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Tipologia: Dispense
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Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 1
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 2
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Il corso di economia è diviso in due parti:
microeconomia
La microeconomia è lo studio del comportamento economico dei singoli operatori economici
e delle modalità con cui essi interagiscono per formare unità più ampie, cioè i mercati.
Ecco alcuni esempi di operatori economici :
necessità di acquistare dei beni che gli sono utili, necessari, nel rispetto dei vincoli
che gli sono imposti (cioè il reddito che ha a disposizione per effettuare gli acquisti,
che costituisce un limite). La scelta di quanto e cosa consumare dipende dai bisogni, o
meglio dalle preferenze.
ilproduttore), il cui problema a seconda delle circostanze può essere costituito dalla
massimizzazione dei profitti o dalla minimizzazione dei costi sostenuti, sempre nel
rispetto dei vincoli di quantità che deve essere realizzata.
Per quanto riguarda il mercato , invece, si può fare una distinzione tra diverse forme
“standard”:
grado di fissare arbitrariamente il prezzo.
situazione è una via di mezzo tra il monopolio e la concorrenza perfetta).
imprese che producono lo stesso bene, cosa che impedisce di fissare arbitrariamente
il prezzo (di conseguenza, tutti i competitori adotteranno più o meno lo stesso
prezzo).
macroeconomia
La macroeconomia è lo studio del comportamento dell’intero sistema economico, come ad
esempio l’analisi della situazione economica di un qualsiasi Paese.
Solitamente, si fa riferimento a due diversi modelli fondamentali:
Questo modello viene utilizzato per lo studio del sistema economico nel caso di
economia chiusa, cioè se non ci sono scambi con l’esterno (non ci sono né import né
export , non si prendono in considerazione acquisto e vendita di beni all’estero, …).
Questo modello viene utilizzato per lo studio del sistema economico nel caso di
economia aperta, cioè se vengono “ammessi” gli scambi con l’estero (di beni, servizi e
attività finanziarie).
Esistono alcuni importanti indici che possono essere utilizzati per valutare lo stato di salute di un
Paese. Ecco un elenco dei principali:
Il tasso di inflazione è una variabile non reale che misura il tasso di crescita dei prezzi. Può
essere misurato in questo modo:
𝐭
𝐭−𝟏
𝐭
dove: π = tasso di inflazione
t
= prezzo del paniere di beni nel periodo t
t– 1
= prezzo del paniere di beni nel periodo t– 1
Il tasso di inflazione permette di determinare il potere di acquisto di un soggetto economico,
dato un certo reddito. In Italia viene calcolato dall’ISTAT a partire da un certo paniere di
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benidi consumo, considerati importanti in quanto acquistati da grandi fasce della
popolazione: i beni che vengono considerati variano di anno in anno, in quanto col passare
del tempo varia l’importanza data dai consumatori ai diversi prodotti (mentre un tempo in
questo paniere si consideravano beni come le radio, ad esempio, oggi vengono presi in
considerazione iPad e iPod). In Europa, una funzione identica è assegnata all’Eurostat.
Gli agenti economici che vengono presi in considerazione sono le famiglie, le imprese,
l’Amministrazione Pubblica (cioè lo Stato) o, più in generale, il resto del mondo. Inoltre,
bisogna anche considerare le banche nazionali (come per esempio BankItalia per l’Italia o
Deutsche Bundesbank per la Germania) e soprattutto l’organismo sovranazionale che dalla
nascita dell’UE le controlla, la BCE (Banca Centrale Europea).
Interagisce con il mercato attraverso l’attuazione di politiche monetarie.
Un’inflazione troppo elevata è molto dannosa, in quanto riduce il potere di acquisto degli
agenti economici: tra i due parametri intercorre una relazione di proporzionalità inversa.
Allo stesso modo, è molto pericolosa anche la cosiddetta deflazione (inflazione negativa), in
quanto un tasso di inflazione negativo (cioè una diminuzione dei prezzi) porta anche ad una
riduzione dei salari, che innesca un circolo vizioso: diminuisce il potere di acquisto dei
consumatori, cosa che provoca un calo della domanda di beni, … (si innesca una spirale
negativa che rafforza la crisi).
Il tasso di disoccupazione può essere calcolato come:
Si possono definire:
forza lavoro = occupati + disoccupati + in cerca di una prima occupazione
popolazione inattiva = popolazione totale – forza lavoro
Il tasso di disoccupazione è un indicatore statistico del mercato del lavoro.
