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Elaborato Prova Intercorso 2, Prove d'esame di Geologia

Prova Intercorso corretta e approvata

Tipologia: Prove d'esame

2023/2024

Caricato il 26/08/2025

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mino-argentiero 🇮🇹

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Mino Argentiero
Matricola: 0702400549
ELABORATO 2 (Geologia e difesa del suolo)
1. Cos’è una facies metamorfica? Come vengono classificate le rocce metamorfiche?
Anche se il termine "Facies" è emerso per la prima volta nella prima metà del XIX secolo, è stato
solo verso la fine di questo secolo che ricevette una definizione specifica in relazione alla
descrizione delle rocce sedimentarie. A contribuire a questa definizione fu il geologo Barrow, il
quale, durante le sue ricerche sulle rocce presenti nelle Highlands scozzesi, introdusse per la prima
volta i concetti di gradiente e minerale indice. Questi concetti hanno permesso di classificare le
rocce in base ai minerali che riflettono determinati gradi di metamorfismo.
Successivamente, il petrografo Eskola rielaborò questa idea, introducendo la nozione di facies
metamorfica come un ambiente caratterizzato da specifici intervalli di temperatura e pressione. In
base alla composizione chimica della roccia di origine, si formano particolari associazioni
mineralogiche. Pertanto, due rocce con la stessa composizione chimica, ma situate in diverse
condizioni ambientali, possono appartenere alla medesima facies metamorfica, mentre le facies
stesse risultano influenzate dal grado di metamorfismo che la roccia subisce nel tempo, ossia le
variazioni di temperatura e pressione a cui è sottoposta.
Il complesso delle condizioni di temperatura (T) e pressione (P) a cui una roccia è sottoposta è
comunemente definito percorso di pressione-temperatura-tempo. È quindi comprensibile come si
possa ricostruire il passato di una roccia in termini di queste variabili.
La classificazione delle rocce metamorfiche in geologia si basa sull’analisi dell'influenza della
temperatura e della pressione, permettendo di suddividerle nelle seguenti categorie:
Rocce metamorfiche di contatto: si formano nelle vicinanze di corpi magmatici, dove le temperature
sono elevate.
Rocce di metamorfismo dislocativo o cataclástico: originate sotto l'azione di forti pressioni orientate
(solitamente a basse temperature), come quelle che si verificano lungo faglie o fratture tectoniche.
Rocce di metamorfismo regionale: associate a grandi deformazioni della crosta terrestre (orogenesi)
e presentano una grande estensione, caratterizzate da una struttura a strati nota come "foliazione".
Diversamente dalla stratificazione delle rocce sedimentarie, questi strati si formano
perpendicolarmente alle forze esercitate, dovute alle elevate pressioni. A seconda della loro struttura,
la foliazione può essere definita fissilità o clivaggio quando la grana è fine, mentre si parla di
scistosità se la grana è più grossa. Questa categoria può essere ulteriormente dettagliata, includendo
il metamorfismo idrotermale, che avviene quando acqua ad alta temperatura entra in contatto con
una roccia preesistente, facendo reagire gli ioni disciolti con i minerali presenti.
Un'altra modalità di classificazione delle rocce metamorfiche si può effettuare per zone,
focalizzandosi sulla variabile temperatura:
Semimetamorfismo (200°C - 350°C);
Metamorfismo regionale di basso grado (350°C - 550°C);
Metamorfismo regionale di medio grado (550°C - 650°C);
Metamorfismo regionale di alto grado (superiore a 650°C).
Esempi tipici di rocce metamorfiche includono argilloscisti, filladi, micascisti, serpentiniti,
anfiboliti, gneiss e cornubianiti. Quando la temperatura raggiunge valori molto elevati, può
verificarsi una fusione parziale, dando origine a rocce interminali tra quelle ignee e metamorfiche,
conosciute con il nome di migmatiti.
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Mino Argentiero

Matricola: 0702400549

ELABORATO 2 (Geologia e difesa del suolo)

