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Competenze genitoriali per lo sviluppo sano dei figli., Guide, Progetti e Ricerche di Psicologia della Famiglia

Sull'efficacia genitoriale, un insieme di competenze e abilità che un genitore deve possedere per favorire lo sviluppo sano e adeguato dei figli. Vengono trattate le principali attività che i genitori devono svolgere, dalla cura materiale all'abilità linguistica, e le diverse dimensioni della genitorialità, come l'affettiva, protettiva, regolativa, normativa, significativa e triadica. Viene anche discusso sulla differenza tra l'omogenitorialità e l'eterogenitorialità e i loro effetti sullo sviluppo infantile.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2018/2019

Caricato il 14/01/2022

marilena-genna
marilena-genna 🇮🇹

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1. Promozione efficacia genitoriale
1.1 Introduzione sull’efficacia genitoriale
L’efficacia genitoriale consiste in un insieme di competenze ed abilità che un genitore deve
possedere per favorire uno sviluppo sano e adeguato ai propri figli. Innanzitutto è bene chiarire
quali esigenze del bambino il genitore deve fronteggiare, infatti oltre ad occuparsi delle cure
“nurturant” inerenti la soddisfazione dei bisogni nutritivi ed altre necessità fisiche e biologiche, il
genitore deve occuparsi di altre attività. Come afferma Bornstein (citato da Santrock, 2016).
Le principali attività che devono svolgere i caregivers che rivestono il ruolo parentale
riguardano le cure materiali, fisiche, sociali, didattiche e linguistiche. Le prime consistono
nell’organizzazione dell’ambiente fisico nel quale il bambino vive, poi vi è la promozione dello
sviluppo motorio del bambino, il coinvolgimento del bambino nelle relazioni interpersonali, la
stimolazione del bambino a comprendere il mondo, infine l’ultima, l’abilità linguistica è trasversale
perché presente in tutte le precedenti. Queste attività sono necessarie per lo sviluppo sano
dell’individuo ma non sufficienti per essere un genitore efficace. Non è importante solo assumere
dei comportamenti adeguati ma anche essere dei genitori adeguati ed efficaci ma ciò può accadere
solo se è la persona ad essere efficace.
Altri autori (Giglio, 2012; Visentini, 2003) trattano di ulteriori funzioni della genitorialità che
comprendono diverse dimensioni, vengono riportate le più significative:
Dimensione affettiva: non riguarda solo la donazione di amore nei confronti dei figli ma
anche considerare con rispetto e attenzione i loro sentimenti instaurando dunque una risonanza
affettiva.
Dimensione protettiva: fornendo protezione e sicurezza.
Dimensione regolativa: ovvero fornire ai figli strumenti e strategie per la modulazione dei
propri stati emotivi.
Dimensione normativa: cioè fissare dei limiti.
Dimensione significativa: dare senso ai bisogni del bambino.
Dimensione triadica: in cui i genitori instaurano un’alleanza cooperativa fatta di sostegno
reciproco.
Essere un genitore efficace significa soprattutto essere in grado di gestire le situazioni di
crescita e sviluppo dei propri figli. Imparare a comprendere quando i figli si trovano in difficoltà
riconoscendolo dai comportamenti da loro adottati. Una volta compresa la situazione di bisogno, il
genitore deve intervenire fornendo un aiuto diretto ed “efficace” discriminando quei comportamenti
che non aiutano il soggetto ma hanno una funzione di critica o di dare un giudizio morale. Infine i
genitori devono imparare come aiutare l’altro a risolvere autonomamente i propri problemi.
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1. Promozione efficacia genitoriale 1.1 Introduzione sull’efficacia genitoriale L’efficacia genitoriale consiste in un insieme di competenze ed abilità che un genitore deve possedere per favorire uno sviluppo sano e adeguato ai propri figli. Innanzitutto è bene chiarire quali esigenze del bambino il genitore deve fronteggiare, infatti oltre ad occuparsi delle cure “nurturant” inerenti la soddisfazione dei bisogni nutritivi ed altre necessità fisiche e biologiche, il genitore deve occuparsi di altre attività. Come afferma Bornstein (citato da Santrock, 2016). Le principali attività che devono svolgere i caregivers che rivestono il ruolo parentale riguardano le cure materiali, fisiche, sociali, didattiche e linguistiche. Le prime consistono nell’organizzazione dell’ambiente fisico nel quale il bambino vive, poi vi è la promozione dello sviluppo motorio del bambino, il coinvolgimento del bambino nelle relazioni interpersonali, la stimolazione del bambino a comprendere il mondo, infine l’ultima, l’abilità linguistica è trasversale perché presente in tutte le precedenti. Queste attività sono necessarie per lo sviluppo sano dell’individuo ma non sufficienti per essere un genitore efficace. Non è importante solo assumere dei comportamenti adeguati ma anche essere dei genitori adeguati ed efficaci ma ciò può accadere solo se è la persona ad essere efficace. Altri autori (Giglio, 2012; Visentini, 2003) trattano di ulteriori funzioni della genitorialità che comprendono diverse dimensioni, vengono riportate le più significative:

  • Dimensione affettiva: non riguarda solo la donazione di amore nei confronti dei figli ma anche considerare con rispetto e attenzione i loro sentimenti instaurando dunque una risonanza affettiva.
  • Dimensione protettiva: fornendo protezione e sicurezza.
  • Dimensione regolativa: ovvero fornire ai figli strumenti e strategie per la modulazione dei propri stati emotivi.
  • Dimensione normativa: cioè fissare dei limiti.
  • Dimensione significativa: dare senso ai bisogni del bambino.
  • Dimensione triadica: in cui i genitori instaurano un’alleanza cooperativa fatta di sostegno reciproco. Essere un genitore efficace significa soprattutto essere in grado di gestire le situazioni di crescita e sviluppo dei propri figli. Imparare a comprendere quando i figli si trovano in difficoltà riconoscendolo dai comportamenti da loro adottati. Una volta compresa la situazione di bisogno, il genitore deve intervenire fornendo un aiuto diretto ed “efficace” discriminando quei comportamenti che non aiutano il soggetto ma hanno una funzione di critica o di dare un giudizio morale. Infine i genitori devono imparare come aiutare l’altro a risolvere autonomamente i propri problemi.

1.2. Differenza tra omogenitorialità e eterogenitorialità sullo sviluppo infantile In passato vi era, e anche al giorno d’oggi, seppur in maniera ridotta, c’è la convinzione che per uno sviluppo ottimale il bambino dovrebbe crescere solo ed esclusivamente con un coppia genitoriale formata da una madre ed un padre, tutto ciò che differisce da questo modello proposto influenza negativamente lo sviluppo del bambino creando dei disagi o disfunzioni al bambino e alle sue capacità. Si susseguono continui dibatti sugli effetti dell’omogenitorialità nello sviluppo dei figli, i tradizionalisti sostengono che l’omogenitorialità potrebbe ledere lo sviluppo dei figli, in modo particolare l'adattamento psicologico, le relazioni tra pari, il genere e l'identità sessuale, perché non sono presenti le due figure distinte di genitori, come affermato da Biblarz e Stacey (citati da Farr, Forssell & Patterson, 2010). Infatti si ritiene che: “La figura materna deve contribuire alla soddisfazione e al contenimento delle esigenze affettive e di cura, mentre la funzione paterna si esercita attraverso la promozione del distacco, della disciplina e dell’esplorazione” (Lampis e De Simone, 2015, p. 5). Le due autrici sostengono che entrambe le figure sono importanti per un sano sviluppo psicoaffettivo e relazionale della prole, nelle famiglie eterogenitoriali solitamente la madre assume la funzione materna e il padre quella paterna ma ciò non avviene in maniera sistematica, potrebbero verificarsi casi in cui ciò non avviene in maniera lineare. L’aspetto fondamentale è che al bambino non manchi nessuna delle due funzioni non chi le svolge. La scienza ha condotto numerosi studi per verificare se effettivamente i figli delle coppie omosessuali presentassero differenze nello sviluppo (ed eventuali presenze di disturbi), dai figli delle coppie eterosessuali. In sintesi è stato riscontrato che non vi sono differenze sostanziali nello sviluppo dei figli di famiglie omogenitoriali da quelle eterogenitoriali (Farr et al., 2010; Bersani, Iannitelli, 2015; Stacey, Biblarz, 2010; Patterson, 2017). I bambini cresciuti in famiglie omogenitoriali non hanno differenze nello sviluppo mentale, affettivo, sociale, cognitivo, psicosessuale e relazionale, né disfunzioni o disturbi di natura psicologica o psicopatologica, né tantomeno sull’andamento scolastico e relazione tra pari; si evince dunque che fornire cure adeguate ai figli non dipende dal sesso o dall’orientamento sessuale di appartenenza del genitore ma dalle capacità della persona. Inoltre nessuna ricerca evidenzia che i bambini necessitino di una madre e un padre per crescere bene, ciò che permette una sana crescita è determinato dalla qualità delle cure genitoriali ricevute (Farr et al., 2010). Un’ulteriore ricerca di Baiocco et al. (2013) evidenzia che le madri lesbiche riferiscono un’elevata soddisfazione di coppia ed una valutazione più favorevole degli esiti di sviluppo dei bambini. Inoltre le coppie gay e lesbiche mostrano un impegno di coppia molto più elevato rispetto