Queste due variabili sono utilizzate per valutare l’andamento del governo di un Paese:
si parla deficit di uno Stato quando le uscite (ossia la spesa pubblica, ad esempio per
l’istruzione, la sanità o la difesa) superano le entrate (ossia il gettito fiscale);
il debito pubblico, invece, consiste nell’emissione di Titoli di Stato da parte di una
nazione, titoli che vengono acquistati da privati che in questo modo finanziano lo
Stato stesso.
Alla nascita della CEE, sono stati definiti alcuni criteri finalizzati a definire i requisiti minimi
per l’ingresso nella Comunità. Tali criteri erano basati su valori target di alcuni indicatori
economici calcolati a partire dalle misure di debito e deficit. In particolare, sono di
fondamentale importanza le misure di:
rapporto deficit – PIL
Questo rapporto è una variabile di flusso, che deve essere calcolata anno per anno. Il
valore obiettivo dovrebbe essere 3% (da direttive UE).
rapporto debito–PIL
Questo rapporto è una variabile di stock , che si accumula cioè anno dopo anno. Il
valore obiettivo dovrebbe essere 60% (da direttive UE).
Questo indicatore esprime il tasso di conversione che viene applicato quando si vuole
convertire la valuta nazionale con una valuta estera o viceversa.
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 7
Il tratto fondamentale di una moderna economia di tipo industriale , basatasu un grado notevole
di divisione e specializzazione dei compiti, è la continua circolazione dei prodotti e dei mezzi di
pagamento tra i soggetti economici. Questa caratteristica è inoltre una delle maggiori differenze tra
un’economia moderna e un’economia primitiva:
in un economia primitiva, per esempio un’economia di agricoltori e artigiani, ogni unità
economica è essenzialmente autonoma ed autosufficiente nel soddisfacimento dei propri
bisogni. La produzione, quindi, avviene generalmente per l’autoconsumo e solo le eccedenze
sono oggetto di scambi periodici nei mercati.
in un’economia moderna, invece, ci sono due grandi differenze:
servizio;
utilizzano per il proprio consumobeni e servizi prodotti da altri.
Una conseguenza immediata è che la produzione di beni e servizi non è più motivata dalla
diretta esigenza di consumo (come invece accadeva per allevatori e agricoltori), ma è
realizzata dagli imprenditori partendo dal concetto che i beni vengono prodotti peressere
venduti, ossia ceduti in cambio di mezzi di pagamento.
In un sistema economico capitalistico come il nostro il fine della produzione è senza ombra di
dubbio la vendita di quanto realizzato a prezzi remunerativi, cioè che permettono all’imprenditore
tanto la remunerazione del lavoro (suo e dei dipendenti) quanto di avere un profitto derivante
dall’attività esercitata.
La circolazione della ricchezza tra individui o gruppi di individui può essere schematizzata
mediante l’uso dei cosiddetti circuiti economici , modelli che permettono di ridurre in forma
schematica la circolazione dei flussi tanto di denaro quanto di beni e che possono essere
caratterizzati da livelli di dettaglio differenti. Il caso più semplice che possa essere preso in
considerazione è quello costituito da due soli gruppi di soggetti economici, cioè imprenditori-
capitalisti e lavoratori-consumatori:
gli imprenditori-capitalisti , usando l’attività dei lavoratori, organizzano la produzione
(finalizzata al guadagno);
i lavoratori-consumatori prestano la loro opera agli imprenditori in cambio di un salario,
che consente loro di acquistare i beni necessari.
Si genera così un doppio circuito di flussi tra i due gruppi:
il circuito dei mezzi di pagamento, cioè quello del reddito fornito sotto forma di salari e
stipendi dagli imprenditori ai lavoratori in cambio dei loro servizi e del flusso di pagamenti
corrisposto dagli operai agli imprenditori in cambio dei beni acquistati;
il circuito dei beni e servizi reali, cioè quello dei servizi che i lavoratori forniscono agli
imprenditori e delle merci (beni) che gli imprenditori vendono ai lavoratori stessi.