1. Cos’è una facies metamorfica? Come vengono classificate le rocce metamorfiche? Anche se il termine "Facies" è emerso per la prima volta nella prima metà del XIX secolo, è stato solo verso la fine di questo secolo che ricevette una definizione specifica in relazione alla descrizione delle rocce sedimentarie. A contribuire a questa definizione fu il geologo Barrow, il quale, durante le sue ricerche sulle rocce presenti nelle Highlands scozzesi, introdusse per la prima volta i concetti di gradiente e minerale indice. Questi concetti hanno permesso di classificare le rocce in base ai minerali che riflettono determinati gradi di metamorfismo. Successivamente, il petrografo Eskola rielaborò questa idea, introducendo la nozione di facies metamorfica come un ambiente caratterizzato da specifici intervalli di temperatura e pressione. In base alla composizione chimica della roccia di origine, si formano particolari associazioni mineralogiche. Pertanto, due rocce con la stessa composizione chimica, ma situate in diverse condizioni ambientali, possono appartenere alla medesima facies metamorfica, mentre le facies stesse risultano influenzate dal grado di metamorfismo che la roccia subisce nel tempo, ossia le variazioni di temperatura e pressione a cui è sottoposta. Il complesso delle condizioni di temperatura (T) e pressione (P) a cui una roccia è sottoposta è comunemente definito percorso di pressione-temperatura-tempo. È quindi comprensibile come si possa ricostruire il passato di una roccia in termini di queste variabili. La classificazione delle rocce metamorfiche in geologia si basa sull’analisi dell'influenza della temperatura e della pressione, permettendo di suddividerle nelle seguenti categorie:

  • Rocce metamorfiche di contatto: si formano nelle vicinanze di corpi magmatici, dove le temperature sono elevate.
  • Rocce di metamorfismo dislocativo o cataclástico: originate sotto l'azione di forti pressioni orientate (solitamente a basse temperature), come quelle che si verificano lungo faglie o fratture tectoniche.
  • Rocce di metamorfismo regionale: associate a grandi deformazioni della crosta terrestre (orogenesi) e presentano una grande estensione, caratterizzate da una struttura a strati nota come "foliazione". Diversamente dalla stratificazione delle rocce sedimentarie, questi strati si formano perpendicolarmente alle forze esercitate, dovute alle elevate pressioni. A seconda della loro struttura, la foliazione può essere definita fissilità o clivaggio quando la grana è fine, mentre si parla di scistosità se la grana è più grossa. Questa categoria può essere ulteriormente dettagliata, includendo il metamorfismo idrotermale, che avviene quando acqua ad alta temperatura entra in contatto con una roccia preesistente, facendo reagire gli ioni disciolti con i minerali presenti. Un'altra modalità di classificazione delle rocce metamorfiche si può effettuare per zone, focalizzandosi sulla variabile temperatura:
  • Semimetamorfismo (200°C - 350°C);
  • Metamorfismo regionale di basso grado (350°C - 550°C);
  • Metamorfismo regionale di medio grado (550°C - 650°C);
  • Metamorfismo regionale di alto grado (superiore a 650°C). Esempi tipici di rocce metamorfiche includono argilloscisti, filladi, micascisti, serpentiniti, anfiboliti, gneiss e cornubianiti. Quando la temperatura raggiunge valori molto elevati, può verificarsi una fusione parziale, dando origine a rocce interminali tra quelle ignee e metamorfiche, conosciute con il nome di migmatiti.

2. Utilizzando fonti bibliografiche e web, si descriva a grandi linee la diffusione delle

rocce metamorfiche in Italia, dove è possibile trovarle e i processi geologici che ne

hanno portato alla formazione

Gli eventi principali che hanno portato alla formazione delle rocce sedimentarie in Italia sono legati alla trasformazione di una grande quantità di rocce sedimentarie presenti nel Mediterraneo. Questo processo è stato influenzato dalla subduzione generata dalla convergenza delle placche, che ha imposto condizioni di alta pressione e temperature elevate, senza però provocare la fusione in magma. Di seguito è riportato un elenco delle rocce e delle loro localizzazioni:

  • Anfiobioliti: si trovano come intercalazioni tra i marmi delle Alpi. • Argilloscisti: presenti in alcune aree limitate dell'Appennino ligure. • Calcefiri: comuni nelle Alpi centrali. • Calcescisti: diffusi nelle zone alpine occidentali. • Cornubianiti: reperibili sull'isola d'Elba e nel massiccio dell'Adamello. • Cloritoscisti: presenti in modo limitato nella Valtellina. • Filladi: diffuse ampiamente nell'area alpina del Piemonte e della Lombardia. • Gneiss: comuni nell'area alpina. • Granuliti: limitatamente diffuse nelle Alpi occidentali. • Marmi: abbondanti nell'Appennino toscano, mentre più rari nelle Alpi. • Micascisti: ampiamente diffuse nell'area alpina. • Quarziti: presenti nelle Alpi piemontesi. • Serpentiniti: diffuse nelle Alpi occidentali e nelle regioni appenniniche di Liguria e Toscana. • Prasiniti: localizzate in modo limitato nell'Appennino ligure.

3. Quali eventi geologici implica una discordanza angolare?

La discordanza angolare si forma attraverso una serie di eventi in cui si susseguono

trasgressioni, regressioni e deformazioni tettoniche. Le rocce più antiche, generate da

processi sedimentari durante una fase di trasgressione, vengono successivamente elevate a

causa di fenomeni orogenetici, subendo metamorfismo e inclinazione. Durante il periodo di

emersione del continente, si verifica un'erosione. In un momento successivo di

trasgressione, le formazioni erose vengono sommerse e su di esse si depositano nuovi

sedimenti, che daranno vita a uno strato con giacitura orizzontale.

6. Come si definisce il rischio idrogeologico? Si descriva brevemente dei cenni

normativi presenti e passati in cui si fa riferimento al rischio idrogeologico e

alla difesa del suolo.

Il rischio idrogeologico può essere definito come la possibilità che un evento specifico

abbia un impa8o su un territorio, associato agli effe; nega<vi che questo provoca sulle

a;vità umane presen< in quella area. Questo fenomeno è determinato da tre fa8ori

principali:

  • Pericolosità : rappresenta la probabilità che si verifichi un evento di una certa intensità in un determinato arco temporale su un dato territorio;
  • Vulnerabilità : indica il grado di danno subito da oggetti o infrastrutture esposte al rischio;
  • Valore esposto : si riferisce alla stima economica del valore che si perde dagli elementi a rischio quando l'evento si verifica.

Fra gli even< che rientrano nella categoria del rischio idrogeologico troviamo frane,

disses< geomorfologici, erosione causata da ruscellamento, valanghe, oltre a tu; i

fenomeni lega< al rischio idraulico, come le inondazioni.

In merito alla norma<va sul rischio idrogeologico, si possono menzionare:

  • Il R.D. n. 3267 del 1923, prima legge italiana dedicata a questa problematica, che impone vincoli sulle aree a rischio attraverso la gestione forestale e interventi di sistemazione idraulica;
  • La Legge 189 del 1989, che introduce l'autorità di bacino come ente responsabile per la creazione e gestione di piani attuativi contro il rischio idrogeologico;
  • La Legge n. 225 del 1992, che definisce i concetti di rischio, area a rischio, previsione e prevenzione;
  • Le Leggi n. 365 del 2000, Decreto Legislativo 152 del 2006 e Legge 100 del 2012, che stabiliscono: o L'importanza di identificare e delineare le aree a rischio per una corretta pianificazione del territorio; o L'obiettivo di mantenere un equilibrio accettabile tra l'uso del suolo e la presenza del rischio idrogeologico; o La necessità di coinvolgere attivamente i Comuni nel processo di aggiornamento continuo delle conoscenze sul rischio.

Fon<:

• h8ps://www.ne<nbag.com/it/science/what-is-the-angle-of-repose.html

• h8ps://tg24.sky.it/ambiente/approfondimen</rischio-idrogeologico-mappa-faq

• h8ps://www.geologimarche.it/wp-content/uploads/2015/04/Fan<_Appignano1.pdf

• h8ps://biblio.toscana.it/argomento/Discordanza%20angolare

• h8ps://www.comune.nembro.bg.it/export/sites/default/Mupic/nembro-la-formazione-del-

territorio-e-la-comparsa-delluomo/Cap-3.p