i mammiferi, perché devono mantenere costante la loro temperatura corporea, sprecano buona parte della loro energia durante la respirazione, i rendimenti sono molto bassi intorno al 2%
IL RICICLAGGIO CHIMICO DELLA MATERIA negli ecosistemi Il passaggio delle sostanze organiche attraverso gli esseri viventi segue un movimento ciclico: gli elementi chimici come il carbonio, l’azoto, lo zolfo, il fosforo e tanti che costituiscono la materia vivente, passano dall’ambiente abiotico (aria, suolo e acqua) alla componente biotica del sistema ecologico. Le piante e altri organismi produttori prelevano questi elementi in forma inorganica dall’aria e dal suolo e li fissano in molecole organiche. A partire da questo momento la produttività primaria è in parte utilizzata dai consumatori primari (erbivori), detti anche “pascolatori”, mentre il resto andrà a costituire la sostanza organica morta che verrà abbandonata sul suolo: foglie, rami, frutti, tronchi. Questa massa di materiale organico morto rappresenterà la dieta degli organismi decompositori. In pratica la produttività primaria diventa fondamento alimentare per due catene: quella del pascolo e quella del detrito. Queste due catene che si basano sui produttori coesistono e sono connesse fra loro nello stesso ecosistema, anche se operano in tempi, spazi e modi diversi. La materia organica morta in uscita dalla catena del pascolo entra a far parte della catena del detrito, al quale partecipano, naturalmente, anche i rifiuti organici e i resti dei corpi morti degli organismi della catena del detrito stesso. I microrganismi che decompongono i rifiuti organici e i detriti di altri organismi morti restituiscono al suolo e all’aria la maggior parte degli elementi in forma minerale. Il riciclaggio della materia implicano quindi il passaggio di sostanza attraverso i diversi livelli trofici di una catena alimentare. Come già sappiamo dai principi della termodinamica, ad ogni passaggio, nel suo movimento ciclico, la sostanza organica perde parte dell’energia chimica di cui è costituita sotto forma di calore. La materia organica morta depositata sul suolo richiede un certo lasso di tempo prima di essere mineralizzata mediante l’intervento dei decompositori. Succede anche che non tutta la materia organica morta venga mineralizzata, soprattutto per due motivi:
tannini, grassi, cere..). L’azione dei microrganismi e quella dei fattori chimico-fisici non riescono a decomporre completamente il materiale organico e il suolo tende ad arricchirsi di una sostanza organica diversa da quella iniziale, parzialmente decomposta, cioè si forma l’ humus L’humus (dal latino humus che significa suolo, terreno) risulta quindi il prodotto di una parziale decomposizione del materiale organico presente sulla superficie del terreno (lettiera), è sempre di natura organica, ed è molto stabile. La sua completa decomposizione dipende da alcuni fattori climatici e anche dalla concentrazione di O (^) 2. L’humus rappresenta un tipo di suolo ricco di sostanza organica: presenza di numerose sostanze molto diverse fra loro; alcune risultano forme di passaggio nel processo di demolizione in corso (lignine, cere, grassi, proteine e carboidrati) altre variamente note o di difficile identificazione, da considerare forme di arrivo, dette genericamente sostanze umiche (acidi umici, acidi fulvici, umina) Si presenta come una massa bruna omogenea di natura colloidale. Svolge un ruolo molto importante nei suoli sui processi biologici e sull’assorbimento radicale. L’humus infatti non è assorbito dalle radici delle piante, in quanto per lo più insolubile, ma ne favorisce l’alimentazione minerale, attraverso la formazione di sali umominerali con i cationi delle soluzioni circolanti. Altro ruolo importante è quello di conferire al terreno diversi caratteri fisico- chimici:
Fabbricanti di suolo: detritivori e decompositori Se si pensa ad un bosco siamo abituati ad immaginarcelo come un qualcosa statico, o tutt’al più variabile con il ritmo delle stagioni, mentre ad osservarlo bene risulta essere un ecosistema estremamente dinamico. Il dinamismo del bosco non risulta a prima vista perché i flussi di energia e il ciclo della materia (costantemente presenti) sono mantenuti in equilibrio da meccanismi assai complessi e delicati. Un primo assunto da considerare è che tutta la materia organica elaborata dagli organismi viventi transita obbligatoriamente attraverso il suolo. La superficie del suolo viene continuamente arricchita di foglie morte e frammenti vegetali vari; vertebrati e invertebrati partecipano anch’essi al fenomeno di accumulo di sostanza organica con le loro deiezioni e i loro resti. Anche in profondità le radici dei vegetali, alla loro morte, producono una discreta quantità di materiale organico. Tutto questo detrito, prodotto dalle attività vitali degli organismi viventi (vegetali e animali), se non ci fosse l’intervento di organismi “spazzini”, che hanno la funzione di decomporre, si accumulerebbe senza sosta, finendo così per ostacolare il ciclo della materia, ristagnando elementi nutritivi indispensabili allo sviluppo dei vegetali superiori. Cerchiamo di capire quindi il ruolo dei piccoli organismi presenti nel suolo. La mineralizzazione della sostanza organica morta costruita dai produttori (essenzialmente vegetali) e dai consumatori (animali erbivori e carnivori) è svolta essenzialmente dai funghi e dai batteri presenti nel suolo. In condizioni ottimali, cioè quando l’ecosistema è in “buona salute”, tutta la sostanza organica morta viene smaltita, mineralizzata, senza dare origine a fenomeni di accumulo. Questo avviene grazie alla presenza di popolazioni di organismi presenti negli strati superficiali del terreno, rappresentati da differenti specie la cui azione combinata porta alla frammentazione e spezzettamento minuto della sostanza organica prodotta in quell’ambiente. La decomposizione completa di un detrito è sempre il risultato di azioni combinate di specie diverse di organismi. I decompositori si suddividono in
organismo, popolazione o ecosistema) è la quantità di questa sostanza potenzialmente disponibile e utilizzabile (immediatamente o no) per tutti i componenti del sistema stesso. In ecologia si distinguono:
Ciclo del carbonio ( dipende dall’attività della fotosintesi e dalla respirazione cellulare) Il carbonio è un macroelemento particolare, grazie alla sua spiccata capacità di combinarsi con se stesso per formare catene più o meno lunghe ne fa l’elemento fondamentale di tutti i composti organici. La circolazione di questo elemento negli ecosistemi è data dalla contrapposizione dei due più importanti processi biologici: fotosintesi e respirazione. Il ciclo del carbonio rappresenta una serie di reazioni chimiche le quali si svolgono in parte ad opera degli organismi viventi e in parte senza il loro intervento diretto, che portano alla trasformazione del carbonio inorganico a basso contenuto energetico (CO2) in composti organici con alto contenuto energetico (glucosio) e alla successiva demolizione dei prodotti di sintesi della fotosintesi fino alla formazione di nuovo in CO (^) 2. contemporaneamente al ciclo del carbonio avviene anche il ciclo dell’ossigeno che con la fotosintesi passa da H (^) 2O a O2; durante la respirazione invece si ha il passaggio da O 2 a H (^) 2O. La 1ª fase quindi consiste nella trasformazione della CO 2 in composti organici (carboidrati). La è CO 2 presente nell’atmosfera (0,03%), nell’acqua dei fiumi o dei mari (acido carbonio, bicarbonato o carbonati). La trasformazione avviene nelle piante, nelle alghe e in tutti gli organismi autotrofi, richiedendo una rande quantità di energia che viene fornita, nella maggior parte dei casi, dalle radiazioni solari captati da pigmenti contenuti in tali organismi (clorofilla). La fotosintesi avviene sia sulle terre emerse (Circa 35 miliardi di ton di C/anno), sia negli strati superficiali dei mari ( 40 miliardi di ton di C/anno). I carboidrati vengono in parte utilizzati direttamente dagli organismi produttori per le loro esigenze (trasformati in lipidi, protidi..) e soprattutto demoliti (respirazione) per ricavare l’energia per tutte le funzioni vitali. Una seconda parte è utilizzata dai consumatori primari (eterotrofi). Anche questa
porzione di energia chimica contenuta nei materiali vegetali, che costituiscono l’alimento degli erbivori, viene utilizzata soprattutto attraverso la respirazione per ricavare l’energia per le esigenze vitali; mentre una minima parte è impiegata per la crescita e lo sviluppo degli organismi. Sia gli organismi vegetali che gli organismi animali danno origine a materiale organico morto che attraverso lenti processi di demolizione (svolta soprattutto da microrganismi) viene trasformata in CO2. La velocità del processo è più alta nelle acque (ricche di microrganismi) che nelle terre emerse. Ci sono delle connessioni fra quanto succede nei mari e ciò che succede nelle terre emerse, perché il contenuto di CO 2 nell’atmosfera è regolato dal contenuto della CO 2 dei mari e viceversa. Gli oceani