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Bisogna precisare, tuttavia, che il flusso dei beni di consumo verso i lavoratori non assorbe l’intera
produzione del sistema, in quanto bisogna considerare la domanda di beni destinati ad essere
consumati dagli imprenditori stessi. Inoltre, i beni vengono venduti ad un prezzo maggiorato
rispetto ai costi sostenuti per la produzione: la differenza tra ricavi e costi, cioè il profitto,
costituisce il reddito degli imprenditori-capitalisti (il loro potere di acquisto è dato proprio dalla
possibilità di vendere ad un prezzo maggiore rispetto ai costi di realizzazione).
Questo reddito, in parte, viene utilizzato per degli investimenti che possono essere:
investimenti di sostituzione, se servono per rinnovare il parco macchine obsoleto;
investimenti di ampliamento o netti, se sono volti ad aumentare la capacità produttiva.
Si può anche considerare un circuito economico più dettagliato, nel quale non viene presa in
considerazione una singola impresa (intesa come unità produttiva) ma un’ industria (intesa come
insieme di unità produttive, cioè di imprese). In particolare, per prendere in considerazione un
numero maggiore di operatori economici in modo dettagliato si possono articolare questi insiemi di
imprese in più settori , ciascuno omogeneo e dedicato ad una particolare attività produttiva.
Ognuno di questi settori partecipa all’attività di scambio e circolazione della ricchezza:
ogni settore acquista servizi dai lavoratori e merci e servizi intermedi dagli altri settori e li
impiega per realizzare la propria attività produttiva (e viceversa, cioè cede i beni prodotti
agli altri settori);
i lavoratori ricevono salari e stipendi dai settori nei quali lavorano e impiegano il loro
reddito nell’acquisto dei prodotti finali dei vari settori;
gli imprenditori-capitalisti di ciascun settore hanno un reddito derivante dalla differenza tra
costi e ricavi e acquistano, a loro volta, parte della produzione.
2.1.1 La tavola delle transazioni
Per esempio, se prendiamo in considerazione un circuito economico più dettagliato e costituito da
due settori denominati S 1
e S 2
(per esempio, agricolo e industriale), i flussi economici tra i due
settori possono essere schematizzati mediante la cosiddetta “tavola delle transazioni”.
SETTORE 1 SETTORE 2 SETTORE 3
SETTORE
FINALE
PRODUZIONE
MERCE 1 q 11
q 12
q 13
y 1
q 1
MERCE 2 q 21
q 22
q 23
y 2
q 2
MERCE 3 q 31
q 32
q 33
y 3
q 3
LAVORO L 1
L 2
L 3
PRODUZIONE q 1
q 2
q 3
All’interno della tabella:
sulla riga i-esima viene indicata la redistribuzione della produzione di i nel sistema
economico;
sulla colonna j-esima vengono indicate le merci che il settore j ha acquistato dagli altri
settori.
SETTORE DI IMPIEGO
MERCI IMPIEGATE
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SETTORE 1 SETTORE 2 SETTORE 3
SETTORE
FINALE
TOTALE
SETTORE 1
TRANSAZIONI INTERINDUSTRIALI
o CONSUMI INTERMEDI
BENI PER
UTILIZATORI
FINALI
o PIL
PRODUZIONE
TOTALE
SETTORE 2
SETTORE 3
RETRIBUZIONI VALORE AGGIUNTO
TOTALE PRODUZIONE TOTALE
La somma dei beni destinati a utilizzazioni finali prende il nome di Prodotto Interno Lordo ( PIL )
dell’economia in esame.
𝟏
𝟐
𝟑
Valgono sempre le seguenti relazioni:
loro produzione attraverso i consumi intermedi.
Una certa quantità y i
viene messa a disposizione degli operatori economici (consumatori, …).
q
i
∑ q
ij
n
j= 1
→ q
i
= ∑ q
ij
n
j= 1
j
dove: q i
= quantità prodotta in i
q ij
= quantità prodotta in i e consumata in j
y j
= sovrappiù, produzione in eccesso destinata agli utilizzatori finali
Se si moltiplicano gli elementi della equazioni precedenti per i relativi prezzi di acquisto si
può trovare un’equazione basata non sulla quantità ma sul valore di produzione:
p
i
q
i
∑ p
i
q
ij
n
j= 1
→ p
i
q
i
= ∑ p
i
q
ij
n
j= 1
i
y
j
i
ij
n
j= 1
j
∀i
incorporate dagli altri settori, del monte salari (somma corrisposta ai lavoratori per i loro
servizi) e del risultato lordo di gestione.
