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Descrizione dell' efficienza informativa nel mercato
Tipologia: Appunti
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I prezzi riflettono tempestivamente e correttamente le informazioni a disposizione degli operatori, si intuisce che in definitiva i prezzi che si formano su un mercato efficiente dal punto di vista informativo sono corretti. Restringendo il discorso solo ai mercati finanziari, ciò vuol dire che non esistono titoli sopravvalutati o sottovalutati per cui nell’acquisto di uno di essi si sia fermamente sicuri di pagare il «giusto prezzo». Spiegata in questi termini l’efficienza dei mercati finanziari potrebbe sembrare un’utopia o la solita elucubrazione mentale di qualche teorico troppo lontano dalla realtà fattuale. In effetti si comprende meglio l’efficienza dei mercati finanziari se si accetta che essa può presentarsi sotto diverse forme che rispecchiano diversi gradi di intensità. L’efficienza dei mercati può essere in forma debole, in forma semi-forte e in forma forte. I tre diversi livelli di intensità dell’efficienza afferiscono a tre diverse tipologie di informazioni che i prezzi dovrebbero incorporare. Si dice che un mercato è efficiente in forma debole se i prezzi che vi si formano incorporano tutte le informazioni riguardanti i prezzi passati, quindi è impossibile realizzare extraprofitti sulla base dei prezzi passati. I prezzi seguono nel tempo una random walk, il che significa che non sono correlati temporalmente tra loro. 80 Un mercato è efficiente in forma semi- forte, invece, se i prezzi riflettono, oltre alle informazioni passate, anche tutte le informazioni pubbliche. Diventa quindi impossibile realizzare extraprofitti sulla base di queste informazioni. L’efficienza in senso forte fa riferimento, invece, a quei mercati in cui i prezzi incorporano, oltre alle informazioni sui prezzi passati e le informazioni pubbliche, anche le informazioni privilegiate, private e quindi tutta l’informazione rilevante per l’azienda. Ne consegue che in questo caso nessuno può realizzare extraprofitti in base a qualsiasi tipo di informazione. Una rilettura delle diverse forme di efficienza dei mercati suggerisce che quando l’efficienza esiste solo in forma debole soggetti che sanno leggere e interpretare le informazioni pubbliche, come gli investitori professionali (tra cui in particolare i fondi comuni di investimento) e coloro che possiedono l’informazione privata, possono realizzare extraprofitti, mentre, come già detto, non è possibile ottenere guadagni anomali in base ai prezzi passati. Se, al contrario, l’efficienza è in forma semi- forte solo gli insider, utilizzando l’informazione privilegiata, possono approfittarne realizzando alti rendimenti. Infine, nessun extraprofitto è possibile in un mercato efficiente in forma forte. Risulta allora evidente che l’efficienza in forma forte implica quella in forma semi-forte e quindi quella debole, e che quella semi-forte implica quella debole. È altresì chiaro che è difficile che un mercato sia perfettamente efficiente in senso forte in modo tale che i prezzi dei titoli trattati in esso siano sempre e in ogni istante precisamente corretti. L’efficienza forte va intesa in modo più elastico, nel senso che se i prezzi devono riflettere tempestivamente e in modo corretto tutte le informazioni, ciò non vuol dire che bisogna a priori escludere che ci possa essere la necessità di qualche intervallo di tempo sufficiente per l’aggiustamento dei prezzi. Inoltre l’espressione «in modo corretto» va interpretata nel senso di «non sistematicamente distorto». Peraltro, l’efficienza va sempre misurata in base a un criterio principale. Bisogna, cioè, chiedersi se su un dato mercato sia possibile realizzare extraprofitti (a meno che non siano strettamente dovuti al caso): se la risposta a questa domanda è negativa allora il mercato è efficiente. Ora si riassumeranno brevemente alcuni risultati che provano l’efficienza dei mercati in senso forte e poi, per amor di completezza, si descriveranno alcuni tentativi volti a confutare la teoria dell’efficienza dei mercati finanziari. L’efficienza informativa in senso debole presuppone che i prezzi riflettano tutte le informazioni passate, cosicché non è possibile conseguire extraprofitti in base ai rendimenti passati. Per verificare la sussistenza di una tal forma di efficienza sarebbe allora opportuno esaminare la
connessione esistente tra i rendimenti storici di un titolo. Definendo «correlazione seriale» l’intensità del legame esistente tra i rendimenti nel tempo di uno stesso titolo, si potrebbe utilizzare proprio questa misura per accertare la presenza dell’efficienza debole. In particolare un coefficiente di correlazione seriale positivo indicherebbe una relazione diretta tra i rendimenti storici di un titolo, cosicché rendimenti elevati oggi farebbero presagire rendimenti altrettanto soddisfacenti in futuro. Al contrario un coefficiente di correlazione seriale negativo evidenzia una relazione inversa tra i rendimenti storici di un titolo, quindi rendimenti elevati oggi rappresentano il presupposto di bassi rendimenti in futuro. Si intuisce dunque che, affinché l’efficienza in forma debole sia dimostrata, il coefficiente di correlazione seriale deve essere pari a zero. Un coefficiente nullo è la prova di un’assoluta mancanza di correlazione tra i rendimenti temporali di un titolo (ma analogo discorso vale per i prezzi di un titolo). L’evidenza empirica mostra che la correlazione seriale nei mercati finanziari, a meno di decimali dovuti a errori o alla ristrettezza del campione, è zero, il che significa che i prezzi seguono una random walk. Non è quindi possibili prevedere il prezzo futuro di un titolo facendo riferimento alla sua quotazione passata. L’efficienza in forma semi-forte richiede che i prezzi esprimano l’insieme delle informazioni pubbliche oltre a quelle passate. Come già detto, ciò non consentirebbe agli investitori professionali di ottenere extraguadagni. Per sostenere l’ipotesi dell’efficienza in forma semi-forte, allora, si potrebbero osservare i rendimenti dei fondi comuni d’investimento. Essendo questi, investitori professionali che basano le loro valutazioni proprio sulle informazioni pubbliche, in caso di inefficienza essi dovrebbero essere in grado di battere sistematicamente il mercato. Ancora una volta è l’evidenza empirica a confermarci che i mercati finanziari sono efficienti almeno in senso semi-forte. Volgendo uno sguardo ai rendimenti ottenuti dai fondi comuni d’investimento, infatti, si nota che questi sono più o meno in linea con quelli del mercato e che in generale non esiste nessun investitore professionale in grado di battere sistematicamente il mercato.