assorbono l’ CO 2 dall’aria, trasformandola in bicarbonato e carbonati, mantenendone bassa la concentrazione in atmosfera. Gli oceani svolgono un ruolo di equilibrio. Negli oceani gli ioni carbonati si possono legare agli ioni calcio e danno origine a dei sali insolubili che precipitano sul fondo e si accumulano dando origine ai depositi di calcare. Nei depositi di calcare il carbonio è in una forma non disponibile per la fotosintesi. Questa riserva di carbonio può diventare disponibile a seguito dell’erosione e solubilizzazione delle rocce calcaree che permettono quindi la formazione di CO2. A questo ciclo si inserisce un altro che dura molto più a lungo grazie alla presenza nei materiali organici morti di particolari composti organici che risultano più resistenti alla decomposizione. La lignina e la cellulosa abbandonata non vengono prontamente mineralizzate ma si trasformano in humus. L’humus rappresenta in questo caso un deposito di carbonio organico non prontamente disponibile per la biosfera. Se la quantità di humus diventa eccessiva essa col tempo da origine alla torba. Nel corso di tempi molto lunghi (ere geologiche) i materiali organici non decomposti che si accumulano seguono un processo di lenta fossilizzazione e carbonizzazione, cioè aumento del contenuto di carbonio, che attraverso passaggi successivi vengono trasformati prima in a. torba carbone di età più recente e si rinviene nelle torbiere (in genere sedi di antiche paludi), in aggregati spugnosi o stratificati, bruno-nerastri. Possono essere: alte forma lievemente convessa in regioni montuose o alle alte latitudini; basse con forme piatte presenti in pianure con acque stagnanti. La torba può contenere fino al 90% di acqua al momento dell’estrazione. b. Lignite rappresenta uno stadio più avanzato di carbonizzazione dei vegetali. Ci sono diversi passaggi dalla torba alla lignite a seconda del materiale di partenza: lignite morbosa a partire da materiale povero di lignina si presenta stratificata brunastra. Lignite xiloide è più chiara e compatta ricca di legno c. Litantrace ulteriore stadio è nero con zone brillanti e opache. Viene usato per il riscaldamento e per la produzione di coke. d. Antracite rappresenta l’ultimo stadio del processo di carbonizzazione (formazione del carbone). Masse nere lucenti con fratture concoidi o angolare. Viene utilizzato come combustibile. Anche il petrolio ha origine dal carbonio organico che si è depositato insieme ad altri detriti in proporzioni di circa l’1% del totale originario. Il carbonio così depositato si conserva nei bacini sedimentari e nel corso di tempi geologici viene sottoposto a un ciclo di trasformazioni che in funzione della durata e intensità dà origine al carbone, petrolio o grafite. Negli ambienti marini la sostanza organica fornita dal plancton si deposita sul fondo insieme a minute particelle di minerali dando origine ad argille o marne al alto contenuto organico. Il fondo può abbassarsi per subsidenza (abbassamento) e le rocce sedimentarie ricche di materiale organico vengono spinte in profondità verso temperature sempre crescenti dove si verificano i diversi processi di trasformazione. Il processo di formazione del petrolio dipende dal valore del gradiente geotermico del bacino e dalla velocità di subsidenza della roccia madre. Nel corso di ere geologiche (di durata di centinaia di milioni di anni) si sono accumulati circa 10 milioni di miliardi di tonnellate di C. Però a partire dalla riduzione industriale ad oggi l’industria nella sua continua ricerca di fonti di energia , per lo svolgimento delle attività produttive, si è introdotta in maniera molto forte in questo processo, estraendo e bruciando quantità sempre maggiori di carbone e idrocarburi (petrolio). Tutto ciò comporta un aumento della CO 2 nell’atmosfera, che viene compensata solo parzialmente dall’assorbimento attraverso la fotosintesi da parte dei produttori. Negli ultimi decenni l’immissione nell’atmosfera di CO 2 è fortemente aumentata a causa delle maggiori richieste di energia per lo sviluppo demografico. Se il comportamento della specie umana, che