p
j
q
j
∑ p
i
q
ij
j
n
i= 1
→ p
j
q
j
= ∑ p
i
q
ij
j
n
i= 1
j
La seconda equazione può anche essere scritta come:
j
ij
j
n
i= 1
∀j
dove: Q j
= p j
q j
= valore della produzione in j (prezzo moltiplicato per la quantità)
ij
= p i
q ij
= valore dei consumi intermedi
wl j
= monte salari, con w costo del lavoro e l j
contenuto di lavoro
j
j
j
= Risultato Lordo di Gestione di j
j
= ammortamento, cioè perdita di valore delle attrezzature per obsolescenza
j
= Risultato Netto di Gestione, calcolato al netto delle tasse
(scalate le tasse, si trova il profitto dell’imprenditore)
j
= valore delle retribuzioni (salari dei lavoratori e profitto dell’imprenditore)
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 11
Queste equazioni valgono per ogni singolo settore. Sommiamo ora i risultati di tutti i settori:
p
i
q
i
= ∑ p
i
q
i
n
i= 1
i
y
j
→ ∑ p
i
q
i
n
i= 1
= ∑ ∑ p
i
q
ij
n
j= 1
n
i= 1
∑ p
i
y
j
n
i= 1
che può anche essere scritta come:
𝐢
𝐧
𝐢=𝟏
𝐢𝐣
𝐧
𝐣=𝟏
𝐧
𝐢=𝟏
𝐢
𝐧
𝐢=𝟏
dove: Q i
= p i
q i
= valore della produzione finale di i
i
n
i= 1
= ∑ p
i
q
i
n
i= 1
= valore della produzione finale totale
ij
n
i= 1
p
i
q
i
n
i= 1
= valore dei consumi intermedi di i
p
i
q
ij
n
j= 1
n
i= 1
ij
n
j= 1
n
i= 1
= valore dei consumi intermedi totali
i
= p i
y i
= valore del “sovrappiù” del settore i–esimo
i
n
i= 1
= ∑ p
i
y
j
n
i= 1
= valore del “sovrappiù” totale = PIL
p
j
q
j
= ∑ p
j
q
i
n
i= 1
j
→ ∑ p
j
q
j
n
j= 1
= ∑ ∑ p
j
q
ij
n
i= 1
n
j= 1
j
n
j= 1
che può anche essere scritta come:
𝐣
𝐧
𝐣=𝟏
𝐢𝐣
𝐧
𝐢=𝟏
𝐧
𝐣=𝟏
𝐣
𝐧
𝐣=𝟏
dove: Qj = pjqj = valore della produzione finale di j
j
n
j= 1
= ∑ p
j
q
j
n
j= 1
= valore della produzione finale totale
ij
n
i= 1
p
j
q
ij
n
i= 1
= valore dei consumi intermedi di j
p
j
q
ij
n
i= 1
n
j= 1
ij
n
i= 1
n
j= 1
= valore dei consumi intermedi totali
j
= wl j
j
= valore aggiunto del settore j-esimo
j
n
j= 1
= valore aggiunto di tutta l’economia
Si può dimostrare che, a livello dell’intero sistema economico, anche se non sono la stessa cosa vale
che il PIL – Prodotto Interno Lordo – e il VA – Valore Aggiunto – di un singolo settore hanno lo
stesso valore numerico. Per dimostrarlo, basta notare che il valore della produzione finale
dell’intera economia e quello dei consumi intermedi totali sono identici sia nella somma per righe
che in quella per colonne.
i
n
i= 1
ij
n
j= 1
n
i= 1
i
n
i= 1
i
n
i= 1
i
n
i= 1
ij
n
j= 1
n
i= 1
j
n
j= 1
ij
n
i= 1
n
j= 1
j
n
j= 1
j
n
j= 1
j
n
j= 1
ij
n
i= 1
n
j= 1
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 13
Per quanto riguarda le Amministrazioni Pubbliche, come già detto si prende come ipotesi
che l’intera produzione sia assorbita dai consumi collettivi CG.
“ investimenti lordi ”, riferiti a quella parte della produzione che non viene venduta né per il
consumo delle famiglie né per il consumo intermedio da parte di altri settori, ma che viene
acquistata dalle unità produttive e accumulata a scorta in vista di un utilizzo futuro
(investimenti fissi lordi) o che viene accumulata per variare l’entità delle scorte (variazione
delle scorte) in vista di una futura vendita in altri settori (scorte di materie prime e
semilavorati) o direttamente ai consumatori (scorte di prodotto).
Per ogni merce, gli investimenti lordi vengono calcolati come somma di investimenti fissi
lordi e variazione delle scorte. Gli investimenti possono essere:
i
= Investimenti Lordi Privati,
effettuati cioè dai privati;
i
= Investimenti Lordi Governativi,
effettuati cioè dalle Amministrazioni
Pubbliche.
“ esportazioni ”, voce dovuta al fatto che ogni sistema economico nazionale è inserito in
modo più o meno integrato in un mercato globale e non costituisce un sistema isolato. Esiste
quindi una complessa rete di interscambi economici e ogni sistema, di conseguenza, può
vedere parte della sua produzione esportata, cioè ceduta a economie estere.
Si tiene conto flusso economico del settore i–esimo in uscita mediante X i
(esportazioni).
Oltre alla scomposizione del settore finale, è possibile disaggregare la riga del valore aggiunto in più
componenti, ognuna corrispondente ad un soggetto economico:
retribuzioni lorde , che quantificano i salari e gli stipendi comprensivi di oneri sociali del
settore j-esimo corrisposti alle famiglie e che vengono indicate con W j
importazioni , che valorizzano i beni e i servizi reperiti dall’estero dal settore j-esimo,
indicate con M j
Risultato Lordo di Gestione , che quantifica il reddito da capitale e da impresa cioè i profitti
e redditi lordi degli imprenditori. Il risultato lordo di gestione RLG j
viene calcolato come
somma di Risultato Netto di Gestione RNG j
e degli ammortamenti A j
Imposte Indirette Nette , calcolati come differenza tra le tasse indirette sulla produzione
(imposte prelevate dallo Stato in base alla produzione di beni e servizi) e i trasferimenti alla
produzione (contributi delle Amministrazioni Pubbliche alle imprese).
Le imposte indirette nette vengono indicate come: (TIP
j
j
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La nuova tavola delle transazioni risulta essere così composta:
SETTORE FINALE
SETTORE 1
(agricoltura)
SETTORE 2
(industria)
SETTORE 3
(AP)
CONS.
INVEST.
LORDI
ESP. TOTALE
SETTORE 1
(agricoltura)
Q 11
Q 12
Q 13
CR 1
+CX 1
ILP 1
+ILG 1
X 1
Q 1
SETTORE 2
(industria)
Q 21
Q 22
Q 23
CR 2
+CX 2
ILP 2
+ILG 2
X 2
Q 2
SETTORE 3
(AP)
CG Q 3
RETRIBUZIONI
LORDE
W 1
W 2
W AP
RISULTATO
NETTO GEST.
RNG 1
RNG 2
0
AMMORTAM. A 1
A 2
0
IMPOSTE
IND. NETTE
TIP 1
TIP 2
IMPORTAZIONI M 1
M 2
TOTALE Q 1
Q 2
Q 3
In particolare, si ha che:
il PIL può essere calcolato come somma dei beni messi a disposizione del settore finale e
sarà calcolato come produzione totale al netto dei consumi intermedi (CI):
1
2
3
tot
Il valore della produzione totale del settore 3 (AP) può essere calcolato come:
3
= CG se si prende in considerazione
la terza riga;
3
AP
AP
se si prende in
considerazione la terza colonna.
Si ha quindi che, uguagliando le due equazioni:
3
AP
AP
I consumi intermedi totali, invece, vengono calcolati come somma dei consumi intermedi di
ogni singolo settore:
tot
11
12
13
21
22
23
Il PIL del sistema economico può quindi essere calcolato come:
𝟏
𝟐
𝐭𝐨𝐭
allo stesso modo, si può calcolare il valore aggiunto come:
tot
tot
tot
dove i vari elementi possono essere calcolati come:
tot
1
2
AP
tot
1
2
con RLG
j
j
j
j
tot
1
1
2
2
Il valore della produzione può essere quindi calcolato come:
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 16
della produzione dell’Amministrazione
Pubblica. Si calcola come somma del
costo del lavoro e dei consumi
intermedi dello Stato.
CG = costo lavoro
AP
AP
calcolati come somma di quelli pubblici
e privati.
CI = consumi intermedi
AP
+consumi intermedi
privati
VA – Valore Aggiunto
Il valore aggiunto viene calcolato come somma dei redditi destinati agli agenti interni alla
produzione. Gli agenti economici impegnati nel sistema produttivo sono:
dove:
remunerazioni dei lavoratori. Si
calcolano come somma dei costi del
lavoro, cioè salari e stipendi al lordo
degli oneri sociali, sia del settore
pubblico che di quello privato.
W = salari lordi
AP
imprese
la remunerazione degli imprenditori.
Viene calcolato al netto degli
ammortamenti come differenza tra il
valore della produzione privata e la
somma di salari lordi, consumi
intermedi privati e tasse indirette al
netto dei trasferimenti alla produzione.
RLG = Q − consumi intermedi
privati
− salari lordi
imprese
trasferimenti alla produzione, cioè
TIP–TRP, indicano la remunerazione
dello Stato. In particolare, le tasse
indirette sulla produzione (TIP) sono
delle imposte che il tassato non versa
direttamente ma che sono versate da
un soggetto terzo (per esempio, l’IVA),
mentre i trasferimenti alla produzione
sono per esempio i sussidi e le
agevolazioni concesse dallo Stato.
esempio le pensioni).
Sono un trasferimento di un reddito generato molto tempo prima di quando avviene il
trasferimento stesso: sono gli accantonamenti e le trattenute sugli stipendi.
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 17
Non rientrano per questo motivo nel calcolo del PIL, però vanno prese in considerazione
nel calcolo del reddito disponibile per le famiglie.
PIN – Prodotto Interno Netto
Il PIN è una misura economica migliore del PIL, in quanto tiene conto del deprezzamento di
tutti i beni:
dove IN indica gli investimenti al netto degli ammortamenti (I–A).
PNL – Prodotto Nazionale Lordo
Il PNL misura il valore del prodotto generato dai fattori produttivi di proprietà dei cittadini
di una nazione, quale che sia il sistema economico in cui sono stati impiegati:
dove i TNE sono i Trasferimenti Netti dall’Estero, valore prodotto da un cittadino che lavora
in uno Stato estero (per esempio, rimesse di un italiano che lavora all’estero).
ILP (I) – Investimenti Lordi Privati
Vengono calcolati come somma degli investimenti fissi netti (al netto degli ammortamenti),
aumento delle scorte e ammortamenti.
dove:
che rimpiazza la parte di capitale fisso
“rovinatasi” per obsolescenza (e ne
compensa la perdita di valore);
scorte (è una variabile di flusso,
mentre le scorte sono una variabile di
stock );
RNG – Risultato Netto di Gestione
Viene calcolato come Risultato Lordo di Gestione al netto degli ammortamenti.
2.1.6 Altri conti fondamentali di contabilità nazionale
Il quadro di notizie sulla struttura e sulla dinamicità del sistema economico può essere arricchito
mediante l’utilizzo dei cosiddetti conti fondamentali di contabilità nazionale. Essi sono:
il conto delle risorse e degli impieghi, già visto;
il conto di formazione del capitale;
il conto dell’utilizzazione del reddito.
2.1.6.1 Il conto di formazione del capitale
Il valore complessivo della domanda per consumo di beni e sevizi espressa all’interno
dell’economia da parte delle famiglie residenti, ossia il consumo dei residenti ( CR ), viene calcolato
come differenza tra il reddito disponibile delle famiglie Y D
e la somma di consumi effettuati
all’estero (turismo all’estero, CM) e risparmi delle famiglie (parte del reddito che non viene spesa
nell’acquisto di beni di consumo, SF).
𝐃
dove: Y D
= reddito disponibile al netto di tasse e trasferimenti
CM = consumi all’estero
SF = risparmi delle famiglie
Il reddito disponibile non coincide però con il complesso delle retribuzioni lorde e dei risultati
lordi di gestione (W + RLG). Se si vuole misurare il reddito di cui le famiglie possono disporre per
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 19
evidenzia come il valore degli investimenti (lordi o netti a seconda che si tenga conto o meno degli
ammortamenti)trovi un esatto corrispettivo nell’ammontare complessivo dei redditi non consumati
(risparmio):
In particolare:
Nel conto, cioè, questo elemento misura complesso degli investimenti privati e pubblici.
Questo elemento, invece, misura il complesso dei redditi non consumati, visti come somma
del risparmio delle famiglie, del risparmio lordo d'impresa (profitti non distribuiti al netto
delle imposte aumentati degli ammortamenti) e degli ammortamenti stessi.
Questo elemento misura parte dei redditi non consumati, più in particolare il risparmio delle
Amministrazioni Pubbliche inteso come differenza tra il complesso delle entrate e quello
delle uscite correnti (queste ultime misurano il complesso delle erogazioni al netto della
spesa in investimenti).
Il saldo delle partite correnti o indebitamento corrente con l’estero, invece, misura il
contributo delle economie estere al finanziamento degli investimenti interni (e alla
produzione) come saldo netto dei redditi correnti in uscita ed in entrata nell’economia in
esame. È dato dalla somma della bilancia commerciale (𝐁𝐂 = 𝐗 + 𝐂𝐗 − 𝐌 − 𝐂𝐌) e dei
trasferimenti netti dall’estero.
2.1.6.2 Il conto dell’utilizzazione del reddito
Considero ora, invece, le equazioni:
i. PIL + M = CR + CX + ILP + ILG + X + CG
ii. ILP + ILG = SF + SI + A + SG − saldoPC
Sostituendo la i. nella ii. e raccogliendo si ottiene un’equazione che prende il nome di conto
dell’utilizzazione del reddito , che illustra come il complesso dei redditi facenti capo agli operatori
residenti si ripartisca tra consumi e risparmio degli operatori stessi:
In particolare:
la grandezza 𝐏𝐈𝐋 + 𝐓𝐍𝐄indica il valore della produzione destinabile agli impieghi
finalirealizzata con l’impiego di risorse appartenenti ai soli operatori residenti. Può essere
definito come Prodotto Nazionale Lordo ( PNL ).
l’aggregato𝐂𝐑 + 𝐂𝐌 misura ilconsumo finale effettuato dalle famiglie residentiall’interno e
all’esterno del sistema economico ed èa sua volta indicato come consumo finale nazionale
(cioè totale dei consumi effettuati dal cittadino di una nazione).Insieme a CG, costituisce i
consumi totali di famiglie e Stato.
la somma 𝐒𝐅 + 𝐒𝐈 + 𝐀 + 𝐒𝐆, infine, indica il complesso dei redditi non destinati al
consumo.
2.1.7 Una sintesi dei flussi economici
Si può sintetizzare il quadro dei flussi economici non più secondo l’ottica della tavola delle
transazioni ma dal punto di vista dei flussi netti che fanno capo, in entrata o in uscita, ad ognuno dei
grossi operatori che abbiamo individuato nel sistema economico:
famiglie;
imprese;
Amministrazioni Pubbliche;
estero.
Questa dispensa è stata realizzata sulla base degli appunti presi frequentando le lezioni. 20
Questi flussi possono essere sintetizzati in una tabella del genere:
Operatori Redditi disponibili Utilizzo del reddito
Famiglie
Reddito disponibile
D
Consumo finale nazionale
Imprese
Risparmio lordo di impresa
Investimenti Lordi Privati
Amministrazioni
Pubbliche
Imposte nette
TIP − TRP + TDF + TDI Consumi collettivi
Contributi sociali netti
CS − TRF
Redditi da capitale
PG Investimenti Lordi Pubblici
Interessi sul debito pubblico
Estero
Trasferimenti Netti dall’Estero
Esportazioni nette di beni e servizi
Turismo netto
Sistema economico nel
complesso
Complesso dei redditi prodotti
Prodotto Interno Lordo
PIL
Sommando gli elementi della seconda colonna si ottiene un’equazione in cui il PIL viene espresso
come somma dei redditi disponibili dei singoli operatori:
D
( TIP − TRP + TDF + TDI + CS − TRF + PG − IDP
) − TNE
Sommano gli elementi della terza colonna, infine, si ottiene un’espressione del PIL come complesso
delle spese effettuate dai medesimi operatori:
Come già detto, la microeconomia studia il comportamento del singolo agente economico. Essa si
articola nello studio:
del consumatore , colui che domanda i beni di consumo;
dell’ imprenditore , colui che produce i beni di consumo e li offre al consumatore finale.
In microeconomia, uno dei grafici più famosi e utili è il cosiddetto grafico domanda-offerta.
Questo grafico è composto da due diverse curve, che rappresentano: